La gioia della Speranza

con Davide Nava

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Segni dei tempi e il Natale
Papa Orsini un Pastore Santo
Una storia d'Amore!
Il ritorno alla terra!
Alcide De Gasperi, l'umanità e la grandezza della Politica
L'Italia e l'Europa con il cattolico Matteo Renzi
Quale Europa?
Auguri, perché
L'Euro e la fine del sogno europeo
L'Onu contro la Chiesa
La crisi dell'Occidente


Segni dei tempi e il Natale

Scorre veloce e inquieta la drammatica vicenda del nostro esistere; dei suoi eventi siamo partecipi e spettatori, sempre immersi nell’incessante telenarrazione planetaria.
E così, sulla scena del nostro sentire si alternano personaggi ed episodi, reali o virtuali, che suscitano, dentro il cuore cognitivo, affettivo e relazionale dell’io, attenzioni, emozioni, passioni, resistenze, impeti, sofferenze, rifiuti, … e giudizi su la civiltà e la barbarie di questo tempo ora gioioso, ora infelice, spesso frivolo e malsano, attraversato dal bene e dal male della storia, con i rischi, le sfide e i problemi di ogni giorno.
Mentre si concludono le settimane del 2014 e si schiudono le prospettive di un nuovo inizio, sembra venir meno la capacità di leggere i “Segni dei tempi” e il coraggio di investire l’anima nella speranza del futuro.
La Civiltà dell’Occidente, per secoli vitale protagonista nella potente missione di umanizzazione mondiale, rinuncia ormai alle sue radici religiose; smarrisce le direzioni culturali della sua grandiosa tradizione; avvelena le sorgenti etiche e giuridiche della convivenza democratica; corrompe la sua testimonianza di servizio e di solidarietà. E precipita rovinosamente verso “la fine perversa di tutte le cose” che Emanuele Kant intravedeva già due secoli fa, ove il pensiero dominante degli uomini diventasse quello di un rifiuto e di un’opposizione contro il Cristianesimo.
Ora crescono i dubbi, le paure, i risentimenti. Aumentano le divisioni, i conflitti, gli scontri, le cupidigie. Irrompono, con gesti esecrabili, violenze e terrore. I valori costitutivi della procreazione della vita, del suo svolgersi e del suo naturale compimento sono sempre più offesi e sconvolti. La stessa identità dell’umano, il suo essere maschio e femmina, l’essenza del matrimonio generatore della convivenza sociale e civile sono inesorabilmente aggrediti da una scellerata logica nichilista.
I principi fondamentali dell’educazione alla verità, alla libertà e all’amore vengono sempre più corrosi e negati.
La politica e l’economia sono state consegnate alla sovranità totalitaria dell’”imperialismo internazionale del denaro” e alla superba supremazia della scienza e della tecnica.
Si è venuta compattando una ideologia-strategia del dominio planetario che si autolegittima con il falso e maligno spiritualismo dell’apostasia e assalta, con la promozione del paganesimo, i luoghi, le forme, il cuore e i custodi della verità e della fede, della libertà e della speranza, dell’amore e della vita. Il dono trinitario della Creazione, della Redenzione e della Santificazione viene ora bestemmiato ed irriso.
Questo “ultimo segno” tragico della storia mostra quanto grave e radicale sia l’alterazione del “pensare cattolico” tra tanti intellettuali e anche tra molti ecclesiastici per una sorta di “ibridazione modernista” che inquina e distorce la Parola della Rivelazione, svia e condanna il Cammino della Tradizione, rovescia, pur esaltandola e celebrandola, la testimonianza della Misericordia e del Perdono.
Con la benedizione della perfidia della secolarizzazione, il Cristianesimo, senza Cristo Via Verità Vita, privato di Verità, di Croce e di Eucaristia, si avvia a divenire terribilmente “anti-Cristico”.
Ma anche in questo mondo di tenebre, rimasto “senza speranza e senza Dio”, ritorna il Bambino. Ritorna lo splendore della sua eterna Luce di Verità, di Bene e di Bellezza!
Viene ancora e sempre il piccolo DioAmore tra le braccia accoglienti della Vergine Madre che desidera donarLo a tutti noi, ancora incattiviti e insolenti, ma pur sempre animati, nel cuore affaticato ed oppresso, da un estremo respiro di Libertà e di Amore.
Per accogliere il Figlio di Dio e di Maria, è urgente correre a inginocchiarci davanti alla “capanna di Betlemme”, è necessario tornare a credere, a sperare, ad amare!
Noi non abbiamo “il diritto al futuro”: il tempo è un dono per il nostro destino, non una pretesa; un dono grande per il nostro desiderio profondo e forte di accogliere Gesù di Nazaret crocifisso e risorto che viene, finalmente, a vincere il mondo, il tempo e la morte.

("Benevento – La libera voce del Sannio" n.11 del 12/12/2014)


