Nel celebrare la Giornata Mondiale dell’Osteoporosi, l’Azienda Ospedaliera San Pio continua a distinguersi nel campo della reumatologia

 Come in ogni ricorrenza, l’Azienda Ospedaliera “San Pio” ha celebrato la giornata mondiale dell’osteoporosi. E, come al solito, indipendentemente dalla sua volontà, anche questa volta, la dott.ssa Maria Grazia Ferrucci, direttore f.f. del reparto di Reumatologia, è stata la mattatrice della  celebrazione.

 In un intervento di poco più di 8 minuti, il più lungo di tutti gli altri 7, ha spiegato come il deterioramento delle ossa si manifesti solo quanto il paziente  avverte una frattura ossea.

 Ma sentiamo cosa ha detto.

  “Ringrazio il direttore sanitario che ha permesso la celebrazione di questa giornata mondiale dell’osteoporosi e soprattutto ringrazio Silvia Tonolo, la presidente dell’Associazione Malati Reumatici che, sempre presente in incontri di questo tipo,  combatte con noi e per voi oggi la malattia reumatica. Lei è il nostro punto di rifermento, perché si   interfaccia direttamente con il Ministero della Salute per la tutela del malato reumatico”. 

  “Non voglio dilungarmi molto. L’osteoporosi è una malattia silente che colpisce un gran numero di persone ed è fondamentalmente legato ad una riduzione della densità ossea, che determina soprattutto un’alterazione dell’architettura del tessuto osseo. Da ciò, ne deriva una maggiore fragilità dell’osso e una maggiore tendenza a fratturarsi. Viene considerata una malattia silente, perché quasi sempre i pazienti che hanno l’osteoporosi si accorgono di avere questa malattia quando hanno una frattura. Oggi, rispetto al passato, abbiamo la possibilità di agire con farmaci biotecnologici che sono a bersaglio selettivo citochimico,e da qui i nuovi inibitori del rankling bianco ci permettono di intervenire in maniera più importante sulla patologia. Quindi, la malattia, silente, che colpisce un gran numero di persone, è legata ad una densità minerale ossea ridotta e soprattutto ad un’alterazione qualitativa dell’osso. Di qui, una maggiore incidenza di fratture su un osso meno resistente”.

  “Questa è un’immagine un po’ storica. Però, in realtà, dietro ad un’immagine così semplice, dove intervengono gli osteoblasti, laneo-opposizione e gli osteoblasti per il rimaneggiamento osseo, ci sono cellule del sistema immunitario, i linfociti T e linfociti B, oltre ad una serie di citochine che sono poi responsabili del rimodellamento osseo. In realtà, le citochine sono i bersagli dei nuovi farmaci biotecnologici che, nel trattamento dell’osteoporosi,hanno praticamente rivoluzionato l’armamentario terapeutico del reumatologo. Questa è un‘immagine storica di come sia possibile vedere, negli anni, cambiare il tessuto osseo, dove non soltanto si riduce la densità mineraria ossea ma soprattutto si modifica completamente l’architettura ossea. E questo perché c’è uno squilibrio tra il rimodellamento e il modellamento che sono responsabili della massa ossea, dell’architettura ossea  e della resistenza del tessuto osseo”.

 “I numeri in Italia sono notevoli. 3 milioni e mezzo di donne sono affette da osteoporosi, 1 milione di uomini hanno l’osteoporosi, e abbiamo circa 250 mila fratture di osteoporosi ogni anno, argomento, questo, di cui ci parlerà sicuramente il dott. Matera successivamente. 80.000 sono fratture di anca e 70 mila sono fratture di femore. Ma quello che a noi interessa è soprattutto la disabilità che è legata alla frattura, considerando che l’80% dei pazienti che si frattura sono poi pazienti che non riescono più a svolgere una vita regolare, e il 50% di questi pazienti non è più autonomo”. 

