Il Premio Strega ai tempi del coronavirus

Quest’anno, l’immagine che accompagna il Premio Strega è stata realizzata da Emiliano Ponzi, che ha creato due figure femminili: una nuova strega, vestita di nero e la Musa, vestita di bianco. Ci spiega il significato delle due figure, così: “il giorno e la notte, il bianco e il nero. Chi per lavoro dà forma ai pensieri vive questo conflitto, a cavallo dell’ambivalenza, senza certezze scolpite nella roccia, ma galleggiando su un immenso pavimento di piume”. Ed è così, con questo logo, che ci viene presentato il Premio Strega quest’anno, anno in cui sembra che il tempo si sia fermato ai primi di marzo per via della pandemia.
Questo appuntamento, un segnale per confermare la centralità e la necessità della cultura, è una manifestazione culturale, nata dalla profonda amicizia fra la famiglia Alberti, produttrice del famoso liquore, e la famiglia Bellonci, nel lontano 1947, appena dopo l’ultimo conflitto mondiale, quale simbolo di speranza e di rinascita industriale e culturale.  I meravigliosi prodotti Alberti vengono esportati in tutto il mondo e, dal 2015, la società ha iniziato inoltre un piano di sviluppo commerciale con l’apertura di negozi monomarca, primo fra tutti, quello di Benevento, presso il Centro Commerciale Buonvento.
Un sincero ringraziamento  va alla Camera di Commercio di Roma, che da sempre sostiene l’iniziativa. Si legge infatti nel comunicato stampa: “Il sostegno alla cultura riveste particolare rilevanza. Promuovere la cultura significa, infatti, innescare un potente moltiplicatore economico e rafforzare un essenziale fattore attrattivo nei confronti di turisti ed investitori stranieri, con evidenti ricadute positive per le imprese e l’occupazione.”  L’ azione – prosegue il comunicato della Camera-  è stata ed è pertanto finalizzata a creare un contesto territoriale dall’alto livello di vitalità creativa e culturale: un’azione che si concretizza anche nella partecipazione alle più importanti iniziative culturali, come per l’appunto il Premio Strega 2020”.
L’iniziativa gode anche del sostegno di BPER Banca, che raccoglie quattro banche territoriali: BPER Banca, Banco di Sardegna, Cassa di Risparmio di Bra, Cassa di Risparmio di Saluzzo ed offre un’assistenza qualificata ai propri clienti su tutti i principali mercati internazionali.
Il 19 giugno, si è tenuto il primo grande evento post-covid, nello splendido Teatro Romano di Benevento, festosamente addobbato dai fiori di ginestra. Il fiore è stato scelto per il suo colore giallo che ricorda quello del liquore, così come ha sottolineato, nel suo intervento il Presidente Petrocchi. Quest’anno i finalisti del Premio Strega 2020 sono stati ben sei, rispetto ai cinque della scorsa edizione, per dare spazio anche ad un libro edito da una media-piccola casa editrice.
Il libro entrato come sesto nella finale  è “Febbre” di Jonathan Bazzy, pubblicato da  Fandango Libri, ed è stato il primo ad essere presentato dal noto conduttore Gigi Marzullo, avvezzo alla presentazioni di libri e di autori. Tutti gli scrittori hanno letto qualche pagina del proprio libro e  si sono intrattenuti amabilmente con il presentatore.

“Febbre” racconta la storia di un trentenne,  Jonathan, che è nato  a Rozzano, ed ora vive nella capitale lombarda, Milano, con Marius, il suo compagno. Da un po’ di tempo accusa senso di spossatezza, unito ad una leggera febbre, con la quale convive in un primo momento, fin quando non si decide di approfondirne l’origine. L’autore scava nel passato del protagonista, che da bambino ha vissuto l’esperienza dei genitori separati.  Molte le ore trascorse nell’attesa, spesso vana, di passare alcuni giorni, con il padre, che in realtà, quasi mai si ricordava di andare  a prenderlo. Jonathan è stato dunque un bambino diverso dai suoi coetanei: intelligente, studioso, balbuziente, fragile.
Ora deve rapportarsi con questa febbre che lo sfinisce, lo infiacchisce, tante le ipotesi sulla causa del suo malessere: leucemia, cancro, infine arriva la diagnosi, assolutamente inaspettata: Hiv.
In questo racconto autobiografico c’è tutta la voglia di vivere del protagonista, che, malgrado tutto, decide di convivere con questa malattia, imparando a gestirla nel migliore dei modi. Non vi sono giudizi in questo libro, vi  è solo l’accettazione dell’umana fragilità.
