Elezioni regionali: nel Sannio resiste e si rinforza la “banda Mastella”

Se qualcuno pensava di far fuori la “banda Mastella” non ha capito un bel nulla di politica. La stessa cosa può dirsi della “banda del No” al referendum.
Parto da questa ultima indicazione: qualcuno (i malpancisti del Pd) pensava di trasformare anche questo referendum alla stregua di quello affondato di Renzi, portandolo sul politichese.
Quella campagna elettorale fu una battaglia contro il renzismo, ma decretò anche il suicido del PD. Renzi fu fatto fuori, ma i dem si sparpagliarono più che ricompattarsi.
Pensavano nelle ore precedenti domenica scorsa di affondare anche questo referendum per far fuori il governo giallorosso.
L’etichetta non personalizzata data a questa ultima variazione della Carta è stata quella che ha attirato di più l’elettore. Una proposta partita dal M5s dai banchi del Parlamento, ma che alla fine aveva visto ben il 95% di deputati e senatori votarla in aula.
La corsa spietata immediatamente dopo la sua approvazione per la ricerca delle firme dei parlamentari per chiedere il referendum si è concretizzata ed arrivata anche all’election day. La discesa in campo di eminenze grigie e di costituzionalisti a favore del No, non ha sortito effetti: il popolo sovrano ha guardato al taglio verticale dei parlamentari ed era quello che chiedeva da tempo, per il deprimente spettacolo dato dalla casta dei privilegi.
Al popolo ha importato poco dei tabu messi sul tavolo dai fautori del No: pericolo democrazia, non rappresentanza parlamentare dei territori, il rischio, concreto, di andare alle urne con l’attuale legge elettorale. Al popolo ha interessato solo quel “taglio” il resto è retorica. Avrà vinto il M5s che propose quella variazione costituzionale cui spetta il merito di averla portata in aula e fatta approvare?
Al referendum all’elettore ha affascinato quel “taglio” il resto… chiacchiere e distintivi… il popolo è sovrano.
Brevemente sul risultato regionale. Credo che il Cdx abbia abbindolato Caldoro oltre il lecito della decenza. In primis avrebbe dovuto cercare una candidatura diversa e carismatica da anteporre al “fuciliere”. Non trovandola non avrebbe dovuto imbambolare Caldoro con le percentuali dei sondaggi. La distanza percentuale dei consensi tra il presidente e il suo predecessore era considerevole già prima della pandemia… figuriamo durante e dopo… ed il risulatato è evidentissimo. Hanno fatto credere a Caldoro addirittura che,  pochi giorni prima delle elezioni, quella differenza di consensi quasi non esistesse più… si è concretizzata con una debacle e Caldoro non figura persino nella casella degli eletti.
Noi Campania alla fine si è avvalsa anche del “Mai con Mastella” di Salviniana memoria.
Una battuta fuori luogo poiché, tra l’altro, il sindaco di Benevento guidava una giunta a trazione cdx. I risultati in città, nel Sannio e se volete i dati elettorali regionali la dicono lunga sulla vitalità della “banda Mastella”. E Clemente comunque aveva capito tutto e all’epoca dell’editto salviniano era già a traccheggiare con il lanciafiamme.
Chiamatela… no emozione (sarebbe troppo oltraggioso nei confronti di Lucio Battisti) ma semplice realtà… e chest’è…
Geppino Presta

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