Presidente Vigorito, ricordi che lei, evocando Che Guevara, ha detto:”non bisogna mai fare un passo indietro, neanche per prendere la rincorsa”

  E’ certo che in tutti i cittadini di Benevento, e non soltanto negli sportivi e nei tifosi sfegatati, è rimasto l’amarognolo in bocca per la sfumata promozione in serie A della Benevento Calcio,  dopo le sconfitte consecutive nelle ultime tre partite del Campionato cadetto.

 Già la sconfitta subita a Cosenza il 14 aprile , all’87°, a quattro giornate dal termine del campionato aveva fatto presagire un cedimento della squadra. Ma quella sconfitta ci poteva pure stare, se pensiamo che nelle ultime giornate le squadre che rischiano la retrocessione lottano con le unghie e con i denti per salvarsi. Si pensi che la Cremonese, seconda promossa in serie A, nella 36esima giornata, la terzultima, è stata battuta per 3-1 in casa di un Crotone già retrocesso.

 Certo, se quella partita con il Cosenza fosse stata giocata il 5 di marzo, secondo il calendario, quando mancavano 10 giornate al termine del campionato e la squadra calabrese non si trovava ancora in condizioni disperate, probabilmente il Benevento l’avrebbe vinta. Ma la  responsabilità del rinvio della gara è da attribuire a quel nutrito gruppo di calciatori i quali, avendo svolto una vita normale quando la pandemia non era stata ancora debellata, e non è stata ancora debellata,  hanno subìto il  contagio da  Covid.

Poi, siamo stati rincuorati dalla vittoria per 4-1 in casa del Pordenone, l’ultimo in classifica. Restano da giocare Benevento-Ternana, Monza-Benevento e Benevento-Spal. Ora, considerata difficile la partita con il Monza, la squadra che, vinti i play off, è stata promossa in serie A, erano ritenute più che abbordabili le partite casalinghe con la Ternata e la Spal. Ma grida vendetta la sconfitta con queste due squadre, che si trovavano in una posizione tranquilla in classifica: non avevano né velleità di promozione , né rischiavano la retrocessione. Se il Benevento avesse vinto queste due gare, sarebbe arrivato a quota 69 punti, in parità con la Cremonese. Però, il Benevento, avendo  il miglior scarto di reti, secondo chi scrive che non ha dimestichezza con le regole calcistiche, sarebbe stato promosso al posto della Cremonese.

  Se la prima retrocessione in B del Benevento, nell’anno 2017-2018,  era annunciata,  a causa delle prestazioni deludenti della nostra squadra, che pure aveva fatto segnare un’ascesa galoppante  (era stata, infatti,  promossa in A dopo la presenza di un solo anno in B), la seconda retrocessione in B, quella dell’anno scorso, 2020-2021, aveva fatto pure rimanere l’amarognolo in bocca ai cittadini di Benevento e ai sanniti. Quella è stata una retrocessione inaspettata, se si pensa che il Benevento aveva concluso il girone di andata in una posizione di centro classifica, per poi subire, a parte la vittoria con la Juventus a Torino, una rovinosa fase discendente. Allora, nella 36esima giornata, bastava vincere in casa con il già retrocesso Crotone, che invece pareggiò al 94esimo, per colpa di (beh, lasciamo perdere il nome) un calciatore che sotto la porta del Benevento fece la statuina, e bastava non perdere con il Cagliari nella giornata precedente,perché la nostra squadra rimanesse in serie A.

  Certamente, ci sono delle responsabilità in queste due disavventure del Benevento, responsabilità che chi scrive non riesce a individuare, ma che certamente non sono riconducibili al presidente della Benevento Calcio, Oreste Vigorito, il quale, nel 2006, insieme al fratello, il compianto Ciro, cui è intestato lo stadio di Santa Colomba, raccolse la squadra dalla serie C2, nella quale militava, per portarla nelle formazioni maggiori, garantendo, con le loro risorse, le coperture economiche del sodalizio.

  Certo, va pure detto che un imprenditore che investe nel calcio allarga i propri orizzonti. Non pare però che Oreste Vigorito, con l’allargamento, crediamo, della sua attività imprenditoriale abbia compensato ciò che ha investito nella Benevento Calcio.

