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Auguri: "più
splendore" di Verità, di Pace e di Amore nel 2007
Il papa nella Moschea Blu
Il Sacro e il Profano della Città
La morte e la Speranza
La Fede e la Ragione: la sfida di Benedetto XVI
Il Cristianesimo addormentato
A scuola di Vita di Libertà di Amore
Medjugorje: i Segni dell'Amore e della Pace
I volti di luce di Mariano Goglia
Il Calcio tra mondiali e processo
Auguri all'Arcivescovo Andrea!
Dopo Auschwitz: Indifferenza o Amore?
La risposta cristiana a "Il Codice da Vinci"
L'emergenza politica e la Speranza del Paese
Vivere e morire per risorgere
La Speranza telematica - La ricostruzione delle relazioni
comunitarie
Una speranza irrinunciabile: la Politica al servizio dell'Uomo
Emergenza educativa: una Generazione senza Padri e senza
Maestri
La satira e la libertà di offendere Dio
Tra ipocrisia e speranza
Carcerati senza speranza
Auguri: "più splendore" di Verità, di Pace e di Amore nel 2007
Spero, caro
Direttore, che il Natale sia vissuto serenamente, senza disagio, senza
lesclusione e loltraggio dei simboli religiosi, senza far
scomparire il senso del più grande evento della storia: lingresso
del Figlio stesso di Dio nella carne, nella vita, nella storia e nel destino
dellumanità.
Certamente, anche da noi, si avverte la spinta insidiosa di una crescente
scristianizzazione. Si continua a festeggiare, nel clamore effervescente
di un consumismo esasperato, il Natale di una Persona sempre più
sconosciuta e lontana. Si è inaridita nella coscienza delle nuove
generazioni la memoria dellavvenimento di duemila anni fa. Continua
lo scardinamento dellepopea culturale, poetica, artistica, ecclesiale
del Dio-Bambino. La tradizione natalizia, infatti, non propone più
la bellezza luminosa del Mistero evangelico, non rivela lo stupore dellinnocenza
e del candore del Bambino e della Madre di Betlemme, non comunica più il messaggio santo della Redenzione e della Salvezza.
La morte di Dio e dellUomo ha scacciato il piccolo Nato umano-divino
dal Natale stesso. Natale sconsacrato, miserabile spazio-tempo delleffimero,
della vacanza, del divertimento.
La ragione mondana, mercantile ed edonistica, non riesce a sopportare
neppure i "segni" che richiamano ed offrono il dono della Fede, la profezia
della Speranza, il modello dellAmore. E scatta la condanna culturale,
lesclusione commerciale, il veto neo illuministico, con motivazioni
strampalate ed odiose, in nome, addirittura, del rispetto di altre fedi,
di altre religioni, di
altre culture.
Guerra, allora, al Presepe!
Bisogna eliminare Gesù! In nome della libertà: questo è
il "capolavoro" del "razionalismo nichilista" contemporaneo. Ma questa
strategia infame, ipocrita e suicida, consegna follemente la condizione
umana allannientamento di se stessa, della sua radice e della sua
finalità, alla cancellazione dellAlfa e dellOmega della
vita e delleternità.
Avremmo potuto allontanare dallo scenario di questi ultimi tempi una così gelida esperienza di rifiuto e di rinnegamento, di offesa e di morte?
o, almeno, contenere la devastante dinamica di paura, di risentimento
e di disprezzo?
La risposta è in gran parte avvolta in segreti nascosti, in profezie
non svelate, in speranze ancor vive ma deluse da riservatezze esasperanti
e da una fiducia insufficiente nella materna tenerezza di Maria Santissima.
Da Lourdes, da Fatima, da Medjugorje, da Naju, da Civitavecchia, da tanti
luoghi e attraverso tante voci, la Mamma di Gesù continua a chiedere,
implorare, annunciare, avvertire e, anche, a piangere con lacrime di sangue.
Ora sembra che la stessa "Verità di Fatima" non sia , dopo la rivelazione
del 13 maggio 2000, ancora del tutto svelata e comunicata. Antonio Socci
ne "Il quarto segreto di Fatima" pone interrogativi sorprendenti e inquietanti.
Perché restano ancora chiusi i percorsi del soccorso del Cielo
e sepolti i messaggi della Salvezza e della Pace? Lintelligenza
umana verrebbe richiamata alla responsabilità, e la volontà a decisioni urgenti e necessarie per evitare gli esiti dolorosi e tremendi
di questa avventura orgogliosa e insipiente della storia contemporanea.
Sul finir di questo anno, pur esso segnato dalla tragedia del male e dal
tormento della paura e dellangoscia, sinnalza una domanda
dolente di aiuto, perché non venga allontanata dallascolto
fiducioso di credenti e non credenti la parola dellavvertimento,
della denuncia anche dura e clamorosa. Abbiamo bisogno di Profezia! Ora.
Ormai si fa tardi! Le sentinelle, vigilanti sulle frontiere della storia,
gridano lallarme! Gli ultimatum di Fatima e di Dozulé siano
riconosciuti e rilanciati con piena trasparenza, con forte determinazione,
con totale affidamento e raggiungano presto i cuori ancora in attesa.
Ci è stato detto, da Gesù, che la verità ci renderà
liberi! Ci è stato ricordato, da Giovanni Paolo II, che non dobbiamo
aver paura!
Allora perché si continua a discutere sulla parzialità evidente
e sconcertante del "terzo segreto di Fatima"?
Abbiamo il diritto e il dovere di conoscere la Verità.
Al popolo di Dio, che è lintera umanità, sia confidata
apertamente e compiutamente la salvezza che la Madre del Bambino ci rivela
ancora oggi con premura materna.
In questo orizzonte, ecco gli auguri affettuosi, che rivolgo a Te e ai
lettori: mentre la notte ancora avanza, ci raggiunga nel 2007 più
splendore di Verità, di Pace e di Amore! ("Benevento
La libera voce del Sannio" n.22/ del 22/12/2006)
Il
Papa nella Moschea Blu
Roma-Costantinopoli:
un asse antico che ritorna alla ribalta della storia?
Quando sembrava irreparabile e definitiva la rottura, è sopraggiunto
insperato e sorprendente un incontro di armonia e di concordia tra il
Cristianesimo e una parte importante della vicenda planetaria dellIslam.
Come pure, quando sembrava non vicino un appuntamento decisivo per lunità
piena dei Cattolici e degli Ortodossi, ecco la dichiarazione comune che
apre una grande, più certa e fondata speranza.
Il Papa di Roma ha lanciato due ponti -Egli il Pontefice- per ricongiungere
finalmente due mondi divisi, dal 1053 per lo scisma tra Bisanzio e il
Papato, tra lOriente e lOccidente dellantica civilizzazione
romana e cristiana ed anche per realizzare, con il dialogo, mutua comprensione,
rispetto reciproco delle differenze, pacifica convivenza in Europa e nel
mondo di culture, di religioni e di civiltà che rischiano un tragico
scontro planetario, negando laffermazione e la pratica del principio
della libertà religiosa, di culto e di coscienza.
La Turchia di Atatürk e di Erdogan, che, nella sua storia, è
abitata dalla genesi della ricerca filosofica, dalle radici delle prime
chiese cristiane e dei primi Concilî ecumenici, dalla "rifondazione
dellimpero" di Costantino e di Giustiniano e, poi, con la conquista
del 1453, dal potenziale enorme dellespansionismo ottomano, ridiventa
ora un punto determinante dellevoluzione geopolitica dellEuropa
e del destino stesso della universalità cristiana, nella fase complessa
e drammatica della globalizzazione.
Il Pontefice cattolico riassume nellumiltà delle parole,
nella splendida tradizione dei riti, nella suggestione dei gesti di commozione,
di pietà, di amicizia, il protagonismo incomparabile di guida dellumanità.
Nel momento stesso dello scambio della pace, dellabbraccio, dellincontro
di amicizia con il Patriarca di Costantinopoli, è stato confermato
ed esaltato lesercizio del "primato petrino" come segno supremo
di servizio e di amore apostolico.
Cè in questa contemporaneità della "doppia presa"
teologica, spirituale, morale, istituzionale con "il mondo islamico" e
con "il mondo ortodosso", nel crocevia greco-bizantino-islamico, uno straordinario
appuntamento del Papa e di Cristo con la storia.
Una storia che sembra ricapitolare, in questo difficilissimo presente,
dinamiche antiche e recenti, tragedie di popoli, attese e speranze lontanissime
che attendono compimenti imminenti.
Questo appuntamento storico non è un imprevisto. Era stato già
annunciato il ritorno allunità, fin da quando sera
determinata la rottura, non solo nei rapporti politici e civili, ma nello
stesso Corpo di Cristo, nella ecclesialità condivisa sia nella
dimensione apostolica e comunitaria, sia in quella teologica, liturgica
ed eucaristica.
Labolizione della "reciproca scomunica" non ha ancora avuto conseguenze
efficaci nella professione di fede, nellintesa pastorale, nella
comunione effettiva.
Ecco perché il doppio incontro storico-religioso in Turchia può
essere letto razionalmente solo dentro un processo di fede e di purificazione
e, quindi, segnato in un ritmo di causalità che consegna la priorità
alla riconciliazione perfetta del Cattolicesimo con lOrtodossia.
Un evento eccezionale che affida la pacificazione del mondo al primario "amore per il prossimo" che si ricostituisce innanzitutto dentro lorizzonte
unico degli eredi apostolici nella comunione delle Chiese dOriente
e dOccidente.
Ad uno sguardo non religioso, laico o laicista, sul conto del processo
storico va messo essenzialmente il problema islamico. Invece solo lincontro
cattolico-ortodosso ridefinisce lorizzonte complessivo del Cristianesimo
e lo rilancia in una completa integrazione sulle frontiere del dialogo
interreligioso e delle relazioni con le altre culture e con le altre civiltà,
per una più larga unità di popoli e di nazioni.
Lincontro stupendo alla Moschea Blu del mite, dolce, semplice, forte
Papa Ratzinger è divenuto simbolo e speranza di una grande prospettiva
che è stata resa più credibile, vera e reale dallintesa
fraterna con Bartolomeo I. Dopo questa visita storica, nel nostro futuro
diventa più vicina, necessaria ed urgente la speranza di Dio "perché
tutti siano uno".
Il mistero dellunità del genere umano si sta rendendo visibile
e prende forma nel ministero universale dellannuncio e della testimonianza
del Vangelo di Papa Ratzinger "apostolo del dialogo e della pace".
("Benevento
La libera voce del Sannio" n.21/ del 8/12/2006)
Il
Sacro e il Profano della Città
Senza tacere,
senza acconsentire, con coraggio hai evocato, caro Direttore, la "Città
violentata" e "linquietante figura apparsa sul Campanile di Santa
Sofia!".
Anche la nostra città subisce lassalto violento della marea
postmoderna.
Cadono le distinzioni, le gerarchie, le differenze; vengono cancellate
le identificazioni di qualità, di forme,di stili; perdono valore
le opposizioni di parole, di segni, di generi; crollano le definizioni
e le classificazioni.
"Non ci sono più distinzioni nette tra guerra e pace, sovranità
e servitù, invasione e liberazione, uguaglianza e dispotismo, non
ci sono più distinzioni incontestabili fra carnefice e vittima,
uomo e donna, tra le generazioni, tra crimine ed eroismo, legge e violenza
arbitraria, vittoria e sconfitta, sinistra e destra, ragione e follia,
medico e paziente, maestro e discepolo, arte e ciarlataneria, scienza
e ignoranza".