Papa Orsini un Pastore Santo

Dopo circa tre secoli, la Chiesa e le genti dell’antica, vastissima Diocesi di Benevento tornano a sperare che possa finalmente giungere a compimento il processo di Beatificazione di Fra’ Vincenzo Maria Orsini (1650-1730) aperto già nel 1755 a Tortona.
Sono ancora molteplici i segni della sua presenza nelle Chiese e negli Archivi del nostro territorio; è ampia la memoria della sua testimonianza riformatrice nel cuore ecclesiale e culturale delle realtà governate dalla sua energia sapiente ed orante, viva e generosa di Vescovo, certamente il più grande nella successione di San Gennaro sulla cattedra beneventana.
Mons. Pasquale Maria Mainolfi, con la collaborazione di altri tredici studiosi, pubblica ora, con le Edizioni Realtà Sannita, “Papa Orsini un pastore santo”.
Vi sono raccolti tessuti narrativi e linee di ricerca che presentano e ridefiniscono aspetti, profili, fasi della straordinaria vicenda orsiniana, interamente consacrata al primato di Cristo Redentore e impiantata sulla speciale devozione filiale a Maria Santissima.
Emerge dalla pluralità delle significative voci storiografiche, pur varie per sensibilità e intonazione, l’integralità umana e religiosa di una possente figura pastorale fortemente animata da una missione appassionata ed eroica di servizio alla Chiesa di Gesù Cristo: mai si lascia condizionare o sopraffare dagli interessi mondani e dai compromessi politici, nemmeno insidiare dalle nascenti e aggressive logiche della secolarizzazione razionalistica.
La presentazione, in questi giorni, dello studio su Papa Orsini possa segnare il risveglio di attenzione del cuore e dell’intelligenza delle nostre comunità su questa grandiosa e santa testimonianza di Fede e di servizio.
Le scuole potranno porre al centro della loro programmazione pedagogica e didattica gli eventi storici e culturali, gli scenari civili e politici che hanno costituito l’orizzonte di civiltà di quel tempo, perché la coscienza civile e religiosa delle nuove generazioni sappia riconoscere ed amare un eccezionale protagonista della nostra storia, al quale ispirarsi per dar senso all’esistenza sempre più minacciata dalla debolezza del pensiero, dalla paura del futuro e dalla mancanza d’amore.
L’Università del Sannio potrà promuovere percorsi di ricerca sui processi sociali ed economici e su la regolazione giuridica ed esplorare le sfide della modernità e le dinamiche di pensiero e di azione che da allora conducono alla vicenda complessa, difficile e drammatica dell’oggi.
La compresenza del Sindaco di Gravina –città natale di Benedetto XIII– e del Sindaco di Benevento all’incontro di presentazione all’Auditorium San Gennaro possa sigillare un patto di fraternità e di amicizia per rinnovare e condividere i principi, i valori e la prassi della spiritualità orsiniana.
Sono soprattutto le Parrocchie e le Amministrazioni dei nostri Paesi, tutti segnati più volte da memorabili Visite e Cure Pastorali, a dover rilanciare la memoria e la profezia di questa straordinaria e generosa avventura dell’anima orsiniana che, da allora, ha inciso fortemente nella crescita religiosa, nella sensibilità morale della nostra identità e nella costituzione etica della nostra convivenza.
Potremo, così, prepararci con gratitudine e devozione profonda ad accogliere il dono meraviglioso della Beatificazione del nostro grande Pastore – e confidiamo che possa presto realizzarsi – per venerarlo e implorarne Protezione e Benedizione sul nostro destino di salvezza.

("Benevento – La libera voce del Sannio" n.10 del 14/11/2014)


30 anni di Casa nel Sole: una storia d'Amore!

“CASA nel SOLE” è una storia d’Amore che da tre decenni segna il territorio umano del Sannio e della Campania, animandolo con migliaia di gesti, di parole, di eventi, di incontri: tutti nella logica vitale dell’accoglienza, della partecipazione, della solidarietà!
Per ricapitolare i passaggi del suo costituirsi e del suo diffondersi, nell’orizzonte di vita e di speranza che avvolge i nostri percorsi e i nostri destini personali, familiari, civili, ecclesiali, è necessario rintracciare l’ispirazione e il fine di questa intensa iniziativa di Volontariato sorta, nel fervore del cuore francescano e del mistero sacerdotale, per la purificazione e la redenzione dell’umano immerso nel travaglio quotidiano dell’esistere.
Ed è necessario anche introdursi nelle profondità e nell’ampiezza della condizione umana, spesso travolta dall’ “anti-cultura della morte” che si esprime nelle forme micidiali della perdita della filialità e della fraternità, nel grido della solitudine e nelle ferite della dignità, nella devastazione dell’intelligenza di sé e degli altri, nel doloroso e tragico precipitare dell’anima negli scenari del nichilismo contemporaneo.
E’ proprio nell’incontro fiducioso e coraggioso dell’Amore con i luoghi del disagio e della sofferenza, del risentimento e dell’offesa che è stato possibile far rinascere la “cultura della vita” nella ricerca, nel cammino, nella testimonianza di questi trent’anni.
Solo nell’apertura all’altro, infatti, e nella prassi dell’ascolto confidente, si manifesta e si cura l’irrequietezza del desiderio umano che rende l’io insoddisfatto e infelice; solo nell’incontro affidabile e fecondo si rivelano e si rimarginano le profondissime lacerazioni che svigoriscono la potenza relazionale costitutiva della persona.
Nelle tante esperienze dialogiche e comunitarie, filo conduttore e dinamico di “CASA nel SOLE”, riemerge allora il riconoscimento del sé-per-l’altro, rifiorisce l’intimità del corpo riappacificato con la propria anima, si risana l’identità sconvolta dal dubbio, dalla paura, dall’angoscia, dalla violenza e si ricompone l’equilibrio naturale del vero, del buono e del bello. La persona, nel dramma del suo esserci, ritrova con gioia la misura, la regola e il fine del convivere, recupera alla radice della realtà il senso eterno e infinito del mistero del mondo e della storia, risorge dalla notte delle “dipendenze” e rintraccia i significati, la luce e la direzione del vivere.
Agli inizi di questa meravigliosa ed umile avventura di donazione, di accoglienza, di gratuità e di comunione, a Santa Margherita di Casaldianni (Circello), colsi con ammirazione, con sorpresa e gratitudine come l’impresa generosa di Padre Vittorio Balzarano riuscisse a creare nell’incontro un luogo vivo di relazioni personali, affettive, emotive, cognitive in cui ognuno si potesse riconoscere nella sua dimensione di essere e di essere per gli altri e come l’ “Amore diviene il criterio per la decisione definitiva sul valore o il disvalore di una vita umana” (Deus Caritas est,15).
Con l’aiuto di Dio e la benedizione di Maria Santissima continui a germinare e a rinnovarsi questa esperienza sapiente e profetica che recupera dalla degradazione che disumanizza e perverte, che corrompe e mercifica un’umanità sofferente e sperduta. E torni a risplendere e a grandeggiare, lungo il cammino faticoso della nostra storia complicata e difficile, il Dono divino dell’Amore.
Siamo creature nate per amare e per essere amate e solo l’esercizio gioioso e concreto del Comandamento dell’Amore può riaffidare agli uomini e alle donne di questo tempo straordinario il destino primordiale ed eterno del vivere.

