De Luca: dobbiamo portare in Campania il modello Olanda

Dal 1993, quando è terminata la costruzione della diga, opera finanziata nei primi anni 70 dalla ex Cassa per il Mezzogiorno, finalmente le acque dell’invaso di Campolattaro avranno il loro utilizzo, irriguo e, previa potabilizzazione,  domestico.
Se ne è parlato, nella tarda mattinata del 14 luglio, in un convegno tenutosi al “Sant’Agostino”, l’auditorium dell’Università, al quale sono intervenuti il presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca, il presidente della Provincia, Antonio Di Maria, il sindaco di Benevento, Clemente Mastella, il rettore dell’Università, Gerardo Canfora, il coordinatore del progetto del potabilizzatore di Campolattaro, Gerardo Vacca, il segretario generale dell’Autorità di Bacino del Distretto dell’Appennino Meridionale, Vera Corbelli, il presidente del Consorzio di Bonifica Sannio-Alifano, Alfonso Santagata, ma anche autorità, amministratori comunali, rappresentanti del mondo produttivo e tecnici.

Assente tutta la deputazione locale. Però, abbiamo saputo che Umberto del Basso De Caro era impegnato a Roma e che il consigliere regionale, Mino Mortaruolo, era impegnato, presso il Rettorato dell’Università, in una contestuale conferenza stampa, incentrata sulla “valorizzazione del vino e del terroir”. Non abbiamo saputo nulla sulla assenza di altri, che, peraltro, avrebbero dovuto intervenire solo nella veste di spettatori, in una iniziativa voluta dalla Provincia, l’ente controllato da Mastella, che, nella prossima competizione regionale, girate le spalle a Forza Italia, mentre la moglie, la senatrice Lonardo, è rimasta berlusconiana, presenterà liste, in tutte e cinque le province campane, collegate a De Luca Presidente, il che non può non fare piacere allo schieramento di centro sinistra, dal momento che i voti sono tutti uguali.
Infatti, la svolta sull’utilizzo delle acque di quell’invaso, a dire del presidente della Provincia, Antonio Di Maria, si è avuta quando è stata avviata un interlocuzione istituzionale tra la Regione Campania, la Società Acqua Campana e la Provincia (ente affidatario della diga) che ha portato ad un accodo formale  nel maggio dello scorso anno.
Però, bisogna dire che, qualche anno dopo l’ultimazione della diga,  vi è stato chi ha pensato, e lo ha detto, pare, in un convegno della Cgil, di realizzare una galleria, che dall’invaso sbucasse nel territorio di Ponte, per poi canalizzare le acque, per uso irriguo, nel Casertano. Ma il progetto non andò avanti, perché si pensò, pare, ad una sottrazione di risorse al Sannio.
Ora, quel progetto è stato preso in considerazione, collegando all’uscita della galleria, del diametro di 2 metri, delle turbine idroelettriche per la produzione di energia elettrica da vendere all’Enel. Ma l’uso irriguo delle acque dell’invaso riguarderà anche i terreni sanniti che si trovano a valle della diga. Questo, ha sottolineato il sindaco di Benevento, consentirà alla nostra agricoltura la produzione di nuove colture, quelle che hanno più bisogno di acqua. Ma il sindaco ha pure fatto rilevare che la potabilizzazione dell’acqua dell’invaso dovrà “soddisfare innanzitutto i bisogni idrici della popolazione”, una affermazione, questa, in contrasto con quanto ha assicurato il tecnico Gerardo Vacca, secondo cui Benevento continuerebbe ad essere approvvigionata dalle acque della sorgente del Biferno. L’acqua potabilizzata potrebbe invece integrare le esigenze della città di Benevento, solo in caso di ridotto trasferimento delle acque del Biferno. Per i resto, dovrebbe soddisfare, in gran parte, le esigenze del Napoletano. Infatti, allo sbocco della galleria, nel Comune di Ponte, sorgerà anche un impianto di potabilizzazione per l’uso anche domestico  dell’invaso di Campolattaro, capiente per 105 milioni di metri cubi di acqua.      
