La gioia della Speranza

con Davide Nava

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Il Referendum e la Costituzione tradita
Il segreto del Veggente
La terra trema
Gli ultimi democristiani
Vittorio Sgarbi a Circello: il Castello
La morte della famiglia e il trionfo di Renzi
La corruzione nel cuore dell'uomo

Siamo figli della Resurrezione
Gay pride in Parlamento
Vivere il 2016 con umiltà e coraggio!


Il Referendum e la Costituzione tradita

Non sarà la “riforma renziana” a sconvolgere la Costituzione italiana, a corromperne radici, garanzie e orientamenti. Già da tempo essa non è più nel cuore della nazione; non è più centralità giuridica, culturale ed etico-politica della civiltà nostra; non è più il modello generativo dell’identità, del ruolo e della prospettiva storica del nostro Popolo.
Con determinazione implacabile l’élite modernista del Paese, dagli anni sessanta, ha avviato l’assalto al sistema costituzionale sconvolgendone principi e valori e demolendo la forma-progetto della Repubblica.
La dissoluzione, con lo snaturamento della sua essenza, è avvenuta mantenendo indenne il suo dettato normativo. Per questo l’esaltante retorica della Costituzione “più bella del mondo” nasconde l’ipocrisia politica e la doppiezza giuridica con le quali è stata rovesciata e avvelenata la sostanza spirituale del Patto fondamentale. E’ stato un forsennato “nichilismo giuridico” a privare di senso comune “la nascita, il sesso e la morte della nostra esistenza biologica” e, quindi, ad annientare il Bene comune a custodia della Vita, della Persona e della Famiglia. Dal f68, nelle convulse dinamiche sociali, nei complessi processi formativi, educativi ed economici e nella comunicazione culturale, politica e giuridica, è divenuta pervasiva e dominante l’insidiosa ideologia dell’autonomia e dell’autorealizzazione dell’io, ed è prevalsa la strategia dell’espansione progressiva di tutte le “libertà” e di tutte le voglie. Ne è uscito oscurato e confuso l’impianto valoriale, antropologico ed etico-politico della Democrazia italiana e stritolata l’autorità giuridica e morale. A compimento di questa rivoluzione scatenata contro la tradizione della Civiltà italiana e occidentale, la coscienza morale, civile e politica non riconosce più la regolazione, le prospettive e i doveri della convivenza. Per questo, con la stessa Carta costituzionale, si è potuto sostenere prima la stabilità e la solidità dell’ordinamento familiare, matrimoniale, educativo e culturale e poi esaltarne la dissipazione e il disfacimento.
E così tutto, giustizia e ingiustizia, legge e antilegge, è divenuto ambiguo, problematico, contraddittorio e, nella confusione, si è accresciuto l’arbitrio, l’errore, l’inganno.
Dove è più la misura della verità del patto costituzionale? Dove la regola certa dell’umano? Dove i criteri del discernimento vero-falso, bene-male? Dove la direzione del Bene comune?
Il diritto alla Vita fin dal concepimento e fino alla morte naturale è stato travolto da thanatos, dal diritto di morte assegnato al micidiale arbitrio della madre e alla tecnica omicida della medicina di Stato. E così Il più tragico genocidio della storia umana è ora marchiato dalla legalità democratica e dalla scientifica evidenza della tecnologia ecografica e chirurgica: la politica, la scienza e il diritto al servizio dell’olocausto!
Il principio della Famiglia e del Matrimonio, violato con l’autorizzazione al divorzio che annienta il vincolo relazionale, cognitivo e affettivo tra coniugi-genitori-figli, lacera i rapporti culturali tra le generazioni, svapora la tradizione etica e religiosa, frantuma la continuità valoriale della storia e sprofonda nel relativismo la moralità e nel nichilismo l’intelligenza della realtà. E, infine, con l’insensata impresa renziana del “matrimonio gay”, è sovvertita l’identità dell’io, e la sua naturale dualità maschio-femmina viene sottratta alla sapiente identificazione ebraica, greca, cristiana, e consegnata alla polimorfa patologia degli istinti e del desiderio.
Ora che in tutto l’Occidente “l’individualismo radicale si è impadronito del pensiero giuridico”, tra le suggestioni e le seduzioni della messa in scena mediatica dello sfregio al mistero del Volto vero, buono, bello, giusto dell’uomo e della donna, siamo finiti nella vichiana “notte civile dei popoli in decomposizione”.
Ma, “se la giustizia è incancellabile nel cuore dell’uomo, vuol dire che essa ha, in questo mondo, una sua realtà”, affermava Simone Weil, testimone vigile e dolorosa della marea totalitaria e anticristiana del XX° secolo.
Allora dobbiamo con coraggio porre alla nostra coscienza le questioni profonde dell’essere e del vivere: E’ giusto uccidere i propri figli? E’ giusto sfasciare la famiglia? E’ giusto sovvertire l’identità dell’io? E’ giusto rovinare la tradizione grandiosa della memoria culturale, educativa e religiosa? E’ giusto consegnare la storia e il destino dell’umanità al “delirio individuale”, alla dittatura del mercato e del consumo e all’idolatria del denaro?
Ma è follia arrendersi alla pretesa della menzogna di essere riconosciuta come verità e legalizzata come giustizia!
Gilbert K. Chesterton, però, ci avverte: “Gli uomini si renderanno sempre più conto che la democrazia non ha senso se non c’è senso in tutto”, e ancora: “Non esiste un fondamento per la democrazia eccetto che nel dogma sull’origine divina dell’uomo”.
La drammatica “commedia” politica ha rinunciato, in tutti gli scenari dell’Occidente, a “una forma comune di responsabilità giuridica atta a contenere ed ordinare il potere”. E così il potere dei “principi di questo mondo” si è impossessato del territorio del divino e dell’umano e persegue il folle volo del dominio mondiale con l’astuzia e la violenza della bestia.
Che vinca il Sì o il No, per la conferma o la rottamazione della leadership, non cambia il corso rovinoso della politica e non allontana la catastrofe.
Ma c’è ancora una cattolica “teologia della storia” a conservare alla Speranza la potenza vittoriosa dell’ultima Redenzione.

