TORRECUSO

Quanti cambi di casacche in arrivo?

È chiaro a tutti che la crisi al Comune di Torrecuso con i tentativi di rimanere in piedi fino alle prossime elezioni, viene seguita con disinteresse da tutti i cittadini. Sarebbe un errore non approfittare di questa situazione per tentare di introdurre delle novità nel sistema politico torrecusano, coinvolgendo magari persone che finora sono rimaste estranee alla vita politica.
A spiegare le difficoltà di Mortaruolo di tenere unita una maggioranza, vengono invocate le responsabilità personali, ed è chiaro che di responsabilità personali ce ne sono sempre. Ma se si vuole capire qualcosa della ingarbugliata situazione non ci si può accontentare di analisi personali, o di spiegazioni di comodo, con la facilità di commettere errori. Gli errori in politica li fanno tutti, ed in politica gli errori non sono casuali. È in gioco qualcosa di più serio, che mostra i limiti di un sistema elettorale che permette di fare e disfare maggioranze in consigli comunali che mutano alla svelta ed in modo contraddittorio.
In tempi oramai non vicini, Mortaruolo si fece assertore di una ipotesi politica ben precisa: un patto con i democratici di sinistra, da sempre avversari, per una presa comune di responsabilità che vedesse tutto il centro-sinistra unito.
Mortaruolo ha il torto grave di non aver portato avanti questa linea in modo chiaro e conseguente, e di ciò oggi paga il prezzo. Sindaco e assessori hanno governato con metodi autoritari e poco collegiali, tanto che le resistenze all’interno del Consiglio Comunale si sono coalizzate anche se i termini del confronto non sono molto chiari. Gli alleati di Mortaruolo hanno cercato in ogni modo di far valere le loro idee, e, anche con espedienti, hanno cercato di imporsi in ogni modo. Ma una simile strategia non poteva essere ben accetta ad un partito popolare (ex DC) abituato alla gestione totale del potere. Ecco dunque che Mortaruolo entrava in rotta di collisione proprio con quei consiglieri della sua maggioranza che erano alla ricerca di una funzione propria, e che non avevano alcuna intenzione di lasciarsi inquadrare in una strategia di unità del centro-sinistra. In realtà Mortaruolo non è più in grado di garantire stabilità e capacità alla sua amministrazione, e questa situazione non può continuare in eterno. La gente comune, anche se non vive direttamente la situazione, ne va prendendo coscienza.
Le ultime vicende politiche purtroppo non sorprendono più, anche se tutti non si rassegnano a vedere rovinato un paese. Mai si erano toccati livelli così bassi, qualcuno ha la certezza che si sia toccato il fondo. Il fallimento dell’amministrazione Mortaruolo è il segno più vistoso che la gestione del potere è affidata in pessime mani. Oramai si nota solo l’arroganza dei potenti di turno, a parole tutti si sbracciano, ma tutti, con gesti eloquenti e silenzi inequivocabili mostrano che risolvere i problemi del paese è proprio l’ultimo dei loro pensieri.
L’adesione ad un partito politico, fare il consigliere comunale, deve essere frutto di una scelta ideologica ragionata, e deve essere fatta in modo da non lasciare adito ad interpretazioni malevoli, perché un partito politico non è una squadra di calcio formata da professionisti che cambiano casacca in base alla convenienza.
Essere consigliere comunale e allo stesso tempo iscritto ad un partito politico non significa esserne il rappresentante. Non si contano più rappresentanti e coordinatori in Alleanza Nazionale, almeno tre rivendicano la leadership in Forza Italia, altrettanti nel Centro Cristiano Democratico.
La persona che ricopre un incarico in un partito deve essere frutto di una scelta operata dal partito stesso che vuol farsi rappresentare. Solo così si ha un peso e la dignità di ricoprire un incarico politico. Già in molti, in vista delle prossime elezioni provinciali, sono pronti a cambiare partito. Speriamo che l’adesione a un nuovo partito avvenga per motivi ideologici. Ma quanti, invece, in questa operazione vedono del trasformismo politico dettato da pura convenienza.

Carmine Pannella


PANNARANO

Lettera aperta a S.E. Sprovieri

Dopo che da alcuni giorni circolavano strane voci sull’imminente trasferimento del parroco di Pannarano, Don Alfonso Lapati, la Comunità intera si chiede in una lettera aparta all’Arcivescovo Metropolita se trattasi di " trasferimento dettato dallo Spirito Santo o da altri motivi? ". Recita la lettera: " Sono quasi tredici anni che Don Alfonso amministra il proprio sacerdozio con umiltà e bontà, con carisma e disponibilità, iniziando un cammino di fede, di carità e tanta formazione.
La ormai già famosa Santa Maria della Riparazione, cioè quella splendida statuetta della Madonna che ha lacrimato sangue,tenuta al riparo della diffusione mediatica fino a quando l’intera comunità pannaranese non si fosse convertita.E ora che i risultati stavano arrivando sempre più copiosi, dispiace sapere che S.E. Sprovieri abbia in mente di trasferirlo e per quali motivi? Sicuramente politici,visto che il parroco del paese di destinazione di Don Alfonso non gode dei favori della noblesse,oppure perché la Curia non ha intenzione di investire risorse nella costruzione della casa canonica in un’area già acquistata peraltro.Fin dove tutto ciò sia vero o sono solo voci ed illazioni non è ancora dato sapere.
La comunità di Pannarano si augura che Don Alfonso continui in quell’opera che tanti buoni frutti ha dato finora e si riserva di attuare ogni iniziativa e di ricorrere ad ogni mezzo affinché ciò accada.
E se le voci sono vere, allora chiede a S.E. l’Arcivescovo, di dare precedenza alla cura delle anime così brillantemente iniziata da Don Alfonso.
La lettera si chiude con un appello:"Che Dio illumini Sua Eccellenza affinchè attui la volontà divina e non avalli desideri della umana volontà!"

