Mastella ha perduto le staffe

Un molto nervoso Clemente Mastella, all’indomani del voto ha tenuto, il 7 ottobre, una conferenza stampa, in cui gli operatori dell’informazione, ampiamente soverchiati in numero dalla claque (pardon: dai supporter) del ricandidato sindaco,  sono stati costretti, per insufficienza di sedie, a rimanere in piedi.
Non ce ne voglia Mastella, se anche questa volta, puntualmente registrata, non abbiamo trascritto la sua conferenza, come solitamente facciamo invece con altri. Ma mentre altri parlano in un modo da rendere possibile trascrivere quello che dicono,  il ricandidato sindaco di Benevento, anche se scrive bene, non parla in modo lineare, per usare un eufemismo, in quanto non porta a compimento una frase che subito ne inizia  un’altra. A chi vuole il riscontro di quanto affermiamo, possiamo fare ascoltare la registrazione della suddetta conferenza, registrazione rispetto alla quale abbiamo potuto solo prendere appunti. Se verrà eletto Perifano, come speriamo, avremo, se non altro, un sindaco che sa parlare. 
Nel corso del suo dire, Mastella spesso ha sottolineato una sua peculiarità che si addice al suo stile di megalomane: “Sono l’unico candidato di centro dei capoluoghi di provincia che va al ballottaggio e sfiora il primo turno. Sono l’unico che non ha partiti politici che lo affianchino”.  Con questa affermazione ha voluto sottolineare il riemergere di posizioni centriste, rappresentate, a suo dire, anche da Carlo Calenda, arrivato terzo a Roma. 
Ma Carlo Calenda, nominato nel maggio 2016 ministro dello Sviluppo Economico in quota Monti, nelle cui liste non era stato eletto deputato, iscrittosi poi, con l’avvento del governo giallo verde nel 2018, direttamente alla Direzione del Partito Democratico, posto a guidare successivamente, in forza di tale veste, nel maggio 2019, la lista del Pd nella circoscrizione Nord-Est, ottenendo la elezione al Parlamento di Strasburgo, quattro mesi dopo prende a pretesto l’alleanza governativa del Pd con i 5 Stelle (suoi nemici)  per abbandonare il partito e, forte del medaglino di europarlamentare, fonda Azione, la formazione politica in nome della quale si era candidato a sindaco di Roma. Calenda è quindi un novellino rispetto a Mastella, che vanta una presenza in politica di 45 anni, compreso il periodo (2008-2016) in cui è finito in ombra, perdendo buona parte del suo seguito, anche se in tale periodo (2009-2014) è stato europarlamentare berlusconiano, avendo anche la moglie impegnata in politica: nominata senatrice nel 2018 da Berlusconi, la signora Sandra Lonardo Mastella è stata eletta consigliere regionale nel 2005 nella maggioranza di centro sinistra, guidata da Bassolino,  e nel 2010 nella maggioranza di centro destra, guidata da Caldoro.
Mastella, quindi, pur non avendo avuto, in queste elezioni, partiti che lo avessero affiancato non è un novellino della politica. Nel 2016, affiancato da Forza Italia, presente anche ora nella sua coalizione, e dall’Udc, si era candidato a sindaco di Benevento, per uscire dall’ombra e rilanciare la sua immagine. L’operazione è riuscita, perché gli è stato possibile recuperare in provincia di Benevento e in regione molto di ciò che aveva perduto, mentre la moglie, come dicevamo, è stata nominata senatrice da Berlusconi. Ma il fondatore di Forza Italia viene tradito 2 anni dopo dai coniugi Mastella, dopo che il signore di Ceppaloni fonda Noi Campani per partecipare alle elezioni regionali nella coalizione di centro sinistra, guidata dal rieletto Vincenzo De Luca.