("Benevento – La libera voce del Sannio" n.10 del 18/11/2016)


Il segreto del Veggente

Finalmente, alla quinta ristampa, sono riuscito a leggere “Il Veggente – Il segreto delle Tre Fontane”.
Le Tre Fontane, all’Eur: luogo consacrato dal martirio di Paolo di Tarso, duro avversario prima e poi intrepido apostolo di Cristo, decapitato nel 67 dopo Cristo per ordine di Nerone nella prima persecuzione anticristiana.
Qui, nella grotta il 1947 era apparsa la Vergine Santissima a tre bambini e al loro papà Bruno Cornacchiola, pastore avventista deciso ad uccidere Papa Pacelli, Pio XII, considerato capo della “sinagoga di Satana”.
L’Autore, il vaticanista Saverio Gaeta, dopo la morte del Veggente (22 giugno 2001) era stato autorizzato dagli eredi spirituali, associati nell’Associazione SACRI, a consultare gli archivi che conservavano “rivelazioni esplosive e del tutto inedite”. Rivelazioni coerenti con le Apparizioni che dal 1830 a Rue du Bac a Parigi, poi a Lourdes, a Fatima, a Amsterdam, a Kibeho in Rwanda ancora animano la spiritualità, la devozione mariana e i pellegrinaggi dei credenti. Rivelazioni impressionanti di visioni, di sogni e di segni e di profezie con avvertimenti drammatici, dalla tragedia di Superga del 1949 all’assassinio di Aldo Moro nel 1978, all’attentato nel 1981 a Giovanni Paolo II, al crollo delle Torri Gemelle nel 2001.
Una vita romanzesca, avventurosa, quella del Veggente: l’infanzia triste e difficile in una famiglia sopraffatta dalla prepotenza del padre che si ubriacava e picchiava moglie e figli; poi un’esistenza randagia fino al servizio militare e al matrimonio nel 1936. Quindi l’avventura in Spagna come volontario nella Missione militare organizzata dal fascismo per sostenere Francisco Franco. Ma era stato preparato dai comunisti a svolgere azioni di spionaggio e a passare informazioni ai combattenti repubblicani del Fronte popolare. Qui diventa amico di un soldato tedesco protestante che lo induce a odiare la Chiesa cattolica. Bruno comincia a covare un pensiero omicida: uccidere il Papa. A Toledo acquista un pugnale e su la foderina scrive: “A morte il Papa”. Rientra in Italia il 1939 e incomincia a frequentare la Chiesa evangelica battista e poi gli avventisti.
Nel 1947, il 12 aprile, la imprevedibile svolta della sua vita. Nella grotta i tre bambini e, quindi, lo stesso Bruno vedono la “Bella Signora” che si presenta come la “Vergine della Rivelazione, Madre della Chiesa”.
Nel “segreto” affidato dalla Madonna in quel primo incontro e in una sessantina di messaggi ricevuti in oltre mezzo secolo, vi sono richiami dolorosi, avvertimenti severi, previsioni drammatiche di castighi, di persecuzioni, ma anche di dissacrazioni e di apostasie, fino alla tremenda, sacrilega soppressione dell’Eucaristia, nella quale sarà negata la presenza del Dio-uomo.
Quel giorno vengono anche profetizzati “due eventi ancora spalancati sul futuro:
“Momenti duri si preparano per voi, e prima che la Russia si converta e lasci la via dell’ateismo, si scatenerà una tremenda e grave persecuzione”.
“Vi saranno giorni dolorosi e di lutti. Dalla parte d’oriente un popolo forte, ma lontano da Dio, sferrerà un attacco tremendo e spezzerà le cose più sante e sacre, quando gli sarà dato di farlo”.
Gli annunci più inquietanti e gli ammonimenti più severi riguardano la Chiesa e i Sacerdoti: “La Chiesa tutta subirà una tremenda prova: prova morale, prova spirituale, … false ideologie e teologie!” “…Troppo mondo è entrato nell’anima dei sacerdoti per dare scandalo al gregge e sviarlo dalla Via, Verità e Vita”. “Sacerdoti non spogliatevi dell’abito sacerdotale: quest’abito richiama, è un segno celeste”. “…I sacerdoti decadono, perché sono nel fango dell’orgoglio, … parlano di cose che dovrebbero tacere e non parlano della salvezza delle anime”.
Ma alla denuncia del male e ai presagi dei pericoli che incombono nell’orizzonte religioso e politico, la Mamma Santissima unisce l’annuncio della salvezza e del trionfo dopo la prova e invita i sacerdoti e i fedeli alla fiducia, alla preghiera, alla penitenza, alla consacrazione al suo Cuore addolorato e immacolato, alla partecipazione eucaristica, al perdono, all’amore, alla pietà!
Bruno Cornacchiola ebbe alcuni incontri con Papa Pacelli. Questi, convinto della testimonianza del Veggente, ai Monsignori della Curia romana, che gli chiedevano cosa si dovesse decidere circa i fatti delle Tre Fontane, rispose: “Ma che cosa dobbiamo decidere? Non si fa del bene? Non si prega? Non ci sono ravvedimenti? Non si accomodano matrimoni? E allora lasciamo che la Madonna faccia quello che noi non sappiamo fare!”
Il Pontefice richiamava i suoi collaboratori dalla condizione della diffidenza e dell’indifferenza e li invitava a fidarsi della Vergine della Rivelazione, perché “la potenza dell’Inferno non prevarrà”.
Anche noi oggi, in questo tempo ancora più oscuro, difficile e tragico, immersi come siamo nell’incredulità e nell’orgoglio della mondanità, dobbiamo, se vogliamo salvarci, lasciare che la Madonna continui a fare, alle Tre Fontane, in tanti luoghi della sua straordinaria presenza materna e soprattutto nei nostri cuori, quello che noi non sappiamo fare.
La lettura di questa storia, sorprendente straordinaria avvincente, ci spingerà sicuramente a sperare, ad aprire il cuore, a pregare!

("Benevento – La libera voce del Sannio" n.9 del 21/10/2016)


