Le querele di Mastella, la sua gestione della pandemia, il suo curriculum, il suo fallimento nella ricerca dei responsabili

Domenica 10 gennaio, intorno alle13,30, all’ora di pranzo, come fanno i Call Center, quando ti propongono di cambiare gestore telefonico, è arrivata la solita telefonata di Mastella a quelle molte migliaia di cittadini che, chiamato un numero verde, hanno avuto informazione per registrarsi presso l’app “sindaco in contatto”, posta in essere dall’Anci, per assicurarsi il servizio, fornito dalla società napoletana Enterprise Contact Group, finalizzato a ricevere dal sindaco comunicazioni relative a tutte le emergenze.
Altrabenevento, invece, dice, nel suo comunicato dell’11 gennaio, che “molti assicurano di non aver mai dato l’autorizzazione per tali messaggi che sono costretti ad ascoltare contro la propria volontà”, al punto che “se un cittadino interrompe la registrazione, la telefonata arriva di nuovo, varie volte, fino a quanto il messaggio non sarà ascoltato per intero”.
E per dare la dimensione di come il sindaco Mastella non faccia sempre comunicazioni di emergenza (allerta meteo, sforamento di polveri sottili, interventi dell’amministrazione rispetto alla pandemia, configurabili comunque in spot propagandistici, ed altro), l’associazione contro il malaffare ha riportato, in quel comunicato, il testo della telefonata: “Noi pensiamo alle cose serie mentre altri ce l’hanno solo con me dicendo: ah, fuori Mastella da fare il sindaco. Guardate, se dovesse capitare non è che mi strapperei i capelli più di tanto, ho tanti nipotini, mi posso dedicare a loro, però non vorrei tornassero quelli che hanno devastato la città….. quando sarò al termine del doppio mandato, io spero se mi darete una mano, vedrete che insomma avremo una città completamente diversa. Già è molto diversa, già è una città diversa, diversa!! Chiedete a quelli che arrivano e vengono a trovare i propri familiari, amici, parenti o quant’altro che trovano la città più splendente rispetto a prima, di certo di più rispetto a prima, rispetto a quella che mi hanno lasciato”.
Questo servizio, “attivato a marzo 2019 e fino alla fine del 2020, è costato ai cittadini 42,090 euro”. Prevedendo, probabilmente, che sarà riconfermato sindaco di Benevento, Mastella lo ha rinnovato “per l’anno 2021 al costo di altri 20.000 euro, sempre a carico delle casse comunali”, informa ancora Altrabenevento. L’ex sindaco, Fausto Pepe, rispetto a quella telefonata ha postato su facebook: “Mastella, dopo 5 anni di governo cittadino, telefona per l’ennesima volta ai beneventani, e l’unica cosa che ha da dire è la ricandidatura e parlare male delle amministrazioni precedenti! Insomma davvero poco”. Il dott. Giuseppe De Lorenzo, papà di Giovanni, coordinatore cittadino del Pd, ha presentato un esposto-denuncia al Prefetto, alla Procura della Repubblica, al Garante per la privacy, al presidente dell’Anci e alla Procura regionale della Corte dei Conti della Campania.

Come Mastella ha gestito la pandemia
Ma, poiché in molti, non solo Fausto Pepe e Giuseppe De Lorenzo, hanno denunciato l’uso privato di un servizio pagato con i soldi dei cittadini, Mastella, lo stesso 11 gennaio, ha risposto ai suoi “detrattori seriali”, sostenendo che “essi, non avendo seri argomenti di critica sul lavoro svolto dall’amministrazione, ora si soffermano sulle telefonate nel periodo Covid”. A parte il fatto che nella telefonata in questione non si parla di Covid, egli si è anche autocelebrato nel dire di aver contribuito “con l’amministrazione comunale a mantenere basso i livelli di contagio in città con effetti anche sulla provincia“, dimenticando di aver detto che la provincia di Benevento, prima in Campania come incidenza di contagio, aveva raggiunto un rapporto del 20% (il cosiddetto Rpt) fra tamponi effettuati e persone risultate positive al Covid.