 “Quali sono le cause dell’osteoporosi? Noi riconosciamo una osteoporosi primitiva, che è l’osteoporosi post-menopausale, l’osteoporosi senile, oltre all’osteoporosi giovanile e all’osteoporosi secondaria che è appunto secondaria a malattie endocrine-metaboliche e a malattie ematologiche, gastro-intestinale, malattie genetiche, malattie reumatiche, malattie renali, a parte poi le osteoporosi indotte da farmaci e, più frequentemente, indotte da cortisonici. Non ci sono esami di laboratorio specifici, che ci permettono di fare diagnosi di osteoporosi. La diagnosi si fa con una metodica molto semplice,che è la densitometria ossea, la quale ci permette di calcolare la bmi del paziente affetto da osteoporosi e anche il T-score. Quali sono i range che devono essere considerati per fare diagnosi di osteoporosi? Quando un T- score è inferiore o uguale a -2,5 siparla di osteoporosi; mentre si parla di osteopenia quando il T-score è compreso tra 1 e -2,5. In realtà, sembrerebbe molto banale,ma tutto va contestualizzato al paziente, perché, spesso, il paziente ha un ‘osteopenia, ma ha dei fattori di rischio fratturativo, per cui quel paziente, nonostante non abbia l’osteoporosi, deve essere trattato come se fosse affetto da osteoporosi. Infatti, è famoso,quasi tutti i reumatologi conoscono l’indice frax che permette di calcolare il rischio fratturativo dei pazienti sia di sesso femminile che maschile”.

 “Quando effettuare un esame densitometrico? I MEA  definiscono bene quali sono gli uomini e le donne che possono esporsi alla densitometrica ossea, specificando, come nelle donne in menopausa, quei fattori di rischio che ci impongono di far fare una MOC alla paziente oppure negli uomini che hanno un’età superiore a 60 anni. Ci sono altre immagini: la metodica ultrasuoni, oltre alla tomografia computerizzata o quantitativa, ma gli esperti consigliano l’utilizzo dell’ultrasonografia e della densitometria ossea a raggi x, piuttosto che un‘indagine ultrasonografica e della tomografia computerizzata quantitativa”. 

 Questi sono i numeri e i farmaci che abbiamo a disposizione per il trattamento dell’osteoporosi e questo è un percorso diagnostico terapeutico assistenziale, un pdta in riga con la Regione Campania che abbiamo stilato circa un anno fa insieme a Ortopedia, e sembra che sia stato il primo pdta in Campania, dove praticamente noi effettuiamo un doppio ambulatorio, ortopedico e reumatologico, per la prevenzione delle fratture da fragilità. E’ un percorso, questo, che porteremo avanti annualmente aggiornando il pdta”.

 “ Fondamentale l’Associazione Nazionale Malati Reumatici per l’informazione del paziente, per cui tante notizie, tante domande,anche banali, che spesso il paziente non fa al reumatologo o al medico di base, può trovarle sul sito della predetta associazione,dove c’è proprio un opuscolo, nel quale ci sono le risposte ai nostri dubbi. Quali sono i nostri numeri? Fino al 2019 abbiamo fatto circa 500 visite l’anno per quanto riguarda l’osteoporosi. Poi ci siamo fermati per la pandemia, nel 2020 e nel 2021, periodo nel quale i numeri non sono significativi, in quanto gli ambulatori erano chiusi. Dal 1 gennaio ad oggi, quindi in 10 mesi circa, abbiamo effettuato già 800 visite”.

  In seguito, il dott. Alfonso Bencivenga, direttore di Diagnostica per Immagini, ha assicurato assistenza a tutto il territorio quando la D.G., Maria Morgante, avrà espletato determinati adempimenti; il dott. Luigi Matera, direttore di Ortopedia e Traumatologia, ha, pure lui, affermato che l’osteoporosi è una malattia silenziosa e asintomatica, sostenendo che una fratture vertebrale può aumentare di 8 volte la mortalità e che sono in aumento le fratture del femore (100.000 su 600.000 fratture causate da fragilità reumatica); il dott. Giovanni Ianniello, nel porgere il saluto dell’Ordine dei Medici di cui lui è presidente, ha sostenuto che gli oncologi danno maggiore attenzione alla salute delle ossa, che è stato difficile fare prevenzione nel periodo post-pandemico, a causa delle precarie condizioni economiche dei pazienti, e che per garantire maggiori condizioni di salute (secondo lui la Costituzione avrebbe dovuto prevedere il diritto a star bene, più che il diritto alla salute) è necessario interagire tra i vari settori.

