PONTELANDOLFO
Un
museo e
finalmente lo svincolo:
prove
di qualificazione elettorale
Sarà
lincombenza dellarrivo della buona stagione, degli assaggi
di calure estive o il processo di impollinazione in atto che alimenta
in taluni allergie asmatiche e in altri, il risveglio di pruriti giovanili;
oppure potrebbero essere i saldi da fine stagione politica, certo
è che le ultime consultazioni elettorali hanno provocato evidenti
mutazioni nel quadro delle forze politiche locali. La maggioranza
registra lennesimo strappo che potrebbe essere determinante
sia nel prosieguo dellattività amministrativa, sia nella
rideterminazione della compagine da presentare nelle consultazioni
amministrative del prossimo anno.
Dopo aver perso per strada Fernando Guerrera, passato armi e bagagli
allopposizione, la compagine del Sindaco Palladino ha dovuto
registrare lo strappo con lascendente politico di sempre, quel
Perugini che dopo tanti lustri da protagonista aveva assunto il ruolo
di mentore, avendo egli provveduto, nel frattempo, a favorire la propria
successione proprio a favore dellattuale amministrazione. Ma
evidentemente, vuoi per le esperienze personali maturate, vuoi anche
per motivi di interessi personali ed ideologici, le strade politiche
sembrano dividersi in occasione di queste ultime consultazioni politiche.
Infatti, la nuova scelta Udeurrina compiuta da Perugini non ha trovato
il consenso di Palladino che ha preferito rimanere proprio in quel
"Forza Italia", ove condotto dallormai ex-mentore.
Se nellimmediato tale scelta non provocherà terremoti
particolari, in proiezione potrebbe essere una scelta di campo con
conseguenze deleterie proprio per le ormai vicine amministrative del
prossimo anno.
Di tutto ciò non possono che godere gli oppositori, vuoi per
le azioni sino ad oggi compiute, vuoi anche per questa inattesa divisione
interna a livello apicale. Ora se le divisioni interne favoriscono
il rilancio delle opposizioni, è pur vero che questultime
per poter avere la certezza del successo nel prossimo futuro, dovrebbero
trovare tutti i motivi di unità, confezionando programmi e
attraendo tutte le risorse culturali e politiche di cui sono capaci,
presentandosi al giudizio degli elettori con serenità.
Del resto il lavoro svolto dal Dr. Testa, nella sua funzione di Consigliere
Provinciale, sta producendo tutte quelle garanzie di competenza e
di attività che gli elettori, liberi da ogni interessenza di
tipo personale, possono attendersi e/o richiedere ai propri rappresentanti.
È di questi giorni lesperimento della gara di appalto
per il completamento dellatteso svincolo sulla Fondo Valle Tammaro
o S.S.88, tristemente nota come la strada della morte. Entro il mese
di luglio, infatti, lAssociazione Temporanea di Imprese di Fasano,
aggiudicataria della gara, dovrà dare inizio ai lavori che
una volta completati daranno maggiore sicurezza alla strada e, quel
che maggiormente conta, oltre a non registrare più incidenti
mortali, lo svincolo per Pontelandolfo cesserà di avere quella
lugubre nomea di svincolo della morte. Si girerà verso i nostri
luoghi per raggiungere, senza le ansie e le paure di oggi, lameno
centro storico, la splendida piazza, percorrere laccogliente
viale di ingresso.
Ma entro lanno ci sarà di più: infatti è
di questi giorni la notizia dello stanziamento da parte della Regione
Campania, dellatteso contributo per la realizzazione del Museo
dellarte tessile, programmato dalla Provincia ad iniziativa
proprio del consigliere Testa. Il Museo è destinato a raccogliere
i vecchi telai che, manovrati dalle mani esperte delle tante operaie,
producevano i famosi tessuti caratteristici di Pontelandolfo, ora
come arazzi e coperte, ora come vestiari e borse. Una testimonianza
di un florido periodo economico per Pontelandolfo, ma anche di unarte
come quella tessile, che grazie a Elda Rubbo troverà la sua
memoria storica. Un compendio meraviglioso che si sposa con quello
del costume tradizionale già esistente per iniziativa del GTF
Ri Ualanegli, finanziato dalla stessa Regione Campania illo tempore
e attualmente in gestione alla Pro-loco. Una memoria che evoca nostalgiche
immagini di lavoro con il canto delle operaie che fanno da colonna
sonora al film di unarte vera che affondava nella vocazionalità
del territorio.
