La querela per diffamazione, una scelta spesso perdente per chi la sporge

Fa proseliti, a Benevento, la scuola di chi minaccia querele, molto spesso soltanto per intimidire. In data 20 luglio,  leggiamo su di un comunicato di Altrabenevento, “il Procuratore Speciale della STAT srl, Pietro Siena, ha inviato una nota con la quale preannuncia una quasi certa querela,  per presunta diffamazione, ai danni di Gabriele Corona di Altrabenevento, relativa alla asserita inesistenza, quasi accertata, di una lettera con la quale il dirigente del settore opere pubbliche ha espresso valutazioni critiche sui programmi di abbattimenti e ricostruzione di scuole e case popolari”.
La STAT srl, leggiamo in google, è una società di servizi che, nata a Milano nel 2008, “ha una sede operativa a Napoli con distaccamenti operativi presso i clienti del territorio, per studiare, programmare, gestire e, se del caso, realizzare interventi edilizi, propri o di terzi, inseriti nello specifico contesto storico, urbanistico, sociale e ambientale , coinvolgendo le realtà locali con prodotti e servizi integrati innovativi”.
Questa società ha tenuto, presso l’Hotel Italiano, il 17 luglio scorso, un incontro con le forze sociali e imprenditoriali del territorio e con la Stampa  (chi scrive non c’era),  per presentare il progetto relativo all’abbattimento  e ricostruzione di una quindicina di edifici scolastici e di alloggi delle Case Popolari.
A partecipare a quell’incontro, Altrabenevento delega Gabriele Corona, non più presidente della associazione per la città sostenibile contro il malaffare dal mese febbraio scorso, dopo aver collezionato 4-5 procedimenti disciplinati attivati dal Comune di Benevento, di cui egli  è dipendente, anche per il solo fatto di essere presidente  della predetta associazione che, firmati dall’avv. Sandra Sandrucci, ha diffuso comunicati per denunciare malefatte dell’amministrazione Mastella.
Per la cronaca, diremo che Corona, rimosso, insieme al geometra Luigi Panella,  dal settore Urbanistica, il 28 novembre 2016 (cinque mesi dopo l’insediamento di Mastella quale sindaco), con il pretesto di porre in essere la rotazione disposta dall’Anac (rotazione che ha riguardato solo questi due dipendenti e non anche quelli attenzionati dalla Procura della Repubblica), venne trasferito presso il Comando della Polizia Municipale. Poi, il 10 febbraio 2020, il giudice del lavoro, dott.ssa Claudia Chiariotti, considerato illegittimo tale trasferimento, dispose il ritorno di Corona al settore Urbanistica. Ma, per motivi che non conosciamo, Corona, ancor prima, pare, di riprendere servizio al settore Urbanistica, venne trasferito al settore Commercio.

