Alla riscoperta delle aree storiche ed archeologiche interne della Campania.Forche Caudine e Valle Caudina tra mito e realtà


Sabato 20 agosto, partendo dal centro storico di Forchia, in compagnia di un giovane scolaro Federico Ferrara appassionato di storia antica romana e dall’Ing. Arcangelo Giordano, discendente da una antica famiglia sannita di Forchia, che ha fatto da guida, abbiamo ripercorso una vicenda plurimillenaria del Sannio, come sono le Forche Caudine e la Valle Caudina con la sua archeologia sommersa non ancora del tutto esplorata, ma, rilevante invece quella esposta nel museo di Montesarchio ubicato nell’antico castello, che dall’alto domina la cittadina, posta al centro della valle medesima.
Partendo da Forchia e Arpaia , che , sono la porta occidentale del Sannio beneventano, abbiamo visitato l’area che maggiormente si identifica come l’area della battaglia tra Romani e Sanniti, antistante Forchia. E, come scrive lo storiografo Elio Galasso nel suo saggio – Le Forche Caudine tra mito e realtà – ” la presso il villaggio di Forchia , a due passi dalle vette dell’ Appennino , ma con lo sguardo rivolto alla dolce pianura campana, nessuno mai, da quel fatidico 321 avanti Cristo, ha potuto imprimere la sua orma o lasciare il suo nome. E si che vi hanno transitato personalità eminenti e uomini comuni , ignari o sensibili al richiamo dei mille echi della storia. A conludersi di quel IV secolo , il trionfo dei Sanniti alle Forche Caudine – realtà o mito che fosse – illuse che il loro processo di sviluppo potesse proseguire senza doversi colorare di romanità, come altrove accadeva o sarebbe accaduto. Rispetto al mistero creato dalla pluralità di ipotesi soggettive e alimentato per oltre due millenni, l’ubicazione delle Forche Caudine, tutte insieme indicano presso Forchia “.
Il percorso, è proseguito entrando nella Valle Caudina, alla ricerca di tratti dell’antica strada Appia ricordata da Orazio, nella Satira V.libro,Iv.6, nel suo viaggio da Roma per recarsi in Grecia. Raggiunta la cittadina di Montesarchio ,si è visitato il Museo Archeologico Nazionale del Sannio Caudino di Montesarchio , dove sono custoditi immensi tesori, provenienti da scavi della Soprintendenza Archeologica di Avellino, Benevento e Salerno, a volte provenienti anche da scavi di privati, che hanno riportato inconsapevolmente alla luce, vere opere darte.
Opere darte di influsso greco, ritrovati in necropoli ad Airola, Montesarchio, Cervinara e Sant’ Agata Dei Goti. E proprio in questa ultima località che fu rinvenuto il famoso vaso denominato ” Cratere di Assteas “che troneggia in una teca in una delle sali del Museo Nazionale del Sannio Caudino di Montesarchio, e che fu oggetto, anche di un giallo internazionale.
” Il vaso, ritrovato casualmente in Campania ,finì nel museo privato di un uomo ricco degli Stati Uniti, Paul Getty, ed’è stato anche al centro di un vero e proprio giallo internazionale. Esso, venne rinvenuto e trafugato nel 1974 durante uno scavo nell’area dell’antica città sannita di Saticula – Sant’Agata dei Goti. Un operaio campano, lo ritrovò accidentalmente durante i lavori per una condotta fognaria, ne documentò il rinvenimento scattando qualche Polaroid da tenere per ricordo, e successivamente lo vendette a due mercanti locali di arte

antica ottenendo in cambio un milione e un maialino. Il vaso, seguendo un copione ricorrente nel traffico illecito di reperti trafugati in Italia, finì in un deposito in Svizzera in attesa di trovare un acquirente, che fu trovato appunto nel ricchissimo americano . Tra la data del trafugamento 1974 e il suo rientro in Italia 2005, passarono 31 anni, e attualmente possiamo ammirarlo in tutta la sua bellezza e integrità, nel Museo Nazionale del Sannio Caudino di Montesarchio. Gestito dall’ Associazione Culturale Sentinelle della Torre, senza scopo di lucro, al fine di promuovere la cultura, e , il legame con il territorio.
Però, per promuovere le aree storiche e archeologiche interne della Campania, esse, vanno maggiormente portate all’attenzione del pubblico, perchè, proprio essendo aree interne, sono penalizzate dalle aree archeologiche costiere , più vicine alle grandi vie di comunicazioni e aeroportuali.
Un invito in questo caso, va fatto, alle autorità amministrative di tutti i paesi della Valle Caudina, a mettere in atto ogni forma di pubblicità sul web, per attrarre turismo e valorizzare, nel contempo il patrimonio storico, che valle detiene.
E’ quanto ci prefiggiamo, con questo piccolo articolo. Carmine Martino

