Secondo Angelo Moretti lo sviluppo di Benevento e la crescita dell’occupazione passano attraverso la green economy. Ben poca cosa

“Come si fa a dire qual è la città migliore? La città a misura di uomo e di donna. Questa condizione  si verifica quando il cittadino ne ravvisa il senso di appartenenza, nel vedere le strade pulite, nel vedere che i servizi funzionano . E quando noi diciamo che questa condizione è  una visione  che noi immaginiamo, significa che questa visione fa parte di processi politici concretizzabili, non soltanto richiamando i grandi investimenti del passato, ma anche immaginando ciò che ognuno di noi può fare per questa città. Noi siamo i primi  nella coalizione di Arco, altri verranno in seguito nella nostra coalizione, come i verdi, i civici i cattolici”. Così ha esordito Angelo Moretti, candidato sindaco di Arco, nella conferenza stampa del 9 giugno scorso nell’Orto di Casa Betania, in cui sono state presentare tutte le compenti la coalizione. 
Moretti deve veramente augurarsi che arrivino altre formazioni nella sua coalizione, perché, allo stato, escluso Civico 22 che alle prossime amministrative si sottoporrà per la prima volta al vaglio dei cittadini, quelle di cui si vale ora la sua candidatura a sindaco sono di modestissima entità. Non sappiamo quanto conti a Benevento Europa Verde, rappresentata da Luigi Esposito e Roberto Marino, oppure  quanti voti riesca a raccogliere Rifondazione Comunista, rappresentata da Pietro Volpe, rispetto ai 450 voti, pari all’1,54%, raccolti 5 anni fa. Sappiamo soltanto che PER (una formazione cattolica), alle regionali ultime, schierata con Vincenzo De Luca, ha raccolto 20mila voti in provincia di Napoli e 7mila complessivamente nelle altre province campane, secondo quanto ha riferito Nicola Campanile, un esponente di PER proveniente dal Napoletano..  
Infatti, se non arrivano altre formazioni consistenti, per Moretti finire in ballottaggio diventa veramente una chimera. La legge elettorale punisce gravemente, in termini di rappresentanza, le formazioni che non beneficiano del premio di maggioranza. Cinque anni fa, riuscirono a spuntare l’attribuzione di un seggio  Lealtà per Benevento e Benevento Popolare, avendo ottenuto rispettivamente il 6,14% e il 5,49%.  La Città di tutti, guidata da Gianfranco Ucci, ora mastelliano insieme alla moglie assessora, e Benevento polo civico, guidato da Raffaele Tibaldi, non ottennero alcun seggo, pur avendo conquistato rispettivamente il 4,14% e il 3,28%.  L’Udc, invece, beneficiando del premio di maggioranza, ottenne due seggi, pur avendo ottenuto appena il 3,79%.
Noi apprezziamo l’ottimismo di Moretti, nella misura in cui pensa di prevenire la modesta valutazione dei giornalisti della sua attuale coalizione.  Infatti, ha affermato: “Il peso politico che noi abbiamo è quello di avere la capacità di costruire consenso attorno a una visione. Noi non possiamo essere misurati  all’interno dei pacchetti elettorali della città. Se facciamo il calcolo sulla base dei pacchetti, noi siamo ultimi in classifica. E non saremmo una novità. Essere una novità, invece, significa incamminarsi su strade non battute. E’ evidente che chi vuole fare qualcosa di nuovo, non può andare dove il nuovo non c’è.  Il coraggio di Civico 22  è quello che dopo due anni questa formazione fa parlare di sé, nel senso che la stampa si chiede: “Cosa farà Civico 22 rispetto al centro sinistra?”.
“Il nostro progetto politico, nato dalla città e non dall’alto”, ha proseguito  Moretti, “ad un certo punto è diventato l’ago della bilancia di una certa discussione, il che significa che la città può dire qualcosa di nuovo. Noi, quando ci siamo messi insieme per formare una coalizione, con Esposito, Volpe, Marino, Campanile, Tretola, non abbiamo fatto la somma delle nostre forze, ma siamo partiti dall’idea che, mentre costruivamo un polo, la nostra visione ci portava in una casa che stiamo costruendo. Questa dinamica è veramente rivoluzionaria. Oggi, infatti, rispetto allo scenario che si presenterà nel prossimo mese di ottobre, se c’è una rivoluzione in atto, ebbene questa rivoluzione è la nostra”. 
