Celebrato il Venerdì Santo con lo Stabat Mater di Tommaso Traetta

Con questo nuovo concerto, il tredicesimo, e con la presentazione della Via Crucis, si riparte dopo la dolorosa pausa pandemica. Siamo ancora qui a lottare contro questa invisibile  insidia e con coraggio cerchiamo di riprendere le ormai dimenticate manifestazioni pasquali.

  Abbiamo tutti il desiderio di normalità e ci auguriamo che presto questo stato di vita possa essere ripreso, anche se abbassare la guardia, non è scientemente possibile.

  Serve ancora tanto senso di responsabilità, di appartenenza, di rispetto degli uni verso gli altri. In fondo sono gli stessi temi sui quali la Pasqua ci fa riflettere, onde non vanificare il sacrificio di Gesù, compiuto ben duemila anni fa.

  La manifestazione del Venerdi Santo è stata un omaggio al grande maestro Tommaso Traetta, nato a Bitonto e morto a Venezia, in un trascorso che lo ha visto alle corti dei più grandi del suo tempo, tra i quali  anche presso la grande zarina Caterina II di Russia.

  Il suo Stabat Mater è stato commentato da Don Mario Iadanza. che da alcuni anni celebra nella Chiesa Civica della S.S.Annunziata, detta di S. Rita. Con questo concerto, così come in altre occasioni, questa bellissima chiesa si ripropone all’attenzione dei fedeli.

  Il concerto è iniziato proprio con la narrazione dei momenti immediatamente susseguenti alla crocifissione, con il racconto della nomina di Giovanni, quale figlio di Maria e di Maria quale madre di Gesù. Entrambi avrebbero perso qualcosa: Giovanni, figlio prediletto di Gesù, avrebbe perso il Padre, e Maria, con la morte di Gesù, avrebbe perso il figlio. Così Giovanni, come tutti gli uomini del mondo, viene eletto da Gesù figlio di Maria ed ella, a sua volta madre di Giovanni e madre di tutti noi.

  Un atto estremo di amore che Gesù compie poco prima di morire, per assicurarsi che, comunque, dopo la morte, non saremo rimasti soli. Infatti, come detto da Mons. Iadanza, in questo brano del Vangelo vi è:  “il trasferimento di maternità. L’ultimo soffio di vita del morente ritorna a vivere in Giovanni. In Maria ci sono tutte le Marie della terra e con esse tutti i figli”.

  Particolarmente toccante è stato poi l’ascolto di stralci di un’antica nenia dialettale di Guardia Sanframondi, il paese dei battenti, dal titolo “Re délore dé la Madonna”, in cui si racconta il Calvario, visto e vissuto da parte di Maria, che vede morire solo e abbandonato il suo unico, amato figlio, quello che lei accettò di portare in grembo e di partorire, aiutata dal suo sposo, Giuseppe.

  La nenia è stata recuperata dalla tradizione orale ed  è statatrascritta a cura di Silvio Falato, che deve essere ringraziato per questo suo lavoro di esegeta delle fonti, insieme al diacono, Pasquale Foschini, che a sua volta l’ha rimaneggiata e adattata al Concerto del 15 aprile 2022, cui abbiamo assistito.

  E’ stato dunque poi la volta della musica, che ha visto il Coro da Camera di Bitonto, composto da 14 coristi e dall’Orchestra Internazionale della Campania, tutti magistralmente diretti da Maestro Leonardo Quadrini,  eseguire lo “Stabat Mater” di Traetta, musiche da lui composte sul testo di Jacopone  da Todi, cantato dalle splendide voci di Clementina Regina, soprano, e di Angela Bonfitto, mezzo soprano.

  Ci hanno trasportato nell’amarezza  e nella drammaticità del momento della crocifissione e morte di Gesù, tramite la figura di Maria, di cui è stato esposto il quadro del pittore Ugolini, del 1897, in cui la Mater Dolorosa viene raffigurata, vestita di rosso e di nero, con in lontananza le tre croci alle spalle ed una luce, che si intravede, sullo sfondo, a testimoniare l’alba di un nuovo giorno.

  E’ stato un momento di grande raccoglimento, con Mons. Iadanza che ha sviluppato questo momento di riflessione sul mistero della morte e della resurrezione del figlio di Dio, soprattutto sull’efficacia del suo messaggio. E noi ne abbiamo raccolto il significato? Ne Abbiamo capito il fine?

  A volte sembra proprio di no, a veder  le tragedie che si consumano, in ogni momento, nel mondo…

Molto riuscita è stata dunque la manifestazione che si conclusa con l’ “Ave  Verum Corpus”, di Wolfgang Amadeus Mozart, opera K 618, un inno eucaristico, che risale ad una poesia del XIV secolo, di grande religiosità, il cui ascolto innalza sempre l’anima.

  Ringraziamo le autorità che hanno contribuito alla realizzazione di questo concerto: oltre al Mibact, il Comune e l’Arcidiocesi di Benevento, la Regione Campania, la Fondazione Benedetto Bonazzi Onlus, il Ministero della Cultura, la “ Società Cooperativa a r.l. Produzione, Promozione Culturale e Musicale”, con la direzione artistica di Vanni Miele.

 E’ sempre una gioia l’ascolto della musica di Traetta, celebre compositore della scuola napoletana.

Infatti, egli iniziò a studiare al Conservatorio di Santa Maria di Loreto, in Napoli,  a soli 11 anni. Completati i suoi studi, dopo 10 anni,  iniziò l’insegnamento e la composizione delle sue opere sacre.

 Il successo arrivò con l’opera “Il Farnese”, rappresentato al Teatro San Carlo di Napoli. Da allora ebbe inizio la sua carriera: fu chiamato a Roma e poi in tutte le maggiori città d’Italia, fino a fermarsi a Parma.

  In Russia visse per sette anni. Fu poi a Londra, ed infine, dopo alcuni anni, ritornò in Italia, a Venezia, dove morì il 6 aprile del 1779. Ora è sepolto nella sua Bitonto, dove nacque ed il coro di quella città ne ha onorato la memoria con questo riuscitissimo concerto.

  Il Venerdì Santo è sicuramente il giorno centrale dell’anno liturgico, giorno in cui si consuma la morte di Gesù, ma a cui segue sempre il ricordo della Resurrezione, che ricordiamo nella domenica successiva. Questa domenica segna l’inizio di quaranta giorni di gioia, che si concludono con il giorno dell’Ascensione.

Una Pasqua, dunque, una felicità per il Signore risorto, che devedurare nei nostri cuori. 

Non mi resta dunque che augurarci la gioia e la pace nel Signore.

 Maria Varricchio

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