Al grande filosofo polacco, Leszek Kolakowski, non sfugge lessenza
di questo tempo che sconvolge i confini dei valori e degli assetti concettuali
e introduce tutte le cose nel vortice del capriccio e dellillusione.
Luomo può liberarsi di tutto, di ogni tradizione, di ogni
senso, di ogni significato, di ogni regola, di ogni misura, perfino dellidentità.
Nellannuncio del Macbeth di Shakespeare -"Il bello è brutto,
il brutto è bello"- cera già la profezia di questo
presente.
Anche Benevento, per merito della Cultura delle Istituzioni territoriali, è "nellaffanno e nellindifferenza" per questa follia
della Ragione contemporanea che si rifiuta totalmente alla presa del Vero
e del falso, del Bene e del male, del Bello e del brutto.
E divenuto, così, difficile per tutti e tragico per le nuove
generazioni, ridare senso al nostro vivere frettoloso e sempre più
sacrilego, cercare significati in parole frivole, in amori sciupati, in
segni confusi ed ambigui, in messaggi contorti ed equivoci, nellimpasto
grottesco di scandalo e di censura.
Che il mondo sia giunto ad un estremo e che tutti noi, ormai, siamo attratti
dalla vertigine della dissoluzione, mascherata dalla patetica e smorta
organizzazione dell"assoluto benessere", non è più
un segreto, non è più una novità.
Sono state presentate, dappertutto, e gioiosamente registrate ed accolte
dalla Cultura contemporanea, con il vigore tetro e decadente della sfrontatezza,
le dimissioni morali dellumano, che ora resta paurosamente sospeso
nella notte e nel vuoto.
Da noi, è stato compiuto un passo in avanti, è stato segnato
un primato.
Non ho notizia che sul Campanile di Giotto sia iniziata la scalata dell"Uomo-Ragno",
o che sulla Chiesa di Assisi o di Nôtre-Dame abbiano trovato stabile
dimora gli eroi violenti e superbi dei cartoons.
Nei tempi tristissimi dei totalitarismi disumani e forsennati "era consentito
il gracidio dei nani e dei demoni. Ma le parole pure e nobili ci erano
vietate!"
Nessun divieto, ora, nessun limite: ogni volontà è libera
di decidere senza condizionamenti di norme, di regole, di ossequio, di
venerazione, di pietà.
Il Sacro, ora anche il Sacro, subisce linsidia dellarbitrio,
laggressione del profano, il gioco dello svuotamento, lattacco
dellutopia della liberazione dal peso della Tradizione.
Il rifiuto del rispetto del Sacro, per le sue forme, per il suo spazio,
per la sua autonomia, anche per i suoi testimoni, è lultimo
traguardo che si propone il Pensiero suicida dellOccidente, che,
ormai, senza radici e senza destino, annienta anche lultima difesa
contro la violenza e il dispotismo, contro la minaccia mortale alla sua
cultura e ai suoi valori.
Affranchiamoci, dunque, dal Sacro, irridendo i suoi volti, i suoi segni,
le sue forme, i suoi templi, con lo sfregio di stolte profanazioni, di
vili contumelie, di spregevoli insulti!
Ora solo la satira è sacra!
Ma non dobbiamo dimenticare, lo ricorda ancora il filosofo polacco, che "lordine del sacro è anche la sensibilità al male".
Spazzare luno è cancellare laltro. Se nulla è
sacro, nulla è intoccabile, nulla è riprovevole tutto è permesso.
Consegniamo tutto, anche le cose più sacre, più intime,
più riservate, al potere della pubblicità e del mercato,
allesibizione sconsiderata delle mode, allesercizio illimitato
della vanità e della volgarità.
Bernanos ci aveva avvertito che il capitalismo totalitario avrebbe reso "il mondo di domani inabitabile per luomo cristiano".
Allora, possiamo subire il mutamento radicale del paradigma della Civiltà e delle categorie razionali della cultura greco-giudaica-cristiana, lasciandoci
trascinare dalla corrente torbida del sincretismo storico-culturale-artistico
che supera i dualismi tradizionali dello spirito-materia, anima-corpo,
Dio-uomo, ragione-fede, vero-falso, uomo-donna, logos-istinto, bene-male,
sacro-profano!
E il trionfo della mitologia della "società estetica e gaudente",
in cui tutto si tiene, in cui anche il soprannaturale diviene proprietà
disponibile per il "consumo", lo "spettacolo" e i "rifiuti".
Ma chi ritiene che il Cristianesimo, dopo due mila anni, debba sopportare
la rivincita politeistica dellinvadente neo-Paganesimo, consideri
anche la misura delloffesa "alla ragione e alla fede", e la gravità
dellingiuria alla "coscienza umana"e ai simboli di una città
che non ha rinunciato alle radici della sua civiltà e alla garanzia
anche artistica della sua Tradizione.
("Benevento
La libera voce del Sannio" n.20/ del 24/11/2006)
Il pensiero
del nulla ha aggredito la Fede e, infine, ha insidiato anche la Speranza.
La morte della Speranza è il funesto evento partorito dalla pretesa
insipiente che DIO non è protagonista della nostra vita e della
nostra storia: viene cancellato lorizzonte che trascende lesistere
terreno e laldilà resta inevitabilmente vuoto, senza giustizia
e senza felicità.
Vita eterna, allora, senza fondamento, perché non cè
Dio eterno e infinito. E, quindi, non cè un uomo convocato
allimmortalità: il suo impasto si disperde con il venir meno
della carne e del cuore destinati alla corruzione.
In questi giorni il culto dei morti, con una breve riviviscenza, richiama
intorno alle tombe dei cari il nostro ricordo e la nostra preghiera, e
lanimo gemente e sgomento si rivolge al nostro ultimo e definitivo
destino.
Che ci attende? il Volto della Misericordia e della Giustizia di un Dio?
oppure un vuoto che tutto annienta dellessere libero e amante, abitatore
dello spazio-tempo nel brevissimo soffio dellesistere?
Ma può lenigma della morte sconfiggere il vivo desiderio
di vivere, di amare, di felicità? può il morire sottrarci
alla necessità del giudizio sullamore? può essere
assegnato un termine alla potenza di essere, allenergia dellattesa
di eterna comunione, alla promessa primordiale e redentiva di deificazione?
La sconfitta della morte è stata già annunciata, la proclamazione
della Resurrezione è già avvenuta. La storia sa che una
tomba non riuscì, duemila anni fa, a trattenere oltre il terzo
giorno il DIO Incarnato ed Ucciso. La Santissima Madre già vive
leternità nel Corpo trasfigurato.
Oggi, e fino allultimo momento del tempo, dobbiamo fare i conti
con la morte! senza nasconderci in stupide rimozioni, in gaudenti spensieratezze,
in soffocanti divertimenti; ma anche senza provocarla -la morte- con inutili
stragi, eccitarla con vergognose eutanasie, incitarla per diritto democratico
al massacro degli innocenti. Ed ora sopraggiunge anche la squallida carnevalata
degli spettri di Halloween ad infrangere la dignità della Morte
nei giorni consacrati ai nostri Morti, ai nostri Santi.
All"anticultura di morte", che introduce la orribile potenza di
distruzione nel cuore della civiltà umana, bisogna opporre un contrasto
forte del pensiero e della testimonianza fondati sul "Principio della
vita", sul "Diritto alla Speranza", sull"Aspirazione alla Resurrezione".
Il contrasto, infatti, può essere sostenuto da chi ha rispetto,
con umile stupore, per il grande mistero in cui siamo ed ha fede nella
vita del mondo che verrà.
Allora lesistenza può essere una passione tragica, una danza
macabra, una catastrofe ineluttabile?
NO!
Luomo non è destinato alla morte; la sua verità è
limmortalità.
Contro la superideologia del nichilismo gaudente e mondano, che irride
lessere, disprezzando e scimmiottando la verità della vita,
della libertà e dellamore, insorga, con coraggio e intransigenza,
il sentimento antico della sacralità della morte, il culto della
memoria e della pietas.
Il Nichilismo: continuare a giocare una partita già perduta! "Il
giorno splende un istante ed è subito notte".
Il Nichilismo: "Non cè Giudizio né Giudice".
Bisogna invece decidersi: decidere di continuare ad amare per essere per
sempre riamati.
"Dinanzi allenigma della morte, ci dice il Papa Benedetto XVI, sono
vivi in molti il desiderio e la speranza di ritrovare nellaldilà
i propri cari. Come pure è forte la convinzione di un giudizio
finale che ristabilisca la giustizia, lattesa di un definitivo confronto
in cui a ciascuno sia dato quanto gli è dovuto."
"Vita eterna" dunque, dono di salvezza e di grazia e di felicità,
in comunione con Dio e con tutti gli uomini per sempre; oppure "Morte
eterna", naufragio definitivo e irreversibile in un destino di eterna
sventura.
Essere o non essere! Lantica questione, che ad ognuno si pone da
quando luomo è, non può essere elusa: ci interroga,
ci inquieta ed esige, soprattutto davanti alla morte, una risposta di
Speranza. ("Benevento
La libera voce del Sannio" n.19/ del 10/11/2006)
La
Fede e la Ragione: la sfida di Benedetto XVI
Che cosa è
la Ragione, tra le pretese onnipotenti dellorgoglio e il cedimento
autolesionistico della fragilità umana?
La Ragione umana, dono
di Dio alla sovranità umana nel mondo e nella storia, è
il "bene primario" che la Cultura contemporanea ha incarcerato, purtroppo,
in una prigione chiusa allInfinito della Rivelazione, allEterno
del desiderio dImmortalità, allAssoluto dellAmore.
La lezione altissima
di Papa Ratzinger, severa, cristallina, impegnativa, indica invece la
necessità e lurgenza di un recupero del Logos della
parola e della ragione- e della sua attitudine naturale a cogliere la
profondità della realtà e a sentirne anche il mistero che
labita.
La Ragione non è
calcolo di utilità e di convenienze, strumento di misura e di sperimentazione
delle opinioni e delle apparenze, incapacità di cogliere lo spessore
dei significati e di riconoscere il respiro, il senso semplice e drammatico
della vita e della storia.
La Ragione umana è
la competenza di intuire, al suo ultimo orizzonte, il Mistero e di dialogare
con la Presenza Divina che costituisce il fondamento stesso della Realtà.
Non è solo una
funzione parziale, specialistica, strumentale; è, oltre questo,
la "ricerca di Significati" che ci interrogano sempre; è "lintelligenza
di Segni" che rivelano, nella dinamica del divenire, lanalogia col
Trascendente; è "luce di Senso" che intravede in dialogo con la
Parola di Dio, nellesperienza di ogni giorno, il fine vero, buono
e bello dellesistere.
La cultura occidentale,
coltivando una ragione "angosciata" e impotente a trascendere la "materialità
delle cose apparenti", ha finito col negare la possibilità di dialogare
con i mondi altri da sé,con le Grandi Religioni, ed anche con le
strategie e le prospettive etiche e politiche dellUnità del
genere umano e della Pace.
Anche la Ragione scientifica,
nellesercizio esclusivo della sua "potenza", con la pretesa di essere
la sola a offrire certezza di verità e a divenire, con la tecnologia,
garanzia di salvezza, crea solo una grande, tragica illusione che finirà,
offendendo la coscienza umana, con lannientare il destino di Bene
del mondo.
La Ragione è
"apertura totale" alla profondità sconfinata del Cuore umano e
allaltezza infinita, irriducibile e trascendente della Ragione di
DIO trino e uno.
Benedetto XVI ci ricorda: "Non agire secondo ragione è contrario alla natura di Dio."
"DIO è AMORE:
Pensiero, Parola, Azione dAmore!"
