Canto di un gallo nella notte

SVEGLIATEVI ARPA E CETRA VOGLIO SVEGLIARE L’AURORA (Sal 108,3)

Amato Mio Gesù, vorrei ricostruire la stalla del Vangelo,
di pecorelle, sai, ancora ce ne sono, docili o smarrite e molte sono fuori,
sicuramente, manca, il gallo insolente, scomoda presenza e non sempre gradita, 
egli è l’impertinente che inesorabilmente canta di Pietro il tradimento.
Reliquia della Passione, nonostante il disprezzo, non l’hanno strangolato
ma subito l’hanno zittito, lo hanno processato, mozzandogli la cresta,
poi l’hanno umiliato, catechizzato ed anche rieducato
e perché ha cantato forte l’han chiuso giù in cantina preferendo i capponi.
Giovanni Paolo il Grande è andato a liberarlo, facendogli cantare
le antiche e oscure colpe e Papa Benedetto con sereno coraggio
gli ridona la voce che afferma con chiarezza la nostra poca fede,
che c’è tanta sporcizia, superbia ed autosufficienza anche dentro la Chiesa.
A me piace mostrarlo modello impareggiabile d’ogni predicatore 
che, gallo nella notte, reclama vigilanza, destandoci nel sonno, 
infatti non sappiamo quando dentro la casa ritornerà il padrone,
se a sera o a mezzanotte o al canto del gallo, trovandoci addormentati.
Il gallo ben simboleggia la zelante missione d’ogni predicatore,
perché, quando si accinge al canto, scuote le ali sui fianchi
e sveglio totalmente annuncia a tutti il giorno che intanto è già venuto,
proprio così chi annuncia, di Dio la Parola, dev’essere assai desto per svegliare i fratelli.
Al suon delle campane, invito alla preghiera, che si vorrebbe zittire,
guardo sul campanile e il gallo banderuola protegge d’ogni periglio,
indica dove va il vento, presagisce il tempo, invita a vigilanza, annuncia luce vera,
ammonisce i credenti a non tradir Gesù e grida che il Risorto ha già vinto la morte.
Si scorge appena il chiarore, foriero dell’aurora,
risuona il canto del gallo, che annuncia il nuovo giorno,
erompe poi la luce, fuggono via le tenebre, rinasce il pentimento,
dopo la buia notte, con il canto del gallo, ritorna la speranza.
Del Gallo abbiam bisogno nel giorno e nella notte,
issato sul letamaio, ci gridi i tradimenti, compromessi e paure,
inquieti le coscienze assopite dal dubbio, sedotte dal piacere,
con il suo canto libero ferisca il nostro cuore e dalle calde lacrime rifiorisca l’amore.
Amen
Don Pasquale Maria Mainolfi

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