In verità, nell’altalena di questo rapporto, il 3 gennaio è stato raggiunto anche il 51%, ed il numero dei decessi, anche di 6 al giorno e per più di un giorno, alla data del 20 gennaio sono 136 i decessi, secondo il nostro conteggio, da quando ha preso avvio la seconda ondata dell’epidemia. Molti per una provincia come la nostra, anche se, in rapporto con gli abitanti (280.000) sono in linea con la media regionale della seconda ondata, quando, in Campania, su circa 6 milioni di abitanti, si sono registrati, fino al 20 gennaio, 3.036 decessi. Nella seconda ondata, vi sono stati, in provincia di Benevento, fino al 20 gennaio, 4.482 contagiati, mentre, nelle prima fase, 209 sanniti avevano contratto il virus, rispetto ai quali vi erano stati 17 decessi (di cui 8 in Villa Margherita), molti di meno della media della regione, che ne aveva registrati 435 fino al 31 di luglio 2020.
Complessivamente, in Campania si sono avuti, quindi, dall’inizio della pandemia fino al 20 gennaio, 3.471 decessi. Questo significa che, avendo la Campania il 10% della popolazione nazionale, l’Italia, se fosse stata in linea con la nostra regione, avrebbe dovuto registrare, sempre alla data del 20 gennaio, 34.700 decessi, invece che 83.681.
La tendenza al calo, finora, dei contagi nella nostra provincia, in cui se ne sono contati, nella seconda ondata, 4.482, rispetto ai 209 della prima fase, non può essere ascritta allo striscione che Mastella, con il codazzo della sua amministrazione, ha esposto, il 28 novembre scorso, davanti ai due nosocomi cittadini, con il fine di ringraziare gli “operatori sanitari e amministrativi, per il lavoro costante profuso in un periodo storico drammatico per la nostra comunità”.
Questa, non solo a nostro avviso, è soltanto una trovata propagandistica, in funzione della ricandidatura di Mastella a sindaco nella prossima primavera, un evento che lo deve mettere al riparo di impopolarità. Va ricordato, nel caso ce ne fosse ancora bisogno, che Mastella ha lasciato correre nei mesi che hanno preceduto le elezioni regionali del 20 settembre, in cui era impegnato con una propria lista. In quel periodo, i cittadini, ma soprattutto i ragazzi, invece di continuare a mantenere alta la guardia nell’indossare la mascherina e nel mantenere il distanziamento sociale, nel rispetto delle raccomandazioni governative, hanno pensato che la pandemia fosse stata superata. Rispetto a questa situazione, Mastella si è guardato bene dallo scoraggiare assembramenti davanti a bar e pub con interventi della Polizia Municipale, il cui comandante, alcune settimane fa, ha dichiarato al Mattino che, in occasioni di controlli, ha visto i ragazzi che indossavano la mascherina e che rispettavano il distanziamento, il contrario di ciò che è capitato a noi di vedere mentre la Campania era in zona arancione: ragazzi e ragazze con la mascherina abbassata sul mento e in quattro ammucchiati in un metro quadrato, anziché distanziati di un metro l’uno dall’altro.
Evidentemente, nel vedere sopraggiungere l’auto della “Municipale”, è stato facile per loro alzare la mascherina su bocca e naso e svignarsela. La Polizia di Stato, invece, avrebbe sanzionato, nella notte tra il 24 e il 25 dicembre, due ragazzi che in auto percorrevano via Schipa, e verso le ore 24 dell’8 gennaio due ragazzi e una ragazza che, in macchina, si aggiravano nei pressi del centro storico. Questi ragazzi sicuramente non sarebbero stati dei potenziali untori come potevano esserlo quelli assembrati davanti a bar e Pub.
Certo, quando i contagi, nei mesi di novembre e dicembre, crescevano vistosamente da noi, il sindaco ha fatto chiudere, salvo che per fare acquisti, Corso Garibaldi al passeggio, poiché in due fine settimana si erano verificati degli affollamenti. Ma questo è un provvedimento che, magari apprezzato anche, non colpisce individualmente le persone.
Non si può neanche ritenere che abbia contribuito a mantenere basso il livello dei contagi con la distribuzione di 2.000 saturimetri, qualcosa, cioè, che avrebbe fatto una qualsiasi altra amministrazione. Ma Mastella ha soltanto prevenuto la campagna MisuriAMO2, che ha disposto la consegna gratuita di 30.000 saturimetri nelle 1.200 farmacie associate alla Federfarma, una delle promotrici dell’iniziativa.

