Un gioviale Santamaria sfoggia la sua bravura di attore anche nel celebrare Alberto Sordi

Il nostro caro e grande Alberto Sordi, di cui il bravissimo Claudio Santamaria ha presentato la vita artistica, dai suoi esordi, non mancando di dire che quando Alberto comunicò ai suoi di voler fare l’attore, il padre e la mamma non furono  entusiasti di questa sua decisione, poiché sicuri che sarebbe stato difficile, per il loro figlio, raggiungere il successo, forse proprio perché  il padre, un professore d’orchestra( che suonava un basso tubo e spesso veniva contattato dal M° Arturo Toscanini, per suonare Wagner), conosceva bene le difficoltà di inserimento nel mondo dello spettacolo.
L’intento di Santamaria è stato quello di presentarci Sordi, nato nel 1920, che  ha vissuto tra le due guerre mondiali che hanno sconvolto il mondo; un Sordi che ha combattuto durante la seconda guerra, quale membro della banda musicale e di cui  abbiamo ascoltato in diretta la testimonianza nel video,   “La mia guerra” girato nel 1990.
Di qui, lo snodo di tutta la sua vita artistica: dai  primi lavori in avanspettacolo, iniziarono poi  i film, di cui abbiamo visto alcune scene. Pensiamo a: ”Una vita difficile” con Lea Massari, in cui interpretò un ufficiale di complemento, divenuto poi partigiano e, dopo la guerra di liberazione, giornalista, mal retribuito per le scarse finanze del giornale di sinistra. Subita la separazione della moglie, non disposta, anche per volontà della madre, a condurre con lui una vita difficile, per riconquistarla seguì il consiglio di suoi colleghi di mettersi anche lui al servizio di un editore che pubblicava giornali per un pubblico di aristocratici. Ma, perduta la sua libertà e la  sua indipendenza di giudizio, pensò di porre fine alle umiliazioni subite dal padrone, qualcuna anche in presenza della moglie, umiliando a sua volta il padrone.
Con la grande  Franca Valeria, che proprio, il 31 luglio ha compiuto i suoi primi 100 anni e che ha ricevuto gli auguri affettuosissimi  del pubblico, si cimentò ne “Il fustigatore”, in cui  emersero  tratti del suo carattere; fustigatore dei benpensanti, credente, moralista, anche se lui si presentava  dicendo: ”Non sono né un santo, né un poeta, né un navigatore”. Conscio forse del suo enorme fascino, pretendeva che la sua donna ideale avrebbe dovuto possedere tutti i pregi, esistenti al mondo, Abbandonò l’idea anche di sposare l’austriaca Uta Frameyer, con la quale aveva messo a punto tutto il necessario, per la cerimonia di matrimonio, che non celebrò, perché era “troppo impegnato” a girare un film.
Molto spesso, nei programmi televisivi, lo abbiamo sentito affermare: ”Ma ché, me metto  un’estranea in casa mia..”, forse per il grande affetto che lo legava alla madre ed alle sue sorelle che vivevano solo per lui.
Nel 1937, anno del suo esordio nel mondo del cinema, partecipò travestito da leone ne “Il  feroce Saladino”. Con Fellini  nel 1953 girò: ”Lo sceicco bianco”, ma non riuscì ad essere scritturato per il ruolo di Casanova, che poi il regista Fellini diede a Donald Sutherland.
Ricordiamo “I vitelloni” con il grande Franco Interlenghi, nel 1954. Il suo primo film da protagonista fu “Un americano a Roma”, in cui gli spaghetti svolgono un ruolo particolarmente importante.   L’amore per il cibo, per la buona cucina,  sono  stati sempre  comunque una costante in tanti altri suoi film.
A questo proposito, Claudio Santamaria,  ci ha raccontato di quella sera in cui fu invitato a cena dall’Avv. Agnelli, una cena costituita da un’insalatina con delle piccole alici, cui seguì il dessert, Sordi si vide dunque costretto a chiedere un piatto di spaghetti, che gli furono prontamente cucinati.
