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Storie paesane:
Aenaldo Ricciuto nel cuore di Fragneto
Il futuro di Torrecuso nella ricerca storica di Padre Ildefonso
Iannella
La cura del Paese malato e la speranza di Pinuccio Perugini
La Santità di Padre Pio e la storiografia razionalistica
La fine della pietà nella tragedia e nel terrore
degli anni '70
La sfida dell'Antipolitica nella crisi della Democrazia
italiana
La Guerra dell'Embrione
La Giornata del Creato - Aria Acqua Terra Fuoco in rivolta
Una nuova etica civile per l'Ambiente e la Salute. La Campania
della Vergogna!
Novant'anni dopo! La Rivoluzione e Fatima
Droga e Nas a scuola
Benevento - Pietrelcina: il cammino della Riconciliazione
e della Pace
Don Stefano Lamera amico del nostro Dio
Il Pontificato di Benedetto XVI. La Chiesa e l'Umanità
in dialogo su Gesù di Nazaret
Il Diritto alla Vita di Aldo Moro, la Ragione di Stato e
il Terrore
Il trionfo o il fallimento dell'Europa?
I figli senza patto educativo
La crisi della Politica nella società italiana: lo
Stato trascinato nella neutralità dei valori
Creazione ed evoluzionismo
Vita Famiglia Educazione tra democrazia e nichilismo
Proclamato il trionfo del "mamozio"
Concerto di Speranza per il 2007
Storie
paesane: Arnaldoricciuto nel cuore di Fragneto
È veramente
straordinaria leffervescenza della memoria innamorata e vigile lungo
i percorsi della ricerca: per riscoprire antiche radici, per segnalare
passaggi decisivi della vicenda locale, per illuminare lontane tradizioni
familiari, per penetrare sorgenti identitarie e processi culturali, per
custodire il cuore di una storia millenaria, con il fine di riaffidare
ancora sogni e speranze allavventura umana nel tempo.
Arnaldo Ricciuto, "fragnetaro" nelle più profonde intimità
dellanima, rintraccia con passione filiale, dentro il "santuario
familiare" del ricordo, i segni di un mondo, i significati di una cultura,
il senso di una civiltà che, solo agli inizi di questo terzo millennio,
sembrano ormai finiti nella rovina, abbandonati alloffesa delloblio.
LAutore, protagonista intelligente e operoso ai vertici della vicenda
statuale del nostro Paese, non ha dissolto, nei riservati spazi ministeriali,
loriginale patrimonio intellettuale, affettivo, relazionale della
sua costituzione umana, familiare, interpersonale.
"Accadeva a Fragneto" è un dono sorprendente! Cè,
vivacissima e forte, tutta la passione per il paese natale; cè
la capacità comunicativa carica delle risonanze e della bellezza
dellantico linguaggio non ancora consumato e distrutto dalla omologazione
televisiva; cè levocazione di persone e di famiglie
immerse nella dinamica della convivenza difficile e faticosa, esposta
a destini talvolta drammatici. Vi si muove la pluralità affascinante
di figure straordinarie, colte nellessenzialità dei loro
profili spirituali dentro gli scenari contadini, artigianali, professionali,
presentati con annotazioni vivacissime e suggestive. Emergono volti, gesti,
atteggiamenti, con un approccio realistico e poetico insieme.
Dalla tenerezza commossa e dolente della relazione filiale allintonazione
indignata e sarcastica contro la malvagità degli scellerati e linsolenza
degli usurai, cè tutta la gradazione complessa del sentimento,
dellistinto e della tensione del Narratore che raccoglie, con lintensità del bimbo meravigliato ed attento la voce dolcissima della Mamma.
E scorrono, così, immagini persuasive e indimenticabili: Aniello
Catena, eroico vendicatore di soprusi e di violenze; Concetta Rossa, perfetta
nel ricamo e attiva nello scongiuro e nelle pratiche della magia; Vincenzo
Fuoco, fine dicitore e misuratore di spazi infernali; Cola Calacchio,
curatore di cavalli e oracolo di oroscopi; Pasquale Saccone,vate del "superuomo";
e ancora, larciprete Don Nicola Ullo, Don Salvatore De Lucia, lavvocato
Giuseppe Capobianco.
La Storia del potere, poi, è narrata con levidenza drammatica
degli scontri politici, degli interessi in conflitto, delle rivalità,
delle spavalderie. Lintrigo delle inimicizie e delle alleanze per
il controllo del potere municipale attraversa famiglie e congreghe, professioni
e ceti sociali e segna lorganismo comunitario con rotture irriducibili,
con rancori immemorabili, con legami segreti e inconfessabili, con arroganze,
insulti, sopraffazioni. La vendita del Feudo di Rapinella è una
pagina veramente grandiosa, espressiva di una fase storica decisiva del
Novecento: lArciprete Ullo con il progetto della Lega delle ottanta
famiglie contadine, la Marchesa, lon. Teofilo Petriella e lon.
Bosco Lucarelli, il Prefetto, popolari, socialisti, fascisti, nella convulsione
di una fase storica animata da anarchismi libertari, da disegni massonici,
da durezze e violenze senza misura, da controversie ideologiche, culturali
e religiose di forte spessore civile e morale.
E tutto lorizzonte storico di Fragneto Monforte riacceso dal
cuore di Arnaldo Ricciuto! e la bella impresa si allarga a riconoscere
eventi anche lontani: dai Liguri Bebiani ai Normanni, agli Aragonesi,ai
Montalto, con le tragedie delle guerre, delle distruzioni, dei terremoti
e della peste, con la sofferenza dei miseri, dei poveri, delle vittime.
Ed anche da queste pagine emergono profili umani di forte suggestione
e di elevata grandezza umana: Giuditta, sospettata di stregoneria e sfuggita
a un rischiosissimo processo di Inquisizione; Don Francesco, Prete ribelle
che ai tempi del Cardinale Orsini predica lavvento dell"Epoca
dello Spirito Santo"; Peppe Simone, fervido ideologo di Falansteri.
E unopera, questa, che, arricchita da sorprendenti, splendidi
"sguardi artistici" dellAutore, non è riservata solo ai concittadini
di Arnaldo, ma a tutte le persone che, al di là della nostalgia
e del rimpianto per la Civiltà contadina, sono attenti al travaglio
della condizione umana, per difenderne con coraggio le indistruttibili
ragioni di Verità, di Libertà e di Amore
("Benevento
La libera voce del Sannio" n.22/ del 21/12/2007)
Il
futuro di Torrecuso nella ricerca storica di Padre Ildefonso Iannella
Il Prof. Mario
Coletta, dellUniversità partenopea "Federico II", nella presentazione
di "Torrecuso ed il territorio del Taburno nella Storia" di Padre Idelfonso
Iannella, traccia, con un approccio culturale, critico e chiaro, il percorso
storiografico che, dopo la svolta crociana, si allarga sempre più
alla comprensione spaziale della "tensione passato-presente-futuro" e
alla valorizzazione completa del processo costruttivo, "dal basso verso
lalto", del sapere storico. E non mancano, nella presentazione,
spunti forti di analisi e di giudizio rivolti, duramente, a una cultura
incapace di attivare le straordinarie risorse storiche, artistiche, architettoniche
e archeologiche dei nostri singolari contesti comunitari. Come non condividere,
tra laltro, lamarezza nel vedere "scomparire dai programmi
dellistruzione primaria e secondaria linsegnamento della lingua
latina"? come non apprezzare lauspicio che la storia, politica,
amministrativa, militare,religiosa, del diritto e dellarte, "affiancata
dalla storia delleconomia, della sociologia, dellarchitettura,
dellurbanistica, del paesaggio agrario", possa entrare nelle scuole
e nei luoghi della formazione e della convivenza civile?
Lungo litinerario della ricerca, dopo i grandi, iniziali contributi
del conterraneo Mellusi e di Meomartini, Padre Ildefonso, con il suo scrupoloso
indagare, non solo diligente e faticosa ricognizione di fonti, di bibliografie,
di archivi, di relazioni, ma anche di diretto contatto, di viscerale partecipazione
familiare alla continuità del vissuto torrecusano, affida alla
coscienza civile del suo Paese e del Sannio lidentità complessa
e singolare di un "popolo" insediato da secoli sulle splendide e rocciose
pendici del Pentime del Taburno. Sentinella vigile e strategica, al crocevia
di storie, di civiltà, di strade, di castelli, di casali, di testimonianze,
di fatiche, di dolori, di tradizioni.
Lungo i diciotto capitoli è intensa, drammatica, vivida, la rassegna
di famiglie, di eventi, di circostanze, nell evoluzione politica
di eredità e di alleanze, sempre saldate agli scenari, alle egemonie
e alle dinamiche politico-militari del Mezzogiorno. Laffresco della
vicenda torrecusana non è segnato solo da genealogie aristocratiche
e da biografie di personaggi illustri: è tutto il mondo spirituale,
religioso, civile,produttivo del Paese, rintracciato e illuminato attraverso
lo sguardo storicamente attento dellAutore, a stagliarsi, con levidenza
semplice di una presenza ininterrotta e irriducibile, lungo le linee demografiche,
insediative, civili, economiche.
E le statistiche, le indicazioni dei fuochi, lirruzione della peste
del 1656, la mappa delle strade, lorganizzazione urbanistica, lespansione
extramuraria, la toponomastica, offrono gli elementi di un inquadramento
diacronico del tessuto morfologico e vitale del Paese.
Ma sono le Chiese, con gli stemmi, con gli atti di fondazione, le iscrizioni,
le tradizioni, le platee, i regolamenti delle Confraternite, degli Ospizi,
del Montefrumentaio, con le tradizioni secolari dei Santi Protettori,
ad offrire, insieme ai Santuari e alle Chiese rupestri sorti intorno al
Taburno, lorizzonte della fede e della preghiera, della celebrazione
eucaristica e della festa.
Ed infine, con la parola del Sindaco, ecco la Torrecuso degli insediamenti
industriali e della multisala, dellaglianico e della falanghina,
dellammodernamento urbanistico e del restauro architettonico, della
strategia turistico-culturale e dellenogastronomia.
Il pregevole lavoro di Padre Ildefonso è lofferta rinnovata
di un richiamo e di una sfida alla coscienza delle nuove generazioni,
spesso estranee alla memoria integrale e profonda della nostra civiltà territoriale colpevolmente frantumata e dispersa.
Un richiamo: a ricercare, nel dialogo culturale, civile religioso ed educativo,
unidentità comunitaria il cui spessore è dato solo
da una riconosciuta e fedele continuità storica.
Una sfida: a intraprendere lincontro con il futuro che si annuncia,
in questo presente, sempre più complesso e difficile.
Con la potenza della gratitudine nei confronti delle generazioni, che
hanno già abitato lo spazio- tempo che ora è affidato alla
nostra responsabilità, alla nostra speranza e alla nostra preghiera.
("Benevento
La libera voce del Sannio" n.21/ del 7/12/2007)
La
cura del Paese malato e la speranza di Pinuccio Perugini
Pontelandolfo:
un legame intenso, un mondo abitato dal mito e dalla storia, un orizzonte
ferito da una disponibilità non corrisposta, una direzione comunitaria
contorta e frantumata. E il volto ancora amato, seppure sfigurato,
di una "piccola patria" che ancora raccoglie la densità di una
tradizione non del tutto consumata, ma nemmeno ravvivata dal rimpianto
e dalla nostalgia. Pinuccio Perugini, protagonista intelligente e vivacissimo
della vicenda democratica e democristiana del Sannio, presenta lultima
vicenda politica del Paese _ le elezioni amministrative di primavera _
con un singolare, ma a lui congeniale, vigore narrativo. Penetra, con
un approccio dolente e mordace insieme, nella condizione civile e amministrativa
della comunità insidiata da guasti e da sopraffazioni, da cadute
e da dissipazioni. E nellanalisi della situazione cè
tutta la ricchezza delle ampie risorse del confronto, sperimentate per
decenni sulle piazze e nei congressi; cè ancora, sebbene
meno animosa e intrigante, leco di una "vis"oratoria efficacissima
che avvampa, con il sarcasmo e lindignazione, la corrispondenza
emotiva degli amici per ridurre e gelare la tenuta reattiva degli avversari.
Egli ha una conoscenza straordinaria del meccanismo spesso complicato
della struttura amministrativa e della competizione municipale: la sua
non solo è competenza algebrica della dinamica elettorale, ma comprensione
profonda delle appartenenze e delle alleanze, delle linee di saldatura
e di dissociazione, delle spinte di scomposizione o di unificazione del
consenso che attraversano i gruppi, le famiglie, le relazioni interpersonali.
Intuisce le motivazioni di un impegno, misura le possibilità e
gli obiettivi di unoperazione, di un conflitto, di uno scontro.