Allora la Ragione, colma
di gratitudine per il dono di essere e di riconoscere il donatore della
vita razionale, può, curando con la Grazia della Redenzione le
ferite che la Storia del pensiero le ha lungamente inferto, recuperare
la sua pienezza e la sua grandezza al servizio dellUomo.
Il potere della Ragione è a immagine e somiglianza "del Logos divino" che, incarnato nellUomo,
lo redime per riconsegnarlo completamente allAmore.
Le "piccole ragioni"
degli interessi egoistici e delle competizioni politiche, delle giustificazioni
economiche, delle ipocrisie ideologiche, delle ambizioni di successo,
delle violenze contro i deboli e gli ultimi non appartengono alla Ragione
umano-divina, ma alla drammatica storia del male che insidia la Speranza
che è in noi.
Benedetto XVI ci invita
a vivere e ad agire secondo Ragione, che è dono e compito per i
Credenti ed anche per quelli che non credono.
Mentre gli eredi degli
arroganti maestri delle Ideologie razionalistiche hanno rinunciato nellonda
nichilistica a credere nel valore della Ragione, il PAPA di ROMA, invece,
riaffida proprio alla Potenza dellIntelligenza Umana aperta allEterno
e allInfinito il nostro universale Destino di salvezza e di felicità.
("Benevento
La libera voce del Sannio" n.18/ del 27/10/2006)
Il
Cristianesimo addormentato
Prendere coscienza
della gravità del momento: è lurgenza che deve risvegliare
lattenzione spirituale sempre più impantanata nellagguato
della mondanità razionalistica, edonistica e materialistica.
Questo è un tempo
di disgrazia.
Il mondo è in
pericolo.
Alcune razze e alcuni
popoli, abbandonati a se stessi, cominciano a scomparire per laggressione
delle malattie, della denutrizione, della mancanza dacqua, delle
guerre. Si dilata lorizzonte della desolazione.
La vita stessa nelle
sue sorgenti è sotto lattacco della morte e del nulla: milioni
di bambini non nati su tutta la terra, leutanasia, il disprezzo
per le persone non più autosufficienti, le violenze orribili sulle
donne e sui piccoli
Vengono a morire sulle
nostre spiagge, ai nostri piedi fuggendo dalla fame, dalla morte e dalla
paura dei carnefici e dei criminali, migliaia di donne, di bambini, di
uomini sventurati e infelici, finiti nella rete mafiosa di organizzazioni
criminali e schiaviste.
Questi poveri Cristi,
figli della miseria, vengono fuori dal loro inferno per trovare DIOAMORE
in ognuno di noi.
Ma dal cuore chiuso
e indurito della gente e delle Nazioni viene solo la voce del rifiuto
e della condanna, non si alza la mano che soccorre e protegge.
La nostra ingratitudine il cinismo dellEuropa cristiana e scristianizzata non
passerà inosservata: "Ciò che avrete fatto al più
piccolo tra voi, in bene o in male, è a Me che lavrete fatto".
E spesso la Storia, nella logica della reciprocità, rovescia le
condizioni e i rapporti del chiedere e del rispondere.
Ormai il Cristianesimo
dellOccidente, tra lagiatezza, la tranquillità e il
benessere, ha dimenticato le Beatitudini e le Opere di Misericordia e
Noi Cristiani, addormentati, non ci accorgiamo che si sta facendo tardi.
LItalia è ultimissima in Europa nel soccorso ai paesi della miseria.
Anche nel mondo della
cultura, delleducazione, delle istituzioni della democrazia la cittadinanza
cristiana sonnecchia, reticente, incapace di coraggiosa testimonianza
nel difendere la Parola, lAmore, la Legge, la Profezia.
Abbiamo paura!
Paura di difendere il
Papa, di difendere la Famiglia, di difendere la Libertà, di difendere
gli Ultimi.
Perché?
La paura viene dal cuore
contaminato e avvilito dallo sfregio del male che ha insidiato e corrotto
la nostra coscienza, ha addormentato le potenze dellanima e demolito
la relazione umano-divina tra le creature e la Trinità che crea,
che redime e che santifica.
Alle gementi ferite
di morte, che questa Civiltà senza DIO ha inferto al cuore umano,
non risponde liniziativa diffusa, articolata, pronta del Cristianesimo
nei luoghi dello scontro tra il razionalismo e la Fede, tra ledonismo
e la Speranza, tra la violenza e lAmore. "Noi, cristiani tiepidi,
saremo vomitati da Dio e dalla Storia!"
Senza reazione coraggiosa
la cultura proterva e minacciosa del Nichilismo continua ad imperversare
nei media e nelle scuole, nelle piazze e nelle strade con il permissivismo
della droga, della moda, del sesso, con il cedimento allarroganza
universale della malvagità e dello scandalo.
Senza opposizione il
mito del Darwinismo, con la carica scientista dellevoluzionismo
ateistico, continua a lacerare la relazione delluomo verso il Suo
Creatore, ad allontanare la dolente necessità della Redenzione
e a respingere dalla storia e dallo spirito il dono della Pace e lattesa
del Regno di Dio.
È, invece, urgente
e necessario che il Cristianesimo esca dal torpore e si risvegli al grido
della Verità, alla luce della Speranza, al fuoco dellAmore.
Benedetto XVI, sentinella
vigilante di questi ultimi tempi, esposto alloffesa volgare e insipiente
anche dei nostri grandi intellettuali, non può restare solo a gridare
al mondo, contro la tenebrosa cospirazione dellodio antiumano, le
ragioni della sopravvivenza soprannaturale del mondo e della Vita immortale.
La nostra Libertà
asservita al Male, con la negazione e il tradimento dellAMORE, è la vera causa della fame, delle malattie e della vergogna, ed anche della
tragica impotenza di Dio.
Ma il Cristianesimo,
certamente addormentato, non è morto. La brace è ancora
viva!
Ecco, la speranza del
risveglio imminente! ("Benevento
La libera voce del Sannio" n.17/ del 13/10/2006)
A
scuola di Vita di libertà di Amore Concluso il
percorso estivo della Vacanza, riprende liniziativa culturale ed
educativa della Scuola.
I bambini, i ragazzi,
gli adolescenti rientrano, tra fatica, entusiasmi e disagi, nei processi
istituzionali della formazione integrale della persona e dello sviluppo
generazionale delle Comunità civili.
I valori, le regole,
i sogni, i saperi e i poteri, che attraversano lorizzonte della
Cultura contemporanea, con la mediazione e lesperienza del Magistero
didattico incontrano il cuore, la mente, i comportamenti delle giovani
generazioni.
La Scuola è il
"luogo della Speranza" : vi si incrociano progetti di futuro e responsabilità
del presente, memorie di tradizioni e di storie e i linguaggi, deboli
e forti, della poesia e dellarte, della letteratura e del dramma,
della musica e delle tecnologie informatiche e multimediali.
Ma è, soprattutto,
il "luogo della Vita" dove si vive lesperienza della relazione cognitiva,
emotiva ed affettiva tra i gruppi di pari e tra le generazioni,dove si
imitano e si esplorano stili e consuetudini esistenziali, dove le scelte
civili, sociali,morali si misurano con i destini e le decisioni dellintera
realtà vitale ed umana.
Ed è in questa
vicenda complessa e problematica, difficilissima ed inquietante,eppure
entusiasmante e vivacissima, che emergono questioni decisive per lavventura
delluomo e della civiltà contemporanea. Il tormento del Nichilismo,
con la potenza distruttiva delle ragioni forti e delle radici costitutive
della Cultura dellOccidente, insidia profondamente anche la tenuta
delle strategie educative e indebolisce la capacità di orientamento
e di risposta alle "grandi domande".
I desiderî, le
attese, le speranze delle giovani generazioni non trovano corrispondenza
positiva nel clima relativistico, superficiale e discorde del consumismo
devastante, del materialismo invadente, del divismo disordinato e corruttore,
i cui modelli violenti di idolatria e di perversione dominano incontrastati
nei circuiti mediatici e culturali.
La Scuola non riesce
più ad offrire compiutamente le condizioni teoriche e pratiche,
culturali ed etiche, pedagogiche e didattiche per una sicura RICERCA della
VERITA, per un generoso CAMMINO di LIBERTA e di SPERANZA,
per una viva TESTIMONIANZA di AMORE.
Ecco la "Scuola" sembra
privarsi sempre più di "unità e di giustificazione" e i
grandi interrogativi sullIdentità umana, su gli Altri, sul
Destino della realtà, su Dio, sul significato della Storia, sulla
Morte, sullAmore, restano paurosamente senza risposta. Le nuove
generazioni, rimangono, così senza "ascolto", senza "parole", senza
"cammini" nellitinerario esistenziale: nella sperdutezza tragica
del "senso della vita e del mondo".
Nel groviglio di dubbi
sistematici, di paure incombenti, di risentimenti e di odi inauditi, la
coscienza delle nuove generazioni, priva di Misura, di Regola e di Fine,
non riesce a giudicare il Vero e la menzogna, a discernere il Bene dal
male e a orientare lagire sul segno di contraddizione tra il Giusto
e lingiusto, tra il Perdono e la condanna.
E a rischio, quindi,
la fondazione stessa della Civiltà dellOccidente nella trasmissione
culturale ed educativa e nella continuità della Convivenza civile
e valoriale.
Lavvento delle
nuove energie umane e spirituali su i sentieri della Storia del nostro
pianeta ha, con lurgente necessità del Diritto e del Dovere,
veramente bisogno della grande inesauribile tradizione dellUmanesimo
Cristiano che è la Scuola della Vita, della Libertà e dellAmore. ("Benevento
La libera voce del Sannio" n.16/ del 29/9/2006)
Medjugorje:
i Segni dell'Amore e della Pace
Medjugorje!
In questo luogo meraviglioso e carico di Mistero e ormai famoso della
Bosnia-Erzegovina, nella regione di Mostar martoriata dalla non lontana
tragedia di sangue e di stragi fratricide, senti sempre viva la presenza
dolce e affascinante della PACE.
Il Silenzio, il potente
mormorio multilinguistico della Preghiera intensa del Cuore, la Gioia
lungo i percorsi accidentati e faticosi del Krizevac e del Podbrdo, la
Convivialità fraterna, la Veglia Eucaristica di suoni, di canti,
di voci che aprono varchi ai confini del Cielo, il respiro profondo e
corale dellEucaristia celebrata con le risonanze felici della Resurrezione,
MIR,
PACE!
Eunesperienza
che penetra le profondità sconfinate dellanima, e che non
si chiude nellintimismo isolato e soddisfatto dellio, ma si
espande e si allarga e si lega alla vicenda spirituale dellintero
Pellegrinaggio beneventano di SAN GENNARO, immerso, a sua volta, nellonda
viva, multiforme, delle nazionalità, delle lingue, delle genti
provenienti da tutte le latitudini della Terra.
Il Silenzio: è
sembrato un "punto di eternità" quello vissuto nella notte abitata
dal Cielo stellato, mentre IVAN uno dei Veggenti che dal 1981 vede,
prega e parla con MARIA circondato da migliaia di fedeli, è
in ascolto della MADRE DIVINA che continua a chiedere ai suoi figli amore,
preghiere, penitenza ed anche a ringraziare con tenerezza inaudita: "Grazie
per aver risposto alla Mia Chiamata!"
La Preghiera del Cuore:
nella coralità di toni, di timbri, di suoni diversi, in un incontro
armonico di slavo, di italiano, di inglese,
simmette, senza
confusione e senza difficoltà, la vibrazione personale dellInvocazione,
del Ringraziamento, del Pentimento, del Pianto, lungo il percorso profumato
del ROSARIO che sinnalza lento, vigoroso, solenne in dialogo con
la REGINA della PACE.