La storia del depuratore
Mastella, nella stessa nota dell’11 gennaio, ha fatto ancora la celebrazione di se stesso quando ha sbandierato “l’ennesimo successo della sua amministrazione”, rispetto a chi “si concentra sulle telefonate del sindaco”. Fa riferimento, infatti, alla comunicazione, diffusa con nota del 9 gennaio, del commissario straordinario per la Depurazione, Maurizio Giugni, succeduto a Enrico Rolle, secondo la quale “il Ministero dell’Ambiente ha assegnato al CSU 18.393.000 di euro per la realizzazione dell’impianto di depurazione nella città di Benevento”. Poi, con nota del 12 gennaio, il sindaco comunica che, in seguito all’incontro avuto con i progettisti che si stanno occupando della realizzazione del depuratore, si è deciso di accantonare l’ipotesi di realizzare uno dei tre depuratori in località S.Clementina e di “lavorare sull’ipotesi progettuale di una unica localizzazione”, quella già individuata precedentemente in località Sant’Angelo a Piesco, per realizzare un depuratore a servizio di 35.000 abitanti, il 60% della città di Benevento. Ma questa località, già sconsigliata dall’Autorità di Bacino Garigliano-Volturno, si è rivelata alluvionale, nella piena del Calore, il 15 ottobre 2015, ed è protetta dagli ambientalisti, gli stessi che si erano opposti alla localizzazione di un impianto di depurazione in un’area archeologica, quella di S.Clementina.
L’area di Sant’Angelo a Piesco, infatti, è attraversata da una pista ciclopedonale, presenta tre insediamenti abitativi, è interessata da movimenti franosi; ma soprattutto, come ha fatto notare la senatrice pentastellata, Danila De Lucia, ha “una grande valenza paesaggistica, collocata in un’Oasi di protezione della fauna”. Non a caso, vi è “il centro visite Lipu dell’Oasi “zone umide beneventane”, collocato in un ex casello ferroviario, ristrutturato con i fondi del Dipartimento della Gioventù della Presidenza del Consiglio”.
Mastella, dice pure di aver recuperato, con una telefonata, il finanziamento regionale di 9 milioni per la realizzazione del depuratore unico, un finanziamento che, per colpa secondo lui del suo predecessore, stava per finire in perenzione. Ma Fausto Pepe, il suo predecessore, cui diamo più credito rispetto a Mastella, in quella occasione disse che quel finanziamento, per essere attivato avrebbe avuto bisogno di una integrazione fino al raggiungimento dell’importo di 12 milioni, costo necessitato allora per il completamento dell’intera opera. Una integrazione, questa, che Mastella non avrebbe potuto effettuare, avendo egli, ricordò Fausto Pepe, dichiarato il dissesto l’11 gennaio 2017. Oggi, leggiamo sul Mattino del 19, Fausto Pepe dice. “Il progetto fu approvato e finanziato dalla Regione nel 2015, Mastella, al suo insediamento, cambiò il sito e il progetto, perdendo il finanziamento”. Forse è il finanziamento che Mastella avrebbe recuperato con quella telefonata.
Ma, a proposito del dissesto, il salvatore della città di Benevento scrive nella nota dell’11 gennaio: “ Non leggo di programmi (riferito ai suoi detrattori – ndr), né di prospettive migliori rispetto a quella che ho offerto ad una città, che oggi è certamente più forte di quando l’ho ritrovata, con un bilancio in default ed una assenza di fiducia pressoché generale nell’opinione pubblica”.

Il dissesto dettato da ragioni politiche

Invece, è emerso che i numeri sottoposti all’esame dell’Organismo Straordinario di Liquidazione non sono da dissesto. Di tanto si ritiene soddisfatto Fausto Pepe, il predecessore di Mastella. Tutti, in quel periodo, hanno parlato di un dissesto dettato da ragioni politiche, anche perché, qualche mese prima dell’11 gennaio 2017, l’assessora alle Finanze, Maria Carmela Serluca, aveva escluso l’eventualità di un dissesto.
Certamente, la situazione finanziaria del Comune non era florida, poiché Fausto Pepe aveva dovuto pagare decine e decine di milioni di debiti fuori bilancio, giunti all’incasso con sentenze definitive. Questi debiti erano stati contratti soprattutto dalle amministrazioni, guidata negli anni 80, da Antonio Pietrantonio, un sindaco che, amico di Mastella, perché appartenente, allora, alla Sinistra di Base della ex Dc, era guidato politicamente da Mastella, allora protagonista in politica. Quel sindaco aveva, sì, portato il Comune di Benevento al primo dissesto, dichiarato successivamente dal commissario prefettizio Giovanni Orefice. Eppure Pietrantonio aveva operato in un periodo di vacche grasse ed aveva gestito ingenti fondi del terremoto.