La passione politica, pur incontenibile, non oscura mai la straordinaria
attitudine al realismo che gli consente la spregiudicatezza pragmatica
della manovra tattica ed anche la lucida visione dei rapporti di forza
e la consistenza realizzatrice di una prospettiva. Sa misurare gli equilibri,
sa recuperare nel labirinto dello scontro linguistico tra gli attori di
un congresso d.c. o di cento comizi il filo di una coerenza o di unaffidabilità,
di un abbandono o di un tradimento. Intuisce la vittoria ed anche la sconfitta;
e quando questa, ineluttabile, si palesa anche allinizio del confronto,
non si sottrae allepilogo, non sfugge appartandosi o ritirandosi.
Gioca compiutamente la sua responsabilità nella rete complessa
della persuasione e del dissenso. Registra con sofferenza il no smonta
con la fredda aritmetica dei numeri il risultato elettorale e completa
laffresco politico ed etico del paese con la radiografia qualitativa
della nuova configurazione amministrativa, con annotazioni di scetticismo
e di indulgenza.
"La Fratellanza sfrattata", in cui Pinuccio Perugini ripercorre lesperienza
vissuta nel microcosmo paesano, diventa un "classico" della vicenda democratica
e del suo ricorrente appuntamento dialettico nei nostri tempi, consegnati
a una crisi forse irreversibile dellordinamento e della prassi delle
libertà. Sono pagine, eccezionali per forza espressiva e per penetrazione
psicologica e spirituale; indicano il tramonto di una grandiosa fase della
partecipazione comunitaria, che deperita e sfibrata nellultimo ventennio,
ora si lascia aggredire dallinvadenza dello spettacolo e dalleffimero
dei "media".
Lultimo comizio di Pinuccio Perugini è la rappresentazione
di un "contatto" con la folla, compresenza muta e gelida di individui
isolati e distanti eppure vicini e assemblati, folla cui solo il fervore
dellirruzione assordante dello spettacolo riesce a consegnare per
poco la vibrazione di una corrispondenza. Pinuccio Perugini, catturato
dal suo ricordo, è solo sulla scena di una "piazza" che non cè
più, emblema straordinario di una "polis" occupata ormai dallospite
ingombrante e inquietante del nichilismo; fotografia di una condizione
del politico in cui giganteggia ancora limmagine di una realtà
sperduta, accompagnata però dal sogno, forse una speranza, di un
recupero di libertà, di una restaurazione di valori.
Il paese malato, metafora di una politica dappertutto aggredita da una
metastasi che ne corrode il fine ed il senso, è una sfida per tutti.
E la cura è affidata alla sofferenza e alla missione di tutti.
Pinuccio Perugini mostra, ancora, lirriducibile passione non avvilita
né mortificata e la rilancia alle nuove generazioni, perché il paese malato, recuperate le radici e il vigore della sua tradizione,
torni, come un tempo, a volare alto.
("Benevento
La libera voce del Sannio" n.20/ del 23/11/2007)
La
Santità di Padre Pio e la storiografia razionalistica
Le anticipazioni
giornalistiche, alcune sconsiderate e sensazionalistiche, sul libro di
Sergio Luzzato "Padre Pio. Miracoli e politica nellItalia del Novecento" hanno scatenato reazioni angosciate e giudizi spesso sconcertanti.
La presenza di Padre Pio nellorizzonte di una devozione popolare
amplissima e intensa è certamente una sfida alta per il desiderio
inesausto di conoscenza. Ma la ragione umana nel proprio statuto cognitivo
non include più lapertura allo stupore e alla sorpresa del
Mistero che pure attraversa, in misura straordinaria, la biografia del
Santo di Pietrelcina ed anche gli eventi quotidiani della nostra storia.
Perché la Ragione moderna e postmoderna non dialoga più
con la Fede: non entra più nel territorio del credere, non ne esplora
i sentieri, non ne penetra le tensioni e le prospettive, non ne ammette
la legittimità.
Padre Pio!
La Sua vicenda umana, accertata con gli strumenti della storiografia razionalistica,
non è coerente con quella configurata dalla presa della ricerca
popolare ed ecclesiale e dal "giudizio di santità"?
La Ragione, nella sua solitudine e nella sua arroganza e quindi nella
sua debolezza, finisce per divenire strumento di sospetto e di diffidenza
e per ferire il contatto affettivo, relazionale, empatico di milioni di
persone con il Testimone della sofferenza e della preghiera.
Nella Civiltà dellOccidente non cessa di avanzare, in una
forma insidiosa e perversa, la dinamica culturale dellimmanenza,
del materialismo assoluto, tesa a squalificare e a interrompere qualsiasi
legame con lesperienza carica di trascendenza, di divino, di soprannaturale.
Loffensiva razionalistica, dalla rottura dellarmonia fede-ragione,
allilluminismo, allo storicismo, al nichilismo, ha sempre cercato
di spezzare, in campo teologico, filosofico, esegetico, storiografico,
lunità della Persona di Cristo. Padre Pio, alter Christus,
subisce lo stesso "trattamento scientifico" e condivide con Gesù la stessa sorte.
Ancora oggi lestablishment degli intellettuali laicisti non fa che
accogliere il "criterio" adottato duemila anni fa dallélite
culturale e docente nei confronti di Gesù di Nazaret.
Come allora, si delinea il profilo fangoso dellimpostore, del furbo
avventuriero del sesso e del denaro, della scellerata compagnia dei pubblicani
e dei peccatori.
Certamente con uno "stile" più aggiornato, accorto e raffinato,
ma con risultati altrettanto perfidi e distruttivi.
Dalla lettura serena del saggio di Luzzato trarremo altri elementi biografici,
altri tratti documentari, ma questi non potranno alterare il profilo di
santità che lagiografia -tanto sospettata di inganno- con
il processo canonico ha già definito.
La ragione storiografica, che ammette nel campo della sua attenzione scientifica
solo ciò che è "misurabile" ed esclude lapproccio
al sacro, alla dimensione del divino, non potrà mai indicare la
"verità tutta intera" al nostro cuore inquieto.
E finisce per gettare dubbi, sospetti, disprezzo sul "mistero" che abita
nella storia.
"Ciò che è in crisi, ha affermato Maria Zambrano, è
proprio il senso misterioso che unisce il nostro essere con la realtà,
che è così profondo e fondamentale da essere il nostro più
intimo fondamento".
Alla ragione è richiesto di svelarsi come esigenza di significato
totale.
Ed è il significato totale della vicenda eccezionale, straordinaria,
grande del Frate delle Stigmate, che deve essere offerto, per illuminare
il senso plenario della sua storia secondo lintegralità dei
fattori della sua relazione con se stesso, con gli altri e con Dio.
Al nostro "cuore inquieto" non basta lunidirezionalità della
"buona storia", separata dal mistero dellessere; è necessaria
la ricerca di senso e di verità della "Storia buona" che è
Storia Sacra, perché è la storia delluomo "immagine
e somiglianza di Dio".
("Benevento
La libera voce del Sannio" n.19/ del 9/11/2007)
La
fine della pietà nella tragedia e nel terrore degli anni '70
La Comunità
italiana non ha ancora raccolto nella sua "coscienza storica" gli eventi
cruciali del 1978, quando laggressione terroristica delle B.R.,
dopo aver annientato in Via Fani le persone della scorta, tenne Aldo Moro
per 55 giorni in ostaggio, per poi trucidarlo. Senza pietà.
A nulla valsero manifestazioni, suppliche, preghiere, tentativi di contatto,
per salvare la vita dello statista democristiano.
Ora il figlio Giovanni propone un analisi della vicenda dentro la
cronaca terribile, penosa ed assurda degli anni 70 e nelle coordinate
storico-culturali della crisi democratica del nostro Paese. E ritornano
ricostruzioni, interrogativi, accuse, giustificazioni, polemiche, scontri.
Perché è ancora viva la tensione tragica in cui sono implicate
lintelligenza, la libertà e laffettività delluomo
nella ricerca della verità e nella valutazione delle scelte e delle
responsabilità. Ed è la responsabilità soprattutto
della politica ad essere convocata di fronte al giudizio etico e storico.
Con la condanna irrevocabile, dichiarata ancora, dopo quasi trentanni,
dal figlio di Moro.
Infatti è "il giudizio di valore" la questione prima della vita.
E il giudizio di valore è "il giudizio del cuore", con lapertura
integrale della potenza cognitiva, affettiva e relazionale e con lurgenza
dellimpostazione della convivenza e dei comportamenti nellemergenza
e nellincombere del destino estremo.
Cera -e cè- una domanda di vita, di libertà,
di amore dentro la dolorosa condizione delloffesa alla vita, alla
libertà e allamore di una persona improvvisamente sottratta,
dallinsidia della violenza, allo spazio-tempo dellesserci
e al respiro della libertà.
La domanda di Moro "incarcerato" -del suo io mortificato ma non vinto-
è una richiesta di intensa passione umana, civile, politica e culturale;
di profonda, fortissima e vigilante coscienza critica; di vivissima ed
eroica ed umile presenza nello stordito, convulso e confuso contesto istituzionale,
politico e mediatico.
Fu linterpretazione del potere ad essere superficiale, debolissima
ed equivoca, ad orientare lesercizio delle risorse istituzionali
verso un esito senza alternative, ad aggrovigliare nel formalismo razionalista
della vicenda statuale il filo, esile, della vita.
Tutto fu "giocato" dentro lo scenario e lo spettacolo della "modernità"
democratica, senza principi e senza valori, lungo il percorso micidiale
e intransigente di una statualità pure impotente. "Superiorem non
recognoscens": lo Stato non deve riconoscere niente e nessuno al di sopra
della sua stessa realtà: né le B.R. né Moro.
Il primato della "Ragione di Stato" con il suo cupo trionfo!
Moro, il giusto, linnocente, nemico delle B.R., divenne estraneo
allo Stato e vittima della sua logica, anchessa antiumana. "Occorre
che uno muoia per il bene della Nazione!"
La resa sconsiderata della Democrazia Cristiana al laicismo -alla categoria
rivoluzionaria della "fermezza"- fu completa e perciò catastrofica,
sia per la D.C., sia per la cultura democratica dispirazione cristiana,
sia per il cammino civile della Nazione.
Ma la vicenda di Moro fu la rappresentazione di una tragedia più
vasta. In quei giorni orribili fu inaugurata dal Parlamento italiano "la
legislazione di morte", con la funesta autorizzazione a procedere, legalmente,
contro la vita nascente. Lo Stato si riappropriò, nel processo
di maturazione della sua consistenza spirituale, del "diritto di vita
e di morte" e scatenò, da quel 1978, larbitrio di uccidere
linnocente anche nella sua "forma-di-inizio".
Il cedimento al "Nichilismo", avviato con il gaio sfondamento del 68,
apre, così, una ferita sempre più larga e dolorosa nellorganismo
della Nazione.
Nel 1978 fu scelta, allunanimità, su due fronti della convivenza
umana, nella linea dellideologia terrorista della dissacrazione
antropologica, "la fine della pietà".
Può ancora alzarsi dal nostro cuore inquieto un grido di speranza
e di compassione, perché torni in questa valle del pianto e della
miseria a risplendere la bellezza della Vita, della Libertà e dellAmore?
Moro ci aveva indicato la strada: "il senso nuovo del dovere"!
("Benevento
La libera voce del Sannio" n.18/ del 26/10/2007)
La
sfida dell'Antipolitica nella crisi della Democrazia italiana
Il primo decennio
del ventunesimo secolo scorre lasciandosi dietro tutte le speranze radicali
e le grandi attese di libertà, di sviluppo e di pace che dal 1989
erano sorte, tra entusiasmi ed effervescenze progettuali, nella coscienza
popolare e nelle prospettive della nazioni.
Gli eventi, convulsi e complessi che ora si svolgono nei percorsi della
convivenza planetaria, non si lasciano neppure più leggere e interpretare
dallintelligenza umana ormai priva di forti e condivisi riferimenti
culturali e di sicuri concetti pertinenti e credibili.
Il nichilismo non dà luce né speranza!
A questa continua erosione degli schemi intellettuali e delle categorie
di giudizio non sfugge la condizione del nostro Paese che, come gli altri
dellOccidente, è tutta dentro la stretta del mercato e della
rete finanziaria e mediatica, assorbita nella dominazione razionalistica
del consumo.
Nella confusione dei significati culturali, nellintrico dei segni
della cronaca e nella disgregazione del senso comune, la Politica, nel
suo indirizzo di governo della realtà sociale, si dequalifica e
si corrompe esibendo soltanto il nudo "esercizio del potere".
