Mastella, in politica, ha pensato solo ai casi suoi

Mastella apre il suo comizio di domenica scorsa polemizzando con Salvini che il giorno prima lo aveva accusato di essersi alleato con il presidente della Regione Campania, dopo essere stato a lungo nel centro destra insieme alla moglie diventata senatrice (in liste bloccate, aggiungiamo noi). Anche Salvini, alleatosi con Forza Italia e con Fratelli d’Italia alle politiche del 2018, ha poi abbandonato i suoi alleati  per fare un governo con i 5 Stelle, ha osservato Mastella. Infine, ha aggiunto Mastella, si è alleato con Pd e 5 Stelle nella maggioranza che sostiene il governo  Draghi. Mastella, però non ha detto che di questa maggioranza, in Senato, fa parte anche la moglie, che, per non essere irreggimentata, non aderì infine al gruppo dei Responsabili, costituitosi in sostegno del governo Conte,  un gruppo che si fermò a 10 esponenti , quando invece ne occorrevano almeno 15 per dare, in quell’Aula, una maggioranza qualificata al governo, in modo da vanificare il venir meno  di Italia Viva dalla maggioranza. 

Tuttavia, Mastella, dall’alto della sua statura politica che va sbandierando in questi giorni, si era messo alla ricerca dei Responsabili, campeggiando su tutti i canali televisivi, scontrandosi anche con Calenda, per salvare…il governo Conte dal pericolo di nuove elezioni. Ma la sua missione si è rivelata un misero fallimento.
Per quanto riguarda l’accusa, mossa da Salvini, di “essere passato da una parte all’altra”, Mastella ha precisato: “io sono passato anche quando ero in minoranza”. Per soppiantare questa enorme bugia, è ancora il caso, qui, di citare cronologicamente tutte le metamorfosi subite da Mastella da quando si è sciolta la Dc. Diciamo, molto velocemente, che Mastella, finito in minoranza, nelle elezioni del 1996, insieme alla coalizione di Berlusconi, dopo essere stato, in forza del condizionamento del suo Ccd esercitato si Berlusconi,  ministro del Lavoro, nel 1994, del governo Berlusconi  durato 7 mesi perché messo in minoranza da Bossi, nell’autunno del 1998, aderì all’Udr costituito da Cossiga per appoggiare il governo D’Alema, lasciando il Ccd che aveva costituito con Casini, il quale lo accusò di acchiappa poltrone. Conseguentemente, mise subito in essere il ribaltone della maggioranza di centro destra in Campania, di cui il suo Ccd aveva fatto parte, una maggioranza guidata da Antonio Rastrelli, un ex missino che quando indiceva i suoi comizi in piazza Matteotti, faceva scrivere sui manifesti “Piazza ex Poste”. 
Poi, nel 2000, aderisce, in Campania,  alla coalizione di Centro sinistra, guidata da Antonio Bassolino che vince le elezioni. L’adesione, ovviamente, viene replicata del 2005, imponendo la candidatura della moglie nel listino del Presidente, dove si viene eletti, se vince il presidente, senza mettersi alla ricerca di preferenze, mentre nella lista provinciale dell’Udeur,  costituito da lui dopo aver lasciato Cossiga, viene eletto Fernando Errico. 
Acquisito il potere forte in Campania, poco importa che, nel governo del Paese,  il suo partito sia all’opposizione, non per sua scelta, ma perché, nel 2001, la coalizione di centro sinistra, guidata da Francesco Rutelli, perde le elezioni nei confronti della coalizione di Berlusconi.
In Campania, però, il suo partito, ottenuta nel 2005 una percentuale a due cifre, persegue mire espansionistiche, con l’allargamento delle sue clientele, al punto che, grazie ad intercettazioni telefoniche, Mastella, la moglie, e il suo entourage vengono indagati, prima, e inquisiti, poi, dalla Procura di S.Maria Capua Vetere.  Ma, nel periodo in cui parte l’inchiesta, nel 2008,  lui è da due anni nel governo Prodi,  con la carica di Guardasigilli, ottenuta anche in questo caso con la messa in atto di un forte…condizionamento: in occasione della elezione del presidente del Senato, nella persona dell’ex segretario della Cisl, Franco Marini, lui, che era stato eletto senatore, il calabrese Nuccio Cusumano, e Tommaso Barbato, il funzionario della Regione che verrà poi condannato per aver concesso appalti con la motivazione della massima urgenza a ditte casalesi, scrivono sulla scheda il nome di Francesco Marini, rendendo necessaria una successiva votazione, poiché quei tre voti nulli, non consentono a Marini di avere una maggioranza per essere eletto. Mastella è quindi determinante. 