“La rivoluzione”,  a dire di Moretti, “consiste  nel fare cose nuove per questa città. Abbiamo detto tante volte cosa vogliamo fare. Il concetto di fondo è quello di avere una visione del futuro di Benevento. Noi vediamo tante proposte senza visione. Il Green economy è l’altra faccia della medaglia dell’ecologia integrale. Quando parliamo di ecologia integrale, di salvaguardia del creato, immaginiamo la creazione di lavoro, e non tanto di far diventare Benevento un giardino, lavoro basato sulla cosiddetta transizione ecologica. Qui, adesso, ci sono 7 persone che lavorano, in un luogo di 4.000 mq  che, abbandonato per 40 anni, è divenuto un Orto. Nessuno se lo sarebbe immaginato. Il verde, quindi l’ecologia, non è soltanto la bellezza dell’esistere. Infatti, non potremmo fare a meno del creato per vivere nella bellezza. Ci vogliono bei progetti per curare il sole e per evitare il cambiamento climatico. Vi immaginate un Pianeta senza sole, che ci fa vivere lo stesso ma che ci priva del sole? Ci sono progetti scientifici, secondo i quali  con degli specchi si abbatterebbero i raggi solari, facendoci vivere in una cappa priva di sole ma che ci consentirebbe di vivere”.
“Insomma”, ha spiegato Moretti,  “invece di cambiare i nostri consumi per ridurre il cambiamento climatico, andiamo a sfidare il sole. Noi immaginiamo che Benevento, come diceva prima Esposito,  sia un laboratorio europeo per la qualità della vita, in ambito ecologista. Pensiamo che Benevento possa trasformare il verde in lavoro. Quindi, pensiamo che, nella transizione ecologica ci siano tanti posti di lavoro. Pensiamo di fare impresa con nuovi nuovi mestieri, all’interno della quale una città rurale come la nostra possa vivere. Noi abbiamo la fortuna di essere, per il 90%, area rurale. E oggi, con la transizione ecologica, è una fortuna non essere ancora cementificati in ogni angolo. Noi, quindi, abbiamo la possibilità di trasformare la nostra ruralità in energia, la nostra ruralità in economia, la nostra ruralità in qualità di vita”. 
“Un’altra visione”, ha esemplificato Moretti, “potrebbe essere quella di trasformare la nostra marginalità nell’ultimo scampolo dello sviluppo che non funziona. Se ho criticato l’apertura del Mac Donald è perché quell’attività non rientra nella nostra visione. La visione di Benevento non può essere quella di scimmiottare all’ultimo momento ciò che non ha funzionato nel resto del mondo. Infatti, è aumentato l’inquinamento di sacchetti in tutta la città, insieme all’arrivo di un modello di economia che non è quello a misura d’uomo. Adesso c’è un ingorgo  su quella strada (Via Vetrone – ndr), che prima non c’era. Questo ci dice che un modello sbagliato crea una non qualità di vita.  Noi pensiamo, invece, che il modello sia quello di costruire una città che metta la green economy al centro della sua agenda. La green economy non è fare qualcosa di verde, bensì è pensare una città in termini di green”.
“Allora noi” ha proseguito Moretti, “siccome abbiamo la fortuna di essere contrada e città (una vicina all’altra), noi abbiamo la possibilità di ripartire con la Coldiretti cittadina, che è un patrimonio all’interno della stessa città. Da cosa ripartiamo? Partiamo da questi patrimoni, che sono immateriali, cioè le relazioni umane, e  materiali, cioè la nostra ruralità. Se da questa idea nasce un laboratorio europeo, noi siamo una rivoluzione.  Ed è il caso di crederci, dal momento che siamo accompagnati da chi la rivoluzione l’ha già fatta. Quello che noi andremo a fare dà un lavoro di grandissima partecipazione sociale.  Andremo in giro per le contrade, per i quartieri, avremo un programma su cui stiamo lavorando moltissimo per quanto riguarda i concetti di luogo. Avremo un programma strutturato sul concetto di come riappropriarci dei nostri luoghi, sicché ogni quartiere,  ogni contrada siano visti come due essenze di luoghi e non soltanto di funzione, affinché possa arrivare una adesione non al voto, ma al consenso per la coalizione Arco. La nostra scommessa è di consentire a queste quattro forze, nella speranza che possano arrivarne altre domani mattina, di conquistare un consenso in città. Seguiteci”.