Alla fine del processo filosofico, politico, culturale e civile della
Modernità, la costituzione della "forma attuale del politico" appare
indebolita e disgregata. E crescono i dubbi, le critiche, gli attacchi
alla legalità, alla legittimità e alletica dell"uomo
pubblico", depositario del potere e del sapere nellorganizzare la
realtà istituzionale e civile.
Il "vaffa" di Grillo con la "guerra del blog" è levidenza
estetica e spettacolare di uninsofferenza e di una condanna che
oltrepassano il "giudizio capitale" sui costi, la qualità e lefficienza
del potere della "casta".
Rotto il legame tra "sociale" e "politico", svuotata la politica di valori
e di principi, la democrazia diventa tecnologia formale e gi attori della
rappresentanza, sbriciolatosi lo scudo della delega, si trovano esposti
alla contumelia, alla indignazione, allo sbeffeggio, alla gogna mediatica.
Nel deserto dei principi e dei valori, nellinconsistenza dei Diritti
alterati a seconda delle circostanze e delle convenienze, il "Bene comune"
non è più lorizzonte delle esperienze e delle azioni
della politica. E la legittimità democratica viene scardinata dal
primato delleconomia con la logica persuasiva del profitto e della
ricchezza e finisce per perdere le radici della memoria e le ali della
speranza.
Nella composizione di ideale politico, di regola istituzionale e di moralità
personale si sono da tempo introdotte le pratiche nefaste della corruzione
investendo drammaticamente lintero sistema sociale.
Trionfa lideologia dominante che, in alto e in basso, in un misto
di demagogia e di populismo, mostra loffensiva scatenata dellindividualismo,
del relativismo e del materialismo in un impasto di anarchismo e di idolatria
razionalistica del sistema tecnico-scientifico-finanziario. Nel corpo
sociale si sono aperte le fratture del privilegio, delle furberie e dello
strapotere, con il crollo della moralità pubblica non solo nei
centri del potere politico, ma anche negli ambiti della amministrazione,
della medicina, della giustizia, delluniversità, delleconomia,
della finanza,
Sono alterate ormai la giustizia delle relazioni e la correttezza delle
procedure; sono rovesciate nellarbitrario la regolazione dei rapporti
e nel cinismo la garanzia della dignità umana.
LAntipolitica, allora? Per lambivalenza dei fenomeni culturali
e sociali può essere il segnale della resistenza allo sfascio e
della spinta alla ricostruzione di un tessuto civile animato da una rinnovata
moralità; oppure il teatro mediatico in cui la rete dei "blogger" rilancia senza costrutto il gioco perverso della fine della politica e
del collasso della democrazia.
("Benevento
La libera voce del Sannio" n.17/ del 12/10/2007)
La
Guerra dell'Embrione
Nella vicenda
quotidiana, nei laboratori scientifici, nella coscienza umana è
in atto una guerra micidiale: la guerra per lembrione umano, per
ucciderlo o per proteggerlo.
E una sfida che fa tremare le fondamenta stesse della vita e della
realtà.
LItalia ha ritirato, purtroppo, il veto posto in sede europea ai
finanziamenti comunitari per la ricerca sulle cellule embrionali umane.
Una ricerca che non ha conseguito risultati terapeutici verificabili.
Mentre la ricerca sulle cellule staminali adulte avanza con prospettive
sorprendenti per la terapia di patologie gravissime e per la messa a punto
di protocolli medici risolutivi di malattie a carico del cervello e del
midollo spinale oggi inguaribili.
Ora le due strategie di ricerca medico-scientifica, con il sì e
il no alla clonazione terapeutica umana, sostenuta luna da ragioni
ideologiche -lEmbrione Umano è "materiale biologico" che
può essere distrutto- laltra da scelte etiche profonde -lEmbrione
Umano è "essere unico e irripetibile" e quindi inviolabile- sono
inconciliabili, radicalmente.
La visione riduzionistica della scienza, basata sul determinismo genetico, è un via libero alle manipolazioni dellevoluzione naturale
della cellula e trova sostegni e appoggi nei finanziamenti politici e
privati della sperimentazione. Laltra, centrata sulla dignità,
sul rispetto e lintangibilità dellEmbrione Umano",
ha tutto contro.
Allopinione pubblica viene ora proposta la magica illusione che
con la creazione degli "embrioni-chimera" -innaturale fusione della specie
umana con quella animale- si allungherà la vita.
Domande, esperienze, speranze, progetti, informazioni si agitano convulsamente
nello spazio della Biopolitica e della Bioetica e per il groviglio di
comunicazioni scientifiche e giuridiche, spesso complesse e indecifrabili,
lintelligenza non riesce a muoversi nel dibattito mediatico e parlamentare
sulle questioni della genetica, delleutanasia, dellaborto,
della fecondazione medicalmente assistita, della clonazione umana, dellibridazione
uomo-animale.
Il Principio, misura e regola della condizione umana, è la Vita.
E le persone, la famiglia, la comunità, lumanità,
solo, sul "Principio della Vita" possono fondare la loro origine, la loro
evoluzione, il loro destino.
Da questo Principio, costitutivo della realtà nelle molteplici
forme del divenire fino al più alto modo di essere -luomo
libero e autocosciente- debbono discendere, coerentemente, la moralità
e la legalità.
Lirrilevanza morale e il permissivismo legale hanno, invece, introdotto
cultura e legislazioni di morte, contro la difesa naturale della creatura
umana dalla sua genesi embrionale al suo termine. Trionfa ormai il "Mercato
eugenetico". Con i "Gm Babies", i bimbi geneticamente modificati.
Ma cè un limite biologico, antropologico ed etico -"non plus
ultra"- che la politica, la scienza, la tecnologia e la potenza e il potere
degli uomini non possono oltrepassare.
Mai! Con una accelerazione imprevedibile torna linsidia del totalitarismo;
torna la minaccia totale alla verità, alla libertà e allamore
della condizione umana; torna con il fomite dellonnipotenza tecnocratica
che ora rimette le mani sullinviolabilità della natura e
del destino della razza umana, trascinando la natura e il destino degli
uomini nellinsensata avventura dell"uomo-bestia".
Che la "tecno-scienza" possa diventare lultima idolatria è
un rischio perverso e suicida. E sorprendente e desolante che tante
personalità della cultura e della politica dellOccidente
tornino ad invocare, dopo Auschwitz e Hiroshima, con la riprogrammazione
del DNA umano, la sovrana e violenta potenza della miserabile religione
della Tecnica!
("Benevento
La libera voce del Sannio" n.16/ del 28/9/2007)
La
Giornata del Creato. Aria Acqua Terra Fuoco in rivolta
Settembre
si apre con una celebrazione, la "Giornata della salvaguardia del Creato",
che interpella la coscienza e la responsabilità di tutti. E
la vita del "pianeta azzurro", la dimora dellumanità, che
è finita nel rischio dellautodistruzione.
Non con un appuntamento lontano nel tempo, ma con una tragica imminenza
nella nostra storia.
Anche lesperienza drammatica di questa estate offre segnali paurosi
di furiose devastazioni, di distruzioni improvvise e catastrofiche, nellalternarsi
ininterrotto di scene di diluvi e di incendi.
Il nostro ambiente, locale e planetario, è profondamente danneggiato
da "azioni criminose" non più isolate e rare, ma continue, "normali",
penetrate nella consuetudine quotidiana con la logica condivisa e pervasiva
del consumismo: gli sprechi crescenti di energia e di risorse idriche,
linquinamento dellatmosfera, la moltiplicazione della sporcizia
e dei rifiuti,
Il Creato, consegnato dai primordi al rispetto e alla custodia degli uomini, è rovinato da brutture e lacerazioni incessanti, da violenze, da
profanazioni e ingiustizie inaudite, da annientamenti di flora e di fauna
irreversibili, da desertificazioni inarrestabili.
Ammonimenti e avvertimenti dal Cielo non sono mai mancati e vengono intensificati
ora che gli squilibri si aggravano e la minaccia della collera degli elementi,
con langoscia e lincubo della distruzione, si avvicina alle
nostre case e ai nostri paesi.
"Non avremo più protezione contro il forte calore del sole, perché
la negligenza delluomo riuscirà a distruggere completamente
lo strato di ozono, quella protezione naturale che serve da schermo tra
il fuoco del sole e la Terra. Luomo ha inquinato laria a causa
del degrado dellambiente, provocato da un uso eccessivo di prodotti
chimici, residui industriali o domestici indistruttibili, e dalluso
esagerato di gas combustibili.
La Terra subisce la stessa sorte.
Essa soffoca per leccesso di pesticidi e di fertilizzanti e con
le coltivazioni intensive che non lasciano riposo. Il suolo, che si spacca
per la siccità, diventa impermeabile perfino alla rugiada, e non
è più coltivabile.
Lacqua diventerà sempre più rara. Questo provocherà
delle lotte per appropriarsene, e delle emigrazioni supplementari alla
ricerca dellacqua da bere. Lequilibrio del mondo è minacciato da ogni parte."
La "Legge dellAmore" che ha generato la Creazione non regola più
la condotta degli uomini e non governa più la relazione fondamentale
delluomo con se stesso, con il prossimo, con Dio e, quindi, con
la propria dimora della terra.
Gli elementi stessi, sui quali è fondata la costituzione stessa
dellUniverso, lAria lAcqua la Terra il Fuoco, sono sconvolti
perché "sentono" il potere distruttivo della "Legge dellodio"
che devasta il cuore delluomo, dei popoli, delle nazioni. Solo la
Pace con Dio può restaurare la pace con il Creato.
Né la Scienza né le Tecnologie potranno contenere e regolare
la furia degli elementi che protestano ormai contro unUmanità
corrosa dallo "spirito del male".
La presunzione dellintelligenza e la perversione della libertà
di guidare , senza Dio, la Storia degli uomini e la vicenda stessa della
Natura ricevono una tragica smentita, di cui luomo, purtroppo, stenta
a prendere atto con il riconoscimento umile della sua stessa creaturalità:
essere un "nulla", che solo il perdono e la preghiera possono sottrarre
allinsipienza e al naufragio.
Al caos degli elementi scatenati, che ci assedia e ci sgomenta con le
manifestazioni sconvolgenti di una potenza incontenibile, può rispondere,
infatti, solo la Parola onnipotente di Colui che ha costituito, fondato
e ordinato tutte le cose con la legge eterna dellArmonia e dellAmore.
("Benevento
La libera voce del Sannio" n.15/ del 14/9/2007)
Una
nuova etica civile per l'Ambiente e la Salute
La Campania della Vergogna!
La Campania
infelice -dei rifiuti, delle proteste, dei roghi, delle illegalità,
dellallarme sanitario- precipita nel collasso civile, istituzionale
e culturale e nel vuoto della politica.
Un "vuoto" dilatato con la rimozione delle questioni reali e drammatiche
e con la follia del menefreghismo e dellirresponsabilità.
E sfigurata ormai limmagine neo-rinascimentale della Regione
partenopea, annerita dal fumo acre e velenoso degli incendi di spazzatura,
strappata dallinciviltà e dalle fraudolenze, insanguinata
dalle violenze incontenibili e feroci della scatenata delinquenza camorristica.
Lidentità della Campania, della sua bellezza e del suo splendore
irrimediabilmente bruttata e ferita?
Sembra di si.
Arriva su la nostra emergenza pure la "procedura dinfrazione" dellUnione
Europea: "
il rischio di diffusione di malattie e dinquinamento
dellaria, dellacqua e del suolo desta gravi preoccupazioni
per la salute umana e per lambiente".
Il disastro gravissimo e assurdo, con la sconfitta della cittadinanza,
dei diritti e dei doveri della convivenza, provoca risonanze profonde
ed estese di sofferenza e di indignazione, di preoccupazione e anche dimpotenza
e solleva la questione fondamentale della statualità e della sua
radice: il coraggio di fare, e bene, le cose ordinarie.
Tra queste la gestione ordinata ed efficiente dei rifiuti.
Ora è divenuta sempre più allarmante la rottura tra convivenza,
ambiente, regolazione giuridica e ordinamento dei poteri nel governo del
territorio.
E la via duscita dalla crisi dellassetto socio-culturale e
funzionale-organizzativo non sembra facilmente percorribile per la frantumazione
degli interessi di rappresentanza, per lindebolimento dellinterdipendenza
delle comunità locali, per la disgregazione del principio di unità
delle azioni e degli orientamenti dellIstituzione regionale sopraffatta
dal caos della sporcizia e dal pauroso deficit di igiene e di sicurezza.
Non è facile capire come mai siamo finiti così. Nessuno
osa assumersi responsabilità politiche, amministrative, gestionali,
morali, culturali.
