Una fake news viene strumentalizzata dalla minoranza del Pd nel Sannio

Una certa agitazione ha determinato nel Partito Democratico sannita una fake news, pubblicata da Libero e in parte da Il Giornale il 26 giugno, ma che i due quotidiani milanesi, vicini, non si sa bene, alla Lega o a Forza Italia, riconducevano a dichiarazioni di Umberto Del Basso De Caro, raccolte da Augusto Minzolini, quel giornalista che, quale direttore del TG1, in seguito alla prescrizione del processo a carico di Berlusconi per aver corrotto un magistrato nella vicenda relativa all’acquisto della Mondadori, disse che il presidente del Consiglio allora in carica era stato assolto. Lo stesso Minzolini, inoltre, sempre quando era direttore del TG1, faceva acquisti e pagava conti privati, nei suoi viaggi all’estero, con il bancomat della emittente televisiva pubblica, subendo, per tale reato,  una condanna, in ragione della quale si è dovuto dimettere da senatore.
Il nostro deputato dem avrebbe detto che Zingaretti al massimo avrebbe potuto fare il segretario del circolo di Pietralata e che la Campania, se sarà riconquistata da De Luca, diventerà  uno stato autonomo e teocratico.
Ma Del Basso De Caro,  il giorno successivo ha subito precisato: “Non ho mai rilasciato interviste né dichiarazioni nel senso che mi viene attribuito. Pur non avendo sostenuto Zingaretti nel marzo dello scorso anno, mi ritrovo assolutamente d’accordo con la linea politica da lui più volte enunciata: quello di un accordo ampio e plurale con le forze che compongono il Governo nazionale. Un accordo che attribuisce valore strategico, per l’oggi e soprattutto per il domani. Ho sostenuto con totale convinzione tale linea anche in Regione Campania attraverso numerose interviste a giornali e televisioni”.
A tale proposito Del Basso De Caro aggiunge: “Nell’unica riunione della direzione regionale, tenutasi prima del lockdown, in data 17 febbraio 2020, ho consegnato le mie opinioni per iscritto al presidente regionale del Partito ed ho concorso con tutti i miei amici, alla designazione di De Luca alla presidenza. Questi i fatti. Affido le immancabili strumentalizzazioni ai soliti cortigiani, ipocriti e privi di scrupolo, che rappresentano parte non irrilevante nel Partito”.
Prima ancora che Del Basso De Caro rendesse pubblica questa precisazione, la fake news è stata strumentalizzata da Rossano Insogna,  eletto  presidente provinciale del Partito più per effetto di una prassi consolidata che per altro, prassi che nel Pd è andata avanti sin dalla sua costituzione, secondo cui se il segretario proviene dalla ex Margherita, il presidente deve essere un post-diessino, o viceversa.
Una questione di equilibrio, questa, che ha un suo valore. La riunificazione socialista, voluta da Nenni e da Saragat nel 1966, è andata avanti, infatti, finché a capo di un organismo, sia a livello centrale che periferico, vi era sia un dirigente proveniente dal Psi che un dirigente proveniente dal Psdi.  Quando, però, al congresso dell’ottobre del 1968, la componente  del Psi fagocitò quella del Psdi, riconducendo i socialdemocratici a ruoli minori, vi fu 10 mesi dopo, nel luglio del 1969, la scissione da parte di questi ultimi.
Ovviamente, nel Pd non siamo a questo punto, altrimenti Italo Palumbo, componente la segreteria regionale del Partito, proveniente dallo stesso partito di Insogna, l’ex Pci, non avrebbe preso posizione contro il suo compagno, nel dire che, prima di fare dichiarazioni avventate e affrettate, avrebbe dovuto chiedere a Del Basso De Caro l’attendibilità di quanto i due quotidiani milanesi hanno riportato come dichiarazioni rese da lui.
Insogna ha, infatti, subito parlato di giudizio “Irrispettoso, ostile è immotivato verso Nicola Zingaretti” che “non corrisponde a quello dei democratici del Sannio e non va confuso con quello della Federazione provinciale di Benevento”,  come se egli in  poche ore avesse già consultato il Partito, ammesso che quel giudizio fosse attendibile. Ovviamente, Insogna riafferma anche il sostegno a De Luca, come, d’altra parte, aveva fatto De Basso De Caro.