Così, con metodi che esulano dalla individuazione di capacità, Mastella è diventato due volte ministro, perché anche lui,  quando era nella Dc, pur essendo “maggiordomo” di Ciriaco De Mita, è stato uno dei 50-60 sottosegretari, tra il 23 luglio 1989 e il 28 giugno 1992, in due nomine consecutive presso il  Ministero della Difesa, senza mai avere quei ruoli apicali, quelli sbandierati nel corso del suo comizio,  per averli ottenuti, nel modo  che dicevamo, da Berlusconi e da Prodi. Ed essendo “maggiordomo” di De Mita, si è trovato ad avere a che fare con i Fanfani, gli Andreotti,  i Forlani,  e anche con Mattarella, che dovevano allora incontrare il segretario della Dc.
Nel 2006, da fresco ministro della Giustizia del Governo Prodi, Mastella indica un suo uomo, Fausto Pepe, come candidato sindaco di Benevento nella coalizione di centro sinistra che vince al primo turno. Ma Fausto Pepe non lo segue quando, nel mese di febbraio del 2009, passa nello schieramento berlusconiano, tentando di mettere in crisi la maggioranza al Comune di Benevento, della quale il suo Udeur faceva parte,  e quella, pure di centro sinistra, cui lui aveva contribuito a dar vita, nel maggio del 2008, come ripiego, dopo essere stato respinto, nelle elezioni politiche del 2008, dalla coalizione di centro destra guidata da Berlusconi.  Eppure quelle elezioni erano state favorite da lui, avendo fatto cadere il 24 gennaio del 2008, il governo Prodi.
Mastella, che intanto, dopo il passaggio nella costituita Casa delle Libertà, è stato eletto al Parlamento di Strasburgo,  non ha però i numeri per mettere in crisi il governo Bassolino in Campania, ma la moglie non lascia il posto di presidente del Consiglio regionale.  Lady astella viene poi candidata ed eletta, nel 2010, nella coalizione di  centro destra guidata da Stefano Caldoro, che vincerà le elezioni, ma  non viene riconfermata consigliera regionale,  nel 2015, quando Caldoro perde le elezioni, contro Vincenzo De Luca.
Mastella, non avendo più una carica elettiva in famiglia, poiché anche lui non è stato rieletto nel 2014 nel Parlamento di Strasburgo, continua a perdere il suo seguito in provincia di Benevento.  Dopo il passaggio nel Pd, molto prima del 2014, dell’attuale consigliere regionale mastelliano, Luigi Abbate e di Luigi Scarinzi, entrambi assessori nelle amministrazioni di centro sinistra del capoluogo sannita, e di altri mastelliani ancora, anche Francesco De Pierro, consigliere comunale dell’Udeur, passa al Pd nel 2015. 
A Mastella non resta, per risollevarsi sul piano politico e dell’immagine, che giocare la carta della candidatura a sindaco di Benevento nelle elezioni del 2016, elezioni che vince nel ballottaggio del 19 giugno di quell’anno, contro il candidato del centro sinistra, il dem Raffaele Del Vecchio, vice sindaco nelle due amministrazioni di centro sinistra, che ora, da non candidato, sostiene la lista, schierata nella coalizione mastelliana, in cui sono candidati De Pierro e Cosimo Lepore, un altro assessore, quest’ultimo, della precedente amministrazione di centro sinistra, e altri loro seguaci, alcuni dei quali  di provenienza dem. Tra questi, vi è Riccardo Iasiello, un dipendente comunale che, nella metà degli anni 80 ottiene un distacco sindacale nella CGIL, rivendicando dal sindacato il pagamento di quelle competenze accessorie non più contenute nello stipendio corrisposto dal Comune. Nel 1992, Iasiello diviene segretario di Umberto Del Basso De Caro, quando l’attuale deputato dem viene eletto per la prima volta alla Camera dei Deputati.  Poi, alcuni anni dopo, quando probabilmente è già avvocato, la professione che esercita tuttora, passa nell’entourage mastelliano, dove ottiene la nomina nel Cda di un ente strumentale. Infine, qualche anno fa, lo abbiamo visto nel Pd. Non è dato sapere dove lo troveremo successivamente.
Quindi,  attenzione quando Mastella dice di non volere il ritorno di quelli  che c’erano prima, perché, come abbiamo dimostrato, sono con lui quattro ex assessori di centro sinistra, anzi cinque (dimenticavamo Rosario Guerra) e tre di essi, Lepore, Scarinzi, e appunto Guerra sono candidati nelle sue liste, mentre nella coalizione Alternativa per Benevento, guidata da Luigi Diego Perifano, non è candidato nessun ex amministratore di centro sinistra.
