Mastella preferisce riconoscimenti e notorietà ma fugge da rilievi e grane. Una nota di Altrabenevento dice che l’assessora Mignone è socia della Tecnobios

Come in molti altri centri dell’Italia meridionale, il  coronavirus  in provincia di Benevento non fa più notizia. I comuni sanniti attualmente indenni da Covid-19 sono 76 rispetto ai 78 che costituiscono l’intera provincia, nella quale 31 non hanno mai contato un contagio dall’inizio dell’epidemia. Anche Benevento non annovera più cittadini contagiati. L’ultima contagiata, infatti, ancora positiva, ricoverata a Villa Margherita, si è negativizzata la mattina del 9 giugno. Nei rimanenti Comuni di Guardia Sanframondi e Castelfranco in Miscano, si contano gli ultimi due contagiati da Covid-19, uno dei quali, quello di Castelfranco, sarebbe ricoverato in una struttura di Caserta. Pertanto, i cittadini guariti sono 190, mentre quelli deceduti sono 17,  8 dei quali si erano contagiati in Villa Margherita, insieme ad altri 4 pazienti di fuori provincia, che si erano ricoverati nel predetto centro di Piano Cappelle, per sottoporsi a terapia riabilitativa, trovando però la morte.
Il Mattino dice che ora Villa Margherita, non avendo più degenti da Coronavirus, può riprendere la sua attività una volta sanificata l’intera struttura. Malgrado quello che è successo, il centro di Piano Cappelle non dovrebbe avere difficoltà rispetto a richieste di ricovero, poiché, generalmente, sono i medici, ad indirizzare i propri assistiti presso la struttura riabilitativa  ritenuta più idonea.
La negativizzazione dell’ultimo caso positivo di Benevento è stata subito  comunicata, con tono trionfalistico, dal sindaco Mastella, sempre molto avvezzo a dare subito notizie buone, tranquillizzanti. Si è recato, nei giorni scorsi, anche a presenziare, nel piazzale dello stadio, allo screening effettuato, nel piazzale dellp stadio dall’Istituto Zooprofilattico del Mezzogiorno,  sul personale docente e sul personale ATA impegnati nelle operazioni di esami di Stato, esattamente come fece il 14 e 15 maggio quando vennero screenati, sempre sul piazzale dello stadio dal predetto Istituto, 3.000 cittadini di Benevento, risultati tutti indenni.

Le perizie sulla pericolosità dei pini
Per quanto riguarda, invece, il taglio dei pini in viale degli Atlantici, in via Pacevecchia e in via Fratelli Rosselli, con la messa a dimora di nuove piante, deliberato con atto di giunta dello scorso 3 marzo, preferisce fare esporre l’assessore all’Ambiente, Antonio Reale.In passato, vi sono stati, in merito, diversi incontri interlocutori tra esperti a vario titolo per valutare la pericolosità o meno di quelle imponenti alberature, in nessuno dei quali,  però, proprio per il loro carattere interlocutorio, si è pervenuto ad un verdetto definitivo, che è stato invece  sempre demandato ad una valutazione accurata della presunta pericolosità. Le tre perizie, sbandierate  dal sindaco, scrive Altrabenevento,  “sono contraddittorie e certamente non sufficienti neppure per ipotizzare la distruzione di un patrimonio pubblico”.La prima “è stata redatta ad ottobre 2018 dall’agronomo Maisto, consulente della società Barretta Garden”, che si è aggiudicata la manutenzione del verde pubblico, una perizia, questa, effettuata con la sola indagine visiva, metodo V.T.A.(visual tree assessment),  che “prevedeva l’abbattimento di quattro alberi, i primi e gli ultimi dei filari di destra e di sinistra”.La seconda “è stata effettuata sempre e solamente con il metodo V.T.A. a febbraio 2020 dall’agronomo Di Bello, anch’egli consulente della società Barretta Garden, e prevede, incredibilmente, l’abbattimento di 68 pini”.