Mastella, invece, quando è arrivato a Palazzo Mosti, di fronte ad una situazione finanziaria non rassicurante, ha evitato di dimenarsi, contrariamente da come aveva fatto Fausto Pepe, in procedure di riequilibrio finanziario, per impedire il dissesto, considerato che lui si era candidato a sindaco non per fare il sindaco ma per rilanciarsi politicamente, una operazione, finora, perfettamente riuscita, a giudicare dalla nomina a senatrice della moglie da parte di Berlusconi e alla costituzione di un soggetto politico, Noi Campani, che alle recenti elezioni regionali ha conseguito 102mila voti, ottenendo due seggi. Dichiarare il dissesto, per lui significava avere un motivo in più per attaccare la precedente amministrazione di centro sinistra e per giustificarsi rispetto alla non realizzazione delle promesse fatte in campagna elettorale.
Ospite di Lucia Annunziata, su Rai3, domenica 17 gennaio, in una polemica a distanza con Renzi, Mastella ha sottolineato appunto il fatto, che, mentre “Noi Campani”, il suo partitino, ha preso quei voti in Campania, Italia Viva di Renzi in Toscana ne ha presi 62mila. Ma ha dimostrato di non sapere, né Lucia Annunziata glielo ha ricordato, che la Campania ha 5.800.000 di abitanti e la Toscana ne ha 3.700.000, sicché, in proporzione, lui e Renzi hanno preso gli stessi voti, o , meglio, la stessa percentuale.
Ma quei 102mila voti non li ha presi Mastella, bensì i 50 candidati che lui ha messo in lizza. I voti che controlla Mastella, non in Campania ma nelle 6 regioni della circoscrizione meridionale delle europee, sono poco più di 20mila, quelli conseguiti in termini di preferenze, nelle elezioni europee del 2019, da Molly Chiusolo, l’attuale segretaria provinciale di “Noi Campani”.
Questa donna, in un comunicato del 18 gennaio, che Mastella non avrebbe potuto firmare per evitare di tessere, oltre ogni misura, le lodi di se stesso, mette in risalto appunto lo show in cui si è cimentato Mastella, del quale parliamo in seguito, nella ricerca dei costruttori in sostegno del governo Conte, riuscendo solo a garantire il sostegno della moglie, che già votava per il governo, nell’ottica di evitare un probabile scioglimento delle Camere.
Infatti, la consigliera comunale Chiusolo, nel deprecare l’accordo stipulato, nei giorni scorsi da Pd e 5 Stelle, per la costituzione di una coalizione, con l’apporto del civismo, dell’associazionismo, cattolico e laico, e di altre forze politiche del centro sinistra, dice che i 5 Stelle “ignorano forse che l’alleato Del Basso De Caro, nel ’75, quando molti di loro probabilmente non erano ancora nati, già occupava uno scranno in Consiglio Comunale di Benevento”. Ma non era nata nemmeno lei, negli anni 70, per non sapere che Clemente Mastella, nato 5 anni prima di Del Basso De Caro, è stato, per la prima volta, eletto deputato nel 1976 con i voti di Ciriaco De Mita. Poi esalta il suo capo politico nel dire che egli, in considerazione della scena politica, diremmo poco edificante, conquistata nei giorni scorsi, “è un leader universalmente riconosciuto come riferimento nazionale di un’area”. Lei, poi, era in età infantile, quando, nei primi anni 90, c’è stato l’avvento della Seconda Repubblica, sicché non può sapere cosa è stata la diaspora socialista, che ha costretto dirigenti, militanti ed elettori socialisti a trovare altri riferimenti politici. Del Basso De Caro, allora, ha fondato Alleanza Riformista, per tentare di tenere uniti, per quanto abbia potuto, i socialisti sanniti. Poi, con molti socialisti, è passato ne La Margherita (la forza politica che ha surrogato il Ppi) e infine nel Partito Democratico, dopo che La Margherita e i Democratici di Sinistra, maturata, anche insieme a Mastella, una esperienza elettorale ne L‘Ulivo di Prodi, hanno deciso di dar vita, nel 2007, a quest’altro soggetto politico.

Il curriculum di Mastella
Questi passaggi, che lei, consigliera Chiusolo, riporta in modo deprecabile nel comunicato del 18 gennaio, non sono trasformistici; è trasformistico invece il cammino politico di Mastella. Se in google digita il nome di Clemente Mastella, in Wikipedia troverà scritto che il suo leader “viene considerato uno dei politici italiani più trasformisti”. Infatti, il suo capo politico, dopo lo scioglimento della Dc, ha costituito il Ccd con Casini, facendo causa comune con Berlusconi nelle elezioni politiche del marzo 1994, mentre lo stesso giorno altri ex democristiani rifondavano il Ppi, dando vita, nelle elezioni del 1994, ad un Polo di centro.
