INTERVISTA CON NAZZARENO ORLANDO,
CAPOGRUPPO PDL AL COMUNE DI BENEVENTO

«Fragile politicamente
la questione Molisannio»

L’invito a condividere la manovra da 24 miliardi che il Presidente della Repubblica ha rivolto alle opposizioni ci ha sorpreso. Certamente, in un momento così grave, che ha spiazzato chi seminava ottimismo, l’intervento di Napolitano non poteva non destare sorpresa, nella misura in cui non si è mantenuto al di sopra delle parti. Resta da stabilire, però, se le misure siano eque, come lui si è augurato.
Dal piano predisposto dal governo, non sembra proprio che siano eque, se è vero che saranno bloccati i contratti già scaduti del pubblico impiego, che i loro emolumenti, fino al 2013 non dovranno superare quelli del 2009, che saranno ridotte le finestre pensionistiche; che saranno ridotti i trasferimenti ai Comuni, i quali, lungi dal ridurre le consulenze, si rifaranno sui cittadini.
Per bilanciare queste misure, però, hanno previsto la soppressione delle scandalose quote annuali ai partiti in caso di scioglimento del Parlamento (una misura soltanto teorica, dato che non si prevede una fine anticipata della legislatura); la riduzione del 20% del contributo altrettanto scandaloso per le spese elettorali, nonché la riduzione del 10% delle indennità di ministri e parlamentari, i quali ultimi restano comunque i meglio trattati al mondo, anche per quanto riguarda il godimento di privilegi e vitalizi, quando appena qualche decennio fa erano in coda alla graduatoria.
Ma, per colpire l’evasione, hanno previsto che i pagamenti per importi superiori ai 5mila euro non debbano avvenire in contanti, come se non fosse possibile ricorrere al metodo dei frazionamenti escogitato da Diego Anemone per pagare la casa di Scaiola, senza incorrere nelle sanzioni previste dalla legge antimafia. Una misura, quella della tracciabilità dei pagamenti, che, nel governo Prodi, aveva previsto il ministro Padoa Schioppa, ma per un importo assai minore, dal momento che difficilmente un lavoratore automono o un libero professionista compie un lavoro che costi più di 5 mila euro.
Evidentemente, Berlusconi non ricorda più di aver detto, meno di tre mesi fa, in piazza S.Giovanni, che la “sinistra”, nel prevedere che i pagamenti per importi consistenti non avvenissero per contanti, avrebbe fatto la felicità delle banche. Hanno fatto invece la felicità delle banche i cento miliardi di euro rientrati dall’estero con lo scudo fiscale, che lui ha voluto, per ricavare un gettito del 5% in tasse, mentre un cittadino con reddito medio-basso paga il 30%.
Prodi, per rientrare nei limiti di Maastricht che erano stati sforati da Berlusconi, aveva introdotto anche altre misure, come un lieve aumento dell’Irpef per i redditi alti, non senza prevedere interventi a favore dei redditi bassi, come l’introduzione della quattordicesima mensilità per le pensioni minime e un bonus annuo di 1.200 euro per le famiglie con almeno quattro figli a carico.
Ma le opposizioni di allora, Forza Italia in testa, che non erano state invitate dal Presidente della Repubblica ad avere un atteggiamento responsabile per evitare le sanzioni dall’Europa, dipinsero Prodi, in un manifesto, con i denti del vampiro.
Oggi, Berlusconi, oltre a varare misure liberiste, vuole comprimere anche il Parlamento, perché passino, più velocemente e senza difficoltà, misure che vanificano l’attività investigativa della Magistratura e sopprimono la libertà della stampa. Questo solo perché sia consentito a Berlusconi di poter liberamente chiedere, senza che lo sappiano i magistrati e quindi i cittadini, a un dirigente della Rai, iscritto nel registro degli indagati, di fare avere una parte in una fiction a qualche attricetta che gli dà fastidio, raccomandandogli di dirle, quando la chiamerà per darle la dovuta rassicurazione, che lui si è anche “incazzato” nei suoi confronti per rendere più incisiva la sua segnalazione. Berlusconi, che vuole limitare le intercettazioni perché sia preservata la privacy dei…cittadini, non è stato mai sottoposto a intercettazione telefonica. E’ stato invece intercettato perché ha parlato con persone intercettate. Sarebbe meglio per lui, se, da buon presidente del Consiglio, cominciasse a fare una selezione dei suoi interlocutori telefonici.
