Bonaccini:”Il Partito Democratico amministra il 60% dei Comuni italiani ma non vince le elezioni politiche. Dobbiamo darci una spiegazione”


Si percepiva l’ansia di un rilancio del Partito Democratico da parte di quanti, venerdì sera 20 gennaio, avevano affollato, nell’Hotel Villa Traiano,  l’ampio luogo di incontro con Stefano Bonaccini, il governatore dell’Emilia Romagna candidato alla guida del Partito, quel partito che Enrico Letta ha portato deliberatamente alla sconfitta alle elezioni politiche del 25 settembre 2022, non avendo fatto alleanza con il Movimento Cinque Stelle, soltanto perché  il già presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, alla guida formale di tale Movimento dall’agosto del 2021, aveva dato la stura alla caduta del governo Draghi. 

  Lo strano è che a Benevento sono schierati con Bonaccini-segretario esponenti del PD di opposti fronti: quelli  che hanno assunto la guida del Partito nel Congresso provinciale di febbraio 2022, svoltosi sotto la supervisione di Enrico Borghi, nominato commissario della Federazione di Benevento da Enrico Letta dopo le dimissioni da segretario di Carmine Valentino 8 giorni prima delle elezioni amministrative di Benevento del 3 e 4 ottobre 2021; ma anche quelli, pochi, che fanno l’opposizione  al gruppo dirigente dem del Sannio, insieme a persone non più iscritte al Partito e a esterni.

  Come si sa, da quando il 7 ottobre 2022 Antonella Pepe venne rimossa, all’unanimità, dall’Assemblea provinciale,  da  presidente provinciale del PD, perché non è più ritenuta una garante di tale organismo, per aver tramato con dirigenti centrali del Partito, per farsi candidare nel collegio maggioritario Benevento-Casertanoalifano, per la Camera dei Deputati, al posto di Angelo Moretti, dirigente e consigliere comunale di Benevento di Civico 22,  la Federazione di Benevento non ha trascorso giorni tranquilli. Il commissario regionale del Partito, il senatore Francesco Boccia, uno che ha avuto tutto dal Partito, dopo il 7 ottobre ebbe a dire che quella rimozione non sarebbe rimasta senza conseguenza. 

    E le conseguenze non si sono fatte attendere: il 14 dicembre 2022, Enrico Letta nomina commissario della Federazione di Benevento il consigliere regionale Erasmo Mortaruolo, senza però comunicare  a Giovanni Cacciano, eletto segretario nel congresso di febbraio, la sua rimozione da tale carica. 

    Questa procedura faceva percepire la nomina del commissario in contrasto con lo Statuto del Partito, a parte la insussistenza di presupposti politici che Letta avrebbe dovuto porre alla base del suo provvedimento.

    Erasmo Mortaruolo, nell’esercitare i suoi poteri di commissario,  aveva cominciato a predisporre tutti gli atti e i passaggi che avrebbero dovuto portate alla convocazione il 12 febbraio del congresso provinciale. Ma la Direzione nazionale del Partito, nella seduta che ha preceduto la riunione, il 21 gennaio 2023, dell’Assemblea costituente del PD, non avendo ratificato il commissariamento della Federazione di Benevento, il provvedimento di Letta è da ritenersi nullo.

     Questo lo ha detto la presidente della commissione nazionale di garanzia, Silvia Vollo, la quale però ha detto anche, esibendosi in una contraddizione clamorosa, che gli atti prodotti dal commissario della Federazione sono efficaci. Così, attualmente, ci troviamo di fronte a due commissioni provinciali di garanzia, quella nominata, in funzione delle primarie e del congresso nazionale, dai dirigenti eletti dal congresso di febbraio, e quella nominata dal commissario in funzione anche della celebrazione del congresso provinciale.

    Giovanni Cacciano, ritornato nei suoi poteri di segretario provinciale del Partito, semmai fossero stati messi in discussione,  ha detto che fra qualche giorno si pronuncerà in merito il comitato nazionale  per il Congresso, chiamato a discutere molti ricorsi. Altrimenti, così come Cacciano aveva minacciato, nel chiedere agli organi centrali di risolvere il pasticcio combinato da Francesco Boccia, si ricorrerà alle vie giudiziarie.

     Che poi un gruppo di iscritti e di non più iscritti al Partito abbia costituito,  con l’apporto di esterni, il comitato, guidato da Pasquale Carofano, già sindaco di Telese,  non più iscritto al Pd, il comitato “Democratici Sanniti per Bonaccini”, in polemica, per usare un eufemismo, con gli organismi della Federazione eletti dal Congresso di febbraio, tutti schierati con Bonaccini-segretario, sin da quando è stata presentata la candidatura del governatore dell’Emilia Romagna, è, sempre usare un eufemismo, un non senso, poiché i fondatori di tale comitato avevano plaudito alla iniziativa di Boccia di commissariare la federazione e al sostegno che il commissario regionale del Partito aveva dato  a EllySchlein, la candidata di Letta, concorrente di Bonaccini alle primarie per la elezione del segretario del PD.