Lo strano è come  forze cattoliche, come PER  e lo stesso Civico 22 possano convivere con una Riformazione Comunista, una forza radicalmente laica, per non dire agnostica. Il quesito lo ha posto Antonio Tretola de Il Sannio, quando già sapeva che della coalizione, contrariamente a quanto aveva anticipato il candidato sindaco Moretti nella conferenza del 24 maggio, non avrebbe fatto parte Mezzogiorno Nazionale del già aennino Pasquale Viespoli, altrimenti  lo schieramento delle liste in sostegno del fondatore di Civico 22 avrebbe compreso i due estremi dell’arco politico italiano. 
“Per noi civici, è importante avere una visione comune, non una comune collocazione politica”, ha spiegato Moretti. “Per noi è importante affermare una visione di città, non una appartenenza ideologica. Sulla stessa lunghezza d’onda ha argomentato anche l’esponente di PER, il quale ha precisato che gli associati della formazione che rappresenta si definiscono laici credenti. Addirittura, ha aggiunto, vi sarebbero anche degli atei. “La nostra caratteristica non è quella di essere cattolici”, ha precisato, “ma  ci sono anche persone che si ispirano a valori sopranaturali”.

La riserva mentale di Carlo Calenda
Il problema è che vi sono coalizioni che aggregherebbero chiunque pur di arrivare in ballottaggio. E’ il caso di quella di cui parliamo, che già nella conferenza del 24 maggio, quando contava soltanto sulle…forze presentate il 9 gennaio e quando pensava di aggregare anche Pasquale Viespoli, si era detta certa, per bocca di Moretti, di arrivare al ballottaggio. L’ottimismo della volontà è presente in ogni soggetto politico che si metta in lizza.  A Roma, è certo di arrivare in ballottaggio anche Carlo Calenda, il quale,  non eletto in Scelta Civica di Monti alle politiche del 2013, è stato poi nominato ministro dello Sviluppo Economico nel maggio 2016, dopo il dimissionamento di Federica Guidi, carica lasciata da Calenda con l’avvento, nel giugno 2018, del governo gialloverde. Poi, rimasto “disoccupato”, viene iscritto nella direzione del Partito Democratico, una carica, questa, che gli consente si assumere la guida della lista del Partito Democratico nella circoscrizione europea del Nord-Est nel 2019. Calenda venne eletto, ma alla luce del suo allontanamento dal Pd, in seguito alla formazione, cinque mesi dopo le europee, del governo giallorosso, chi scrive, con il senno del poi, purtroppo, ritenne che Calenda avesse accettato la candidatura, sapendo che per fondare il soggetto politico, che evidentemente aveva già in mente, gli sarebbe servita una prestigiosa carica di parlamentare, in quando come ex ministro non avrebbe impressionato nessuno.Infatti, il signor Calenda, per lasciare il Pd e per fondare Azione, di cui è capo, prese a pretesto l’alleanza stipulata dal Pd con i 5 Stelle. Ma il signor Calenda, che con il suo gesto aveva ingannato gli elettori del Pd del Nord-Est,  non indicò, all’atto della stipula di quella alleanza, una scelta alternativa, che evitasse le elezioni anticipate, che sarebbero state vinte dal centro destra con Salvini premier;  che evitasse la non approvazione della legge di bilancio, poiché il governo di centro destra sarebbe stato costituito soltanto nel mese di dicembre se non avesse trovato intoppi; e infine che evitasse l’aumento dell’IVA. Certo, il signor Calenda se non avesse avuto quel pretesto per lasciare il Pd, certamente ne avrebbe trovato un altro.Ebbene, anche Calenda, nel corso di “dimartedi” del primo di giugno, ha detto che non si sarebbe candidato a sindaco di Roma, se avesse pensato di non finire in ballottaggio. Il problema è che Calenda, se non trova liste collegate a lui, finirà per non avere neanche il seggio per sedere nella sala Giulio Cesare del Campidoglio.