La terra trema

Esplode, devasta, distrugge, ancora una volta, l’incommensurabile potenza della terra. E uccide. Tante storie di vittime e di scampati, in queste settimane, si incrociano sul video, raccontate dai soccorritori e dai cronisti, mentre intense le immagini scorrono con dolorosi messaggi di morte e di tristezza.
La catastrofe naturale sfida gli equilibri della vita e dell’anima: ad alcuni toglie la casa, i familiari, il lavoro; ad altri lacera amicizie, relazioni, certezze, speranze; ad altri fa giungere paure, angoscia, rabbia, avvilimento. A tutti potrebbe aprire il cuore al silenzio della riflessione, alla meditazione, alla preghiera. Ma ci interroga tutti, e ci sveglia, ci provoca, ci inquieta, ci addolora, ci scuote con fatica tra i detriti di dubbi, di paure, di risentimenti.
La sciagura sterminatrice non viene soltanto ad agitare e scomporre le strutture geologiche e fisiche, ma a frantumare la sicurezza vitale, il rapporto dell’io con la dimora del bene comune, con il luogo primario del convivere, con la memoria della propria storia, con la intimità profondissima dell’identità personale. Ci pone di fronte alle grandi questioni della sofferenza e del male, della morte e della destinazione immortale e ci espone nella nostra nudità e nel nostro nulla davanti a Dio.
Così ci accorgiamo di vivere, di sopravvivere, su una faglia minacciosa e distruttiva generata dalle rivoluzioni progressiste, di segno luterano, illuministico, positivistico e massonico, della modernità, che hanno sconvolto l’unità culturale, morale e spirituale dell’Occidente cristiano.
Questa nostra Civiltà ipermercantile, trascinata ormai dal furore ateistico e dall’insidia della indifferenza agnostica nelle convulse dinamiche della competizione materialistica e del trionfo mondano, non riesce nel suo ottimismo falso e fatale a fare i conti con le sue radici, con i suoi fini e con le sue patologie e i suoi traumi. Neppure con questo evento tremendo di distruzione, di morte e di sofferenza. Non riusciamo a rispondere infatti al perché: “perché tutto questo?”
Infatti, se Dio non c’è, tutti gli avvenimenti, gioiosi e dolorosi che siano, non hanno significato perché il mondo non ha senso.
Ma anche nella spettacolarità televisiva, la narrazione drammatizzante non pone tutto l’uomo nel suo corpo, non fa del morire il suo totale annientamento e, nell’epoca del trionfo della tecnica, indica come crollano miseramente le certezze, le pretese e le scommesse di potenza e di grandezza del dominio tecnico-scientifico sulla vita.
Ma l’uomo non è il padrone della Terra. Doveva esserne il custode, ma ha perduto il senso del sacro. L’uomo non è il demiurgo della Vita: è segnato dal sigillo della morte. Ha perduto il senso del limite, della fragilità, della dipendenza creaturale e ha disperso il culto dei suoi morti e annientato il travaglio orante del lutto. Allora? “Davanti a tragedie come questa, ha detto il Vescovo di Carpi, l’uomo scopre di aver bisogno di Dio”.
Ha bisogno urgente, perciò, della verità su se stesso, sul creato, su la storia, sul destino, sul peccato, su la morte, su la libertà e sull’amore. L’Amore! E ha bisogno di soccorso, di pietà, di aiuto, di cura, di consolazione. Non si può lacerare impunemente il “legame sacro” dell’umana famiglia né con la Terra né con il Cielo. Un “sacerdozio laico”, dominatore arrogante della comunicazione mediatica, continua invece a predicare ancora la “religione” dell’uomo signore assoluto e padrone della sua esistenza. E’ la lezione insolente e dissennata dell’élite potente e globalizzata, mentre aumentano le macerie dell’io prostrato e dolente nell’epoca atroce di genocidi, di persecuzioni, di terrore, di miserie inaudite. E già sugli scenari roventi del mondo irrompe sempre più micidiale la guerra con il corteo apocalittico di stragi e di desolazione, e con l’enorme arsenale atomico che può scatenare l’inferno su tutta la terra.
Questo “Regno della Terra”, che doveva essere a immagine e somiglianza del “Regno dei Cieli”, è diventato il “regno della bestia” abitato dalla menzogna, dal male e dalla morte. E l’uomo, “res sacra”, ridotto a “cosa dissacrata”, rimarrà senza memoria, senza intelligenza e senza volontà di Bene, senza alcuna somiglianza con l’identità di Dio della Vita e dell’Amore.
Quando venne celebrato, duemila anni fa, il Grande Sacrificio e il Figlio di Dio crocifisso su la Croce spirò, la Terra, percossa e tremante, rispose all’ultimo grido dell’Ucciso con un boato pauroso e la vetta del Golgota, insieme a tutta Gerusalemme, prese a ondeggiare e a sussultare tra il terrore e la rabbia degli uccisori di Cristo. La Terra continua a tremare e a rispondere alla Morte di Dio!
Tra le rovine e la desolazione del sisma, un’immagine sorprendente e dolcissima: una statua intatta della Madonna con il Bambino tra le macerie della Chiesa, a Pescara del Tronto, un segno delicato di speranza e di salvezza per tutti.

("Benevento – La libera voce del Sannio" n.8 del 16/9/2016)