“Ma l’amministrazione Mastella ritiene”, scrive sempre Altrabenevento, “che la perizia idonea a giustificare l’abbattimento di tutti i 124 pini del viale degli Atlantici sarebbe quella firmata dall’agronomo Aniello Andreatti, del Servizio Forestale della Regione Campania. Invece”, puntualizza Altrabenevento”, il predetto funzionario non ha mai firmato, né avrebbe potuto farlo, alcuna perizia per conto della Direzione Generale per le politiche agricole e forestali della Regione. Infatti, tale parere avrebbe potuto esprimerlo solo il dirigente di quel servizio con apposita determinazione che però non esiste”.Qualche giorno prima di questo comunicato di Altrabenevento, il 9 maggio era intervenuto, sulle pagine locali del Mattino, Mario Pagano, soprintendente all’Archeologia, alle Belle Arti e al Paesaggio di Benevento e Caserta, chiedendo un incontro al sindaco per evitare tagli indiscriminati, in difesa di un bene paesaggistico che rientra nella cintura del centro storico secondo il nuovo Puc. Tutto questo avviene quando il dirigente del Settore Verde, Antonio Iadicicco, aveva già ridimensionato la portata della delibera del 3 marzo, che prevede (perché è ancora attuale) l’abbattimento degli oltre 300 pini, pini che, in “duplice filar”, rendono belle le predette tre arterie. Infatti, secondo questo dirigente, che avrebbe redatto il progetto della Lumode, relativo alla cementificazione dell’attuale terminal bus, dei 124 pini del viale degli Atlantici andavano tagliati soltanto 68 di queste piante ad alto fusto ritenute pericolose, mentre per gli altri 200 pini, non ricadenti secondo lui in zona sottoposta a vincolo, non vi  sarebbero  problemi. Ma evita di dire che sui pini del lato destro via Pace Vecchia, dato il loro interesse paesaggistico, deve pronunciarsi l’emanazione periferica del Mibact.
L’invito di Pagano, finalizzato ad una verifica più accurata sulla pericolosità dei pini, viene accolto il 12 maggio in un incontro a Palazzo Mosti. In quella occasione, Mastella fa presente che la caduta di un pino all’altezza della ex Caserma Pepicelli, non provocherebbe soltanto la morte di un cittadino che ivi si dovesse trovare, bensì quella di un centinaio di persone, poiché quella struttura, previo intervento del Demanio di 50 milioni destinato alla relativa ristrutturazione, diventerà sede di tutti gli uffici pubblici, nei quali non sarebbero previsti afflussi di massa contestuali, il che la dice lunga sui pericoli paventati dal sindaco. Tuttavia, bontà sua, accetta la proposta della Sovrintendenza.Rispetto a questa perizia scientifica, il prof. Francesco Di Donato, figlio del noto avvocato amministrativista, nicola, aveva chiesto l’intervento anche di un perito di parte, indicato dal comitato “Giù le mani”, di cui egli è presidente. Però, quando c’è stato il sopralluogo, il pomeriggio del 26 maggio, i periti del Soprintendente, Domenico e Giovanni Fortunato, rispettivamente agronomo e dottore in scienze forestali, consulenti del Cnr e di varie Soprintendenze, accompagnati da referenti municipali, hanno detto, in assenza del perito di parte ritenuto evidentemente inopportuno, che vanno tagliati i pini fuori asse, cioè quelli storti.
Poiché subito dopo il sopralluogo, c’è stato l’incontro al Comune, con i predetti referenti e con il sindaco, giunto da poco da Roma, riteniamo che gli esperti si siano limitati ad una frettolosa perizia visiva, avendo dovuto, lungo un chilometro di strada, rilevare la pericolosità o meno di 124 pini.  Ma, ad avviso di Altrabenevento, non andava neanche richiesto il parere della Sovrintendenza, “poiché nessuna delle tre presunte perizie sulla pericolosità di quegli alberi può giustificare la delibera della giunta comunale n.41 del 3/3/20”.

