LIMATOLA

Per il campetto scende in campo
l’ex sindaco Rodolfo Di Lorenzo

Sulla questione campetto, che appassiona tutta la comunità di Limatola, interviene con una sua nota, che pubblichiamo di seguito, anche l’ex sindaco Rodolfo di Lorenzo.

"Quale cittadino della comunità di Limatola mi piace dire una parola su un argomento che in queste settimane rappresenta in qualche modo il motivo principale e dominante delle discussioni più interessate ed emotivamente coinvolgenti e vissute da tutti noi: un campetto adibito ad attività ricreative a favore dei giovani, costruito da Don Giuseppe Giuliano, in zona adiacente la Chiesa Parrocchiale. Penso che anche un modesto contributo, dello scrivente, possa rappresentare un elemento di chiarezza e non essere considerato o ridotto ad uno sterile intervento di parte, almeno così è nelle miei desideri. Ecco perché, anche quale ex Sindaco, che ha guidato per molti anni, le vicende amministrative del Comune, mi permetto di esprimere il mio stato d’animo senza avere la pretesa di sostituirmi a nessuno delle persone che, a vario titolo, sono coinvolte nella vicenda. L’Ordinanza di "demolizione" emesso dall’Ufficio Tecnico Comunale, "come da istruttoria dell’Ing. Del Giudice, motiva la decisione col fatto che "il Comune è sprovvisto di strumento urbanistico generale e che gli interventi edilizi nel territorio sono regolati dall’art. 4 comma 1 della legge Regionale n. 17/82". E ciò corrisponde al vero. Ma è il caso di rappresentare che lo stesso ing. Del Giudice, su esplicita richiesta della passata amministrazione, ha prospettata la fondata possibilità di sanare l’opera effettuata, mediante una decisione in deroga del Consiglio Comunale con una motivazione che evidenzi il particolare significato sociale, formativo ed anche ricreativo per i giovani, dell’opera in discussione.

Penso che questa possa essere una decisione saggia che contemperi, da un lato, il rispetto della regolarità degli atti amministrativi e, dall’altro, non caducare l’opera meritoria di Don Giuseppe, quotidianamente impegnato nella sua attività parrocchiale e pastorale".

Rodolfo Di Lorenzo

Fin qui le parole dell’ex sindaco. Nel frattempo il consiglio comunale ha deliberato l’abbattimento del campetto, ritenendolo non di pubblica utilità. Fatto strano in un paese che non ha un piano regolatore e nel quale sono ovviamente tantissime le costruzioni abusive. Nei prossimi numeri indagheremo meglio sugli eventuali interessi che si nascondono dietro la decisione di abbattere il campetto di Limatola.

P.D.L.


PONTELANDOLFO

Risolto il guazzabuglio amministrativo

In un’epoca nella quale il rigore economico è d’uopo, per le note problematiche nazionali, il turismo più austero e meno massivo, invita i turisti a ricercare posti non lontani, mete meno esotiche e poco costose. C’è la scoperta di località poco ambite, ma veri gioielli storici e culturali che in tempi grassi nessuno pensa di frequentare. Invece, le gradevoli visioni, le vere emozioni magari si nascondono dietro l’angolo. Ed ecco il turista di turno, come capita spesso ultimamente, nell’inoltrarsi nel centro storico di Pontelandolfo, alle spalle della Chiesa madre del S.S. Salvatore, in un’area attigua al prestigioso e storico Palazzo Rinaldi, in corso di recupero e destinato in tempi brevi, ad accogliere gli uffici comunali e di fronte alla frequentatissima Piscina Comunale, nonché al plesso scolastico utilizzato dalla scuola orafa "L.Palmieri" a ridosso di un muro di contenimento rivestito di tufi e mattoni di gradevole architettura, scopre un fabbricato condominiale di pregevole fattura, ma ahimè , incompleto da circa 25 anni , e pomo delle discordie amministrative di questi anni. Un bastione senza vita, che il mancato completamento depone a monumento della desertificazione politica.
La vicenda trae la propria origine nel post terremoto del 1962: alcuni titolari di decreti sindacali emessi nel 1983, che avrebbero consentito loro, la ricostruzione delle rispettive abitazioni distrutte dal sisma del 1962. L’Ente Comune, nell’ottica del recupero del centro storico mediante l’utilizzo dei contributi ex-legge 1431/62, consentì la permuta di suoli comunali. E nel 1985 , nel tentativo di razionalizzare e riqualificare le aree, la municipalità di Pontelandolfo approvò il progetto per la realizzazione di n. 6 alloggi condominiali utilizzando i fondi che i titolari dei decreti stessi gli avevano delegato, mentre le somme eccedenti i contributi restavano a carico dei titolari. Il Comune fece la sua parte, utilizzando i fondi delle Leggi 1431/62 e 219/81, realizzando il predetto fabbricato nei suoi elementi fondamentali: come fondazioni, strutture portanti, solai, coperture e tompagnature in uno al già citato muro di contenimento, per una spesa complessiva di euro 311.142,15, comprensivi dei singoli contributi dei titolari. Tutto ciò generò ricorsi e guerre burocratiche varie che consegnavano intanto, la struttura, al degrado, all’usura del tempo , al mancato utilizzo e soprattutto , alle amarezze degli amanti del senso civico e del destino del proprio paese. Un pugno nell’occhio non solo per i titolari delle abitazioni, ma anche per i benpensanti. Ci sono voluti ben 25 anni e più di 5 amministrazioni affinché il problema approdasse ad una soluzione e ne va dato il merito all’Amministrazione in carica ed in particolare all’Assessore Patuto Arch.Umberto. Non foss’altro perché qualcuno ha affrontato la questione con decisione e competenza, arrivando ad assegnare le unità abitative ai vari proprietari o meglio, data la longevità, ai loro eredi affinché possano procedere con proprie risorse, al loro completamento.
La deliberazione del Consiglio Comunale è dello scorso 23 aprile. Con ciò, un’altra bella parte del Centro Storico tornerà a rivivere. La vicenda ci fa riflettere che forse non è necessario rincorrere i grandi progetti e i salti nel buio, ma, spesso, con un po’ di buonsenso si rimettendo a posto piccole cose si possono realizzare grandi progetti che si rincorrono per anni. Del resto i latini dicevano: " Gutta cavat lapidem", è la goccia che scava la pietra e chi meglio di questo popolo non conosca la durezza di quella materia.