Tutto è frutto del "caso e della necessità". Soltanto Bertolaso,
cui sono stati paradossalmente depotenziati i poteri di decisione e dintervento,
chiede di essere sostituito per il carico insopportabile di impegni ingestibili.
La stessa Magistratura è in affanno tra truffe, violazioni, connivenze,
complicità consumate nel colossale "affare immondizia" e nello
smaltimento illecito dei fanghi tossici della depurazione che vanno ad
avvelenare la produzione agricola e ortofrutticola.
Nellagenda politica della Campania la sfida non è stata ancora
accolta: non cè uninchiesta severa ed accurata; non
cè unanalisi incisiva e condivisa; non cè una risposta completa e persuasiva.
Non cè la mobilitazione delle energie della realtà
nostra; non la convocazione del Consiglio Regionale e, insieme, dei Sindaci
dei Comuni dellintera Regione; non la predisposizione di un piano
di riorganizzazione dei servizi essenziali; non la programmazione didattica
che colleghi l"Educazione alla Salute e allAmbiente" alla
raccolta differenziata dei rifiuti; non la sperimentazione di modelli
di recupero energetico e di teleriscaldamento.
Forse la Campania ha bisogno, caro Direttore, di rifondarsi su un diverso
assetto territoriale e istituzionale, su un nuovo statuto di principî
e di valori e su una rinnovata e rigorosa capacità di governo;
certamente ha bisogno di unetica civile ed ecologica che ci salvi
dalla catastrofe e rilanci il volto pulito di una civiltà colpevolmente
tradita.
("Benevento
La libera voce del Sannio" n.14/ del 157/2007)
Novant'anni
dopo! La Rivoluzione e Fatima
1917: il mondo è infiammato, devastato e insanguinato dalla violenza, dallodio,
dalle stragi!
La storia vive il tempo doloroso della tragedia immane e dellorrore
della "Grande Guerra" con lo sconvolgimento suicida di popoli, di nazioni,
di civiltà.
Irrompe nella realtà immensa dellimpero degli Zar, con il
fremito folle della rivoluzione che annuncia la completa giustizia sociale
e la liberazione totale delluomo,lideologia perversa della
"lotta di classe" e della "dittatura del proletariato".
E si espande in tutti i continenti il mito tenebroso e persuasivo del
materialismo storico e dellateismo militante, alimentando la lunga
e cupa esperienza statuale, culturale e sociale del socialismo reale,
la più orribile e disumana che abbia mai travolto la condizione
antropologica e lassetto assiologico e giuridico della convivenza
civile e politica.
Il cedimento spirituale di un popolo, sia nella componente tradizionale
dellestablishment zarista e ortodosso, sia in quella radicale e
liberale, determinando il disastro morale del vecchio regime e del blocco
progressista, apriva il varco allinfamia marx-leninista della statolatria
ateistica e antiumana.
Il 1989 non ha chiuso la terribile stagione delloffesa alla dignità
umana; la seduzione del comunismo non si è spenta sul volto della
terra né è tramontata la tentazione della violenza e del
terrore nel cuore della gente dopo la "caduta del muro". Linferno
del gulag, come quello dei lager, dellaltro orrendo totalitarismo
del novecento, non si è allontanato dalla prospettiva della storia
contemporanea.
Solzenicyn, il "grande vecchio" della cultura russa, il tenace dissidente
autore di "Arcipelago Gulag", nellanalizzare le cause della Rivoluzione
bolscevica, ricorda che "
negli anni venti molti vecchi di campagna
affermavano con sicurezza: "I disordini ci sono stati mandati perché
il popolo ha dimenticato Dio".
Nel 1917, prima che la nefasta "Rivoluzione di ottobre" aprisse la lunga
fase della sovversione sociale e spirituale, un clamoroso avvertimento
dallAlto a tre pastorelli annunciava la tremenda catastrofe non
solo russa ma dellintera storia mondiale del XX secolo. La Madre
di Dio accorreva, sullultima frontiera della storia, a indicare
allumanità intera il percorso della salvezza e della pace
e la necessità e lurgenza della preghiera.
Lo scontro apocalittico tra la Donna vestita di sole e il Dragone rosso è ormai estremo e decisivo: il mondo è avvolto in una micidiale
spirale di violenza e di corruzione, di sfruttamento e di sopraffazione.
Ecco perché la "Profezia di Fatima" continua a invocare, con insistenza
crescente, la disponibilità urgente alla Conversione.
Convertirsi al perdono e allamore per sfuggire allagguato
della disperazione e della morte!
Un grande filosofo del novecento, Martin Heidegger, che pure si era consegnato
alla presa del totalitarismo nazionalsocialista, alla fine della sua avventura
umana confessava che "solo un Dio ci può salvare".
Il mondo in pericolo ora ha bisogno di un nuovo Segno, di un grande Avvertimento,
che risvegli la creatura umana dal torpore della resa e la scuota dallindifferenza
e la induca ad alzare finalmente gli occhi al Cielo per rintracciare la
via, ora perduta, della Salvezza.
("Benevento
La libera voce del Sannio" n.13/ del 1/7/2007)
Droga
e Nas a scuola
Due o tre
tiri di "cocaina cracktata" uccidono un quindicenne in una Scuola del
Milanese.
Il ministro della Salute annuncia linvio dei Nas nelle Scuole superiori.
Lo stesso ministro aveva firmato un decreto, sospeso fortunatamente dal
Tar, che prevedeva il raddoppio della quantità di cannabis per
"uso personale".
La strategia contro la penetrazione della "cultura della droga" nella
difficile e complessa esistenza delle nuove generazioni viene, infine,
affidata ai cani lupo dei Carabinieri.
I poteri dello Stato hanno dichiarato, con levidenza sconcertante
della contraddizione culturale e politica, la sconfitta completa di un
orientamento sostenuto con la proclamazione sfacciata del permissivismo
edonista e libertario.
Da decenni, senza limiti, nella società, nei "mass-media", nelle
scuole, nelle famiglie, nella coscienza personale anche dei preadolescenti
e dei giovani sono stati aperti, con lattacco cupo dell"ideologia
del suicidio",varchi paurosi allinfamia della disgregazione etica
e della violenza contro la natura e lassetto assiologico della condizione
umana. Ed ora che incombe il disastro, alle politiche fondamentali e decisive
della Salute e dellEducazione vengono assegnate le armi estreme
e pericolose della repressione.
Invece andrebbe ripensata completamente -anche con la ricognizione critica
e autocritica degli errori commessi- la condizione educativa e culturale
e la sua connessione morale e valoriale alle ragioni, ai metodi e al destino
delle nuove generazioni. Chiudendo definitivamente i conti con la stagione
della disgregazione dellautorità e riprendendo il filo forte
di una tradizione storica, di un costume civile e di un modello educativo,
che hanno sempre orientato il meglio della Civiltà italiana.
Ora il disagio adolescenziale e giovanile è diffuso e drammatico,
le ultime generazioni sono state sconvolte e ferite da persuasori dissennati
e dalla esibizione divistica di trasgressioni e immoralità proposte
come esemplari da un magistero consolidato -culturale educativo morale
mediatico- veramente ignobile, offensivo e mortale.
Bisogna saldare in un nuovo patto culturale, civile, politico e pedagogico
le Famiglie, la Scuola, le Parrocchie, i Luoghi della formazione e della
comunicazione a protezione della libertà vera e delle capacità
emergenti dallevoluzione generazionale e dal rinnovamento storico
dell intersoggettività umana.
Il corso della Civiltà planetaria diventa sempre più complicato,
inquietante e rischioso; ma, senza custodire con cura e senza aiutare
con la ricerca della verità la coscienza umana, il cammino dei
nostri figli, nellavventura aperta della globalizzazione, può diventare minaccioso e tragico.
Caro Direttore, nella Tua impresa della memoria -lanniversario del
primo Campo Hobbit del 1977- è tornato il ricordo del compianto
Generoso Simeone.
Con viva riconoscenza e forte gratitudine ho ancora nel cuore la testimonianza
coraggiosa e solitaria del Direttore di "Segnali" che difese nel 1987
il progetto di Don Pierino Gelmini di insediare nel Sannio la sua "Comunità
Incontro", per riportare alla speranza i nostri figli, travolti dalla
irruzione distruttiva della droga, per richiamare tutti alla solidarietà
e allaccoglienza civile, umana, educativa e culturale e per fondare
un presidio di liberazione contro lattacco stupido e omicida del
nichilismo.
La proposta, purtroppo, si scontrò con i nostri egoismi e le nostre
paure. E dopo venti anni, nessuno ancora ha avuto il coraggio di riprenderlo
e la responsabilità di realizzarlo.
Ora, è necessario resistere alle incessanti, torbide, pericolosissime
offensive della violenza e dellodio, continuando, Caro Direttore,
a riflettere, a comunicare e ad agire, senza paura, per il Bene essenziale
della Verità della Libertà.
("Benevento
La libera voce del Sannio" n.12/ del 15/6/2007)
Benevento
- Pietrelcina: Il cammino della Riconciliazione e della Pace
Convocato
dallACLI provinciale di Antonio Meola a Piazza Risorgimento, nellultimo
splendido sabato di maggio, un sorprendente corteo di migliaia di ragazzi
e di giovani, di uomini e donne, di anziani si è diretto verso
il paese natìo di Padre Pio. Per unimpresa festosa di partecipazione
a un cammino di Pace: condividere con gioia ideali, valori, scopi di umana
Solidarietà; testimoniare limpegno personale a sostenere
i compiti, le regole e i servizi del Volontariato; aprire soprattutto
il cuore di ognuno di noi e della comunità civile alla Riconciliazione.
Un patto di unità, tra le persone e le comunità, nel territorio,
nel Paese.
Questa esperienza ha un valore culturale e educativo fondamentale. Offre
un contatto, da tempo interrotto, con la vitalità rigogliosa della
natura e ravviva la dinamica di emozioni e di sentimenti suscitati dallincontro
diretto con le radici della Creazione: Aria Acqua Terra Luce, nel pieno
della Bellezza della loro manifestazione. Ritrovarsi nella vivente realtà
dellambiente e sentirsi avvolti da penetranti vibrazioni sonore
e cromatiche e da risonanze spirituali della Natura ora dolcissima e affascinante.
Non da soli, ma liberati, almeno per un momento, dall"accecamento
mediatico" che imprigiona lintelligenza nel circuito della irrealtà
e della menzogna, insieme a tanti altri mossi dalla stessa logica della
gratuità, in un "avvenimento di libertà", immersi nella
vastità incommensurabile dellessere.
Lincontro con la Natura e con gli Altri diventa un segnale forte
di senso e di ordine.
Di "rispetto" per la Natura:
sempre più dissacrata ed offesa dalla sporcizia e dalla stoltezza
di un consumismo sfrenato e dalla insopportabile massa di rifiuti che
assedia e avvelena la dimora e la salute della gente.
Di "rispetto" per lAltro:
- per i Bambini e i Giovani innanzitutto, i figli della Speranza, che
linsidia di una condizione storica senza principi e senza regole,
con lo scandalo di comportamenti dissennati e di immagini deplorevoli,
sconvolge nel processo di formazione e nellindicazione di futuro;
- per le Famiglie e i gruppi sociali più provati dallindifferenza
delle Istituzioni e dalla precarietà nelle risposte necessarie
ed urgenti alla sfida della sopravvivenza;
- per gli immigrati, respinti ed allontanati dallaccoglienza e dalla
ospitalità o sfruttati nella pena di unesistenza infelice;
- per i popoli dellAfrica, i più sventurati, disperati e
miserabili, provati dallingiustizia e dallo sfruttamento, sopraffatti
da poteri omicidi e dallassalto delle epidemie e della morte;
- per lintera comunità, nel territorio provinciale e nellorizzonte
sconfinato della mondializzazione, lacerata da strategie finanziarie,
economiche e tecnologiche e da competizioni micidiali, ferita dallassalto
continuo della violenza ideologica e dalla pratica feroce della guerra
e del terrore.
La gente generosa dal Cammino vuol gridare a tutti noi, anche se impigriti
e assenti, la gioia dellavventura umana e la speranza nelle risorse
delle giovani generazioni e nel loro ardimento a lottare per la giustizia
e la pace; e vuol manifestare anche una durissima e più consapevole
contestazione della corruzione, del malaffare e dellignobile disprezzo
per la dignità delle umane creature.
Il percorso Benevento-Pietrelcina diventa, per i significati, i segni
e il senso che lancia nella coscienza popolare, la riflessione che provoca
e per lesempio che dona, una straordinaria VIA LUCIS: per conseguire,
con la potenza della partecipazione, della contemplazione e della riconciliazione,
la sconfitta dellegoismo _ questa stupida ipertrofia dellorgoglioso,
misero io - e aprire lanima alla gratuità e alla bellezza
dellaccoglienza e del perdono fra tutti gli abitatori di questo
tempo sempre più difficile, complesso e drammatico, eppure convocato
allAmore sempre più forte e invincibile.