Il voto disgiunto fa perdere a Mastella il 6% rispetto alla somma dei voti ottenuti dalla sue 10 liste
In mancanza sempre di una linea politica, che distinguesse la sua azione, ha costruito sempre il consenso con la costituzione di clientele, nel corso di tutta la sua vita politica, anche soprattutto durante la guida della città di Benevento. Quest’anno,  addirittura ha  assegnato a bar, pub, ristoranti e pizzerie fino al 31 dicembre 2021, spazi gratuiti, oltre a quelli che tali esercenti  già avevano, sacrificando anche il transito pedonale, veicolare e la sosta di autovetture. Così si spiega anche il suo 49,33%, una percentuale comunque bassa rispetto al 55%, conseguito dall’insieme delle sue liste. Ora, se 1.800 elettori, equivalenti al 6% dei voti validi espressi dagli elettori che si sono recati ai seggi, hanno preferito dare il voto a candidati delle 10 liste collegate a Mastella, esprimendo un voto disgiunto per il sindaco, è molto probabile che altri elettori, intenzionati a dare il voto a candidati collegati a Mastella, abbiamo dato poca importanza al fatto che, votando il candidato da essi preferito, avrebbero operato, di riflesso, una scelta anche per il candidato sindaco. Questi elettori, soprattutto se i candidati da essi votati non sono stati eletti, si sentiranno liberi, nel ballottaggio, di operare una scelta diversa da quella operata, automaticamente e indirettamente, nel primo turno.Dire, quindi, “per me ha votato un cittadino su due”, come ha affermato Mastella in conferenza stampa, è qualcosa di irreale, poiché il voto per lui è stato indiretto. E non c’è niente da meravigliarsi, considerato  che Mastella si è meravigliato, del fatto che i suoi competitori abbiano detto  “Abbiamo vinto”, perché vincere, in questo caso, non significava arrivare primi al giro d’Italia, volendo semplificare il concetto con la stessa metafora utilizzata da lui (“Ma avete mai visto che chi arriva secondo al giro d’Italia dica di aver vinto il giro?”), ma smentire quanto, in campagna elettorale, lui ha sempre affermato ad ogni pié sospinto: vinceremo al primo turno. Nel discorso tenuto in piazza Roma il 12 settembre addirittura disse spavaldamente, rispetto a quella che, secondo lui, era una difficoltà per i suoi competitori trovare un accordo nel ballottaggio: “Togliamo l’imbarazzo: vinceremo al primo turno”. Anche adesso, due giorni dopo il voto, ma prima che Perifano e Moretti trovassero un accordo per combattere Mastella nel ballottaggio, ha detto: “i sondaggi dicono che nel ballottaggio supererò il 50%”. Però ha paura, perché la somma del 32,34% conquistato da Perifano, e del 13,25, ottenuto da Moretti, totalizza il 45,59%, una percentuale cui si aggiungerebbe anche il 5.07%, conquistato dalla ex aennina Rosetta De Stasio, la candidata sindaco della coalizione di centro destra, può far vacillare quel 49,33% conquistato da Mastella con un voto indiretto e automatico.