Gli ultimi democristiani

La vicenda politica mostra spesso svolte paradossali, recuperi inattesi, scenari impensabili, scommesse difficilissime e vincenti.
Dopo il tramonto della Democrazia Cristiana, alcuni dei suoi protagonisti sono rimasti a reggere ruoli di rappresentanza e di competenza a livello parlamentare e ministeriale, a destra o a sinistra, senza la saldezza, però, di orientamenti e di percorsi condivisi e di obiettivi comuni. Comunque con la tenuta di una memoria singolare della grande avventura di democrazia politica e di sviluppo civile e fieri di essere stati partecipi dell’autobiografia straordinaria di una Nazione nella fase più alta della sua rinascita nell’orizzonte della libertà dell’Occidente. E’ stata la svalutazione, invece, di questo passato segnato dalla centralità vigorosa della D.C., con la rimozione dei suoi valori e della sua ispirazione cristiana, a segnare il cedimento, lo sradicamento e la resa alle ragioni dell’ideologia secolarista e della prassi del progressismo materialista. E queste sono penetrate anche nell’intelligenza politica della D.C., sospinta così nelle spire del massonico pensiero unico mondiale. Scardinate le coordinate della Civiltà dell’Occidente, il Sacro e il Politico, la D.C., rimasta senza uno straccio di filosofia della storia e, quindi, senza “logos e legame” con il corso teologale e il mistero trascendente della vita personale e comunitaria, ha perduto la sua tradizione popolare, la sua immagine, la sua identità e senza radici e finalità ha rinunciato alla straordinaria potenza di competizione e di convincimento.
E’ prevalsa così la dittatura del laicismo che, con la copertura democratica della neutralità agnostica, ha attirato nell’agguato dell’avversione al Cattolicesimo la grandiosa tradizione popolare del nostro Paese. E ha finito per sfibrare e per demolire le resistenze morali ed ideali, l’ethos pubblico, lo Jus divino e naturale fino all’auto-esaltazione vanitosa, insipiente e arrogante: “Ho giurato su la Costituzione e non sul Vangelo”.
Che cosa siano diventati, dopo le illuminate conquiste liberali-radicali-marxiste, il matrimonio, la famiglia, la persona nel corpus istituzionale della Civiltà italiana forse un giorno il presidente Mattarella, che ha firmato senza battere ciglio la legge sulle “unioni civili”, cercherà di dircelo. Potrà farlo criticamente solo se si ricorderà che il Cristianesimo si è posto nel processo storico-politico rispetto alla legge del mondo come “segno di contraddizione”, perché lo è Cristo.
E’ possibile oggi essere democristiani nei suoi caratteri originali e non come ultimo residuo infiacchito di una vicenda finita? E’ certamente un’impresa ardua recuperare i tratti specifici e profondi dell’esperienza tragica e complessa del Novecento, voler riassumere il senso e l’essenzialità di scelte forti e, con queste, penetrare negli equilibri giuridici, etici e politici esistenti, dominati totalmente da un torbido pensiero anticattolico. E con un linguaggio capace di esprimere e di comunicare le ragioni che il discorso politico, pubblico, non può ignorare.
Dagli inizi degli anni settanta, con gli impulsi libertari e mediatici del post-Concilio e del “glorioso” rivoluzionarismo borghese del ’68, sono stati sconvolti i connotati dei processi culturali, educativi e politici della tradizione greco-romana e alterati i criteri della civilizzazione cristiana dell’Occidente. La formazione della coscienza umana tra ragione e fede e l’organizzazione della comunità civile tra “pudore, giustizia e pietà” non ci sono più. E la dimensione spirituale è scomparsa sia dalla narrazione storiografica, sia dall’analisi socio-politica, sia dalla valutazione etica e dal giudizio morale.
Il “Diritto alla Vita”, essenziale fondamento della convivenza sociale e politica, è stato abbattuto in tutto l’Occidente e sostituito dalla molteplicità delle convenienze esistenziali e delle utilità economiche e finanziarie, dalle dinamiche delle pulsioni edonistiche e sessuali con la condanna di ogni pretesa di regolazione, sempre reazionaria e illiberale.
La vicenda drammatica di Aldo Moro, che ha segnato il destino della D.C. e del nostro Paese, coincise tragicamente con l’eliminazione, “costituzionale” ovviamente, del “diritto alla vita” del nascituro e con l’autorizzazione democratica ad uccidere il “germoglio” dell’umano e dell’umanità.
Dentro l’affanno di questi ultimi tempi, disordinati e confusi, nei quali, capitalismo e marxismo si sono felicemente integrati, è urgente ripensare questa storia, leggerne le fasi decisive ed anche i passaggi inquietanti e perversi.
Abbiamo rinunciato, noi democratici-cristiani, pur ammiratori di Moro (io sono uno di questi), ad essere “punto irriducibile di contestazione e di alternativa”. Siamo divenuti tutti moderati, accomodanti, buonisti! E cinici. Ritornare ad essere “liberi e forti” è una scelta ancora possibile anche nel tormento e nell’indifferenza di questo tempo post-moderno della storia, per vivere, con dignità, la verità, la libertà, la pietà: a partire da Nusco, da Benevento, da San Giorgio del Sannio. Ecco perché c’è qualche ragione in più, per continuare a sperare in una “lezione di storia vera” e in una “testimonianza politica” coraggiosa e forte degli ultimi democristiani.

("Benevento – La libera voce del Sannio" n.7 del 14/7/2016)


Vittorio Sgarbi a Circello
Il Castello

Nel cuore di tutti i nostri paesi, della loro singolarità, della loro formazione, del loro splendore aurorale, c’è sempre un luogo che raccoglie e comunica il fascino e il mistero inquieto della storia. A Circello, il Castello!
Il suo Rudere immenso, abitato da stormi di corvi neri, le Ciaole, in volo verso la valle con i loro cori graffianti. E sembrava, allora, alla fine degli anni quaranta, agli occhi bambini, che fossero messaggeri immortali di millenni lontani. E se avessimo potuto conservare il respiro intenso, profondo di allora, il ritmo innocente del cuore, potremmo ancora sentire le voci, i segni, i messaggi, i percorsi, le storie, i silenzi e le gioie e le lacrime delle cose. Poi le Ciaole se ne sono andate e questa nostra Civiltà è rimasta dissipata ed esangue, avvilita, senza memoria e senza speranza. Quest’anno, fino ad oggi, sono nati solo due bambini da noi!
Il Castello c’era da tempo immemorabile su lo “sperone circellese”: la fortificazione osco-sannita a custodia e a difesa delle vie della transumanza dentro gli scenari dell’organizzazione silvopastorale dell’esistenza civile. C’era già quando, nel 181-180 a.C. i Romani programmarono, organizzarono e gestirono il trasferimento drammatico di 47 mila abitanti, lo racconta Tito Livio, dalle Alpi Apuane in questi luoghi lontani. La grande deportazione dei Liguri Bebiani: evento grandioso e tragico, tremendo, crudele e traumatico che scardina, sconvolge e tormenta con il pianto e la nostalgia le famiglie sradicate e dolenti. E sorge, tra le dinamiche sociali, economiche e militari di quel tempo, su la sventura dei vinti, il Municipium dei Liguri.
La Tabula alimentaria dell’epoca traianea mostra quanto fosse vitale e istituzionalmente feconda l’esperienza dei Liguri e come la loro Civitas fosse capace di sfuggire alla degradazione e all’abbandono. Fino a metà del IX secolo, quando una micidiale irruzione islamica sconvolse a ferro e a fuoco l’insediamento millenario.
E comparve la denominazione inquietante: Maccla Saracenorum! Macchia.
I fuggiaschi ripararono giù nella valle, ai piedi del Castello.
Anche Circello nasce dalla sventura e dallo sradicamento, dal tormento e dalla speranza.
Anche qui lotte, confronti, prove, fatiche, terremoti, resistenze alle oppressioni delle epidemie e della morte. Anche qui il legame della fede e del lavoro, dell’ora et labora, l’organizzazione del culto, la costante devozione alla Madre di Dio, la venerazione dei Santi e, nella longobarda Torre Sant’Angelo, l’affidamento al grande Patrono San Michele Arcangelo.
E all’ombra del Castello continua la vicenda umana nella severa e gioiosa condizione del vivere e sopraggiungono gli appuntamenti più grandi e decisivi della storia: la fine della feudalità, l’unità d’Italia, la tempesta del Brigantaggio, le grandi migrazioni, le guerre, le trasformazioni economiche e sociali.
Alla fine il Castello non serve più. Nell’ultimo ventennio dell’800, diventa un rudere. Eppure un Rudere dal volto gigante, ancora carico di forza e dignità.
Ora nemmeno il Rudere c’è più con la potenza del suo silenzio e del suo richiamo doloroso e inquieto.
Ora c’è questo “oggetto architettonico” nuovo che attende di ricevere un ruolo, una funzione, una competenza, un compito.
Ed ecco Vittorio Sgarbi! A questa intelligenza spericolata ed estrosa, agitata da una vigorosa passione della Bellezza e sostenuta dall’effervescenza impressionante e incontenibile di una comunicazione singolare e impertinente è affidata la responsabilità di accendere una scintilla…
In un testo sorprendente e affascinante di qualche tempo fa, In nome del Figlio, Vittorio Sgarbi ci ha affidato un’esplorazione acuta, intensa, essenziale dei tre secoli della grandezza italiana, da Giotto a Caravaggio. Vi è delineato il paradigma della Civiltà italiana. È la “Via della Bellezza”, che sempre incrocia la “Via del mVero e del Bene”. Ed è in essa che bisogna ricollocare l’affanno, l’ansia, la determinazione e i desideri della testimonianza all’altezza dell’uomo creatura divina. La lezione di Sgarbi potrà aiutarci a rintracciare, nella notte del quotidiano, un po’ di luce, vera buona bella, trascendenza di Verità, di Libertà e di Amore.
Da dove iniziare? Da un gesto di riconoscenza e di gratitudine per gli ultimi Duchi abitatori di questa storia e di questo luogo: Vincenzo e Margherita Di Somma. Donarono la più bella, grande Fattoria del Mezzogiorno di 310 ettari, e il loro Palazzo ducale per la cura demi malati del loro, del nostro Paese.