     Un sostegno, quello di Boccia alla vice presidente della Regione Emilia Romagna, che aveva indotto Mario Casillo, Bruna Fiola, Massimiliano Manfredi, Loredana Raia, Umberto Del Basso De Caro, Raffaele Topo, Gennaro Oliviero (tutti autorevoli dirigenti del Partito) a ricordare a Letta e al suo portavoce Marco Meloni che Francesco Boccia, “accettando il ruolo di coordinatore della campagna congressuale di Schlein e rilasciando numerose interviste e dichiarazioni a sostegno di tale candidata” si era posto “al di fuori  del perimetro di terzietà e di neutralità connaturato alla sua funzione di garante”.  Addirittura, si è schierato in sostegno di Bonaccini anche Erasmo Mortaruolo, nominato commissario in contrapposizione a organismi statutariamente eletti da un congresso, organismi schierati, come dicevamo, con Bonaccini. Ma l’adesione di Mortaruolo a Bonaccini è stata definita “una pagliacciata” da Cacciano in un messaggio pubblicato sulla pagina facebook della Federazione, messaggio nel quale Cacciano afferma di non essere più rappresentato da Mortaruolo, con cui ha reciso ogni residuo legame.

   Che i promotori di “Democratici Sanniti per Bonaccini” si siano ravveduti nello scegliere di votare il governatore dell’Emilia Romagna non può che fare piacere anche a un militante dem come chi scrive, dal momento che Bonaccini, quotato sul 60%, da post comunista deve difendersi dalla concorrenza di altri due post comunisti: Paola De Micheli e Gianni Cuperlo, candidatisi, ad avviso di chi scrive, per attestare la loro visibilità rispetto al futuro assetto del Partito.  Questi altri due, però, se anche dovessero togliere voti a Bonaccini, non facendogli superare il 50%, i rappresentanti che saranno eletti nell’Assemblea nazionale in ragione dei voti che saranno conquistati da De Micheli e Cuperlo, voteranno per Bonaccini alla carica di segretario. Ma quello dei “Democratici Sanniti per Bonaccini” deve essere un sostegno fine a se stesso, non in concorrenza con gli organismi dirigenti della Federazione.

    La disputa con gli organismi della Federazione, statutariamente  eletti dal Congresso di un anno fa, si porrà al prossimo congresso, qualora i non più iscritti al Partito dovessero, come ci auguriamo, rientrare nella casa dem per affermare la forza delle loro idee, perché le battaglie si fanno all’interno del Partito, non al di fuori.  

    In quella platea affollatissima che attendeva l’arrivo di Bonaccini , proveniente da Potenza, dove era stato nel primo pomeriggio, e da Salerno, dove era stato alle 18 – sì perché anche la famiglia di Vincenzo De Luca è schierata con Bonaccini dopo aver condotto con Boccia le manovre contro la Federazione demdi Benevento -, abbiamo notato la presenza di molte persone esterne al PD, interessate evidentemente al rilancio di questo Partito.

    Vi erano il nominato Pasquale Carofano; il deluca-mastellianoFernando Errico; il già mastelliano Avv. Vittorio Fucci; Cosimo Rummo, produttore della omonima pasta molto conosciuta e venduta all’estero; il consigliere regionale Erasmo Mortaruolo; Stefano Graziano, neo deputato lettiano di Caserta, candidato con sicura elezione, essendo stato posto alla guida della lista proporzionale per la Camera Benevento-Caserta; Luigi Diego Perifano,  sindaco morale di Benevento perché ha avuto la maggioranza dei voti in città, mentre la differenza di 787 voti in favore di Mastella è stata determinata dagli abitanti delle contrade, cammellati la mattina del 4 ottobre presso i seggi elettorali, non più iscritto al PD, ahinoi, ma che non fa la fronda verso gli organismi dirigenti della Federazione dem.

   Stefano Bonaccini, prima di sviluppare il suo intervento, durato 53 minuti, che riportiamo testualmente, è stato preceduto da una breve presentazione della diciottenne Anna Mazzone, una ragazza di Arpaise che studia ad Avellino. 

   “Abbiamo di fronte un paese in cui vi sono troppe disuguaglianze”, ha esordito il governatore dell’Emilia Romagna. “Bisogna, quindi, dare a tutte le stesse opportunità. La prima cosa che voglio dirvi è che abbiamo bisogno di un partito che sia molto più popolare. Io credo che dobbiamo tornare di più dove la gente vive, dove la gente studia, dove la gente lavora, dove persone si aspettano risposte. Dobbiamo essere un partito più popolare, che abbia più a cuore i territori. Non deve venire a mancare il rapporto umano, il guardarci negli occhi, lo stringerci la mano. Abbiamo bisogno di una forza politica, di un partito più popolare, nel senso che, se entri in un bar, devi ascoltare tutti quelli che incontri. Questo vuol dire dare civiltà alle persone, chiunque hai davanti, senza fare discorsi da bar, poiché quello non è un compito di una classe dirigente. Bisogna fare  discorsi che comunque non siano sempre coincidenti con quello che le persone vogliono sentirsi dire. A volte, si è anche costretti a dare risposte differenti da quella che sarebbe l’aspettativa di chi pone la domanda. Io credo che noi siamo mancati troppe volte quando la gente ci cercava”. 

   “Voglio un Partito che, quando dico debba essere popolare”, ha proseguito Bonaccini, “abbia un linguaggio anche comprensibile. Abbiamo bisogno di una forza politica che parli meno di nomi e cognomi. Se parliamo troppo di nomi e cognomi, perdiamo tempo e non parliamo di contenuti. Voglio un Partito Democratico che parli meno degli altri, perché se parli troppo degli altri, significa che hai poco da dire di te stesso (allusione a Letta?). E io non vorrei vincere le prossime elezioni perché gli altri sono scarsi o perché parliamo male di loro. Vorrei vincerle perché finalmente scelgono noi, in quanto pensano che siamo più capaci e affidabili di dare un futuro alle persone”.

