CALCIO

Il 7 giugno si gioca al S.Colomba

"Prima non prenderle" gridava a gran voce il paron Rocco. Ed il Benevento in trasferta a Foggia per la prima delle due gare di semifinale dei play off ha tenuto fede a questo dogma calcistico.
In verità ci ha anche provato: subito in apertura con una ghiotta occasione per Cejas, poi con un pallone che Bueno ha trattato come un kinder e poi una magica punizione di Clemente (l’unica perla di una partita sottotono) ed in chiusura anche con Castaldo che non riesce a concludere da buona posizione. Il Foggia dal canto suo ha tenuto in mano il pallino del centrocampo (e non poteva essere diversamente…), ha avuto qualche buona occasione, una delle quali ha visto protagonista Gori, per il resto i suoi attaccanti, Mancini in primo luogo, hanno fatto il pari coi colleghi in… bianco. I pugliesi possono recriminare solo su di un calcio di rigore non concesso proprio in chiusura di gara.
Soda ha confermato l’assetto tattico di queste ultime gare, ma non hanno brillato come al solito le fasce. Statella e Ciarcià non hanno dato il solito apporto, poche le sgroppate sull’out soprattutto del primo e le punte hanno sofferto non poco la mancanza di spazio e i traversoni dal fondo.
Ma tutto questo è solo per dare uno sguardo a domenica scorsa. Ora ci tocca il S.Colomba. Il Foggia ha sprecato l’occasione dello Zaccheria e questo non può che aumentare le possibilità del passo in avanti in questo non semplice cammino dei play off.
Bisognerà guardare più in là, essere più concentrati e tonici. Le tre gare fino ad ora disputate con i pugliesi non hanno dato una supremazia ad una delle due squadre in campo. Al S.Colomba in campionato fu rocambolesco il loro pareggio in chiusura di gara. Bisognerà dimenticare tutto quello e soprattutto non fare calcoli, non pensare alle due possibilità offerte dal Benevento in questo torneo e cercare di mettercela tutta.
Non dimentichiamoci che tutti siamo ad un passo dalla storia calcistica di questa città. Non ascoltiamo sirene che arrivano dalla terra irpina circa possibili interessamenti dei Vigorito a quella società.
Fino alla fine tutti per un sogno, affinché diventi realtà… poi domani si vedrà.

Pregi

ROSSO FERRARI

A cura di Giuseppe Russo

STORIA DI UN SOGNO MERIDIONALE

Il caso Siva Sirio

La storia di Achille Candido e del progetto Siva Sirio potrebbe spiegare da sola quanto il Meridione non sia stato semplicemente abbandonato spesso a se stesso ma addirittura condannato alla desolazione economica da scelte ben precise.
Negli anni sessanta il boom economico fece crescere enormemente la domanda di automobili. La Fiat, con le sue utilitarie a basso costo ed in assenza di veri concorrenti, monopolizzò il mercato di massa. Anche i segmenti più ricchi crebbero notevolmente e furono da subito territorio di caccia di Lancia ed Alfa Romeo. Quando il ceto medio italiano continuò a crescere e consolidarsi maturò una nuova esigenza di diversificazione. Proprio su questa nuova condizione Candido basò la realizzazione del suo progetto.
Achille apparteneva ad una ricca famiglia pugliese ed era proprietario di una concessionaria Ford a Lecce. Da tempo coltivava l’idea di costruire una propria vettura così si rivolse alla neonata Stile Italia di Domenico Iseglio al quale sottopose dei suoi disegni. Affidò la parte telaistica e meccanica a Moretti e Conrero, due dei più capaci tecnici dell’epoca. Infine il progetto fu sottoposto con successo alla Ford per ottenere la fornitura di motori e rete di vendita. Tutto andava a gonfie vele, accordi con banche compresi. Nacquero così, contemporaneamente, la SIVA (Società Italiana Vendita Automobili) ed il suo primo modello, la Sirio.
Era una vettura sportiva molto innovativa, concettualmente molto simile alle Lotus (piccola, potente e leggera). Due posti, motore centrale, trazione posteriore, carrozzeria targa bassa ed aerodinamica. Montava un motore Ford V6 da 2300 cc capace di 145 CV e poteva farle raggiungere velocemente i 220 km/h, anche grazie al peso di circa 900 kg. La presentazione al Salone di Torino del ’67 fu un grande successo di critica e di pubblico, ottenne persino altri finanziatori.
Bastava semplicemente affinare il progetto ed avviarne la produzione ma fu proprio allora che le banche iniziarono improvvisamente a pressare Candido. L’oggetto dello scontro, almeno in apparenza, era la sede dell’azienda. Secondo Candido doveva restare a Lecce, per le banche ed i finanziatori doveva trasferirsi a Torino. Achille si oppose fermamente e le banche, quindi, lo abbandonarono così come la sua stessa città. Oltre al danno la beffa. La Siva chiuse definitivamente nel ’69 dopo aver prodotto solo tre prototipi della Sirio, nel silenzio quasi totale.
Pochi anni dopo, nel 1972, Fiat presentò la X1/9, vettura di successo simile alla Sirio. Solo una coincidenza?

PRIMAPAGINA, EDITORIALE, CITTÀ, PROVINCIA

Home Page