
VARATO IL NUOVO GOVERVO DELLA REGIONE CAMPANIA
Nessun sannita nella giunta Caldoro
Questa è la composizione della nuova Giunta Regionale della Campania che affiancherà il presidente Caldoro:
Vicepresidente: Giuseppe De Mita (Udc) Turismo - Beni Culturali;
assessori: Pasquale Sommese (Udc) Personale; Ernesto Sica (Pdl) Avvocatura); Ermanno Russo (Pdl) Assistenza Sociale - Demanio e Patrimonio; Marcello Tagliatela (Pdl) Urbanistica e Territorio; Edoardo Cosenza Lavori Pubblici - Protezione Civile; Sergio Vetrella (Pdl) Trasporti e Attività produttive; Anna Caterina Miraglia Istruzione; Severino Nappi (Udeur) Lavoro; Guido Trombetta Università e Ricerca; Giovanni Romano (Pdl) Ambiente; Gaetano Giancane Bilancio.
Il presidente Caldoro mantiene ad interim la delega sull’Agricoltura ed è commissario ad acta della Sanità in Campania.
LE PRIME REAZIONI DEI POLITICI BENEVENTANI
Nunzia De Girolamo:
“Lavorerò per un referendum
per separarci dalla Campania”
La parlamentare del Popolo della Libertà e coordinatrice provinciale del Partito a Benevento, on. Nunzia De Girolamo, riguardo la composizione della Giunta regionale, ha dichiarato:
“Mi dispiace soltanto che qualche collega abbia perso nuovamente una buona occasione per difendere il Sannio ed i sanniti. E’ chiaro a tutti che l’unico conflitto che ho con l’amico Caldoro e con il Pdl Campano è la difesa del mio territorio ed in questo sarò coerente e intransigente. Non cambierò partito, come è negli usi e costumi di qualcuno, ma non starò zitta fino a quando Caldoro e Cosentino non mi diranno quale protagonismo vogliono riconoscere alla provincia di Benevento, che ad oggi è stata protagonista, con il centrosinistra, solo quando si trattava di regalarci discariche per risolvere i problemi di Napoli e delle aree metropolitane.
Ovviamente, a differenza di altri, non sono stata mai affezionata alle poltrone e al potere, ma è necessario che il Sannio torni ad essere protagonista in Campania per un rilancio vero del territorio. L’agricoltura, la sanità, il turismo, le piccole e medie imprese, l’artigianato, la tutela dell’ambiente, il lavoro per i giovani: su questi temi chiediamo un confronto serrato ed un’interlocuzione seria per dare risposte alla collettività e ad un’area troppo spesso mortificata ed abbandonata al proprio destino. Pertanto, sono sicura che il presidente Caldoro e il coordinatore regionale Cosentino non deluderanno i sanniti, abbandonando i vecchi schemi politici di delegittimazione e noncuranza delle aree interne. Tuttavia sia chiaro: se ciò non dovesse accadere ribadisco le posizioni già assunte e da subito lavorerò per un referendum per separarci dalla Campania che coinvolga il popolo, stanco di essere figlio di una madre che continuamente rifiuta di proteggerlo e considerarlo parte integrante di un nucleo.
Ovviamente, il primo passo sarà quello di un incontro con il presidente della Regione Molise, Michele Iorio, per concordare una linea di azione comune”.
Pasquale Viespoli:
“Più che alternativa sembra
una giunta consociativa”
Questa la dichiarazione rilasciata dal sottosegretario Pasquale Viespoli, componente dell’Ufficio di presidenza nazionale del PdL:
“Più che alternativa sembra una giunta consociativa. Più che la prima giunta di centrodestra sembra una nuova giunta di centrosinistra. Imbarazzante e paradossale. Certamente è la giunta delle discriminazioni: di genere, di territorio, di partito. La presenza di una sola donna non solo è una vergogna sul piano politico ma soprattutto è una palese violazione dello spirito e della norma statutaria. Ed è incredibile che tutto questo accada nella regione nel cui consiglio è stato eletto il ministro della pari opportunità, candidata capolista dal PdL per valorizzare le donne…
Non posso credere che il presidente Berlusconi abbia potuto avallare un simile pasticcio o che possa restare insensibile di fronte a un simile pasticcio”.