Rosetta De Stasio

La nota di Rosetta De Stasio
Rosetta De Stasio, rotti gli indugi, ha infatti diramato, l’8 ottobre, una nota, che riportiamo integralmente, nella quale dichiara:
“Passata la “sbornia” dei dati elettorali, ho il dovere, ed il piacere, di ringraziare i cittadini, gli amici,  i candidati delle liste Fratelli d’Italia e Prima Benevento, per avere riposto la loro fiducia in me e  nel programma presentato, gratificandomi con tanti consensi”. “E’ mia abitudine essere sincera, per cui non nego che mi sarei aspettata qualche voto in più, che  avrebbe consentito di portare a Palazzo Mosti più di un consigliere. Ma è bene ricordare che siamo  partiti in ritardo, tra mille difficoltà e veti incrociati, e tra enormi ostacoli, posti sia dagli avversari,  che hanno fatto di tutto perché il centrodestra non avesse un candidato sindaco, sia da chi, pur asserendo di appartenere alla comunità che rappresento, ha preferito defilarsi, o addirittura votare  altri candidati a sindaco”. “A costoro (a quelli di Forza Italia – ndr) non andrà il mio ringraziamento, né la mia comprensione per le “motivazioni” di ordine  politico/filosofico/sociologico che essi hanno accampato per giustificare la loro scelta”. “Durante la campagna elettorale ho parlato di un’alleanza con la gente, ed è esattamente questa che  mi ha consentito di raggiungere il traguardo minimo”. “In molti probabilmente si auguravano che venissi considerata una “sorta di fenomeno da  baraccone”: così non è stato e le persone che hanno creduto in me mi hanno dato la loro fiducia a  prescindere dalle “direttive” di padri nobili o finti militanti”. “L’obiettivo minimo era quello di rappresentare la vera opposizione a Palazzo Mosti, di far ritornare  la destra protagonista della vita politica ed amministrativa cittadina. All’interno del Consiglio  comunale dovrò farlo da sola, ma so che all’esterno avrò vicino chi mi ha sostenuto, e questo, per il  momento, è più che sufficiente. Peraltro ho detto più volte che queste elezioni costituivano il punto  di partenza e non di arrivo: e sarà così”. “Devo, inoltre, sottolineare che è stato grazie alla mia candidatura ed ai voti che ho riportato, anche  personali, se Mastella non è stato rieletto sindaco al primo turno. E’ bene che ciò sia chiaro a tutti:  se non ci fosse stata la candidatura di centrodestra, il Sindaco uscente sarebbe stato riconfermato”.  “D’altro canto la mia candidatura, la nostra coalizione, ha avuto un senso proprio perché si è posta  fin dall’inizio come alternativa a Mastella ed al mastellismo imperante, ed i cittadini hanno  compreso bene ciò che abbiamo detto e ribadito durante l’intera campagna elettorale e che intendo  integralmente confermare”.“La coerenza ha premiato, mentre il trasformismo e la transumanza, almeno in parte, ha punito. I  sedicenti rappresentanti provinciali di Forza Italia guidati da Martusciello, insieme ad alcuni  fuorusciti della Lega, che, dopo avere determinato una perdita di tempo enorme per la coalizione di  centrodestra, si sono schierati con Mastella, sono fuori dal Consiglio Comunale e sono responsabili  di avere “liquefatto” una forza politica…”. “Il ballottaggio, più ancora del primo turno elettorale, è patrimonio assoluto della popolazione, nel  senso che, non esistendo più il vincolo a votare il “parente, l’amico, il collega” indipendentemente  dalla lista di appartenenza, il cittadino si sente più libero di scegliere. Ciò anche in considerazione  del fatto che il voto non è più “controllabile””.“Mi auguro che i cittadini di Benevento scelgano in modo consapevole e convinto, tenendo presente  che la nostra città non può essere ostaggio del ricatto e della clientela, né di chi, per fini  esclusivamente personali, continua a passare da uno schieramento all’altro, definendosi  “deluchiano, di centrosinistra o di centro” a seconda dei giorni, cercando così di catturare il  consenso”. “Per quanto mi riguarda ho il dovere di prendere atto che la popolazione mi ha eletta per fare  opposizione, e certamente non tradirò la fiducia accordatami. La mia opposizione, coerente e  propositiva, costituirà non solo un controllo sistematico sull’attività amministrativa ed una  conseguente attività di denunzia, ma anche il modo per far comprendere all’Amministrazione la  bontà dei punti del nostro programma, cercando di realizzarli. Dal potenziamento della sicurezza  della città e dei sistemi di videosorveglianza al rifacimento del piano traffico, dalla cura del verde  pubblico e la riconversione degli spazi aperti alla riapertura dei teatri, dalla manutenzione delle  strade e degli immobili pubblici alla cura e manutenzione dei fiumi, dalla messa in sicurezza delle  zone a rischio idrogeologico all’incentivazione al piccolo commercio, alla piccola impresa di  trasformazione dei prodotti locali ed all’artigianato, dalla predisposizione di un nuovo piano di  commercio, anche per il centro storico, alla cura sistematica dei monumenti, dall’incentivazione del  trasporto pubblico con la previsione di tessere gratuite per coloro che versano in situazioni di  difficoltà economica o fisica, alla predisposizione di rassegne enogastronomiche, dall’istituzione  delle consulte dei cittadini alla informatizzazione dei sistemi di informazione (superbonus, offerte  lavorative, formazione giovanile, ecc.)”. “C’è tanto da proporre e tanto da realizzare per la crescita, lo sviluppo e la conseguente proiezione  esterna della nostra città che le consenta di diventare mèta turistica, individuando e potenziando le  sue vocazioni naturali”. “Ribadisco, anche in questa occasione, il mio impegno con la cittadinanza di Benevento, certa che  potrò contare, oltre che sulla fiducia accordatami, anche su una collaborazione fattiva, nel rispetto  di quell’alleanza autentica che non conosce ricatti né clientele. Benevento deve diventare una città  “a dimensione di futuro”.