Giu le mani dai pini. Il dott. Rocco Sgherzi considera i pini di viale degli Atlantici in buono stato rispetto a molti altri da lui periziati
Secondo Di Donato, la cui voce si è fatta sentire, questi “superconsulenti” non risultano nell’organico del Cnr. Pertanto, non è stata garantita la terzietà della perizia.  Così, Di Donato pensa di far intervenire lui un esperto, che dal sopralluogo effettuato ci è sembrato molto competente. Infatti, il dott. Rocco Sgherzi, un docente viterbese, membro della società italiana di arboricoltura e del gruppo di lavoro stabilità alberi, presidente di “Arborete”, una persona cioè che di pini se ne intende, leggiamo sul mattino del 5 giugno, dopo aver effettuato la sua perizia il 4 giugno, dice subito: “La situazione qui è decisamente migliore, mi avevano prospettato un quadro drammatico ma per fortuna non è realistico”. Poi, chiarisce: “Il verdetto, albero per albero, richiede approfondimenti, ma gli elementi desumibili già da una prima analisi in stile triage medico consentono di dire che gli abbattimenti si limitano a pochi casi. Ne ho contati tre. Per altri 5 suggerirei una tac e per ulteriori 25 sarebbero opportune prove di trazione controllata con spinta di 28 metri al secondo”, equivalente alla “forza esercitata da raffiche ventose di 100 chilometri all’ora”.Di tutt’altro segno, quindi, la valutazione del dott. Sgherzi, rispetto a quella di Maisto e di Di Bello, ma anche dei periti di fiducia del Soprintendente. In relazione agli alberi fuori asse, Sgherzi dice: L’inclinazione del tronco non denota di per sé una condizione di pericolosità. Le piante nel tempo sviluppano una risposta adattiva al contesto e sono abilissime nel compensare le carenze. Nella gran parte dei casi giungono fino al termine del ciclo vitale che è di 130 anni”. Lunga vita allora a quei pini, che ancora non hanno 90 anni. Al sopralluogo di Sgherzi, oltre a Di Donato, erano presenti anche Angelo Moretti, che in nome di “Civico 22” aveva raccolto 1.200 firme contro il taglio dei pini, e l’assessore all’Ambiente, Antionio Reale. Quest’ultimo, esponendosi al posto del sindaco in qualcosa di impopolare, nel dialogare con Sgherzi e con il Comitato, ha detto: “E’ volontà dell’amministrazione confrontarsi con i cittadini (cosa che non ha fatto, neanche quando l’anno scorso ha fatto tagliare 12 pini ritenuti pericolanti –ndr), così come è priorità assoluta tutelare l’incolumità dei cittadini. Se il professor Sgherzi  dirà che quegli alberi non rappresentano un pericolo, assumendosene la responsabilità, terremo in attenta considerazione il suo parere”. Il Comitato, racconta la sfida, si è espresso attraverso il suo presidente: “Il dott. Sgherzi non avrà alcun problema a relazionare ciò che ha appurato”.Infatti, il dott. Sgherzi, contattato telefonicamente il giorno stesso della perizia dal sindaco Mastella, che per le motivazioni addotte da noi non era presente al sopralluogo, ha ribadito ciò che aveva rilevato assicurando di non avere difficoltà a relazionarlo se incaricato. Intanto, Ambener De Japinis, eletto consigliere comunale nella compagine mastelliana nei primi anni 90, ha presentato un esposto in Procura, in ordine al taglio dei 12 pini, fatto eseguire dal sindaco l’anno scorso.

La vicenda del bene confiscato a Giuseppe Ciotta
In un’altra circostanza Mastella ha preferito non essere presente, dal momento che, più che riconoscimenti, c’era da raccogliere rilievi. Parliamo del ventottesimo anniversario della strage di Capaci, che il Procuratore della Repubblica, Aldo Policastro, ha voluto celebrare, la mattina del 23 maggio, davanti all’ingresso del Tribunale di Benevento, una celebrazione rispetto alla quale il presidente della Provincia, Antonio Di Maria, si è limitato a far pervenire un messaggio scritto, disertando, come Mastella, la cerimonia.
Evidentemente, il sindaco non avrebbe voluto sentirsi dire che il Comune non ha ancora utilizzato il bene confiscato a Giuseppe Ciotta, affiliato al clan Pagnozzi. Infatti, anche utilizzando l’ex cementificio di contrada Olivola, ha inteso dire il Procuratore, si onora la memoria delle vittime di Capaci. 
Altrabenevento consigliò di trasferire in quel bene uffici, compattatori e automezzi vari dell’Asia (azienda sociale igiene ambientale), che ora conduce in fitto dei locali in via delle Puglie. Il sindaco, per evitare l’acquisizione di quel bene, disse che, per renderlo agibile si sarebbero dovuti spendere 2 milioni. Gli farà eco, l’assessore Maria Carmela Serluca, allora vice sindaca, molto funzionale a lui, come Reale ed altri assessori, pena il dimissionamento, allorché, in un incontro alla Provincia del primo di giugno 2018, alla presenza di rappresentati istituzionali di altre province e regioni, in relazione alla mancata acquisizione di quel bene, disse: “ha vinto la mafia”.
Questa infelice e molto irresponsabile affermazione  suscitò la reazione di Libera, del Pd, e di diverse forze sociali, meno che di Ottopagine, il giornale online che, con una nota di Federico Festa del 4 giugno 2018, inveì contro “i professionisti dall’antimafia che parlano del sangue delle vittime come se ne avessero ereditato il coraggio che lo ha fatto scorrere”.