INTERVISTA CON IL PRESIDENTE DELLA PROVINCIA
DI BENEVENTO, PROF. ANIELLO CIMITILE
«Tutto il Consiglio provinciale costa meno
di un consigliere regionale»
Anche questa volta, in occasione dell’approvazione del bilancio, il 3 maggio scorso, Cimitile e la sua maggioranza di centro sinistra si sono salvati dal pericolo che il Consiglio provinciale potesse essere sciolto, in conseguenza del passaggio di Lucio Rubano all’Udc e Angelo Capobianco, al Pdl.
Ma, mentre per quest’ultimo, entrare nel partito di Berlusconi, è stato un atto di fedeltà verso Fernando Errico (infatti aveva seguito l’ex consigliere regionale dell’Udeur nel lasciare, nello scorso mese di novembre, il partito di Mastella), per il primo, invece, volendo dare una lettura politica alla sua scelta, non ci sarebbero stati problemi di ricandidatura e di rielezione, in caso di scioglimento del Consiglio, dopo che è passato in un partito che, rappresentato in quel consesso fino al 6 marzo dell’anno scorso da Erminia Mazzoni, attuale deputata europea del Pdl, ha la forza elettorale per esprimere almeno un consigliere provinciale.
Poiché, nel 2008, Lucio Rubano venne riconfermato consigliere di Fi nel collegio di Cerreto Sannita, lo stesso in cui, sotto il simbolo del Campanile, facente parte dello schieramento di centro sinistra guidato a Cimitile, venne eletto, per la prima volta, Giuseppe M. Maturo, tra i due si è determinata un certa conflittualità, ancora più che mai attuale: se uno sta in uno schieramento, l’altro deve far parte dello schieramento opposto.
Quindi, se il Consiglio fosse stato sciolto l’anno scorso, quando i quattro consiglieri dell’Udeur, negarono la fiducia a Cimitile, in seguito al passaggio di Mastella nel centro destra, Rubano e Maturo, anche se candidati in partiti diversi, si sarebbero trovati, come alleati, a far parte della stessa coalizione.
Una situazione, questa, che Rubano non avrebbe gradito, a parte poi il fatto, al di là delle prese di posizione ufficiali, che nessun consigliere sarebbe stato disposto ad essere mandato a casa, soltanto perché Mastella aveva scelto di tornare lì da dove se ne era andato nel 1998, determinado, allora, la formazione del governo D’Alema a Roma, dopo che Bertinotti aveva scelto di ritornare all’opposizione, la caduta dell’Amministrazione di centro destra, alla Provincia, e quella di Rastrelli, alla Regione. In questo ente, la cui guida fu assunta, nella fase di interregno, dal mastelliano Losco, prima che nel 2000 venisse eletto Bassolino, l’Udeur ha probabilmente contribuito, per più di dieci anni, a determinare quella “pesante eredità”, che Caldoro avrebbe dovuto raccogliere, secondo quanto, sul Mattino del 30 aprile scorso, gli ha riconosciuto la consorte di Mastella, rieletta al Consiglio regionale, nel chiedergli di salvare l’ospedale di Cerreto Sannita.
L’anno scorso, quindi, Rubano, insieme a Bettini, che avrebbe ritenuto impossibile convivere con Mastella se fosse rimasto in Fi, in nome del cui partito era stato eletto nel collegio di Morcone, salvò Cimitile, anche perché l’amministrazione di centro sinistra aveva scelto di nominare vice presidente, al posto dell’allora mastelliano Pompilio Forgione, l’ex deputato Antonio Barbieri, già berlusconiano, cui i due consiglieri erano molto legati. Rubano, che non voleva essere trattato come un burattino, disse di non voler essere mandato a casa, mentre Viespoli e Izzo, che avevano stigmatizzato il suo comportamento, avrebbero continuato a fare, il primo, il sottosegretario, il secondo, il senatore.
Ora, probabilmente, Rubano, avrebbe scelto di votare contro l’amministrazione perché sapeva che, per impedire lo scioglimento del Consiglio, sarebbe intervenuto, in soccorso di Cimitile, il suo avversario Maturo, che del Consiglio è anche presidente. Così facendo, Rubano si sarebbe mantenuto in linea con il suo nuovo partito, l’Udc, che la deputata berlusconiana, Nunzia De Girolamo, aveva invitato ad essere coerente con la scelta fatta in sede regionale, e avrebbe evitato di divenire alleato di Maturo, ben sapendo che questi, con il suo comportamento, si sarebbe posto al di fuori dell’Udeur, il partito che da un anno fa parte del centro destra.