("Benevento
La libera voce del Sannio" n.11/ del 1/6/2007)
Don
Stefano Lamera amico del nostro Dio. Per la Santità del Sacerdozio e della Famiglia
Una pubblicazione di Don Pasquale Maria Mainolfi
A Benevento,
nel Santuario Eucaristico e Mariano "Nostra Signora di Fatima e Padre
Pio" della Parrocchia "San Gennaro", entrando nella Cappella, ove incontri
la figura solenne e benedicente del Santo di Pietrelcina, senti anche
il richiamo intenso di uno sguardo accattivante e linvito di un
gesto accogliente: è licona di un Sacerdote avvolto in uno
scorcio architettonico sublime per lo splendore cromatico e la trionfale
irruzione di un Cielo abitato dalla umanità già trasfigurata.
E Don Stefano Lamera, che lanima artistica di Pompeo Vorrasi
coglie nellessenza del Suo Spirito grande.
Don Pasquale Maria Mainolfi ripropone licastica rappresentazione
di Don Stefano sul piccolo volume -Edizioni Auxiliatrix- di cento pagine
che accolgono i segni incandescenti e generosi della memoria e del suo
amore per il grande difensore del Sacerdozio e della Famiglia, in un tempo
tra i più difficili e inquietanti per lavventura delluomo
nella storia e per la tenuta dellIstituto fondativo della convivenza
sociale e della continuità generativa dellumanità:
la Famiglia.
LAutore è figlio spirituale, ancora oggi, dellindimenticabile
Sacerdote Paolino (1912-1997) che è stato collaboratore ed amico
del Beato Giacomo Alberione, il fondatore della "Società San Paolo"
protagonista di un grande movimento di evangelizzazione nel mondo complesso
ed affascinante della comunicazione e dei "Mass media": "Famiglia Cristiana"
è uno di questi doni.
Dai primi incontri, a metà degli anni ottanta, fino al termine
dellesistenza -1° giugno 1997- cresce in profondità,
tra i due Sacerdoti Don Stefano e Don Pasquale- una relazione umana,
spirituale, apostolica veramente "sconvolgente ed esaltante".
Don Stefano è Padre nella Fede, nella Speranza, nellAmore:
voce esaltante e commovente di Gesù Maestro, testimonianza forte
e vibrante della Santa Famiglia di Nazareth. Egli introduce, infatti,
con sapiente e coraggiosa autorità pastorale, il carisma del Custode
di Gesù e di Maria, San Giuseppe, nei cenacoli di preghiera, nel
culto, nelle lezioni pastorali, nella liturgia.
Nellepoca del "rifiuto del padre", anzi nella fase drammatica della
"morte del Padre", della sua identità, del suo ruolo e della sua
funzione di "custodia" e di "educazione", Don Pasquale Maria Mainolfi
ricorda con commossa gratitudine la "paternità lameriana", immagine
impressionante di quella dello Sposo di Maria, figura altissima, a sua
volta, di quella infinita e misericordiosa di Dio, Padre della vita.
"Don Lamera viveva come impastato perennemente nella Parola e dalla sua
bocca fiorivano solo parole di luce e di consolazione. Era titolare di
uno speciale ministero, il ministero della consolazione", ricorda Don
Pasquale, ricostruendo il suo profilo umano e sacerdotale.
Nellintervista lAutore tratteggia concretamente la Pedagogia
paolina e alberoniana della "Via-Verità-Vita", offrendola attraverso
luminosi "flash" di esperienze personali e pastorali, di incontri, di
contatti telefonici, di testimonianze. In questo percorso della memoria
cè la eco vivissima di una vertigine di santità che
spesso trasmette un brivido, una tensione del cuore attratto dal contatto
tra finito e Infinito, tra tempo e Eternità, tra nulla e Assoluto.
Quando il linguaggio di Don Stefano, tenerissimo e intransigente, vibrante
di entusiasmo evangelico, di fervore mariano, di speranza di conversione,
di potenza di liberazione, entra in sintonia, anche attraverso la lettura,
con linterlocutore, il cuore si apre a una consolazione e a una
letizia indicibili, a una comunione dintimità e di passione.
"Il prete non è un uomo come tutti gli altri, è unaltra
cosa, ontologicamente trasformato dal Sacramento dellOrdine, non
è semplicemente un Figlio di Dio, perché il prete è
Cristo".
"Sapeva dire con solare semplicità verità altissime e profonde",
ricorda Don Pasquale, sui misteri più grandi del Cristianesimo:
lEucaristia, la Vergine Maria, la Santificazione della creatura
umana, il Sacerdozio, il Matrimonio, la Destinazione soprannaturale
Ma questa breve presentazione è insufficiente a donare lenergia,
il fuoco e la luce della identità singolare e straordinaria di
Don Stefano; è solo un invito premuroso ad avvicinarsi a questa
eccezionale presenza di Santità, che è urgente riconoscere
con simpatia totale, perché ognuno di noi, nella notte del presente,
riesca ad illuminare il proprio percorso di vita e il destino della salvezza
e della felicità.
("Benevento
La libera voce del Sannio" n.10/ del 18/5/2007)
Il
Pontificato di Benedetto XVI. La Chiesa e l'Umanità in dialogo su Gesù di Nazaret
Da due anni è iniziata la missione del nuovo Vescovo di Roma, Vicario di Cristo,
Benedetto XVI.
E si rinnova, nella continuità bimillenaria dei romani Pontefici,
lelezione petrina del Padre che svolge nella storia, assegnata dalla
Provvidenza, la missione umano-divina di Pastore universale.
Egli è il "servus servorum Dei": custodisce il tesoro soprannaturale
della Fede in Cristo e lo affida allumanità, nel supremo
Ministero sacerdotale dotato del primato del servizio di Amore.
Il Papa è una Luce di verità, una Bussola di orientamento,
una Testimonianza viva dAmore, nei tempi complessi e difficili che
viviamo con latteggiamento conoscitivo orgogliosamente relativista,
con lo stile edonista e libertino, per obiettivi esistenziali materialistici,
in una vicenda umana svuotata di significati e di senso.
Papa Ratzinger, già carico di un prestigio teologico e culturale
incomparabile, richiama, con la potenza di un pensiero trasparente e semplice,
la Ragione che pretende di escludere il divino, il senso religioso, la
trascendenza dal riconoscimento universale e dalla possibilità
dellaccoglienza planetaria.
Nel dialogo, aperto tra Fede e Ragione, tra Teologia e Filosofia, tra
Preghiera ed Esperienza, è possibile guarire le piaghe che la patologia
scientista, storicista, nichilista ha aperto nelle Culture e nella Civiltà europea e occidentale.
Egli invita ciascuno di noi, lOccidente, lUmanità intera
ad aprirsi, con urgenza e coraggio, allampiezza della Ragione, per
rispondere agli interrogativi fondamentali, senza escludere il Magistero,
la Rivelazione, la Tradizione, le radici tormentate del grandioso processo
storico, ora minacciato dalla nostra insipienza e dalle mille follie di
ogni giorno.
Cè, nella Sua Lezione altissima, un avvertimento continuo,
ermo, doloroso a recuperare "le ragioni della speranza" nel deserto delle
povertà, della fame e della sete, dellabbandono, della solitudine,
dellamore distrutto, "delloscurità di Dio, dello svuotamento
delle anime senza più coscienza della dignità e del cammino
delluomo".
E nella Sua prima Enciclica, "Deus caritas est", cè linno
alla gioia, alla bellezza, alla responsabilità dellAmore:
lAmore infinito, eterno, misericordioso di Dio che incontra ,con
un desiderio senza misura, lamore delluomo che, invece, non
corrisponde a così grande premura.
E la Ragione-Amore la radice, il compito, il destino della condizione
umana.
Perché Dio ci chiama alla vita per amore, vuole che camminiamo
sempre con amore, desidera che ritorniamo a Lui per sempre per vivere
nel Suo Amore.
Ecco perché conosce luomo solo chi conosce Dio! ama luomo
solo chi ama Dio.
Conoscere e amare Dio significa, innanzitutto, accogliere in noi e negli
altri "il dono della Creazione" con il rispetto della vita e della dignità
di ciascun individuo; significa, anche, condividere "il dono della Redenzione"
con la liberazione della coscienza personale e della storia comunitaria
dal peso e dalla vergogna del peccato e del male; significa, infine, realizzare
nella volontà e nellazione "il dono della Santificazione"
con la testimonianza concreta dellAmore. I Comandamenti e le Beatitudini
indicano questo orizzonte teologico e la regolazione morale al nostro
essere e al nostro convivere.
A questa Civiltà postmoderna, che introduce nella logica del mercato
globale non solo le cose e i prodotti, ma anche le persone, i valori,il
matrimonio, la verginità, la maternità, la paternità,
il linguaggio del corpo, lessenza dellamore, il Papa rivolge
un avvertimento forte e severo. Egli sente la gravità della devastante
crisi antropologica ed etica e la minaccia distruttiva della ideologia
della violenza e dellodio.
I valori fondamentali non sono negoziabili: la Vita, la Famiglia, lEducazione
alla verità, alla libertà, allamore rappresentano
le Radici stesse della convivenza, le Sorgenti della cultura del Bene,
lOrizzonte sicuro del destino di felicità dellUmanità.
Il "Servo dei servi di Dio" ora è, in ginocchio, davanti alla Sua
Chiesa e di fronte a tutta lUmanità, e, imitando il Figlio
Santo di Dio nel Cenacolo di Gerusalemme prima del Suo Sacrificio, vuol
servire ogni uomo per lavare la malizia, la perfidia e la violenza che
imprigionano la nostra intelligenza e sporcano il nostro povero cuore.
Egli ripropone, con la limpidezza della Fede e la forza della Ragione,
Gesù di Nazaret al cuore di tutti i Popoli.
"Dobbiamo trovare, dice Papa Benedetto XVI ,di nuovo il coraggio di credere
alla vita eterna con tutto il nostro cuore. Allora avremo anche il coraggio
di amare la terra e di edificarle un futuro".
Bisogna tornare a credere per imparare di nuovo ad amare!
("Benevento
La libera voce del Sannio" n.9/ del 4/5/2007)
Il
Diritto alla vita di Aldo Moro, la Ragione di Stato e il Terrore
Il 1978 è
stato un anno "cruciale" nella Storia dItalia.
Lattacco folle e sanguinario della bestialità terroristica
contro linnocenza si attuò con il cupo successo della Ragione
moderna contro il primato della Vita.
Lo scontro tra lideologia della Morte e la cultura della Vita non
vide alloffensiva solo il soggetto terrorista. Tutto il campo della
Democrazia italiana si trovò impigliato nella rete della violenza
e finì per adottare, senza avvertirne completamente linsidia
e la complicità, la stessa categoria del terrore.
La lunga prigionia di Aldo Moro, non bisogna dimenticarlo, coincise con
la tormentata battaglia parlamentare per lintroduzione dellaborto
nel nostro ordinamento giuridico.
Il paradigma spietato del terrore, "la Vita non vale nulla e può
essere annientata", penetrò, con due percorsi di morte, nella vicenda
politica del nostro Paese.
La miccia ideologica infiammò gran parte della rappresentanza politica
che, tra mille ambiguità, giustificazioni, alibi, condivise "il
criterio della violenza" del brigatismo rosso.
La razionalistica e irragionevole strategia di morte si attuò inesorabile
sia nei confronti di Aldo Moro, sia, con la legislativa autorizzazione
a procedere, contro lEmbrione _ il germoglio umano _ nel grembo
materno.
Lirruzione del nichilismo politico, etico e giuridico fu devastante.
Chi non crede al "Principio della Vita" non sa rispettare la vita altrui.
E, quindi, sul Principio della Vita si può e si deve negoziare!
sul Destino della Morte non si deve e non si può trattare!
Infatti la grande alleanza radicalsocialista e comunista non accettò
di sospendere liniziativa parlamentare che portò alla "194",
mentre si celebrava il processo nella "Prigione del Popolo" a carico dello
Statista democristiano.
Lattentato omicida, il dramma della Nazione, linquietudine
di un Popolo, la tragedia della famiglia, la problematicità degli
amici di Moro nella gelida D.C., lallarme democratico, lattenzione
planetaria dei "Media", non riuscirono a imporre la tregua e a interrompere
il processo legislativo.
Non potevano invocare il "Diritto alla Vita" né Moro né i nascituri!