In considerazione dell’apporto dato dal Ccd alla coalizione di Centro destra, Mastella viene nominato ministro del Lavoro, ma il governo Berlusconi cade sette mesi dopo, perché Umberto Bossi ritira la fiducia della Lega Nord. Nasce così un governo tecnico, guidato da Lamberto Dini, che porta il Paese alle elezioni anticipate nell’aprile del 1966, quando Mastella, pare, viene eletto in una circoscrizione o in un collegio non campano, poiché il collegio che comprendeva la valle Caudina e la Valle Telesina, vinto da Mastella nel 1994, viene invece conquistato dal candidato del partito popolare, il giudice Michele Abbate, papà di Giulia, già consigliera regionale del Pd. Queste elezioni vengono vinte da una coalizione di centro sinistra guidata da Prodi. Mastella, non abituato a stare all’opposizione, anche se in quel periodo il suo Ccd è nel governo regionale guidato da Antonio Rastrelli, nell’autunno del 1998, lascia il Ccd per aderire all’Udr, il soggetto politico fondato da Francesco Cossiga per appoggiare il governo D’Alema, succeduto al governo Prodi fatto cadere da Bertinotti. Mastella, che intanto viene accusato da Casini di essere un acchiappa poltrone, passato nel centro sinistra, pone in essere il ribaltone nel governo della Regione Campania. Viene eletto, in quella occasione, presidente della Regione il mastelliano Andrea Losco, che resta in carica fino alle elezioni del 2000, vinte da Bassolino.
Nel 2001, costituito l’Udeur, Mastella viene eletto nella circoscrizione di Campania 2, ma le elezioni vengono vinte dalla coalizione di Berlusconi. Nel 2006, quando il Porcellum soppianta il Matterellum, Mastella, certo che il suo Udeur non supera lo sbarramento, in sede nazionale, del 2% per avere l’attribuzione di deputati, chiede all’Unione di Prodi la elezione certa di 5 deputati nelle liste dell’Ulivo, mentre lui è certo di essere eletto senatore in Campania. Però, poiché è nato con la camicia, il suo Udeur, conseguito l’1,8%, viene ripescato come migliore perdente, ottenendo 9 deputati che si aggiungeranno ai 5 eletti nelle liste dell’Ulivo.
L’Unione vince le elezioni, con uno scarto, nella elezione della Camera dei Deputati, di 24mila voti, rispetto alla coalizione di Berlusconi, ottenendo il premio di maggioranza. Al Senato, la maggioranza dell’Unione si mantiene, invece, sullo scarto di poche unità di senatori. E proprio in Senato, in occasione della elezione del presidente, Mastella, insieme agli altri due senatori dell’Udeur, il calabrese Nuccio Cusumano e Tommaso Barbato (quest’ultimo condannato qualche anno fa per aver favorito, quale funzionario della Regione Campania, ditte casalesi nell’assegnazione di appalti), vota, in un primo momento, “Francesco Marino” invece che “Franco Marino”, per far valere il peso determinate del suo Udeur ai fini dell’assegnazione dei Ministeri. Poi, nel gennaio 2008, lusingato da Berlusconi, Mastella presenta una mozione di sfiducia contro Prodi, dopo che lui si era dimesso da Guardasigilli. In Senato, dove i margheritini Dini e Fisichella, il rifondarolo Turigliatto e il dilibertiano Rossi, già dissidenti verso Prodi, si sentono rincuorati nel votare la sfiducia al governo poiché a loro si sono uniti i tre senatori dell’Udeur, anche se, in sede di votazione, Cusumano si busca uno sputo in faccia da Barbato per non aver negato la fiducia a Prodi.
Caduto il governo Prodi dopo meno di due anni di vita, Mastella, lungi dall’essere accolto su di un tappeto rosso da Berlusconi per aver provocato lo scioglimento delle Camere, non trova ospitalità con il suo Udeur nella coalizione di centro destra che vincerà le elezioni. In sede locale, è così costretto a ripiegare sul centro sinistra, schierando, nelle elezioni provinciali dello stesso anno, il suo Udeur nella coalizione guidata da Aniello Cimitile.