Le dinamiche all’interno del centro sinistra e del Partito Democratico
Senza tema di essere smentiti, possiamo affermare che se Civico 22, con o senza Europa Verde, PER e Rifondazione Comunista, non avesse lasciato lo schieramento di centro sinistra, dal quale, almeno per il momento, vogliamo sperare, si sarebbe defilato anche Nicola Danilo De Luca non avendo ottenuto la convocazione delle primarie per individuare il candidato sindaco, Alternativa per Benevento, guidata da Luigi Perifano, avrebbe vinto le elezioni al primo turno, tenuto anche conto che i 5 Stelle scioglieranno a breve la riserva per dare il loro apporto, un apporto di cui beneficia, a Napoli, anche Manfredi, il candidato sindaco di centro sinistra, che ha tenuto alla porta Noi Campani, forte soltanto di un 2%, conquistato alle regionali dai candidati di Mastella e non da Mastella.  Ma Angelo Moretti ha fondato Civico 22 come supporto alla sua candidatura a sindaco di Benevento. Se l’operazione di  avere il sostegno anche delle formazioni di centro sinistra gli fosse riuscita, tanto di guadagnato.Ma stando nel campo del centro sinistra e, in particolare nel Pd, non si capisce perché quello che non è stato fatto a Napoli, cioè riproporre, secondo le intenzioni di Mastella,  il modello che ha fatto vincere le regionali a Vincenzo De Luca, debba essere fatto a Benevento per sostenere la ricandidatura dell’attuale sindaco.Non risulta che Leo Annunziata, l’uomo di De Luca eletto alla guida del Pd in Regione, sia intervenuto per riproporre, nella formazione della coalizione in Napoli città, il modello auspicato da Mastella nel rinnovo di sindaci e consigli comunali in quattro capoluoghi campani, Napoli compresa.  Per imporre tale modello, si è intromesso, a più riprese, in quelle che sarebbero state le scelte autonome, sancite dallo statuto, della federazione del Pd di Benevento.Rispetto alle proteste del presidente provinciale del Pd, Rossano Insogna, cui sarebbe spettata la convocazione dell’Assemblea provinciale del Partito, tenutasi a Molinara il 5 giugno scorso, Annunziata è intervenuto per chiedere il  rispetto della norma statutaria, ignorando che della convocazione medesima si è dovuto occupare il segretario provinciale Carmine Valentino, in quanto Rossano Insogna, di cui Il Mattino ha pubblicato il numero di prenotazione della tessera del Pd per l’anno 2020, non è iscritto al Partito. Infatti, secondo quanto ci è dato di sapere, quella prenotazione non sarebbe mai pervenuta alla sede provinciale del Pd, nel termine ultimo del tesseramento, stabilito nel 30 aprile 2021. Eppure, senza scomodarsi da Melizzano, Insogna avrebbe potuto far pervenire  online la richiesta di iscrizione, come ha fatto il consigliere provinciale, nonché sindaco di Paduli, Domenico Vessichelli, che, successo nel settembre 2020  all’ex sindaco di  Telese Pasquale Carofano,  alla Rocca dei Rettori fa gruppo a sé,  diversificando anche le scelte rispetto a quelle adottate dal gruppo ufficiale del Pd, essendo stato candidato,nel marzo del 2019, in una lista non ispirata dal Pd, e quindi concorrente verso il Pd, in quanto presentata dalla minoranza del Pd, che allora si chiamava zingarettiana, avendo sostenuto il presidente della Regione Lazio all’ultimo congresso.
Quella minoranza, in preparazione delle elezioni regionali, si è poi definita deluchiana, quando De Luca stesso e la maggioranza della federazione del Pd di Benevento, già dalle elezioni provinciali del 2019,  erano in linea con l’allora segretario nazionale del Partito. Come deluchiana, quella minoranza, ha presentato propri candidati, nelle persone di Raffaele Del Vecchio e Monica Castaldo,  nella lista “De Luca Presidente”, in concorrenza con la lista ufficiale del Pd, collegata, si badi bene, con De Luca Presidente. L’intento era quello di impedire, senza riuscirvi, che il  Partito potesse rieleggere il proprio consigliere regionale, nella persona di Erasmo Mortaruolo, e, perché no?, per tentate, senza riuscirvi, di eleggere Raffaele Del Vecchio.
Anche altri esponenti del Pd, alimentati dalla voglia di stare nell’agone politico, anche perché le candidature in ogni lista potevano essere soltanto due con alternanza di genere, si sono presentati in altre liste, sempre collegate a De Luca presidente. Ma il male prodotto al Pd da questi altri esponenti del Partito Demicratico, è stato assai minore rispetto a quello causato dalla lista “De Luca Presidente”, che in provincia ha ottenuto 10.973 voti, pari al 9,3%, di cui 2.607, pari all’11,3%, nella città di Benevento, senza però impedire che  il Pd fosse primo partito nel Sannio, con 16,956 voti, pari al 14,3% .