E da qui dunque le domande di Marzullo  a Bazzy incentrate sul perché del racconto di questa esperienza a tutti, vista forse come un modo per esorcizzare la paura. Bazzy ha spiegato che quando si viene a conoscenza di essere sieropositivi, si accusano due tipi di sofferenza: quello fisico, dovuto alla sintomatologia della malattia e quello sovrastrutturale dei pregiudizi, ma l’autore ha sottolineato che il parlare di questa situazione rende l’individuo paradossalmente più forte. “E’ come se avessi trovato nel buio un foro pieno di luce”. 
Dalla casa editrice Einaudi sono sati selezionati: Gianrico Carofiglio con “La misura del tempo”, e l’unica donna finalista Valeria Parrella, con  “Almarina”. 
Il primo ci racconta la storia dell’Avv. Guido Guerrieri che rivede dopo molto tempo Lorenza, una sua amica con la quale aveva flirtato da giovane praticante, una giovane spregiudicata, inosservante delle regole, amante della più assoluta libertà.
Marzullo gli ha chiesto se avesse conosciuto nella realtà questo tipo di donna, e l’autore ha risposto che “questa storia è completamente vera perché l’ho inventata dall’ inizio alla fine“.
Ora, quella stessa donna si presenta a lui in tutta la sua disperazione, quale Sig.ra Delle Foglie, ansiosa di aiutare suo figlio, Jacopo, in carcere per omicidio volontario. L’Avvocato accetta di difenderlo anche se è profondamente convinto della sua colpevolezza…
L’autore, ex magistrato, eletto senatore nel 2008 nelle liste del Pd, è figlio della scrittrice Enza Buono e dell’architetto ed illustratore, Francesco,  ha venduto moltissime copie dei suoi romanzi, che si sviluppano in due serie: quella di Fenoglio e di Guido Guerrieri, per la quale partecipa quale finalista al Premio Strega 2020.  
L’unica donna finalista della edizione LXXIV del Premio Strega  è Valeria Parrella, che con la sua “Almarina”, racconta la storia di un’amicizia, nata in un luogo insolito: un carcere. Qui due anime si incontreranno, troveranno il modo di capirsi, di sostenersi a vicenda e forse non si separeranno mai: quella di Elisabetta Maiorano, insegnante di matematica, da poco vedova e Almarina, la protagonista del romanzo, una ragazza romena di sedici anni, cresciuta in una famiglia violenta. 
Un romanzo, come ha affermato la scrittrice, che sembra andare contro il luogo comune di voler uscire. Qui invece si narra l’esperienza di chi vuole entrare, come fanno gli educatori, in un luogo dove esiste solo lo Stato, che con la sua sentenza definitiva ha creato una soglia, oltre la quale il detenuto non può andare. Qui si pianifica ciò che egli può fare in futuro, da quel momento in poi.  
Parrella ha concluso affermano che la dove c’è un minore colpevole, c’è un adulto colpevole. I nostri figli, se loro sono lì dentro, è perché qualcosa non ha funzionato. Ed è colpa nostra”.
Marzullo ha concluso la sua intervista domandole: “Come andrà a Roma?”. La risposta è stata :”Con un vestito bellissimo”.

Gian Arturo Ferrari ha scritto “Ragazzo italiano”, edito da Feltrinelli, che narra la storia di Ninni, nato nel dopoguerra, che assiste a tutti i cambiamenti della nostra società moderna, sia nella civiltà contadina,  che nella vita industriale, raccontate con freschezza e semplicità. Il protagonista vive parte dell’anno nella campagna emiliana, per la precisione a Querciano, e parte nella nuova Lombardia, dove si sta sempre di più potenziando l’industria.
Abbiamo così  il quadro completo della società dalla fine degli anni 40 agli anni 60: con la narrazione della vita di Ninni, conosciamo in realtà oltre all’economia del tempo, i tratti autobiografici dell’autore, che ha compiuto 76 anni ed è stato direttore generale della divisione Libri Mondadori e Capo del Centro per il libro e la lettura, presso il Ministero dei Beni e delle Attività culturali. 
Il protagonista si libererà dei lacci del passato, grazie all’amore per la cultura e la lettura dei libri, riuscendo così a dire finalmente addio al fanciullo Ninni e diventare il giovane, Piero. Il messaggio del libro è proprio questo: il ruolo fondamentale che nella crescita dell’individuo, viene svolto dalla cultura e dalla scolarizzazione. Gli sforzi dunque che il ragazzo compie per superare i limiti fisici e sociali, vengono dunque premiati. 