Ma, nel Febbraio 2009, con la promessa di una elezione nel Parlamento di Strasburgo, ritorna nello schieramento di centro destra che assumerà il nome di Casa delle Libertà. Mastella non riesce però a mettere in crisi, stante la contropartita richiesta in quella occasione dal famoso Nicola Cosentino, le amministrazioni centro sinistra al Comune e alla Provincia di Benevento.
Nel 2010, riesce, con il suo Udeur, che si posiziona al primo posto a Casal di Principe, a far eleggere, per la seconda volta, la moglie nel Consiglio regionale. Questa volta, però, non più nello schieramento di centro sinistra, ma in quello di centro destra, guidato da Stefano Caldoro che vincerà le elezioni.
Poi c’è stato, fino a quando non ha girato definitivamente le spalle a Berlusconi per schierarsi con il centro sinistra nelle recenti elezioni regionali, un andirivieni in Forza Italia, contrassegnato anche da scioglimento e ricostituzione del suo Udeur.

Le aggressioni dei sodali di MastellaIn funzione delle prossime elezioni comunali di Benevento, si è dato molto da fare, nel chiedere l’applicazione del modello che ha portato alla riconferma di Vincenzo De Luca a Presidente della Regione, per avere l’appoggio del Pd sulla sua ricandidatura.
Questi, consigliera Chiusolo, sono i trasformisti della politica. Bisogna conoscere l’ABC della politica, per evitare che determinati giudizi, espressi in modo avventato, possano risolversi in un boomerang.
Il “suo” comunicato, in cui vengono tacciate di pusillanimità persone che il suo leader voleva come alleate, è ultimo della serie finora con cui lei e gli altri sodali mastelliani avete fatto ricorso, come sostiene Fausto Pepe, all’aggressione e al turpiloquio nei confronti dei dirigenti del Pd, dopo averli inutilmente implorati per averli come alleati.
Un altro consigliere comunale è intervenuto con un suo comunicato diffuso pure il 18 gennaio, ma 9 ore dopo quello di Molly Chiusolo, per fare la morale al predecessore di Mastella, con un tono non meno aggressivo di quello usato dalla sua compagna di gomito a Palazzo Mosti. Va ricordato che questo consigliere, eletto nel consesso di Palazzo Mosti nel 1996, nel 2001 e nel 2006, in liste espresse da Alleanza Nazionale, di cui era militante, nel novembre del 2007, quando diventa portavoce de La Destra di Storace, rilascia questa dichiarazione ricavata da noi in google: “Sono molto contento di questo incarico e spero che anche nel Sannio si possa ricostituire una destra senza se e senza ma, avulsa da qualsiasi forma di deriva centrista”. Poi, eletto in Forza Italia nel 2016, passa nei mastelliani quando Mastella annuncia la presentazione, alle recenti regionali, di una lista collegata a Vincenzo De Luca. Infatti, ha voluto ricordare a Fausto Pepe, “emerito sconosciuto”, che è “diventato qualcuno grazie a Mastella che lo candidò a sindaco”, nel 2006.
Questo consigliere ricorda poi che “il percorso di Fausto Pepe è irto di tradimenti…dopo essere stato per decenni con Mastella, nel 2008, pur di restare incollato alla poltrona, tradì e passò con il Pd di Del Basso De Caro. Questo consigliere non dice, però, che Fausto Pepe è stato rieletto sindaco nel 2011, quando Mastella, passato, come dicevamo, nel centro destra nel febbraio del 2009, divenne un suo avversario, avendo presentato una sua lista in una coalizione concorrente rispetto a quella di centro sinistra. Questo consigliere non dice neanche che nel 2011 (nel 2016 fu solo riproposta) venne presentata la lista Lealtà per Benevento, in cui erano candidati tutti gli ex mastelliani che non avevano seguito, nel 2009, Mastella per non tradire il centro sinistra.
Infatti, Fausto Pepe, “fiero di non avere padrini politici da ringraziare”, nel rispondere a questo consigliere dice: “Sono fiero di essere rimasto sindaco di Benevento nel centro sinistra, quando Mastella con i suoi soliti “giochetti” politici faceva cadere il Governo Prodi e cambiava per l’ennesima volta coalizione, peraltro dichiarai in consiglio comunale di non poter essere sindaco di tutte le stagioni e tantomeno di tutte le coalizioni. Sono fiero di aver creato la lista dei Leali per Benevento riconosciuta e deliberata come seconda lista del Pd”.
Poi, il 20 gennaio, questo consigliere ha replicato alla risposta di Fausto Pepe per dire che “Fausto Pepe con la sua risposta non ha fatto altro che confermare le mie riflessioni sul suo percorso di tradimenti politici a Mastella e non solo”. Ma noi ci fermiamo qui con questa riflessione: da quale pulpito arriva la predica!