La Via Crucis: albeggia,
lerta di pietre sembra rischiosa, la bianca CROCE poderosa e invitante
è lontana, il passo diventa talvolta pesante e il respiro un poco
affannoso; ma ad ogni Stazione con la preghiera penitente:"Ti adoriamo,CRISTO,
e Ti benediciamo, perché con la Tua Santa Croce hai redento il
Mondo" e con il canto dolente:" SANTA MADRE deh, Voi fate che le Piaghe
del Signore siano impresse nel mio cuore!" lanima e il corpo recuperano
vigore e desiderio di salire più in alto: e giungi, con tutti gli
altri, alla XIV Stazione, dove è morto il 24 novembre del 2000
il grande Francescano Padre Slavko, apostolo coraggioso e tenace della
GOSPA; e, infine, ecco la Resurrezione e, alla sommità del Colle
della Croce, allo sguardo purificato si offre nellintero scenario
la Valle luminosa visitata, dal 24 giugno 1981, dalla Bellezza indicibile
e dallAmore senza fine della VERGINE MADRE.
La Profezia: non cè
più lassedio ai Veggenti con la curiosità eccessiva
e invadente dei primi anni; la compresenza crescente dei Pellegrini è
ora pacata, serena e, tuttavia attenta a cogliere i forti Segni di Speranza
che da Fatima a Dozulé, a Medjugorje la MADRE di DIO dona alle
creature umane imploranti il Perdono e la Pace.
Presto i Dieci Segreti
saranno svelati per svegliarci dallinerzia e dallindifferenza.
Giunge ormai alla fine
la tristissima Civiltà del Peccato e della Morte di DIO e dellUomo.
Il Trionfo è vicino!
Andiamo a MEDJUGORJE:
una Mamma premurosa e tenerissima è in attesa di noi, di tutti
noi, con un Cuore Divino, Addolorato e Immacolato.
Andiamo per dire "Sì!":
Sì alla Chiamata urgente della Messaggera della Gioia, della Sentinella
della Pace, della Madre dellAmore.
("Benevento
La libera voce del Sannio" n.15/ del 15/9/2006)
I
volti di luce di Mariano Goglia
I Volti bianchi
e caldi, di pietra di Lecce, sembrano attenderti da sempre nella meravigliosa
Rocca dei Rettori sottratta per un piccolo spazio-tempo al ritmo consueto
dellAmministrazione del Sannio.
E un appuntamento
sorprendente: in una delle splendide Quattro notti e più
.
di luna piena, tra lanimazione festosa della città coinvolta
nella gioia dellincontro con la musica, il teatro, il canto, la
gastronomia, rintracciando il percorso artistico si ha la sorte di incontrare
segni carichi di simboli, comunicazione di significati profondi, apertura
su orizzonti di senso.
Sembrano "monumenti
archeologici" le icone di pietra di Mariano Goglia: nella loro fissità ti guardano, ravvicinate, dal lontano della storia e del mondo.
Ma non le vedi estranee
e inaccessibili, perché pur solenni e aristocratiche, nella loro
mitezza, le senti amiche.
In questi tempi imprigionati
dal fascino effimero del divertimento casuale e consumistico, ed anche
della rappresentazione spesso squallida del mutevole e dellinsolito,
la tensione artistica di Mariano Goglia recupera, invece, lessenziale
della vicenda umana e laffida, con il linguaggio solido della scultura,
alla "sfida dellessere".
E una scultura
questa che non si abbandona allonda nichilistica e alla moda fuggevole
e cangiante di mille messaggi insipienti, ma sorge dalla contestazione
della morte con il simbolo antropologico della vita: il Volto della Donna
che ama e che è madre.
Cè una
dimensione sacra, uninsorgenza mistica nei volti femminili di questo
maestro di Vitulano, testimone vero della terra impastata delle pietre
infiammate da risonanze apocalittiche di incendi primordiali.
Alcune delle sue "figure"
sono come "cippi devozionali", non pesantemente carichi di tristezza e
di rimpianti, ma densi dellenergia della resurrezione e delleternità.
Ecco, le immagino possenti
e immobili, pronte a imprimere forza e grandezza ai luoghi della città,
tante volte abbruttiti da investimenti deprecabili e sconsiderati; le
vedo disseminate negli spazi di questi nostri straordinari abitati medievali,
per ridarci memoria dellappartenenza alla storia e al mistero.
Ecco, abbiamo tutti
bisogno di ricostruire, anche qui da noi, tra irriconoscibili frantumi
e sperdutezze innumerabili, lidentità di esserci nel Sannio
con la riconquista dellansia e della gioia della Bellezza.
Il filo artistico di
Mariano Goglia potrebbe essere la tessitura di una trama di vita e di
speranza per un appuntamento serio con il destino del nostro cammino.
("Benevento
La libera voce del Sannio" n.14/ del 21/7/2006)
Il
calcio tra mondiali e processo
Non è
facile avventurarsi con una riflessione pacata nel complicato mondo del
"calcio-spettacolo" impantanato in un inquietante processo e, nel contempo,
proiettato nella mitologia esaltante dei Mondiali. E forte, infatti,
sia il richiamo di una furia moralistica che tutto accusa e condanna,
sia lindulgente assoluzione che tutto giustifica.
Nelle realtà
agitate dalle dinamiche convulse della competizione, dellesibizione
anche mediatica, del mercato e degli interessi finanziari, lo SPORT perde
le caratteristiche tradizionali della gara e del gioco e si infila nel
labirinto insidioso dei soldi, dello scambio, del ricatto, della truffa.
Il marcio che si intravede dietro la partita giocata sgomenta e rattrista,
anche perché dallesperienza sportiva non emergono più
i valori forti del sacrificio e della lealtà né i messaggi
educativi positivi per le nuove generazioni.
La "partita" sembra
ormai la manifestazione di trame, di alleanze e di intese che si ispirano
a schemi camorristici e si affidano a perfide manovre di alterazione e
di manipolazione della logica corretta della competizione. I conti, anche
quelli del CALCIO, non tornano più: sono "malati di illecito e
di torbido".
Quanti scudetti immeritati
e quante ingiuste retrocessioni!
Dovremmo riscrivere
la piccola e grande storia dello sport italiano, accendendo le "luci della
giustizia" anche fuori dei campi e degli spalti per rendere meno insipiente
londa folle del "Tifo", forma degenere e distorta di ritualità,
tensione potente di unidolatria di massa che tende ad occupare lintero
spazio-tempo del sacro.
In questi giorni, malgrado
la istruttoria di Borrelli, langoscia e la tristezza per il malaffare
sportivo sembrano cancellati dallentusiasmo sconfinato per la Nazionale
impegnata in terra tedesca.
E sembra quasi che lidentità
stessa del nostro Paese si definisca e si raccolga, con lo sventolio del
tricolore, con lurlo di trionfo e con il grido di rabbia, con linterruzione
del lavoro e della circolazione, solo intorno al Pallone!
Certamente la cultura
invadente del consumo e dello spettacolo, attraverso luniversalità
e la forza di seduzione dei "media", travolge ogni misura etica e ogni
limite morale, per cui lillegalità non è più
riprovevole e il successo è lunica regola-finalità
che amministra la gestione del "sistema gioco-spettacolo".
Quindi il gioco, il
divertimento, lanomia ludica, la creatività gestuale, la
strategia e le tattiche, tutto viene inglobato in un "sistema di potere"
che costringe il risultato nelle "spire" del ricatto e della menzogna.
La più grande
e diffusa "impresa ludica" del nostro Paese si ritrova, anchessa,
nella deriva nichilistica e, tuttavia, continua a governare, nella illusione
di massa, la psicologia, la sociologia e la spiritualità di questa
umanità nostra coinvolta ed assorbita in un ricorrente "happening
di illusione-delusione".
È la "cultura
della droga" che, in mille forme, continua ad imperversare nel cuore degli
individui e a orientare il "sistema del divertimento planetario": per
rimuovere lesperienza dolorosa del vivere, per alleggerire la dura
responsabilità del quotidiano, per concedersi allesercizio
esclusivo e dominante del desiderio.
Tutte le esperienze
più rilevanti, nel profondo della persona e nelle relazioni sociali
e civili, non sono più collocate in un orizzonte di senso, in una
direzione di speranza, in una condivisione di fini.
Il calcio, questo calcio, è la metafora sorprendente, la rappresentazione vera del disagio,
lespressione viva di una malattia dellanima contemporanea
che con il Relativismo morale scambia giocosamente il vero con il falso,
il buono con il male, il bello con le brutture, la vita con la morte.
Rifondare anche la vicenda
sportiva sul rispetto della dignità umana e sulla lealtà
relazionale non sarà facile, malgrado i giudizi e le condanne della
giustizia incombente.
Occorre, invece, un
lavoro severo di sobrietà e di educazione che, promuovendo i principi
della Verità, della Libertà e dellAmore, riduca il
primato del denaro e del successo comunque, fonte della menzogna e dellimmoralità.
Non bisogna rinunciare,
ora, alla esigente "Pedagogia dello Sport" per ridare la speranza in un
mondo migliore a una gioventù sbandata che pure è alla ricerca
del senso Vero, Buono e Bello della Vita.
("Benevento
La libera voce del Sannio" n.13/ del 7/7/2006)
Auguri
all'Arcivescovo Andrea!
Viene il nuovo
Pastore sulla cattedra di San Gennaro a guidare lArcidiocesi di
Benevento.
Viene per tenere aperto
lorizzonte della Verità e della Fede, per indicare la direzione
della Speranza e della Libertà, per testimoniare la Vita dellAmore
e del Perdono.
Viene, con il sigillo
della Paternità, a ricordarci perché siamo stati creati;
viene, con il sigillo del Sacrificio, a insegnarci come siamo stati salvati;
viene, con il sigillo della Carità, a vivere con noi per santificarci.
Anche qui, in questo
nostro contesto ecclesiale, dove da due millenni risuona la parola meravigliosa
della Sapienza: "Voi siete dèi e figli dellAltissimo", spesso
dimentichiamo, nascondiamo e sporchiamo la nostra dignità di "esseri
liberi e intelligenti, capaci di Dio".
"Communio et Missio":
viene con la potenza e lumiltà del Maestro, del Pastore,
del Testimone dellAmore, a servizio di CRISTO Via Verità
Vita, a donare a tutti la Sapienza, la Bellezza e la Santità della
Grazia di Dio.
Ma la "Missio" è
sempre unimpresa drammatica, segno di contraddizione, soprattutto
oggi, quando luomo è tornato idolatra ed eretico, in una
storia profanata dallidolatria della Ragione, della Carne e del
Denaro, mentre aumentano dappertutto il veleno e il delitto e cresce,
tuttavia, la preghiera intensa delle "anime vittime" perché Dio
ponga fine al tempo delle insidie, delle vendette e delle lotte, schiacciando
in noi e tra noi lorrenda presenza del Male.
Soprattutto tra noi,
cristiani, il venire del Vescovo nuovo avvii un "nuovo inizio", un cominciamento,
che risvegli lascolto della Parola trascurata e respinta, disubbidita,
schernita e disprezzata, che comandi a ognuno di noi, ignari, indifferenti,
tiepidi, ribelli, traditori, deicidi: "Vieni fuori!"
"Vieni fuori" dalla
Tomba del Male e della Morte!
Raduni il Vescovo le
nostre "misere capacità damore" per volgerle a Dio.
E vigili e preghi: perché
è ora di vegliare, di difendere, di istruire e, con mano salda
e sicura, di resistere a ciò che corrompe e spegne le "lucerne
accese", per illuminare il cammino difficile e faticoso.