   Si pensi che, nell’anno 2020-2021, quello dominato da una maggiore aggressione della pandemia, ha dovuto pagare gli stipendi a calciatori di serie A, senza aver potuto vendere un biglietto di accesso allo stadio; qualche entrata è arrivata dai diritti televisivi.

La città e il Sannio gli sono stati sempre vicini, per aver fatto conoscere il nome di Benevento in tutta l’Italia. Chi scrive, quando, giovanissimo, nel 1960, era in Emilia, era costretto a precisare che Benevento era un capoluogo di provincia a chi non sapeva dove si trovava questa antica città, prima sannitica, poi Romana, poi Longobarda e infine papalina fino al Risorgimento. Qualche emiliano pensava appartenesse alla provincia di Napoli.

   Anche se Oreste Vigorito risiede a Napoli, al  Vomero, è ormai una istituzione per la nostra città. Gli industriali sanniti, un anno fa, lo hanno eletto presidente della Confindustria. Lasciare la guida della squadra di calcio, significherebbe scoraggiare anche gli industriali che lo hanno voluto come proprio presidente. Infatti, un caloroso invito a restare alla guida della squadra è giunto proprio dagli industriali, i quali, con una nota pubblicata dal nostro giornale il 30 maggio, gli hanno manifestato solidarietà, dopo che, sabato 28 maggio, è stato affisso, davanti allo stadio, da parte di sconsiderati, uno striscione con la ignobile scritta: “Oltre le minacce, oltre la categoria, Oreste vattene via”.

  Questo insulto, posto in essere dai soliti esagitati tifosi, che non interpretano affatto l’orientamento della stragrande maggioranza della città, non trova alcuna giustificazione, ma ha amareggiato Vigorito al punto di aver deciso di consegnare il titolo della squadra nelle mani del sindaco, nell’incontro fissato per il 31 maggio.

La nota della Benevento Calcio.

  Infatti, la Benevento Calcio, nella giornata di sabato scorso, ha diffuso la seguente nota: “ Il presidente Oreste Vigorito comunica alla città, alla tifoseria, alle istituzioni e a tutti quelli che in questi anni di meravigliosa esperienza lo hanno accompagnato, che nei prossimi giorni chiederà un incontro con il sindaco della città, Clemente Mastella, al fine di consegnare nelle mani dello stesso il titolo sportivo del Benevento Calcio non avendo la volontà di iscrivere  il club al prossimo campionato. Nulla potrà cancellare gli anni vissuti, il ricordo e l’affetto ricevuti dalla città e dall’intera provincia, ma è arrivato il momento di mettersi da parte lasciando ad altri il compito di tenere in alto il nome del Benevento Calcio”.

La nota del sindaco Mastella.

 Lo ha invitato subito a tornare sui suoi passi, nella stessa giornata di sabato 28 aprile, il sindaco Mastella, con una nota che, già pubblicata dal nostro giornale, riteniamo di dover sottoporre nuovamente all’attenzione di chi legge “Benevento”.

 “Ho sentito poco fa il presidente Vigorito al quale ho espresso la mia solidarietà  e quella della città di Benevento per il gesto di imbecillità sportiva e di non riconoscenza che ha subito da pochissimi pseudo-tifosi.  Il presidente mi ha manifestato la sua amarezza  che è anche la mia e della città di Benevento,  per atteggiamenti ostili non utili a costruire un percorso sereno per il prossimo campionato di serie B. La città di Benevento, attraverso me, chiede però al presidente Vigorito di restare al suo posto, di continuare ad essere il presidente della squadra di calcio che negli ultimi anni tante soddisfazioni  ha regalato al popolo beneventanoe sannita. Non è utile la depressione, bisogna  bandire atteggiamenti inconsulti ed isolare quanti non lavorano per il bene del Benevento. I manifesti di contestazione al presidente Vigoritosono stati affissi illegalmente ed ho già chiesto alla polizia municipale di identificare gli autori e di sanzionarli secondo la legge. Nei prossimi giorni vedrò il presidente Vigorito per una discussione generale ma occorre che l’intera città gli stia accanto perché il Benevento è un patrimonio da tutelare  senza se e senza ma”. 