Poi, è intervenuto il presidente della Regione, Vincenzo De Luca, il quale  ha esordito ribadendo un passaggio significativo del saluto porto dal prof. Gerardo Canfora, Rettore dell’UniSannio (“la crisi drammatica che abbiamo avuto in questi mesi in Italia e nel Mondo dovrebbe  riorientare le logiche dello sviluppo”) per dire: “ Noi stiamo cercando di fare esattamente questo in Campania, nel dare concretezza ad una riconversione ecologica dell’economia e dei sistemi produttivi dei nostri territori: valorizzare l’ambiente, le risorse energetiche e le prospettive turistiche, fare insieme opere di trasformazione urbana, potenziare le infrastrutture”. Poi, ha proseguito:
 “Questa è una grande sfida, che intendiamo affrontare e vincere, superando gli ideologismi che abbiamo scontato nel nostro Paese ogni qualvolta si parlava di ambiente, ma dimostrando in concreto che la cura dell’ambiente può davvero diventare un volano per lo sviluppo dei territori. La prospettiva che vogliamo indicare ai nostri concittadini è questa: La Campania vuole dare vita, dai prossimi mesi, ad un sistema economico locale all’avanguardia in Italia. Questo significa avere una idea di sviluppo con le caratteristiche che ho ricordato adesso, in una regione che sia in grado di produrre una crescita economica, un aumento di Pil il più avanzato d’Italia”.
Per sottolineare come ciò sia possibile, ha preso ad esempio la Baviera:  “Con buona pace della mondializzazione dei processi, ci possono essere sistemi economici locale con loro dinamiche autonome. Ho ricordato in queste ore la vicenda della Baviera, nella Germania Federale. La Baviera è un regione del Sud; è una regione che riesce a coniugare una industria di assoluta eccellenza sul piano delle tecnologie e dell’innovazione; è  una regione con una grande e forte agricoltura e con una valorizzazione delle risorse ambientali  straordinarie. Guardiamo a questo modello di sviluppo regionale, che possono essere una indicazione per la Campania”.
Poi, parlando della pandemia, ha sottolineato: “Noi, in questi mesi, abbiamo affrontato l’emergenza Covid, dimostrando all’Italia che la Regione Campania di oggi è in grado di affrontare la sfida dell’efficienza nei confronti di chiunque. La Campania è la regione d’Italia che ha retto meglio di tutte le epidemie. Noi, in Campania, abbiamo avuto un quarto dei decessi del Veneto, che è la regione che ha retto meglio al Nord, meno di un quarto dei contagi, nonostante la Campania abbia quasi un  milione di abitanti in più del Veneto e  nonostante abbia, come dotazione  finanziaria del piano sanitario nazionale, 45 euro pro-capite in meno, rispetto alla Regione Veneto,  e nonostante abbia avuto, per tutto il mese di marzo, le briciole nei dispositivi di sicurezza che arrivavano in Italia, dispositivi che, per il 90%, sono stati  orientati, giustamente, nella prima fase, e, ingiustamente, nella fase finale, verso Lombardia, Veneto, Emilia Romagna e Piemonte. In queste condizioni, ed essendo usciti dal commissariamento sanitario da poco tempo, la Regione Campania è stata in grado di produrre un risultato che, visto oggi, è stato un miracolo, perché in Campania potevamo avere una ecatombe di morti, se non avessimo avuto il coraggio di fare le scelte che abbiamo fatto. Poi, le parole sono parole, i risultati invece sono questi”

“La Lombardia, per darvi un dato emblematico”, ha proseguito De Luca,”ha avuto nella sola provincia di Bergamo, 2.000 morti nelle strutture per anziani. Tutta la regione Campania ha registrato 14 decessi in 99 strutture per anziani. Vi sono chiare le proporzioni di quello che è successo lì e quello che è successo da noi? Ricordo questo dato, per dire che oggi vi sono le condizioni per assicurare un livello organizzativo e di efficienza che ci consente di mettere in piedi un piano di rilancio economico e di sviluppo della nostra regione di livello europeo e all’avanguardia in Italia”.