Mastella, poi, ottenuta da Berlusconi la nomina a senatrice della moglie, nella convention regionale di Forza Italia del 3 febbraio 2018 scioglie il suo Udeur, ricostituito il 16 dicembre 2017 nella stazione marittima di Napoli. Ma due anni dopo, fiutata la riconferma di De  Luca a Presidente della Regione dopo aver ritirate le sue ridicole dimissioni da sindaco, abbandona Berlusconi con il pretesto di non aver ottenuto l’indizione delle primarie per l’individuazione del candidato presidente della Regione, e fonda Noi Campani per partecipare, alleato con De Luca, alle elezioni regionali. 
Come abbiamo cercato di dimostrare, Mastella, in tutta la sua carriera politica, iniziata nel 1976, quando è stato eletto per la prima volta deputato, è stato in  minoranza una sola volta, e non per sua scelta, dal 2001 al 2006, nel governo del Paese, perché, nel governo regionale è stato sempre abbarbicato al potere. Egli, considerato da Wikipedia “uno dei politici italiani più trasformisti” ha giustificato il suo continuo cambio di campo con il fatto che, essendo sempre stato piccolo il suo partito, ha dovuto districarsi, come un giocatore di rugby tra agli avversari (un esempio che non si addice affatto al caso), ovviamente, aggiungiamo noi, per avere sempre le mani in pasta.
Ma, per coerenza, pur essendo a capo di un piccolo partito, si può anche rimanere alla stesso posto, senza rincorrere il potere. Tuttavia, non ha mancato di dire che, con il suo piccolo partito, ha deciso i destini politici nazionali per 12 anni, come se fosse un punto di orgoglio, e non di qualche altra cosa, tutt’altro che orgogliosa. Meglio essere testa di sardina che coda di pescecane, secondo lui. Infatti, da quando è scomparsa la Dc, è stato sempre alla testa di piccole formazioni politiche, pur di esercitare quelli che eufemisticamente potrebbero chiamarsi condizionamenti. 
Per esercitare il suo potere, Mastella, dal 1976 ha costituito clientele come base di consenso,  clientele che tale Antonio Colangelo chiama classe dirigente, il che sarà pure vero se persone, inserite in posti chiave della pubblica amministrazione senza aver partecipato a un concorso pubblico, fanno parte oggi di una classe dirigente. Questo signore, poi, per argomentare il suo dire fa i nomi di Nava, Izzo e Fucci, persone che, annoverabili nella classe politica, non sono più con Mastella.  
Ma esaltare a qualità politica la costituzione di clientele, non è una buona ragione per sottrarre Mastella da un confronto con gli altri candidati alla carica di sindaco. Abbiamo saputo che la mattina del 14 settembre, candidati di Noi Campani hanno rifiutato il confronto in Rai con la coalizione di Angelo Moretti.
In America, è proprio il confronto tra i candidati alla Casa Bianca che determina spesso la scelta dei cittadini. Nei canali televisivi, sia pubblici che privati, solo a chiusura di una campagna elettorale vi sono i monologhi con l’invito al voto. In altre occasioni, vi sono sempre i confronti. Perché Mastella si sottrae? Perché forse si trova più a suo agio facendo degli assoli senza essere contraddetto da nessuno. Se quando ha parlato, anche nel comizio, del fallimento dell’AMTS, del mamozio di piazza Duomo e del Malies, si fosse confrontato con i suoi competitori, forse i cittadini avrebbero percepito anche una realtà diversa da quella che lui ha denunciato. Basti dire che questi tre sconci appartengono ad amministrazioni di centro destra, e due di essi appartengono addirittura ad una amministrazione nella quale vi erano due assessori, Luigi De Minico e Mario Pasquariello, che fanno parte della  maggioranza uscente di Mastella.
Rispetto al pericolo che, nel ballottaggio, possa avere contro le coalizioni guidate dai suoi competitori, molto spavaldamente ha affermato: “togliamo l’imbarazzo, perché vinceremo al primo turno”, una espressione, questa, alla quale Il Mattino del 13 settembre  ha fatto seguire, sempre nel virgolettato, “Ho visto sondaggi molto buoni”. Questa frase, che forse Mastella avrà comunicato in privato al cronista del quotidiano napoletano, non risulta dalla registrazione che noi abbiamo fatto del comizio del sindaco, trasmesso, in diretta, da una emittente televisiva filomastelliana.   