Ma Cimitile arriverà alla scadenza del mandato? Vediamo cosa dice lui nell’intervista che ci ha concesso.
“Naturalmente”, afferma, “nessuno di noi fa il mago e ha la sfera di cristallo. La regola vorrebbe che si arrivasse alla scadenza naturale, per interesse del quadro politico”.
L’incertezza crescerà, dunque?
“Su questo sono meno pessimista. Penso che l’incertezza non peserà su quelli che sono i grandi progetti che dovrebbero essere portati avanti nell’interesse di tutti, a prescindere da chi governa in questo momento. Quindi, vado avanti con tranquillità, sulla progettazione delle grandi opere. Certamente non è l’instabilità della Provincia di Benevento che determinerà incertezza su questi lavori, che fanno parte di tavoli bipartisan, interistituzionali. Pertanto, i problemi non ci sono solo in quelle forze che costituiscono attualmente la maggioranza della Provincia di Benevento; anzi, probabilmente, vi sono più problemi nell’opposizione che nella maggioranza”.
Quali sono questi grandi progetti?
“Un esempio per tutti: per produrre energia elettrica nella diga di Campolattaro, è necessario un investimento di 550 milioni di euro, con l’impiego di 400 persone, per 4 anni, semplicemente per mettere in piedi l’opera. Poi, c’è tutta la parte tecnica, che riguarda la progettazione, già finanziata, con un protocollo di intesa. Si tratta di un’opera che mette in campo almeno altri 600-700 milioni di euro. A questo bisogna aggiungere il parco delle acque. Ma tante sono le opere a cui è legato il destino dell’economia sannita”.
Dal momento che Maturo, si dice, non avrà più cittadinanza nell’Udeur, crede che egli diventi organico alla maggioranza.
“Io considero già Giuseppe Maturo come organico della maggioranza, per quanto mi riguarda. In questi anni, ha avuto un atteggiamento di coerenza e di rispetto per i suoi elettori. Ha retto la presidenza del Consiglio, ha condiviso con questa maggioranza elementi di programmazione”.
Lei, in una dichiarazione, ha detto che la nostra è l’unica Provincia di centro sinistra in Campania. E’ un vantaggio o un handicap?
“Per quanto mi riguarda, la speranza è di poter stare ancora a testimoniare la possibilità di governare bene un territorio di centro sinistra, in attesa che i cicli che si sono chiusi in altre province, e soprattutto in regione Campania, possano riaprirsi a una prospettiva di governo di centro sinistra”.
Considerato che le altre quattro province erano amministrate dal centro sinistra, il cambiamento di maggioranza, secondo lei, è dovuto a spostamenti di partiti, come l’Udeur, oppure alla bocciatura del centro sinistra da parte degli elettori?
“Io credo che, in molte realtà, il centro sinistra abbia scontato un momento di distacco dalla società reale, dai suoi problemi. Quindi, c’è una responsabilità del centro sinistra, per come sono andate le cose negli ultimi anni. Che un ciclo si chiuda è naturale. Sapevamo tutti che il ciclo Bassolino era chiuso. Il problema era aprirne un altro. In questo, non siamo stati bravi”.
Questi o quelli, per me uguali sono. Ritiene che gli elettori che hanno bocciato il centro sinistra, preferendo il centro destra, abbiano fatto questo discorso?
“Questo no. Credo che, nella gente, sia molto più chiaro di quanto noi non si possa pensare, il problema della distinzione tra le diverse proposte. Io non credo si sia arrivati a una fase di grande qualunquismo o di salto leggero da sinistra a destra. Io credo invece che, in certe elezioni, la gente sia in grado di votare con grande consapevolezza. Si accorge degli errori, si accorge della distanza tra le proposte e i propri bisogni e vota di conseguenza, anche quando la proposta è incarnata da figure meno solide di quelle che propone il centro sinistra”.
Umberto De Basso De Caro diceva a noi che il problema del Pd è quello di radicarsi sul territorio. Lei che dice?
