Poca acqua dalla diga al fiume Tammaro;“Altra Benevento” contesta alla provincia e ad ASEA la mancata applicazione delle norme sul ‘Deflusso Ecologico’ previsto da una direttiva europea recepita dall’Italia nel 2017

L’avv. Sandra Sandrucci a nome del movimento politico “Altra Benevento è possibile” ha formalmente contestato la relazione presentata nei giorni scorsi dall’ing. Vincenzo Rosiello, responsabile tecnico della Diga di Campolattaro, il quale ha assicurato che lo scarso quantitativo di acqua ceduto al Tammaro sia quello previsto dal cosiddetto “deflusso minimo vitale” stabilito con delibera della Autorità di Bacino del 2007. 

Altra Benevento ha già fatto notare, a mezzo stampa, che in 15 anni la situazione è sicuramente cambiata ma oggi l’avv. Sandrucci ha contestato con una nota ufficiale inviata a Nino Lombardi,vice presidente della Provincia e a Giovanni Mastrocinque, Presidente di ASEA, la società che ha in gestione l’invaso, la mancata applicazione della direttiva europea che prevede il Deflusso Ecologico recepita dal Ministero dell’Ambiente nel 2017. 

Ecco il testo della lettera che si conclude con la formale di richiesta di aumento del deflusso di acqua dalla Diga al fiume Tammaro,

“Con riferimento alle recenti denunce presentate dal Movimento “Altra Benevento è possibile” sulla situazione di secca del Fiume Tammaro che ha determinato la moria di pesci, con la presente si prende atto della risposta resa dall’Ing.Rosiello – Responsabile sicurezza ASEA delle opere edell’esercizio dell’impianto dell’invaso di Campolattaro – che Altrabenevento ritiene inaccettabilequanto ai riferimenti al deflusso minimo vitale.

L’Ing.Rosiello richiama atti e nozioni ormai datate e si astiene dal menzionare i nuovi principi dettati dalla Direttiva Quadro Acqua dell’Europa n.2000/60/CE, alla quale l’Italia ha dovuto adeguarsi (dopo 20 anni) per scongiurare ben due procedure di infrazione. 

Il Piano Europeo ha introdotto ufficialmente il concetto di DEFLUSSO ECOLOGICO ossia “il valore dell’acqua necessario affinché l’ecosistema acquatico continui a prosperare e a fornire i servizi necessari”. 

Non siamo certamente noi a dover richiamare le Direttive Ministeriali n. 29 e 30/STA del 2017, recepite anche dal Piano di Tutela delle Acque della regione Campania e dal Piano di Tutela delle Acque dell’Autorità di bacino meridionale ma è incontrovertibile che di tali principi non si rinviene traccia alcuna nella relazione del Responsabile ASEA, che con tutta evidenza, non li ha nemmeno applicati, vista la moria di pesci accertata dall’Arpac. 

L’obiettivo del deflusso ecologico è infatti la ricostruzione del regime idrologico residuo – a valle della captazione/ritenzione idrica – in funzione delle condizioni ambientali dell’ecosistema fluviale (v.All.2 PTA Regione Campania) che deve avere come oggetto specifico quel tratto di fiume che oggi è invece in secca. 

L’integrazione della portata non è più data da un valore fisso ma da una variabile in funzione delle esigenze ecologiche del fiume.

La moria di pesci per mancanza di ossigeno e per l’elevata temperatura delle acque, accertatadall’Arpac, è il risultato della mancata salvaguardia delle caratteristiche fisiche del corso d’acqua che l’Amministrazione Provinciale, l’ASEA e finanche l’EIC sono tenute a monitorare e a conservare ai sensi della normativa europea e nazionale.

Con la presente pertanto SI INSISTE affinché siano ripristinati i livelli di portata del Fiume Tammaro a valle della derivazione in misura sufficiente a garantire le condizioni naturali delle acque e di tutto l’ecosistema fluviale,come già effettuato in passato dall’ex Presidente Ricci”.

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