("Benevento – La libera voce del Sannio" n.9 del 17/10/2014)


Il ritormo alla terra!

La crisi continua! E ci sgomenta e avvilisce. Ma può anche sospingere al rischio, all’iniziativa, al sacrificio.
La condizione territoriale del Sannio, per la persistenza tenace di una cultura contadina e artigiana non ancora completamente dissolta e per la pluralità di piccole unità civili sofferenti ma animate ancora da non disperse energie comunitarie, può offrire possibilità e risorse al rilancio di una vigorosa “rete di speranza”: una rete di organizzazione del lavoro e dello sviluppo agricolo, centrato su la logica della solidarietà e della condivisione, da saldare ai bisogni fondamentali dell’alimentazione e dell’essenzialità del vivere e alle vocazioni del territorio.
E’ tempo di risvegliare la coscienza culturale, civile e religiosa delle nostre comunità locali, resa passiva negli esasperati processi del consumismo, depressa nelle deboli iniziative imprenditoriali, estranea alle strategie di salvaguardia e di custodia dell’ambiente, ossessionata da uno stile di vita guidato dall’avidità e dall’esibizione, indifferente agli sprechi e al degrado.
La crisi ha travolto consolidate sicurezze economiche e sociali e sta riducendo tante illusioni sul ripristino nel mercato finanziario di condizioni e di prospettive di ripresa del modello socio-economico dominante.
Ora richiama le responsabilità personali e collettive, le istanze familiari e associative di base fino a quelle politiche e amministrative, a una nuova sfida: ad impiantare e a promuovere tessuti di economie solidali in tutti i settori a cominciare da quelli indispensabili per l’esistenza.
L’agonia in Campania delle Comunità montane e lo spegnersi dei coordinamenti provinciali nei servizi e nelle istituzioni, deve sospingere le Amministrazioni ad animare esperienze locali capaci di incidere profondamente nei meccanismi produttivi e distributivi e a ravvivare tradizioni e colture morte da cinquant’anni.
In Italia sta crescendo una sensibilità etica nuova che ridefinisce gli obiettivi di valorizzazione delle risorse disponibili secondo i dinamismi delle relazioni sociali fondamentali delle famiglie e dei gruppi attivi nel territorio e secondo i criteri, i metodi e le tecniche dell’economia solidale.
Crescono i “gruppi d’acquisto solidale”, si sviluppa il settore della finanza etica e mutualistica; si estendono le forme di vendita diretta nelle aziende agricole; si diffondono le buone pratiche dell’associazionismo nella produzione, nella trasformazione e nei consumi.
Anche da noi è necessario iniziare, da subito, a valorizzare, promuovere e sostenere tutti i dinamismi solidali dell’economia locale. A cominciare dalla formazione nelle attività educative, dall’informazione nei circuiti delle relazioni sociali, dall’attivazione municipale di un portale web dedicato specificamente agli scopi, agli operatori, ai dati, agli strumenti e agli interventi dell’economia solidale.
Il Bene comune, generato dall’Economia Solidale, come orizzonte vitale della convivenza, può accogliere così l’intelligenza complessiva della Comunità locale e renderla protagonista nella prassi ormai necessaria di una forte e coraggiosa “sovranità alimentare e ambientale”.
Dalla riconquistata “sovranità” di popolo nei settori e negli ambiti essenziali dell’economia locale può venire una spinta vigorosa a ripristinare le condizioni della vivibilità civile, dell’equilibrio ecologico, della convivialità solidale e della partecipazione popolare al destino civile, politico ed economico di questo tempo che sembra sottratto alla nostra responsabilità e alle nostre decisioni.
La misura dell’autonomia civile può essere rintracciata nelle coordinate sociali ed economiche della vicenda locale, nelle relazioni dirette della prossimità familiare e sociale, nella filiera corta dei processi alimentari, nella partecipazione diretta ai servizi comunitari, nella diffusione del volontariato e nella penetrazione dei valori del dono e della gratuità.
Fermarsi ad attendere che si mettano in moto, dall’alto e dall’esterno, i processi del lavoro e dell’occupazione, è una scelta insipiente che continua a disgregare solidarietà ancora resistenti, che scompone l’organicità non ancora dissolta della vita nei territori e congiura ad allontanare dai nostri scenari comunitari le giovani generazioni ancora capaci di rischio e di destino.
La politica nei territori non può più scommettere su “l’imperialismo internazionale del denaro” e sulla subordinazione alle corporazioni mondiali del dominio economico. Il modello predatore e ingiusto del capitalismo totalitario è finito.

("Benevento – La libera voce del Sannio" n.8 del 12/9/2014)