Erano "sequestrati": non godevano del diritto di cittadinanza. Si poteva,
perciò, svolgere, nel covo brigatista e in Parlamento, il duplice
"processo penale"
Il tremendo "culto della morte" finì per coinvolgere in ununica,
tragica operazione lintera società nazionale, ne sconvolse
lassetto culturale, giuridico e istituzionale, ne corruppe la tradizione
antropologica, etica e spirituale e oscurò lidentità
umanistica e cristiana della nostra Civiltà.
Sul fronte della morte ci furono figure, varianti e giochi molteplici: "né con lo Stato né con le B.R
né con Moro!"
Tutti contro la Vita. Larroganza degli intellettuali dettò la dura linea della Ragione di Stato.
Luomo, creato "a immagine e a somiglianza di Dio", non è
più un dono da accogliere, da difendere, sempre, ad ogni costo.
Questa fu la decisione della cultura, della politica e delle istituzioni
italiane.
La libertà di Moro, come quella del nascituro, fu isolata, rifiutata
e negata. E condannata. Il varco di comunicazione, aperto dalla trepidante
supplica di Paolo VI, non poteva essere praticato dalle Istituzioni Democratiche:
era illegale!
La soggettività democristiana, il partito dei Cattolici, debolmente
reattiva sul piano parlamentare, si lasciò chiudere nel razionalismo
laicista e accolse la lezione illuministica e "rivoluzionaria" della fermezza:
"occorre che uno muoia per la salvezza della Nazione!"
Dopo circa trentanni emerge qualche luce di ripensamento che squarcia,
finalmente, la notte dellinganno e dellipocrisia; si fa strada
una nuova attenzione, più trasparente, allessere delluomo,
alla sua intangibilità, alla sua grandezza divina, al suo ininterrotto
Martirio.
Con tensione creaturale ed evangelica è ora di riconsiderare la
storia che la violenza, la paura e la viltà di tutti noi resero
ancora più tragica di quella provocata dalla stupidità cainita
del terrorismo.
Per onorare veramente la memoria purificata e il sacrificio estremo di
Aldo Moro.
("Benevento
La libera voce del Sannio" n.8/ del 20/4/2007)
Il
trionfo o il fallimento dell'Europa?
Cinquantanni
fa, dalla tragedia mondiale e dalla rinnovata speranza di pace, sorgeva
l"Europa dei Sei" unita dallidea e dalla strategia della democrazia
e dello sviluppo.
Ora è tempo di ripercorrere questa storia: per misurare il sogno
dei Padri fondatori, per valutare la capacità realizzativa dei
protagonisti politici, economici, culturali e religiosi; per rintracciare
il destino storico di questa nostra realtà continentale nellorizzonte
della globalizzazione planetaria.
In quale disegno, per quale fine, con quale missione si muove oggi questEuropa?
Il XXI secolo sembra rimettere in questione il significato, limpianto,
la coscienza relazionale, le stesse radici dellUnione. Il quadro
complessivo è segnato da contraddizioni crescenti: lo smarrimento
dellidentità culturale, lo sbandamento autocentrico, la potenza
economico-finanziaria e la debolezza politica, la retorica dei valori
solidaristici e il primato crudele del mercato e dello statalismo, la
fragilità etica e la frantumazione della tradizione per la scandalosa
invadenza mediatica dell"ideologia della morte"
Certamente ci sono ragioni per essere contenti del nascere dellEuropa
unita, ma ci sono motivi per essere preoccupati per il corso degli eventi
che si svolgono e si annunciano nello scenario complesso e convulso di
questi nostri tempi.
E cresce lallarme per le dimensioni enormi e incontrollabili dei
processi di connessione politica, giuridica ed economica e per linternazionalizzazione
dualistica -opulenza e miseria- del sistema di produzione, di consumo,
di comunicazione e di organizzazione.
Il conformismo materialistico, amministrato da pesanti burocrazie e da
poteri multinazionali invadenti, rende sempre più illiberali e
deterministiche le relazioni culturali ed educative, costitutive e generative
delle famiglie e delle comunità.
Ora le ferite allimpianto, alla strategia e alla prospettiva storica
dellUnione Europea sono molteplici e profonde.
- La negazione del riconoscimento delle "Radici cristiane" è un
punto di rottura determinato dalla dinamica rivoluzionaria della "modernizzazione
totale", che con la distruzione del passato e della tradizione cancella
il profilo stesso dellidentità e della civiltà europea.
Il progressismo, malgrado gli "indizi della catastrofe", insiste nellannientamento
del fondamento, occulta la bellezza delle origini e del destino e priva
la coscienza delle nuove generazioni della gioia e della sofferenza della
ricerca e del cammino di libertà.
- La crisi drammatica dell"Educazione civile, morale e religiosa"
con la rovina incessante della grandiosa eredità culturale dellOccidente,
sconvolge la fede condivisa nel valore e nella dignità dellessere
umano e inaridisce il coraggio nella difesa degli ultimi, dei più deboli e degli indifesi.
- Il vulnus più grave e doloroso alla Civiltà europea viene
dalla legislazione e dalla prassi abortiste e provoca la tragica caduta
del "Diritto fondamentale alla Vita" ed apre, purtroppo, varchi alloffesa
dellembrione non più protetto dalloltraggio scientista
e dalle manipolazioni genetiche.
- Anche la Famiglia, nucleo essenziale e bene fondamentale della realtà
civile, viene attaccata dal riconoscimento innaturale di forme alternative
di convivenza e il Matrimonio viene destabilizzato nel suo impianto di
fedeltà e di fecondità.
- Infine lenorme potenza economica e finanziaria del nostro Continente,
dotato di sconfinate possibilità tecnologiche e organizzative,
non sa ancora rispondere alle domande strazianti di soccorso, di aiuto,
di accoglienza dellAfrica abbandonata allimpotenza, allo sfruttamento
e al sacrificio.
LEuropa ha fallito: senza radici non ha destino; senza cultura ellenico-cristiana
resta senza progetto; senza compassione per la sofferenza dei popoli non
ha direzione; e senza speranza si avvia a rimanere senza libertà.
Se lEuropa dei Ventisette non riesce a darsi presto una linea costituzionale
forte e condivisa, se non riprende alle origini il sogno tradito e ricompone
non solo gli interessi, ma soprattutto i valori, non potrà salvarsi.
La retorica inevitabile delle celebrazioni di Roma e di Berlino non ha
aperto nuove certezze.
Ora, oltre lindifferenza e lignavia, resta un fremito di speranza:
che venga rinviato e, poi, annullato il triste "congedo dellEuropa
dalla Storia".
("Benevento
La libera voce del Sannio" n.7/ del 6/4/2007)
I
figli senza patto educativo
Molti, dolorosi,
sconcertanti e sciagurati episodi di insipienza e di violenza a Scuola.
E si incrociano giudizi, condanne, clamori, proteste,
Si è infranta da tempo lalleanza tra le generazioni fondata
su lautorità culturale, civile e spirituale: la frontiera
del Bene e del Male è svanita e la Paideia italiana è andata
in rovina.
Lesercizio della responsabilità dei genitori, degli insegnanti,
dei protagonisti della vicenda istituzionale si è sfibrato e indebolito
e linsostenibilità educativa è divenuta drammatica.
Si è rotto, infatti, il "circuito del diritto-dovere". Alle radici.
Nella coniugalità genitoriale, sorgente degli schemi interpretativi
ed etici e del modello di moralità che vengono incorporati nelle
prime esperienze dalle nuove generazioni, irrompono continue, disgreganti
tensioni. Nell"unità damore" della Famiglia si scaricano,
con la cronaca orribile e banale di ogni giorno, spinte complesse e devastanti
dellorganizzazione del lavoro e del tempo libero, pesanti provocazioni
affettive ed emotive, suggestioni distruttive della incessante, fangosa
rappresentazione mediatica. E tutto questo condiziona e altera gli equilibri
e lo sviluppo della vita dei figli.
Ora la Scuola è speculare alla Famiglia: cè analogia
e corrispondenza, nellordine e nella connessione dei valori, delle
regole, degli schemi operativi, dei codici organizzativi e normativi,
tra i due essenziali luoghi formativi ed educativi. Questo orizzonte comune
da tempo non è più condiviso. Casa e Scuola, quindi, "spazio-tempi
di vita" di ununica realtà complessa e difficilissima, non
riescono a ricomporre i loro ruoli bipolari e le loro competenze in un
dinamico processo di sviluppo personale e di orientamento civile.
Si può e si deve rispondere al folle s-radicamento culturale e
pedagogico non solo con laffanno e le preoccupazioni per loggi,
ma soprattutto con la speranza di un destino civile non consumato da dissennati
"relativismi egoistici", da "materialismi edonistici" sempre più
diffusi e insensati, da "spersonalizzazioni consumistiche" irresistibili.
E urgente verificare le ragioni fondative del "diritto alla vita
e alla dignità umana" per il divenire dei nostri figli, ed è
necessario recuperare la più grande "tradizione educativa" dellEuropa
e dellOccidente intessuta di cultura umanistica e di Messaggio cristiano,
centrata su la "ricerca di Verità", sul "cammino di Libertà",
sulla "testimonianza dAmore".
Guai se queste tre questioni - la Verità, la Libertà, lAmore
- non vengono riportate al centro dellEducazione, dentro la Società
globale dell accumulazione economica e finanziaria. E se ne debbono
rintracciare la misura, la regola e la finalità nel vissuto umano,
civile e sociale di questo presente, costretto nella tenaglia della trasgressione
e dellangoscia e trascinato nellinferno della violenza e della
droga, dellostentazione del Male e dellistigazione al Male.
Il problema, quindi, non è quello di riscrivere regole, di riaffermare
doveri, di contrattare mediazioni organizzative e normative, di presidiare
e vigilare spazi, di amministrare procedure e tecniche. E le strategie
decisive non sono burocratiche e manageriali e nemmeno cognitivistiche
e metodologiche.
Linfanzia e la fanciullezza sono state gettate nel "vuoto di significati
e di senso"; e, private del Mistero, sono rimaste indifese e disonorate,
non protette più dallinvadenza vergognosa e criminale dello
scandalo e dallassalto inarrestabile delloscenità:
è stata ferita e uccisa linnocenza e deformate limmagine
e la grandezza di essere uomo, di divenire cittadino, di realizzarsi come
testimone coraggioso di Verità e di Speranza.
A quattordici anni, allingresso nelladolescenza, la "memoria
dellIdentità" è già stata segnata da milioni
di orribili sequenze di morte, di stragi, di violenze; l"intelligenza
della Libertà" è stata già attratta da innumerevoli
scene di erotismo sfrenato e di velenosa pornografia; la "volontà
di Amore" è stata già modellata e massacrata dal divismo
dello spettacolo scatenato in tutte le abiezioni dellanimalità
senzanima.
E a questa perversa dinamica, impastata di falsità, di grettezze,
di paure e di odi, non viene opposta una resistenza vigorosa, suscitata
dal rispetto, dal pudore, dalla cura e dallAmore.
Non ci sono più valori saldi e riconoscibili, definiti su ciò
che è Bene e ciò che è Male: si è diffusa
unidolatria democratica e incontestabile delle ragioni egoistiche,
della carne e del denaro.
Ecco perché cresce linfelicità delle nuove generazioni
e degenerano i rapporti affettivi e morali. Ecco perché si allarga
lorizzonte di cinismo, di ipocrisia, di viltà, al quale le
nuove generazioni, confusamente, si adattano, ricapitolandone linsofferenza
e le seduzioni libertarie ed anche i pericoli deterministici. In questo
contesto l"io si auto-educa" assorbendo lindividualistica
logica dello "spirito del tempo" che inganna, che divide, che distrugge
con lignobile, sfrontata e suicida "cultura" della morte.
Cè ancora speranza che la Scuola possa sottrarsi al collasso?
Lo statalismo pedagogico, con la materia e le procedure dellorganizzazione
istituzionale e con la fragilità e linconsistenza della sua
indicazione valoriale-culturale, non può reggere più il
destino educativo. Lesplosione della conflittualità e del
disagio Scuola-Famiglia ne sta dissolvendo anche lultima condizione
di legittimazione.
Ricollocare liniziativa educativa nel territorio, non più
con il progetto dell"autonomismo statalistico" ormai morto, ma con
il riaffidamento radicale della "persona-in-evoluzione" ai luoghi e ai
principi della vita, della libertà culturale e della solidarietà
è lestrema prospettiva di recupero e di ripresa della nostra
Civiltà dotata di sconfinate possibilità di saperi e di
tecniche, ma sempre più sconvolta e immiserita dalloblio
della sua Tradizione e dallo sfregio della sua Spiritualità.
("Benevento
La libera voce del Sannio" n.6/ del 23/3/2007)
La
crisi della Politica nella società italiana: lo Stato trascinato nella neutralità dei valori
Si va chiudendo
la lunga fase storica della "modernità".