  “Se divento segretario nazionale di questo Partito (voi sapete che avremo davanti anni complicati, faticosi. Io ho parlato anche di traversata nel deserto)”, ha promesso Bonaccini, “al governo ci torneremo, ma ci torneremo solo quando avremo vinto le elezioni. Stare al governo per quasi 11 anni ininterrottamente, ha dato la percezione alle persone, anche se so che lo abbiamo fatto per fini che sono anche nobili, che siamo stati per gran parte al potere, pur non avendo mai vinto, o addirittura perse, le elezioni. Credo che voi abbiate incontrato queste persone. Questa è anche unaquestione di qualità della democrazia. Io credo che Giorgia Meloni abbia raccolto più consenso di quello che meritasse. Ma la sua forza politica è stata l’unica che, nella scorsa legislatura, è rimasta esattamente dove i suoi elettori l’avevano consegnata. All’opposizione”.

   “Poi abbiamo il dovere di rigenerare questo partito.  E un partito democratico che voglia essere popolare recupera la forza della propria gente. Se un partito democratico recupera il rapporto con i propri amministratori, come è possibile che noi perdiamo le elezioni da tanti anni a livello nazionale? Governiamo il 60% dei comuni italiani, cioè quasi i tre quarti dei comuni italiani sono amministrati da uomini e da donne del Partito democratico, comunque del centro sinistra. A volte, chiamiamo anche persone civiche alla guida di qualche comune in cui siamo parte fondamentale.

   “Questo vuol dire  che bisogna parlare con chi entra ed esce da un bar, con chi entra ed esce da un luogo di lavoro, con chi entra ed esce da un ospedale, da una scuola, anche soltanto da un supermercato, per conoscere i problemi della gente e dare ad esse una risposta. Io, se diventerò segretario nazionale del Pd, costruirò un nuovo gruppo dirigente. Guardate, io non voglio essere  offensivo con nessuno. Sono stato per sei mesi, dal dicembre 2013 a giugno 2014, responsabile nazionale del settore enti locali del Partito, quando segretario nazionale era Matteo Renzi. Da quando mi sono candidato (alle Primarie – ndr), i giornalisti vanno a vedere quante volte io abbia usato la parola ‘rottamazione’. Non riescono a trovare una sola volta che l’abbia utilizzata. Non lacondividevo allora, non la condivido oggi, perché la trovo offensiva, non si rottamano le persone, tutt’al più le cose, il che è una cosa diversa. Già ne abbiamo allontanate troppe, di persone, dal Partito Democratico. Avevamo 12 milioni di voti con Walter Veltroni segretario. Nell’ultima elezione politica siamo scesi a poco più di 5 milioni di voti. Quindi, più che allontanarle, noi abbiamo bisogno di portarle, le persone, nel Partito Democratico”.

   “Noi abbiamo bisogno di un nuovo gruppo dirigente”, ha affermato Bonaccini, “garantendo, però, a tutti di poter continuare a  dare una mano nel Pd. Io vengo da una famiglia molto umile. Ho avuto ruoli di responsabilità nel Partito e nel governo che mai avrei creduto di svolgere quando da ragazzino ho cominciato a far politica. Se domani mi dicessero “basta”, io, che ho appenacompiuto 56 anni, potrei solo dire “grazie” a tantissima gente che ha permesso a me di fare questa esperienza, senza mai chiedere niente per loro. Si può dare una mano anche senza, per forza, avere dei gradi di generale sulla giacca. Io, l’altra sera, nell’imolese, in una frazione di  1,200 abitanti, c’erano 300 persone in una cena di autofinanziamento, e il segretario di circolo di quelle piccola frazione si chiama Giuliano Poletti. Non so se lo ricorda qualcuno. Io gli ho chiesto di fare il segretario di circolo, perché, anche se sei stato Ministro, puoi anche dare una mano a fare il segretario di circolo, per dare una mano agli altri. Non c’è da vergognarsi”.

    “Se divento segretario nazionale vi garantisco soprattutto due cose. Non deve più succedere, la prossima volta che si tornerà a fare le elezioni politiche, che qualcuno del gruppo dirigente nazionale si candidi in un collegio uninominale per cercare di battere gli avversari. Se fai parte di un gruppo dirigente, hai, dunque, una tua leadership. Ognuno di noi si è sottoposto al giudizio dei cittadini. Se divento segretario nazionale, la prossima volta i candidati e le candidate al Parlamento della provincia di Benevento li sceglierete voi con le primarie. Dobbiamo fare in modo che il rapporto diretto tra consenso e rappresentanza torni ad avere un valore. Il rapporto tra chi rappresenta i cittadini e il consenso del territorio corrisponde a criteri di democrazia”.

  “Io, nel 2012” ha spiegato Bonaccini, “ero segretario  regionale dell’Emilia Romagna, scelto con le primarie. Si può anche sbagliare, quando si scelgono le persone,  ma, in questo caso,sbagliamo tutti insieme, a differenza di  quando tre o quattro persone, chiuse in una stanza a Roma, scelgono i candidati. Noi abbiamo bisogno di un Partito Democratico che recuperi un rapporto maggiore con le persone, con i territori, che chiede sempre alla gente e che abbia la forza e la capacità di esprimere una classe dirigente. Io credo che troveremo un accordo nel Partito, perché credo che voi non ne possiate più di avere una divisione della classe dirigente. Un accordo che definisca i valori, non toccando quelli del 2007, perché se allora siamo nati come Partito Democratico è perché siamo nati per unire culture riformiste e progressiste, che si erano combattute nel passato. Dopo la caduta del muro di Berlino, nasceva un’altra storia anche a livello del mondo occidentale in particolare, dove la fine del mondo in due blocchi apriva nuovi scenari. E noi siamo nati per unire le culture socialiste, quella cattolica democratica, quella liberal democratica”.