Le lacrimazioni della Madonna

La storia

Non poteva immaginare che potesse succedere tanto, il parroco di San Giovanni Battista e Santa Maria in Cannavile di Pannarano, Don Alfonso Lapati, quando destinò alla peregrinatio tra le famiglie della comunità, la piccola statua dell’Immacolata Concezione, più tardi ribattezzata Santa Maria della Riparazione.La sera del 5 giugno del 1996, in casa della signora Domenica che ospitava la statuetta c’era molta calma.All’improvviso la signora si sentì chiamare dalla voce concitata della nipote Maria raccolta in preghiera davanti alla statuetta che produceva due rivoli di liquido rossastro.Al tocco, la signora Domenica avvertì la sensazione che fosse sangue umano.La nuora ,nel frattempo accorsa alle grida di aiuto della suocera,asciugò con un fazzoletto bianco il volto della statua.Lo stesso Parroco restò diffidente nel momento in cui fu informato.Ma il giorno seguente il fenomeno si ripetè e proprio davanti agli occhi della signora Domenica.A quel punto Don Alfonso si incaricò di affrontare il problema,rispettando il segreto della signora che volle evitare l’immancabile pellegrinaggio di fedeli presso la propria casa.Di tutto furono informate anche la Autorità di Polizia.

Gli accertamenti diagnostici

Per quanta diffidenza e/o prudenza potesse prenderlo, Don Alfonso pur mantenendo il massimo riserbo sulla vicenda, consegnò la statuetta alla Questura per gli accertamenti . Le analisi svolte dai laboratori delle divisione legale del Ministero dell’Interno non lasciarono dubbi e rivelarono che le lacrimazioni sgorgate dagli occhi della Statuetta erano sangue umano e di sesso femminile.Da quel momento su suggerimento di un altro prelato, Don Stefano Lamera, la statua ha assunto il nome di Santa Maria della Riparazione.

Fu vero miracolo?

Il Parroco di Pannarano non ha mai voluto chiamare miracolo quel fenomeno della lacrimazione, vuoi per la prudenza che la Chiesa riserva alle circostanze simili, vuoi , anche, per evitare isterismi e fanatismi difficilmente arginabili.I fedeli invece, credono nel miracolo, anche se rispettano l’atteggiamento del proprio Parroco.Certo è che Don Alfonso, puntualmente, il 5 di ogni mese raccoglie in preghiere , i tanti fedeli che si recano ai piedi della statua per grazie da richiedere. Mentre ciò accade, nella comunità si raccontano di inspiegabili guarigioni avvenute ad opera della Madonnina e già si contano numerosi pellegrini che vengono da ogni parte della nostra Regione.
A sentire i pannaranesi, Don Alfonso il suo miracolo l’avrebbe già compiuto, nella notevole opera di evangelizzazione compiuta in questi ultimi 13 anni.

Nicola De Michele


PIETRELCINA

Fiori per il Santo delle nostre terre

Una manifestazione nata in sordina ma che invece si sta consolidando nel tempo, quella di Pietrelcina in fiore. In omaggio all’ormai santo delle nostre terre, si sono catapultati da tante parti d’Italia, fioristi e soprattutto artisti dell’abbellimento che fanno coi fiori quello che grandi pittori fanno col pennello.
Un’iniziativa che merita un plauso da indirizzare alla Confcommercio e alla Pro-Loco pietrelcinese. Uno scenario quello della cittadina sannita suggestiva e che ben si presta ad accogliere questi capolavori dell’arte umana che manipola le risorse naturali ed ambientali. Una cittadina sempre più votata a riscattare il destino economico delle nostre terre, con la forza delle proprie risorse: in questo caso la figura di un umile fraticello che ha saputo conquistare la fede del mondo intero. Folle di turisti invadono le strade della famosa "morgia" nella convinzione di unire le proprie speranze, le proprie ansie al grande Padre, rendendo visita ai luoghi della nascita nell’inconsapevole tentativo di trovare spiegazioni logiche alla forza di una figura che tanto "rumore" ha saputo produrre. Ma la festa dei fiori non si traduce solo in un gioco di colori e di bellezza ma anche nel gusto del profumo tanto caro al Santo. Se è vero che molte persone raccontano di aver avvertito la presenza di Padre Pio attraverso la percezione di profumi particolari. Tant è che si è sviluppata una fiorente letteratura intorno al significato dei profumi di Padre Pio.
La fragranza più avvertita è il profumo di rose che indicherebbe la vicinanza quotidiana del Santo,mentre quello di garofano è un invito ad una maggiore sincerità e fedeltà.Il profumo di gerani sarebbe un invito a riguardarsi e non strapazzarsi; quello promanato dal biancospino è segno di compiacimento, mentre se il profumo è di viola è un richiamo alla pazienza.Insomma sembrerebbe proprio che i fiori ed il loro profumo sono alla base della comunicazione spirituale del nostro santo.

N.D.M.

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