Alcide De Gasperi, l'umanità e la grandezza della Politica

Nella storia di un popolo, nella costruzione di uno Stato, di una Nazione, gli eventi fondatori hanno un’evidenza profonda e costituiscono una condizione centrale nei processi di formazione culturale ed educativa dei profili civili e nella ridefinizione evolutiva dell’identità popolare e spirituale.
Questo presente convulso e affaticato, eppure così frivolo e istupidito, sembra non aver memoria e intelligenza della sua radice storica e politica, della sua costruzione istituzionale e della sua configurazione etica.
Nel sessantesimo anniversario della morte di Alcide De Gasperi, il ricordo della sua testimonianza grande e drammatica, della sua umanità forte ed austera, della sua personalità straordinaria di perseguitato e di statista, sembra affidato soltanto alla “commemorazione” della Chiesa che ha introdotto il processo di Beatificazione dopo averlo già proclamato “Servo di Dio”.
La dimenticanza segnala un vuoto gravissimo nella cultura politica, giuridica, istituzionale e procura una ferita profonda al cuore stesso della democrazia italiana, segnalandone la crisi e la decadenza e, purtroppo, il disfacimento. Anche in politica il nostro Paese, come nella cultura, nella religiosità, nel costume, si è abilitato al parricidio.
De Gasperi è il Padre fondatore della nostra realtà statuale: nessuna analisi storiografica, anche la più sprovveduta o di parte, può nascondere o ridurre il riconoscimento della sua poderosa e storica “missione di servizio”.
Ci sono tre fasi decisive nella sua vicenda umana che lo rendono protagonista di una esperienza straordinaria, complessa e drammatica.
Assiste e partecipa alla “finis Austriae”: è nel cuore dell’impero asburgico, mosaico di popoli, di lingue, tenuto insieme dal primato della grandiosa tradizione cattolica del Sacro Romano Impero, che avviene la sua formazione universitaria ed emerge la sua vocazione politica di rappresentante trentino nel Parlamento viennese, fino alla tragedia dell’“inutile strage” del primo conflitto mondiale. E’ animato da una profondissima Fede, vissuta come “anima e midollo delle cose”, nella storicità concreta dell’organizzazione civile e nello sviluppo del movimento cattolico. La sua Fede è radicata in un’obbedienza sicura alla Chiesa, per cui diventa inevitabile la rottura con l’“infelicissimo pensiero” di Romolo Murri iniziatore della Democrazia Cristiana.
Dopo il travaglio dell’annessione delle Terre irredente inizia per De Gasperi la breve esperienza politica nel nuovo orizzonte italiano: vi si muovono alla ricerca di un equilibrio possibile o di un’egemonia il nuovo partito popolare di Don Luigi Sturzo e il già consolidato partito socialista, mentre irrompe il movimento fascista di Benito Mussolini e si va disgregando il tradizionale blocco liberale post-giolittiano. Nel ventennio, De Gasperi sopravvive alla sofferenza del carcere, al processo, alla malattia e alle tante difficoltà e privazioni di una vita difficile.
Con la crisi e la fine del Fascismo, De Gasperi riprende l’iniziativa politica. Sono già della primavera del 1943 le “Idee ricostruttive”. Si muove con sapiente energia nella difficilissima realtà del paese provato e sconfitto e nello scenario complicato della politica internazionale, dove si va delineando la leadership americana da una parte e l’egemonia stalinista dall’altra. Il 2 giugno 1946, elezione dell’Assemblea Costituente, e il 18 aprile 1948, vittoria della D.C. con il 48,5%, segnarono traguardi importanti per le sorti della democrazia e per il successo della intensa ricostruzione del Paese. De Gasperi realizza il progetto della restaurazione dello Stato, con la stabilizzazione degli equilibri sociali ed economici, con il “trattato di Pace” del 1947 e con il piano Marshall; e con l’intesa tra i cattolici De Gasperi, Adenauer e Schuman viene avviata la Costruzione dell’Unione Europea.
Poi improvvisamente si chiude la sua vicenda politica e, con l’amarezza dell’”uomo solo”, anche la sua vita. Qualche giorno prima del 19 agosto 1954 confidava con serenità alla figlia Marianna: “Adesso ho fatto tutto ciò ch’era in mio potere, la mia coscienza è in pace”.
Gli dobbiamo una sconfinata gratitudine. E spero anche una forte devozione.

("Benevento – La libera voce del Sannio" n.7 del 18/7/2014)


L'Italia e l'Europa con il cattolico Matteo Renzi

Il voto europeo del 25 maggio ha confermato e potenziato la leadership di Matteo Renzi alla testa del partito democratico e al vertice del governo del nostro Paese.
E nel contesto della grande crisi, nella quale siamo impantanati, si sono moltiplicate le attese, le scommesse e le speranze su una più rapida ripresa dei processi economici, su una positiva evoluzione del sistema politico e istituzionale, su un equilibrio più sicuro nella ricomposizione delle dinamiche sociali e civili e, infine, su un rilancio consistente del protagonismo dell’Italia in Europa.
Ora Renzi se non è più un democristiano è un cattolico: e “la cosa, tuttavia, sottolinea Ernesto Galli della Loggia, non sembra aver suscitato fin qui l’interesse di nessuno”.
Certamente è un fatto clamoroso che, per la prima volta nella storia del nostro Paese, “il più grande partito della sinistra” da Togliatti a Bersani raggiunga soltanto ora con la guida di un cattolico, di un cattolico praticante, il primato della rappresentanza, da indiscutibile vincitore.
Che a guidare il partito della sinistra e, insieme, il governo del Paese ci sia ora Matteo Renzi, con il suo prorompente profilo pubblico, con la sua anomala storia politica, con l’irruzione improvvisa nello scenario nazionale e internazionale ed anche con l’identità e il vissuto religiosi, impone una riflessione attenta e un interrogativo non marginale.
Qual è oggi lo “statuto culturale, politico, valoriale del PD e quale l’agenda della sua proposta e della sua iniziativa nella società italiana e nel Parlamento?
Dall’altra, qual è il percorso e quale l’ispirazione di un cattolicesimo politico che voglia far valere i valori e i principi della Dottrina sociale della Chiesa, soprattutto sui temi sensibili di natura etica e giuridica?
E si tratta di valori e principi che, nel linguaggio di Papa Ratzinger, sono stati definiti “non negoziabili”.
Essi riguardano fondamentalmente il “Diritto alla vita dal concepimento alla morte naturale”, la formazione della famiglia come indissolubile e feconda unione d’amore tra uomo e donna, il diritto alla libertà d’educazione, il Bene comune nell’ordine civile e statuale.
Il PD, pur nato dall’innesto della superficialmente cristiana “sinistra democristiana” nel corpo post-comunista, ha conservato la linea pragmatica di adeguamento al “pensiero mondano” duramente e radicalmente contrario al “pensiero cattolico”.
E’ sorprendente che il quotidiano della Conferenza Episcopale Italiana, Avvenire, scriva trionfalisticamente: “Ha vinto Renzi: riformatore e rottamatore, uomo-squadra e solista, liberaldemocratico e solidarista, istituzionale e irriverente, cattolico vero e irrequieto”.
Per la verità è difficile notare un mutamento d’indirizzo nella linea politica del PD nella nuova versione renziana.
Il tentativo riformatore con il rilancio anche dei processi produttivi non sembra modificare il profilo di “partito radicale di massa”, configuratosi già nell’approvazione della legge Fortuna-Baslini del 1970, confermata nel referendum del 12 maggio 1974. Resta, quindi, una “doppiezza” rilevante: essere cattolico con l’appartenenza alla comunità ecclesiale e far politica rinunciando nell’esercizio del potere all’orientamento della teologia politica.
La secolarizzazione, senza una forte resistenza pubblica dei cattolici, conduce così la vicenda politica, sociale, culturale e istituzionale a una resa completa e alla corruzione dei legami fondamentali della convivenza civile e al collasso dell’impianto etico-politico della Costituzione del 1948.
Continuerà l’ “attacco alla vita e alla famiglia”; continuerà l’aggressione all’identità maschile-femminile della condizione naturale dell’umano; continuerà la corsa al divorzio, all’aborto, alla fecondazione in vitro, e, purtroppo, anche all’istituzionalizzazione delle unioni omosessuali e alla repressione delle voci che ancora la contrastano.
Il PD di Renzi in Italia e in Europa oserà frenare l’imperversare massmediatico, giuridico e politico che dal sessantotto sembra essere diventato la “cultura di base” e di riferimento delle realtà post-comuniste e post-democristiane integrate ormai in un solo blocco nella gestione dei destini del Paese?
Anche il cedimento assiologico del Centrodestra e il frantumarsi del suo schieramento, e lo stesso svigorimento pastorale della CEI e del mondo cattolico annunciano il tramonto doloroso dell’orizzonte europeo e il “suicidio dell’Occidente”.
Ma non bisogna mai rinunciare alla Speranza!