   “Se divento segretario, noi scopriremo la vocazione maggioritaria. Vocazione maggioritaria non è autosufficienza.  D’altra parte, chi penserebbe di candidarsi in una regione, in un comune andando da solo? avrebbe già perso prima di iniziare la campagna elettorale. Però, attenti, come siamo andati nelle ultime elezioni politiche? Da soli no, ma non benissimo accompagnati.  Però, andando da soli noi, andando da soli i Cinque Stelle, andando da solo il terzo polo, tutti quanti abbiamo perso. Lo dico perché gli amici dei Cinque Stelle e quelli del terzo polo pensano di aver vinto. Stanno all’opposizione esattamente come stiamo noi. Anzi, direi di più: se cominciassero da domani a fare un po’ più di opposizione al governo Meloni, invece che farla al Partito Democratico, magari cominciamo a costruire immediatamente l’alternativa nel Paese”.

  “Certo che le alleanze le faremo”, ha assicurato Bonaccini. “Ma ho detto che vocazione maggioritaria  significa andare a fare alleanze da posizione di forza, non di subalternità. State attenti. Io non temo che finisca il partito democratico. Temo una cosa peggiore, quella che diventiamo irrilevanti. Guardate che è già successo, vicino a casa nostra, in Francia, dove c’era un partito, che c’è ancora e si chiama partito socialista francese. E’ stato uno dei partiti più riformisti a livello internazionale, ha prodotto una classe dirigente di veri e propri statisti. Questo partito non arriva al 10%, anzi è molto lontano. Noi non possiamo fare quella fine lì, noi dobbiamo essere il perno di un nuovo centro sinistra, che attorno al partito democratico possa costruire le condizioni per vincere la prossima volta.  Lo so che da soli non andremo da nessuna parte, ma sappiano i 5 Stelle e il terzo polo che, anche in futuro, senza il partito democratico non si può costruire nessun centro sinistra che possa battere questa destra.  Il Movimento 5 Stelle dice che è un partito di sinistra, ma se continua ad andare da solo diventa il migliore alleato della destra,  perché la destra vinca le elezioni politiche o magari quelle del territorio. Questo  vale anche per il terzo polo”. 

   “Io non ho preclusioni per nessuno, ma non voglio alleanze in bianco se non si condividono i programmi. Le alleanze non si fanno a tavolino per battere gli altri, ma si fanno solo se c’è una stessa idea di società, di prospettiva per il paese. Il congresso lo si fa per provare a dire agli italiani qual è la nostra idea di Paese,  per provare a spiegare a loro chi siamo e come possiamo essere utili. Il vicesegretario Provenzano dice che avrebbe voluto cambiare nome o comunque sottoporre al giudizio degli altri al congresso il cambio del nome. Se volete discutiamo anche di nome e simbolo, posto che a me piaccia il cambio,  perché la parola democratico raggruppa quelle culture politiche che dicevo. Io vengo da una famiglia di comunisti. In casa mia il riferimento  si chiamava Enrico Berlinguer. Io vado orgoglioso di quella storia,  ma in casa mia, allo stesso modo, quando apparivano in tv giganti che si chiamavano Aldo Moro, i miei genitori dicevano “quelle son brave persone”.

   “ Io, l’altro giorno, nel tour del Veneto”, ha ricordato Bonaccini. “fermatomi a Castelfranco Veneto,  ho voluto mettere un mazzo di fiori in ricordo e in onore di una grande donna, la prima ministra donna della storia dell’Italiana repubblicana, Tina Anselmi, che, pensate un po’, introdusse quella riforma, per me tra le migliori dell’Italia repubblicana, riforma che si chiama Sistema Sanitario Nazionale. Insomma, le culture socialiste, liberal democratiche, quella cattolica democratica dobbiamo farle convivere in questo partito. Ma, se volete, cambiamo anche nome e simbolo. Qual è la mia preoccupazione?  Io non credo che non ci votino per come ci chiamiamo, altrimenti,  a ogni sconfitta, basterebbe cambiare il nome per  vincere sempre noi le elezioni. Io penso che non ci votino per come ci percepiscono. Se noi, da qui al 26 Febbraio,prima tra gli iscritti nei circoli, poi nelle primarie aperte, utilizzassimo il nostro tempo a discutere di come cambiare il nome e il simbolo, temo che parleremmo solo di forma. Noi abbiamo bisogno di  sostanza. E la sostanza, secondo me, significa cosa vogliamo fare del nostro Paese, dei territori, a partire dal Mezzogiorno.  Perché io sono un uomo del Nord”.                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                      

     “Ho guidato, per quasi 6 anni, la conferenza delle Regioni”, ha ricordato ancora Bonaccini. “Credo di conoscerla, l’Italia. Ma certamente  io non posso ad esempio gioire del fatto che la mia regione è la prima regione in Italia nel rapporto tra i pochi che in Emilia Romagna vanno a curarsi in altre regioni e i tantissimi di altre regioni, soprattutto del Mezzogiorno, che vengono a curarsi in Emilia Romagna. Non vogliamo lasciare fuori nessuno. Ci mancherebbe altro. In un Paese, libero e democratico, la gente va a curarsi dove crede. Ma siccome io mi sento italiano, prima che romagnolo, vorrei, in  futuro, un paese nel quale la sanità pubblica garantisce a chiunque di curarsi allo stesso modo vicino a casa propria. Abbiamo il dovere di colmare le differenze. Intanto, io credo che qualsiasi ragazzo o ragazza che voglia andare a fare un’esperienza,  sia in Italia che all’estero, abbia diritto di farla, magari perché è un arricchimento del proprio percorso professionale di studi e di vita. Ma dobbiamo fare in modo che, se vuoi tornare a casa propria e restarci, trovi le stesse opportunitàche puoi trovare ad andare via”.

