De Raho: per combattere le mafie bisogna avere il coraggio di chi ha denunciato gli assassini di Livatino

La seconda giornata del BCT Festival, edizione 2020, si è sviluppata attorno ad un tema di grande attualità: l’organizzazione mafiosa in Italia.
Sono stati invitati   tre magistrati e tre attori che nella fiction interpretano poliziotti, magistrati e mafiosi, primo fra tutti in questa trasposizione vi è stato Michele Placido, un antesignano della serie televisiva ”La Piovra”, andata in onda dal 1984 fino al 2001, divisa in dieci miniserie, che rimane ancora oggi la serie televisiva italiana più famosa nel mondo.
Ha ottenuto grandi consensi di pubblico (una media di 10 milioni di spettatori e punte di 15 milioni) ed é stata esportata con altrettanto successo in oltre 80 nazioni.  La serie iniziò con la regia di Damiano Damiani, in cui Placido  ha impersonato il personaggio del commissario Corrado Cattanei, per quattro serie, riscuotendo un grosso successo. Ed è proprio parlando di questo suo lavoro che ha voluto sottolineare la differenza di approccio del tempo e come oggi invece vengono rappresentati i personaggi, a volte in maniera surreale. Al grande attore è stato consegnato il premio alla carriera, da parte del Procuratore Nazionale Antimafia ed Antiterrorismo, Federico Cafiero De Raho. 
Gli altri attori intervenuti sono stati Francesco Montanari e Giacomo Ferrari che  hanno raccontato le loro esperienze in merito alla partecipazione alle varie fiction, sottolineando le difficoltà incontrate nella immedesimazione nei ruoli, insieme a Cristiana Dell’Anna, in collegamento video, perché impossibilitata a partecipare di persona. Quest’ultima ci ha presentato il ruolo di una donna che vuole salvare dei ragazzi e ha commentato dicendo: ” Umanità, noi parliamo di persone, anche nel crimine organizzato sono persone, con dei sentimenti fortissimi, forse primitivi, ma sono il risultato di una società non funzionante”.
Il Dott Federico Cafiero De Raho, ha valutato comunque molto positivamente le rappresentazioni di questa parte della criminalità organizzata, perché con la materializzazione sullo schermo, si dà modo a tutti di capire il fenomeno mafioso. “Le fiction concentrano la loro attenzione sulle dinamiche, anche se quello che si vede non è nulla rispetto alla realtà, perché la Tv ed il cinema non sempre riescono  a descrivere il nemico con il quale ci dobbiamo confrontare. Spesso chi ha bisogno viene utilizzato. Pensiamo alle imprese che hanno difficoltà di ricorrere al credito e quindi finiscono per chiedere denaro a chi il denaro ce l’ha. Mafia e camorra hanno un solo problema: quello di inserire le proprie ricchezze. Non appaiono in prima persona. Per essi è sufficiente dare, poi si impongono ed alla fine si nascondono. Persone importanti sono poi state costretti a passare alla ‘ndrangheta. Perdevano così la loro libertà, che è la nostra più grande ricchezza, creando di conseguenza un grave pregiudizio alla nostra democrazia. La mafia vuol veder le persone loro succubbe”.
Anche il Dott. Gian Maria Fara, Presidente dell’Eurispes ed il Dott. Giovanni Tartaglia Polcini, Magistrato, consigliere giuridico MAECI , hanno  affrontato il problema della rappresentazione della mafia e delle altre criminalità organizzate, concordando con il pensiero del Dott. Cafiero De  Raho. 
Hanno affermato che l’Italia è il paese dell’antimafia e questa serata ci fa capire quanto sia importante la narrativa, anche se, in particolare, il Dott. Tartaglia Polcini ha sottolineato che la mafia è molto cambiata rispetto a quella descritta nelle fiction, perché usa poco la violenza, la minaccia, ma si infiltra nell’economia utilizzando gli strumenti tecnologici.
In sintesi, il messaggio trasmesso dai magistrati: ”Ciascuno di noi ha un ruolo per prevenire il crimine, bisogna essere informati ed essere pronti. In genere chi subisce non ha avuto una preparazione, da parte della famiglia, della scuola. Se tutti adottassimo una certa linea, potremmo evitare tanti fatti gravissimi che si sono verificati. Spesso essi avvengono perché non abbiamo denunciato prima ,fatti di minore gravità”. Se lo avessimo fatto, ha osservato il Procuratore De Raho, il giudice Livatino sarebbe ancora vivo.
Infatti, il Presidente De Raho, nel citare il  caso di cronaca, in cui un agente di commercio del Nord si trovò a passare davanti alla scena dell’uccisione del giudice Livatino, ha detto che questo testimone del delitto, appena trovò una caserma di Carabinieri, denunciò il fatto, dando una descrizione dei killers,  e confermando quello che aveva visto al processo. Da allora la sua vita, protetta dalla polizia, non fu più la stessa: ebbe tantissime difficoltà, compresa quella di ridimensionale l’ambito della sua attività. Ma a chi gli chiedeva, come si sarebbe comportato ora, alla luce di quanto aveva dovuto subire, il rappresentante di commercio rispondeva: ”Io rifarei la stessa cosa che ho fatto 20 anni fa”.
“La paura è umana, ma combattetela con il coraggio”. Questo è il messaggio lasciato da  Giovanni Falcone e  Paolo Borsellino, i quali, parlando del coraggio, dissero che esso fa parte della vita, insieme alla consapevolezza. La paura, infatti,  bisogna vincerla giorno per giorno, allenandoci ad avere coraggio, per impedire che il cattivo passi.
Non dovrebbe dunque trovare spazio nella nostra società la scusante di Don Abbondio, il quale prendeva atto, dicendo. ”Il coraggio, uno, se non ce l’ha, mica se lo può dare”.
Maria Varricchio 

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