L’assemblea provinciale del Pd
All’Assemblea provinciale del Pd, convocata per scegliere la data del congresso provinciale nell’ambito della prima “finestra” (30 giugno-31 luglio),  erano presenti 66 compenti su 84. La minoranza, rappresentata da 12 esponenti, ha disertato l’assise, evidentemente per non accettare di risultare soccombente. Però, insieme ad altre 8 persone, probabilmente non tutte iscritte al Partito, ha diffuso un comunicato per denunciare quella che per essa sarebbe stata una violazione delle norme statutarie e per chiedere le dimissioni del segretario provinciale Carmine Valentino, una richiesta, quest’ultima, che sfonda una porta aperta, in quanto Valentino, fra un mese, quando sarà celebrato il congresso, si presenterà dimissionario, senza riproporre la sua candidatura.Non a caso, il vice segretario vicario, Giovanni Cacciano, ha diffuso un comunicato, per “chiarire che il segretario provinciale, nel proporre di aderire alla prima “finestra congressuale” del prossimo mese di luglio, ha anche inteso favorire, anticipando i tempi rispetto alla naturale scadenza del mandato di fine ottobre, quella discussione e quel confronto franco e costruttivo invocato dalla minoranza (…) Apprestiamoci, dunque, esorta Cacciano, con spirito sereno all’appuntamento congressuale, dismettiamo gli abiti della polemica e indossiamo quelli del leale confronto e della competizione democratica che è aperta, onde fugare dubbi e incomprensioni, anche ai tesserati dell’anno in corso, in coerenza con la formale apertura del tesseramento 2021 disposta da Enrico Letta il 9 giugno”. 

Il documento approvato dall’assemblea del Pd
Al termine della seduta, l’assemblea ha approvato, all’unanimità, il seguente documento:
«Le elezioni amministrative nel capoluogo sannita previste per il prossimo autunno hanno visto uno sforzo straordinario del gruppo dirigente cittadino e provinciale del Partito Democratico. Il PD, nelle ultime elezioni regionali, si è confermato il primo partito nella provincia, ottenendo la percentuale più alta tra tutte le 26 liste concorrenti e confermando il seggio in consiglio regionale. Con grande generosità ed in coerenza alla linea politica deliberata in tutte le occasioni di confronto e discussione interna, la federazione provinciale ha avviato fin da subito un confronto proficuo con le forze politiche e civiche disponibili a costruire un’ampia alleanza alternativa all’attuale amministrazione comunale. 
Nei mesi scorsi è stato avviato un importante percorso politico e programmatico che ha visto la nascita della coalizione Alternativa per Benevento (che si vale della collaborazione, salutata con entusiasmo da Luigi Perifano, dell’ex assessore mastelliano all’Ambiente, Luigi De Nigris, per quanto riguarda, per il momento, la stesura del programma – ndr). Coerentemente alla linea politica nazionale del Partito democratico, incarnata prima da Nicola Zingaretti e oggi dal neo segretario Enrico Letta, la federazione ha allargato il perimetro della coalizione, unificando il centrosinistra e avviando fin da subito un dialogo costruttivo con il Movimento 5 stelle, oggi parte integrante della coalizione Alternativa per Benevento, sebbene impegnato in una fase di riorganizzazione interna. Negli incontri di coalizione, in maniera paritetica tra le forze politiche e civiche, è emerso il prevalente gradimento per la candidatura a sindaco dell’Avv. Luigi Diego Perifano che ha riscosso il consenso unanime delle forze presenti al tavolo (ma anche di Amina Ingaldi, l’ex assessora con delega, tra l’altro, alla mensa scolastica, dimissionata da Mastella –ndr)». 
«L’Assemblea Provinciale del Partito Democratico della federazione di Benevento, in coerenza ed in attuazione della Deliberazione congiunta della Direzione Provinciale, del Coordinamento cittadino e dei Gruppi consiliari della Città e della Provincia di Benevento del 2 marzo 2020 nonché del Deliberato del Coordinamento cittadino PD di Benevento del 17 dicembre 2020, provvedimenti con i quali si impegnava il PD a costruire un’alternativa programmatica e politica all’attuale amministrazione, esprime la propria adesione al metodo scelto degli organismi esecutivi per la definizione della coalizione e della scelta del candidato sindaco. 