   “Troppi ragazzi, da questa terra”, ha detto Bonaccini, “sono venuti verso la mia terra, non perché a noi non faccia piacere accogliere e avere persone che, negli studi e nel lavoro, ci hanno dato una grande mano a diventare quello che siamo, ma perché vorrei che le opportunità ognuno le potesse trovare anche in casa propria. Ho parlato di una forza politica, che trovi la ragione per avere la schiena dritta, anche nei confronti del governo. Se divento segretario, il primo incontro lo chiederei a Giorgia Meloni. Le andrei a dire che ha davanti il segretario del più grande partito di opposizione. Siamo la prima forza di opposizione in Parlamento. Le direi che daremo sempre rispetto e quindi lo pretenderemo; le direi che, ad ogni critica che faremo, ogni volta metteremmo di fianco una proposta alternativa, perché, non so come la pensate voi, ma credo che alle persone non basti a noi sentir dire da noi che il governo sta sbagliando, vogliono sapere invece cosa faremmo noi al posto di chi governa. Anzi dico di più. Usiamo la misura delle critiche che facciamo, almeno ancora per un po’ di tempo, perché siamo stati di là per 10 anni, fino a ieri, e se critichiamo troppo e male ci fermano per dire: “Scusate, c’eravate voi perché non l’avete fatto mentre governavate?”.  Così come potremmo tranquillamente dire alla presidente del consiglio e al suo governo che ogni cosa che noi condividiamo noi siamo pronti a votarla anche insieme”.

 “Se devono varare provvedimenti per cose utili per il Paese, per i campani, per i beneventani,   noi ci siamo. Faccio un esempio: l’ultimo dell’anno, al porto di Ravenna abbiamo fatto sbarcare oltre 130 persone disperate, tante donne e bambini, neonati. Ho sentito deputati e senatori leghisti, in questi giorni, prenderli in giro e deridere anche noi:  “li volete?, prendeteli tutti in casa vostra”. Dovrebbero avere il coraggio di venire e guardare negli occhi soprattutto quei bambini, dopo settimane di freddo e fame, sbarcare da quelle navi. Io credo che abbiamo anche il dovere di dire a quelle persone che, di fronte a parole così gravi, debbano anche vergognarsi. Abbiamo fatto sbarcare quelle persone, ho detto al ministro Piantedosi,  e ogni volta che avrete bisogno e ce lo chiederete, troverete l’Emilia Romagna pronta a farlo. Perché l’umanità e la solidarietà non si dà a seconda del colore politico e del governo che te lo chiede”. 

  “Noi non faremo morire nessuna persona in mare”, ha precisato Bonaccini. “Anzi non solo non li faremo morire in mare, ma siamo pronti a distribuirli e farli accogliere dalle famiglie, dalle persone perché, se ci pensate, noi che siamo una terra di emigrati, lo è stata anche mia mamma, il contrario della parola integrazione è disintegrazione, e noi le nostre società, nei prossimi anni, non possiamo disintegrarle. Ho detto che siamo una forza politica che però nel collaborare non ha timore di dire quello che pensa. Ero con la sindaca Mancinelli, l’altro giorno, ad Ancona, dove avevano, da poche ore, sbarcato altri disperati. Ci avete fatto caso che le navi, da cui sbarcano questi disperati, vengono fatte arrivare tutte in porti di città dove i sindaci e gli amministratori sono tutti del Pd e del centro sinistra?  A voi sembra una cosa normale? Quella che è sbarcata a Ravenna doveva andare in Liguria. Gli hanno fatto fare altri 5 giorni di circumnavigazione dell’Italia per farli arrivare là col freddo e con la fame. Io sarò malizioso, magari verrò smentito, ma temo che abbiano il timore, loro, di farli sbarcare in città dove la propaganda è stata, per troppi anni governando loro, “porti chiusi” e “prima gli italiani”. Quante volte abbiamo sentito questa propaganda? Avete visto che Giorgia Meloni va in Europa a chiedere solidarietà agli altri paesi europei per accogliere i migranti e distribuirli più equamente agli altri paesi. Condivido anche io questa scelta. Non si può da soli accogliere tutti quelli che arrivano. E’ andata prima dagli amici di destra, svedesi e poi ungheresi. E che le hanno risposto?: “prima gli svedesi” e “prima gli ungheresi”. Se semini vento, quando fai propaganda, raccogli tempesta quando vai a governare. Ricordiamocelo sempre”, 

   “Ora noi abbiamo un congresso per discutere qual è la nostra identità”. ha chiarito Bonaccini. “Io credo che noi dobbiamo essere un grande partito laburista che abbia al centro il tema del lavoro come nostra vera ossessione. Il lavoro, l’impresa. Lo dico e voglio sgombrare il campo da quello che può sembrare un equivoco. Chi avete davanti è contrario a cancellare il reddito di cittadinanza. Perché, quando sento qualche politico, anche dalle parti del centro sinistra, dire che va abolito, penso che al mondo stia molto bene e che non sappia cosa significa trovarsi  in povertà o nella disperazione. E se sei, in una fase della tua vita, in povertà o nella disperazione, è dovere dello Stato e della politica darti un sussidio che ti permetta di poter dare qualcosa da mangiare a te stesso e ai tuoi figli. Per quanto sgangherato lo abbiano fatto,questo provvedimento, che nelle prossime settimane toglierà un po’ di sostegno a un bel po’ di persone, io però, allo stesso modo, vi dico che, mentre comprendo quel bisogno, quindi il reddito di cittadinanza non si cancella, dico che ha fallito completamente l’altra parte della riforma della legge del reddito di cittadinanza. Quante sono le persone che avevano perso il lavoro, da queste parti, e l’hanno ritrovato? E quante sono quelle che non l’avevano mai trovato,  spesso giovani che non hanno futuro? Ecco, io penso che noi dobbiamo occuparci anche e soprattutto di questi aspetti della riforma”. 

