Fase 2 – Covid 19 a Benevento, parla il dott. Giovanni Pietro Ianniello

Il presidente dell’Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri di Benevento Giovanni Pietro Ianniello (nella foto), il 16 maggio 2020 ha incontrato la stampa sannita nell’Auditorium Giuseppe D’Alessandro presso la sede OMCEO al Viale Mellusi di Benevento. Il tema dell’incontro, di estrema attualità, è stato “Fase 2 – Covid 19 Sanità”. Nel suo articolato intervento, Ianniello ha messo in luce molti aspetti della realtà locale, relativa al contagio da Coronavirus, in rapporto a quella più generale della pandemia in corso. Ha così esordito:
“A Benevento, bellissima città del sud, tra giovedì e venerdì sono stati effettuati 3.000 test molecolari oro-faringei, nella postazione drive-in allestita allo Stadio Santa Colomba. Hanno partecipato attivamente il dott. Grimaldi, il dott. Milano, il dott. Abbate, la dott.ssa Bardari, la dott.ssa Maio, e tanti altri medici. E’ stato qualcosa di veramente invidiabile, che secondo me va replicato a livello nazionale. Ciò è stato fatto per la continua attività del sindaco di Benevento Clemente Mastella, del direttore generale dell’ASL Gennaro Volpe, e dell’Istituto zoo-profilattico sperimentale del Mezzogiorno, che ha messo a disposizione tutta la struttura per effettuare questi test molecolari. Alla realizzazione dei test hanno partecipato anche infermieri del Fatebenefratelli e volontari della CRI. Un notevole contributo a questa iniziativa è stato dato dalla Polizia Municipale di Benevento”.
Il presidente dell’Ordine dei Medici ha continuato: “Tra lunedì e giovedì si riaprirà tutto. A noi medici, dal punto di vista sociale ed economico il problema interessa moltissimo, e su questo non possiamo interferire. Non possiamo che recepire quelle che sono le indicazioni delle Autorità competenti, del sindaco, della prefettura, del governatore e del governo centrale, prenderne atto e dare dei consigli su quello che può essere utile a difendere la salute dei cittadini. Spero che potremo passare da questa fase di pandemia a quella che gli scienziati definiscono una fase di epidemia perché probabilmente, come dice l’ONU, con questa situazione potremo convivere per molti mesi. Quindi dovremo passare dalla gestione della fase di emergenza, in alcuni casi più semplice da gestire come tale, alla gestione di una fase ordinaria in una situazione che continua ad essere di emergenza. Cioè da un lato, come medici e come sistema sanitario, dobbiamo assicurare a tutti la riduzione al minimo del rischio di contrarre infezioni, e d’altra parte dobbiamo riassicurare a tutti le attività a 360° per quanto riguarda tutte le altre problematiche. Adesso diamo la nostra disponibilità per essere di supporto a questa fase.
Quello che è più pericoloso in questo momento è quello che gli scienziati chiamano il “contagio di comunità”, per il quale in Lombardia e in Piemonte c’è stata un’esperienza molto più drammatica della nostra. Questa drammatica esperienza la stanno vivendo nazioni che qualcuno ritiene più all’avanguardia di noi per quanto riguarda l’assistenza sanitaria, ma questo non è assolutamente vero; nell’Inghilterra e negli Stati Uniti il “contagio di comunità” sta provocando migliaia di morti. Vogliamo dare il nostro contributo per far si che questo “contagio di comunità” possa essere non azzerato, ma possa essere quanto meno messo in conto, ed attuare tutto il necessario per cercare di prevenirlo. Il nostro governatore Vincenzo De Luca, dice che la nostra è la migliore regione da un punto di vista sanitario, e probabilmente tutti i torti non li ha. Infatti, leggendo i numeri, il rapporto tra i morti nella nostra regione e quelli nelle altre regioni è certamente minore, facendo il rapporto con il numero di abitanti. Tenendo conto della distribuzione di alcune fasce di popolazione nelle zone costiere, dove è presente una densità di popolazione altissima, si capisce come sia ancora più importante il risultato che si sta ottenendo in Campania.
Dalla fine dello scorso mese di marzo la Regione Campania ha preparato tutta una serie di protocolli operativi, con le indicazioni per le identificazioni precoci degli infetti Covid utilizzando i cosiddetti test rapidi. E molte strutture ospedaliere, in modo particolare le aziende ospedaliere di rilievo nazionale in Campania hanno rispettato questa procedura. Infatti nell’ospedale Rummo a Benevento e nel Cardarelli a Napoli i pazienti, prima di entrare nei vari reparti, sono sottoposti al test rapido per verificare se hanno sviluppato o meno l’immunità, allo scopo di selezionarli.