Un altro procedimento disciplinare intentato contro Corona, per aver denunciato la cementificazione dell’attuale terminal bus
E’ di questi giorni la notizia, diffusa da un comunicato di Sandra Sandrucci, pubblicato integralmente dal nostro giornale, secondo cui Corona sarebbe stato raggiunto da un altro procedimento disciplinare, in quanto, prima ancora di lasciare la presidenza di Altrabenevento, questa associazione aveva denunciato, con un comunicato firmato dal “Coordinamento di Altrabenevento”, la cementificazione dell’attuale terminal bus da parte della Lumode di Gricignano d’Aversa.
Il costo complessivo dell’immobile, comprendente, su 5 piani, parcheggi a pagamento, negozi, uffici e alloggi, è di 9,6 milioni, finanziato per poco più di 7 milioni con i fondi erogati, nella misura di 18 milioni, al Comune di Benevento, in un secondo momento, poiché i progetti per la riqualificazione delle periferie, non rientranti nei primi 24, finanziati con 500 milioni di euro, si erano classificati quintultimi nella graduatoria nazionale.
Con l’investimento del rimanente importo, di poco più di 2 milioni, la Lumode, secondo quanto scritto in concessione, gestirà in proprio l’immobile per la durata di 30 anni, lo ribadiamo ancora una volta, ed avrà riconosciuti i seguenti diritti e benefici: “diritti su spazi pubblicitari interni e su superfici esterne, per la durata della concessione; costante vigilanza della Polizia municipale (peraltro carente di personale –ndr) con elevazione di contravvenzioni e/o rimozione forzata degli autoveicoli in divieto di sosta in un raggio di metri 1.000 da quello del parcheggio; divieto permanente di  sosta nella piazza Risorgimento e nelle aree limitrofe non consentite; diritto di prelazione per la presentazione di altri progetti secondo lo strumento della finanza di progetto in altre aree limitrofe a quelle oggetto del presente intervento, così da completare un quadro urbanistico di sistemazione più generale del quartiere”. Meno male che chi scrive non è dipendente del Comune di Benevento, altrimenti sarebbe stato anche lui raggiunto da un procedimento disciplinare, per aver pubblicato i motivi per cui a Corona è stato notificato quest’altro procedimento disciplinare.
Ma vi è di più. Dal momento che, come sancito nel bando della DpCM, il costo delle opere rientranti nella riqualificazione delle periferie, deve comprendere la compartecipazione dei privati nella misura del 25%, la delibera 121 del 29 agosto 2016 prevede un intervento di 26.582.202,25. La partecipazione finanziaria, appunto, del privati è di 8.582.202,25 euro. Tra gli interventi dei privati, ve ne sono due della Geses srl, una piccola società, con socio unico e con un capitale sociale, pignorato, di 40.000 euro, che  però si è impegnata a realizzare, con fondi propri, senza finanziamenti pubblici, una piscina coperta e un Ostello della gioventù per un totale di 6 milioni di euro. Senza la promessa di quei finanziamenti privati, l’intero programma di interventi del Comune di Benevento non avrebbe avuto neppure il punteggio minimo per essere ammesso al finanziamento.
Ma l’assurdo è che il 40% dell’investimento pubblico viene assorbito dalla costruzione dell’immobile sull’area dell’attuale terminal bus, il cui  sottosuolo è peraltro attraversato, a non molti metri di profondità, dalla galleria della linea ferroviaria Benevento-Avellino.
Una volta, quando Mastella era il punto di riferimento di De Mita in provincia di Benevento, eravamo vassalli degli avellinesi; ora, che il collegio nel quale la senatrice Alessandrina Lonardo Mastella è stata candidata si estende nel Casertano, siamo diventati vassalli della…Lumode. 

Anche la moglie di Mastella lascia Forza Italia
Invero, la signora Sandra, posta alla guida di una lista bloccata, era destinata a sicura elezione, nella misura in cui fosse scattato, come è scattato, un seggio in favore di Forza Italia, in ragione dei voti ottenuti dal partito di Berlusconi e non dei voti raccolti dalla moglie di Mastella. Ora, però, nel comunicato diffuso mentre scriviamo, in cui informa di essersi dimessa dal gruppo forzista di Palazzo Madama, e quindi anche dal partito, dal quale si era momentaneamente autosospesa, la senatrice scrive, per denunciare la guida salviniana imposta alla coalizione: “La mia storia è diversa da quella che oggi esprime la coalizione nella quale sono stata eletta e alla quale (udite, udite – ndr) ho dato un contributo , anche vistoso e rilevante, in termini elettorali”.
La senatrice ha chiesto alla presidente del Senato, Casellati, di passare nel gruppo misto, ma non è dato sapere, al momento, quanto durerà l’approdo in questo gruppo nella sua “scelta di rinnovata vita politica”. Si dice che andrà in Italia Viva.  E’ consapevole, però, la signora Sandra, “che tutto questo porterà le malelingue e i teologi della moralità politica ad esprime giudizi ingenerosi nei miei riguardi”. A tale proposito, rispetto a possibili accuse di trasformismo, non certo dalla accomodante stampa nostrana, la senatrice mette le mani avanti. Infatti, ricorda “che non siamo in presenza soltanto, negli ultimi tempi, di singoli che scelgono, ma di intere forze politiche”, sicché “queste forze politiche, ognuna di loro, ha giocato nel campo elettorale in un modo, comportandosi in maniera diversa alcuni mesi dopo e realizzando finanche formule di Governo di convergenza”.
A questo punto, almeno il marito della signora Sandra, dovrebbe ricordare che, nella tanto vituperata Prima Repubblica, i partiti destinati a coalizzarsi per formare il quadro politico di maggioranza, durante le campagne elettorali si attaccavano aspramente.