Mastella paragona al comitato di liberazione nazionale l’esigenza dei suoi oppositori di liberare la città da lui
In conferenza, poi, il ricandidato sindaco ha paragonato la liberazione di Benevento da Mastella, auspicata da Perifano e da Moretti, al comitato di liberazione nazionale. Mai paragone fu tanto pertinente, signor Mastella. Il problema, infatti, è quello di cacciare lei da Palazzo Mosti, perché lei, come abbiamo dimostrato, si è fatto eleggere sindaco 5 anni fa, per rilanciarsi politicamente e per fare, quindi, unicamente i…casi suoi. Lei è stato il peggiore sindaco che Benevento abbia mai avuto. Mastella, senza fare il nome,  se l’è presa poi con Moretti  quando ha detto testualmente: “Da questi impresari della carità (infatti, il presidente del Sale della Terra fa cose che Mastella non pensa neanche lontanamente di fare – ndr) sentiamo dire: abbiamo evitato che vincesse Mastella. Ma, invece di dire cosa vuol fare per la città di Benevento nel senso di annunciare programmi in vista di quelli che possano essere  gli atteggiamenti futuri della città di Benevento, dice: dobbiamo liberarci di Mastella”.  Infatti, Mastella,  considerato il solito niente mischiato con il nulla dallo schieramento di Alternativa per Benevento, ha affrontato e risolto  tutti i problemi della città.E, sempre riferendosi a Moretti, ha proseguito: “Questo ha preso il 14% dei voti (molti per una persona che si mette il lizza per la prima volta ndr). Se avesse avuto il suffragio della opinione pubblica, sarebbe stato il primo eletto.  Se la gente voleva scegliere Perifano, avrebbe dato a lui il 49% invece che il 30% (perché non ha detto che ha preso il 32,34%? – Ndr).  Fossimo stati alle regionali, la partita si sarebbe chiusa anche senza aver superato il 50% come è successo a Reggio Calabria (evidentemente è informato solo dei fatti che lo rendono ampolloso. Non sa, infatti, che in Calabria il candidato di centro destra, Roberto Occhiuto, ha preso il 54,4% -dr)”.

Mastella appalta lavori a ditte di Casal di Principe
In un altro passaggio, rispetto alle accuse di Perifano, secondo cui a Benevento si appaltano lavori a ditte del Casertano, e in particolare di Casal di Principe, per quanto riguarda l’estensione della rete idrica in contrada Roseto, ha affermato: “Non conosco le ditte che lavorano a Benevento, così come non conosco quelle di Benevento che lavorano altrove. Se venissero ditte da fuori, queste dovrebbero affrontare il duello con la Magistratura (!)”.Va precisato che davanti al cantiere di contrada Roseto, firmato dal sindaco Mastella, dall’assessore ai Lavori Pubblici, Mario Pasquariello, e dal dirigente LL.PP., Maurizio Perlingieri,  c’è il manifesto relativo all’affidamento dell’appalto alla B.N.R. COASTRUZIONI SRL – via Giovanni Pascoli n. 34 Casal di Principe. “Sarà una coincidenza”,  ha precisato Luigi Diego Perifano, suo competitore nel ballottaggio, “ma negli ultimi anni gli inviti a ditte per gare di appalti sotto soglia seguono spesso la direttrice Benevento-Caserta-Napoli. Sarà colpa del postino! Ma se vuole, ripeto, possiamo parlarne in pubblico. Quando, dove e come vuole”. 