Alla riscoperta delle aree storiche ed archeologiche interne della Campania.
Forche Caudine e Valle Caudina tra mito e realtà.
Sabato 20 agosto, partendo dal centro storico di Forchia, in compagnia di un giovane scolaro Federico Ferrara appassionato di storia antica romana e dall’Ing. Arcangelo Giordano, discendente da una antica famiglia sannita di Forchia, che ha fatto da guida, abbiamo ripercorso una vicenda plurimillenaria del Sannio, come sono le Forche Caudine e la Valle Caudina con la sua archeologia sommersa non ancora del tutto esplorata, ma, rilevante invece quella esposta nel museo di Montesarchio ubicato nell’antico castello, che dall’alto domina la cittadina, posta al centro della valle medesima.
Partendo da Forchia e Arpaia , che , sono la porta occidentale del Sannio beneventano, abbiamo visitato l’area che maggiormente si identifica come l’area della battaglia tra Romani e Sanniti, antistante Forchia. E, come scrive lo storiografo Elio Galasso nel suo saggio – Le Forche Caudine tra mito e realtà – ” la presso il villaggio di Forchia , a due passi dalle vette dell’ Appennino , ma con lo sguardo rivolto alla dolce pianura campana, nessuno mai, da quel fatidico 321 avanti Cristo, ha potuto imprimere la sua orma o lasciare il suo nome. E si che vi hanno transitato personalità eminenti e uomini comuni , ignari o sensibili al richiamo dei mille echi della storia. A conludersi di quel IV secolo , il trionfo dei Sanniti alle Forche Caudine – realtà o mito che fosse – illuse che il loro processo di sviluppo potesse proseguire senza doversi colorare di romanità, come altrove accadeva o sarebbe accaduto. Rispetto al mistero creato dalla pluralità di ipotesi soggettive e alimentato per oltre due millenni, l’ubicazione delle Forche Caudine, tutte insieme indicano presso Forchia “.
Il percorso, è proseguito entrando nella Valle Caudina, alla ricerca di tratti dell’antica strada Appia ricordata da Orazio, nella Satira V.libro,Iv.6, nel suo viaggio da Roma per recarsi in Grecia. Raggiunta la cittadina di Montesarchio ,si è visitato il Museo Archeologico Nazionale del Sannio Caudino di Montesarchio , dove sono custoditi immensi tesori, provenienti da scavi della Soprintendenza Archeologica di Avellino, Benevento e Salerno, a volte provenienti anche da scavi di privati, che hanno riportato inconsapevolmente alla luce, vere opere darte.
Opere darte di influsso greco, ritrovati in necropoli ad Airola, Montesarchio, Cervinara e Sant’ Agata Dei Goti. E proprio in questa ultima località che fu rinvenuto il famoso vaso denominato ” Cratere di Assteas “che troneggia in una teca in una delle sali del Museo Nazionale del Sannio Caudino di Montesarchio, e che fu oggetto, anche di un giallo internazionale.
” Il vaso, ritrovato casualmente in Campania ,finì nel museo privato di un uomo ricco degli Stati Uniti, Paul Getty, ed’è stato anche al centro di un vero e proprio giallo internazionale. Esso, venne rinvenuto e trafugato nel 1974 durante uno scavo nell’area dell’antica città sannita di Saticula – Sant’Agata dei Goti. Un operaio campano, lo ritrovò accidentalmente durante i lavori per una condotta fognaria, ne documentò il rinvenimento scattando qualche Polaroid da tenere per ricordo, e successivamente lo vendette a due mercanti locali di arte

antica ottenendo in cambio un milione e un maialino. Il vaso, seguendo un copione ricorrente nel traffico illecito di reperti trafugati in Italia, finì in un deposito in Svizzera in attesa di trovare un acquirente, che fu trovato appunto nel ricchissimo americano . Tra la data del trafugamento 1974 e il suo rientro in Italia 2005, passarono 31 anni, e attualmente possiamo ammirarlo in tutta la sua bellezza e integrità, nel Museo Nazionale del Sannio Caudino di Montesarchio. Gestito dall’ Associazione Culturale Sentinelle della Torre, senza scopo di lucro, al fine di promuovere la cultura, e , il legame con il territorio.
Però, per promuovere le aree storiche e archeologiche interne della Campania, esse, vanno maggiormente portate all’attenzione del pubblico, perchè, proprio essendo aree interne, sono penalizzate dalle aree archeologiche costiere , più vicine alle grandi vie di comunicazioni e aeroportuali.
Un invito in questo caso, va fatto, alle autorità amministrative di tutti i paesi della Valle Caudina, a mettere in atto ogni forma di pubblicità sul web, per attrarre turismo e valorizzare, nel contempo, il patrimonio storico, che la valle detiene.
E’ quanto ci prefiggiamo, con questo piccolo articolo.
Carmine Martino

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