La STAT esprime disappunto rispetto alla relazione di Perlingieri –  Non condiviso il suo programma da molti dei partecipanti al convegno del 17 luglio
Relativamente alla querela di cui è stato minacciato Corona da Pietro Siena, la STAT ha inviato – leggiamo nel comunicato di Altrabenenevento del 20 luglio scorso –  “all’Avv. Mario Pasquariello, assessore ai LL.PP., all’Ing. Maurizio Perlingieri, dirigente del settore OO.PP., all’Ing. Giuseppe Soreca, R.U.P. procedimento – Gara del Comune di Benevento, ad Altrabenevento e a Il Sannio Quotidiano”, la seguente lettera: “oggetto: presunta violazione dell’art. 64, commi 6 e 7 del D.Lgs 50/16. Accertamento d’obbligo per verifica di falsa e deviata informazione a mezzo stampa. Riserva di azione legale”. Testo della lettera: “La scrivente società, come è noto ai destinatari, in data 17 c.m. ha presentato, presso il Grand Hotel Italiano in Benevento, la proposta negoziata con il Comune di Benevento conclusa in data 25.05.2020. Sia nell’intervento di un certo Gabriele Corona, che sul servizio pubblicato da Il Sannio Quotidiano del 18 c.m., si è appreso che il citato signore, come confermato dall’articolo: “…..ha piazzato sul tavolo il carico da novanta,……omissis……, tirando fuori una relazione del dirigente alle Opere Pubbliche, Perlingieri (inviata al Sindaco e all’assessore Pasquariello)…”
Della lunga nota, inviata ai predetti destinatari, della quale evitiamo la pubblicazione della rimanente parte, è utile riportare un passaggio importante: “Ritiene, Pietro Siena, ex funzionario del Comune di Napoli, che un dirigente non può scrivere al sindaco per segnalare aspetti critici di una proposta da 300 milioni di euro per abbattere scuole e palazzi, senza darne notizia al costruttore”.Il Sannio Quotidiano sarebbe stato anch’esso minacciato di querela, perché, oltre a riportare l’intervento di Corona, avrebbe pubblicato stralci della nota richiamata da Siena, a differenza del Mattino che si è limitato a fare la cronaca di quell’incontro, in cui, ad eccezione del consigliere comunale Adriano Reale, tutti gli intervenuti (dai rappresentati del movimento per la casa, a Paolo Iorio del SUNIA, a Pasquale Basile dell’USB, al consigliere comunale Vincenzo Sguera e, infine, a Corona) hanno criticato il programma di investimento di 300 milioni di euro, derivanti, a dire di Siena, dal cassetto fiscale dei potenziali beneficiari degli incentivi per la ricostruzione anti sisma e l’efficientamento energetico delle abitazioni.
Secondo Pasquale Basile, il Comune, di questa operazione, avviata più di un anno fa, ha tenuto all’oscuro i cittadini e finanche i consiglieri di maggioranza. Inoltre, Pasquale Basile chiede di sapere chi ha chiesto alla Regione Campania di utilizzare  i 140 alloggi di housing sociale più 20 di edilizia residenziale pubblica, già coperti da finanziamento regionale, come parcheggio delle famiglie che attualmente occupano i palazzi da abbattere, nell’ambito del programma STAT, programma che, nei nuovi alloggi, prevederebbe, sempre secondo Basile, canoni di locazioni assai maggiori rispetto a quelli attuali. Pare, però, che, rispetto alla relazione di Perlingieri, la giunta municipale abbia dichiarato non soddisfacente la proposta della STAT.
Intanto, non si sa se davvero Corona e Il Sannio Quotidiano siano stati querelati, sia perché vi sono 90 giorni di tempo per sporgere querela, sia perché coloro che vengono chiamati in giudizio ne vengono a conoscenza quando saranno interrogati da un Pm o da un organo di polizia. 

Le querele sporte contro Corona
Infatti, Corona soltanto pochi giorni fa, dopo essere stato interrogato da un organo di polizia, ha saputo di essere veramente stato querelato dal direttore della Camera di Commercio, per aver, nel mese di novembre dell’anno scorso, assunto la difesa, in suo comunicato, della giornalista Teresa Ferragamo, la quale, nel corso di una conferenza stampa convocata dall’ente camerale per lanciare una iniziativa nell’ambito dell’anno europeo della falangina, aveva  chiesto lumi sul costo dell’iniziativa medesima. Le fu risposto, da un uomo del quale lei aveva descritto le caratteristiche fisiche, ritenute offensive dall’interessato,  che si sarebbe dovuta informare sul sito della Camera di Commercio, un sito che, secondo Corona, viene aggiornato con molto ritardo,  dal momento che, nel Consiglio generale dell’Ente, figurerebbe ancora il sindacalista Fioravante Bosco, comandante dei Vigili Urbani già da un anno.Sappiamo che finora Gabriele Corona ha collezionato 29 querele. E dal momento che egli è attualmente in servizio,  ma per poco tempo ancora dal momento che, avendo 65 anni, chiederebbe di andare in pensione in anticipo, per essere più libero nel denunciare il malaffare,  i giudizi non si sarebbero risolti in favore dei querelanti.Sporgere una querela per diffamazione a mezzo stampa è quasi sempre una scelta perdente del querelante, che, anche quando ha torto, pensa di impressionare favorevolmente l’opinione pubblica, rispetto alla pretesa diffamazione. In Inghilterra, chi sporge querela con risarcimento danni, senza avere ragione in sede processuale, pare sia tenuto a corrispondere lui al querelato l’entità del risarcimento richiesto, disse una volta Milena Gabanelli quando conduceva Report su Rai3. In Italia, invece, il querelante, quando perde, se la cava con il pagamento delle spese legali, ammontanti a qualche migliaio di euro.Tuttavia, disse la Gabanelli in quella occasione, che Roberto Formigone, per aver sporto contro Report una infondata quanto immotivata querela per diffamazione, venne lui condannato a risarcire, nella misura di 15.000 euro, la trasmissione televisiva. Ma Report, quando Formigoni era già finito nelle maglie della giustizia, non riuscì a recuperare i 15.000 euro, perché l’ex presidente della Regione Lombardia risultava nullatenente. Né Report riuscì a pignorare l’indennità parlamentare, perché gli inquilini di Camera e Senato avevano varato, negli anni 60, a vantaggio di se stessi, e non dei titolari di modestissime pensioni dell’Inps, una legge secondo cui neanche il quinto dell’indennità parlamentare poteva essere pignorato.