("Benevento – La libera voce del Sannio" n.6 del 24/6/2016)


La morte della famiglia e il trionfo di Renzi

L’11 maggio 2016 è un “giorno di festa”! Viene firmata una “pagina storica” della democrazia repubblicana. Matteo Renzi è felice e orgoglioso: Il riconoscimento giuridico alle “coppie gay” è legge. E impazza, nell’aula di Montecitorio, sui giornali, sul Web, nei Tg, nei Talk-show, il trionfalismo superbo della liberazione della civiltà italiana dai vincoli e dai limiti imposti, alla coscienza e al corpo degli individui, dalla bieca morale dell’oscurantista tradizione cattolica.
Finalmente l’Italia si adegua ai principi, ai criteri e alle regole dell’Europa civile, progressista e avanzata e all’America di Obama. Ed entra così, a pieno titolo, dopo la grandiosa conquista dei diritti al divorzio e all’aborto, nel club privilegiato degli stati illuminati e illuministi, all’insegna del rivoluzionario “Fa’ ciò che vuoi!” Il trionfo è, ora, completo: la famiglia fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna non c’è più! Matteo Renzi, che ha giurato sulla Costituzione, ha espulso, con i suoi compagni postcomunisti, postdemocristiani e radicali di ogni specie, di fatto dall’ordinamento l’art. 29: “La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società fondata sul matrimonio”.
Eppure Matteo Renzi, che non ha giurato sul Vangelo, sa che questo principio costituzionale nasce dal dibattito in Assemblea Costituente ad opera dei cattolici La Pira, Dossetti, Moro ed è radicato nell’Antropologia cristiana, nella concezione dell’uomo ispirata al Vangelo.
Eppure è festa! E’ festa per la “morte della famiglia”! per il riconoscimento giuridico dell’ “anti-famiglia”!
E’ festa per il crollo della nuzialità e della natalità; per l’aumento continuo delle separazioni e dei divorzi; per l’incremento delle famiglie mono-genitoriali; per il collasso demografico; per la donna chiamata alla “gestazione per altri” con l’utero in affitto; per l’introduzione nelle scuole della pedagogia “gender”; per il riconoscimento innaturale della fenomenologia sessuale; per il compiersi della secolarizzazione come processo di allontanamento della coscienza da ogni giudizio morale, etico e religioso.
E’ festa per questa nuova civiltà che trionfalmente avanza, con l’annientamento dei principi e dei valori, del costume, della morale e del diritto, su le macerie di quella che ha sostenuto da duemila anni, pur tra incertezze, contraddizioni e conflitti, le sorti e la vita dell’Occidente.
Non ci sono più Comandamenti: l’amore per Dio e per il prossimo è tramontato. E’ il tempo, ora, degli anti-Comandamenti, delle anti-Beatitudini, dell’estrema confusione etica, del “primato benefico” del Male!
La presunzione luciferina del sapere, del potere, dell’avere, è penetrata nei luoghi del dominio, e scardina, travolge, altera, manipola, corrompe le strutture, le dimensioni, le dinamiche della storia personale e planetaria. E si moltiplicano gli scenari del terrore, delle atroci perversioni, delle infamie, delle offese; e non resiste neppure la biologia umana consegnata alla perfidia della clonazione e del mercato degli organi.
La famiglia era rimasta nei ceti popolari solidamente impiantata fino agli anni sessanta del secolo scorso. Poi è iniziata la demolizione della stabilità coniugale, con l’accelerazione della “morte del padre”, con il disprezzo dei valori dell’innocenza dell’infanzia e della castità, con la diffusione della pornografia, con il magistero insidioso della tele-cinematografia, che propaga in continuità immagini, modelli, narrazioni, scene di violenza, di sfrenatezze, di erotismo, di orrore. Sembra che l’avidità della dissoluzione si sia impadronita del mondo e che un virus di asservimento alle voglie animali inchiodi i sensi, l’intelligenza e la volontà alla volgarità e all’insipienza e alla banalità del male. Anche tra i credenti e i fedeli, a metà degli anni sessanta, concluso il Concilio Vaticano Secondo, si è avvertito il fascino dello sfacelo e del presentimento della resa agli stili e all’insidia del nuovo costume di vita. Anche nelle gerarchie e nella Chiesa docente, con il vasto dissenso all’Humanae Vitae del Pontefice Paolo VI, poderosa difesa della vita e della moralità, è penetrata la torbida impostura del fraintendimento teologico con la rimozione del senso del peccato e della necessità del pentimento. E questa tenaglia laicista e clericale sta imprimendo un tremendo “marchio anticristico” alla storia infelice e tragica di questa umanità in cammino nella notte del mondo.
La sfida alle Leggi di Dio e del Vangelo è più di un gioco politico contingente per la conferma di una leadership; è il segno di un attacco malvagio che scatena l’ultimo atto della guerra tra il Bene e il male, tra Cielo e terra.
All’inizio fu creata la famiglia umana dei primi abitatori del tempo; alla fine dei tempi si scatena ineluttabile il “giorno dell’ira” contro i suoi distruttori.
Maria di Fatima conosceva bene “l’ultimatum” dell’Eterno Padre e affidava l’estrema speranza di salvezza alla Madre vincitrice di Satana e alle preghiere e alle penitenze dei suoi figli in cammino su la terra.