Per terminare non potevano mancare spunti polemici. Infatti, sin dallinizio,
il Dr. Testa si era mosso in previsione dellavvenimento, ed
aveva chiesto allAmministrazione Comunale la disponibilità
delledificio che aveva ospitato lIstituto Professionale
Marco Polo, visto lo stato di disuso in cui versava. Sembra che per
tutta risposta, nel pieno rispetto del silenzio-diniego, la Giunta
abbia disposto lalienazione allasta dello stabile. Non
sarà per dispetto personale? Ma dispetto fatto a chi? Interrogativi
non privi di risposte, ma certamente non meritevoli di commenti, in
quanto i fatti si commentano da soli. Lalternativa comunque
è stata trovata nel centralissimo palazzo di proprietà
del Dr. Conforti, famoso neurochirurgo in quel di Napoli. Grazie alla
sensibilità dimostrata dal professionista, la Provincia e quindi
il consigliere Testa, potranno veder realizzata uniniziativa
di grande spessore culturale che presumibilmente sarà dedicata
allormai altrettanto grande santo delle nostre terre: quel Padre
Pio che intervenne allepoca nel favorire proprio lacquisizione
di quei telai che la proprietaria Elda Rubbo, nel renderli disponibili,
ne rivendica orgogliosamente il tocco del santo.
La nostra conclusione che non potrebbe essere differente, si affida
a degli interrogativi: ma listituendo Museo a chi porterà
i suoi vantaggi? Testimonia la storia e la cultura di quale popolo?
Non sarà il caso di riflettere meglio prima di abbandonarsi
ad iniziative ottuse, frutto di infantilismo politico e di speculazioni
di stampo personale? Lautentico pontelandolfese non può
fare altro che ringraziare tutti quanti hanno contribuito e contribuiranno
allintera iniziativa e alla sua riuscita.
Nicola
De Michele
BUONALBERGO
Teque
supra Te
Caro
nipote,
il mio vecchio vocabolario al termine globalizzazione dà il
significato di globismo che a sua volta significa "processo conoscitivo,
proprio della psicologia, per cui le cose sono inizialmente percepite
in modo complessivo e generico, e solo in un secondo momento vengono
analizzate" oppure ciò che in pedagogia si definisce "metodo
globale". Certo il mio è un vocabolario antico, ormai
sorpassato dai tempi e dal linguaggio moderno ed è forse questa
la ragione per la quale la mia mente incontra qualche difficoltà
a comprendere lattuale significato del termine globalizzazione.
Riesco tuttavia a capire il motivo per cui è necessario fare
ricorso alluso di una sola lingua perché la globalizzazione
possa compiutamente svilupparsi in ogni angolo della Terra ed in ogni
campo della vita sociale, da quello economico a quello culturale.
Né si può disconoscere il ruolo guida che in questa
materia hanno assunto i paesi angloamericani; ne consegue, come la
luce al giorno, che lingua globale non possa essere considerata se
non la lingua inglese.
E quindi, allorché la globalizzazione sarà diventata
un dato di fatto, la lingua inglese sarà e dovrà essere
considerata lunica lingua da conoscere e studiare?
Che fine faranno il francese, il tedesco, larabo, il cinese,
il russo, litaliano?
Saranno considerate tutte lingue morte come lantico greco ed
il latino?
Personalmente credo di no, perché le culture, delle quali asse
portante è il verbo - la parola - il linguaggio, possono tramontare,
ma giammai morire.
Alcuni ritengono, come Amerigo Ciervo nella sua introduzione a "miti
riti e credenze del Sannio beneventano", che forse stiamo abbandonando
la civiltà della "parola", che molti codici stanno
perdendo valore e che nuove regole scardineranno la realtà
attuale. Può darsi, anche perché la Storia ci insegna
che ciò è possibile e se per il passato le civiltà
degli Egizi e dei Sumeri hanno visto in seguito svilupparsi gli imperi
dei Babilonesi, dei Fenici e dei Romani, nulla vieta al nuovo mondo
di espandere il suo potere imperiale e quindi il suo linguaggio sul
globo intero. Però rimane inconfutabile il fatto che quelle
civiltà, da tempo tramontate, sono ancora vive nei popoli che
ne conservano le tradizioni ed in alcuni casi anche il linguaggio,
sia pure in maniera riveduta e aggiornata.
Caro nipote,
non voglio "vestire gli abiti un pò lisi del predicatore
di turno... per annunciare la necessità di un ritorno alle
origini", il che sarebbe cosa buona e giusta per un nonno; desidero
soltanto affermare, insieme a tanti altri, che le civiltà "in
ascesa tendono inevitabilmente a derivare, da quelle a cui si sostituiscono,
modi e forme di vita e despressione". Questo fenomeno è
particolarmente interessante nel linguaggio e cosi si spiega come
il nostro volgare abbia cercato di assumere dignità di lingua
mutuando termini e costrutti dal latino.
Pertanto se vogliamo conoscere veramente chi siamo per meglio inserirci
nelle società in ascesa, dobbiamo necessariamente studiare
modi e forme di vita e despressione del mondo latino dal quale
deriviamo. Comprendere perciò le parole latine è di
primaria importanza per coloro che aspirano a diventare migliori,
perché nello studio delle lettere luomo si nobilita e
supera gli altri uomini.