("Benevento – La libera voce del Sannio" n.6 del 20/6/2014)


Quale Europa ?

La meravigliosa Danseuse di Degas con una vibrazione di Kahlil Gibran su la splendida copertina di “Nuovo Meridionalismo”, n.192, incita non solo alla lettura del poderoso periodico di attualità e di cultura dal vivace orientamento liberale, ma anche a riflettere su un attuale e decisivo passaggio di analisi storico-politica.
In esso, Gennaro Papa concentra l’attenzione su lo svolgimento della profonda crisi mondiale e su la fenomenologia dello “strozzamento” delle relazioni socio-economiche, superabile con la sconfitta delle “tentazioni plutocratiche di un potere politico e sociale solamente riferito alla ricchezza”. E assegna a questo tempo complicato e difficile, alla sua autocoscienza e alla sua responsabilità, il “compito dell’equità nella prospettiva del futuro”.
L’intelligenza contemporanea riesce, però, a cogliere la verità e la complessità di questa nostra realtà e del suo divenire? Con quali categorie storiografiche e con quali schemi interpretativi è possibile ripercorrere i processi religiosi, culturali, civili, istituzionali e giuridici, penetrare le cause del cedimento complessivo della Civiltà occidentale e, nell’orizzonte suggestivo e drammatico della mondializzazione, misurare la frana della sua identità, la degenerazione dei suoi valori e l’oscurarsi del suo destino?
La riflessione intelligente ed esperta di Gennaro Papa ci affida un essenziale “indicatore storico-politico”: la rottura tra Capitalismo e cultura–prassi della Democrazia.
Le lacerazioni del rapporto tra i primari e vitali interessi popolari, rappresentanza istituzionale, patto costituzionale e mercato globale, con il massiccio e incontenibile trasferimento di ricchezza dalla base sociale ai “nuovi padroni del mondo”, conducono inevitabilmente alla “fine della democrazia” e al completo dominio totalitario. Charles Péguy già all’inizio del ‘900 avvertiva l’invadenza smisurata, vorace e perversa di Mammona: “Per la prima volta nella storia del mondo il Denaro è solo in faccia allo Spirito … è solo davanti a Dio. Di qui è venuta l’immensa prostituzione del mondo moderno. Viene dal Denaro, viene da questa universale interscambiabilità”.
Ecco perché si inaridiscono le radici della Libertà e non reggono più le fondamenta della grandiosa bimillenaria civilizzazione dell’Occidente. L’evidenza materialistica ed economicistica di questa micidiale desolazione dell’umano è divenuta così tragica e dolorosa e, nella sua apparenza, così frivola, frenetica ed evanescente, che Roger Scruton, “il più influente filosofo al mondo” secondo il New Yorker, parla ormai de “Il suicidio dell’Occidente”.
Nell’era post-moderna della “democrazia compiuta”, ahimè, si va accelerando l’eversione della tradizione morale, diventa radicale la rimozione dell’antropologia ellenica e giudaico-cristiana, trionfa l’aggressione ai valori etici con la devastazione dei principi della vita naturale, della famiglia, dell’educazione e del bene comune. Tutto in nome della “ideologia di un mondo nuovo”, che è la “falsa coscienza” asservita al “dominio internazionale del Denaro”.
Questa Europa, con le sue leggi, i suoi regolamenti e le sue procedure, quale legame ha più con la visione dei suoi Padri fondatori?
Questa Europa, rinnegando la sua genesi e la centralità e l’inviolabilità della dignità della persona nella storia, impone uno scenario di convivenza e di dipendenza che offende la memoria storica di Alcide De Gasperi e anche del liberale Gaetano Martino.
Questa Europa, smemorata e insipiente, non ha voluto accogliere neppure la premurosa e reiterata indicazione di Giovanni Paolo II di riconoscere le Radici Cristiane e non ha condiviso le sue forti critiche al marxismo e al capitalismo.
Ed ora, senza più la capacità politica e la responsabilità giuridica di contenere e ordinare il potere, questa Europa consegna i suoi popoli alla potenza brutale e oppressiva dell’imperialismo finanziario, alla barbarie raffinata e seducente del “capitalismo senza libertà”.
L’Occidente, soprattutto gli USA di Obama e l’EUROPA di Barroso, non crede più, non spera più, non ama più il dono della Vita e della Libertà: la Ragione forte, creativa ed aperta, riconoscente e generosa dell’Occidente si è lasciata travolgere dalle presunzioni e dalle ostinazioni di micidiali ideologie post-umane e, dimentica dell’immane tragedia dei tenebrosi totalitarismi del ‘900, si consegna ormai alle idolatriche pretese scientiste e tecnocratiche della “cultura della morte”.
L’Europa e l’Occidente possono ancora salvare quel che resta dei processi democratici e delle aspirazioni popolari alla libertà, solo se riusciamo ad allontanare il nichilismo, questo pauroso buio, questo gelido vuoto di Verità, di Bene e di Bellezza, dalle nostre anime e dalla nostra storia.