("Benevento – La libera voce del Sannio" n.5 del 20/5/2016)


La corruzione nel cuore dell'uomo

In questo tempo difficile e insidioso della nostra storia smarrita e insanguinata, si moltiplicano i soggetti, gli scenari, le dinamiche, le forme e gli strumenti della corruzione. E in misura inaudita.
Si addensano, come in un giocoso romanzo senza fine, le notizie su le grandi evasioni, su i paradisi fiscali, su le tangenti nei sistemi di servizio, nelle forniture sanitarie e negli appalti, su gli scandali bancari, su i tanti percorsi alterati delle negoziazioni, negli scambi mercantili,...
Sembra che nessun territorio, nessun luogo istituzionale, nessuna porzione di società, nessun interesse piccolo e grande riesca a resistere alla logica fangosa della virulenza corruttiva. Crescono sempre più le cifre finanziarie dell’enorme “business internazionale” del sistema dell’illegalità. Non solo delle grandi imprese del malaffare.
In questo magma globale di interessi, di affari, di poteri, di voglie e di capricci, si incrociano soprattutto strategie occulte di controllo e micidiali offensive di sopraffazione per gestire le sfide e gli scontri degli “oligopoli” nella spartizione delle risorse materiali, energetiche e alimentari e per governare complessi processi economici e finanziari e guidarli verso perversi obiettivi antiumani.
Ora è divenuto problematico muovere criticamente l’intelligenza personale per conoscere e giudicare questo tempo confuso e disordinato, precipitato nel groviglio di circostanze, di cause, di motivazioni segnalate nelle convulse e contraddittorie rappresentazioni mediatiche.
Son venute meno le certezze del diritto, frantumate le categorie, le coerenze e l’applicazione della legalità, oscurato l’orizzonte della giustizia, del bene, della verità.
Le stesse campagne di moralizzazione, e le fiammate di indignazione, si disperdono presto nei circuiti mobili della comunicazione, travolte nella superficialità e nell’ipocrisia di sofisticati “talk-show”, assorbite nella tendenza ormai vittoriosa nel corpo della società ad adattarsi allo “spirito del mondo”.
Ma lo “spirito del mondo” ha un duplice volto: quello che appare, permissivo, tollerante, libertario, e quello vero, reale che è corruttore, degradante e violento. Ed ora che il mondo triste e confuso è finito nella morsa totalitaria della ferocia e della sofferenza, dovremmo trovare il coraggio di riscoprire le ragioni forti e le radici profonde della nostra civiltà offesa e tradita. Ora che è tramontato il “mito del progresso comunque”, possiamo scorgere i guasti, lo scempio e le catastrofi da cui è uscita sconfitta la presunzione dell’ “auto-liberazione” dell’uomo. Aver abbattuto il “triplice sentimento” del pudore, della pietà e dell’adorazione non è stata un’impresa di libertà ma un dissennato disegno di schiavizzazione e di alienazione. La modernità, privatasi del “rapporto primordiale” e cristiano con il corpo dell’altro sesso, con il fratello debole e povero, con il Dio della creazione e della redenzione, ha chiuso la persona umana nel carcere mondano della spudoratezza, della violenza, della negazione di Dio.
E ha eretto, su la voglia blasfema e sconsiderata di potere, di sapere, di avere, la triplice idolatria della ragione, della carne e del denaro, con la rinuncia radicale al progetto della salvezza e della santità.
La corruzione viene da lontano: nasce dall’ “umanesimo senza Dio”, dalla pretesa della ragione “rivoluzionaria” di opporre alla creaturalità religiosa del credente e del fedele la centralità esclusiva della laicità politica, autonoma e autodeterminata e di subordinare il Cristianesimo, la Chiesa, il Vangelo alle leggi del mondo, ai poteri della Terra.
Il mondo, con la sua logica e la sua prassi, non può sopportare il “segno di contraddizione”, non può accettare comandamenti e precetti che non vengano dalla sua stessa autorità.
Al “non uccidere, non rubare, non fornicare” viene opposto l’osceno manifesto universale: “io vivo come mi pare!” Ed è il trionfo della bestia: la corruzione dell’io, della sua cultura, della sua storia e la negazione della sua identità e del suo destino divino di felicità.
Senza purificare e convertire il cuore non c’è speranza che si possa salvare la vita dalla condanna, dal terrore, dalla dissoluzione, dalla tragedia che incombe con la morte di tutto.
Dall’ “Apocalisse” di Giovanni viene una lezione inquieta e un richiamo potente: “Tu dici: “Sono ricco, mi sono arricchito; non ho bisogno di nulla”, ma non sai di essere un infelice, un miserabile, un povero cieco e nudo”. Sì, l’umanità corrotta, ricca e potente precipita nel caos. E’ infelice, miserabile, povera, cieca e nuda ha bisogno di tutto perché non ha nulla! Ha bisogno di Dio, della verità, della libertà, dell’amore.
Solo se torniamo a pregare, a credere, ad adorare, Dio rientra nella nostra vita e nella nostra storia, nel cuore del nostro pensare, del nostro dire, del nostro agire.
Il Pentimento può ancora fermare l’ira della Giustizia del Signore che viene.

("Benevento – La libera voce del Sannio" n.4 del 15/4/2016)