Mi vengono alla mente le parole di Coluccio Salutati: Persuaditi che
non può esserci alcuna cosa più bella o più degna
di lode che attendere liberamente alle lettere. Non cè
cosa migliore di fatiche così nobili per innalzare sé
stesso sopra sé: teque supra te tam honestis laboribus elevare.
Attendere ogni giorno agli studi è ciò che consente
alluomo di raggiungere la sapienza e leloquenza che sono
le doti per le quali egli si distingue dagli altri esseri animati.
Sappi, caro nipote, che saggezza ed eloquenza sono i soli doni che
la fortuna ha collocato al di sopra della potenza, della dignità
e della nobiltà del sangue; se vuoi, perciò, superare
i tuoi stessi limiti ed elevarti sopra gli altri uomini, ricordati
che devi salire faticosamente i vari gradini del sapere.
E leggendo i classici latini potrai sentirti partecipe della "non
piccola" gioia che prese Poggio Bracciolini nel ritrovare le
Istituzioni oratorie di Quintiliano.
Cosa, infatti, potrebbe essere più lieta, più gradita,
più accetta a tutti gli uomini saggi quanto la conoscenza di
quelle opere attraverso le quali si diventa più dotti e più
eleganti nel parlare?
Nella speranza che anche tu un giorno possa ritrovare nei testi latini
un grande tesoro, ti abbraccio con affetto.
Antonio
Scocca
S.MARCO
DEI CAVOTI
Un
attimo di
riflessione
Di
tanto in tanto occorre fermarsi un istante, guardare al passato, confrontarsi
con gli altri, interrogarsi sul domani. È un momento importante
di riflessione che aiuta a cogliere gli aspetti positivi e negativi
di quanto si è fatto. Il rituffarsi nel vissuto consente di
individuare errori, per correggerli; aiuta a riformulare gli obiettivi,
per renderli più compatibili con il reale; permette di stabilire
quali sono le occasioni mancate, per riacciuffarle.
Quella di riflettere è unesigenza che gli individui sentono
più o meno intensamente; è un bisogno culturalmente
importante. Assicurare spazio al dubbio, mettere in discussione anche
il proprio "credo", garantire la partecipazione, ricercare
il da farsi, aiuta a meglio individuare i problemi. Occorre però
non attardarsi eccessivamente nel ripensare, ma saper arricchire quel
momento con lattivismo efficiente che è tipico di chi
pensa ed opera con dignità, arricchendo la società.
S.Marco dei Cavoti era un paese povero e un paese agricolo. Anche
qui si è avuto un "boom" economico e sociale, che
ha fatto gridare al "miracolo sammarchese" (chi di noi non
ha detto almeno una volta: quante automobili ci sono nel nostro paese!)
ed è parso che ogni traguardo si potesse ormai facilmente raggiungere.
Non ci siamo però interrogati adeguatamente sui "costi"
che questo tipo di sviluppo ha richiesto, sui ritardi civili accumulati
e sulle nuove disuguaglianze che ha generato. Ora siamo complessivamente
più ricchi di prima, ma il povero resta tale, la solidarietà
sociale si è affievolita, sono emerse nuove povertà
culturali e materiali. Qualcosa non ha funzionato bene se al progresso
"economico" non si è accompagnata la crescità
in civiltà, se al "progresso economico" non ha fatto
riscontro la liberazione dellisolamento e dellemarginazione.
Di chi la colpa? Abbiamo tentato di percorrere a ritroso nel tempo
l"iter" del vissuto locale, delle vecchie realtà
comparate alle nuove in una sorta di parallelismo "spurio"
in considerazione delle molteplici affinità e pochissime divergenze.
Dopo le amministrazioni "liberali" dellimmediato dopoguerra,
appiattite sul conservatorismo di casta e chiuse al dialogo esterno
per la difesa di una oligarchia di stampa tradizionale, si sviluppa
una vera e propria lotta nel senso della emergente borghesia che assurge
a guida delleconomia locale, attraverso il commercio ed il piccolo
artigianato che lievitano sensibilmente anche in virtù delle
rimesse monetarie riconducibili al massiccio flusso emigratorio verso
le Americhe, lAustralia ed i paesi dellEuropa centrale
e veste i panni dei partiti politici più fortemente rappresentativi.
E "nasce" così la DC che si impossessa del malconento
contadino ("parzenale" o incipiente "mezzadro")
e lo gestisce attraverso una sorta di protezionismo, non certo liberatorio
dalla posizione di "vassallaggio" o dallagricoltura
"povera", che torna utile ai fini elettorali, a gratifica
di una promessa e mai ottenuta emancipazione economica e sociale.