Ma, sempre ammettendo, per assurdo, l’attendibilità di quanto avrebbe dichiarato Del Basso De Caro,  il carattere autoritario di Insogna, frutto di una  formazione culturale maturata in un partito in cui veniva dato l’ostracismo ad un certo dissenso, emerge quando dice che il deputato dem avrebbe dileggiato il simbolo che lo ha eletto e il leader politico nazionale del Partito.
Evidentemente, egli non sa, o non ricorda, o non vuole ricordare, quello che avveniva negli altri partiti   della Prima Repubblica (la Dc, il Psi, ma anche le altre formazioni politiche minori), nei quali la diversità di vedute tra le varie correnti, determinate più da ragioni di potere che da ragioni politiche, arrivava anche allo scontro, senza che nessuno poteva dire al “rivale”:  “tu dileggi il simbolo e il partito con cui sei stato eletto”. Questo perché gli  eletti venivano scelti dai cittadini con la preferenza, e non nominati dai capi di partito, come avviene oggi, verso cui debbono essere accondiscendenti, pena la non rinomina.
In questo caso, Insogna dimostra di essersi subito conformato alla cultura della Seconda Repubblica, nella misura in cui, in modo pungente, dice che Del Basso De Caro è stato eletto, per ben due volte, deputato attraverso liste bloccate, senza riconoscerne il valore e la capacità di raccogliere preferenze.
Insogna, evidentemente, non ricorda neanche che nel 1992, Del Basso De Caro è stato eletto deputato con la preferenza, quando la preferenza era unica e non multipla, e che, con la preferenza, Del Basso De Caro è stato eletto anche al Consiglio Regionale, nel 2010, risultando quarto nell’ordine di preferenze raccolte dagli eletti del Pd nella regione.  Saremmo curiosi di vedere la stessa capacità da parte di Insogna nel raccogliere preferenze in tale misura.
L’assurdità delle dichiarazioni che avrebbe reso Del Basso De  Caro sta nel fatto che il nostro deputato non avrebbe potuto parlare male di De Luca dal momento che il Partito Democratico, nel Sannio, è impegnato nella rielezione di Mino Mortaruolo, una cosa molto possibile, come è molto possibile che Vincenzo De Luca possa essere riconfermato Presidente della Regione, in considerazione del vasto schieramento di forze che sta realizzando intorno a sé.  Si pensi che anche Mastella è con lui. Ma i voti sono tutti uguali. Resta da vedere poi come Mastella si farà “compensare” quelli che lui porterà in dote a De Luca.  
Mastella ha provveduto anche a dare una struttura organizzativa  a “Noi Campani”, la formazione di cui prenderanno il nome le liste che egli presenterà nelle 5 province campane.
Alla guida di questa formazione a Benevento ha posto Molly Chiusolo, come segretaria provinciale, e Domenico Parisi, come presidente, nomine, queste, rispetto alle quali Leonardo Ciccopiedi, esponente di Forza Italia, ha osservato che la capogruppo di una lista mastelliana al Consiglio comunale di Benevento, Molly Chiusolo appunto, è stata una candidata di Forza Italia alle europee di un anno fa e che Domenico Parisi, attuale sindaco di Limatola e vice presidente della Provincia, ha condotto con lui, due anni fa, la battaglia contro il preteso smantellamento, da parte di De Luca, dell’Ospedale di Sant’Agata dei Goti, ospedale  che invece è stato potenziato dal governatore della Regione, nella veste anche di Commissario per la Sanità.
L’avvocato Ciccopiedi, approdato in Forza Italia non molto tempo fa, si è domandato come mai l’avv. Chiusolo abbia così repentinamente cambiato opinione. Ma, a parte il fatto che lo stesso cambiamento repentino è avvenuto anche in Mastella  (per mettere giudizio, infatti, non è mai troppo tardi), la Chiusolo è nata politicamente, non in un partito, nel quale abbia potuto far maturare in sé un formazione culturale, ma in una lista civica di Mastella, sicché è destinata adessere fedele a chi l’ha portata in Consiglio comunale. 
Giuseppe Di Gioia

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