Moretti è soddisfatto del risultato conseguito dalla sua coalizione

“Abbiamo perso, però non è importante. C’è una nuova forza politica di  questa città ,perché, nel bene e nel male, Civico22  è stata molto dibattuta in questi giorni. Sui social, il tema  verteva su che cosa avrebbe potuto fare Civico 22,  che cosa avrebbero potuto fare prima, cosa avrebbe potuto fare meglio, cosa avrebbe potuto fare dopo, cosa avrebbe dovuto fare durante il ballottaggio. Noi abbiamo fatto di tutto, tant’è che le giuste riflessioni, a volte, ci convincono,  altre volte no. E’  bello che si possa discutere di Civico 22, come di un nuovo soggetto, che a volte viene criticato e, a volte,  viene valutato e messo sulla scena politica e, in qualche modo, viene vagliato. Il 9 dicembre 2019, abbiamo lanciato i laboratori, siamo tornati qui stasera, sia perché la nostra sede è in fase di ristrutturazione e sia perché qui sono nati i laboratori. Come sapete i laboratori di Civico 22 si sono svolti in questa stanza, dopo essere stati lanciati alla Solot. All’inizio, erano coinvolti circa 300 iscritti, poi siamo arrivati a comporre la lista, una lista di cittadini che si sono messi insieme per fare cose nuove per la città. Poi ci abbiamo messo la faccia,  candidandoci dopo aver fatto un anno e mezzo di lavoro molto, molto serrato: era questo il nostro scopo”. 
“Esistono tante esperienze culturali interessanti in questa; però spesso poi, nei momenti elettorali, sono assenti. La nostra idea, lo abbiamo detto fin dall’inizio, è che avremmo lavorato ad una lista, ed è quello che abbiamo fatto. La prima cosa che devo dirvi è che Civico22 è molto soddisfatto di quello che è successo. Infatti, quando il 5 ottobre ci hanno riferito i risultati,  circa 5000 voti (per l’esattezza 4.682, pari al 13,25% al candidato sindaco Moretti, mentre la somma dei voti conquistati dalla 3 liste – Altrabenevento [429], Civico 22 [2.538] e Europa Verde [362] – collegate a Moretti, ha raggiunto quota 3.229, pari al 10,26% – ndr),  è evidente che è il risultato è notevole, soprattutto per la lista di Civico 22 considerato che non c’è nessun seggio, tranne quello ubicato nell’ospedale Rummo, in cui la nostra coalizione Arco non abbia preso voti”. 
“In alcune zone della città, come via Valfortore che è la sezione delle contrade di nord-est, come il rione Pietà che è la sezione di Santa Maria degli Angeli e via Saragat, le sezioni in cui vi sono stati risultati maggiori, sia per noi che per Perifano.   Dove abbiamo avuto  più difficoltà sono la zona San Modesto, la zona dell’Addolorata e le contrada Epitaffio, Santa Colomba e San Vitale. Questo significa che Civico 22 esiste, che c’è e che oggi può dire, in qualche modo, che non si può fare a meno di questa forza politica, quando si parla del futuro di Benevento. Non siamo una lista civica che, a differenza di  come è successo per altre liste civiche in città, non si scoglie dopo le elezioni. Voi sapete che tante esperienze elettorali hanno visto interessanti   liste civiche comporsi, ma poi decomporsi dopo le elezioni. Noi abbiamo sempre detto che la nostra esperienza punta a costruire una proposta duratura per Benevento. Siamo qui anzi addirittura più di prima, e possiamo dire che, se prima sul palco della Solot c’erano 5 persone, oggi ne siamo 5000. I 3 zeri non ci dispiacciono”.