  “Se il Mezzogiorno deve essere una terra solo di assistenzialismo”, ho osservato Bonaccini, “voi date una mano a chi è in difficoltà, ma non date prospettiva, né futuro a quelle persone che vengono qui. Certo, l’assistenza va data a chi è in difficoltà, ma soprattutto bisogna promuovere politiche attive per il lavoro, politiche industriali,  politiche infrastrutturali, politiche di attrattività di investimenti duraturi che permettano di impiantare qui occasioni di studio e di lavoro come in altre parti del paese, perché, dal punto di vista delle eccellenze, non vi manca nulla. Parlo anche del turismo, che dovrebbe, in questo paese, essere messo in condizioni di richiamare ancora più persone. Allora, io penso che noi dobbiamo garantire al Mezzogiorno alcune cose. Ad esempio, bisogna che la decontribuzione al 30% per i nuovi assunti non sia congiunturale ma sia strutturale. Se io sono una impresa, e  so che in quella parte del paese, che mi interessa rafforzare, posso andare per un bel po’ di anni e posso avere dei benefici fiscali, è più facile che io vada. Se io so che ci sono le zone economiche speciali, è più facile che io, in quel territorio, vada a interagire, perché riesco ad avere un’opportunità di espansione anche della mia impresa. Parlo delle imprese, perché, voglio essere molto chiaro, senza impresa non ci può essere lavoro, non ce ne sarebbe a sufficienza. E quindi abbiamo il dovere di tenere insieme tutto questo per garantire che ci sia l’opportunità di fare grandi progetti. Io credo anche che bisogna assumere tanti ragazzi e ragazze nella pubblica amministrazione. Qui, se ho capito bene, ci sono amministratori di piccoli comuni i quali, credo, potrebbero raccontare come non mancano buone idee, ma spesso manca il personale qualificato per riuscire a cogliere le grandi opportunità del PNRR, per  fare in modo che il territorio possa progredire e avanzare.  Ho parlato del tema del lavoro, perché c’è, secondo me, un problema ancora più grave che è il lavoro precario. Noi abbiamo un’intera generazione o quasi, in questo Paese, che è fatta di  precari, senza diritti, perfino indipendentemente dal proprio titolo di studio. Noi abbiamo bisogno, se vogliamo dar loro una mano, di far sì che un contratto di lavoro stabile costi meno di quello di un lavoro precario. Se noi permettiamo alle imprese, con il taglio del costo del lavoro, di poter assumere persone, soprattutto giovani, andremo nella direzione giusta per dare  un taglio al lavoro precario. Diciamoci la verità,  il taglio del costo del lavoro fa   aumentare le busta paga”.

  Ci sono professioni in Italia”, ha spiegato Bersani, “che, quando le facevi a tempo pieno, come quando io ero ragazzo, non solo arrivavi a fine mese, ma ti mettevi da parte dei risparmi. Oggi alcune di quelle professioni non le puoi più fare. E’ vero o no? L’inflazione al 12 %, il carrello della spesa che costa sempre di più  non ti permettono di arrivare a fine mese. Guardate il problema dei salari è diventato un problema gigantesco. Siamo il paese in Europa che, negli ultimi 30 anni, ha visto crescere meno i salari o alcuni salari. Questo porta  troppe famiglie, perfino quelle del ceto medio, a sentirsi scivolare verso condizioni di povertà e di poca fiducia nel futuro. Il governo cosa ha fatto? Ha applicato la flat tax, come aveva promesso.  Avete letto? Solo che quella misura prevede che anche chi    ha fino 85mila euro di reddito lordo possa aveva benefici fiscali.  Ma possiamo dire che chi ha un reddito di 85mila euro sta molto meglio di tanti altri, che hanno molto meno? Il governo ha detto: avremmo  fatto di più ma la coperta è corta. Io voglio credere al governo,  quando dice che la coperta è corta. Io voglio credere che non è colpa loro, perché le risorse sono quelle. Però, se la coperta è corta e tu la metti a coprire quelli che sono già al caldo, quelli che sono al freddo rimangono nel gelo. Ecco perché è sbagliata quella misura. Dobbiamo combatterla, contrastarla e bisogna dire al paese che ci sono benefici che stanno nella voce  “taglio del costo del lavoro””.