("Benevento – La libera voce del Sannio" n.5 del 16/5/2014)


Auguri, perché?

Anche a Pasqua, la Festa grande della Risurrezione di Gesù Crocifisso, si rinnova la tradizione gioiosa degli Auguri!
Auguri! Auguri, perché?
“Gesù Cristo, nostra speranza, è risorto!
Sì, è veramente risorto!”
Questo esaltante grido augurale dice, nella Chiesa di Cristo, la nostra appartenenza all’Eterno.
La morte, entrata, con il peccato primordiale di Adamo, nella carne e nel sangue degli umani e nel travaglio doloroso della Terra, è stata vinta per sempre. Per sempre!
Ma c’è ancora nello scambio augurale il messaggio felice della memoria credente, l’attesa dell’intelligenza che spera, il sorriso dell’amore che salva?
Sono segnali ormai stanchi i nostri auguri, privi di passione e di fede, fiaccati dal conformismo allo spettacolo del costume secolarizzato che celebra eventi rimossi, non vissuti più negli scenari neo-pagani della postmodernità frivola e violenta.
Sembra che la sostanza reale della storia, l’energia immanente che muove, modella e sviluppa la condizione umana, non sia più costituita dalla sua natura creaturale fatta di terra e di cielo, di “materia” e di “forma”, di destino immortale.
Una perversa dittatura filosofica, etica, politica, giuridica, finanziaria e spirituale sta imponendo al corso di questi “ultimi tempi” il dominio blasfemo di un pensiero unico, la pretesa bestemmiatrice di sostituire il primato sacerdotale, profetico e regale di Cristo Risorto, il Pantocratore.
Siamo precipitati, dopo la conclamata “fine delle ideologie”, nel dominio di un’ideologia unica, planetaria che, alimentata dall’associazione delle due spinte dell’iper-capitalismo e dell’iper-comunismo, viene eretta a “religione suprema” del mondo contemporaneo. Forma anticristica ed ultima del nichilismo globale che solo la testimonianza eucaristica e mariana, forte, generosa e radicale del Vangelo, può riconoscere, criticare, giudicare e combattere.
Anche oggi viviamo la Via Crucis della vita e della storia!
Gesù di Nazaret, il Cristo, il Figlio del Dio Vivente, isolato, abbandonato, tradito, subisce ed accoglie l’aggressione totalitaria e violenta dei poteri, religioso e culturale, politico e giudiziario, economico e finanziario.
Caifa, Pilato ed Erode, associati nell’orrendo delitto, in nome di Dio e della Legge uccidono Gesù, il Figlio di Dio e di Maria, l’Innocente. Vogliono continuare a saldare gli interessi e le prospettive del dominio sfigurando il Volto di Luce, condannando la Parola di Verità, sfregiando la Vita d’Amore.
Con moltiplicata potenza, anche oggi, la cultura, la politica e l’economia vengono mobilitate dai “Padroni del mondo” per imporre “l’imperialismo internazionale del denaro” e spegnere su tutta la terra il desiderio e l’attesa del Regno di Dio.
Abbiamo bisogno di Luce: per non perderci nella “notte del mondo”.
“Viviamo in modo sbagliato, senza dignità e senza coscienza storica” avvertiva Etty Hillesum, l’ebrea olandese nella sua sfida al nazismo, consapevole che “con un vero senso della storia si può anche soccombere”.
Abbiamo bisogno di Luce: per sottrarci alla corruzione della propaganda blasfema e antiumana e alle idolatrie della ragione, della carne e del denaro.
Abbiamo bisogno di Luce! Senza Luce non si può imparare a credere, a sperare, ad amare.
“Anche nei tempi più oscuri abbiamo il diritto di attenderci una qualche illuminazione” affermava, a metà del “secolo breve”, Hannah Arendt.
Il Cristianesimo conosce la Via Lucis, possiede il segreto del Mistero della Luce: la Risurrezione del Figlio dell’Uomo e di Dio, Vittima di espiazione sull’Altare del mondo.
Non possiamo continuare stupidamente a gridare, asserviti all’ideologia della morte, “Viva Barabba!”, “Muoia il Nazareno”, bestemmiando la Verità, la Libertà, l’Amore e uccidendo la Vita.
Non possiamo rimanere dalla parte di Caifa, di Pilato, di Erode: i carnefici sono morti; Gesù è risorto, è vivo per sempre e viene a vincere il mondo e il tempo.
Auguri di Resurrezione a tutti i figli della Luce:
Fiat Lux!
Auguri di risorgere con Maria, Figlia, Madre e Sposa di Dio, nella Luce di Cristo!