Nel suo dialogo con Marzullo ha proprio sottolineato la differenza di vedute ed obiettivi tra  generazioni: quella, figlia del malessere, dei suoi familiari, “che hanno avuto una forza incredibile, che guardavano avanti”, e quella di oggi, che, trovatasi ad affrontare una pandemia, ”è figlia del benessere”. Ha poi osservato: ”Oggi noi guardiamo indietro, ma dovremmo guardare in avanti… Mi è venuta voglia di guardare avanti… sono un ragazzo italiano…”,  e da qui il titolo del libro.
Daniele Mencarelli, ha presentato il suo “Tutto chiede salvezza”, edito da Mondatori, con il quale ha vinto anche il Premio Strega Giovani 2020, premio attribuito da una giuria di ragazzi e ragazze tra i sedici ed i diciotto anni, provenienti da cinquantotto scuole secondarie superiori, scelte tra undici regioni italiane e tre città all’estero. Il Presidente della Camera, On. Fico, come da prassi, ne ha dato l’annuncio.
Lo scrittore ci introduce in un mondo particolarmente delicato: quello psichiatrico. L’intento è quello di dare ”salvezza ai pazzi di tutti i tempi, ingoiati dai manicomi di tutti i tempi”. Vuole analizzare il perché di determinati comportamenti, scavando all’interno dell’animo del protagonista, il ventenne Daniele, che, a seguito di un momento di rabbia, è diventato pericoloso.
Viene sottoposto al trattamento sanitario obbligatorio, in un reparto di psichiatria, dove trascorrerà il tempo insieme ad altri cinque ammalati.
Con essi cercherà di stabilire un contatto, una complicità, ed alla fine diventeranno una comunità, in cui ognuno potrà esprimere le proprie angosce, i propri patemi, il proprio dolore. Lapidaria è la constatazione: ”Ogni giorno è costellato di azioni, visioni, degna di un’epopea straordinaria”. Di qui, nasce l’invito a vivere, attimo per attimo, ora per ora, in maniera piena e totale, riproponendo il vecchio adagio: ”Carpe diem”. In fondo, la rabbia e la dolcezza convivono, quello che ami fa soffrire e dobbiamo convenire con quanto affermato dal grande Giorgio Albertazzi: “Amare significa sempre confrontarsi con il dolore” , così come ha concluso nell’intervista con l’autore, Gigi Marzullo. 
Sandro Veronesi, architetto, ha scritto “Il colibrì”, edito da La nave di Teseo, ispirandosi, secondo la sua dichiarazione, a “Bambini nel tempo” di McEwan. La storia narra la vicenda di Marco Carrera, che si è prefisso un preciso obiettivo: non cambiare in alcun modo la sua vita senza però riuscirvi.
La sua attività viene assimilata a quella del colibrì, caratteristico uccello tropicale, che riesce a rimanere fermo, immobile nel cielo, battendo frequentemente le ali.
Un racconto pieno di dolore, costruito in cinque anni, che Veronesi, (già vincitore del Premio Strega, nel 2005, con il  “Caos calmo”), ci presenta, dando prova di avvicinarsi alla cultura psichedelica americana, discostandosi da quella italiana.
Nell’intervista, viene fuori che l’autore non si è comportato nella vita allo stesso modo del protagonista del suo romanzo. Egli, al contrario, è stato un uomo degli anni ’70, un uomo del cambiamento. Alla fine dell’incontro conclude affermando di avere grande fiducia nei suoi figli, nella generazione futura: ”I miei figli, i bambini, gli adolescenti risolveranno i problemi…”. Ironizzando infine sulla possibilità di bissare la vincita ha concluso dicendo: ”Ho molta fiducia in questo libro, questo mi è riuscito bene”. 
Isabella Pedicini ci ha poi ricordato l’iniziativa dell’incontro mensile realizzato con la partecipazione anche di Melania Petrillo, presso la fabbrica Alberti, con la lettura di brani dei libri vincitori del Premio Strega, negli anni, con i commenti del pubblico agli stessi.
Molto riuscita questa edizione del Premio Strega, che si è avvalso della regia di Renato Giordano. Durante la splendida serata, in cui si sono avvicendati oltre al Sindaco Mastella, anche il presidente della Fondazione, Davino. Tra i due c’è stato uno scambio di opinioni sulla location della finale del Premio, che secondo l’auspicio del sindaco Mastella, dovrebbe essere Benevento, mentre, secondo Marzullo, potrebbe essere, alternata: un anno potrebbe essere Roma e l’altro Benevento, se non addirittura, un anno, anche a Milano, facendo così in modo che tutta l’Italia, possa essere coinvolta in questo progetto culturale ed educativo, che ha ben resistito al logorio del tempo.
Maria Varricchio

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