Da dove cominciare: “Noi dobbiamo fare uno sforzo sul piano della sburocratizzazione. Devo dire che avevamo programmato di dedicare il 2020 alle riforme urbanistiche e ad una fase di radicale sburocratizzazione delle procedure. Ovviamente, siamo stati concentrati sull’epidemia. Tuttavia, già da ieri, nel Consiglio regionale, abbiamo avviato una sburocratizzazione radicale. Infatti, il 70% delle pratiche di autorizzazione,  che venivano chieste dagli uffici del Genio  Civile, è stato eliminato. L’impegno è proseguire in questa direzione, in un’opera di semplificazione davvero eccezionale. Lo faremo per quel che riguarda la Regione.  Per quanto riguarda i settori economici faremo altre scelte. Proporremo al governo nazionale di fare della Campania e, se si vuole, del Sud, quello che è oggi l’Olanda, cioè un luogo nel quale chi investe non paga nulla, nel senso che non ci debba essere nessuna tassazione sugli utili d’impresa, almeno per 10 anni. E’ inutile protestare contro l’Olanda. Facciamo noi nel Sud quello che ha fatto l’Olanda. Chi verrà ad investire in Campania dovrà sapere che questo è un luogo nel quale i profitti possono avere una massimizzazione.  A noi basta avere l’occupazione: già questo è un bilancio straordinario per una regione come la Campania”.
Poi, De Luca ha proseguito: “Noi in Campania abbiamo affrontato alcune questioni di contesto per realizzare questo progetto di sviluppo. Abbiamo cominciato a dare ordine alle istituzioni di governo, per quanto riguarda l’acqua e i rifiuti solidi urbani. Partivamo da zero, in qualche caso da sottozero. Abbiamo approvato un piano per la gestione dei rifiuti solidi urbani, che non esisteva in Campania. Lo abbiamo fatto nei termini ambientalmente più sostenibili. Abbiamo, infatti, rifiutato l’ipotesi di realizzare altri 3 o 4 termovalorizzatori, proposti da un esponente politico lanzichenecco di Milano, che ogni tanto viene in Campania a offendere i meridionali, tanto per non perdere il vizio. In alternativa, proponiamo di realizzare 15 impianti di compostaggio. Abbiamo completato l’operazione di bonifica delle discariche. Oggi, siamo in condizione di dare una gestione corretta e, dal punto di vista ambientale, la più avanzata d’Italia, nella gestione del ciclo dei rifiuti urbani e industriali”.
Affrontato di seguito il problema relativo al ciclo delle acque, De Luca ha detto: “Oggi abbiamo la normativa di contesto che ci consente di lanciare una idea di sviluppo, ambientalmente sostenibile nel nostro territorio. Io sono convinto che possiamo creare in Campania un miracolo economico  della stessa qualità del miracolo economico che abbiamo avuto nel dopo guerra (1960 – ndr). Questo può avvenire se completiamo il programma di sburocratizzazione radicale e se ci mettiamo in condizione, sperando che anche il governo nazionale faccia la sua parte, di poter contare su di una sburocratizzazione di norme relative al codice degli appalti che, in qualche caso, sono demenziali, e di poter contare su di una innovazione del sistema della giustizia, che attualmente prevede alcune figure di reato, altrettanto demenziali, come l’abuso di atti d’ufficio, che non distingue il piano penale da quello amministrativo”. “Allora, noi”, ha proseguito De Luca, “ipotizziamo di utilizzare risorse imponenti. Il nuovo ciclo di programmazione parte fra quattro mesi (gennaio 2021). Possiamo disporre, dunque, di risorse europee, di risorse CIPE e  di risorse della Regione. Abbiamo risanato, dopo decenni, il bilancio della Regione Campania che, dallo scorso anno, è in equilibrio. Le agenzie di rating danno alla Campania un out look (una prospettiva- ndr) più avanzato del governo nazionale. Abbiamo la possibilità di utilizzare risorse imponenti in una condizione di equilibrio di rilancio, e di utilizzare anche risorse private, in progetti di finanza. Stiamo cercando di definire il master plan  in una ipotesi di sviluppo pubblico-privato.  La diga di Campolattaro è collocata dentro questa idea di sviluppo innovativo della Regione Campania. Questo sviluppo  prevede un riequilibrio tra fascia costiera e aree interne, prevede una connessione stretta tra ricerca scientifica, sistemi universitari e innovazione rivolta alle produzioni, prevede un uso massiccio e razionale  delle risorse agricole, soprattutto in territori, come quello beneventano, che, in alcuni settori, rappresentano la metà delle produzioni campane. Penso al settore vitivinicolo, per il quale il Sannio rappresenta la metà delle risorse campane, risorse, queste, che unite a quelle dell’Irpinia, rappresentano il 70% della regione”.