Nel grandioso e complesso esperimento culturale, civile, politico, avviato
con lUmanesimo, esaltato con lIlluminismo e realizzato con
lesplosione della potenza inaudita del "fare", si aprono ormai voragini
enormi. La Verità, la Libertà e lAmore -i fondamenti
della vita, dellidentità e della storia degli uomini- perdono
ormai luce, consistenza e destino nella coscienza della gente e nellorientamento
dellagire politico.
La Verità del nostro essere, oscurata e stritolata dalla tragica
rottura tra Fede e Ragione, non indica più il profilo certo della
condizione umana. Chi siamo? Loblio dell"immagine e somiglianza
divine" rende evanescente lo status della persona con i riduzionismi meccanicistici,
positivisti, darwinisti, che si susseguono e si sovrappongono. Con larroganza
di un pensiero che, pur sconfitto, stupidamente ancora si autopromuove
nellorizzonte già buio del progressismo senza approdi.
La Libertà del nostro divenire, sequestrata e lacerata nella drammatica
spinta che spezza il legame tra Speranza e Storia, non segna più varchi alle chiusure dolorose ed egoistiche delle scelte e degli interessi.
Dove andiamo? La verità che non cè -il divenire è
prima dellessere- non assegna più percorsi e traguardi di
liberazione. Letica e la politica, travolte dal relativismo, non
si sostengono su postulati fermi di moralità e di bene comune.
LAmore della nostra vita, avvilito nella bestialità delle
relazioni esclusivamente materialistiche, è rovesciato nellinimicizia,
nella competizione forsennata, nellesclusione e nel rifiuto degli
ultimi.
Perché viviamo? Non cè più senso, non cè
più un fine, non cè più un perché! La
vita non ha valore: la misura, la regola e il fine del mio esistere sono
decisi dalla mia autodefinizione, dalla mia autoaffermazione e dalla mia
autodeterminazione. Io sono ciò che so essere, ciò che posso
divenire, ciò che voglio vivere.
Ora, in questo degradato scenario culturale, con questi folli protagonisti
della nostra civiltà, su questi inaffidabili presupposti politici
dellorganizzazione statuale, quali compiti e responsabilità
sono ancora proponibili e quali fini è possibile comunicare alla
nostra società in cammino in questi tempi e negli spazi dellEuropa
e del mondo?
La modernità ha già generato mostri: il comunismo, il nazismo,
le feroci stragi dei genocidi, le guerre mondiali, la bomba atomica, la
morte di milioni di persone denutrite e miserabili, laborto di massa
con miliardi di uccisi.
E continua la furia sconvolgente di unideologia unica, un misto
onnipotente di "capitalismo e di materialismo", che si fonda su un principio
distruttivo, omicida e suicida oltre che deicida: "la morte di Dio".
La filosofia politica del nulla ora si traveste e si copre con il democraticismo
della "neutralità rispetto ai valori". Lo stato non si fonda più
su valori, su principi, su criteri? Certamente le carte costituzionali
non sono più orizzonti di regolazione delle Comunità nazionali:
lEuropa, tra laltro, continua la sua marcia organizzativa
e burocratica pur priva del consenso delle nazioni che la costituiscono.
Se la società è linsieme di "scelte coordinate e finalizzate
al Bene comune", allora la neutralità etica, lindifferenza
valoriale, sono illusioni, ipocrisia, autoinganno.
Zygmunt Bauman, in "Società, etica, politica", rivolge a tutti
noi, inchiodati alla cultura asfissiante e mortale del relativismo, un
avvertimento che dovrebbe farci riflettere sul dramma delloggi e
imporci il ripensamento delle categorie e dei criteri che guidano il dialogo
culturale e politico.
"Non ci manca la conoscenza del bene e del male; è la capacità
e la voglia di agire in base a quella conoscenza e essere assente da questo
nostro mondo, in cui le dipendenze, la responsabilità politica
e i valori culturali imboccano strade diverse e non si tengono più sotto controllo reciprocamente."
E necessario e urgente, quindi, animare una grande disobbedienza,
soprattutto nelle nuove generazioni, agli orgogliosi "Maestri della modernità"
che continuano ad avvelenare i pensieri, le parole e le azioni dei popoli,
con larroganza del rifiuto delle ragioni della verità e della
salvezza. Il Cristocentrismo è il luogo concettuale e pratico del
dialogo e dellincontro delle persone e dei popoli, perché si riaccenda la relazione tra ragione e fede, tra storia e speranza, tra
vita e amore.
La responsabilità della politica non può eludere questultima,
grande sfida.
("Benevento
La libera voce del Sannio" n.5/ del 9/3/2007)
Creazione
ed evoluzionismo
Lunedì
26 febbraio, nellauditorium del Convento della Madonna delle Grazie,
il preside Michele Ruggiano, alla guida del Centro Studi del Sannio, rilancia
anche da noi una questione che attraversa da centocinquantanni il
dibattito scientifico, la ricerca filosofica, la fondazione culturale,
educativa e religiosa della visione della vita e del mondo.
Charles Darwin, in "Lorigine delluomo" del 1859, irrompe in
questi percorsi del dialogo, della ricerca, della formazione, della fede,
con la devastante teoria evoluzionistica:
"Luomo è disceso da un quadrupede peloso, probabilmente di
abitudini arboree".
Con questo paradigma anticreazionista vengono posti in discussione alcuni
principi irrinunciabili del credere fondati sulla Sacra Scrittura, sulla
Tradizione, sul Magistero:
la Creazione opera di Dio, la monogenesi della specie umana, lesistenza
dellanima creata direttamente da Dio, la presenza del peccato originale,
gravissima colpa di disobbedienza e di ribellione a Dio, trasmessa a tutto
il genere umano.
La teoria darwiniana pone la ragione contro la Fede e induce alla negazione
di Dio Creatore e Redentore, allagnosticismo e allateismo.
Infatti la tesi evoluzionista è penetrata, purtroppo, nella cultura
di massa e alimenta le radici della mentalità laicista.
Il problema che viene posto è fondamentale, perché riguarda
il significato della vita, del mondo, delluomo e chiude la ricerca
di senso del suo esserci, della sua origine e del suo destino. Ripropone
un interrogativo già presente da sempre nella storia della cultura
e della spiritualità: "La Vita è governata dal caso, da
un destino cieco, da una necessità anonima, oppure da un Essere
trascendente, intelligente e buono, chiamato Dio?".
I primi tre capitoli della Genesi _ allinizio della Sacra Scrittura
_ rivelano il mistero di verità della Creazione dal nulla di tutte
le cose visibili e invisibili e, quindi, anche del genere umano. "Dio
creò luomo a Sua immagine; a immagine di Dio lo creò;
maschio e femmina li creò"(Gn.1,27) e da uno solo, Adamo, creò
tutte le nazioni degli uomini. Nella Creazione cè la promessa
della Divinizzazione dellumano, che compiutamente sarà trasfigurato
nella somiglianza con Dio. Luomo è uscito perfetto dalle
mani di Dio, costituito in uno stato di santità e di giustizia,
di partecipazione alla vita divina, senza annuncio di sofferenza e di
morte.
In questo disegno creativo, già avviato nel segno della Bellezza
e del Bene, sintroduce tremendo e distruttivo il "mistero delliniquità".
La Modernità, nellesasperazione antropocentrica dellUmanesimo
senza Dio, rinuncia alla "genealogia divina" e tenta di cancellare nellautocoscienza
dellOccidente lavvenimento primordiale della caduta per rendere
inutile la Redenzione. Lanimale umano è autosufficiente:
da sé evolve, si autodivinizza, cancellando le conseguenze del
grande Peccato e rendendo se stesso "albero della conoscenza del bene
e del male.
La grande disobbedienza introduce linfedeltà, la schiavitù,
la morte, si oscurano le ragioni universali della Verità, della
Libertà e dellAmore: lo stesso processo genetico umano è
alterato e sconvolto, vulnerato nel suo "logos biologico-spirituale",
nella sua storicità deiforme. Il re del creato viene asservito
al tempo, al mondo e alla morte: il cuore stesso dellumanità
decade dentro lesperienza disordinata della trasgressione della
legge dellAmore.
Ma la trasmissione del peccato originale è un mistero che ancora
non possiamo comprendere?
Lautobiografia umana,conservata, trasmessa e sempre rivissuta nel
complesso e ininterrotto divenire del "seme primordiale", lungo i percorsi
terribili, miserabili, sconcertanti, grandiosi della convivenza planetaria
trattiene in sé il marchio della sconfitta.
Ora perché le numerose tracce di crani subumani, di scheletri lontani
dai parametri della bellezza e dello splendore, di esseri schiacciati
dal peso avvilente e mostruoso di una animalità protostorica?
Il grande naturalista George Louis Leclerc, conte di Buffon (1707-1788),
avanzò nella sua poderosa "Storia naturale" la tesi della creazione
dellUomo perfetto, corrotto successivamente a causa di un probabile
peccato di ibridazione con una specie inferiore. Fu allora lIBRIDAZIONE
della specie pura a causare una rapida involuzione prima, seguita da un
lungo cammino di "rievoluzione" poi? Certamente il peccato dellorigine
coinvolse anche la natura psicosomatica della discendenza umana e per
via genetica ha corrotto la persona umana nel corpo, nella mente e nello
spirito.
Renza Giacobbi, intelligenza e sensibilità straordinarie, ha raccolto
in un testo suggestivo -Genesi Biblica- otto "rivelazioni" a Don Guido
Bortoluzzi (1907-1991), un sacerdote umile e buono, compagno di Seminario
di Giovanni Paolo I, a cui sono stati affidati i misteri e le visioni
della Creazione.
Perché non aprire lintelligenza scientifica, storica, filosofica
allascolto delle grandi voci dei Profeti e dei Veggenti contemporanei?
Solo la metodologia sapiente della "FIDES et RATIO" può illuminare
il percorso della Verità tutta intera.
("Benevento
La libera voce del Sannio" n.4/ del 23/2/2007)
Vita
Famiglia Educazione tra democrazia e nichilismo
E diventata
rischiosa la libertà di esprimere, caro Direttore, opinioni, giudizi,
orientamenti su ipotesi legislative che entrano in collisione con la visione
cristiana della vita, della famiglia, della società.
E ancora possibile affermare la sacralità della vita umana?
E ancora possibile difendere il "diritto alla vita" dal concepimento
fino al suo termine naturale?
E ancora possibile esaltare il valore della famiglia fondata sul
matrimonio?
Diventa sempre più oscurata e ferita lautocoscienza delle
radici, del destino, della direzione di questa nostra civiltà costituita
su lenergia e la tradizione dellUmanesimo cristiano. Anche
da noi sono sempre più contestati principi, valori, condizioni
della statualità democratica e lassetto costituzionale viene
indebolito e svuotato: una deriva pericolosa travolge tutti i confini
naturali e la regolazione etica e morale della convivenza civile, culturale
e politica.
Anche lordinamento giuridico, che garantisce la fondazione, la tenuta
e la stabilità dei processi generativi della società, viene
sempre più svigorito e alterato.
Lintroduzione delle "coppie di fatto" nel sistema normativo scompone
ancor più lordinamento complessivo della realtà italiana
e altera il diritto di famiglia, modificando profondamente il concetto
e il profilo giuridico del "coniuge". La concezione essenziale e fondamentale
della condizione umana viene posta completamente in questione: paternità,
maternità, la scelta sponsale, matrimonio, coniugalità,
etero-sessualità, procreazione, educazione, tutto il linguaggio
perde i significati profondi e rilevanti che, per millenni, hanno sostenuto
lesperienza del vivere e lorganizzazione istituzionale.
Non ci sarà più la "famiglia"; soltanto unioni, fragili,
flessibili, scombinate, fallite, distrutte, in un caos civile e sociale
indescrivibile e ingovernabile.
Non ci sarà più la"famiglia" con la sua sovrana centralità
nel processo di sviluppo civile, generazionale della procreazione e delleducazione
dei figli.
Nelle strategie della politica non cè più la "famiglia"!
Non vengono elaborate e decise nuove politiche fiscali che abbiano come
riferimento la "base familiare"; non ci sono risorse da investire in generatività;
non sono disponibili strumenti di sostegno e di cura per rispondere alle
crescenti difficoltà e ai disagi drammatici dei nuclei familiari
nascenti, delle famiglie numerose e di quelle di soli anziani.
E diventato, invece, urgente moltiplicare il cognome espressivo
dellunità familiare; è divenuto necessario riconoscere
forme alternative di unioni che prescindano non solo dal "vincolo matrimoniale",
ma anche da quello di "genere".
