Tessuto da intrigo e superstizione, rappresentato “Il noce di Benevento” al Teatro Romano

In prima nazionale assoluta, la presentazione dell’opera buffa in due atti  di Giuseppe Balducci. Il testo, che è stato riveduto dal M° Leonardo Quadrini, purtroppo è rimasto anonimo, perché di un non identificato autore dell’anno1837. Esso fu ritrovato in un manoscritto della Biblioteca del Conservatorio di Musica S. Pietro a Maiella, di Napoli.
L’ attività compositiva di Giuseppe Balducci era stata in realtà dimenticata. Egli nacque a Jesi nel 1796 e mori a Malaga nel 1845. Nato da una famiglia benestante, dopo l’uccisione del padre si ritrovò povero e senza mezzi, e malgrado ciò, riuscì a studiare canto e musica. il suo destino cambiò radicalmente quando conobbe il fedelmaresciallo nobile napoletano, Raimondo  Capece Minutolo.
Balducci rimase sempre all’interno di quella famiglia, di cui curò fedelmente gli interessi e vien annoverato tra gli ideatori del “genere lirica da salotto”, precursore della futura musica da camera, che egli scrisse per Matilde Capace Minutolo, moglie del fedelmaresciallo.
Per evitare che il suo patrimonio artistico andasse perduto, l’ultima figlia superstite del suo mecenate, Clotilde, decise di donare tutte le opere di Balducci al Conservatorio di Napoli, S. Pietro a Maiella, dando così a noi la possibilità di poterle riascoltare. 
Infatti per “Il noce di Benevento”, dopo l’anteprima a Napoli  nell’inverno del 1836, le sue opere sono state ripresentate negli anni Novanta, precisamente in Nuova Zelanda, presso l’Opera Waikato, nel 1995 e più tardi nel 2011 presso il Festival di Rossini in Wildbad. 
Nel settembre 2018 è stata presentata al Teatro Pergolesi di Jesi, città natale del musicista ed a tal proposito la critica così si espresse: ”Il soggetto è molto divertente, gioca sulle superstizioni ed ingenuità degli italiani, un opera che parla di streghe e di superstizioni, basata sull’equivoco e sullo scherzo, tant’è che in essa ritroviamo tutte le figure tipiche femminili: la credulona, la fattucchiera, l’amante”.
La storia si svolge nella città di Benevento, dove vivono due donne anziane con le rispettive famiglie: 
Geltrude (Michela Rago) con la figlia Clodina (Margherita Pugliese), credulone ed ingenue. Esse appartengono alla piccola nobiltà, e Margherita (Angela Bonfitto) con le sue due nipoti: Giulia ( Debora Colangelo), vedova, e Lauretta (Clementina Regina),  che sono invece di umili origini.
Oggetto del contendere, se così si può dire, è il figlio del barone locale, Alberto ( Nicola Pisaniello), che ama Clodina, contro il volere del padre.
Anche Giulia, rimasta ben presto vedova, anela a diventare “baronessa”, ed in questo suo intento finirà per scatenare la gelosia della sorella Lauretta, che vorrebbe anch’ella sposare il barone, considerando che la sorella ha già avuto un marito.
La madre di Clodina, a seguito di un brutto sogno premonitore di sventure a causa del barone Alberto, decide di chiedere aiuto alle streghe di Benevento e non conoscendo la strada che porta al famoso noce, luogo di incontro delle stesse, chiede l’indicazione alla sua vicina, che però agirà a vantaggio di sua nipote.
Solo la confessione di Lauretta porterà dei chiarimenti nella storia, che si conclude con il perdono ed il trionfo dell’amore. Bellissime le voci che sono state scelte dopo un’audizione al Teatro De Simone di Benevento, a cui hanno partecipato una ventina di cantanti, che sono stati esaminati dalla commissione, composta  tra gli altri, dal Prof. Creta, dal M° Leonardo Quadrini, dal direttore artistico Renato Giordano, che in una intervista in cui presentava l’evento, ha dichiarato di essere superstizioso e di credere, a  differenza di Balducci, nelle streghe, e ha auspicato che, presto, qualche musicista contemporaneo scriva qualcosa sulle streghe, componendo un dramma sulle stesse.
La vicenda è stata di volta in volta sottolineata dalle coreografie originali di Saveria Cotroneo, titolare della Centro Studi Danza Classica, con sede a Benevento e a Telese Terme, che ha messo in campo i suoi bravissimi ballerini. Un connubio quello tra cantanti e ballerini, molto ben riuscito.
La musica, diretta dal M° Quadrini, è stata suonata con due pianoforti, da Floriana Alberico, Tetyana Sapeshko e Franco Capozzi, secondo quanto stabilito a suo tempo dal compositore, che creò opere da salotto, facilmente eseguibili con pianoforti, per poter essere cantate da voci femminili, quali le figlie del suo mecenate, delle quali era  maestro di musica.
Il Coro delle Streghe è stato eseguito da otto componenti il Coro Lirico di Bitanto ed è stato diretto dal M° Giuseppe Maiorano.
La regia è stata di Renato Giordano, coadiuvato da Marco Vetrone, con la direzione tecnica di Michele Pietrovito, mentre l’organizzazione generale dell’opera è stata realizzata da Giovanna Russo. Ha curato l’Ufficio Stampa, Domenico Passaro.
Dobbiamo ringraziare anche il Prof. Ferdinando Creta, per la consulenza filologica, mentre, per quella artistica, Silvana Giordano. I costumi, bellissimi, sono stati realizzati da Pompeo Fioretti, tutti uguali per le protagonista femminili, che hanno creato però qualche difficoltà agli inizi, agli spettatori,  nell’individuare i personaggi, considerata la loro lontananza dal palcoscenico.
Non dimentichiamo l’impegno della “Fondazione Cotroneo”, che ha sostenuto l’iniziativa.
La serata è stata ricca di ottima musica, all’insegna dell’intrigo e della suspence, che ha reso i nostri animi sicuramenti più leggeri, facendoci così dimenticare le restrizioni attuali che il Covid ha comportato, ma che sono state brillantemente gestite da tutto il personale di sala.
Infatti, hanno abbastanza celermente controllato i green pass, permettendo così un sereno svolgimento della serata, iniziata con una breve pioggia, che in un primo momento sembrava aver compromesso lo svolgimento della serata.
Continuiamo dunque a seguire questa edizione di Benevento Città Spettacolo, partecipando agli eventi in serenità e sicurezza: usando la mascherina ed il distanziamento, trascorreremo così delle piacevoli serate.
Maria Varricchio  

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