Ma la cosa più importante è il decreto, lo screening per la sorveglianza in Regione Campania. E’ un faldone in cui sono date delle indicazioni precise di quello che le ASL e le Aziende Ospedaliere devono fare, chi lo deve fare, e chi deve collaborare. Fino a metà febbraio si credeva che il contagio da Coronavirus potesse essere limitato in alcune zone d’Italia, e non potesse avere quella letalità che poi abbiamo avuto. Quindi molti di noi, me compreso, abbiamo fatto un errore di valutazione. Ho cambiato completamente idea quando, all’inizio del mese di marzo, ho sentito i colleghi di Bergamo e purtroppo il collega di Varese che non c’è più, i quali mi hanno descritto la loro situazione. A quel punto ci siamo visti all’Ordine dei Medici di Benevento, ne abbiamo parlato, e ci siamo messi in contatto con gli Enti Istituzionali, in modo particolare con l’ASL e con l’Azienza Ospedaliera per far presente la drammaticità di quello che stava succedendo al nord. Secondo questi protocolli, molto rigidi, tutti i pazienti delle aziende ospedaliere, dei grandi ospedali, seguono due percorsi. C’è l’urgenza, con dei kit di urgenza per avere dei tamponi di urgenza e di emergenza, che in 20-30 minuti danno il risultato. Oppure c’è un tampone normale per valutare la situazione, ad esempio, nel momento dell’intervento chirurgico.
L’ASL, con il direttore Volpe, ha attivato una postazione di drive-in in Via Mascellaro, destinata ai nostri concittadini rientrati dal nord-Italia, dove vengono sottoposti a tampone, e in attesa del tampone restano in quarantena. E come l’ASL ha sottoposto tutti i suoi dipendenti al test rapido per la determinazione delle immunoglobuline, anche l’ospedale Rummo ha tamponato quasi la totalità dei dipendenti. Ora non possiamo abbassare la guardia. Da lunedì 18 maggio ci sarà la mobilità interregionale, mentre dal 3 giugno ci sarà la mobilità nazionale e internazionale per quanto riguarda gli Stati UE, e quindi probabilmente ci sarà un contatto maggiore tra persone che provengono da aree diverse, e questo dovrà creare maggior attenzione, ma non allarme. Se abbiamo fatto tanti sacrifici stando chiusi in casa per due mesi, per quale motivo vogliamo perdere i risultati raggiunti perché c’è chi cammina senza mascherina o con la stessa sotto il collo? Ho pensato di proporre l’affissione di manifesti non solo negli studi medici, ma anche in città e in provincia, allo scopo di spiegare ai cittadini come va messa la mascherina e qual è il modo corretto di metterla e di portarla”.
Ianniello ha così concluso: “Ricordo che nel momento più caldo della diffusione del contagio i telefoni funzionavano 24 ore su 24, e camminavamo tutti con le ricariche telefoniche in tasca perché era un sentirsi continuamente. Non è mancata la presenza del prefetto di Benevento Francesco Antonio Cappetta, che ovviamente coordina tutte queste attività. Come Ordine dei Medici siamo a disposizione di tutti, degli enti, del volontariato, delle associazioni, e chiunque vuole un consiglio ci può chiamare in ogni momento. L’invito che facciamo a noi medici in primis, alle Istituzioni e a tutti i cittadini, è quello di avere ancora un po’ di pazienza e di rispettare queste banali norme. Al momento non abbiamo un vaccino, non abbiamo una cura certa perché ogni cura sta dando efficacia, però non si è capito dove funziona più la cura Ascierto, dove funziona più la cura del plasma, dove funziona più la cura con l’eparina a basso peso molecolare, o se funzionano tutte e tre insieme. Ci vuole ancora tempo per capire questo. Ma in medicina la prevenzione è la migliore cura e, non avendo il vaccino, l’unica prevenzione possibile è quella di rispettare le norme già dette, compreso il distanziamento sociale. Speriamo che d’estate il virus si scaldi di più e vada via, e poi sicuramente a settembre torneremo alla carica perché se non ci sarà un vaccino specifico per il Covid 19, dovremo sicuramente fare una campagna vaccinale anti-influenzale di quelle più rigide e più a tappeto che sono state fatte negli ultimi anni”.
Vincenzo Maio

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