Secondo il sindaco, le strutture di quel bene erano state danneggiate. Ma se questo poteva essere vero, in parte, per qualche capannone, la palazzina era rimasta indenne, per sistemarvi gli uffici dell’Asia, in attesa che venissero resi efficienti i capannoni. Il sindaco, pur di non acquisire il bene confiscato per motivi, a nostro avviso, ancora sconosciuti, poiché il costo di 2 milioni per renderlo agibile rappresenterebbe un pretesto,  pensa di trasferire l’Asia nell’ex Laser di contrada Olivola, ma l’azienda viene subito sfrattata dai proprietari della struttura.
Oggi, però, quello stesso Ottopagine ha dovuto correggere il tiro, dal momento che l’utilizzo di quel bene è approdato in Prefettura, dopo la sollecitazione, in quella occasione,  del Procuratore Policastro, una sollecitazione che non aveva fatto breccia su Palazzo Mosti. Così, mentre nell’incontro dell’11 giugno in Prefettura si sono gettate le basi su come utilizzare quel bene, Ottopagine ha raccolto una dichiarazione di Michele Martino, referente locale di Libera, l’associazione posta all’indice, 3 anni fa, insieme ad altre entità politiche e sociali, dal giornale online.
Ottopagine vuole sapere perché sui cancelli dell’ex cementificio è stato posto uno striscione con la scritta “Capaci di utilizzare il bene”. Martino spiega: “Un piccolo gesto che intende sottolineare la necessità, non più rimandabile, di innescare una fase 2 anche rispetto alla gestione di tale bene che, dopo alcuni anni, resta ancora abbandonato al suo destino”. 

La nota di Altrabenevento
In ordine, poi, a non aver chiesto le dimissioni dell’assessora Maria Carmela Mignone, dimissioni richieste dalle consigliere pentastellate, Marianna Farese e Anna Maria Mollica, nonché dalla senatrice pentastellata Sabrina Ricciardi, in quanto l’assessora fresca di nomina è moglie di Piero Porcaro, indagato nella vicenda che ha coinvolto la  Gesesa, il sindaco intese dire che Maria Carmela Mignone, esclusa dalle indagini,  non andava dimissionata.Sì, non è indagata, ma la questione politica e, diremmo, anche morale, non è eludibile, soprattutto se si tiene conto che il sindaco è stato smascherato da Altrabenevento. Vediamo perché!L’associazione contro il malaffare, in un comunicato del 10 giugno,firmato dalla neo presidente Sandra Sandrucci, infatti, scrive: “E’ stato presentato ieri mattina alla stampa il kit diagnostico per rilevare l’immunità da Covid-19 prodotto dalla società Genius Biotech che ha utilizzato i campioni di sangue a disposizione dell’Ospedale Rummo. La Genius Biotech è una società sostenuta dalla Università del Sannio e nata dalla collaborazione con la società Tecnobios che ha partecipato alla produzione dei kit diagnostici. Il sindaco Mastella, durante la conferenza stampa si è impegnato a nome  del Comune di Benevento a promuovere il test per rilevare la immunità da coronavirus, ma non ha spiegato in che modo. Riteniamo invece – è sempre Sandra Sandrucci che scrive –  che l’ex ministro della Giustizia dovrebbe spiegare qual è il rapporto tra l’Ente e la società Genius Biotech e Tecnobios. Quest’ultima, già nota per il controllo sulla qualità dell’acqua a Benevento su incarico della Gesesa, è amministrata dal dott. Piero Porcaro, marito dell’assessore del Comune di Benevento, Maria Carmela Mignone. In occasione del recente coinvolgimento della Tecnobios nella vicenda giudiziaria dei depuratori cittadini, le consigliere  comunali del M5S hanno chiesto le dimissioni dell’assessore Mignone, ma Mastella ha risposto stizzito ritenendo che il rapporto di parentela con un soggetto indagato, di certo non può giustificare la revoca dell’incarico di amministratore comunale. Considerato, però, che l’assessore Mignone è anche socia della Tecnobios (tale risulta dalla visura odierna alla Camera di Commercio), riteniamo sia necessario un chiarimento del sindaco sui rapporti  tra la predetta società e il Comune di Benevento, anche il riferimento al preannunciato sostegno al kit “Immuncovid””. 
Giuseppe Di Gioia

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