“Cosa ci dispiace? Sicuramente aver perso il ballottaggio. Diciamo “aver perso”, perché non eravamo noi al ballottaggio, ma abbiamo deciso di appoggiare Perifano e non ce ne pentiamo affatto. Molti ci hanno accusato di non avere confermato la purezza della razza, di essere dei cinici, che poi facevano accordi per il ballottaggio. Noi abbiamo spiegato fin dall‘inizio  chi eravamo. Noi non siamo  i rottamatori e non siamo quelli antisistemici, che vogliono fare politica perché ritengono che tutta la  politica sia marcia. Noi siamo quelli che hanno detto fin dall’inìzio che in questa città c’è un problema di stagnazione dei dirigenti politici, dell’offerta politica, e quindi di fatto non potevamo arrivare all’elezioni del 2021 con gli stessi nomi del 1996. Era un nostro dovere fare una proposta alla città, e quindi, quando c’è stato il momento della scelta tra Mastella e Perifano, noi abbiamo convocato i nostri organi (la segreteria di Civico 22 , con la coalizione Arco) e nell’assemblea abbiamo deciso all’unanimità di non essere neutrali, perché molte letture della neutralità del M5S, del 2016,  ci hanno detto che quella neutralità  caratterizzò la vittoria di Mastella. Come sapete quella calata  di affluenza ai seggi elettorali, nel 2016,  dal 78% nel primo turno, al 58%, nel ballottaggio, e il mancato indirizzo, da parte di un movimento così importante come quello dei 5 Stelle, aiutò Mastella”.
Noi non vogliamo ripetere una storia già accaduta, anche perché, per noi, la scelta è molto chiara. Consiste in una bocciatura nei confronti di Mastella, bocciatura della sua amministrazione. Inoltre c’è la nostra critica ad una politica che non si rinnova. E chiaramente  Mastella ne  è simbolo, per quanto ci riguarda. Perciò, di fronte al ballottaggio abbiamo deciso di non essere neutrali e di schierarci. Rispetto ai nostri elettori, siamo sereni. La maggior parte dei nostri elettori ci ha seguito, è evidente. Considerato che Perifano ha avuto 2500 voti in più, non sappiamo  quanti ne ha persi dalle altre parti. La coalizione Arco aveva  circa 4700 voti ma non sappiamo quanti della periferia di Benevento hanno votato nuovamente nel ballottaggio. Sappiamo, di certo, che la gara tra Perifano e Mastella si è riavvicinata di parecchio, perché, in fondo, era  finita a 49,33% e 32,34%nel primo turno, mentre  nel ballottaggio  il rapporto è stato di 52% e 48%. Nelle proporzioni,  è evidente che, in fase di ballottaggio, c’è stata una ripresa importante. Oltre che sui  numeri, in assoluto, c’è da  fare un discorso sulle proporzioni, che ci dice che la coalizione Arco e Civico 22 hanno dato una grossa mano nel ballottaggio”. 
Quando si registra un calo di affluenza ai seggi (nel caso ci riguarda c’è stata una affluenza del 73,18 nel primo turno e del 58,58%, nel ballottaggio), il discorso non si fa sui numeri, in assoluto, vorremmo dire a Moretti, ma sulle percentuali, poiché quel circa meno 15% di affluenza nel secondo turno ha colpito piuttosto trasversalmente tutte le liste che hanno sostenuto i competitori nel ballottaggio. Quindi, non si può  dire che siccome Perifano ha preso solo 2.500 voti in più nel ballottaggio (per l’esattezza 2.475), ha perduto qualcosa di suo, dal momento che tutti i  4.682 elettori che hanno votato per Moretti nel primo turno, nel ballottaggio hanno scelto Perifano. Quindi, facendo il discorso sulle percentuali, bisogna pervenire alla conclusione che, nel ballottaggio, Perifano, rispetto alla somma del suo 32,34% e del 13,25% di Moretti del primo turno, ha conseguito un 1.73% in più, avendo raggiunto il 47,32%.  
“Rispetto alla campagna appena conclusa”, ha proseguito Moretti, “dobbiamo dire una cosa molto chiara: per noi non c’è molta distinzione tra il linguaggio della campagna elettorale e il linguaggio politico. Di solito si ha l’abitudine di considerare la campagna elettorale come una sorta di guerra, dove tutto è concesso,  e poi, finita la campagna elettorale, chi ha vinto ha vinto, si ricomincia tutto daccapo. Non siamo di questo parere. Per noi, la politica è sempre politica e il linguaggio è sempre un linguaggio, che deve avere la capacità di poter essere emulativo, di potere essere di interesse per i cittadini che ci guardano. Noi riteniamo di aver fatto una esperienza umana davvero  gratificante per Civico 22 e tutta la coalizione Arco. Abbiamo fatto una esperienza edificante, una esperienza di crescita umana, personale e sociale, e per questo non riteniamo che la campagna elettorale debba essere per forza qualcosa di aggressivo”. 