("Benevento – La libera voce del Sannio" n.4 del 18/4/2014)


L'Euro e la fine del sogno europeo

Uscire dall’Euro? rimanere in Europa?
Un bel dibattito, promosso da Roberto Costanzo e animato insieme ad Aniello Cimitile, a Giuseppe Marotta, a Carlo Santini e a Emiliano Brancaccio, ha introdotto anche con finezza professionale nello stanco scenario sannita una vivace riflessione dialogica sull’Europa e sull’Euro. Nello splendido Salone del Museo del Sannio si sono incrociate analisi, ricostruzioni, proposte, critiche, speranze.
Sembrava il preludio a una sapiente iniziativa più articolata e più ampia per fare il punto su l’incerta e complicata condizione dell’Italia in Europa e per offrire, infine, la misura di un giudizio da cui poter trarre motivazioni culturali per un più consapevole orientamento nel vicino appuntamento elettorale di primavera.
C’è bisogno, infatti, di capire di più! Le scienze economiche e sociali e una storiografia razionalistica, incapace di leggere il divenire del mondo in profondità, non ci lasciano comprendere la complessità, il disordine e il dramma della realtà umana, sociale, etica, economica e politica nei suoi dinamismi concreti, nelle sue rappresentazioni ideologiche, nella sua teatralizzazione mediatica.
La storia post-moderna dell’Europa e dell’Occidente e, quindi, dell’intero pianeta è attraversata da una potenza micidiale che avversa orgogliosamente la ragione e la natura dell’umano e rinnega la loro correlazione nella fondazione dell’ordinamento giuridico costitutivo della nostra civilizzazione.
Ecco perché avanza la barbarie della ragione decadente che svende l’inviolabilità della dignità umana con il rigetto del DNA spirituale, etico e politico e dei valori della Verità, della Libertà, della Giustizia e dell’Amore e con la pretesa di un mondo nuovo rifondato sui diritti all’aborto, all’eutanasia, alla droga, alla poligamia, alla prostituzione, al matrimonio gay, al divorzio, al concubinaggio, alla manipolazione della vita umana fin dal concepimento, al rifiuto della paternità e della maternità, all’utero in affitto, alla negazione della differenza sessuale naturale, all’eugenetica, all’educazione pornografica, all’eutanasia pediatrica, … Dopo due millenni le Nazioni già cristiane ritornano pagane.
Questa offensiva insolente e aggressiva, che altro non è se non un cupo azzardo suicida, sta lacerando le costanti antropologiche, etiche e politiche del nostro patto di civiltà, della nostra cultura, del nostro destino. Ritornano, lugubri e folli, i fantasmi totalitari del tragico XX secolo.
Invano Giovanni Paolo II, negli ultimi tempi del suo ministero petrino, invocò il riconoscimento delle “radici cristiani”, e indicò i rischi di perversione e di disfacimento per la nostra civiltà consegnata completamente alla “cultura della morte”.
Purtroppo il “processo di sostituzione” dei principi, dei valori, delle tradizioni continua a determinare con la dittatura del relativismo, la crisi dell’identità europea, l’omologazione dei profili delle nazioni, le scorribande impietose e distruttive di un nichilismo tenebroso e inquietante gestito dai “dominatori di questo mondo”.
La forma ultima del processo di modernizzazione ha posto nella sovranità ipercapitalistica il destino del mondo secondo una logica totalitaria, postdemocratica e postcomunista, che imprime ormai un marchio unico al divenire della storia.
Il concentrarsi quasi esclusivo delle analisi e dei giudizi sugli equilibri, sui processi e i mercati finanziari, sulla tenuta e il destino dell’euro, sui paradigmi materiali e le logiche competitive della globalizzazione, gettando alle ortiche il discorso sull’uomo, sulla dignità del suo essere e sulla sua vocazione umano-divina, mostra quanto sia tragica, e pure incosciente, la nostra presenza in questi ultimi tempi della storia.
Allora? Dobbiamo prima di tutto continuare ad essere noi stessi, non abbandonare la nostra fede, la nostra tradizione e la nostra cultura di vita: “… adesso tocca a noi difendere quello che siamo, il senso della nostra storia, la nostra patria, l’anima e il futuro dei nostri figli” (Antonio Socci).

("Benevento – La libera voce del Sannio" n.3 del 21/4/2014)



L'Onu contro la Chiesa

L’ONU ha dato l’ultimatum alla CHIESA!
Dentro la formidabile rete della burocrazia transnazionale, un comitato irresponsabile di “esperti d’infanzia” detta criteri, ragioni e giudizi di natura morale, etica, politica e religiosa. Muove accuse ed emette condanne, attaccando il ruolo e la stessa identità teologica e pastorale della Chiesa Cattolica.
In nome e per conto dell’ONU, del suo pensiero unico e del suo ethos secolarizzato.
Si avverte in questa clamorosa aggressione ideologica l’affermarsi di un imperialismo culturale onnivoro, che assorbe nel dominio globale anche le ragioni, le funzioni e le motivazioni della Fede, che sono, invece, irriducibili alla omologazione politica.
L’attacco durissimo della Commissione va, infatti, al di là dell’analisi e della valutazione della triste fenomenologia della pedofilia, nella quale sono stati coinvolti esponenti religiosi, e al di là della verifica degli interventi per contenerla.
Con Benedetto XVI, la piaga degli abusi sessuali sui bambini è stata dolorosamente denunciata con rigore e trasparenza e sono state colpite responsabilità, omissioni, colpe, con fermezza e severità.
Per rispettare i diritti dei fanciulli viene ora intimato alla Chiesa di rimuovere dai libri di testo gli stereotipi di genere, il maschile e il femminile; di favorire la salute riproduttiva per evitare gravidanze indesiderate; di rivedere la posizione sull’aborto per evitare rischi alla vita e alla salute delle ragazze incinte; di sostenere l’accesso alla contraccezione e all’informazione sessuale e riproduttiva.
Con le terribili e drammatiche vicende di violenze e di abusi su minori e con la loro convulsa e atroce esposizione mediatica si è messa in moto la strategia di un dispotismo illuminato e pseudo-democratico, politicamente corretto, che si appropria di un universale magistero etico-politico totalitario.
E questo progetto globale viene imposto con l’arroganza dello scientismo laicista a tutti i soggetti della vicenda storica attuale, a tutte le tradizioni, a tutte le fedi, a tutte le istituzioni.
L’iniziativa ONU contro il Vaticano è un atto inaudito di intimidazione e di sopraffazione per portare a compimento il processo di modernizzazione globale e realizzare il “Regno dell’uomo” su tutta la Terra.
Ormai è a buon punto la trasmutazione antropologica dell’uomo contemporaneo: è negata la “vita interiore” e spirituale dell’uomo; è oltraggiata l’essenza dell’uomo nella sua bipolarità naturale e complementare con la ossessione del sesso; è decostruita la famiglia, svuotato il matrimonio, distrutta la moralità con un micidiale terrorismo libertario.
Viene pure sistematicamente sconvolta la trasmissione culturale e la relazione cognitiva e affettiva con le nuove generazioni; è perduto il contatto della mente, del cuore e del linguaggio con la realtà ed è travolto il senso comune.
Il vero, il buono, il bello, il giusto non abitano più qui: sono stati esiliati da un nichilismo desolante e brutale, penetrato nel cuore dell’intelligenza e della storia.
Certamente, in un “super-Stato mondiale”, il potere di controllo e di sorveglianza non potrà sopportare la critica, l’alternativa, la resistenza, la trascendenza, il soprannaturale, la voce della Chiesa di Gesù Cristo.
In difesa dei diritti universali giunge il diktat dell’ONU: è negata alla Chiesa il diritto di proclamare la sua Verità e di affermarla con il suo diritto di libertà.
Trionfa ormai l’universale “ideologia della bestia e della morte” anche nel più alto consesso mondiale.
Il Vaticano si ponga, perciò, in sintonia con il mondo laico, rinunci alla legge naturale e al senso comune, all’immagine biblica dell’uomo, al matrimonio esclusivo tra un uomo e una donna e assicuri un’educazione all’ “uguaglianza di genere”. Potrà nascere una “grande rivoluzione del cuore”, parola dell’esperta italiana, componente del Comitato ONU per i diritti dei bambini!