Mastella, mentre dice di essere costumato, offende il deputato dem Enrico Borghi
A Mastella, invece, piacciono i soliloqui, perché, in assenza di contraddittorio, possa avere sempre ragione.   Infatti, sapendo di non poter essere contraddetto, neanche da noi che gli  abbiamo rivolto una domanda  più importante, in conferenza  (quella del 5 ottobre, poiché ne ha tenuto un’altre l’8 ottobre) ha  definito come “stronzate” le considerazioni fatte del commissario della federazione del Pd, Enrico Borghi, nella nota diffusa il 5 ottobre.Il parlamentare della Val d’Ossola, oltre a rilevare che il sindaco uscente ha raccolto meno voti delle liste che lo sostenevano e che non gode più della maggioranza assoluta della città, ha affermato: “Il Pd, nonostante ciò che è avvenuto, è il primo partito della città, e quindi chiaramente indicato ed incaricato dagli elettori per guidare il percorso di rinnovamento della capitale del Sannio”, aggiungendo: “Su queste tre premesse, oggettive ed indiscutibili, ci impegneremo in queste due settimane per l’affermazione di Luigi Diego Perifano al ballottaggio”. Mastella  ha avuto l’ardire di affermare che le 7 liste espresse da lui (esclusa quella degli scissionisti del Pd, quella di Forza…Italia e quella di Sannio libero) raggiungono il 43%.  Qualcuno, un giornalista non di comodo, gli avrebbe dovuto fare  osservare che quel 43% è stato conquistato da 224 candidati e non da 32, quanti erano quelli della lista Pd. Se si vuole stabilire questo termine di paragone, si potrebbe dire che, nel 2016,  esclusa la lista Lealtà per Benevento, che ottenne il 6,14%, e Benevento popolare, che ottenne il 5,49%, le 5 liste ispirate dal Pd sfiorarono il 35%, superando la somma  (29,72%) delle percentuali conquistate dalle quattro liste collegale a  Mastella: Lista Mastella 11.37%, Noi Sanniti per Mastella 8,97%, Forza Italia 5,72%, Udc 3,79%.Mastella, poi, sempre nell’intento di demolire le considerazioni di Borghi, ha affermato: “Se vogliamo solo mettere insieme Noi Sanniti  per Mastella (7,15%) e Lista Mastella (10,57%), due liste  mastelliane doc,  già superiamo il 14,37% della lista Pd.  Ma, signor Mastella, anche in questo caso, si tratta di 64 candidati, e non di 32, che hanno raccolto quelle due percentuali  per un totale del 17,72%.Quindi, signor Mastella, come abbiamo dimostrato, lei, e non Borghi, ha detto delle stronzate. Lei che, proclamatosi “molto costumato”, non avrebbe “mai visto una malvagità fuori luogo con una modalità, in questa campagna elettorale, mai riscontrata nella vita politica”. Ma sa, signor Mastella,  che cosa significa  essere malvagio? Il Garzanti dice: Cattivo. 

Luigi Diego Perifano

Mastella continua a buttare fango addosso a Perifano, mentre lui ha candidato ed eletto nel suo ex Udeur uomini collusi con la camorra casalese
Infatti, lui, Mastella,  non perde un momento per buttare fango addosso a Perifano.  Quando  il suo competitore  non era stato ancora ufficializzato come candidato sindaco di Alternativa per Benevento, scomodò perfino Mario Perifano, padre di Luigi, il quale, venuto meno alcuni anni fa, non avrebbe potuto difendersi dalle sue illazioni.Di recente, ha accusato Perifano di avere numerosi incarichi legali, mentre nel Sannio vi sono eccellenti professionisti che hanno poco lavoro.  Perifano gli ha replicato: “Comprendo il suo livore  per aver visto svanire quella vittoria al primo turno che aveva contrabbandato per certa da mesi. Capisco anche che chi ha vissuto sempre di politica abbia difficoltà insuperabili a comprendere come funzionano le libere professioni. Nel suo mondo non è mai esistito il merito, per cui è indotto a pensare che tutti gli incarichi professionali siano oggetto del solito mercimonio clientelare in cui è maestro. In vita mia, non ho avuto mai bisogno di sollecitare incarichi professionali: Grazie a Dio, sono sempre stato scelto da una affezionata clientela che ha riposto fiducia nelle mie attitudini professionali. So di dargli un dispiacere, ma molte delle pubbliche amministrazioni, che si rivolgono a me per assistenza legale, sono guidate da uomini del suo partito, a conferma che i rapporti di fiducia professionale non seguono le logiche meschine a cui è evidentemente affezionato”.
La mattina dell’8 ottobre, intervenuto, come ospite privilegiato de La7, nella trasmissione “l’aria che tira”,  ha ancora sollevato l’appartenenza di Perifano alla massoneria. Poiché in quella occasione non è stata rispettata la par condicio, nessuno gli ha potuto far rilevare  che lui, Mastella, ha avuto un assessore massone, che non è stato neanche eletto; che Perifano ha ripetuto fino alla noia di essere iscritto, ora, soltanto all’ANPI (Associazione Nazionale Partigiani d’Italia) e all’Unione Nazione per la difesa dei Diritti dell’Uomo. Abbiamo saputo, però, che la mattina del 9 ottobre una troupe de La7 ha intervistato Perifano, per stabilire la parità.
Ma, ammesso e non concesso che il competitore di Mastella sia ancora massone (ricordiamo al ricandidato sindaco che la massoneria non deviata ha fatto l’Unità d’Italia), l’appartenenza ad una loggia massonica è niente rispetto a chi fa eleggere, nel suo ex Udeur,  al Consiglio regionale, nel 2005, persone come il casalese Nicola Ferraro, condannato a 7 e 6 mesi per collusione, sin dal 2000, con la camorra casalese;  fa eleggere senatore nel 2006, sempre nel suo Udeur, un funzionario della Regione Campania, il quale, per aver affidato lavori, tra il 2006 e il 2010, con la motivazione della massima urgenza, a ditte casalesi, viene condannato a 6 anni per concorso esterno in associazione mafiosa, anche se la sentenza sarà poi cassata, nel settembre 2020, dalla Suprema Corte;  ottiene copiosi voti, per l’Udeur, prima, e per Noi Campani, poi, nel comune di Casal di  Principe; continua ad affidare lavori a imprese di Casal di Principe, come ha dimostrato Perifano, il primo ottobre nel discorso di chiusura della campagna elettorale, e come abbiamo affermato noi in questa nota, nel riportare gli estremi del manifesto affisso davanti al cantiere di contrada Roseto.