“Questa diga”, ha spiegato De Luca, “ci serve per economizzare le risorse energetiche, per  immaginare uno sviluppo compatibile con l’ambiente, per dotare le aree interne di risorse idriche, dopo aver pensato alle strade e all’Alta capacità ferroviaria Na-BA. E’ un progetto bellissimo. Siamo partiti 50 anni fa. Noi (con un pizzico di ironia – ndr) siamo un paese nel quale approfondiamo bene le cose, non andiamo di fretta, siamo la Magna Grecia, abbiamo dei tempi lunghi, mica siamo come i milanesi, che vanno sempre di fretta e, poi, magari, si dimenticano di dividere le corsie degli ospedali tra Covid e non Covid.  Allora, l’obiettivo è duplice: risolvere la crisi idrica e avere forniture di acqua potabile, in modo da dare tranquillità ai nostri territori”.
“A proposito della distrazione delle nostre risorse idriche”,  ha ancora spiegato De Luca, “tutti i vettori avevano come unica direzione la Puglia. Noi ci sentiamo fratelli dei nostri amici pugliesi, ci sentiamo parte non dei neoborbonici, ma di una realtà statuale e meridionale, che ha inventato lo Stato. La forma statuale è stata inventata nel Sud. Siamo lieti di essere la terra delle Costituzioni. Il Sud ha proposto all’occidente la prima idea di statualità. E quindi siamo vicini, anche per questo, agli amici della Puglia. Però, nell’uso delle risorse non ci siamo. Due anni fa, credo, era stata tentata una iniziativa legislativa che avrebbe trasferito all’acquedotto pugliese il monopolio, nella gestione delle acque campane. Wè, giovanò,  vogliamo essere amici, fratelli, confratelli perfino, ma in un rapporto fraternamente equilibrato. Non possiamo avere più il paradosso in cui comuni dell’Irpinia, in estate, vengono a trovarsi senz’acqua, mentre fiumi di acqua arrivano nelle altre parti d’Italia ( Chi scrive può dire che, quando si trovava nel Materano, a cavallo degli anni 60 e 70, l’acqua era gestita dall’Acquedotto Pugliese, in un regione, la Basilicata, seconda, allora, almeno, solo alla Lombardia come produzione di acqua. Eppure,l’acqua scarseggiava, in estate, perché la Basilicata, insieme all’Irpinia doveva approvvigionare la Puglia. Addirittura, i cittadini del Metapontino, attraversato dalla condotta che ancora porta l’acqua potabilizzata della diga di Senise  nel Tarantino, erano costretti a bere acqua di fiume, di cui chi scrive, purtroppo, conosce il sapore – ndr). Per l’amor di Dio, grande solidarietà, grande amicizia e cordialità nei confronti di tutti, a cominciare dai nostri amici pugliesi, ma è del tutto evidente che dobbiamo andare verso un riequilibrio anche finanziario, nella gestione delle risorse idriche, in maniera tale da garantire le forniture idriche a tutti i territori del Sud, senza depauperare aree della regione Campania che hanno anche il sacrosanto diritto di avere un ristoro per i comuni  che sono tributari anche di risorsa idrica. Possiamo diventare pienamente autonomi nella gestione della risorsa idrica, liberandoci dell’angoscia, ogni estate, in relazione all’acqua che c’è e che non c’è”.
Parlando poi dell’utilizzo irriguo delle acque della diga, De Luca ha proseguito: “Saranno irrigati 15mila ettari di terreni agricoli in maniera tranquilla. I consorzi possono lavorare con serenità. Bene. Garantire l’irrigazione a 15mila ettari di terreno che abbiamo in queste zone è un’altra carta per lo sviluppo di tutta la Campania, perché veramente qui abbiamo una miniera d’oro con un’agricoltura di qualità. Allora, completati le strade, l’Alta Capacità, il sistema di banda larga, la più avanzata possibile, completato il sistema di gestione integrata e strutturale di acqua e ciclo dei rifiuti, beh, noi abbiamo creato le precondizioni per un decollo economico definitivo per questi territori. Per quanto riguarda l’attenzione per le giovani generazioni,  il prossimo obiettivo è il lavoro. Ebbene, abbiamo varato un concorso per 10mila giovani da occupare in Campania, e i primi 2.500 andranno a lavorare nel mese di luglio presso 150 comuni. Continueremo così. Dobbiamo investire 1,3 miliardi nell’edilizia ospedaliera, una risorsa ricavata dal risanamento dei bilanci con la chiusura del commissariamento della sanità”.
