Guardia Sanframondi, accadde oggi: 2 giugno 2000

L’associazione Rinascita Guardiese continua la pubblicazione di  documenti  inerenti la nostra storia per non dimenticare e… progettare il futuro partendo dal passato

Dopo più di vent’anni, il 2 giugno, ricorrenza della nascita della Repubblica, torna ad essere un giorno festivo. 

Sacrario comunale- Via S. Antuono
Il Sindaco Ceniccola chiama a raccolta il popolo guardiese presso il Sacrario per deporre una corona d’alloro in ricordo dei caduti e festeggiare  questa importante ricorrenza.
Fonoregistrazione del discorso pronunciato dal Sindaco Ceniccola in data 2 giugno 2000

Amici e concittadini,
un Paese senza memoria non può avere un futuro, così diceva  il Presidente Helmut Khol e non si sbagliava. Il futuro di un Paese affonda le radici nel passato e noi oggi siamo qui per vivificare il nostro passato  e farlo diventare il punto di forza per progettare il nostro futuro.
Nel lontano 2 giugno 1946 il popolo italiano scelse, tramite un referendum popolare, una nuova forma di governo, decidendo di passare dalla Monarchia alla Repubblica e dando, in tal senso, immediato mandato all’assemblea Costituente. Oggi che questa data storica è stata ripristinata come festa nazionale per volere espresso nel novembre scorso dalla Presidenza della Repubblica è nostro dovere ricordare, con riconoscenza ed orgoglio, i padri della Costituzione e della Repubblica Italiana assieme a tutti i  nostri militari caduti per la difesa della Patria. E non posso nascondere che sono francamente addolorato nel dover costatare l’assenza (ingiustificata) di tutti i consiglieri della lista “Per Guardia” ad una manifestazione così nobile. Ai posteri l’ardua sentenza!
Questa manifestazione vuol sottolineare il grande significato politico, ideale e culturale di quel 2 giugno 1946 e onorare, nel contempo, il ricordo dei valorosi cittadini guardiesi che per l’amata Patria, si sono sacrificati in nome della libertà e della democrazia.
Era da tempo che la Repubblica non celebrava degnamente l’anniversario della propria nascita, come se si trattasse di un evento scontato o di poca importanza. 
Mentre, è bene ricordarlo, soprattutto ai più giovani, che l’istituzione della nostra Repubblica è stata invece una conquistata difficile e contrastata. I dati del referendum istituzionale del 2 giugno 1946 parlano chiaro: quasi un milione e mezzo di schede nulle e bianche fecero la differenza tra i 12 milioni e 700 mila voti per la Repubblica e i 10 milioni e 700 mila voti per la Monarchia. Mentre nel Nord e nel Centro la Repubblica raccoglie rispettivamente il 64,8% e il 63,4% dei voti, nel Sud e nelle isole il 67,4% e il 64,0% dei voti andarono a favore e per la continuità della Monarchia in Italia.
Anche dopo la proclamazione dei risultati del referendum non era affatto scontato che i Savoia se ne sarebbero andati pacificamente.
Infatti, si racconta che quando il presidente del Consiglio Alcide De Gaspari si recò dal re per proporgli la delega dei poteri, irritato dalle forti resistenze, uscì dal Quirinale dicendo al ministro della Real Casa Falcone Lucifero: “E sta bene: domattina o lei verrà a trovare me a Regina Coeli o verrò io a trovare lei”. E questo mi piace ricordarlo per far capire a tutti il clima di incertezza che regnava sul nostro Paese. Molti, anche fra i più convinti sostenitori della Repubblica, avevano seri dubbi che durasse: “C’è poco da stare allegri,  scriveva Ernesto Rossi a Riccardo Bauer, il 16 giugno 1946, la Repubblica è nata così –tisicuzza– che non mi meraviglierei morisse prima dello slattamento”.
E, invece, ha già più di 50 anni e ha realizzato traguardi di emancipazione politica e sociale che nessun regime precedente aveva neppure tentato. Da paese sconfitto, povero, deriso, l’Italia è diventata, con la Repubblica e grazie alla Repubblica, una democrazia europea forte e rispettata. E per questo motivo dobbiamo oggi e sempre festeggiarla e rafforzarla con il nostro impegno nelle Istituzioni.
Viva la Repubblica! Viva la democrazia! Viva l’Italia!

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