("Benevento – La libera voce del Sannio" n.2 del 14/2/2014)


La crisi dell'Occidente

Le scienze economiche e sociali e una storiografia incapace di leggere il mondo non ci lasciano capire questo tempo complesso, disordinato e difficile. Ci sfugge il dramma profondo della vicenda umana, culturale, etica e politica dell’oggi, mentre cresce la preoccupazione per il venir meno degli equilibri finanziari, produttivi, fiscali e previdenziali su i quali regge l’infiacchito sistema-paese.
L’organismo istituzionale, con i suoi apparati di rappresentanza democratica e con i suoi strumenti di regolazione civile, regredisce e affonda, impantanato nella impotenza di corrispondere alle necessità fondamentali della convivenza. E le articolazioni territoriali più deboli, come quelle del Sud, e le famiglie più affaticate e stremate dalla disoccupazione e dalla marginalità stentano a conservare una stabilità esistenziale per sfuggire al rischio dell’ulteriore degradazione e all’acuirsi di una sofferenza sempre più diffusa e dolente.
Nella pesante e inquieta situazione, l’Italia è stretta e costretta in un circuito europeo al quale è venuto meno il respiro strategico e forte dei Padri fondatori e della loro prospettiva di Civiltà, e le gravi condizioni sociali, economiche e finanziarie continuamente riemergono senza risposta e spingono senza rimedio verso una rovinosa deriva.
L’ “euro”, che solo un decennio fa appariva come punto di arrivo necessario e irreversibile, ora, per crescenti porzioni di opinione pubblica, è divenuto un elemento non di unità, ma di sopraffazione e di ingiustizia.
Anche il “potere mondializzato”, che poggia su una rete enorme di globalizzazione burocratica, di comunicazione informatica e mediatica, di dominazione finanziaria e di aggressiva competizione commerciale, costringe in un sistema poderoso, omogeneo e totalitario le vicende personali e collettive dell’umanità.
E’ la crisi spaventosa dell’Occidente la causa di questo sommovimento distruttivo e sconvolgente che continua nell’oltraggio sistematico a tutti i valori, nella distruzione radicale di tutti gli ideali, nell’offesa inarrestabile all’immagine divina dell’uomo.
Son venuti meno i principi, i diritti e i doveri che hanno alimentato i processi della civilizzazione occidentale, europea e americana. E’ stato spezzato il legame con le “radici cristiane” della vita, della libertà e del bene comune. E’ crollato l’orizzonte di vita e con esso l’orientamento e il fine del convivere. E’ stata vulnerata la scommessa della Speranza. Sono stati alterati gli elementi strutturali della cultura di massa: all’identità umana e alla famiglia sono stati sottratti le condizioni reali e simboliche della loro natura.
La fenomenologia di massa della trasgressione morale e della dissoluzione etica, sotto il segno di un relativismo corrosivo ed anarchico, sta indebolendo la stessa compagine sociale e politica e abbattendo le ultime forze di una grandiosa Tradizione di storia e di cultura, centrata sulla ricerca della Verità e sul cammino di Libertà.
La coscienza critica non può non cogliere nella disfatta imponente e clamorosa di questa nostra Civiltà, a cominciare dal nostro Paese, l’evidenza del deperire della presenza, della voce e della testimonianza del Cattolicesimo.
Ai vertici degli Stati occidentali e nelle rappresentanze parlamentari non ci sono più personalità che si richiamino con forza e coerenza all’ispirazione cristiana. Tutti sono pronti a negoziare, a trattare e a svilire i principi fondamentali e irrinunciabili e a crocifiggere ancora la verità del Vangelo di Cristo. Come duemila anni fa è la logica del potere e dell’ipocrisia a uccidere la Giustizia e l’Amore.
Il cedimento alla “seduzione modernista”, fin dentro il cuore del Sacerdozio e del Culto, con l’accoglimento delle categorie teoriche e pratiche del razionalismo ormai nichilista, con la negazione della potenza, della sapienza e della bellezza dell’ortodossia, indica che ormai siamo finiti nell’epoca tristissima e grave dell’apostasia.
Eppure bisogna continuare a sperare, a credere e ad amare! E a pregare.
Per salvare il nostro Paese, i nostri figli, il nostro futuro.

("Benevento – La libera voce del Sannio" n.1 del 17/1/2014)

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