  “Ho detto del precariato”, ha proseguito Boniaccini, “potrei dire del part- time volontario delle donne che, in questo Paese, quando arrivano a 45- 50 anni escono dal mercato del lavoro e  non riescono a rientrarvi mai più.  Potrei dire della necessità degli asili nidi, indispensabili per  permettere ad una donna, ad una mamma di poter lavorare, anche perché sono concepiti mica come parcheggi, ma vere e proprie agenzie educative sul territorio. Segnalo che è ormai  certificato che chi ha frequentato l’asilo nido e la scuola materna, negli anni successivi di formazione alle elementari, alle medie  ed alle superiori, ha più  capacità di apprendimento e di socialità con gli altri bambini”. Ora però, vedete, dobbiamo far diventare  centrale il lavoro. Lo dico da uomo di sinistra, perché la sinistra deve rompere qualche tabù. Mi ha fermato a Bologna, poco dopo il voto, una coppia, uno di 21 e l’altra di 28 anni, aventi due partite Iva. ”Voi avete regalato  milioni di voti alla Meloni ed alla  destra”, ha detto uno di loro, ”perché hanno parlato solo loro. Anzi, non solo avete parlato poco di noi, mi riferisco alle P.I., alle lavoratrici ed ai lavoratori autonomi, ai liberi professionisti,  ma ne avete parlato male, perché ci avete descritto come se fossimo tutti ricchi,  indistintamente ricchi, o evasori fiscali”.  Mi ha detto anche: ”Se vuoi, ti faccio vedere il nostro conto corrente, non abbiamo nulla da nascondere. Se vuoi, capirai come a 21 e 28 anni, facciamo fatica ad arrivare a fine mese. Ti immagini quanti sacrifici facciamo. Noi non dovremmo essere dalla parte  di chi sta peggio?”. Negli ultimi anni”, ha proseguito Bonaccini, “la destra ha preso voti da quelli che stanno male  e quindi anche noi. In questo congresso, dobbiamo occuparci di una pluralità di forme di lavoro. Perché sono andato sulla tomba di Tina Anselmi, oltre che a rendere omaggio ad una grande donna del 900?  Perché stanno tagliando sulla sanità pubblica. Ieri l’altro, ho parlato con l’assessore della sanità pubblica che è il presidente della Commissione di tutte le regioni italiane. Ha mandato una lettera,  a nome di tutti gli assessori delle Regioni (14 sono governate dal centro destra),  al governo, per chiedere un incontro urgente perché siamo molto preoccupati non avendo noi regioni, compresa l’Emilia Romagna, ancora ricevuto i rimborsi delle spese  Covid e di tutte quelle sostenute”.

  “Attenti, perché c’è un disegno molto ben preciso”, ha osservato un Bonaccini preoccupato. “Magari mi smentiranno nelle prossime settimane. La destra sta cercando di tagliare dove c’è più sanità pubblica. Noi dobbiamo reagire. A proposito, ho letto che Giuseppe Conte, Calenda e Renzi  non sono d’accordo sui tagli alla sanità pubblica. Allora facciamo una battaglia,  per cercare di convincere il governo a cambiare idea.  E se  il governo non cambia, andiamo noi a parlare con i cittadini, soprattutto con  quelli delle fasce deboli che in maggioranza hanno votato loro, perché se si arriverà alla sanità privata, le fasce deboli saranno le prime a rischiare  di essere colpite”. 

  Dopo aver detto che in Lombardia c’è molta sanità privata a discapito di quella pubblica, Bonaccini ha riferito che in Emilia Romagna la sanità pubblica, molto prevalente, è una garanzia per chi, con reddito basso, non può consentirsi la sanità privata. Glielo ha testimoniato un operaio che aveva votato per Salvini, ma che poi ha dato fiducia al PD. “Il diritto alla sanità e  all’istruzione deve essere garantito dallo Stato, affinché il povero abbia gli stessi diritti del ricco”, ha affermato Bonaccini.

  “A Benevento e nel Beneventano mancano medici e infermieri? L’ho chiesto prima a Salerno. Uguale. L’ho chiesto a Castellamare. Uguale, l’ho chiesto a Cremona, a Olbia, a Cagliari, pochi giorni fa. Uguale. E a Modena , a Bologna a Rimini la situazione è uguale. Il problema è di chi governa il paese. A noi,per programmazioni sbagliate negli anni scorsi, ci mancano ad esempio molti medici di medicina generale, i cosiddetti medici di famiglia. Pensate che in Emila Romagna ne mancano tra i 500 e i 600: abbiamo 4 milioni e mezzo di abitanti. La vostra regione ne ha un po’ più  di  5 milioni. Io e gli altri presidenti avevamo chiesto se questi medici potessero essere assoggettati alle Regioni, non perché dovessero essere sotto di me, ma per fare una programmazione che colmasse le carenze.  Non ci si è riusciti”.

  “Dove chiude un ambulatorio medico”, ha ricordato Bonaccini, “si pone un problema sociale. La gente si sente abbandonata.  Un altro esempio che ci riguarda tutti. Facciamo i concorsi pubblici per infermieri. Fino a qualche anno fa non erano sufficienti i posti che mettevamo a concorso perché erano tanti  quelli che partecipavano. In quei casi mica erano  lavori precari, ma lavori a tempo indeterminato. Noi, negli ultimi anni, facciamo concorsi pubblici, e non partecipa un numero sufficiente di donne e di uomini per coprire tutti i posti messi  a concorso, per cui rimaniamo in difficoltà  nei Pronto Soccorso e negli ospedali. Bisogna farsi qualche domanda: è diventato uno dei lavori più usuranti lavorare nelle urgenze. E’ diventato uno di lavori più usuranti che esistono, e soprattutto con buste paghe troppo basse. Se dobbiamo fare alcune scelte, dobbiamo vedere quali sono le professioni che meritano di essere valorizzate di più. Non possiamo chiamarli eroi solo quando mettono la loro vita a servizio della nostra per non farcela perdere. Bisogna fare delle scelte. Non possiamo permettere che dopo molti anni di lavoro siano pagati, più o meno, con lo stesso stipendio, se non volgiamo ritrovarci con un lavoro  che non vuole fare più nessuno in quei ruoli importanti e determinanti”.