La nota di Luigi Diego Perifano.

  Poi, sempre sabato 28 maggio, c’è stata pure la nota, ancora più accorata, di Luigi Diego Perifano, portavoce in Consiglio comunale di Alternativa per Benevento, nota che, pure già pubblicata dal nostro giornale, riteniamo di ricordare ai nostri lettori.

“Voglio credere che sia solo una reazione all’atteggiamento sconsiderato di una minuscola frangia della tifoseria”, scrive Perifano .” Vigorito ha un rapporto viscerale con la Città, alla quale tantissimo ha dato, e dalla quale ha ricevuto affetto, considerazione e riconoscenza. Il suo ruolo di guida del mondo imprenditoriale lo colloca, peraltro, fra i protagonisti della nostra vita economica e sociale: e il calcio non ha un ruolo secondario per l’immagine della Città, le sue relazioni, le sue prospettive. Sono certo che le cose potranno sistemarsi, e che si ritroverà la giusta concordia tra le componenti – dirigenza, squadra e tifoseria- che hanno vissuto con entusiasmo e calore questi anni ricchi di soddisfazioni incredibili per il Benevento Calcio”.

La nota del presidente della Provincia f.f.

Poi, sempre sabato 28 maggio, vi è stata anche la nota di Nino Lombardi, Presidente f.f. della Provincia, che riportiamo qui di seguito:

 «Al Presidente Vigorito», ha dichiarato Lombardi, «va tutta la mia
personale solidarietà e quella dell’intero Consiglio Provinciale.
Vigorito è un dirigente sportivo che ha saputo conquistare traguardi
sportivi mai raggiunti dalla maggiore squadra di calcio del Sannio. E’
appena il caso di sottolineare che non può essere certamente un volgare,
immotivato ed insensato contenuto di uno striscione a mettere in dubbio
tanti anni di successi sportivi e la stessa possibilità di conseguirne
di ulteriori. Credo proprio che la Città di Benevento ed il Sannio
debbano stringersi ed effettivamente si stringono attorno al dott.
Vigorito approvandone la sua opera per lo sport locale. Auspico, anche a
nome del Consiglio Provinciale di Benevento tutto, che il Presidente ci
ripensi e torni al suo lavoro alla guida del Benevento Calcio per
cogliere nuovi ed ancora più prestigiosi traguardi».

Gli esagitati rivendicano libertà di espressione.

  Ma come se non bastassero l’intenzione di Vigorito di lasciare la guida della squadra, e le note del sindaco Mastella, di Perifano e di Nino Lombardi, per spingere ad un pentimento gli esagitati tifosi, autori di quello striscione, costoro, quasi in risposta al sindaco che aveva chiesto ai  vigili urbani di identificare gli autori di quello striscione, hanno rivendicato la libertà di espressione sancita dall’art. 21 della Costituzione, senza considerare che, dopo Vigorito, a Benevento ci sarà la notte del calcio, quello che abbiamo conosciuto nelle maggiori categorie. Certo, quella è una libertà (non edificante) di espressione, ma il sindaco aveva chiesto di punire l’affissione non autorizzata dello striscione.

La nota di Francesco Maria Rubano.

   Poi, il 29 maggio, vi è stata la nota del sindaco di Puglianello, vice coordinatore regionale di Forza Italia e commissario provinciale del partito di Berlusconi, Francesco Maria Rubano, secondo cui “Vigorito è una risorsa alla quale non possiamo rinunciare”. Anche la sua nota, già pubblicata dal nostro giornale, merita di essere riproposta ai nostri lettori:

  “Piena solidarietà al Presidente Vigorito per gli attacchi immeritati e insensati di pochissimi pseudo-tifosi. Noi tutti siamo ben consapevoli dell’impegno e dei sacrifici che il Presidente Oreste Vigorito ha fatto per l’intero Sannio, conferendo lustro alla maggiore squadra di calcio della nostra provincia”, afferma Rubano. 