Non vogliamo essere ripetitivi, rispetto a quanto affermato da  Mastella in Conferenza stampa, ma ricordare che  egli, dopo aver detto “e voglio salutare qua quelli che sono morti a Benevento (quasi fossero presenti –ndr) e le loro famiglie” nella speranza di raccogliere consenso, ha dato mascherine a tutti i cittadini,  “quando la gente a Villa Margherita si contagiava”, evidentemente in mancanza di mascherine, è certamente un fatto che fa cronaca, a dimostrazione  di come Mastella possa rivendicare iniziative di questo tipo,  a sostegno  del suo operato. Non ha detto però che le mascherine, a differenza di quelle della regione fatte recapitare ai cittadini nelle cassette della posta, non sono giunte a tutti i beneventani, perché la distribuzione è stata affidata ai comitati di quartiere , che egli ha disconosciuto, in conferenza stampa, per il fatto che  Luigi Marino, presidente del comitato di quartiere del centro storico gli fa sempre le pulci per il fatto che non mette ordine nelle sere della movida.  E non ha detto neanche che ha difeso la direzione di Villa Margherita rispetto a chi denunciava la presenza di primi contagi in tale struttura. Sta di fatto che poi anche il direttore di Villa Margherita è finito in ospedale, nella prima fase della pandemia.
Ha rivendicato la distribuzione di diverse migliaia di saturimetri, avocando a sé, probabilmente,  anche quelli distribuiti dalle farmacie;  l’attenzione esercitate verso lo screening, che una struttura inviata dalla Regione ha eseguito su diecimila persone; la chiusura delle scuole pericolanti e non antisismiche, rispetto però a ciò che sul piano nazionale si poneva in essere dopo il terremoto verificatosi nell’estate del 2016 nel  centro Italia;  la premura di aver telefonato ai cittadini per dire “cosa dovevano fare”, ma anche per dire, a spese delle casse comunali, che non avrebbe voluto il ritorno a Palazzo Mosti di quelli che c’erano prima; l’illuminazione dei monumenti in modo del tutto gratuito, senza aggiungere che l’Acea, socio di maggioranza della Gesesa, ha eseguito l’opera facendo gravare i costi sulle salate bollette idriche pagate dai cittadini, ma avendo l’intenzione di mettere le redici a Benevento, tant’è che il sindaco non ha concesso la celebrazione  di un referendum richiesta da tremila cittadini per liberare l’acqua dal profitto dei privati.
Ma il sindaco non ha fatto neanche cenno all’inquinamento, da parte della Gesesa, e  quindi di Acea, di 12  depuratori, con la complicità di Piero Porcaro, marito dell’assessore Maria Carmela Mignone, che eseguiva analisi compiacenti sulle acque dei depuratori. Se il sindaco avesse accettato il confronto, qualcuno gli avrebbe sbattuto in faccia questa circostanza.
Poi, ha precisato, bontà sua,  di non aver detto per vanità che Draghi gli risponde se gli telefona, ma per spiegare  che tutte le sue relazioni, ciò che egli possiede come dote, hanno lasciato un ricordo di notorietà. 
Mastella ha denunciato il degrado della Spina verde al rione Libertà. Ma se quelli che l’avevano realizzata e inaugurata durante la campagna elettorale, al termine cioè dei lavori, sono stati sconfitti da lui nel 2016, è evidente che solo lui avrebbe dovuto evitare chela struttura venisse vandalizzata. Ha detto che, tra dicembre e gennaio prossimi, sarà riaperto il Teatro Comunale, dopo 20 anni, all’anema d’’a palla!, che è rimasto chiuso. Il teatro è stato chiuso alla fine del 2012, in seguito a determinati parametri varati dal governo Monti  per quanto riguarda  l’agibilità delle strutture destinate a spettacoli. Ma non ha detto che la richiesta di 400mila euro, per l’esecuzione dei lavori, fatta pervenire a Stefano Caldoro, allora governatore della Regione, non era stata sollecitata dalla moglie che era consigliera regionale di maggioranza. 
L’esecuzione dei lavori, avviata quest’anno dal Provveditorato alle opere pubbliche,  è stata resa possibile grazie al milione di euro che, nell’agosto 2016,  il Ministero alla Infrastrutture e ai trasporti ha messo a disposizione del Ministero dei beni culturali, grazie all’interessamento del sottosegretario Umberto Del Basso De Caro.