“Devo  dire anche che non penso sia stata una buona campagna elettorale per alcuni aspetti.  Per la verità credo che alcuni aspetti vadano ancora compresi: uno è il presidio dei seggi. Così come ha scritto Pino Iovine, l’idea che i rappresentanti di lista hanno dovuto lavorare per allontanare gli assessori e il sindaco stesso, sindaco uscente prima e rieletto dopo, dai seggi non è una pagina che possa e debba ripetersi (quindi era attendibile questo tipo di denuncia della signora Veronica Sanginario in un suo video postato dopo il ballottaggio – ndr). Dal momento che la legge prevede una lontananza di almeno 200 metri dai seggi per avvicinare gli elettori (qualche giornalista, nel porre la domanda a Moretti, ha sostenuto che questa regola è ininfluente, in quanto l’elettore che si reca ad proprio seggio ha già deciso per chi votare, il che, per chi scrive, non è affatto vero, se è vero, come è vero, che, anche in qualche comune della nostra provincia, non pochi elettori, nel secolo scorso, si aggiravano  nei pressi del proprio seggio con il certificato elettorale [non c’era ancora la tessera elettorale] nel taschino della giacca, per vendersi al migliore offerente – ndr), arrivare alle elezione dove addirittura bisogna chiamare la Digos o i Carabinieri per fare allontanare gli assessori e il sindaco dalla vicinanza ai seggi, è qualcosa di inqualificabile (l’aggettivo è nostro, Moretti – ndr); e aver dovuto lavorare con questo presidio, onestamente, è imbarazzante per la città.  E non penso che non bisogna parlarne, soltanto perché le elezioni sono finite e si mette tutto alle spalle. Anzi, è il momento giusto per parlarne e fare subito un ragionamento, perché penso che è assurdo questo controllo del voto. E’ evidente che l’impennata dell’affluenza c’è stata tutta il lunedì del ballottaggio; è evidente a tutti che si lavora bene quando c’è una capillarità organizzativa”.
“Però c’è anche un limite: chi ha una carica istituzionale deve rispettare le regole. Abbiamo faticato non poco per farle rispettare.  Quindi penso che non si debba ripetere quel che è accaduto. Come non si debba ripetere addirittura il fatto che nostri candidati o attivisti vengano chiamati a casa perché sono stati visti in foto o in video che partecipavano  a delle attività elettorali (questa circostanza è stata denunciata anche dal Del Basso De Caro – ndr). Onestamente, penso che siano dimensioni provinciali quelle che presiedono al  controllo del voto, perché, nelle società evolute, hanno fatto il loro tempo. Noi pensiamo che il linguaggio politico, durante le elezioni, possa diventare accettabile per tutti. Non è così. Penso che il controllo del voto sia un problema serio per questa città, perché i nostri elettori ci hanno proposto (sembrava una proposta naif, invece non lo era) di fare, come per la inoculazione dei vaccini, dei grossi  hub del voto durante le elezioni. Così forse diminuirebbe questo controllo così capillare del voto”. 
“Se è possibile fare una riflessione sul prossimo momento elettorale è importante farlo adesso per il bene della città. Io dico solo che il giorno prima delle elezioni, in via Ponticelli, dove c’è una scuola abbandonata nella quale vivono delle famiglie in difficoltà, che non hanno casa, dal 2009, una difficoltà troppo spesso dimenticata, abbiamo visto il sindaco entrare in quella struttura per chiedere voti. Giustamente, uno dei ragazzi che ci vivono ci ha detto: “ho detto al sindaco che se mi porta le chiavi di casa stasera, io 5 voti glieli do!”. E’ chiaro che le chiavi non sono arrivate. Ma andare in quella scuola occupata il giorno prima delle elezioni, infatti, è grave (anche questo è un nostro aggettivo, Moretti – ndr)”.