Ma, per evitare che qualche escort che passi per palazzo Grazioli registri le confidenze intime che lui farà a lei, ha previsto anche il varo di una legge cui i giornali hanno dato il nome della D’Addario, la escort che il 5 novembre del 2008 registrò la sua notte d’amore con il premier.
Questo concetto di libertà Berlusconi lo ha esteso anche al partito che lui ha fondato a difesa, guarda caso, proprio della (sua) libertà. Infatti, pretende di mettere nell’angolo chi dissente da lui.
In Provincia di Benevento lo sta emulando Nunzia De Girolamo, la deputata a lui vicina politicamente, che, a “L’infedele” del 24 maggio scorso, ha denunciato la gravità, sul piano morale, del caso Marrazzo, senza prevedere che Conchita Sannino le avrebbe fatto rilevare che Marrazzo si è dimesso, mentre Berlusconi, aggiungiamo noi, con tutto quello che gli è successo, è rimasto a Palazzo Chigi e ha fatto varare un’altra legge ad personam, per non farsi giudicare dalla Magistratura.
Un nostro amico giornalista, riferendosi all’atteggiamento assunto dalla De Girolamo nei confronti dei finiani, ha detto: “Quella li metterà tutti allineati e coperti”.
Ma il capogruppo del Pdl al Comune di Benevento, il finiano Nazzareno Orlando, che ci ha rilasciato l’intervista che segue, dice di non sentirsi in una caserma, ma “in un partito che ha scelto di chiamarsi Popolo della Libertà, per ascoltare la voce del popolo e per garantire la libertà di tutti”.
Lei, la De Girolamo, ha pensato di misurarsi con voi ex aennini, oggi finiani, attraverso un candidato alle regionali, il berlusconiano Luca Colasanto. E, nella misura in cui questo candidato ha sopravanzato di 113 voti Ascierto della Ratta, il candidato sostenuto da voi, ha ritenuto di avervi sconfitti. Lei che dice?
“Io vengo da una scuola dove ci si misura in termini di voti, ma anche in termini di progetti. Pertanto, spero che Colasanto, cui ho fatto gli auguri, sia presente sempre in quelli che sono i problemi del Sannio, che vada, con costanza, a monitorare quello che accade al Consiglio regionale. Se vogliamo andare a vedere i nuovi schieramenti (dopo la presa di distanze di Fini da Berlusconi, ndr), troviamo, ad esempio, Ascierto quasi più vicino alla De Girolamo (essendo vicino al ministro Matteoli che non si è schierato con Fini – ndr)”.
Ma quel rapporto 70 e 30 per cento, che non rispecchia la distanza tra Colasanto e Ascierto, da cosa è stato determinato?
“Quando si decise di dar vita al Popolo della libertà, si pensò di farlo in funzione di queste percentuali, nel congresso nazionale di fondazione del nuovo soggetto politico. Oggi chi si rifà a quelle percentuali, credo si trovi al di fuori di quella che dovrebbe essere la logica di un partito, dopo che sono passati diversi mesi da quel ragionamento. Quando si decide di rinunciare ad una propria storia, bisogna avere anche la capacità di creare una nuova storia. Vedo che il processo si è impantanato, e le percentuali, che sono più caratteristiche delle aziende che non dei partiti, continuano a circolare, anche se a intermittenza, a seconda di come servono. Io sarei per il superamento del discorso delle percentuali”.
D’accordo, ma ci vuole un congresso, perché nel partito si determinino maggioranza e minoranza?
“I congressi ci vorrebbero sempre nei partiti. Io so che ho partecipato personalmente come delegato al congresso di creazione di Pdl che, per molti, anche oggi, potrebbe essere stato un errore, mentre per molti altri, invece, era necessario creare un qualcosa di nuovo che andasse ad incidere sulla scena politica europea. Infatti, il Pdl è il più grande partito di centro destra europeo. Oggi, sarebbe bene mettere da parte le polemiche, fare un po’ di pulizia interna, rispetto a problemi che non hanno a che fare con la politica, e mettersi a lavorare soprattutto per il popolo e per la libertà”.
Fini si è pentito di aver contribuito a dar vita al Pdl?