Ne ”La grande guerra”, girato nel 1959, recitò con Vittorio Gassman e Silvana Mangano, presentando quello che sarebbe stato il suo personaggio chiave: l’italiano medio, un po’ pauroso, un po’ vigliacco, così come esclama lui stesso quando viene trascinato davanti al plotone di esecuzione, quasi che la vigliaccheria potesse essere un argomento a suo vantaggio.
Doppiò in maniera magistrale, Oliver Hardy, attività, iniziata nel 1937, e quale doppiatore prestò la sua voce a tantissimi attori tra cui anche a  Marcello Mastroianni in “Domenica d’Agosto”.  
Anche alla radio, Sordi ottenne un grande successo. Vi lavorò dal 1946 al 1950, creando personaggi esilaranti quali Maria Pio, con la famosa battura: “Pronto si, Mario Pio, pronto …con chi parlo io?”. Anche  ”I compagnucci della parrocchietta”, che piacquero tanto a Vittorio De Sica da trasportarli in un film, ”Mamma mia, che impressione!”, che si rivelò un vero e proprio disastro.
Girò nel 1966: ”Fumo di Londra”, iniziando così anche la sua carriera di regista, con ben 16 film al suo attivo. Con Monica Vitti vi fu un lungo sodalizio artistico. La diresse in ben tre suoi film: ”Amore mio aiutami”, “Polvere di stelle”, “Io so che tu sai che io so”.
Ancora surreale il film, “Il boom”, di Vittorio De Sica, in cui interpretò il ruolo di un geometra, piccolo imprenditore, che, finito nella morsa dei debiti, perché costretto dalla moglie a condurre una vita mondana. è disposto, pur di aver un miliardo di lire, a vendere un occhio, che lui scelse quello destro, poiché il sinistro gli sarebbe servito per effettuare bene i sorpassi con l’auto.  Il film era  incentrato sul boom economico, quello in cui le cambiali erano protagoniste e tutti erano ricchi senza soldi, un po’ come accade ora.
La sua partecipazione nelle trasmissioni televisive era finalizzata alla promozione dei suoi film, perché, in fondo non vedeva il fenomeno televisivo destinato a durare nel tempo, con alti livelli di qualità.
Profeticamente, affermò che se la televisione andava di quel passo ”presto nelle trasmissioni, ci sarebbero state le casalinghe e  gli anziani”. E profezia, non fu mai  più veritiera.
Nella puntata di  Porta a Porta di Bruno Vespa, dedicata a Sordi dal titolo :”Storia di un italiano” con altri ospiti d’eccezionale quali l’On. Giulio Andreotti, Pippo Baudo, l’attore imitò il bue, una gang straordinaria.
Nella presentazione delle sue performance, tra le tante dei suoi 200 film, non poteva mancare “Il marchese Del Grillo”, con la scena  più significativa del film, quando il Marchese, viene arrestato in una bettola da un solerte soldato, malgrado egli continui a  gridare la sua innocenza ed il suo rango di nobiltà, Solo quando sopraggiungerà  il capo delle guardie , che lo riconoscerà e si scuserà con lui, accompagnandola con la propria carrozza al palazzo, Sordi lasciando la comitiva  esclama: ”Me dispiace. Io so’ Io, e voi… non siete un cazz…!”
 Claudio Santamaria ha terminato il suo racconto, ringraziando l’Ensemble del Conservatorio “N. Sala” di Benevento, del M°  Gianluca Pavio, al grido :”Ciao Alberto! Grazie!”.  
La bravura del mattatore della serata ha permesso di superare alcune difficoltà audio che si sono verificate nei documentari più datati di Alberto Sordi. Abbiamo accettato volentieri le scuse di Frascadore e del regista Massimo Cinque, ma come si sa, a teatro questi inconvenienti possono capitare; questo è il bello della genuinità e dell’immediatezza della  diretta. 
Il 23 febbraio 2003, Sordi, lasciandoci, ci rese orfani ormai della sua bravura, della sua intensa dedizione al pubblico, con un immenso patrimonio ereditario, composto da film, doppiature, scenografie, regie. Il suo indimenticabile sorriso, le sue battute, con marcato accento romano; la sua capacità di entrare nei personaggi, raccontandone bellezza e bruttura, in un disegno omogeneo e disincantato, aspro, a volte, forse crudele.
Maria Varricchio 

 

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