La salvezza di questa
nostra povera, debole umanità, in cammino nel Sannio, sta moltissimo
nelle mani del Vescovo e dei Suoi Preti che offrono lAmore dellEucaristia,
della Croce e del Cuore di Maria.
Ma al Vescovo va offerto
il cuore: altrimenti il sale diventa insipido, il fuoco non riscalda,
la luce non splende, il pane diventa amaro, il conforto tormento!
Il nuovo Vescovo va
accolto con la disponibilità intrepida e retta alla permanente
conversione, con lapertura continua della mente, della parola e
del cuore alla penitenza e al perdono!
Non insorga il giudizio
che deride ed insulta, che condanna e disprezza; non ci sia più spazio per le dissipazioni, per la tiepidezza e la malizia.
Disponiamoci a strappare
e a distruggere, con fermezza di fede e di carità, la maledizione
e la corruzione che attraversano, purtroppo, anche i nostri giorni!
Seguiamo il nuovo Vescovo
con rispetto e fiducia, superando diffidenze, rifiuti e indifferenze!
Accogliamo il nuovo
Vescovo, non curvati dal quietismo, ma con la gioiosa e coraggiosa disposizione
del cuore ad accogliere il Padre che viene con dolcezza, con tenerezza,
con misericordia.
È necessario
infatti che il Pastore abbia "viscere di Padre" e "potenza di Luce" per
tutti noi infelici e lontani che vogliamo "tornare a casa", dopo il tempo
del dubbio, della paura e delloblio, dopo lesperienza tristissima
e folle vissuta dalla parte del Nemico di Dio e delluomo.
Dopo la tragica proclamazione
della "Morte di Dio", le voci di Profezia annunciano il Ritorno di Gesù.
Insieme al nuovo Pastore,
la terra di San Gennaro e di Padre Pio elevi verso il cielo il grido unanime
e forte di pianto e di supplica: "Vieni, Signore Gesù!"
("Benevento
La libera voce del Sannio" n.12/ del 23/6/2006)
Dopo
Auschwitz: Indifferenza o Amore?
La parola
di Dio nel luogo dellorrore: la voce del perdono e dellamore
nel silenzio di Auschwitz ancora carico del ricordo cupo del Male, che
ivi si concentrò in modo inaudito con un orribile crimine contro
Dio e contro luomo.
Dopo il Papa del popolo
polacco ecco il Papa del popolo tedesco: luno e laltro in
pellegrinaggio sul Golgota del xx secolo per ricordare, per pregare, per
elevare, ancora una volta, davanti al mondo, spesso dimentico delle grandi
tragedie delle quali è Vittima e Carnefice, il grido di ammonimento
e di speranza.
Giovanni Paolo II e
Benedetto XVI, figli di due popoli, ai quali la storia ha assegnato in
quel tempo tempestoso ruoli di aggredito e di aggressore e, tuttavia,
sofferenze straordinarie, lutti sconfinati, atrocità immense, ci
offrono la severa Pedagogia della Memoria.
In questo presente difficilissimo,
quando le grandi domande sul destino delluomo e sul percorso della
storia si allontanano dalla Ragione incapace di risposte profonde, bisogna
invece interrogarci. Con una attitudine alla purificazione e al pentimento
per confessare il peccato orribile contro luomo, che ancora continua,
dopo Auschwitz, nelle forme meno clamorose ma sempre spaventose e crudeli.
La nostra Libertà non decide ancora di fermare gli omicidi e le
tragedie delloggi, sceglie ancora la violenza e lodio, organizza
ancora il genocidio e la guerra, non ferma la miseria, la malattia e la
morte che devastano popolazioni intere e uccidono milioni di bambini denutriti
e affamati.
Come allora anche oggi,
con più grave responsabilità, la risposta della Libertà
è lIndifferenza.
Questa indifferenza
può essere sconfitta non da un Cristianesimo stanco, scoraggiato,
deluso e infedele o da una Cultura mediocre, impietosa e impigrita.
Lindifferenza
è il volto del nichilismo:"Non mi importa nulla dellaltro!"
E di questa malattia
dello spirito, di questa colpa nessuno, ogg, può dirsi indenne,
innocente.
Di questa malattia si
può guarire solo ricorrendo allAmore. "Non cè
nessuno ordinamento statale giusto che possa rendere superfluo il Servizio
dellAmore. Chi vuole sbarazzarsi dellamore si dispone a sbarazzarsi
delluomo in quanto uomo".(Benedetto XVI - Deus Caritas est.)
Dopo Auschwitz è
ancora più esteso ed intenso il confronto tra la "cultura del disprezzo
e della discriminazione" e la Cultura della Verità e dellAmore.
E se la Shoah fu il
tentativo perverso di estirpare il popolo ebraico dalla vita e dalla storia
dellumanità, anche per sradicare il fondamento della Fede
cristiana, oggi continua, in misura globale, la strategia demoniaca di
annientare luomo per distruggere totalmente lopera creativa
e redentiva di Dio.
Il Papa ad Auschwitz
ha ricordato Massimiliano Kolbe e Edith Stein, testimoni della verità
e dellAmore, che non si sottomisero al potere del Male e offrirono
in sacrificio la loro innocenza e il loro coraggio.
E un dovere di
tutti, ora, entrare nella "memoria dellOlocausto": osservare i gesti
dei carnefici e il silenzio delle vittime, penetrare nel cuore degli uni
e degli altri e misurare la nostra prossimità alla violenza o alla
compassione, scegliere il nostro modello e stabilire la nostra compatibilità
e la nostra disponibilità allAmore o allodio.
Il viaggio commosso
e penitente di ognuno di noi nellangoscia della memoria della Shoah
"svegli in noi la nascosta presenza di Dio", spesso coperta e soffocata
dallegoismo, dalla paura, dallindifferenza e dallopportunismo.
Questo momento della
storia, mentre "incombono nuove sventure" ed emergono tutte le forze perfide
ed insolenti del Male, è affidato alla speranza che la LIBERTA
non sia condanna per lUmanità infelice, ma rischio generoso
ed eroico per il Perdono, la Verità e il Bene.
Essere veramente liberi,
infatti, non è "odiare insieme" ma "amare insieme", perché
il destino definitivo delluomo e della libertà è lAmore!
("Benevento
La libera voce del Sannio" n.11/ del 9/6/2006)
La
risposta cristiana a "Il Codice da Vinci"
"Il Codice
da Vinci"! Il romanzo e, ora, il film hanno aperto una discussione di
grande rilevanza teologica e pastorale sulla centralità del Vangelo
nella comunicazione autentica della Rivelazione, della Tradizione e del
Magistero.
La "Verità della
Fede" è affidata completamente alla capacità della Chiesa
di ascoltare, custodire, esporre e proporre fedelmente la Parola di Dio.
Ma, caro Direttore,
nella cultura postmoderna, centrata sul nichilismo, è diffusa una
mistificatoria attitudine ad alterare e a deformare, con letture equivoche
e interpretazioni insensate, i profili e le identità di eventi
e di persone che costituiscono i processi reali di Culture, di Civiltà
e di Religioni plurisecolari. La Verità, il Bene, il Mistero, il
Messaggio della Salvezza, vengono gettati nel "mercato delle opinioni"
senza nessuna garanzia ragionevole di attendibilità, di coerenza,
di storicità e divengono dominanti nella lettura e nella valutazione
dei Testi sacri del Cristianesimo le falsità e le menzogne, i dubbi
e i sospetti, le diffamazioni e le provocazioni.
Gesù Cristo è
ora, più che mai, Segno di una offensiva blasfema universale che,
attraverso i percorsi della potente rete mediatica, invade tutti gli spazi
audio-visivi, raggiunge tutti i popoli fino agli estremi confini della
terra e sconvolge la memoria stessa dellOccidente, che, anche se
debolmente, nel Cristianesimo ancora affonda le sue radici, alimenta la
sua speranza e delinea la sua identità storico-culturale di umanizzazione
e di liberazione. Continua, con la bestemmia insolente della comunicazione
mediatica, la Crocifissione dellUomo-Dio su tutta la terra. Sembra,
infatti, che molte operazioni editoriali, giornalistiche, cinematografiche
e televisive siano parte di una "strategia anti-Cristica", momenti di
una guerra estrema scatenata contro Dio, contro il Suo Cristo e contro
limmagine divina della Creatura umana. È una strategia efficace,
dotata delle armi pericolose del divertimento letterario, della manipolazione
e della falsificazione, e degli strumenti vili dello scandalo e della
polemica. Essa è indirizzata a sbriciolare la domanda religiosa,
a disgregare lesperienza di fede e a costringere il "senso della
vita" nel labirinto dellorgoglio, del potere e della tecnica. "Luomo
moderno,menomato della possibilità di celebrare attivamente lesistenza,
è costretto a cercare il divertimento", anche sul terreno del Sacro.
Eppure "il successo
di massa" di questa micidiale offerta narrativa mostra il crescere dellattenzione,
anche se ambigua, soprattutto dei giovani ai temi, ai profili, agli orizzonti
del credere, alla ricerca di significati e di orientamenti aperti sul
Mistero e motivati dalle "domande ultime" sul destino del mondo e delluomo.
Si estende il bisogno
di conoscere, di pregare, di sentire nel cuore leco di tradizioni
frastagliate e di credenze confuse e distorte, di purificare memorie incerte
e arrischiate, di ritrovare certezze sperdute in ricordi lontani. E nella
notte che scende sulla Modernità orgogliosa si moltiplicano le
luci e le voci della Riscoperta della Fede. Una riscoperta vigorosa, segnalata
da più parti, che comincia ad avanzare nei cuori dei credenti ed
anche nella sensibilità degli "indifferenti".
La Chiesa di Cristo
ha disponibilità di risorse straordinarie per rispondere alla "fame
e sete" della "Parola di Verità".
Non molti sanno dellesistenza
di unopera meravigliosa, che sorprende il cuore e lintelligenza
del lettore per la potenza della rappresentazione narrativa e che introduce
lanima nel vivo della realtà del Vangelo, dalla Nascita della
Vergine Maria alla Sua Assunzione in Cielo, attraverso il percorso della
Redenzione, dal nascere di Gesù al Suo morire, al risorgere e allascendere
dellUomo-Dio.
"LEvangelo come
mi è stato rivelato", della grande Mistica-Veggente Maria Valtorta,
offre lorizzonte suggestivo della presenza storica del Nazareno
negli eventi e nelle circostanze della vicenda reale raccontata concisamente
nei "Quattro Vangeli".
Anche Giuda Iscariota
vi emerge nella singolarità della sua tragica storia con i segni
contraddittori della sua personalità e le dimensioni psicologiche
e spirituali della sua identità complessa e tenebrosa. Vi è
delineata pure la figura straordinaria e forte di Maria di Magdala, sulla
quale si appunta prevalentemente linteresse di questa "frivola letteratura"
scombinata, attenta alle ragioni del mercato, alle fantasie delleros,
in un misto di pretese gnostiche, di mitologie neopagane, di eresie anticristiche,
di perfide apostasie, di assurde trame storico-politiche, di clamorose
sciocchezze culturali.
Negli scritti di Maria
Valtorta cè, in perfetta sintonia con i Vangeli canonici,
tutto il Poema dellUomo-Dio. A questo è possibile attingere
una conoscenza profonda ed altissima che può proteggere la memoria
del racconto evangelico, presente nella tradizione bimillenaria del Cristianesimo
e di questa Civiltà, dalle perniciose infiltrazioni delle favole
insipienti e bugiarde.