“Quando ci si sposa, non si sa mai come va a finire il matrimonio. In quel momento c’era chi, come me, penava che sarebbe stato meglio fare una confederazione anziché un matrimonio, ma pare che non era possibile confederarsi, come invece intelligentemente ha fatto la Lega, e quindi ci siamo sposati. Oggi, se le cose non vanno bene, le responsabilità sono, come in una famiglia, di entrambi, del marito e della moglie. Quello che è successo non si poteva prevedere, anche se molti lo davano per scontato. Però, voglio dire, se non si accettano le sfide, la storia non cambia mai!”.
Generalmente quando si determinano delle rotture in un partito, si cerca sempre di trovare il modo come ricomporle, nel senso che ognuno cerca di cedere qualcosa rispetto alla proprie posizioni. Ma la De Girolamo, subito dopo le elezioni, che lei ritiene di aver vinto rispetto a voi, è partita all’attacco, paventando anche un avvicendamento della rappresentaza del Pdl, in favore di forze giovani. Temete di essere scompaginati?
“Io mi attengo a quello che vedo. Se le forze giovani, lo dico con tutto il rispetto perché io ho superato i 50 anni, sono Colasanto o Fernando Errico qualche dubbio mi viene”.
Ma lei si riferiva al Comune di Benevento!
“Si, la rappresentanza al Comune di Benevento è influenzata anche da queste scelte. Fondamentalmente chi è alla Regione o si occupa della crescita del partito, dovrà dare una mano al candidato. Allora, a questo punto, io penso che l’equilibrio migliore scaturirebbe dalla saggezza di coloro i quali vengono considerati “anziani” e dall’entusiasmo dei giovani che pure ci vuole. Mettendo insieme queste due qualità, forse ne uscirebbe un mix intelligente e, forse, anche vincente. Se si pensa, invece, di puntare solo a un giovanilismo che non ha niente di concreto, io credo che si può vincere la battaglia ma si perde la guerra”.
Lei, sempre la De Girolamo, dopo il voto della direzione nazionale del partito, ha dichiarato che voi finiani, se siete minoranza a Roma, dovrete esserlo anche a Benevento!
“Lei, quando dice “voi finiani” a chi si riferisce?”
Lei è finiano?
“Io non ho problemi, lo sono sempre stato. Però, attenzione, dopo che abbiamo lavorato tanto per riunificare il gruppo consiliare, vi è chi lavora per rompere ancora questo ritrovato spirito unitario, in quanto, dei 14 consiglieri, 4 hanno assunto una posizione di distinguo rispetto ai 10 che si riconoscono in me, come capogruppo del Pdl”.
Appunto, come si fa a far diventare minoranza una maggioranza di 10 consiglieri rappresentati da lei?
“Io, come tanti altri, in questo partito, inizialmente sono stato nominato. Poi, rimesso il mandato, sono stato votato”.
In quei 4, c’è però Roberto Capezzone che, mentre è stato nominato dai voi ex aennini vice coordinatore provinciale in sostituzione di Verrillo, oggi segue le orme del suo predecessore, ritenuto da voi responsabile di essersi appiattito sulle posizioni della De Girolamo. Perché Capezzone vi ha girato le spalle?
“Ognuno è libero di fare le proprie scelte. Ribadisco quello che ho detto a lei e quello che ho detto scherzosamente anche al vice coordinatore provinciale: quando mi si chiede con chi sto, io rispondo che sto con chi sono sempre stato. Se altri decidono di cambiare la loro collocazione per motivi politici, tra virgolette, o personali, senza virgolette, lo possono fare. Ognuno fa i suoi ragionamenti”.
A questo punto, non sareste più rappresentati nel coordinamento provinciale?
“Ma non ho dubbi che ci siano delle difficoltà. Anche quando c’era il 70-30 per cento, io non mi sono sentito molto rappresentato, nel senso che questa rappresentanza è diminuita nel tempo. Una situazione questa che non addebito nemmeno a Capezzone, l’addebito a un partito che non mette in funzione i suoi organi interni, a un partito nel quale non ci si vede, non si discute. E quando in un partito non si discute, purtroppo le reazioni sono individualistiche”.
Quel rapporto di forza, tra ex Fi e ex aennini, sarà certamente superato con un congresso. E siccome un congresso si fa con gli iscritti, ci sarà un tesseramento nel Pdl?