    E’ stata poi la volta dell’arch. Maria Velotti, la cui presenza, quale presidente dell’Associazione Malati Reumatici della provincia di Benevento, è divenuta una istituzione negli incontri dell’Azienda Ospedaliera San Pio in cui si parla di reumatologia e di ciò che riguarda la salute delle ossa e delle articolazioni. L’architetto Velotti, che quest’anno festeggia i 20 anni della sua Associazione, ha sostenuto che il trattamento delle malattie reumatologiche è il fiore all’occhiello della Regione Campania,che queste malattie, classificabili in oltre 200 categorie il cui sintomo è sempre il dolore, se non prese in tempo, possono causare danni alla collettività e che l’Associazione si fa garante rispetto alla loro cura.

    Successivamente, il direttore sanitario della San Pio, dott. Giovanni Di Santo, ha dato atto a Velotti sulla sensibilizzazione dei percorsi di cura, per cui la struttura ospedaliera, attenta a questa sensibilizzazione,  deve dare maggiore disponibilità sull’offerta di cura.    E non poteva mancare, anche in questa occasione, la presenza, definita importante da Di Santo, della dott.ssa Silvia Tonolo, presidente dell’Associazione Nazionale Malati Reumatici. La dott.ssa Tonolo, cittadina della città lagunare, gira un po’ tutta l’Italia per incontrare persone che, a livello istituzionale, si occupano della cura delle malattie reumatiche. Infatti, ha detto che proveniva da Napoli, dove, in Regione, aveva incontrato il funzionario preposto alla cura di questa branca del sistema sanitario. Ha avuto parole di ringraziamento verso la neo direttrice generale dell’Azienda San Pio,  per l’apertura manifestata verso le malattie reumatiche. Per lei, qualità della vita significa poter ritornare a lavorare. E le condizioni ci sono tutte, perché, ha affermato, “il nostro sistema sanitario è il migliore del mondo” e “La Campania ha fatto passi da gigante nel campo reumatologico”.  Infine, a conclusione dei lavori, è intervenuta la dott.ssa Morgante, la quale ha esordito ritenendosi parte integrante della nostra provincia. “Oggi, mi sento a casa mia”, ha affermato Morgante con soddisfazione. “Questo è un motivo in più per lavorare bene in questa casa. Vedo che c’è una grande sinergia in un campo particolare, quello della reumatologia, nel quale saranno aumentati i posti letto. Ciò che vorrei sottolineare è che c’è una forte sinergia tra l’ospedale e il territorio, non esclusa la collaborazione con le associazioni e con l’Ordine dei Medici. E vorrei che questo tipo di collaborazione, che c’è stata, venisse continuamente rafforzata, perché non tutti conoscono purtroppo quali sono gli effetti di questa malattia”.   “Lo dico con forte determinazione  perché so che cosa significamettere a conoscenza del malato di reumatologia di ciò che la Sanità gli offre. Da questo momento in poi, insieme alla dott.ssa Ferrucci, all’Associazione, all’Ordine dei Medici, tutti attori che in un certo senso  gravitano intorno a questa macchina, dico che bisogna organizzarci in modo da farci conoscere ancora di più sul territorio, per quanto riguarda il servizio che noi riusciamo ad offrire”.   “Chi sta fuori di qui, non si riconosce come paziente, perché non sa ancora di esserlo”.  Noi dobbiamo essere un punto di riferimento, ha inteso dire la dott.ssa Morgante, “perché il malato non sa a chi rivolgersi”.    “Dobbiamo fare in modo che questo ospedale, che ha già dato tanto”, ha affermato, “possa dare ancora di più in questo campo. Nei pochi minuti in cui ognuno di voi ha parlato, dando il proprio apporto, ho scoperto tante cose”. Convinta che bisogna lavorare in sinergia, ha auspicato che questo lavoro debba essere svolto non solo nel settore della reumatologia, ma anche in altri settori, perché ciò che rimane  in questo lavoro è proprio l’interfaccia con il territorio.   “Da questo momento, lavoriamo di più per dare fiducia a chi crede in noi”. 
Giuseppe Di Gioia

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