È questa una
Rivelazione che può illuminare, nella Verità e nellAmore,
le menti, spesso confuse da "esegesi razionalistiche" che gelano il cuore
e allontanano dalla Fede.
Questa Rivelazione,
soprattutto se riconosciuta dalla Chiesa, potrà consentire di conoscere
meglio Gesù nella reltà storica e teologica per poterLo
amare di più e per poterLo invocare: "Vieni, Signore Gesù!"
("Benevento
La libera voce del Sannio" n.10/ del 26/5/2006)
L'emergenza
politica e la Speranza del Paese
Non sarà semplice e facile il percorso politico-istituzionale nella complicata
vicenda della Democrazia italiana.
Laritmetica parlamentare
mostra, con levidenza di una insufficienza, la problematicità
di un passo deciso per i processi legislativi e per gli orientamenti di
governo della complessa realtà italiana nel contesto europeo e
nello scenario internazionale.
Lo stesso risultato
elettorale è insidiato dal sospetto e dalla polemica.
Si è aperta,
proprio per il margine esiguo, estremo, che segna la "differenza" tra
i due corpi elettorali e rappresentativi, una sfida difficile e pericolosa.
Si possono prevedere
crescenti incertezze e fragilità, soprattutto se nella vita del
Paese irrompono, con tensioni dirompenti, dinamiche sociali, economiche,
culturali, politiche, non facilmente gestibili nel normale esercizio del
potere.
Sembra avviarsi un dualismo
frenetico e animoso che separa, davide, dissocia, non solo gli schieramenti,
ma il Paese stesso nellunità dei suoi valori costituzionali,
nella sintesi delle forti tradizioni delle sue culture politiche e territoriali,
nella capacità dialogica tra la ricca pluralità delle soggettività istituzionali e associative.
Ma cè,
tuttavia, ancor viva la potenza sperimentata di una unificazione socio-culturale
realizzata dopo conflitti, scontri, degenerazioni totalitarie e terroristiche,
che esprime lidentità di un popolo maturo e un ruolo nazionale
che non sopporta più scommesse sconsiderate di divisioni radicali
e dirreparabili inimicizie personali e collettive.
Nei momenti difficili,
quando nel passato della Repubblica è stato drammatico il rischio
per gli equilibri di libertà e la tenuta democratica della statualità
italiana è stata duramente messa alla prova, lintelligenza
di governo, ispirata ai valori cristiani, ha saputo rispondere ad emergenze
gravissime. Con la strategia della mediazione.
La "logica della mediazione"
nasce dalla esigenza di custodire il bene primario dello sviluppo della
convivenza civile e di orientarla con la corresponsabilità di tutte
le forze politiche: al dovere di moderare con generosità le opposte
"pretese ideologiche" e le alternative strategiche e alla prospettiva
condivisa di partecipazione democratica.
Lorizzonte politico
è ora abitato da una emergenza continua, che la mondializzazione
degli eventi culturali, politici, finanziari, religiosi rende sempre più imprevedibile, minacciosa e spesso insuperabile.
LEuropa, intanto,
ha rinunciato ad attrezzare il nostro spazio di appartenenza comunitaria
con una robusta e coraggiosa "valenza costituzionale" e, ormai, si va
esaurendo il suo protagonismo storico, creativo di civiltà, capace
di rispondere alle sfide inaudite di questa epoca straordinaria.
Ora la governabilità
sembra arrischiata: lequilibrio finanziario, la competitività
delleconomia, la domanda di lavoro, la centralità della famiglia,
il diritto alla vita, la crisi delleducazione, limmigrazione,
sono tutti campi "minati".
È possibile costruire
programmazioni di governo funzionali ai processi di tenuta e di sviluppo
della comunità nazionale senza un quadro concertato delle linee
fondamentali della vita delle istituzioni?
Ci sono le condizioni
stabili per regolare la stessa vicenda parlamentare?
La leadership non sembra
che sia stata consegnata ad una sola parte.
Credo che sia necessario,
caro Direttore, porre mano con urgenza, sia nelle sedi della rappresentanza
democratica, sia nella coscienza popolare, alla costruzione di un alto
profilo istituzionale e politico di concordia civile e di intesa democratica
per lavorare, insieme, su alcuni problemi e prospettive essenziali.
Certamente è difficile ritessere fili di dialogo strappati dalla convulsa dialettica
elettorale.
Ma il vantaggio per
il Paese sarebbe enorme.
Allontanare dal "campo
della politica" gli egoismi e le parzialità, i veti e le esclusioni,
e disporsi al dialogo, consegnando al Paese una severa convergente proposta
politico-istituzionale: questa è la Metodologia della Speranza
per una società affaticata ma intensamente aperta al primato del"Bene
comune".
("Benevento
La libera voce del Sannio" n.9/ del 12/5/2006)
Vivere
e morire per risorgere
Con la memoria
di un evento unico, straordinario e inaudito la Resurrezione di
Gesù Crocifisso i giorni gioiosi della Pasqua richiamano
luomo a riflettere sul destino dellessere: lEternità della Vita.
È un pensiero
che ha sempre accompagnato lesistenza dei mortali, con la vigilanza
e la consolazione di una Speranza sicura, prima che linvadenza del
Nulla venisse a sradicare il sentimento dellImmortalità e
a indebolire la fiducia nell"Al-di-là".
Quando il discorso sullanima
si è avviato al tramonto e lattenzione dellintelligenza
filosofica si è allontanata dallorizzonte della Teologia,
lacerando completamente lasse dialogico tra Fede e Ragione, è
divenuto primario, spesso esclusivo, lesercizio delle cose terrene
e corporee, non appartenenti allImmortalità. Solo alla "parzialità"
del credere e alla "privatezza" della religiosità è rimasta
consegnata la sopravvivenza dellImmortale e dellEterno ed
anche lintensità della grande Tradizione del "Culto dei Morti",
anime viventi per sempre.
Di qui il franare dell"ordine
etico" e lo sconvolgimento della "misura della moralità": ordine
e misura che hanno orientato e sostenuto per secoli lagire e il
fare dei popoli e delle persone.
Decidere, infatti, di
voler vivere solo qui ed ora, senza "speranza di futuro",costringe la
responsabilità in uno spazio-tempo finito, riduce la Libertà
nellaffanno delloggi, oscura lo sguardo sullInfinito
e chiude il Tutto nel limite di una cronologia senza avvenire e nei confini
di una storia che non sarà mai abitata dal passato. Tutto ciò
che è, che fu e che sarà, verrà ingoiato dallorrenda
fame del Vuoto e dal Caos.
Tutto lAMORE,
vissuto tra le tragedie del Male, finirà "senza Logos e senza Legami".
Eun paradosso
il "non-credere": nascere per morire, vivere per perire.
La "Cultura della morte"
è una Anti-cultura insidiosa e perversa che consegna il tutto dellessere
allannientamento totale e definitivo.
Ma è possibile
esistere, indifferenti al destino escatologico?
Perché rinunciare
alla continuità per sempre di se stessi?
Perché voler
ridurre il "respiro dellIo" nel circuito a termine della terra?
Perché condannare
ed uccidere in se stessi il desiderio dImmortalità?
Ma solo l"Amore
per la vita" degli uomini destinati allEternità poteva indurre
GESU il NAZARENO a morire sulla Croce, perché, dopo il disastro
dellEden, solo un Dio poteva salvarci.
Il grande Sacrificio
del DIO che muore realizza per sempre e per tutti la "Morte della Morte" e affida ai morituri la potenza salvatrice della Resurrezione.
Alla inquietante esperienza
del patire e del morire è saldata ora una promessa indistruttibile
di felicità, quella divina dellUomo-Dio Redentore, che attende
una risposta da ciascun membro dellUmanità in cammino nella
storia del tempo finito.
La FEDE: scommettere
sulla Vita immortale ed eterna.
La non-FEDE: scommettere
sulla Morte per sempre.
Solo la prima è
una decisione degna delluomo libero e intelligente. Laltra
è una scelta insipiente, perché è vocazione di morte,
elezione del suicidio eterno come fine dellindividuo e dellumanità.
La PASQUA è un
invito ineludibile alla Speranza, alla Vita, allImmortalità.
Siamo nati per condividere il Destino eterno di DIO: per sempre!
Perché nel "Cuore
trafitto" di un DIO è stata restaurata per tutti gli abitanti della
terra e per tutti i tempi della storia la promessa vera e santa dETERNITA. ("Benevento
La libera voce del Sannio" n.8/ del 21/4/2006)
La
Speranza telematica - La ricostruzione delle relazioni comunitarie
La Rivoluzione
delle conoscenze e delle informazioni, che sembra realizzare ormai il
grande sogno pedagogico della modernità di dare "tutto a tutti",
offre un orizzonte dinamico di interdipendenza culturale e di interazioni
cognitive, relazionali, affettive, coincidente con lo scenario storico-geografico
dellintero Pianeta.
Si può allora
definire una strategia che possa introdurre, con lintero potenziale
informatico delle più avanzate tecnologie elettroniche e con i
"nuovi alfabeti" telematici, nei territori in crisi, forme rinnovate di
partecipazione, di integrazione e di solidarietà?
I mutamenti sociali
ed economici, la riduzione dei soggetti e dei processi produttivi nellAgricoltura
e nellArtigianato, la perdita della cultura dellinterdipendenza
e della condivisione, la dispersione delle risorse professionali in spazi
esterni a quelli residenziali, la disgregazione individualistica anche
delle grandi unità familiari, lirruzione, sempre più
invadente, del "Magistero mediatico,"hanno finito per lacerare profondamente
il sistema relazionale della cittadinanza negli assetti civili di antica
tradizione e lo stesso sentimento sorgivo del Bene comune.
Anche nel Sannio non
siamo sfuggiti a questo processo di dissociazione civile e culturale:
sono rimaste rinchiuse in perimetri separati rilevanti energie materiali
e intellettuali che, invece, collegate e integrate nel sentimento comune
di appartenenza, potrebbero manifestare la pienezza della potenza creativa
dei gruppi umani agenti nel territorio.
Caro Direttore, come
sostenere ed accompagnare, allora, il radicale cambiamento tecnologico,
produttivo, commerciale, finanziario senza alterare e piegare identità,
relazioni e destini delle giovani generazioni al dramma dellabbandono
e della fuga per costruire "altrove" la speranza di vita?
Nel nostro Sannio, nella
sua parte più provata anche da un consistente collasso demografico,
sta nascendo unesperienza di Comunicazione interattiva e multimediale
ispirata da un Sacerdote -Don Angelo Colacrai sempre innamorato della
natia comunità di Castelpagano- Padre paolino, teologo e biblista
attivo negli Atenei della Roma cattolica e sui percorsi multiculturali,
multireligiosi e plurilinguistici del vastissimo "pianeta informatico".
È la ripresa
coraggiosa di un "cammino della memoria e del futuro"!
Da una proposta di "Aggiornamento
per le professionalità docenti"dellIstituto comprensivo,
da un incontro promosso dall"Oratorio della Parrocchia" di Colle
Sannita e dallinaugurazione di una "Scuola di Formazione Professionale"
in Circello, si è andata delineando un ipotesi comunitaria
di Volontariato per la "messa in rete" di presenze, di iniziative, di
polarità istituzionali, di Parrocchie, di professionalità,
di competenze, di imprenditorialità, di scommesse. Per orientare
una metodologia dialogica, per condividere proposte ed obiettivi, per
costituire una "intelligenza comunitaria" che sappia raccogliere "memorie
locali" e ricomporre le potenzialità e le iniziative del territorio
intercomunitario in una sinergia dinamica, attiva nel sapere, nel fare,
nellagire. Lidea, semplice, può avanzare ed introdursi
nella nostra storia, solo se viene affidata a un "Motore Tecnologico"
creativo ed entusiasta, carico di abilità e di voglia di protagonismo,
ricco di linguaggi confidenti nellappartenenza alle antiche radici
ed anche al sogno di una realtà più aperta ed amica, più conviviale, meno aspra e diffidente.