Le ingerenze sul Pd
Intanto, rispetto all’accordo cui sono pervenuti Pd e 5 Stelle al fine di promuovere una ampia coalizione alternativa a Mastella, Il Mattino del 17 gennaio riporta una dichiarazione di Leo Annunziata, il segretario regionale del Pd espresso da Vincenzo De Luca. Annunziata dice: “Come comunicato ai segretari provinciali il mese scorso, credo sia naturale partire dal perimetro delle forze schierate con il presidente della Regione…”; però aggiunge: “Non vi è alcuna preclusione: della coalizione che va riproposta nelle città capoluogo possono far parte anche i 5 Stelle, perché questo rappresenta il cosiddetto campo largo auspicato dal Pd”. Si vede che questo signore non conosce la realtà di Benevento, nella quale vuole ingerire, insieme a Piero De luca, il deputato dem figlio di Vincenzo, il quale, qualche settimana fa, intervenuto in una video-conferenza indetta dal Consorzio Asi di Ponte Valentino, nel sostenere il modello auspicato da Mastella, ha addirittura benedetto il Mastella bis. Non sa, infatti, Annunziata, quanta simpatia intercorra tra Mastella e i 5 Stelle. Ma, soprattutto, non sa come si è sviluppata la vita politica a Benevento da quando Mastella è sindaco, e non legge i comunicati di Noi Campani, come quello del 18 gennaio, in cui accoliti di Mastella arrivano all’insulto verso i dirigenti del Pd, ben sapendo che il loro capo, perduta l’alleanza con i partiti del centro destra, è rimasto isolato.

I passaggi di Mastella nelle Tv nazionali, anche per tentare di dare una mano a Conte
Per dare ai cittadini l’impressione di quanto egli sia importante, sempre in funzione delle prossime elezioni, gli sono rimasti i continui passaggi nei canali televisivi nazionali, soprattutto privati, come avvenne nella campagna elettorale del 2016.
Per quanto risulti a chi scrive, Mastella è stato il 4 gennaio a “l’aria che tira” de La7, il 5 gennaio a “Omnibus” sempre de La7, il 9 gennaio a “Stasera Italia” di Rete 4. E sempre per quanto risulti a chi scrive, dopo che Renzi ha aperto la crisi con le dimissioni delle sue ministre il 13 gennaio, circostanza che ha offerto a Mastella di offrirsi, senza successo, come individuatore di senatori responsabili in appoggio di Conte, è stato la sera del 13 gennaio ancora a “Stasera Italia”, la mattina del 14 gennaio, ma anche nel dopo crisi la mattina del 21 gennaio, a “L’aria che tira”, il pomeriggio del 14 gennaio a Tagadà de La7, il pomeriggio del 17 gennaio a “Mezz’ora in più” di Rai3, e il 20 gennaio di nuovo a Tagadà.
Il 4 gennaio, ha polemizzato con Renzi, a proposito del modo come il fondatore di Italia Viva si era meravigliato del fatto che la senatrice Lonardo-Mastella appoggiasse le istanze dei 5 Stelle dal momento che i 5 Stelle erano stati critici nei confronti della moglie di Mastella. Il sindaco di Benevento gli ha fatto notare, a distanza, che anche lui, contrario ad un accordo nel 2018 tra Pd e 5 Stelle, ha poi promosso l’alleanza tra questi due partiti quando lui era ancora nel Pd.
Ma rispetto alle battute di Renzi, (Lady Mastella, Conte avrebbe potuto fare un governo con Mastella), il sindaco di Benevento ha ricordato, il 13 gennaio, a “Stasera Italia”, che è stato rispettoso verso di lui quando era presidente del Consiglio. Ha detto, infatti,che, a metà agosto 2016, meno di due mesi dopo l’insediamento della giunta, ha fatto dimettere un suo assessore, Gerardo Giorgione, perché il figlio e non lui aveva postato su facebook foto razziste con commenti irriguardosi verso Renzi e la moglie. Ma Mastella ha creduto di parlare a chi non conosce i fatti. Il sindaco non credette alla giustificazione di Giorgione secondo cui il figlio era stato l’autore di quel post. Qualche mese fa, però, Mastella ha recuperato Giorgione rinominandolo assessore, perché gli fanno gola quelle diverse centinaia di voti che riesce a raccogliere il suo neo collaboratore.