   “Grazie all’opera di Vigorito”, prosegue la nota di Rubano, “il nostro Sannio ha potuto godere di un rilancio economico in tutti gli ambienti che orbitano attorno all’attrazione calcistica e si è reso riconoscibile a livello nazionale. Avanti a testa alta. L’addio di Vigoritoprovocherebbe serie ripercussioni anche ad alcuni settori economici locali. Siamo con te nell’impegno per la squadra, per i tifosi e per il territorio”.

La nota di Angelo Moretti.

    Inoltre, almeno fino al momento in cui scriviamo, vi è stata anche una presa di posizione di Angelo Moretti, capogruppo in Consiglio comunale di Civico 22, espressa in una lunga nota, che, pubblicata pure dal nostro giornale, per una questione di par condicio e dare una certa omogeneità a questo nostro invito a Vigorito di continuare a guidare la squadra di calcio, riteniamo di ripubblicare:

 “Chi mi conosce sa bene che del calcio mi interessano i fenomeni collegati alla cultura sociale ed all’economia che lo accompagna, più che al gioco in sé, e come capogruppo in consiglio comunale di una realtà fortemente e marcatamente civica sento di dover intervenire sulla querelle che si sta consumando in questi giorni sul bene della squadra cittadina e sul suo futuro. 

   In primis devo dire che sono assolutamente inorridito dall’uso strumentale della polizia municipale a cui con grande affanno il sindaco Mastella ripete in continuazione di aver dato mandato di scovare e perseguire gli ultrà colpevoli di uno striscione appeso abusivamente. Se avesse questa solerzia per lo spaccio di sostanze che avviene in pieno centro cittadino e nei quartieri o per prevenire e sanzionare gli atti di vandalismo, finanche contro i nostri monumenti più chiari, o soltanto per verificare quali padroni lasciano i viali pieni di escrementi dei loro cani, ne saremo tutti ben lieti. Ma adire le forze di polizia municipale come reazione ad una critica, assolutamente feroce ed in rima, come gli ultrà da che mondo è mondo hanno sempre fatto, è davvero oltre ogni misura. Se c’è stato un atto illegale, dal punto di vista amministrativo, per uno striscione esposto, non è stato certamente il primo striscione a non essere stato autorizzato, lo si punisca senza nessun clamore e soprattutto non lo si usi come gesto di buona diligenza per convincere il presidente Vigorito a restare, ne va della nostra dignità di beneventani ed anche del rispetto che si deve ad un grande imprenditore quale Vigorito è. In seconda battuta mi viene da dire che se una buona diligenza dell’amministrazione in carica deve esserci, va usata assolutamente a buon fine, e non c’è migliore buon fine che chiudere una volta per tutte e per bene l’affidamento dello stadio che porta il nome di Ciro Vigorito. Come per i danni arrecati inutilmente al Centro Polifunzionale ‘E’ più bello insieme’, anche qui ci troviamo, con cifre dieci volte più grosse, di fronte ad un atteggiamento amministrativo che non ricorre all’intelligenza giuridica ed alle tante possibilità offerte dai nostri codici per chiudere un affidamento di fatto già avvenuto senza strascichi e senza contenziosi. Ad oggi non è così. Da bene sette anni la vicenda che poteva essere bonariamente trattata e risolta, essendo di pubblica evidenza che trattasi di un asset strategico per lo sviluppo della città e della sua provincia, è stata fatta impantanare al punto da avere Comune e Società davanti ad un giudice in attesa di una sentenza che chiarisca i contorni del contratto giuridico in essere. Questo scempio poteva essere evitato ed evitare così i costi ingenti di contenziosi inutili per la città e la sua immagine. Uno stadio ben affidato alla Società del Benevento deve restare la prima priorità di un rapporto futuro tra il presidente Vigorito e la città, altro che la sanzione agli striscioni!

