Julian Assange, un martire che testimonia la verità

San Giovanni Battista, un celebre personaggio del Nuovo Testamento, fu ucciso per aver detto la verità. E’ questo il rischio che ha corso, e che corre tuttora Julian Assange (Townsville, 1971 – nella foto). Nel 2010 Julian Assange  giunse ad ampia notorietà internazionale, per aver rivelato tramite Wikileaks documenti statunitensi secretati, ricevuti dalla ex-militare Chelsea Mannings, riguardanti crimini di guerra. Per tali rivelazioni ha ricevuto premi, in forma sia privata che pubblica (Premio Sam Adams, Medaglia d’Oro per la Pace con la Giustizia dalla Fondazione Sydney Peace, ed il Premio per il Giornalismo Martha Gellhorn), ed è stato ripetutamente proposto per il Premio Nobel per la Pace per la sua attività di informazione. E’ un giornalista, programmatore, ed attivista australiano, cofondatore e caporedattore dell’organizzazione divulgativa Wikileaks. Dall’ 11 aprile 2019 è incarcerato nel Regno Unito presso la prigione Belmarsh di Sua Maestà, prima per violazione dei termini della libertà, su cauzione conseguente a controverse accuse di stupro della Svezia, poco dopo archiviate, e poi in relazione ad una sopraggiunta richiesta di estradizione fatta dagli Stati Uniti d’America, per le accuse di cospirazione e di spionaggio. Tale detenzione, i cui presupposti erano già stati respinti nel 2015 dal Gruppo di Lavoro delle Nazioni Unite sulla Detenzione Arbitraria, nonché le eventualità di estradizione e di persecuzione a vita negli USA, hanno suscitato forti proteste ed appelli per il rilascio da parte dell’opinione pubblica, e di svariate organizzazioni per i diritti umani, fino a quando è intervenuto il relatore ONU sulla tortura il quale, nel novembre 2019, ha dichiarato che Assange deve essere rilasciato, e la sua estradizione deve essere negata, dichiarazione successivamente rilasciata anche dal Consiglio d’Europa. All’inizio del dicembre 2020 il relatore ONU sulla tortura, Nils Melzer, oltre a rimuovere l’appello per l’immediata liberazione di Assange, chiese che, in attesa della decisione sull’estradizione prevista per il mese di gennaio 2021, venisse trasferito dal carcere ad un contesto di arresti domiciliari. Il 10 dicembre 2021 l’Alta Corte di Londra ribaltò la sentenza che negava l’estradizione, per il bene della sua salute mentale, in quanto c’era un alto rischio di tendenze suicide. Un ulteriore passo verso la consegna di Assange ai tribunali americani avvenne il 14 marzo 2022. La Corte Suprema del Regno Unito respinse il ricorso presentato dai legali del giornalista australiano, lasciando l’ultima decisione al Ministro dell’Interno Priti Patel. Il 21 aprile 2022 la Westminster Magistrates’ Courts di Londra pronunziò l’ordine di estradizione negli USA per Assange per difendersi dalle accuse di spionaggio.La segretaria generale di Amnesty International Agnés Callomard ha dichiarato: “Questa decisione pone Assange  in grave pericolo, ed invia un messaggio agghiacciante ai giornalisti di tutto il mondo: se l’estradizione dovesse andare avanti, Assange correrebbe il grave rischio di essere posto in isolamento prolungato, condannando all’ergastolo un paladino della verità, in violazione al divieto di maltrattamenti e di torture, pur senza aver commesso alcun crimine. Le assicurazioni diplomatiche fornite dagli USA, secondo le quali Assange non sarà tenuto in isolamento, non possono essere prese in considerazione, visti i precedenti. E’ un giornalista che ha ricevuto prestigiosi premi, ed ora viene punito per aver fatto il suo dovere, subendo duri attacchi anche dalla stampa internazionale. Ricordiamo che la parola “democrazia” in greco significa “governo del popolo”, e la democrazia è la forma di governo tanto decantata dall’Occidente. La difendiamo talmente tanto da volerla esportare, combattendo i totalitarismi di altri Paesi. Assange non ha fatto altro che raccontare la verità a chi ha il diritto di conoscerla. Ha reso noto crimini di guerra, con le prove degli stessi commessi dal Paese che vuole la sua estradizione, dimostrando anche la corruzione di funzionari stranieri, e l’insabbiamento di inchieste giudiziarie. La conferma dell’estradizione non è altro che un atto di intimidazione per dissuadere i suoi colleghi dal vero giornalismo investigativo. Punirlo per questo significa essere contro la verità e contro la democrazia. Se la finta democrazia occidentale lo condannerà, ci sarà un risveglio delle coscienze, e questo sarà ancora più pericoloso delle verità pubblicate. Assange deve essere liberato, ed è sorprendente come i suoi colleghi, mossi da uno spirito di solidarietà, ma soprattutto di giustizia, non effettuino uno sciopero ad oltranza fino alla sua liberazione. Ma non lo fanno perché sono “condizionati” dal sistema. Le assicurazioni diplomatiche fornite dagli USA, secondo le quali Assange non sarà tenuto in isolamento, non possono essere prese sul serio, visti i precedenti. Facciamo in modo che il pubblico conosca Assange, nonostante il suo caso sia stato confinato ai margini del flusso informativo. Abbiamo raccolto gli indirizzi E-mail  dell’Ambasciata e del Consolato Britannico, scrivendo loro una lettera per dimostrare che dietro Assange ci sono milioni di uomini e di donne che credono nei valori della libertà e del coraggio.

La madre di Assange, Cristine Ann, in una lettera indirizzata al mondo intero, ha scritto: “Cinquant’anni fa, quando per la prima volta ho partorito come giovane madre, pensavo che non ci potesse essere dolore più grande, ma l’ho dimenticato presto quando ho tenuto, tra le mie braccia, il mio bellissimo bambino. L’ho chiamato Julian. Adesso mi rendo conto che mi ero sbagliata. Ci sono dolori più grandi: il dolore incessante di essere la madre di un giornalista premiato, che ha avuto il coraggio di pubblicare delle verità su crimini governativi di alto livello, e sulla corruzione; il dolore di vedere mio figlio, che ha pubblicato verità importanti, macchiato a livello mondiale; il dolore di vedere mio figlio, che ha rischiato la vita per denunziare l’ingiustizia, incastrato e privato del diritto ad un processo equo; Ii dolore di vedere mio figlio, sano, deteriorarsi lentamente, perché gli è stata negata un’assistenza medica adeguata in anni di carcere. L’angoscia di vedere mio figlio sottoposto a crudeli torture psicologiche, nel tentativo di spezzare il suo spirito; l’incubo costante che mio figlio venga estradato negli Stati Uniti, per trascorrere la vita in totale isolamento; la paura che la CIA possa realizzare i suoi piani per ucciderlo. L’ondata di tristezza quando ho visto il suo fragile corpo cadere esausto per un mini-ictus nell’ultima udienza, a causa del forte stress. Molte persone sono rimaste sorprese nel vedere una superpotenza che usa le sue risorse per intimidire e distruggere un uomo indifeso. Voglio ringraziare tutti i cittadini onesti e solidali che protestano contro la brutale persecuzione politica subita da Julian”.

Benevento, 23 giugno 2022

m  ​Vincenzo Maio (cell. 347-3173288).

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