
LONTANI DA NAPOLI: E' APERTO IL DIBATTITO
Solo un’idea come un’altra?
Per capire quanto un’idea sia sensata spesso è necessario cercare di capire prima quanto sensate siano le critiche che le sono state mosse.
E a proposito dell’idea di Molisannio, rilanciata nei giorni scorsi dalle iniziative della parlamentare Nunzia De Girolamo, una delle critiche da tenere necessariamente in considerazione è senza dubbio quella del Presidente della Provincia, Aniello Cimitile, che ha commentato la faccenda con un ironico «speriamo solo che nessuno riproponga di riportare Benevento nello Stato pontificio».
Evidentemente preoccupato che una provincia a così alto tasso di innovazione – come egli stesso illustra poco più avanti citando, a proposito delle iniziative strategiche di sviluppo presentate in Regione, lo sfruttamento della diga di Campolattaro per la produzione di energia elettrica e di idrogeno e per il Parco dell’acqua, l’avvio della filiera del fotovoltaico, il completamento e l’ammodernamento della rete infrastrutturale sia materiale che immateriale ed altro ancora – possa nostalgicamente guardare all’indietro, il numero uno della Rocca è però costretto ad ammettere che «il permanere dell’assenza nell’esecutivo regionale di assessori provenienti dal nostro territorio è non solo un pesante “handicap” ma anche un fatto che denota una scarsa considerazione delle enormi potenzialità e competenze che il Sannio beneventano esprime».
Ma, più che ad un “handicap”, a proposito della mancanza di assessori in Regione e, soprattutto, a proposito della “scarsa attenzione” – in fondo un riduttivo eufemismo – riservata al Sannio, non sarebbe più opportuno pensare a certi invariabili dati di fatto come ai sintomi di un male “cronico”?
In tal caso allora l’idea di Molisannio, a prescindere dalle contingenti circostanze che ne determinano di tanto in tanto il ritorno alla ribalta – invero, con crescente frequenza dal momento che non è passato poi molto tempo dalle ultime esternazioni a tal proposito del sindaco di San Giorgio del Sannio – potrebbe non essere affatto un modo di interpretare il proprio passato bensì il modo, per politici, amministratori, imprenditori, commercianti, associazioni o “semplici” cittadini, di immaginare o progettare un futuro diverso per il proprio territorio.
Perché delle due l’una: o si tratta di un idea buona da tirar fuori ogni volta che non si ha qualcosa di più interessante da dire e il suo ciclico tornare alla ribalta è il segno di un dialogo sociale e politico ridotto agli slogan o si tratta invece di una possibilità che varrebbe la pena valutare seriamente, se non altro perché la frequenza con cui torna alla ribalta aumenta – segno del fatto che l’idea diventa più comune, cioè più diffusa e radicata.
Argomento nuovo è certamente l’interesse che la proposta sembra aver suscitato al di là dei confini del Sannio, in un Molise che ha appena cominciato a fare i conti con la proposta di abolizione della Provincia di Isernia – il cui Presidente, Luigi Mazzuto (Pdl), nel commentare la situazione fa appello proprio alle radici sannite del territorio e all’episodio delle Forche Caudine.
E alle remore di quanti a tal proposito ricordano l’importanza dell’Unità d’Italia sarebbe allora possibile rispondere con la stessa ironia delle parole usate dal Presidente della Provincia di Benevento ricordando cioè che, discutendo o magari tentando di fare qualcosa di concreto in direzione del Molisannio, in fondo non si sta mica proponendo “di riportare Benevento nello Stato pontificio”.
Massimo Iazzetti
Molisannio sì! Molisannio no!
Che Napoli e la sua provincia abbiano sempre fatto la parte del leone nella gestione delle risorse della Regione è cosa da tempo risaputa contro la cui arroganza spesso si son fatti sentire i parlamentari sanniti. È anche vero che la popolazione della Provincia di Benevento corrisponde all’incirca ad un rione della città di Napoli, dunque una minoranza ininfluente ai fini della gestione politica della Regione. Tra l’altro, tre Consiglieri regionali su sessanta sono una nullità.