Mastella, tra i registi come dicevamo dell’impresa costruttori, avrebbe telefonato a Carlo Calenda, l’europarlamentare che, eletto nel Nord-est, ha tradito il Pd e i rispettivi elettori di quella circoscrizione, per chiedergli, secondo quanto ha riferito lo stesso Calenda: “tu appoggi Conte e il Pd appoggia te a Roma”. Chissà se Mastella aveva chiesto l’autorizzazione a Zingaretti prima di fare questa proposta, se l’ha fatta, a Calenda? Ma la rivelazione di questa telefonata con un tweet di Calenda, ha mandato su tutte le furie il sindaco di Benevento. Addirittura, nel corso di “Un’ora in più” del 17 gennaio, Mastella ha abbandonato la trasmissione per evitare un confronto con Calenda, quando ha saputo che il capo di Azione stava intervenendo telefonicamente nella trasmissione. Pare che Mastella abbia minacciato di querela Calenda, il quale sostiene di non aver mai conosciuto Mastella, mentre il sindaco di Benevento avrebbe detto di conoscerlo da 22 anni.

Finita il Tribunale la vicenda del Terminal bus
Ma, secondo Angelo Moretti, candidato sindaco, finora, di Civico 22, Mastella avrebbe avuto il 13 gennaio, da Palazzo Chigi, come compenso rispetto al suo darsi da fare nella ricerca di senatori responsabili, il finanziamento, nell’ambito della riqualificazione delle periferie, per la realizzazione del palazzo, con parcheggio interrato, che la Lumode di Gricignano d’Aversa dovrebbe realizzare nell’area dell’attuale Terminal bus. Moretti ha scritto tutto in un lungo documento, che Salvini avrebbe pubblicato sulla sua pagina facebook. Salvini, poi, con un tweet, ha commentato l’accaduto con una noticina molto sarcastica: “Nessuno può mettere in dubbio la coerenza, la trasparenza, la correttezza, la linearità di comportamento, l’intransigenza e l’infallibilità di Mastella, politico senza macchia e senza paura”.
La reazione di Mastella è stata quella di dare incarico ai suoi legali di querelare anche Moretti e Salvini, se è vero che ha querelato Calenda. In questa azione legale si sarebbe salvata Altrabenevento che, in sostegno di Moretti, è intervenuta con due comunicati, il 15 e il 16 gennaio. Ma con un’altra nota del 20 gennaio ha iniziato un racconto a puntate sulla vicenda del palazzo e sul trasferimento del Terminal bus.
Mastella, nella nota del 15 gennaio, con cui dà notizia della sua azione legale, in sede penale e civile, scrive: “Oltre ovviamente a non conoscere alcuna impresa di costruzioni casertana e a non aver alcun tipo di interesse in eventuali appalti, tra l’altro ancora oggi da mettere a bando, evidenzio che il finanziamento in questione risale al 2017 – “Bando periferie-delibera CIPE” – e il relativo progetto fu deliberato dalla giunta comunale addirittura nell’agosto del 2016”.
Si sa che il progetto relativo alla realizzazione dell’immobile nell’attuale terminal bus, rientra in quelli che, presentati dal Comune per l’ammontare di 18 milioni di euro, si posizionarono al 114° posto tra i 120 progetti pervenuti da tutta Italia alla Presidenza del Consiglio, sicché quelli del Comune di Benevento furono ammessi al finanziamento soltanto in seconda battuta, appunto nel 2017, dopo che vi era stata una integrazione di 1,6 miliardi, dal parte del MIT, rispetto ai 500 milioni messi a disposizione dalla Presidenza del Consiglio. Ma probabilmente l’ammissione al finanziamento dei progetti del Comune di Benevento non starebbe a significare che la corresponsione del finanziamento medesimo sia avvenuto in quella sede, o di lì a pochi giorni dopo.
Si sa pure, che dei 18 milioni, 7 sarebbero investiti per la realizzazione del palazzo in questione, somma alla quale l’impresa che dovrebbe costruire il palazzo aggiungerebbe due milioni e mezzo circa per integrare il costo dell’opera. E si sa anche che, grazie a questa integrazione, l’impresa costruttrice gestirebbe per 30 anni l’immobile, ed avrebbe il controllo degli spazi di sosta non a pagamento nel raggio di un chilometro dalla struttura edilizia. Sembrerebbe un po’ troppo rispetto all’impiego di quell’importo da parte dell’impresa che dovrebbe costruire il palazzo di 5 piani.
Giuseppe Di Gioia

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