E ormai più formativo offrire alle nuove generazioni modelli
plurali di organizzazione civile consegnati alla sterilità generativa,
allingegneria genetica e allutero in affitto.
La denatalità è un problema? la strategia demografica è affidata ormai al crescente potenziale extra-comunitario.
Il riconoscimento normativo delle "unioni di fatto" è unoffesa
sciagurata allo "statuto dellumano": lordinamento del femminile
e del maschile subisce una disarticolazione e una disconferma brutali.
La rivoluzione sessuale, alle sue ultime mosse, sospinge i "movimenti
di liberazione" nella stretta del nichilismo e rinchiude definitivamente
la modernità nel "dogma del fatto".
Infatti con la legalizzazione, "tutto ciò che si fa" nella vita
quotidiana è bene, è giusto, è utile. Non cè
più una questione etica: tutti i comportamenti sono sottratti alla
misura e alla regola della moralità.
E senza principi, senza valori, senza etica, la politica tenta di amministrare
il caos delle vicende individuali dando loro rilievo pubblico. L"ideologia
della morte", con laborto, con leutanasia, con la contraccezione,
con la dissacrazione progressista e radicale del nascere, del vivere e
del morire, sconvolge lintera condizione umana.
La modernità, quando ha rinunciato al "valore divino" della creaturalità
umana, ha generato, sfidando la verità, la libertà e lamore
della convivenza, due esiti di morte:
- la strategia totalitaria ed omicida del comunismo e del nazismo per
lannientamento;
- la strategia edonistica e suicida della via democratica al nichilismo.
E dal trionfo del disordine e dalla insopportabilità dellangoscia
non si esce con linsipienza del ricorso alla "cultura della droga,
del sesso, del denaro".
La luce dellumanesimo cristiano, radice della civiltà europea
e occidentale, con il messaggio della Verità, della Libertà
e dellAmore, può riaprire, invece, un varco allultima
speranza.
("Benevento
La libera voce del Sannio" n.3/ del 9/2/2007)
Lettera aperta
all'on. Francesco Rutelli, Ministro dei Beni e delle Attività Culturali
Proclamato
il trionfo del "mamozio"
Infine, a
Benevento, è stato proclamato il trionfo del "mamozio", la truce
figura di bronzo, inchiodata sul Campanile di Santa Sofia dal potere dellArte
e delle Istituzioni democratiche, rimane solennemente al suo posto.
La mitologia postmoderna, specchio della vita e della coscienza contemporanea, è stata autorizzata ad occupare la posizione centrale ed alta della
civiltà beneventana, sradicata, così, dalla sua memoria,
con linsulto di una insolente rappresentazione.
Quello che poteva essere un "gioco", praticato da tempo con spregiudicato
e vanitoso cinismo, ora appare una sfida pesante e minacciosa, eppure
stridente con il volto e lo stile, mai eccessivi e smodati, dei vertici
della rappresentanza politica locale. No! Non bisogna reagire allazzardo
della dissacrazione e della derisione; non si deve attivare lenergia
emozionale e lintelligenza critica; è necessario contenere
le vibrazioni del sentimento religioso e soprattutto frenare il clamoroso
dissenso per lo stravolgimento figurale e lo slittamento luciferino.
E poi guai a interrompere la "trasfigurazione modernistica" della città.
Infatti lo scherzo mondano e il virtuosismo estetico, giocati negli ultimi
anni con "sinistro voyeurismo" da fumetto, con maschere oniriche e grottesche,
collocate nei luoghi decisivi della città, finiscono ora per proporre
una contaminazione perfezionata, che amalgama e corrompe, altera e fonde,
e svilisce orizzonti distanti ed opposti con la tenebrosa manovra delloltraggio.
Ma viva lartista-manager internazionale che, ponendosi gaiamente
"al-di-là" dei valori, riesce ad impegnare in tutto il mondo i
gruppi dirigenti, finanziatori diligenti, seri combattenti per la libertà
di espressione, apologeti innocenti della creatività "comunque".
Ma perché ferire il volto della città con lambiguità,
la distorsione eccentrica e degradata, sottile, maliziosa, brutale, e
trascinare, infine, la sua immagine in unatmosfera sulfurea, carica
di perverse suggestioni sataniche?
La maschera nera sul bianco Campanile ferisce lo sguardo con una dolorosa
spina di violenza e di perfidia, abbruttisce il gioioso contesto dellantica
tradizione ecclesiale e civile, oscura lorizzonte della convivenza
pacifica, gela lo stupore contemplativo per larchitettura dellincomparabile
complesso storico-culturale-religioso.
Si diffonde ormai unattitudine consumistica volta a misurare solo
la convenienza commerciale di una "performance" o di un "manufatto", senza
lindicazione di significato, senza la valutazione di senso.
Il capitalismo compiuto ed onnivoro esige, anche da noi, di essere esteticamente
realizzato. Affidando allarte non lessenziale e decaduta funzione
catartica, ma la strategia radicale della anestesia: privare di tensione
emozionale e concettuale lo stesso messaggio iconografico.
Con poderose risorse devastanti e distruttive londata postmoderna
sopraggiunge perfino nelle Chiese, nella loro progettazione architettonica
e nel loro apparato iconico: con lespulsione del Tabernacolo eucaristico
dalla centralità spaziale e liturgica, con limpoverimento
espressivo, con la teatralizzazione scenografica, con labolizione
degli inginocchiatoi, con la mortificazione della verticalità trascendente,
con lemarginazione post-luterana della Madre di Dio,
Siamo tutti immersi nel delirio di una ideologia che saccheggia e consuma
tutti i patrimoni della tradizione; che manipola, altera, trasforma tutte
le figure, le immagini, le presenze che abitano il reale e il virtuale
di questepoca; che gioca con i concetti, i valori, gli ideali e
li impasta con montaggi sofisticati in "spot", in commedie, in farse,
senza imbarazzo e senza preoccupazioni.
E la normalizzazione dello scandalo e del Mistero. Ela mistica
desolante del vuoto attraversato solo dalle tensioni della sceneggiatura,
dagli strepiti dello spettacolo, dalla variabilità e dalla follia,
dalle preoccupazioni pubblicitarie dellaudience.
Quando lapparato mercantile-pubblicitario aggancia la politica,
è il potere di governo a perdere la sua autonomia, già marginale,
che è rispetto, prudenza, giustizia, e a subire la presa di seduzione
e di esibizione del messaggio e della comunicazione estetica.
Il committente è il primo destinatario dellanestesia e, quando
è pubblico, pretende, con lumiltà del servizio, in
nome della democrazia elettiva e della libertà espressiva, di imporre
il paradigma post-progressista introducendo la logica nichilista nella
configurazione spaziale e nella intelligenza stessa della comunità.
Perciò il "mamozio", sottoposto a "maquillage" sacrilego non può
subire loffesa del rigetto; né può essere contestato
per la sua disposizione logistica: il suo habitat non è il Museo,
la Rocca né lo spazio privato. Il suo ruolo metafisico deve essere
giocato, necessariamente, nella destinazione del Sacro: lIn-sipienza
e la Sapienza, insieme!
Lossessione dellarte contemporanea: consacrarsi! Non come
idolatria polimorfa e politeistico neopaganesimo; ora, come esclusiva,
arrogante rappresentazione che va a sovrapporsi allantica contemplazione
della Bellezza della Santità. E la scalata al Cielo, e non
solo allusiva e simbolica.Ora solo un Prete -uno solo-si è lasciato,
trascinare dalla follia assoluta del Vero del Buono del Bello, nellazione
generosa di salvare, dalle macerie e dal disprezzo, il bel Campanile di
Santa Sofia, in sintonia con la tradizione culturale e con lenergia
spirituale profondamente vive e forti nella mente, nel cuore e nellanima
della nostra Gente.
Signor Ministro, dia un segnale di indignazione e riconsegni dignità e rispetto alla tradizione della Bellezza e alla memoria del Mistero.
("Benevento
La libera voce del Sannio" n.2/ del 26/1/2007)
Concerto
di Speranza per il 2007
Non è
semplice raccogliere i pensieri più veri, i propositi più
buoni, le immagini e i gesti più belli che hanno attraversato,
indenni, il frastuono, i bagliori, le fatiche conviviali e le pigrizie
delle feste.
Tutti segni di vita e di speranza animati e purificati da Dio, entrato,
con il Natale, nei tempi e nella carne degli uomini e manifestato, con
lEpifania, allattesa e alladorazione della storia e
della terra. Tutte "stelle di luce" che possono illuminare nella notte
di questa civiltà, come una volta ai Magi, i passi dellesistere
e del convivere.
Il primo "Segno di Luce" è il Presepe che viene a risvegliare nella
memoria dellanima la tradizione e lo splendore dellincontro
tra il divino e lumano, per ammonirci di non rinunciare al Mistero
che è venuto ad abitare in mezzo a noi con il sorriso e il pianto
del Dio Bambino Salvatore. E, con la potenza di un Dio a servizio delluomo,
invita la ragione, resa arrogante dal trionfo della scienza e della tecnica,
a non imprigionare lumanità nella schiavitù della
disobbedienza e della ribellione, ma ad aprirla, in tensione dialogica
con la Fede, alla ricerca dellEterno. Il rispetto per il presepe
è un segnale di adorazione della Verità della Vita e diventa
rinnovata venerazione per i bambini, per la loro innocenza, per la loro
dignità, per il loro destino, ed è rifiuto e condanna dei
vergognosi gesti di violenza, di sopraffazione, di sfruttamento che uccidono,
insidiano e sporcano lesistenza e la bellezza dellinfanzia.
Commossi e adoranti davanti a Gesù Bambino non potremo mai appartenere
ai carnefici della corte di Erode.
Il Segno del Dono! Da "Babbo Natale" alla "Befana" si moltiplicano, grazie
anche allindustria del regalo e ai meccanismi del consumismo di
massa, i gesti e gli oggetti del donare, per rivelare affetti, sentimenti,
sensazioni di fraternità, di amicizia, di amore.
Nascono dal desiderio e dalla gioia di manifestare la continuità
di un legame familiare, di una relazione interpersonale e civile, di ravvivare
un rapporto freddo o già spento.
Cè in questa tradizione la risonanza della "civiltà
dellamore", annunciata dal Vangelo e ancora non realizzata nella
storia; cè, forse, lattesa che possa sopraggiungere,
non tanto per i nostri sforzi e le nostre scelte, ma solo per improvvise
irruzioni del trascendente, il nuovo volto della creazione e delle creature.
Ma il segno del dono è un appello forte perché il cuore
si apra alla tenerezza, allaccoglienza, al perdono, perché le nostre mani si protendano a soccorrere, ad aiutare, ad abbracciare
gli ultimi della terra, sventurati ed infelici.
Un terzo Segno è offerto dallintenso scambio di Auguri: "Buon
anno!"
Attese e aspettative di pace, di lavoro, di salute, di felicità!
Per resistere, insieme, allaggressione del male, allagguato
della morte, al dilagare delle paure e delle angosce. Il "Bene comune"
è la missione vera e santa che dobbiamo confermare nella coscienza
personale, nelle relazioni sociali, nel patto civile e politico, nel processo
di unificazione dei continenti e dl mondo. Lo scambio augurale è
rinuncia alloffesa, rifiuto dellegoismo, partecipazione al
dolore e alla miseria dellaltro. E promessa di servizio, impegno
di solidarietà, affermazione di amicizia e di fraternità.
Dal Natale allEpifania ognuno ha avuto la possibilità di
essere toccato da questi segni di luce, di amore e di speranza e può
riprendere il cammino del quotidiano con nuove risorse di pietà,
di responsabilità e di coraggio.
Se, invece, questi segni -il Presepe, il Dono, gli Auguri- perdono di
significato, non ha più senso la vita; e le circostanze festive,
strappate allorizzonte, alle radici e alle finalità dellumanesimo
cristiano, si consumano come momenti di vanità, di dissipazione
e di ottundimento.
Ecco perché è pericolosissima la pretesa razionalistica
ed edonistica di voler lacerare il tessuto vitale che, alimentato dalla
Sacra Scrittura, dalla Tradizione e dal Magistero, sorregge ancora, seppure
svigorito, le condizioni culturali e storiche di questa Civiltà.
Ora che riprende il cammino dellanno nuovo, mentre continua la tempesta
di violenze e di odi e la comunicazione globale ci raggiunge, ogni momento,
con notizie di morte e di malvagità, di inganni e di soprusi, ognuno
di noi ha bisogno di speranza.
Per vincere, con la pace nel cuore, la guerra che assedia le nostre giornate,
per annunciare a tutti, delusi e sgomenti, che il trionfo dellAmore
è vicino.
("Benevento
La libera voce del Sannio" n.1/ del 12/1/2007)
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