Tutti sanno quanto è stata criticata quella gestione commissariale in provincia di Benevento, con in testa Mastella, ora alleato di De Luca,  la moglie, i 5 Stelle, i leghisti e tutti coloro che si opponevano al governo regionale, a livello anche della società civile, nel denunciare il preteso declassamento del “Rummo” di Benevento, la chiusura del Pronto Soccorso e lo smembramento di qualche reparto presso il “Sant’Alfonso Maria de’ Liguori” di Sant’Agata dei Goti. il nosocomio che, con il “Rummo” fa parte dell’Azienda ospedaliera “S.Pio”. I fatti hanno dimostrato il contrario. De Luca,  due anni fa, accogliendo la richiesta di 5 donne che davanti al “Sant’Alfonso” si erano incatenate, ha ripristinato il reparto soppresso, o, meglio, che era stato accorpato ad altro reparto, ed ha ripristinato anche il Pronto soccorso, che, con l’atto aziendale predisposto  dal direttore del “S.Pio”, Renato Pozzuto, era stato ridotto a Punto di Primo Intervento, poiché, in media, il pronto soccorso veniva prestato ad un persona al giorno.
Nei giorni scorsi, il numero due della Lega, tale Andrea Crippa, un milanese, come milanese è  Molteni, il coordinatore regionale della Lega, venuto a fare un tour in provincia di Benevento, ha detto che il “Sant’Alfonso”  è una cattedrale nel deserto, mancando anche di fantasia nell’usare espressioni originali, nuove, perché quello di “cattedrali nel deserto” è un termine che chi scrive ha sentito per la prima volta sul finir degli anni 60, a proposito degli insediamenti industriali sorti in Val Basento, nel Materano, dopo  la scoperta del metano a Ferrandina. Ebbene, quelle cattedrali, definite tali perché lontane da tessuto urbano, dotate peraltro di tutti i servizi, occupavano 3.000 lavoratori. Ora, però, la Val Basento è diventato un deserto senza cattedrali. Nel “Sant’ Alfonso”, i reparti, male utilizzati, sono semivuoti, a dire di quel signore, che ha avuto la pretesa di dare lezione ad una Regione che ha gestito il Covid meglio dei leghisti milanesi, che hanno inviato i convalescenti da Covid nelle RSA, provocando la morte di migliaia di anziani, ivi ricoverate. Vogliamo pensare che colui che avrebbe preso il posto di Giancarlo Giorgetti non sapesse che il “Sant’Alfonso” è prevalentemente destinato alla lunga degenza e, finanziamenti permettendo, a Polo oncologico regionale.
Ma ritorniamo al discorso di De Luca, che, nelle conclusioni, ha affermato: “Allora, questo è il senso dell’incontro di questa mattina. Siamo nella condizione di aprire veramente una pagina straordinaria per lo sviluppo dei territori interni, dell’area sannitica, della regione Campania. Stateci vicini. Noi seguiremo con tutta l’attenzione necessaria questi grandi progetti. Noi dobbiamo fare in modo che i finanziamenti non si fermino per la strada, perché l’Italia è un paese curioso. Quindi, terremo gli occhi aperti, perché questi 400 milioni di euro, per intervenire sulla diga, arrivino. Ci metteremo del nostro, ovviamente, nel ciclo di programmazione 2021-2027. La Regione comunque garantirà la copertura finanziaria. Abbiamo deciso di intervenire sulla diga di Campolattaro e andremo avanti, costi quel che costi. Però, se anche i lanzichenecchi ci mettono un po’ di soldi non faranno male: faranno la metà del loro dovere”.
In mattinata, Il governatore De Luca era stato a S.Marco dei Cavoti, dove sono in corso i lavori della variante nell’opera di completamento della Fortorina, finanziata dal Ministero delle Infrastrutture, quando Del Basso De Caro era sottosegretario presso tale Dicastero, con il concorso della Regione nella misura di 50 milioni di euro; ed è stato anche a Pago Veiano all’inaugurazione, con la posa della prima pietra, della strada provinciale n. 58. 
Giuseppe Di Gioia

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