Mastella inventa accuse di sana pianta
Nella sua pagina facebook,la mattina del 7 ottobre, Mastella ha pure pubblicato: “Questi moralisti immorali attorno a Perifano stanno chiamando tutti i miei candidati, eletti e non, a passare con loro. Che squallore politico. Ed offrono a tutti assessorati, sono già 100 quelli offerti, vice sindaci, già acquisito al duro e puro Moretti, presidenze a gogo’. Per ogni posto 10 promesse. State calmi, avete preso 20 punti in meno (non più 17? – ndr), 6.000 voti in meno. Da un sondaggio commissionato supero abbondantemente il 50%. Usate finanche ambasciatrici screditate. Ho le prove di quanto dico. La cosa bella è che tutti i miei candidati vi stanno mandando a…diavolo. La dignità non si vende”.
Rispetto a queste illazioni, Perifano, nel corso della conferenza stampa, tenuta all’Una Hotel, nel pomeriggio del 7 ottobre, insieme a Moretti, per ufficializzare l’intesa delle due coalizioni nel ballottaggio, ha affermato: “Se c’è solo un candidato della coalizione di Mastella che può dichiarare di aver ricevuto un invito al voto in cambio di qualsivoglia utilità, sospenderò, seduta stante, la mia candidatura. Ma invito anche Mastella ad assumere pubblicamente il medesimo impegno”. 
A seggi ancora aperti, Mastella ha denunciato che scrutatori, evidentemente di schieramenti avversi a lui, avrebbero votato nella sezione dove erano stati indicati come scrutatori e successivamente, con una nuova tessera elettorale, nelle sezioni di appartenenza. Facciamo un esempio, signor Mastella: Se il signor Di Gioia, elettore della sez. n.26, è stato indicato scrutatore (prendiamo un numero a caso) nella sezione n.35, può benissimo votare nella sezione 35 e, successivamente, con una nuova tessera elettorale, nella sez. 26. Ma mentre il suo voto nella sezione 35 viene annotato sul verbale dal presidente, nella sezione 26 il voto viene annotato a fianco al nome sulla lista elettorale. Se Mastella, quindi, ha le prove di questa truffa elettorale posta in essere dal signor Di Gioia, deve segnalare il caso alla Procura della Repubblica, di modo che l’Autorità giudiziaria, sequestrati  il verbale della sez. 35 e la lista elettorale della sez. 26, possa rilevare la truffa e arrestare il sig. Di Gioia. Se non ha denunciato nulla alla Procura, signor Mastella, stia zitto. La denuncia sulla stampa ha solo il fine di sollevare scandali in danno dei suoi avversari.