“Io dico che costruire il partito democratico è un problema nazionale innanzitutto, regionale sicuramente, e anche nostro sul territorio. Questo partito è nato a ridosso delle elezioni del 2008, con un assemblea nazionale. Poi, ogni anno vi sono state elezioni e anche traballamenti: Veltroni, poi Franceschini, poi Bersani. Bersani, ora, non gode di buona salute. Allora, bisogna smetterla con le elezioni e con la gestione. Un buon partito nasce per stare vicino alla gente”.
E’ possibile che la sua risicata maggioranza arrivi al termine del mandato, anche se i numeri non subiranno modificazione in suo favore. Però, ora, sulla questione dei rifiuti, c’è da ritenere che l’impopolarità di cui si gravato il centro sinistra al Comune di Benevento, aumentando del 40% la Tarsu, possa investire anche la Provincia, dal momento che, con la costituzione della Samte, in funzione della provincializzazione del ciclo dei rifiuti, i costi a carico dei cittadini possano ulteriormente aumentare.
“Guardi, non è la Samte che aumenta i costi, perché con una legge abbiamo posto fine all’emergenza in Campania, decidendo di provincializzare il ciclo dei rifiuti e di dare tutta la responsabilità alle Province. Questa Provincia, quindi, entro il 31/12/2010, deve farsi carico di tutto il ciclo dei rifiuti. Nel darci tutto questo, il commissariato di governo, che ci ha fatto persino il calcolo, ha detto che noi dobbiamo assumercene certi costi, facendoli gravare sulla spalle del contribuente. Guardi, faccio un esempio, la discarica di Sant’Arcangelo Trimonte, che secondo noi non doveva essere costruita dove è stata costruita, perché c’era il rischio frana, oggi è a rischio frana. Infatti, il commissariato di governo, nel consegnarcela, dice che vanno fatti dei lavori per la sua messa in sicurezza”.
E i costi gravano sulla Provincia o sul governo nazionale?
“Il governo nazionale ha detto che gravano sulla Provincia, quindi sui contribuenti. Ora, ci sono 118 dipendenti dei consorzi bn1, bn2, bn3, ai quali il commissariato, fino a che non è stata sciolta l’emergenza, dava 2000 euro a testa, al mese. Fatti i conti, la Provincia dovrà sborsare per questi dipendenti 236.000 euro al mese, che all’anno diventano 3 milioni di euro, denaro, questo, che, non più pagato dal commissario di governo, sarà scaricato sulla Tarsu Tre milioni di euro, divisi per 300 mila abitanti, quanti sono quelli della provincia di Benevento, danno un carico di 10 euro a testa, che in una famiglia di 4 persone diventano 40. Per legge, dobbiamo fare questo. Io lo sto dicendo, l’ho detto ai sindaci, al tavolo della Prefettura, ho convocato i tavoli interisituzionali per dire queste cose. Qui viene scaricato sulla Provincia di Benevento dalla precedente gestione un peso enorme, anche perché, oltre a pagare quei 118 dipendenti e i 57 dipendenti di Casalduni che ci siamo presi, bisogna mettere in sicurezza la discarica di S.Arcangelo e quella di S.Bartolomeo in Galdo, fare i lavori per il sito di compostaggio di Molinara. L’amministratore unico delegato della Samte, essendo il direttore della Provincia di Benevento, non viene neppure pagato (non è un male: in tempo di crisi, può bastargli l’indennità di direttore – ndr). Si è detto pure che noi paghiamo troppo i dipendenti dei predetti consorzi e il direttore che abbiamo preposto alla gestione di questi consorzi. La gente deve sapere che noi paghiamo oggi meno di quanto ci costavano prima i 3 consigli di amministrazione e rispettivi presidenti. Naturalmente, abbiamo un eredità pesante: dopo aver scaricato su di noi la spazzatura, adesso scaricano (sui cittadini – ndr) anche i costi di questo retaggio. Perciò, noi dobbiamo dare vita a un nostro ciclo integrato dei rifiuti. Questa è la partita che abbiamo di fronte. Da un lato, dobbiamo mettere in piedi un sistema difficile e, dall’altro, fare fronte a tutto il peso che ci è stato lasciato. Se non ce la mettiamo tutta, non ce la faremo. Ma soprattutto, noi dobbiamo chiedere al governo nazionale e alla Regione Campania che tutto questo peso, che viene dal passato, ci venga cancellato. Perché non si possono scaricare su di noi i rispettivi costi”.