“Dobbiamo occuparci adesso di quelle famiglie di via Ponticelli, abbandonate a se stesse con bambini, delle quali il sindaco si è ricordato il giorno prima delle elezioni. Noi dobbiamo solo sperare che adesso ci sia una soluzione immediata, perché andare in quella struttura significa risolvere il problema in maniera piuttosto incisiva. Qual è la nostra la valutazione? La nostra valutazione  è che Mastella non ha vinto per meriti amministrativi  ma ha vinto perché due fattori e due contingenze politiche importanti si sono verificate in questa città: uno è il patto di ferro con De Luca che ha funzionato”.
“E’ evidente a tutti, magari dico una banalità, ma ha funzionato molto l’idea che una forza di centrodestra di questa città, diventasse poi centro sinistra, prendendosi una parte di centro destra e una parte di centro sinistra. Quindi, questa è certamente bravura, scaturita dall’accordo con De Luca. L‘altra contingenza è stata quella che, secondo noi, ha pesato moltissimo l’assenza del M5S. In questo senso, noi ci troviamo un candidato Sindaco uscente che è stato rinnovato non nelle stesse modalità che sono accadute a Viespoli  e a Fausto Pepe, che sono stati rinnovati di misura. Fausto Pepe  non è andato neanche al ballottaggio, Viespoli dopo 3 anni di lavoro vinse di buona misura col 57% a  43%, Fausto Pepe vinse con oltre il 60% (per l’esattezza con il 58,98 –ndr) nel 2006. Adesso ci  troviamo invece di fronte a un evidente bocciatura  dell’amministrazione comunale e a una vittoria elettorale, perche ci troviamo col 52% e 48%, nonostante la mancanza del M5S, nonostante l‘appoggio di De Luca  e nonostante i 318 candidati (delle 10 liste di Mastella – ndr) che hanno fatto la differenza”.
Quindi è evidente che ha funzionato molto la tattica delle alleanze, ha funzionato molto l’assenza di uno dei partiti che ha fatto la storia del 2016 e soprattutto delle elezioni politiche del 2018.  Pensiamo che questa doppia contingenza abbia favorito di molto il sindaco uscente, che oggi è il nostro sindaco. Molti hanno detto perché Civico 22 non si è coalizzato  subito   con Alternativa per Benevento. Noi diciamo che abbiamo fatto benissimo, e non perche non sappiamo fare autocritica, ma  proprio perché mancava a questa città una nuova offerta politica, una nuova offerta di visione di questa città. L’unica cosa che avremmo potuto fare all’epoca, quando ci siamo incontrati con altre forze prevedendo lo svolgimento delle elezioni a maggio, che invece sono state differite a ottobre, era quella di non avviare il tavolo del programma, senza prima aver capito cos’è la discontinuità, cosa significa rinnovare insieme una classe politica”.
“Noi non siamo quelli che si chiudono a riccio, quelli che credono di essere duri e puri. Però riteniamo che se dovessimo tornare indietro, immaginando una campagna elettorale che finisce ad ottobre, avremmo potuto  ragionare prima su cosa significa un’alleanza del popolo, considerato che la sconfitta al rione Liberta e al rione Capodimonte sia esattamente una mancata  partecipazione popolare. Quando ci hanno proposto solo il nome di Perifano senza una procedura, senza una vera partecipazione popolare, il no è arrivato netto e chiaro, perché non ci convinceva e non ci convince tuttora quel modello. E di fatto tutta la coalizione Arco è convinta del fatto che esattamente quel tipo di partecipazione, che ha portato 5000 persone, è stata una partecipazione di persone che hanno fatto una scelta, perché hanno capito che c’era una terza offerta. Per noi va bene cosi, perché sappiamo che i nostri elettori non sarebbero andati serenamente  a votare, trovandosi di fronte a due scelte”. 