Esprime, infine, il proprio gradimento per la figura dell’ Avv. Luigi Diego Perifano, che per storia, competenze e autorevolezza, saprà guidare la coalizione ed il futuro governo della città di Benevento
».
Una candidatura, quella di Perifano, certamente prestigiosa, che può tenere testa a un Mastella, che già da tempo sta ponendo in essere iniziative, non esclusi i cantieri elettorali, nell’intento di accrescere il suo  consenso. Ma basterebbe prendere in considerazione ciò che ha combinato in viale degli Atlantici, in via Pacevecchia e in via Fratelli Rosselli, in ordine alla sua pervicacia nel voler abbattere i pini secolari che delimitano le predette arterie, per rimuoverlo di peso da Palazzo Mosti.

I giochetti posti in essere da Lega e Fratelli d’Italia per isolare Forza Italia e far passare la candidatura a sindaco di Rosetta De Stasio
Il frazionamento delle coalizioni, come dicevamo, rende però meno agevole combattere Mastella, dal momento che quella voglia di stare nell’agone politico non ha limiti. Anche se può fare piacere a chi scrive, si è frazionato pure il centro destra. A parte le civiche di centro destra, quando si riunivano Forza Italia, Lega e Fratelli d’Italia (le maggiori formazioni),  i meloniani disertavano sempre il tavolo nella misura in cui i primi due partiti non accettavano la candidatura a sindaco di Federico Paolucci. Forza Italia proponeva Lucio Lonardo, che avendo operato nell’ambito del centro sinistra (schierato con De Luca presidente, è stato candidato anche alla regionali del 2015) non veniva ritenuto politicamente affidabile da  Fratelli d’ Italia e Lega. Alla fine, la Lega e non Fratelli d’Italia, che esprime i valori che furono dell’MSI e di AN,  ha proposto il nome di Rosetta De Stasio, nata politicamente, appena ventenne, nel MSI, per poi aderire ad AN e infine a Fratelli d’Italia. Chissà quale strano accordo c’è stato tra Fratelli d’Italia e la Lega, perché quest’ultima formazione proponesse un nome storico della destra.Fulvio Martusciello, europarlamentare di Forza Italia, per sminuire di portata politica il nome di Rosetta De Stasio, ha detto che la candidata di Lega e Fratelli d’Italia è cittadina di Montesarchio e non di Benevento, che nel 1995 è stata eletta consigliera regionale non in forza di preferenze conquistate,  ma in quanto candidata nel listino  del candidato presidente di centro destra, Antonio Rastrelli, risultato vincitore delle elezioni. Rastrelli, poi, nel 1998, venne messo in minoranza, in seguito al ribaltone posto in atto da Mastella, dopo che questi, per sostenere il governo D’Alema, era passato, nel mese di ottobre di quell’anno, dal centro destra al centro sinistra. Rosetta De Stasio, però, per difendere la sua beneventanità, ha osservato che lei svolge l’attività di avvocato a Benevento da 23 anni, che per 8 anni ha ricoperto incarichi all’interno dell’Ordine professionale e che la politica forense in una città con moltissimi avvocati sta a dimostrare come si possa essere parte attiva di questa comunità. Ma, di questo Ordine Forense , signora De Stasio, fanno parte anche gli avvocati dell’Arianese e della Baronia, perché il Tribunale di Benevento comprende più di centomila abitanti della provincia di Avellino.  Lei è di Montesarchio, come Mastella è di Ceppaloni, anche se ha preso la cittadinanza di Benevento cinque anni fa, appena eletto sindaco.  Si aspetta, intanto, cosa farà Forza Italia. Se presenta un suo candidato sindaco e sarà relegata all’opposizione, senza migliorare il 4,7% ottenuto alle regionali, finirà per non avere neanche un seggio, una sorte che gli toccherebbe anche se si presentasse in coalizione con Lega e Fratelli d’Italia, sempre se non dovesse migliorare  quella percentuale, nel caso, quasi certo, in cui anche la coalizione di centro destra, di cui Forza Italia dovesse far parte, venisse relegata all’opposizione.
Giuseppe Di Gioia

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