 “Adesso vi dico una cosa”, ha proseguito Bonaccini, “anche se nel mio partito c’è gente che non la pensa come me. Abbiamo detto che mancano professionisti  in Sanità? Si! Se oggi questo è un problema, per risolverlo non bastano sei mesi. Per laureare e specializzare un  ragazzo o una ragazza ci vogliono 6-7-8 anni. Quello che oggi  è un problema, se non interveniamo subito, tra qualche anno diventa un dramma. Infatti, se la destra taglia la sanità pubblica diventa un dramma gigantesco, a meno che non si voglia una  società in cui chi ha un certo tipo di portafogli si possa permettere la sanità privata. Siamo una regione che collabora con gli stati generali. Io non cambierei il sistema sanitario della mia Regione con quello americano, neanche se mi pagassero, perché, se tu vai a farti visitare, non ti portano neanche al pronto soccorso, se non hai la tessera sanitaria di un’assicurazione sanitaria in tasca.   Non è quella  la società che vogliamo,  per il diritto universale  delle persone. Se manca personale, il problema è costituito dai contributi formativi. Questo lo so anche io.  Qualcosa con il governo Draghi  è stato fatto, ma non è ancora abbastanza. Però, perdonatemi se mancano donne, uomini, ragazzi, ragazze a numeri sufficienti. Voi siete d’accordo  con me che è vergognoso che, nel 2023, ci sia ancora l’ accesso a numero chiuso alla facoltà di medicina?”.

  “A quelli che non la pensano come me,   non dico  di  darmi ragione. Io non ho la verità in tasca.  Vorrei però che ne discutessimo seriamente. Ieri sera l’ho detto ad un centinaio di primari,  a dei  professionisti che ho incontrato a Bologna, perché è giusto con le persone discutere.  Uno mi ha detto: “Però, Presidente, capisco, hai anche ragione, ma il problema è la selezione. Guai a non fare selezione, perché chi esce da lì  deve garantire qualità”.  Lo so anch’io che chi esce da lì non va a riparare le lavastoviglie. Mettere le proprie mani su persone di carne ed ossa, sapendo che se sbaglia può compromettere la salute della persona o addirittura può toglierle la vita. Ma voi non temete che se  mancherà il numero quantitativo sufficiente a garantire qualità  a tutti, a quel punto la qualità sarà garantita solo a chi se la potrà permettere? Scusate, voi avete letto il test di ingresso per iscriversi alla facoltà di medicina? Ecco, se mi dite che quello fa selezione, io vorrei discuterne, perché mi sembra più il Rischiatutto di Mike Bongiorno, che io seguivo quando ero bambino ero bambino, che una selezione. Chi va lì è importante che sappia  di medicina soprattutto. Se devi fare selezione , che ritengo indispensabile, la farai al primo o al secondo anno. Se uno non è capace gli dirai di andare in un’altra facoltà. E se proprio non ha voglia di studiare, andrà a lavorare. O no? Abbiamo bisogno di una politica che sia nel mezzo dei problemi”.

  “Potremmo parlare di tante cose. Chi lo volesse”, è stato l’invito di Bonaccini, “può venire a Milano, perché, voi sapete, lì presenteremo,  il 28 e il 29 di questo mese , tutto il sabato e la mattina di domenica, tutti gli appunti sui programmi, su tante cose che non ho potuto dire. Una delle priorità, ad esempio,  è l’ambiente, perché la transizione ecologica è indispensabile. Noi abbiamo un sacco di ragazzi che protestano, che hanno paura di non avere la disponibilità, nei prossimi anni, del bene più prezioso che abbiamo, che è il  pianeta.  Bisogna fare tutti di più.Dobbiamo, da qui al  2035, passare all’ utilizzo dell’energia rinnovabile. Bisogna eliminare ciò che inquina, che fa scoppiare quei disastri che accadono ogni tot settimane. Dobbiamo farlo perché, appunto, abbiamo bisogno di utilizzare il sole, il vento, il geotermico, l’idrogeno. Abbiamo bisogno di aprire porte e finestre  a chi ha delle competenze, perché, nel corso della sua vita, in quel particolare settore, è veramente bravo e capace. Ecco, ho in mente, e chiudo, un partito democratico che ritrovi una energia popolare, prima ancora  di poter tornare ad essere  competitivo in questo Paese, perché io, in verità, non vorrei vivere in un Paese che sia governato per molti anni da questa destra, considerati i tratti che ha”. 

   “Abbiamo bisogno di un partito democratico,  però, di questo tipo, ha affermato Bonaccini. “Io vi ho detto che mi sento una persona di sinistra,  ma io vorrei che la sinistra diventasse radicale, massimalista ed ideologica, non con una cultura minoritaria. Io sono uno di quelli che pensa che abbiamo il dovere di far avanzare i diritti civili”.

  “Quando sento che un italiano di quarta generazione, che non è mai stato in Italia”, ha osservato Bonaccini, concludendo,  “si presenta in un consolato o in una ambasciata, dove basta che faccia un test per dimostrare che conosce un po’ la lingua italiana e un po’ di cultura generale per ricevere la cittadinanza italiana, mentre abbiamo tanti  ragazzi e ragazze che vanno a scuola con i nostri figli, giocano con essi, studiano insieme e non possono dirsi italiani, per me è sbagliato.  Restiamo un partito minoritario, se neghiamo i diritti civili a queste persone. E’ la cultura maggioritaria che difende le minoranze, non il contrario. Allora voglio un partito democratico che sia molto pragmatico, molto riformista e che sappia ciò che dice per farlo diventare realtà.  Ma se il sogno non diventa realtà, le persone che tu vorresti rappresentare e soprattutto difendere rimarranno da sole, senza che nessuno possa difenderle. So che, per andare veloci si va da soli, però, per andare lontano, dobbiamo andarci tutti insieme”. 

Giuseppe Di Gioia

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