La devastazione ateistica dell’Occidente e la ”morte”della Chiesa

Siamo nella fase terminale del processo di dissoluzione dell’impianto culturale, religioso e istituzionale dell’Occidente: viviamo nella confusione e nel disordine degli stessi schemi interpretativi e valutativi che hanno orientato l’esistenza, la moralità e l’organizzazione etico-politica delle comunità familiari e civili.

Dopo la catastrofe dei totalitarismi, le stragi e le distruzioni dei due conflitti mondiali del Novecento, l’Europa è precipitata nella crisi della sua identità spirituale e nella perdita della sua missione storica di Civiltà. 

La nostra cultura  bi-millenaria, incardinata su la “ricerca della Verità”, sul “cammino di Libertà”, su la “testimonianza d’Amore”, è stata contrastata e svuotata; sono state svalutate, corrose e disperse “progressivamente”, le radici della tradizione filosofica ellenica, le sorgenti della fede ebraico-cristiana, la sostanza della formazione giuridica nata con Roma.

E non si può non condividere il durissimo giudizio del Card. Joseph Ratzinger, di qualche giorno prima di essere eletto Papa Benedetto XVI: “Si va costituendo una dittatura del relativismo che non riconosce nulla come definitivo e che lascia come ultima misura solo il proprio io e le sue voglie”. E questa “misura” egocentrica viene assunta come “regola” e “fine” dello Spirito del Mondo: rifiuta la trascendenza del Divino, afferma la discendenza bestiale dell’umano, autorizza l’uccisione della vita fin dentro il seno materno.

Così, all’inizio del III millennio l’ateismo è divenuto il “dogma” pubblico fondamentale e i “grandi” intellettuali navigano ormai nel mare dell’immanentismo, idealistico o materialistico che sia, incuranti dei segnali evidenti della Creazione, della Redenzione, della Santificazione. E molti ora si propongono, con arroganza e presunzione, sacerdoti laicisti dell’empietà che nega le radici e le sorgenti della Vita, la potenza distruttiva del male e della menzogna, la luce evangelica della liberazione e della conversione, la prospettiva eterna della Divinizzazione dell’umano.

Nel deragliamento culturale, morale, etico-politico e religioso della civiltà è l’apostasia – il rinnegamento insolente e incattivito della Fede, della Speranza, della Carità – la grave e dolorosissima piaga aperta nel cuore stesso del Cristianesimo. 

Ed ora, “Coloro che credono si nasconderanno. Coloro che non credono avanzeranno”. 

Trionfa, così, la radicale e insidiosa presunzione della “Negazione”, messa in atto dai padroni del “Pensiero Unico Mondiale”, tragico impasto totalitario di strategie massoniche e marxiste:− Viene rinnegata “l’Identità creaturale dell’anima, del corpo e dello spirito dell’uomo a immagine e somiglianza di Dio”;− Viene rinnegata la “Sacralità della vita umana e la sua inviolabilità dal concepimento al termine naturale dell’esistenza”;− Viene rinnegato il “Riconoscimento etico-politico e giuridico del Matrimonio, della Famiglia e dell’Educazione”.

La tragica seduzione del Male – le luci del mondo, il potere, la lussuria, il denaro – con la forza diffusiva della comunicazione mediatica e spettacolare è anche alle “radici profonde della questione della crisi persistente che il Sacerdozio attraversa da molti anni …”. In esso, Sacerdozio ministeriale e comune, si è indebolita e oscurata l’energia dell’amore, della corrispondenza, della fedeltà e del sacrificio; si sono moltiplicati gli insulti e le opere di morte e, anche nella Chiesa, Cristo è Segno di contraddizione, di salvezza e di rovina per molti.

Il XX secolo e i primi decenni di questo, attraversati e devastati dall’ “abominio della desolazione”, narrano l’odissea dell’intera umanità agitata e oltraggiata nell’ultimo scontro tra tutto il male della storia e tutto il Bene dell’umano e del divino. 

Siamo, ora, alla resa dei conti e si replica nello scenario planetario di otto miliardi di “abitatori del tempo”, il grandioso dramma umano-divino vissuto duemila anni fa:Gesù Cristo, Figlio di Dio  e di Maria Vergine e Madre, dopo oltre tre anni di missione evangelica tra il suo popolo, vive l’infamia del tradimento, del rinnegamento e dell’abbandono dei suoi e accetta di subire, per Amore infinito, l’offesa suprema della Condanna, della Passione, della Crocifissione e della Morte.

Il Cristo doveva morire, … per la Salvezza del suo popolo, per la Redenzione dell’intera Umanità.

Ora è la Chiesa – Immagine e Realtà di Cristo – ad essere squarciata dal tradimento, dal rinnegamento, dall’abbandono dei suoi e dalla vergogna morale di noi peccatori.

Ma l’anti-Cristo non vincerà.

La testimonianza mariana ed eucaristica del “Piccolo Resto” già attende, con la Nuova Pentecoste, il Trionfo di Maria e il Ritorno di Gesù che “viene a vincere il mondo e il tempo”.

Siamo nei giorni della prova e della purificazione, del dolore e dell’amore: è l’ora di consacrare noi stessi, i nostri cari, i nostri popoli, l’umanità intera al Cuore Divino di Maria Santissima, vivente dal suo concepimento nella realtà trinitaria dell’Amore, della Misericordia e del Perdono.

Un pensiero su “La devastazione ateistica dell’Occidente e la ”morte”della Chiesa

  • 23 Gennaio 2023 in 19:06
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    Non occorre un’approfondita e vasta conoscenza della realtà storica del nostro tempo per considerare l’autore di quest’articolo una vox clamantis in deserto, anche in deserto ecclesiarum, nel deserto delle chiese, delle chiese vuote del nostro tempo. Eppure quanto la invidio questa voce: dolce e forte, gentile e coraggiosa, pregna di fede, di speranza e d’amore. Si, anche di speranza, di una speranza che ancor vive e convive con una lucidissima visione del mondo, di questo disperatissimo mondo. E’ la speranza della volontà? O è l’anelito antico, quell’anelito antico ed innocente, che muove ancora alcuni passi innocenti dell’amore? In ogni caso, volontà o anelito antico, quell’amico antico, Davide Nava, è sempre un segno d’immensa invidia, per me, che spinte culturali e spine esistenziali spingono sempre più fatalmente sulle vie desolanti dell’aridità.

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