Angelo Moretti

Mastella teme l’intesa raggiunta tra Perifano e Moretti
Dopo la stipula dell’intesa tra Perifano e Moretti, Mastella ha tenuto, come dicevamo, un’altra conferenza stampa l’8 ottobre, alla quale, non sappiamo perché, non siamo stati invitati. In questa conferenza ha accusato Moretti di aver offeso gli ottantenni nella misura in cui ha affermato che le persone aventi questa età, come Mastella, devono andare in pensione. Mastella, leggiamo sul Mattino,  ha precisato di avere 76 anni, la stessa età di Draghi, che invece ne ha 74.  Ma, indossando le bisacce di Esopo, ha esposto nella tasca anteriore la composizione della forze politiche che lo fronteggeranno nel ballottaggio, sostenendo che contro di lui c’è “un fritto misto”, come se i 307  candidati delle sue 10 liste, nascosti nella tasca posteriore,  fossero omogenei tra di loro.

Nel 1993, Viespoli, nel ballottaggio, sovvertì il responso del primo turno. Vi sono ottime possibilità che si ripeta quella circostanza
Nella conferenza del 5 ottobre, noi gli abbiamo fatto rilevare: Nel 1993, la prima volta che è stata introdotta la elezione diretta del sindaco, il candidato sindaco Pasquale Viespoli ottenne nel primo turno il 31,34%, mentre la lista Partecipazione che lo sosteneva conquistò il 17,93%. Il candidato di centro sinistra, Donato Del Mese, ebbe invece il 38,78%, mentre le liste a lui collegate (Dc 30,34%, Psdi 8,57% Insieme per la città [Psi] 22,34%, Udc 1,16%) si portarono sul 62,41%, per cui si attribuirono tale percentuale di consiglieri, in un  Consiglio di 40 membri. Già nel primo turno vi era stato un forte voto disgiunto, in danno di Del Mese e a vantaggio di  Viespoli e di Domenica Zanin, la candidata sindaco sponsorizzata dal Pds (post comunisti). Ma, nel ballottaggio, Viespoli raggiunse il 73%, beneficiando del voto degli elettori che avevano votato per la  Zanin, la direttrice didattica che, nel primo turno,   era stata sostenuta dalla lista Alleanza per Benevento (17,31%), costituita prevalentemente da pidiessini.  Ma Viespoli continuò a beneficiare dell’apporto consistente di altri elettori di centro sinistra, a conferma della  non omogeneità di questo schieramento, mentre Del Mese scese al di sotto del 27%.
Il fenomeno ebbe spiegazione nella voglia di cambiamento rispetto al decennio precedente, in cui Antonio Pietrantonio, il sindaco dei record, secondo Mario Pedicini, amico di partito e di corrente, allora, di Mastella, aveva governato la città, causando il primo vero dissesto finanziario e lasciando debito fuori bilancio, pervenuti all’incasso nelle amministrazioni guidate da Fausto Pepe. Ma questa riflessione non è stata esternata a Mastella. Viespoli divenne un sindaco di minoranza, ma sostenuto da consiglieri mastelliani, non ufficialmente, poiché (anche queste circostanza non è stata esternata a Mastella) c’era una certa incomunicabilità, per usare un eufemismo, tra Mastella e Viespoli. La domanda: lei come si comporterebbe se nel ballottaggio si dovesse verificare la situazione di allora?  Risposta di Mastella: “Ma lei perché mi fa la domanda in negativo? Poi, Del Mese, allora, nel ballottaggio ha perso soltanto il 10%, mentre il distacco tra me e Perifano (il 5 ottobre non c’era ancora l’intesa tra Perifano e Moretti – ndr) ora è di 17 punti”.Ma basta che Mastella resti al 49% o che perda soltanto qualche altro punto perché venga sconfitto. Che abbia già la maggioranza di 18 consiglieri in Consiglio è un fatto secondario, perché, se vince Perifano, come è molto probabile, ci sarà lo stesso esodo di consiglieri, da opposizione a maggioranza, che si è verificò qualche mese dopo l’insediamento di Mastella, come sindaco, il 20 giugno del 2016 a Palazzo Mosti.Anzi, diremmo, su questo versante dovrebbe lavorare, comunque vada il ballottaggio,  il commissario Borghi, dal momento che egli è intenzionato a ricucire lo strappo degli scissionisti del Pd, i quali, nella lista Essere democratici, collegata a Mastella, hanno ottenuto 2 seggi.
Giuseppe Di Gioia

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