La senatrice Sandra Lonardo Mastella chiede l’oblio per Giulio Andreotti


 
Il nostro è un giornale plurale, nel senso che vi collaborano persone dalle diverse appartenenze politiche, circostanza, questa, che i nostri lettori hanno potuto rilevare, da quando esiste questa antica testata, le cui edizioni, prima che divenissero online, venivano pubblicate in carta stampata.  Chi cura la redazione di “Benevento” ha pubblicato, sic et simpliciter, un comunicato con cui la senatrice Sandra Lonardo Mastella, si lamenta del fatto che sia stata infangata la memoria di Giulio Andreotti.  E, ad infangarla, sarebbe stato il professor Andrea Spiri, un docente universitario, ritenuto autorevole dalla senatrice,  Nella recente pubblicazione di un suo lavoro, “The end, 1992-1994. La fine della prima Repubblica negli archivi segreti americani”, definito di “cattivo gusto” dalla senatrice, il docente di Storia dei partiti politici presso la LUISS, “avrebbe recuperato, tra le carte segrete del Dipartimento di Stato americano”,  scrive la senatrice, “alcune considerazioni sul presunto rapporto tra Giulio Andreotti e personaggi in odore di mafia”. 
 

“Andreotti tra l’altro non c’è più,  dice  la senatrice,  e non può nemmeno difendersi da queste accuse, che vengono riesumate a distanza di 30 anni”. Ma se il contenuto di quelle carte è attendibile, è giusto che sia reso pubblico. E’ appena il caso di ricordare che Andreotti, coinvolto in un processo di mafia, è stato mandato assolto con una sentenza che, a suo tempo, ha fatto molto discutere, in virtù del fatto, sancito dalla suprema Conte di Cassazione, secondo cui le sentenze vanno rispettate, ma possono non essere condivise.

 La senatrice Lonardo Mastella evidentemente vorrebbe l’oblio di ciò che di negativo ha riguardato Andreotti, un uomo imperscrutabile, secondo Craxi. Infatti, nel concludere la sua nota, la senatrice scrive: “Mi chiedo per quanto tempo ancora debba essere infangata la memoria di un uomo che è stato per sette volte Presidente del Consiglio, ha condotto un incisivo impegno antimafia durante i numerosi incarichi da lui ricoperti e ha rappresentato un pezzo di storia della politica del nostro Paese: sarebbe pure ora di smetterla, consentendogli finalmente di riposare in pace”.

 Secondo questo punto di vista, non dovrebbe esistere la categoria degli storici, nella misura in cui questi studiosi raccontano luci ed ombre di personaggi del passato. E non vi dovrebbero essere neanche registi come Marco Bellocchio, che in “Eterno notte”, il film di cui è in programmazione la prima parte nelle sale cinematografiche, affida ad Andreotti un certo ruolo nel sequestro di Aldo Moro. (GDG

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