“Faccio la festa”, “ti faccio la festa”. Quando una particella pronominale definisce il senso di un impegno politico

La pandemia, tutte le feste porta via.
O quasi.
Alcune infatti, manco la pandemia se le porta via.
Puntuale come ogni altro anno, Città Spettacolo è andata in scena in barba ai ricoveri, ai decessi, agli inviti alla prudenza, ai decreti, e allo stalking telefonico del primo cittadino che hanno caratterizzato i mesi precedenti l’estate 2020 – e che, con tutta probabilità, caratterizzeranno l’autunno-inverno 2020/2021.
La più ecumenica di sempre, come rivendicato dall’invito del suo direttore artistico a rilassarsi e a «godersi insieme la festa».
La più agonizzante della sua lunga storia, a dar retta alle voci di popolo insistenti nel ravvisare, nel docufilm finanziato al fine di ripercorrere il percorso della manifestazione dalla nascita all’attuale edizione un palese, stentato, costoso prodotto di propaganda.
Giusto il tempo di archiviare le elezioni regionali che Mastella il suo amore per le feste ha voluto ribadirlo ancora una volta.
Stavolta, però, la festa invece di farla “per tutti” ha deciso di farla “a qualcuno”.
È così arrivata alla sua seconda edizione la manifestazione “Chiudiamo un centro sociale polifunzionale”.
La prima, storica, edizione della manifestazione andò in scena con la chiusura della sede dell’associazione “É più bello insieme” al rione Libertà.
Tema dell’edizione: “Epifania della carognata”.
In una città dove il diritto di impunità dei morosi è solido tanto quanto le spalle dell’arco di Traiano, al centro sociale per disabili venne contestato – in un completo capovolgimento delle regole che vorrebbero risarciti i servizi resi ad un ente pubblico – il mancato pagamento dell’affitto della sede.
Consuntivo della manifestazione: famiglie, disabili e operatori senza più un punto di riferimento che aveva, in modi differenti per ognuno, rappresentato una certezza nella quotidianità di tutti loro.
Propositi per il futuro: fitto dell’ex scuola San Modesto alla cooperativa Esculapio di Marano di Napoli (la stessa che aveva già preteso avere titoli e numeri per gestire un centro per migranti in contrada San Chirico) per istituire un centro pubblico per l’assistenza ai disabili.
E mentre ancora si attende che, con l’apertura di tale centro, il futuro diventi presente – avrebbe dovuto esserlo il 3 settembre (come annunciato, manco a dirlo, con una festa), poi il 5 ottobre, poi ancora non è noto quando – Mastella ha trovato il tempo, con tutti gli impegni che oberano un sindaco alle prese con la gestione di un numero inedito ed inaspettato di casi di Covid-19, di firmare un’ordinanza di chiusura immediata per il centro “É più bello insieme”.
Che, nel frattempo, aveva aperto le porte di una struttura autorganizzata, al rione Ferrovia, grazie al sostegno di generosi privati.
In attesa di scoprire quando e se ci sarà una terza edizione della manifestazione “Chiudiamo un centro sociale polifunzionale” e quale ne sarà il tema – ci permettiamo di azzardare un significativo “reiterazione della carognata” – ci si chiede se per caso l’esercito Mastella lo abbia richiesto con l’intento di lasciare i vigili urbani liberi di fare un’altra bella festa a Moretti&Co?
Massimo Iazzetti

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