Quindi a chi ci attribuisce l’errore della nostra ingenuità, quello  di aver fatto prima da soli e poi con Perifano, rispondiamo che eravamo prima soli e che siamo tuttora soli. Abbiamo deciso di appoggiare Perifano al ballottaggio, ma noi rivendichiamo assolutamente l’autonomia di pensiero,  l’identità di Civico 22 e quella modalità di scelta che poteva essere o  un voto popolare attraverso le primarie o unanimità tra le forze che si erano incontrate. Queste proposte sono state entrambe scartate, perché evidentemente non si voleva fare un grande lavoro di partecipazione popolare. E secondo noi è lì che abbiamo perso, perché il ceto politico era molto compatto ma non era compatta la città sulle procedure scelte da  Alternativa per Benevento”.
“Ripeto: ho assolutamente grande stima e considerazione per Luigi Diego Perifano, con cui abbiamo fatto un pezzo di strada insieme. Di cosa siamo particolarmente soddisfatti? Delle nostre realizzazioni, considerato che durante la nostra campagna elettorale abbiamo proposto temi  su quali Mastella  faceva la sua agenda governativa. Puntualmente, quando noi parlavamo di contrade, due giorni dopo Mastella parlava delle contrade. Abbiamo parlato di via Saragat al teatro San Marco il 26 settembre, puntualmente il 28 settembre         si è fatta la transazione.  Il 30 ottobre sapremo se è vera dal punto di vista giuridico. Però, è un dato di fatto che il 26 settembre al San Marco il comitato di quartiere sia venuto a parlare sul palcoscenico, gridando tutti i disagi degli abitanti di via Saragat, e che 2 giorni dopo, di fretta e furia, si organizza la firma dei contratti e la firma della transazione. Noi abbiamo grosse  perplessità che il 30 ottobre riescano a produrre tutta la documentazione richiesta”.
Noi abbiamo ricordato a Moretti ciò che gli dicemmo il 25 maggio,  quando egli annunciò la sua discesa in campo, come candidato sindaco. Allora, gli dicemmo, infatti, che la decisione di aver abbandonato il tavolo e di correre da solo, avrebbe avuto come esito la penalizzazione di sedere nei banchi dell’opposizione, considerato che la legge elettorale attribuisce il 60% dei seggi alla coalizione guidata dal candidato sindaco che supera il 50% dei voti.  Gli dicemmo che, nel 2016,, unica competizione di riferimento perché le elezioni del 2021 non si erano ancora svolte, il M5S, relegato all’opposizione, ottenne 2 seggi, avendo conquistato 4.762 voti di lista, mentre l’Udc, schierato con la maggioranza mastelliana che vinse le elezioni, ottenne pure 2 seggi, avendo però racimolato appena 1.475 voti. Lei ci mise a tacere, dicendo che la sua coalizione sarebbe andata in ballottaggio, con possibilità di successo. Ma noi non eravamo affatto convinti della sua certezza.
Ora i risultati hanno confermato la nostra previsione: con 4.682 voti conquistati da lei, la sua coalizione, relegata all’opposizione, ha conquistato soltanto due seggi, attribuiti a lei e all’avv. Giovanna Megna.
“Lei non considera” – ha risposto pressappoco Moretti in conferenza – “che rispetto alla somma dei voti raccolti dalle liste delle coalizione Arco, vi sono stati sulla mia persona 1.353 voti disgiunti”. Questa circostanza, secondo Moretti, non si sarebbe verificata, se egli non avesse abbandonato il tavolo che ha scelto Perifano quale candidato sindaco. Ma, abbiamo obiettato noi, se nel 47,32%, conquistato da Perifano nel ballottaggio, vi è addirittura un 1,73% in più rispetto alla somma del 13,25% conquistato da lei, nel primo turno,  e il 32,34% ottenuto da Perifano, sempre nel primo turno, significa che la sua scelta di allearsi con Perifano nel ballottaggio, è stata condivisa da quei 1.353 elettori. Questo significa che tale scelta sarebbe stata condivisa, anche se avesse aderito alla coalizione guidata da Perifano. Ovviamente, Moretti non ha ritenuto di fare ammenda.
Giuseppe di Gioia

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