Martusciello querela Mauro De Ieso
Staremo a vedere  se la querela sporta da Fulvio Martusciello, il coordinatore di Forza Italia a Benevento, contro Mauro De Ieso, sindaco di Pago Veiano e responsabile Enti Locali di “Noi Campani”, la neo formazione politica di Mastella, sarà ritenuta attendibile dalla Procura della Repubblica. De Ieso, al quale Martusciello ha chiesto un risarcimento di 100mila euro, da devolvere in beneficenza, avrebbe, in un suo comunicato, leso l’immagine di Annarita Russo, attualmente candidata alle regionali nella lista di Forza Italia.Se si eccettua l’aspetto ironico del comunicato di De Ieso,  non riteniamo che il sindaco di Pago Veiano abbia offeso la consigliera comunale e detto “falsità acuite dal momento elettorale”. Annarita Russo, eletta in “Noi Sanniti per Mastella”, non è rimasta in tale gruppo, secondo la ricostruzione che fa De Ieso.Lo strano, però, è che De Ieso scrive: “l’esordio (di Annarita Russo –ndr) non è stato dei migliori considerato che ha dichiarato di far parte di Forza Italia dal 2018 dimenticando invece di essere stata eletta esclusivamente perché candidata in una lista di Mastella”.  Evidentemente, gli sfugge che Mastella, in funzione della candidatura e della elezione della moglie al Senato, sciolse il suo Udeur, ricostituito il 16 dicembre 2017 nella stazione marittima di Napoli, nella convention di Forza Italia tenutasi a Napoli il 3 febbraio 2018. Quindi, che nel 2018 sia passata in Forza Italia anche Annarita Russo, salvo poi a far parte del gruppo “Cittadini Protagonisti” nello scorso mese di gennaio,  è da ritenersi, se vero, un fatto normale. Non si può dire che sia trasformista la consigliera Russo e  Mastella invece no.Come abbiamo scritto nell’articolo in cui abbiamo parlato dell’autosospensione della senatrice Lonardo da Forza Italia, anche gli esponenti provinciali di Alleanza Popolare,  il partito di Alfano, di cui faceva parte anche De Ieso, passarono in Forza Italia, ponendo in essere una operazione trasformistica. Che ora De Ieso si sia trovato con altri (escluso il sindaco di Puglianello, Francesco Rubano, che avrebbe avuto un incarico  regionale in Forza Italia)  in uno schieramento di centro sinistra, è perché Mastella, girate le spalle a Forza Italia, ha costituito “Noi Campani” per fare parte della coalizione del  governatore uscente della Campania.Dal momento che tra Mastella e Martusciello vi è uno scambio velenoso di accuse, è da ritenersi che il coordinatore di Forza Italia, con la querela sporta contro De Ieso, abbia voluto parlare a suocera perché nuora intendesse.Insomma, nella Seconda Repubblica, con la caduta delle Ideologie, voluta non dai cittadini ma dai media e dai partiti, per favorire appunto il trasformismo, siamo finiti nel calcio mercato, in cui però, il passaggio ad una squadra viene operato dal calciatore e non dalla  società calcistica che lo acquista o che lo vende.L’esempio lapalissiano è data dal modo come, in questa campagna elettorale regionale, certi politici vanno a posizionarsi nella lista più conveniente, o dove c’è spazio, anche se devono cambiare, ipso facto, schieramento rispetto a quello di provenienza.  
Giuseppe Di Gioia

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