“Noi abbiamo fatto le iscrizioni, ma le tessere ancora non arrivano. Un tesseramento c’è già stato. E’ un tesseramento senza date, tra l’altro, perché, mentre per coloro che avevano responsabilità di partito c’era una data, più o meno formale, stabilita con una circolare, per gli altri, invece, le iscrizioni erano sempre aperte. Però, non mi sembra ancora di intravedere all’orizzonte la stagione dei congressi. Io vorrei che il congresso fosse diverso da quelli che sono stati gli ultimi congressi. I congressi devono essere un momento di grande riflessione, soprattutto in un momento particolare come questo. Vedremo se, chi ha la responsabilità del partito, attiverà questo percorso che mi sembra straordinariamente democratico”.
Il sindaco ha detto che avete abbandonato la seduta consiliare del 17 maggio per evitare di dovervi giustificare sui debiti fuori bilancio lasciati da voi. Si è detto che avete preferito andare a festeggiare il compleanno del sottosegretario Viespoli, un appuntamento che poteva essere differito.
“Ma era stato differito. Infatti, l’appuntamento per brindare era stato fissato interno alla mezzanotte. Lei è il primo a cui sto raccontando questa circostanza. Però, se la seduta inizia con un’ora e mezzo di ritardo, dopo che il presidente del Consiglio aveva preso impegno con noi soprattutto perché quella sera bisognava ricordare i due alpini caduti in Afganistan, se non si risponde alle nostre interrogazioni (l’ultima interrogazione di cui abbiamo discusso risale al 2008), se non si spiega, visto che in aula ci sono i revisori dei conti, cosa sono i debiti fuori bilancio, perché anche i cittadini attraverso la televisione possano essere informati, ma, per tutta risposta, si dice “si vota”, permette che io dica “non vi ascolto proprio”? Non è una questione di pizza (da consumare con Viespoli –ndr), è una questione di democrazia. Così, ho parlato con gli altri amici del gruppo, che hanno condiviso la mia idea, e siamo andati via. Quando saltano le regole della democrazia, per quanto mi riguarda, io scelgo il modo migliore per accendere i fari su quello che sta accadendo”.
Che la componente berlusconiana del Pdl di Benevento non abbia avuto l’assessore alla Regione è un vantaggio politico per voi, prima ancora che per gli altri?
“Prima di tutto, avere un rappresentante della propria terra è sempre un dato positivo. Sarebbe interessante capire quali nomi sono stati fatti, perché dai nomi si capisce anche il contributo di professionalità che si sarebbe voluto dare alla giunta. Io, che sono il capogruppo al Comune di Benevento, non li conosco”.
E’ innegabile che, sia da parte degli avversari del Pdl che da parte di chi, all’interno del Pdl, si oppone alla guida di De Girolamo del partito, si sia gioito per la mancata nomina di un assessore sannita!
“Io non riesco a ragionare così. Io le dico, da esponente della classe dirigente di questo partito, che mi dispiace non avere un rappresentante nella giunta regionale, anche perché si è fatta l’intera campagna elettorale, dicendo che avremmo avuto un assessore. Però, le dico che sarebbe importante avere in Regione una squadra che abbia attenzione rispetto a zone che sono state defraudate e desertificate, che sappia cogliere quali sono i veri problemi della Campania, del Sannio, dell’Avellinese etc. La questione del Molisannio, che fu sollevata tanti anni fa quando io ero abbastanza più giovane, è una questione su cui si può ancora ragionare, nel senso di mettere insieme diverse province che hanno delle cose omogenee tra loro. La questione Molisannio, posta il giorno dopo non aver avuto l’assessore, la sento fragile politicamente (infatti, vanta pochi sostenitori proprio perché è nata sul piano emotivo –ndr). Se fosse stata posta prima delle elezioni regionali, avrei detto che era una provocazione intelligente, per cui si poteva verificare chi era d’accordo e chi no. Ma, più che fare delle polemiche, approfitto dell’intervista anche per lanciare un messaggio al mio coordinatore provinciale: sarebbe bene che i partiti si mettessero insieme per riflettere su quale contributo dare per lo sviluppo del Sannio; altrimenti, credo che salteranno tutti i giochi della politica. Non sono pessimista, ma vedo una confusione generale”.

Giuseppe Di Gioia
pedigio@tele2.it

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