Cè lofferta,
finalmente, di un paradigma di lettura intersoggettiva delle esperienze,
delle competenze e delle attitudini territoriali, delle intese cognitive
e professionali, dei servizi istituzionali, civili e sociali.
Possono essere coniugati,
insieme, in tempi reali e "a distanza", moduli interfamiliari, ambientali,
ecclesiali, educativi, didattici, sportivi, ludici, artistici, economici
che ricreino "Orizzonti di Vicinato". La prossimità e la convergenza
di analisi, di proposte, di dialogo e di interazione possono rilanciare
lethos comunitario, riannodando con i "nuovi alfabeti" le responsabilità
e le connessioni educative e formative, religiose e istituzionali, civili
e produttive alle biografie intelligenti e libere di ognuno. In questa
"impresa di amore" cominciano a muoversi anziani e giovani: gli uni consapevoli,
con Zygmunt Baum, che "non esiste alcun presente che non sia la continua
ricapitolazione del passato", gli altri perché riprendano la corsa
dellesistenza, anche qui, giocando lavventura del vivere con
le immense risorse di questo tempo meraviglioso e difficile.
La Speranza: che non
resti un "progetto incompiuto!"
("Benevento
La libera voce del Sannio" n.7/ del 7/4/2006)
Una
speranza irrinunciabile: la Politica al servizio dell'Uomo
Le elezioni
imminenti convocano lintelligenza politica a giudicare questo difficile
presente della democrazia italiana. Per scegliere la proposta più
convincente e più funzionale alla speranza di sviluppo della cittadinanza
italiana, per decidere a quale leadership affidare il governo delle nostre
risorse e delle nostre domande nel problematico contesto europeo e nello
scenario confuso della mondializzazione finanziaria, commerciale,tecnologica
e mediatica.
Ma non è semplice
uscire dal perimetro torbido ed ambiguo delle esasperazioni e degli insulti,
delle apprensioni e della accuse. Dal disordinato vocìo dei candidati
più accreditati a reggere le sorti della Repubblica viene una spinta
di instabilità e di disagio, spesso di angoscia. La metodologia
della comunicazione elettorale, con lartificio delle tecniche di
promozione e di marketing, non illumina più prospettive sicure
e non offre indirizzi forti, anzi finisce per mordere la coscienza popolare
e personale abbandonandola, infine, alla cupa insolenza del mercato delle
opinioni. Opinioni commiste, su la scena televisiva e giornalistica, alle
immagini fosche di tante tragedie locali e planetarie e alle minacce allarmanti
di violenze sempre più gravi ed estese.
Crescono, tra le miserie
e le speranze della nostra vicenda quotidiana, i segnali drammatici di
disagi crescenti, di difficoltà e di crisi improvvise, di fratture
pericolose.
Sembra che lequilibrio
faticoso tra Cultura, Diritto, Economia e Bisogni della gente non regga
più, sia per dinamiche arrischiate su i fronti decisivi dellEducazione,
della Giustizia, della Finanza, sia per il disgregarsi del tessuto civile
delle comunità esposte al cedimento della solidarietà nelle
unità familiari e nelle relazioni sociali.
La rappresentazione
di questa realtà tormentata e intricata è ormai sconfortante
e avvilente per la trama evidente di interessi avventurosi - non lontani
da quelli camorristici e mafiosi - e di operazioni oscure non più
componibili nel quadro, una volta forte, del "Bene comune".
Certamente la "riserva
etica" della tradizione italiana, entrata in crisi alla fine degli anni
70 con la "Tragedia Moro" e con la rinuncia legale al "Primato della
Vita", sta esaurendosi. Linvadenza del Nichilismo non ha lasciato
indenne la mappa vera, profonda del Paese: nel disegno dei processi reali
del nostro divenire storico-politico non è più indicato
il linguaggio comune della cittadinanza costituzionale, non si ritrova
il codice condiviso della coscienza di popolo, è contratta la tenuta
stessa della moralità e vi sono cancellate vistosamente le procedure
della legalità.
Allora, caro Direttore,
che cosa sperare?
Quando scende la "notte"
e bisogna raggiungere la meta della responsabilità, non è
lindifferenza o la rassegnazione a indicare la risposta. E
invece la generosità: sia nellascolto coraggioso e profondo
del cuore affaticato di unumanità in difficoltà, sia
nel gesto provvido che si protende a sostenere, ad accompagnare, a rialzare,
a consolare, ad aiutare. Ecco, il giudizio della politica può,
deve nascere dal desiderio di vivere, a servizio degli altri, una stagione
migliore per tutto il tempo assegnato al nostro destino. E questo è
un compito che riguarda, nella "città degli uomini," non solo gli
eletti ma tutti: è una "missione democratica" che si realizza credendo
fortemente nellUOMO.
LUOMO, identità
incarnata nello spazio-tempo con il suo essenziale "Diritto alla Vita",
che nessuno -né Stato né poteri né egoismi- può
vulnerare nella sua dignità radicale, nella sua continuità
esistenziale, nella sua verità costitutiva di essere biologico,
morale e spirituale!
LUOMO, con la
garanzia di esserci nella storia assegnatagli, senza il limite della miseria,
senza laggressione della fame, perché, ovunque egli sia,
ha il "Diritto al Pane", che gli deriva dal partecipare naturalmente alla
"proprietà universale dei Beni", da cui nessuno può essere
escluso.
LUOMO, soggettività
razionale e libera, protagonista della vicenda civile e politica nella
densità delle relazioni interumane regolate dal "Diritto alla Libertà",
sul piano religioso, culturale, economico, politico, da realizzare per
tutti, nella logica della reciprocità e delleguaglianza.
LUOMO, nellunità
del "Genere Umano", nel rifiuto condiviso ed universale della Guerra,
nella ricerca del Dialogo, nella scelta della non-Violenza, nella pratica
continua dellAmicizia e del Perdono, è il vivente "Diritto
alla Pace": Pace con se stesso, con gli altri, con la natura, con Dio.
Contro la devastante "Anticultura della Morte", la Politica vera è la scelta, carica
di Speranza, di questo sacrosanto Alfabeto umano della Vita, del Pane,
della Libertà, della Pace!
("Benevento
La libera voce del Sannio" n.6/ del 24/3/2006)
Emergenza
educativa: una Generazione senza Padri e senza Maestri
Non è
né politica né economica, caro Direttore, ma educativa la
più grave emergenza del nostro Paese.
"Sta accadendo una cosa
che non era mai accaduta prima: è in crisi la capacità di
una generazione di adulti di educare i propri figli".
A un anno dalla morte
di Don Luigi Giussani viene presentato un "Appello sullEducazione"
che propone lanalisi, la concezione culturale e lesperienza
indicate in una Sua opera fondamentale: "Il rischio educativo".
Il franare del significato
del mondo: della vita, del bene e del male, del vero, del giusto, del
bello, sta espropriando l"orizzonte di attesa" delle nuove generazioni
di radici, di principî, di orientamenti e di destino. Lo sbandamento
nichilista, con la riduzione della presenza di Dio nella cultura, nella
storia e nella coscienza dei popoli, inaridisce le relazioni fondative
dei processi educativi e demolisce la costituzione stessa dellidentità
umana. Programmata, con la strategia della neutralità, dellindifferenza
e della rottura, negli assetti delle istituzioni europee e pianificata,
con virulenza ateistica, nelle orrende realtà dei Totalitarismi
del XX secolo, la rinuncia culturale, civile e sociale all"Educazione
al Senso Religioso" è ora la vera condizione di debolezza, di difficoltà,
di disagio e di disgregazione delle nuove generazioni. Dalla rimozione
illuministica, liberista, massonica e marxista della "Educazione Religiosa",
doveva discendere la liberazione completa dellUmano.
Invece ecco il DISASTRO
dell"Umanesimo-senza-Dio", promessa ed attesa di utopie e di ideologie
disgraziate, che ancora non cessa di avvelenare le infelici intelligenze
dei giovani di oggi sospinti nei percorsi infami della violenza, del sesso
e dei soldi.
La disintegrazione antropologica
si sta paurosamente determinando nello "scialo dei beni e nelloltraggio
dellinnocenza", nellesercizio esclusivo del corporeo e nelluso
prepotente delle risorse della terra sottratte al "Diritto alla Vita" di miliardi di persone.
Di qui la perdita paurosa
del "senso del vivere".
Alle grandi domande: "Chi sono?" "Da dove vengo?" "Dove vado?" "Perché il Male?" Cosa
ci sarà dopo questa vita?" non cè più risposta.
"Conosci te stesso!"
"Ama il prossimo tuo come te stesso!" "Vivi per laltro se vuoi vivere
per te stesso!": capisaldi della Civiltà delle tre città
-Atene Gerusalemme Roma- appaiono imperativi desueti, senza significato.
Ma lio -desiderio infinito- non può essere imprigionato nel
nulla; non può rimanere privo della Parola di Vita, senza Luce
di Immortalità, senza un Cammino di Speranza. La grande ribellione
delle giovani generazioni alla sordità, alla cecità e alla
paralisi della cultura contemporanea, misura la catastrofe dellattuale
condizione pedagogica.
E la Civiltà
contemporanea senza Padri e senza Maestri che non riesce più
a consegnarsi al futuro: si è incagliata in un naufragio senza
ritorno e la sua "bussola impazzita" è in balia degli anonimi ed
enormi poteri economici e finanziari, di disordinate ed effimere mode
mediatiche, di un gaio e insaziabile materialismo.
LAppello segnala
ancora la Speranza: "a partire da una risposta concreta, praticata, possibile,
viva" è necessario riprendere una forte testimonianza di responsabilità a servizio dei figli di questo tempo.
Jean Guitton ammoniva
profeticamente: "Io credo che il ventunesimo secolo sarà tragico,
in quanto lumanità sarà obbligata a scegliere tra
il bene assoluto (Dio e il Cristianesimo) e il male (la bomba atomica,
il nulla). Bisogna scegliere tra lAssurdo e il Mistero".
La vera Educazione può
essere ripresa soltanto con il ritorno dei figli alla vera Patria dellOccidente:
la Verità, la Libertà, lAmore dellinfinito Mistero
di Dio e dellUomo che i padri e i maestri di oggi non possono continuare
a tradire.
("Benevento
La libera voce del Sannio" n.5/ del 10/3/2006)
La
satira e la libertà di offendere Dio
Caro Direttore, è veramente sproporzionata e sconvolgente, con gli impulsi di maledizione
e di rivolta contro lOccidente, la inquietante reazione islamica
alloffesa mediatica arrecata allimmagine del Profeta e alla
sensibilità religiosa del mondo musulmano. E il martirio a Trebisonda
del Sacerdote romano,Don Andrea Santoro, mostra come siano esposti i Cristiani
allattacco micidiale del Fondamentalismo fanatico e radicale.
Mi son sembrate esasperate,
però, anche le disquisizioni su la misura possibile del rispetto,
dellironia, dellumorismo, della caricatura, del sarcasmo,
dellaggressione nella regolazione dellesercizio della "Libertà di Espressione."
E sembra, oggi, a confronto
con il fiammeggiare della contestazione anti-europea a difesa dellIslam,
assai tenue, tiepida, "illuminata", legalitaria l"Apologia del Crocifisso" da parte dei Cristiani.