Sì, però, presidente, l’opposizione, che ora è maggioranza a Palazzo S.Lucia e nel Paese ha avuto successo nel dire che Benevento era diventata, sotto Bassolino, la discarica della regione, ha avuto successo nello scaricare la responsabilità dell’emergenza rifiuti sul centro sinistra. Fino a che punto l’amministrazione provinciale riuscirà a far capire ai cittadini queste questioni?
“E’ quello che stiamo cercando di fare in questi mesi. Il piano dei rifiuti, che ora dovrà essere portato in Consiglio, lo stiamo facendo girare per i territori, per farlo discutere dai sindaci e dalla gente”
La settimana scorsa è venuto l’ambasciatore del Congo, perché quel paese africano è diventato “cliente” del Marsec. Questo strumento di rilevazione spaziale, che doveva essere messo sul mercato perché la Provincia non poteva sostenerne i costi, ora pare non determini più perdite.
“Si, oggi il Marsec è una struttura risanata e io ne sono lieto. Abbiamo cambiato la direzione tecnica e abbiamo fatto l’investimento di un milione di euro. C’era una legge che prevedeva la riduzione di tutte le società in house, non solo del Marsec. Ma poi c’è stata la proroga. Per intenderci, se il Marsec dovesse vivere, come diceva la legge, con le commesse che possono uscire dalla provincia di Benevento, naturalmente 77 comuni non avrebbero nulla da commissionare. Se invece potrà offrire servizi al di fuori del nostro territorio, avrà centro anni di vita”.
Dal rapporto dell’Istituto Tagliacarne, i numeri della provincia di Benevento, relativi allo sviluppo, sono peggiori che nel resto del Paese!
“Veramente Benevento è perfettamente in tendenza con il resto del paese: se va male per il Paese va male anche per Benevento. E’ colpa della crisi, tutt’altro che superata come vogliono farci credere coloro che dicono che ormai è alle nostre spalle. Ho sempre detto che la crisi avrebbe avuto un picco nel 2010, non nel 2009. Lo vedo dalla gente che si rivolge alla Provincia perché va in crisi il lavoro, perché le famiglie sono in sofferenza. Questa è la ragione per la quale, per la prima volta nel bilancio della Provincia, è stato messo un punto anticrisi, un punto che è rivolto al sostegno delle piccole imprese. C’è poi il settore del terziario classico che si deve rinnovare, come pure c’è il turismo che è tutta un’altra partita che si deve giocare”.
Ecco, il turismo, su cui Comune e Provincia di Benevento stanno puntando da tempo, è quello che soffre di più.
“Sì, c’è da valorizzare il turismo culturale, ambientale , enogastronomico e religioso. Quest’anno, noi abbiamo i riti settennali dell’Assunta a Guardia Sanframondi, e la cosa grave è che, ad oggi, ci sono solo 50.000 euro della Provincia e 50.000 della Regione Campania. Anche la politica c’entra, perché a Guardia Sanframondi, caduto il sindaco, la nuova amministrazione, appena eletta, non ha avuto il tempo per programmare i riti settennali. Sono migliaia e migliaia le persone che arrivano e che occupano tutti gli alberghi e gli agriturismi della valle telesina. Anche noi, quindi, dobbiamo metterci la nostra parte, per valorizzare tutte queste cose, per valorizzare i nostri borghi, Pietrelcina, l’oasi di Campolattaro, il cammino degli anarchici del Matese o il cammino del brigantaggio e le terre delle streghe. Anche noi dobbiamo offrire un’immagine nuova del territorio, che faccia del turismo ambientalista un punto di partenza”.
L’attuale governo non scioglierà più le Province, perché così vuole Bossi. La conforta questo fatto?
“Guardi, assolutamente sì. Infatti, io ritengo che le Province siano uno strumento indispensabile per il governo di aree vaste. Naturalmente, esse non hanno senso laddove devono nascere le aree metropolitana. E’ falso poi il fatto che le Province aiuterebbero ad abbattere il costo della politica. Il costo di tutto il Consiglio provinciale di Benevento è minore di quello di un consigliere regionale. Questa è la verità. I dati nessuno vuole renderli noti”.
Giuseppe Di Gioia
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