E "nasce" anche il PCI che si insinua nel dialogo DC
movimento contadino, di questultimo difendendone la connotazione
di classe sfruttata, abbisognevole, perciò, di immediata liberazione
dal "gioco" gentilizio-borghese.
Le amministrazioni comunali che, quasi in sincrona alternanza, i due
partiti hanno espresso fino agli anni ottanta, hanno privilegiato
un assistenzialismo cieco e mal mirato, a scapito di una solidarietà
collettiva, non sapendo, forse, conciliare le esigenze di un vivere
umano, capillarmente diffuso e perseguito in modo convinto, con le
istanze dellefficienza, della "produttività"
e della competitività. Non ci macchiamo di demagogia né
di settarismo se affermiamo che solo lAmministrazione diretta
da Francesco Cocca si caratterizza per lefficientismo e la volontà
di operare "sul serio", tanto da porsi oggi quale termine
di paragone a fronte del lassismo e del "tira a campare"
delle restanti amministrazioni. Il periodo 1980/85 si connota per
volontà politica ma scarso impegno amministrativo che imbavaglia
le tendenze aperturistiche degli eletti negando la realizzazione di
un "concordato" programma di ampia valenza sociale e dai
contenuti fortemente innovativi. Lassenza di una visione politica
globale e di una pur minima conoscenza dello storicismo politico nonché
la dimostrata incapacità di interpretare le istanze dei cittadini,
contraddistinguono questo periodo.
E, finalmente, lamministrazione Cavoto che, senza indugi, ribalta
i termini del rapporto cittadino-municipio. Essa consuma celermente
il sacrificio del cittadino-uomo, titolare, costituzionalmente, di
diritti e doveri, a favore del cittadino-cliente, protetto dal manto
dellassistenzialismo esclusivo, arricchito da programmate prevaricazioni.
In sostanza non si sono verificati né si stanno verificando
mutamenti sostanziali nel tessuto urbano e rurale che, in genere,
caratterizzano unamministrazione attiva né la stessa
ha legato il proprio nome ad opere e programmi straordinari. Si persegui,
secondo noi, non tanto la crescita del paese quanto il tentativo di
attenuazione delle tensioni per ottenere il maggior consenso possibile
a livello politico ed elettorale.
Questo atteggiamento, di fatto, ha rafforzato i meccanismi assai lontani
sia da unautentica logica di sviluppo sia da una valida tutela
delle esigenze di socialità che sono ormai acquisite dalla
moderna cultura gestionale-amministrativa. Anche lespansione
del ruolo del Comune come imprenditore si esaurì con finalità
di tutela nepotistica, trascurando di garantire una migliore e più
equa gestione dei servizi di pubblico interesse e mirando a modelli
di sviluppo affatto compatibili con lesistenza di immodificabili
condizioni ambientali (presenza AGIP con relativo inquinamento dellaria;
fognature con frantumazione e scomparsa di una parte del complesso
roccioso della cascata ripa!).
Alla luce di siffatta esperienza, crediamo che si possa affermare
che certe scelte furono preferite dalla civica amministrazione non
tanto per ragioni politico-programmatiche quanto per tamponare esigenze
specifiche. Tutto questo avvenne in maniera disorganica avendo come
obiettivo di fondo lammortizzazione sociale ed un obliquo piccolo
consociativismo.
Quale scelta, allora? È quella a cui non si può sfuggire:
quella fra un risanamento, un progresso non privi di un costo, come
premessa per uno sviluppo "sano", e una stagnazione forse
meno rischiosa ma che ha come prezzo la rinuncia ad essere protagonisti
nei processi di crescita della società sammarchese. La quale,
pur così poco articolata ma fortemente contraddittoria, così
ricca di scompensi e di contrasti, nella sostanza ha già scelto:
la riprova è in una serie di indicatori delle mutazioni e della
sensibilità dellopinione pubblica.
Nel vissuto della società sammarchese vi sono molte iniquità
e poca trasparenza. Eliminarle senza generare nuovi paternalismi e
senza sacrificare dignità e diritti sarebbe un traguardo ambizioso,
ma possibile. Riuscire ad estirpare lingiusto dal civile, dal
sociale, dalleconomico e farlo nel quadro di una crescita culturale
e sociale diffusa diventerebbe davvero meritorio. Le forze politiche
e culturali hanno in un tale contesto un ruolo fondamentale. Saperlo
interpretare senza favoritismi esclusivismi e faziosità sarebbe
già un risultato. Dimostrerebbe che sulle scelte di fondo si
può convergere anche quando si intende discuterne le strategie.
E la "politica", ci pare, del sindaco Francesco Cocca.
È una sfida che richiede contributi diversificati di idee ed
un impegno generale: ma è una battaglia per preparare il futuro
della nostra S.Marco che merita di essere combattuta.
Antonio
Perrotta