Bene, dunque, ha fatto l’On. De Girolamo a far sentire la sua voce affinché chi deve intendere intenda.
Il problema che invece ci poniamo noi cittadini sanniti è di comprendere dove voglia arrivare l’onorevole Nunzia De Girolamo con la secessione o l’eventuale fuoriuscita della Provincia di Benevento dalla regione Campania.
Penso che l’interessata conosca bene il Sannio e conosca altrettanto bene anche il Molise ed i suoi concittadini che l’abbiano votata o meno. Probabilmente non conosce bene i molisani, gente rispettabilissima che non è affatto propensa alla creazione di una regione allargata, dove sorgerebbero problemi gestionali tra classi politiche che hanno sempre camminato separatamente.
Non mi pare che la De Girolamo abbia partecipato alla dura battaglia condotta dalla popolazione sannita dell’Alto Tammaro insieme ai molisani per quello scempio che si voleva creare a Colle Alto, nel Comune di Morcone, con l’immondizia di Napoli. Ebbene, proprio in quella sede fu ripresa l’idea di Molisannio ma, i molisani, per bocca di un loro esponente politico di spicco, tra l’altro di sinistra, fecero sapere alla dirigenza della Provincia di Benevento che avrebbero ripreso con piacere solo ed esclusivamente i Comuni appartenenti al Molise prima dell’Unità d’Italia. Questo è il pensiero di tutti i molisani.
A cosa servirebbe un referendum di fronte ad un simile atteggiamento? Uscire dalla Regione Campania per fare che cosa? Già la Provincia di Benevento storicamente è la sommatoria di realtà differenti ottenuta sommando popolazioni sottratte alle loro vere realtà territoriali. Dunque non si andrebbe da nessuna parte.
Consiglierei la nostra rappresentante al Parlamento di pensare di affrontare il problema all’interno della Regione Campania, dove la logica assegnataria dei Consiglieri rapportata al numero degli abitanti è superata ed occorre una nuova forma di gestione territoriale pensata principalmente per garantire le risorse alle popolazioni periferiche e minoritarie. Le soluzioni esistono e già qualcuno ha pensato come risolverla, ricorrendo alle aree metropolitane con l’abolizione totale delle province, oppure dando ad ogni provincia, intesa come estensione territoriale, la medesima rappresentanza perché i territori meno abitati, in pratica i più penalizzati, sono quelli interni, carenti di lavoro e di servizi. In particolare servono le vie di comunicazione che, oggi, scoraggiano qualsiasi imprenditore. Le industrie nascono lungo le grandi arterie. Vedi tutte le regioni del Nord.
La palla, dunque, andrebbe trasferita al Parlamento, anche perché il problema è stato posto persino dalle province di Frosinone e Latina verso lo strapotere di Roma.
Paolo Mastracchio
IL
CINGHIALE INDISCRETO
Una chimera o un'alternativa?
Le ultime vicende sul possibile referendum sul Molisannio, che vede impegnata la coordinatrice provinciale del Pdl Nunzia De Girolamo, ha dato l’opportunità a molti esponenti della società e politici si esternare la propria idea in merito.
Certo, come sottolineato anche dal versante molisano, se dovesse apparire solo come una ritorsione alle disattese scelte assessoriali del Governatore Caldoro apparirebbe riduttiva e opportunistica.
Alla base del Molisannio, per il quale in questi ultimi anni proprio Luca Colasanto è stata l’unica voce, vi è ben altro. Richiami storici, di identità, di vicinanza, di usi e costumi simili, di conformazione morfologica, di conformazione geografica, soprattutto in tutti quegli agglomerati urbani dove il nome Sannio appare ben alto.
Certamente quella problematica non può essere affrontata con un semplice referendum che potrebbe anche non essere capito dalle popolazioni: non si potrà spenderlo offrendo un caciocavallo in luogo di una pizza margherita. E poi che diranno le ubertose popolazioni della valle telesina coi loro vini, e quelli della valle caudina con le loro industrie e traffici. Occorreranno ben altre motivazioni, ben altre proposte per convincere della bontà dell’iniziativa, dell’utilità per le due realtà: nel motto che l’unione fa la forza.
Il cinghiale stanco