Ormai lOccidente
pratica la "blasfemìa" mediatica come esaltante manifestazione
della Libertà. La libertà con certificazione illuministica:
come diritto al sarcasmo e al vilipendio, anzi come dovere della critica
senza misura e senza confine. La concezione laicistica ha rotto da tempo
gli argini della "neutralità" e dellindifferenza e assale,
intossicando cultura e coscienze, ormai il campo sacrale del simbolo religioso
senza porre il limite di una censura, di un autodisciplina.
Le incomprensioni, anzi,
la voglia di svilire e di dileggiare le attenzioni religiose, le Fedi
e le Tradizioni che si raccolgono intorno ai tre Monoteismi, trascinano
il linguaggio del Giornalismo, dello Spettacolo, del Mercato artistico
verso le forme di una crescente irrisione e di una incessante istigazione
a infrangere il Comandamento: "Non nominare il Nome di Dio invano!" Questo
tempo incosciente e funesto si permette di deridere e di disprezzare DIO!
Il problema religioso è la prima Questione mondiale!
E strano -ma è
un segno dei tempi- che lintelligenza occidentale riscopra questa
condizione primaria della convivenza planetaria attraverso la paura per
la mobilitazione e per la protesta musulmane. E paradossale che
lintegralismo islamico debba scendere violentemente in campo per
costringere lEuropa a comprendere che la "Libertà di Stampa"
non è un mito assoluto, un dogma indiscutibile, un pretesto per
linsulto e per la denigrazione, una licenza per uccidere sentimenti
primordiali, per avvelenare princìpi, radici, sorgenti di cultura,
di civiltà, di storie complesse e grandiose: ora la "Questione
Religiosa" è diventata una emergenza etica e politica della comunicazione
globale.
Si può delineare
un Patto internazionale di dialogo, di libertà, per cui tutte le
Religioni siano poste in una condizione di garanzia e, nella "Logica della
Reciprocità", di rispetto e di Pace? Si può rifondare lONU,
ormai in crisi irreversibile, su un Patto, anche religioso, condiviso
da tutti i Popoli?
Tutte le identità
culturali e le appartenenze religiose debbono essere chiamate alla responsabilità
del dialogo. Giovanni Paolo II ha disegnato questa strategia, nellincontro
tra le Civiltà e le Religioni.
L"Educazione al
senso religioso dellumanità" è una funzione culturale
primaria, senza la quale luomo regredisce alla condizione della
barbarie, anzi della bestialità. Ora le Istituzioni che governano
la complessità della convivenza civile non possono rimanere estranee
alla regolazione delle dinamiche socio-religiose. Queste possono scatenare
conflitti profondi e confronti apocalittici e sospingere popoli e nazioni
verso scontri epocali. Senza una condivisione universale dei diritti fondamentali,
senza una concertazione interreligiosa di principî irrinunciabili,
senza laccettazione politica di supremi valori etici, non sarà
più possibile evitare la moltiplicazione dei contrasti, la diffusione
delle competizioni, la corsa agli armamenti atomici, lo "scontro di Civiltà".
Alle Religioni è
ora affidato un compito storicamente rilevante: disegnare un orizzonte
di principî, di valori e di orientamenti comuni, entro cui collocare
i processi di libertà delle persone, dei popoli e delle nazioni.
Lalternativa non è la "pretesa della laicità", ma
la sovversione di tutti gli equilibri e lalterazione di tutti i
rapporti. Se il "dare a Cesare" e il "dare a Dio" entrano in collisione,
lavventura planetaria sprofonda in un caos senza scampo.
("Benevento
La libera voce del Sannio" n.4/ del 7/2/2006)
Dalla profondità
della Storia un GRIDO carico di paura e di strazio, attraversando faticosamente
la memoria aggredita dalloblio e dalla rimozione, raggiunge lintelligenza
del presente. E il ricordo delle tragedie orrende del mondo, impastate
di pianto e di sangue, suscitate dalla condanna e dal disprezzo degli
innocenti della terra, alimentate dallannientamento dellumano
e dalla "carneficina" spaventosa dei principi e dellanima degli
"abitanti intelligenti e liberi del tempo".
In questi giorni sono
riapparsi, nellorizzonte storiografico attraverso memoriali e celebrazioni,
i cortei senza fine di milioni di vittime, i volti deformi e le voci inumane
dei carnefici ed anche i profili luminosi e le testimonianze generose
dei Giusti. E con la gratitudine per gli esempi straordinari di sacrificio
e di abnegazione, per i martîri inauditi e stupendi, si sono insinuati,
purtroppo, "negazionismi" sconsiderati e "revisionismi" estremi e intolleranti.
Luomo non apprende
mai le lezioni dure del magistero della Storia! E lesperienza dolorosa
del "negativo" non concede che brevi pause sui percorsi della convivenza
e della pace; e la devastante irruzione del Male non incontra resistenze
forti nella Coscienza popolare e nelle Regole di questa Civiltà.
Anzi, linvadenza del Nulla squarcia sempre più la tenuta
del fragile equilibrio culturale e civile degli individui e dei popoli.
Il 27 gennaio 1945,
con la liberazione del Lager di Auschwitz, non si è interrotta
la tristissima strategia dei poteri anti-umani: i Gulag, i Genocidi, i
Massacri, le Guerre, i Terrorismi insanguinano senza discontinuità
e con crescente ferocia e perfidia i percorsi dellUmanità in cammino in questo inizio di secolo.
"La memoria purificata"
del Male commesso, invece, deve illuminare lintelligenza del Bene
da compiere, oggi, per limitare lingiuria contro gli ultimi, i miseri
e i deboli che attraversano sempre il perimetro quotidiano del nostro
esistere.
LOlocausto non
è finito! Non finirà fino a quando non si sprigionerà
la potenza della Riconciliazione completa tra i Cristiani e gli Ebrei;
fino a quando, insieme, nellattesa del Messia che viene, del Messia
che torna, non avranno invocato il DIO di Abramo, perché si realizzi
lUNITA di tutti i Popoli, di tutte le Religioni, di tutte
le Razze, di tutte le Lingue nella planetaria Civiltà dellAmore.
Senza vivere lattesa
del "Ritorno degli Ebrei e di tutti i Cristiani allabbraccio dellunico
Padre", resterà debole il compianto sullorribile Olocausto:
apparirà una moda, una convenienza umanitaria, forse solo un coinvolgimento
mediatico. Ed anche laffermazione delle radici antiche della cultura
ebraico-cristiana nel costituirsi della Civiltà dellEuropa
non riuscirà a "convocare" il futuro imminente nella dinamica della
Speranza: la sconfitta della Irreligione mondiale.
La POLITICA, infatti,
non ce la fa ad orientare la complessità di questo mondo verso
lordinamento giuridico dellUnità, della Giustizia e
della Pace.
LECONOMIA, con
lo scatenarsi competitivo di interessi formidabili per potenziali produttivi,
per volumi finanziari e per dimensioni territoriali, divide sempre più la ricchezza di pochi dalla miseria di molti.
LETICA non riesce
a realizzare il "consenso delle genti" su principi condivisi, sui diritti
inviolabili, sul destino e sui fini comuni della Comunità planetaria.
La COMUNICAZIONE, che
pure tesse con potenza incontenibile relazioni continue e diffuse tra
culture diverse, tra mondi lontani, tra incompatibili visioni della vita,
degrada verso le forme di un divenire violento e consumistico.
La RELIGIONE ebraico-cristiana,
invece, può orientare il destino dei popoli nella "interdipendenza
globale", sostenendola con lannuncio, sempre nuovo, dellantico
Patto fondamentale: "riconoscere, amare e servire DIO" per "riconoscere,
amare e servire lAltro", il fratello, luomo, soprattutto nella
condizione della sventura e della sofferenza. Senza la pratica di questo
Messaggio di Speranza, il ricordo della tragedia della Shoah diventa Ipocrisia.
("Benevento
La libera voce del Sannio" n.3 del 7/2/2006)
Sarebbe stato
un buon inizio, illuminato dallirruzione della speranza nellavventura
umana e civile da vivere nel nuovo anno, anche per molte migliaia di persone
"custodite" nel sistema carcerario italiano. Ma il gesto di clemenza,
atteso da molti e invocato dal trepidante Giovanni Paolo II, tanto applaudito
quanto inascoltato nella Sua solenne, straordinaria visita nel 2002 al
Parlamento italiano, proprio nellAula di Montecitorio è stato
respinto dalla democrazia del nostro Paese.
Perché la nostra
cultura politica ha tante difficoltà ad accogliere nel tessuto
vivo e sofferente della convivenza civile, soprattutto verso le condizioni
estreme del disagio, "i segni della speranza", senza i quali non si può
camminare con dignità e coraggio sui sentieri difficili e tormentati
della storia?
In una cultura bimillenaria
fondata sul riconoscimento della grandezza umano-divina della persona questa è infatti la radice vera e profonda della nostra Civiltà
deve essere offerta, sempre, una prospettiva di speranza, come segno di
liberazione che frantumi la rigidità di una scadenza irrinunciabile.
I detenuti certamente sono stati rigettati nella morsa stringente della
delusione e della crudeltà.
Ma sono veramente sufficienti
le ragioni di sicurezza, di prudenza, di giustizia a motivare un rifiuto
così intransigente, che strani cinismi giustificazionisti hanno
malamente tentato di rendere meno impietoso?
Una risposta forte alla
domanda di tante migliaia di persone "affidate" alle strategie rieducative
del sistema carcerario italiano e, quindi, anche alla costrizione di spazi
congestionati e invivibili, si è, purtroppo, impantanata nel litigio
parlamentare, senza riuscire ad accendere una luce nella tristissima solitudine
della reclusione e a rendere meno pesante la sconfitta di unesistenza
sempre difficile e spesso sfortunata.
Ma, caro Direttore,
al di là dellinutile, confusa vicenda, segnata dal gioco
incrociato degli opportunismi elettorali e delle aride ipocrisie, anche
noi, "fuori" dai penitenziari, non siamo forse chiusi nella "prigione"
dellindifferenza e del pregiudizio?
La PIETAS, perché
si animi e si attivi, deve prima frantumare la reclusione che serra il
cuore e lo rende freddo e impotente a una relazione damore e perfino
incapace di comprensione e di compassione. Visitare i carcerati è
ancora unopera di Misericordia, forse la più disattesa: anche
io non ho mai visitato un carcere, non ho mai "avvicinato" un detenuto
ed oggi sento un inquieto rimprovero che vivamente richiama una sensibilità
tiepida e fortemente sprona unattitudine ancora accidiosa e disattenta
ai mondi del dolore umano procurato dalle violente dinamiche dellodio
e del male.
Una testimonianza di
speranza, anche nei luoghi dove il perimetro della libertà coincide
con quello della costrizione, riconsegnando fiducia nella dignità
dellumano, addolcisce la fatica di un sacrificio spesso insopportabile
e asciuga un pianto carico di rimpianto, di dolore e di attesa.
Ma sono carcerati, si
dirà. Sì, ma uomini!
Sono delinquenti. Sì,
ma nostri fratelli!
Sono condannati dalla
giustizia. Sì, ma sono "cosa sacra"!
Ecco, cosciente che
la misura legale della giustizia non colpisce le miserie morali di ognuno
di noi, io spero che nasca una nuova attenzione: lattenzione saggia
e responsabile allinvito ancora forte e vibrante di Karol il Grande,
che ha sempre affidato gli ultimi della terra al nostro cuore e alla nostra
preghiera.
("Benevento
La libera voce del Sannio" n.2 del 27/1/2006)
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