Siamo figli della Resurrezione

In quest’oggi tormentato e superbo, vizioso e frenetico, è possibile vivere ancora il grandioso Mistero della Pasqua?
Nella storia della Salvezza ci sono tre “Sì” decisivi e necessari, senza dei quali non si compie nella Pasqua il cammino drammatico della Redenzione e non si realizza la Divinizzazione dell’uomo nel Regno di Dio.
Il primo è il“Sì” di Maria, la Vergine di Nazaret, che accoglie con il suo Fiat il concepimento divino del Figlio di Dio nella carne dell’umanità.
Il secondo è il “Sì” di Gesù, il Dio incarnato, che con il suo Fiat umano-divino accetta il Sacrificio della Passione e della Morte sulla Croce per redimere l’umanità peccatrice.
Il terzo è il “Sì” della creatura umana, di ciascuno di noi, che con il proprio Fiat accoglie la somiglianza divina dalla divina Maternità corredentrice di Maria e per Gesù diventa figlio di Dio.
Mentre i primi due Eventi, avvenuti nel tempo, sono fissati per sempre nell’eterna realtà del Regno di Dio, il terzo “Sì” ancora si svolge nel corso della nostra storia ed è consegnato al libero arbitrio nella coscienza dell’io. E quindi alla possibilità del rifiuto e della negazione.
In questo 2016, il 25 marzo, Venerdì Santo, segna addirittura la coincidenza dello “Annuncio dell’Incarnazione” a Maria Santissima e della “Morte in Croce” di Gesù, figlio di Dio e di Maria.
Infatti, è da questi due Eventi, e dal loro riconoscimento nella Fede, che viene il dono della Resurrezione con la sconfitta definitiva del male e della morte.
“Non dissociate mai, dice Gesù alla sua portavoce Fernande Navarro (JNSR), la Mia Santa Incarnazione dalla Mia Santa Morte”.
Ora, si moltiplicano, in un crescendo sorprendente e drammatico, gli Avvertimenti dal Cielo alla Chiesa, alle nazioni, ai popoli, all’intera umanità: sono annunci straordinari, allerte premurose, richiami eccezionali, segnati dal carattere di gravità, di universalità, di urgenza.
Nel contempo si addensano minacciose e violente le tenebre della menzogna, della violenza e del terrore e i capi dei popoli e delle nazioni continuano a sporcare e a violentare la cultura della vita, la coscienza della verità, le tradizioni della libertà, il fine della salvezza con gli inganni e le insane strategie del dominio totalitario. E questo regime orribile e malvagio, insidioso e perverso, è già penetrato nelle istituzioni degli Stati, nelle strutture della società, nei sistemi mediatici, nei circuiti “democratici” della politica, nelle centrali della finanza mondiale ed è gestito dal club dei dominatori di questo mondo.
Karol Wojtyla, qualche mese prima di essere eletto Pontefice di Santa Romana Chiesa, profeticamente annunciava: “Siamo oggi davanti alla lotta finale tra la Chiesa e l’Anti-Chiesa, tra il Vangelo e l’Anti-Vangelo!”
E, in questa lotta, l’Europa cristiana, ispiratrice, promotrice e protagonista del complesso processo di civilizzazione dell’Occidente e del mondo, disconoscendo le sue radici religiose, ha rinunciato alla sua originaria vocazione storica, ha corrotto e stravolto la sua identità di verità, di libertà e di amore e si va a collocare decisamente e rovinosamente nello spazio dell’apostasia e negli scenari maligni della violenza, della miseria e del terrore.
Invano, da Fatima e dai tanti luoghi della preghiera, della penitenza e della profezia, è venuto il grido, ed anche il pianto, per risvegliare, per scuotere, per avvertire, per implorare. Invano!
La storia micidiale del comunismo e del nazismo e delle tragedie immense delle guerre planetarie avrebbe dovuto renderci coscienti dei rischi tremendi che incombono quando la ragione umana, rotti i legami con la Ragione divina, si oscura nell’ideologia superba della negazione e, alienata, soccombe miseramente nell’urto con il Male.
Anche l’Italia, la Patria nostra privilegiata dalla Benedizione della prima Evangelizzazione e dalla sublime animazione del Vero, del Buono e del Bello, è finita nel pantano della legalizzazione e perfino dell’abolizione del male.
Anche da noi, lo strano leader che ci è toccato, cesaropapista irrefrenabile, inneggiando alla “vittoria dell’amore”, tra le gioiose congratulazioni di Obama, apre la missione nelle parrocchie per persuadere gli “ultimi cattolici” alla religione universale di Sodoma e Gomorra.
Invece è l’ora di accorrere in tutti i Santuari a implorare pietà, perdono, misericordia ai piedi della Vergine Madre perché interceda per tutti noi ed invochi la Benedizione salvatrice del Figlio Crocifisso e Risorto!

("Benevento – La libera voce del Sannio" n.3 del 18/3/2016)


Gay pride in Parlamento

In una tragica confusione di interessi politici, di motivazioni culturali e di ragioni giuridiche e sociologiche, il Parlamento italiano si affretta a introdurre nell’ordinamento costituzionale e nel diritto civile la “rivoluzione omosessuale”.
L’iniziativa legislativa del partito democratico è penetrata senza grande fatica nelle opinioni e nei giudizi della rappresentanza elettiva della nostra gente, senza essere contrastata con decisione e determinazione.
Nemmeno la gioiosa mobilitazione del Family Day, con la commovente e coraggiosa testimonianza dell’assoluto primato religioso, giuridico e civile della Famiglia e del Matrimonio, è riuscita a promuovere un ascolto più attento e responsabile, a sollecitare una più ragionevole riconsiderazione del passo sconvolgente e drammatico che si compie, a risvegliare una prudente sensibilità che possa frenare l’ostinata precipitazione e i gesti della micidiale sovversione.
Il premier, prorompente leader post-democristiano delle schiere post-comuniste a vocazione radicale, spronato dall’arroganza delle super-burocrazie dell’ONU e dell’Europa, corre a iscrivere il nostro povero Paese nel club massonico dei paesi dell’Occidente “più avanzati, liberi e illuminati”.
Per la Dottrina sociale della Chiesa, invece, lo Stato “non deve mai indebolire il riconoscimento del matrimonio monogamico indissolubile quale forma autentica della famiglia”.
Quando le Istituzioni, nelle funzioni legislative, esecutive e giudiziarie, smarrendo la coscienza della loro legittimità, attribuiscono “valenza matrimoniale” all’esercizio omosessuale, finiscono per dare legalmente un paradossale valore etico-politico e pedagogico all’ “anti-famiglia”.
La famiglia vera, infatti, è la “società naturale”, fondata sul patto matrimoniale che è intima, indissolubile e fedele comunione di vita e di amore tra uomo e donna, aperta alla fecondità e chiamata alla custodia, alla cura e all’educazione dei figli.
Come si può non essere consapevoli che il “matrimonio omosessuale” determina una rottura traumatica irreparabile nell’universalità originaria del fondamentale principio della Famiglia e della Vita, connesso organicamente alla dualità complementare di maschio e femmina?
Come si può non essere coscienti che viene inferta una vulnerazione mortale nel tessuto e nel vissuto dei valori culturali ed educativi, nei quali è stata costituita, custodita e difesa la storia della civilizzazione umana?
Dove vanno a finire i Valori fondamentali della vita sociale, della organizzazione civile, dei processi e degli equilibri della vicenda democratica?
Crolla, così, il Bene comune nella convivenza sociale con il tradimento della Verità, della Libertà, della Giustizia e dell’Amore e vengono demolite le strutture economiche, culturali, educative e politiche trascinate nel caos, nell’anomia, nei fermenti della violenza e del male.
La cultura, la politica e il diritto dell’Occidente si sono lasciati imporre, come in una commedia oltraggiosa ed oscena, con la perdita del senso della realtà e la decomposizione della misura antropologica e dell’ordine etico, la triste ideologia anti-umana dell’imperialismo omosessuale.
Dopo la fase della dissoluzione dell’unità coniugale con il dramma del divorzio e del tragico annientamento della prole con l’aborto, trionfali imprese del liberal?radicalismo consumate negli anni ’70, si compie il virulento processo laicista e anticattolico con la decostruzione ostinata della famiglia e della persona umana.
La coniugalità, la maternità e la paternità, le tre dimensioni fondamentali ed esclusive della comunione familiare, sono sopraffatte e disgregate. Il bambino, non più dono ma oggetto di una insana commercializzazione, entra nel mondo della vita senza papà e senza mamma. La “scimiottatura” della struttura familiare ha già conquistato il mercato della produzione biotecnologica e dell’utero-in-affitto, e da tempo ha occupato il teatro mediatico dell’offesa e dell’insulto alla dignità della differenza antropologica, della procreazione e dell’educazione dei figli.
Ecco il patto primordiale della Creazione, sorgente della vita, dell’amore e dell’essere, vilipeso e tradito!
In questo circuito totalitario finisce ormai il progressismo filosofico e teologico dell’intellettualismo laicista ed ecclesiastico che, a cent’anni dall’Enciclica Pascendi del grande San Pio X, si inabissa nell’avventura illuminista e nichilista del “modernismo realizzato” e quindi nella “fine perversa di tutte le cose”.
Suor Lucia di Fatima, inascoltata Veggente e Porta-voce della Santissima Madre di Gesù e Madre nostra, ci avvertiva: “Lo scontro finale tra il Signore e il regno di Satana sarà sulla famiglia e sul matrimonio”.
Ma chi crede, chi spera, chi ama continua a pregare Veniat Regnum Tuum! Fiat Voluntas Tua! E a cantare Christus vincit!

