Guardia Sanfamondi: presentato il progetto Janare con una verticale di Falanghina

«Perché in una grande azienda come la nostra si produce vino di alta qualità? Perché ogni nostro socio viticoltore è proprietario di 1 ettaro e mezzo di vigna; così la gestione del vigneto gode di una attenzione straordinaria. È come se fossero 1000 piccole aziende che producono uva sotto la regia di un grande enologo». Domizio Pigna, con al fianco Riccardo Cotarella, presidente mondiale degli Enologi e consulente de La Guardiense, con queste parole ha dato il via ai lavori di una giornata intensa che al Castello di Guardia Sanframondi ha richiamato giornalisti, rappresentanti delle Istituzioni e appassionati per la presentazione del progetto speciale Janare. Una degustazione che ha incoronato la Falanghina, nel calice dalla 2020 alla 2016, come una ottima perfomer in termini di longevità, confermandosi un vitigno dinamico, versatile e poliedrico. È stato un viaggio alla scoperta delle caratteristiche incredibili del territorio dove i vigneti de La Guardiense hanno dimora e che con Janare porta avanti un innovativo progetto di zonazione, unico esempio sul territorio Campano, volto all’individuazione di areali di produzione delimitati e in grado di garantire una qualità superiore. In questi siti di produzione di vino vengono individuate di anno in anno solo le migliori vigne apportando così un livello di selezione ulteriore.  Il progetto di zonazione è nato dall’esigenza di comprendere a fondo il rapporto tra vitigno, portinnesto e suolo, per orientare la produzione verso vini di altissima qualità. A partire dalla mappatura accurata dei terreni si è scesi in campo, andando a leggere direttamente le caratteristiche delle terre, coinvolgendo esperti pedologi, tecnici e soprattutto i viticoltori che ogni giorno dialogano con le loro terre e che raccolgono una conoscenza unica sulle caratteristiche del rapporto suolo/vite. 
La degustazione ha previsto anche l’assaggio di un grande Greco 2015, il Pietralata, e si è conclusa con Cantari, Aglianico riserva 2014. Conduttore d’eccezione per questo viaggio, il giornalista Luciano Pignataro accompagnato al tavolo da Riccardo Cotarella e dall’enologo de La Guardiense Marco Giulioli.
Dalla vigna sino allo scaffale è in corso a La Guardiense una bellisisma rivoluzione che rende attuale un pensiero antico. Nuova veste grafica, nuova immagine per le bottiglie iconiche prodotte dalla cooperativa La Guardiense che con Janare ha tradotto in comunicazione le caratteristiche, la storia e l’identità della terra del Sannio. Dall’introduzione di fonemi nel marchio, con uno studio e con il recupero dell’alfabeto osco-sannita, fino a un elegante lavoro sulle fasi lunari che diventano un elemento di racconto e di connessione con le pratiche agronomiche da sempre legate ai movimenti della luna di cui le Janare erano vestali e adoratrici. Il vino che diventa, così, ambasciatore del territorio e racconto autentico della sua storia.
«La vite rappresenta il miglior biglietto da visita per le comunità che vivono in questi luoghi – ha detto nel suo videomessaggio inviato in occasione del convegno tenutosi nel pomeriggio il ministro alle Politiche Agroalimentari Stefano Patuanelli – un paesaggio di persone, tradizioni e storia dove lo spirito cooperativo ha unito le virtù individuali con quelle collettive. Territori che pur se ancorati alle tradizioni locali spesso sono capaci di anticipare le tendenze e riescono a unire la visione del futuro al fare del presente. E mi rivolgo a voi della Guardiense ribadendo che l’innovazione è l’unica possibilità che abbiamo per coniugare tradizione, eccellenza, ambiente e cultura per lo sviluppo dell’agricoltura del futuro. Su questo terreno si declinano la transizione ecologica e quella digitale. Avete già avviato un percorso fatto di ricerca e certificazione di qualità questo deve essere sostenuto per un nuovo modello di sviluppo.» 
Un modello di sviluppo che è sostanzialmente alla base del progetto speciale Janare e della filosofia aziendale della cooperativa guidata da Domizio Pigna. 
Il convegno, al quale hanno preso parte i rappresentanti delle istituzioni locali e regionali, ha visto le conclusioni del senatore Dario Stefàno da sempre impegnato sul rilancio della Legge sull’enoturismo di cui è stato anche relatore. 

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