Speriamo che non sia Mastella ad inaugurare l’agibilità del Teatro, perché, anche se la ristrutturazione non appartiene a un suo interessamento, sarebbe l’unica inaugurazione eseguita da lui di un’opera, non progettata e non avviata a realizzazione dai suoi predecessori. Lui non ha inaugurato nulla di ciò che sia stato realizzato da lui, fatta eccezione per qualche sala slot. La realizzazione del ponte ciclopedonale, intitolato al tenore Pagliuca, e del ponte rotabile, intitolato ad Antonio Tibaldi, inaugurati da lui, e la installazione, sotto la sua amministrazione,  della rifatta scala mobile che via del Pomerio conduce agli uffici comunali di palazzo Impregilio, appartengono  a quelli di prima.
Tuttavia, ha detto che dopo essere stato “fregato come ministro della Giustizia, per un orrido atteggiamento calunnioso  e disprezzante, Benevento è precipitata”, dopo che egli l’aveva fatta conoscere attraverso molte manifestazione, svoltesi anche a Telese.
“Quando sono arrivato a Palazzo Mosti, ho trovato la città che era un paesone”, ha ripetuto Mastella.  Ma questa constatazione non deve essere considerata,  a suo avviso, come offesa per i cittadini,  poiché, ha spiegato, non è colpa del medico se il paziente è malato.
Lui l’avrebbe restituita a dignità di città, con BCT, l’annuale manifestazione, giunta alla quinta edizione, che appartiene, lo ripetiamo ancora una volta, alla iniziativa di un privato e non del Comune come il sindaco ha avuto a precisare a suo tempo;  con “Città Spettacolo”, la rassegna teatrale che, nata da una splendida intuizione di Ugo Gregoretti, lo ripetiamo ancora una volta, e assurta, grazia alla direzione del noto regista scomparso tre anni fa,  alla considerazione nazionale,  è scaduta, sotto Mastella, al livello di sagra paesana, divenendo, nell’ultima edizione, anche una passerella elettorale per Mastella; con il Premio Strega, laddove, lo ripetiamo ancora una volta, la presentazione dei 12 partecipanti al Premio è avvenuta, per la prima volta, nel 2008, sotto l’amministrazione di centro sinistra. Lui, quest’anno, ha ottenuto dall’organizzazione del Premio Strega  che il sorteggio dei cinque finalisti avvenisse a Benevento. Ma per ogni  evento c’è sempre una prima volta, e non è detto che quelli che c’erano prima non sarebbero riusciti a portare a Benevento anche il sorteggio dei finalisti. 
“Noi non siamo stati fermi”, ha affermato nel suo comizio, “e non lo saremo neanche successivamente”, ammesso che malauguratamente sarà riconfermato nella carica di sindaco. A chi dice “ma chi te lo fa fare”, ha affermato ancora, egli risponde: “lo faccio per il bene della città. Infatti, essendo sindaco, si è rilanciato politicamente, come dicevamo, ha fatto diventare senatrice la moglie  e ha costituito un partito che gli ha consentito  di rientrare in Regione e nella rispettiva maggioranza. Insomma, ha fatto i casi suoi.
Ha detto, infine, che chi presenta una certificazione ISEE, che non superi i 21.000 euro, non paga la mensa per i propri figli. E chi supera tale soglia paga solo il 30%. Ma perché ha adottato questa misura solo nel quinto anno del suo mandato, quello in cui si vota, e non anche nei quattro anni precedenti? Non ha dato una risposta a questa domanda che ogni cittadino evidentemente si pone. 
Poi, rivolto ai suoi 320 candidati, che, come una claque, rispondevano ai comandi della senatrice Sandra rispetto a quando dovevano applaudire e a quando dovevano alzare i cartelloni,  li ha avvertiti: “nessuno  chieda il voto per sé, disgiunto da quello per il sindaco;  prima il voto per il sindaco e poi quello per se stesso. Se dovessi scoprire che qualcuno fa questo gioco lo riterrò fuori dalla coalizione”. Chissà cosa avranno pensato, rispetto a questo monito, i molti supporter venuti dalla provincia per fare numero? Certamente, è stata una manifestazione di paura da parte di Mastella.
Poi, per quanto riguarda  l’applicazione del modello De Luca, ha detto che quel 2% raccolto a Napoli da Noi Campani è presente in una formazione collegata al candidato di centro sinistra, Manfredi, che a Salerno suoi esponenti sarebbero candidati nelle liste di De Luca, che a Caserta Noi Campani appoggia la coalizione  guidata da Pd. 
“Solo a Benevento ho il Pd contro”. A parte il fatto che le coalizioni enunciate  da lui non rispecchiano il modello che ha fatto vincere le elezioni a De Luca, negli altri centri della Campania, citati da lui, oltre ai quattro capoluoghi, non vi sono dei Mastella candidati alla carica di sindaco. 
Giuseppe Di Gioia

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