Nicola De Michele


SAN LUPO

Una piccola grande Italia

Lo scorso 11 maggio, a San Lupo, è stata data vita ad una manifestazione che ha voluto mettere in risalto l’importanza di un paese che, seppur piccolo, conserva un grande retaggio di storia e tradizioni.
L’organizzazione che è stata realizzata dalle scuole primarie e dell’infanzia di San Lupo e Guardia Sanframondi e, in collaborazione con Legambiente, si colloca in un progetto nazionale "La piccola grande Italia", ispirato a dare valore ai borghi antichi, la cui valorizzazione è necessaria, in quanto rappresentano un presidio di civiltà e sono parte integrante della nostra identità e della nostra Nazione. La manifestazione si è aperta, alle ore 10.00, con il raduno dei partecipanti a Piazza Umberto I, dove sono intervenuti i rappresentanti di Legambiente, il Sindaco di San Lupo, Irma De Angelis e la dirigente della scuola primaria di Guardia Sanframondi, Prof.ssa Silvana Santagata che ha tenuto a sottolineare l’importanza di queste iniziative per sensibilizzare le nuove generazioni alla cura e alla conservazione delle ricchezze dei propri borghi.
E’ stato avviato, poi, un percorso conoscitivo del centro storico, guidato da Ugo Simeone, un appassionato della storia di San Lupo che, attraverso miti e leggende (come quelle delle Janare e del Santo protettore che fermò Attila), ha spiegato fatti ed eventi del passato del paese. Per l’occasione, sono stati esposti, nella sede della ex scuola primaria, dei lavori degli alunni partecipanti, riguardanti il tema "ambiente".
Gli stessi alunni sono stati, a loro volta, i principali destinatari di altre esposizioni rappresentative di una civiltà del passato, ma che ancora oggi sopravvive. Si tratta di mostre su attrezzi contadini che hanno interessato, in particolare, P.zza Largo Santillo.
Gli alunni della scuola dell’infanzia hanno, inoltre, realizzato un laboratorio di riciclaggio e, insieme a quelli delle altre scuole partecipanti, si sono cimentati in canti e balli della civiltà contadina.
Un momento emozionante è stato quando dopo un lungo suono delle campane, un coro di bambini ha intonato l’inno di Mameli.
La manifestazione si è chiusa alle ore 13.00 con la degustazione di piatti tipici tradizionali che non manca mai in eventi di tale genere.

Teresa Nifo


CAMPOLI MONTE TABURNO

Una comunità in festa per il Santo patrono

La comunità di Campoli del Monte Taburno ha concluso i festeggiamenti, venerdì 9 maggio, con la processione, per le strade del paese, dedicata al Santo protettore, San Nicola di Bari.
La processione è seguita alla celebrazione dell’Eucarestia, presieduta dal Vesovo Emerito di Lucera, Sua Eccellenza Zerrillo, il quale ha ricordato la figura del Santo, mettendo in risalto come egli sia venerato non solo dai cattolici, ma anche da altre confessioni religiose, ovvero da ortodossi e copti e di come egli sia particolarmente conosciuto ed ammirato dai musulmani.
La partecipazione al rito religioso è stata particolarmente ampia e sentita da parte di tutti i fedeli, i quali hanno potuto ammirare dei particolari addobbi nella chiesa parrocchiale in onore dello Spirito Santo, allestiti in prossimità della festa di Pentecoste di domenica 11 maggio.
E’ stata, infatti, posizionata una grossa corona sull’altare maggiore che ha rappresentato la potenza e la regalità di Cristo che si è manifestata nel Tabernacolo. In tutta la navata centrale sono state disposte, come se sospese in aria, sette fiamme, a rappresentare i sette doni dello Spirito Santo, riversatosi sugli apostoli nel giorno della Pentecoste. La chiesa, inoltre, è stata arricchita da composizioni di fiori che hanno maggiormente valorizzato gli addobbi.
I lavori preparatori si sono svolti in un’intera settimana, coinvolgendo un bel gruppo di persone, ma alla fine la fatica e l’impegno sono stati ben ripagati dal buon esito della festa religiosa.

T.N.

PRIMAPAGINA, EDITORIALE, CITTÀ, SPORT

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