("Benevento – La libera voce del Sannio" n.2 del 19/2/2016)


Vivere il 2016 con umiltà e coraggio!

Agli inizi di quest’anno, che riceve l’eredità pesante e drammatica e anche l’orrore di quello trascorso, ognuno di noi ha bisogno di circondare l’inquieta coscienza del cuore con il silenzio: per guardarsi dentro, con sincerità. Perché l’io possa sentire le voci profondissime della sua vita, del suo mistero e del suo destino.
Questa non è un’operazione psicologica. E’ generata dall’innata capacità di rintracciare l’anima e le radici stesse dell’essere che la modernità, ormai impantanata nel razionalismo e nel nichilismo, ha oscurato e rimosso dall’orizzonte della cultura, del costume e della politica, dalle relazioni interpersonali nella famiglia e nella comunità. La stessa religiosità subisce la degradazione delle motivazioni teologali, lo svuotamento del culto, il rifiuto della profezia e delle Voci soprannaturali.
Perché la narrazione di sé sia vera e integrale, occorrono una risorsa efficace di umiltà nel saper discernere ciò che non va nel proprio vivere e un potenziale di coraggio nel voler cambiare strada e nel trasformare il modello e lo stile dell’esistere.
L’unità di misura dell’autocoscienza personale nel pensiero, nella parola e nell’azione è l’Amore: l’Amore verso la Sorgente divina della vita, verso se stesso, dono, immagine e somiglianza di Dio, verso gli altri, verso la dimora naturale dello spazio e del tempo in cui scorre la storia, per ora, della creatura umana.
E’ una misura, l’Amore, che esclude l’orgoglio luciferino di presumere e di insuperbirsi, la pretesa di giudicare e di condannare e l’insolenza e la stupidità di rifiutare la paternità di Dio fino all’offesa sacrilega della bestemmia contro il Redentore, fino alla protervia dell’ateismo.
L’io, che viene dal nulla, è una potenza grandiosa e amorosa dell’essere. Diviene una “squallida cosa” se non mantiene in sé e non sviluppa la forza dell’Amore che rende vitale l’unità di corpo-anima-spirito e felicissima la destinazione immortale.
Ora, l’io è malato, aggredito e sconvolto dalla “follia della libertà”. Il suo libero arbitrio devasta la Verità e non riconosce più il limite e il nulla della condizione creaturale; ha sconvolto i paradigmi fondamentali della moralità e della legge naturale e divina, ha scardinato il principio della “dignità umana” e consegnato l’identità divina dell’umano al profilo orrendo e ai soprusi e agli abusi della “Bestia”.
Ecco perché, divenuto difficilissimo il cammino dell’io nel ritrovare la propria vera immagine, si moltiplicano da alcuni decenni, in tutti i luoghi della terra, le Voci del Cielo.
I Messaggi di Maria, Madre di Gesù e Madre Nostra, ci invitano con generosità, con tenerezza, con perseveranza a dire sì a Dio, a non persistere nell’indifferenza, nel rifiuto, nella negazione, nel male. Sono Avvertimenti che ci mettono in guardia da avvenimenti dolorosissimi e tragici e ci indicano i sentieri sicuri della preghiera, della salvezza e della pace.
Purtroppo, mentre il mondo è aggredito e tormentato, in ogni parte, dall’odio, dalla menzogna, dalle vendette, dalle voglie di predominio, dagli orgogli sconsiderati, anche le Apparizioni delle Vergine e di Gesù sono combattute, insultate e screditate, perfino negli ambienti ecclesiastici.
Da Medjugorje, il 25 dicembre, a uno dei veggenti, Jakov Colo, è stato affidato per noi, ancora una volta, un messaggio premuroso e benedetto della Regina della Pace.
“Cari figli, dice la Gospa, tutti questi anni, in cui Dio mi permette d’essere con voi, sono un segno dell’amore incommensurabile che Dio ha verso ciascuno di voi, e mostrano a che punto Dio vi ama. Piccoli figli, quante grazie l’Altissimo vi ha donate e quante grazie desidera donarvi! Ma, piccoli figli, i vostri cuori sono chiusi, vivono nella paura e non permettono a Gesù di far sì che il suo amore e la sua pace prendano possesso dei vostri cuori e comincino a regnare nelle vostre vie. Vivere senza Dio è vivere dentro le tenebre e non conoscere mai l’amore del Padre né quanto Egli si prenda cura di ciascuno di voi. Perciò, piccoli figli, oggi in modo particolare, pregate Gesù affinché a partire da adesso la vostra vita conosca una nuova nascita in Dio, e che ella divenga una luce che irraggia da voi. Così, voi diventerete testimoni della presenza di Dio nel mondo per ogni uomo che vive nelle tenebre. Piccoli figli, io vi amo e intercedo ogni giorno per voi davanti all’Altissimo. Grazie per aver risposto alla mia chiamata!”
Nell’ascoltare questi intensi e divini richiami materni, non possiamo rimanere chiusi nella diffidenza.
Apriamo i cuori alla benedizione di Dio e innalziamo l’anima alla preghiera per salvare le nostre famiglie e la nostra gente dalla rovina, dalla paura e dalla morte.
Rispondiamo con umiltà e con generosa fiducia: per credere nel Padre della vita, per sperare nel Figlio Redentore, per amare lo Spirito Santo Amore. Persuasi della centralità dell’Amore potremo liberarci dalle preoccupazioni, dalle angosce, dalle pene, dalle debolezze, dagli errori che ci impediscono di divenire Testimoni di Luce, di Verità e di Speranza, capaci di annunciare la salvezza e il ritorno imminente di Cristo.

("Benevento – La libera voce del Sannio" n.1 del 15/1/2016)

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