 In ultimo, venendo dal mondo dell’impresa sociale e della coesione, non posso non ardire un sogno: Vigorito è l’uomo che prima di tutti ha intuito il valore del vento quando l’Italia perdeva ancora tempo a fare accordi per il petrolio con mezzo mondo arabo e poi con la Russia, è l’imprenditore che ha capito che i nostri appennini potevano divenire i nuovi produttori di energia e non restare solo terre agricole e paesaggi incantevoli. Oggi su questi stessi appennini Vigorito ha portato il valore di una agricoltura moderna, facendo sperimentazioni nuove, come la birra allo zafferano che sta riscuotendo tanti successi e che coinvolge nuovi attori economici, antichi eppure innovativi del territorio. Perché non sognare che anche nel calcio Vigoritonon apra a nuove sperimentazioni? Non si potrebbe pensare, per il futuro, ad un presidente che oggi è anche presidente di Confindustria, capace di accompagnare il territorio ad una forma promiscua tra società di capitali ed azionariato diffuso come alcune delle storie delle migliori squadre del mondo hanno saputo raccontare? Senza Vigorito ci sarebbe solo la fine del Benevento, lo sappiamo tutti, ma tra il continuare ed il lasciare non si potrebbe pensare ad un “continuare per trasformare?”. E se da Benevento partisse la storia della prima squadra di un capoluogo di provincia del Sud che apre ad una forma ibrida di proprietà e di gestione, coinvolgendo il tessuto imprenditoriale e cittadino in una responsabilità diffusa diretta da una persona competente ed appassionato come lui? Accompagnarci nei prossimi anni a trasformare questa esperienza societaria in un’impresa di comunità, sarebbe l’equivalente di accompagnarci nella trasformazione da utenti di aziende energetiche a cittadini produttori di comunità energetiche, trasformare l’economia rurale del Sannio in un’economia diffusa e competente, generare economia a partire dalla partecipazione e l’attaccamento alla maglia. Benevento potrebbe ripartire dalla sua grande dote di imprenditore e di presidente da serie A.”.

  La presa di posizione di Mario Collarile.

  Anche il delegato provinciale del Coni, Mario Collarile, ha invitato, con una dichiarazione pubblicata dal Mattino il 29 maggio, Vigorito a restare. Lui ha “sempre considerato Vigorito come un grande regalo arrivato in città senza meritarcelo”. “E’ davvero un brutto momento questo, dice Collarile, il quale spera che “la grande avventura non finisca qui”. Lui ha “seguito la storia calcistica del Benevento dal primo campionato 1945/46”, quando era ragazzino e quando suo padre, all’epoca, era il medico sociale del Benevento. “Non abbiamo mai avuto le risorse economiche”, afferma, “e non solo per poter avere un calcio di quel livello”.  Secondo lui, “c’è qualcuno che non ha capito nulla (il rifermento è agli autori del primo striscio, il secondo non era stato ancora affisso – ndr): una fortuna come Vigorito non si ripeterà”.

  Purtroppo, però, avendo Vigorito già fissato i criteri del passaggio delle consegne, un suo ripensamento dovrebbe rientrare in qualcosa di inaspettato: la percezione dell’affetto della città nei suoi confronti, una città che ha già isolato quel gruppo di esagitati tifosi. Anche il sindaco, rispetto a queste esternazioni di Vigorito, non sembra più ottimista come nella sua nota, dal momento che, nel caso non riuscisse a far tornare Vigoritosui suoi passi, in subordine gli chiederebbe almeno di iscrivere la squadra al prossimo campionato.

  Non vogliamo credere che Vigorito abbia ceduto, secondo quanto ci è dato di sapere, alle pressioni dei suoi familiari, i quali vorrebbero che lui, a una certa età, non si sottoponesse più alla stressante attività di seguire la squadra anche in trasferta e di venire tutti i giorni a Benevento ad assolvere i suoi impegni di presidente della Benevento Calcio. Ma il fatto di essere anche presidente della Confindustria lo costringe comunque a venire a Benevento tutti i giorni fino alla scadenza del mandato.

  Certo, non potrà essere sine die presidente della Benevento Calcio. Ma una cosa è lasciare così repentinamente dopo quegli insulti la guida della squadra e altra cosa è affidare, vendere la squadra ad un altro imprenditore del suo livello, quando egli veramente non potrà più sottoporsi allo stress di venire tutti i giorni a Benevento. Sappiamo che nel campionato di serie A ha sborsato 18 milioni per pagare gli stipendi, senza che via sia stato pubblico nello stadio. Ma la speranza è l’ultima a morire.

Giuseppe  Di Gioia

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