Il Coronavirus e il culto alla Pachamama

Caro Direttore,
vorrei analizzare nuovamente il legame tra l’epidemia sanitaria legata al Coronavirus e i castighi di Dio connessi ai vari peccati sociali commessi in quasi tutti gli Stati, come l’aborto, il gender e l’omosessualità, temi già trattati dal sottoscritto in precedenti contributi. Ora invece vorrei soffermarmi sul rapporto esistente tra il Coronavirus e il culto pubblico alla Pachamama, drammaticamente tributato dalla gerarchia vaticana nello scorso mese di ottobre durante il sinodo amazzonico.
Per comprendere la gravità di cio’ che è accaduto in Vaticano in quella circostanza, bisogna rifarsi alla Sacra Scrittura, in particolare al primo comandamento ricevuto da Mosè sul Monte Sinai da Dio, che recita: “Non avrai altro Dio all’infuori di me”. E il libro dell’Esodo al capitolo 32 evidenzia:” Il popolo, vedendo che Mosè tardava a scendere dalla montagna, si affollò intorno ad Aronne e gli disse: «Facci un dio che cammini alla nostra testa, perché a quel Mosè, l’uomo che ci ha fatti uscire dal paese d’Egitto, non sappiamo che cosa sia accaduto».  Aronne rispose loro: «Togliete i pendenti d’oro che hanno agli orecchi le vostre mogli e le vostre figlie e portateli a me».  Tutto il popolo tolse i pendenti che ciascuno aveva agli orecchi e li portò ad Aronne.  Egli li ricevette dalle loro mani e li fece fondere in una forma e ne ottenne un vitello di metallo fuso. Allora dissero: «Ecco il tuo Dio, o Israele, colui che ti ha fatto uscire dal paese d’Egitto!».   Ciò vedendo, Aronne costruì un altare davanti al vitello e proclamò: «Domani sarà festa in onore del Signore». Il giorno dopo si alzarono presto, offrirono olocausti e presentarono sacrifici di comunione. Il popolo sedette per mangiare e bere, poi si alzò per darsi al divertimento. Allora il Signore disse a Mosè: «Và, scendi, perché il tuo popolo, che tu hai fatto uscire dal paese d’Egitto, si è pervertito.  Non hanno tardato ad allontanarsi dalla via che io avevo loro indicata! Si son fatti un vitello di metallo fuso, poi gli si sono prostrati dinanzi, gli hanno offerto sacrifici e hanno detto: Ecco il tuo Dio, Israele; colui che ti ha fatto uscire dal paese di Egitto». Il Signore disse inoltre a Mosè: «Ho osservato questo popolo e ho visto che è un popolo dalla dura cervice. Ora lascia che la mia ira si accenda contro di loro e li distrugga. Di te invece farò una grande nazione». Mosè allora supplicò il Signore, suo Dio, e disse: «Perché, Signore, divamperà la tua ira contro il tuo popolo, che tu hai fatto uscire dal paese d’Egitto con grande forza e con mano potente?  Perché dovranno dire gli Egiziani: Con malizia li ha fatti uscire, per farli perire tra le montagne e farli sparire dalla terra? Desisti dall’ardore della tua ira e abbandona il proposito di fare del male al tuo popolo.  Ricòrdati di Abramo, di Isacco, di Israele, tuoi servi, ai quali hai giurato per te stesso e hai detto: Renderò la vostra posterità numerosa come le stelle del cielo e tutto questo paese, di cui ho parlato, lo darò ai tuoi discendenti, che lo possederanno per sempre». Il Signore abbandonò il proposito di nuocere al suo popolo. Mosè ritornò e scese dalla montagna con in mano le due tavole della Testimonianza, tavole scritte sui due lati, da una parte e dall’altra. Le tavole erano opera di Dio, la scrittura era scrittura di Dio, scolpita sulle tavole. Giosuè sentì il rumore del popolo che urlava e disse a Mosè: «C’è rumore di battaglia nell’accampamento». Ma rispose Mosè: «Non è il grido di chi canta: Vittoria! Non è il grido di chi canta: Disfatta! Il grido di chi canta a due cori io sento». Quando si fu avvicinato all’accampamento, vide il vitello e le danze. Allora si accese l’ira di Mosè: egli scagliò dalle mani le tavole e le spezzò ai piedi della montagna.  Poi afferrò il vitello che quelli avevano fatto, lo bruciò nel fuoco, lo frantumò fino a ridurlo in polvere, ne sparse la polvere nell’acqua e la fece trangugiare agli Israeliti.  Mosè disse ad Aronne: «Che ti ha fatto questo popolo, perché tu l’abbia gravato di un peccato così grande?». Aronne rispose: «Non si accenda l’ira del mio signore; tu stesso sai che questo popolo è inclinato al male. Mi dissero: Facci un dio, che cammini alla nostra testa, perché a quel Mosè, l’uomo che ci ha fatti uscire dal paese d’Egitto, non sappiamo che cosa sia capitato. Allora io dissi: Chi ha dell’oro? Essi se lo sono tolto, me lo hanno dato; io l’ho gettato nel fuoco e ne è uscito questo vitello». Mosè vide che il popolo non aveva più freno, perché Aronne gli aveva tolto ogni freno, così da farne il ludibrio dei loro avversari. Mosè si pose alla porta dell’accampamento e disse: «Chi sta con il Signore, venga da me!». Gli si raccolsero intorno tutti i figli di Levi. Gridò loro: «Dice il Signore, il Dio d’Israele: Ciascuno di voi tenga la spada al fianco. Passate e ripassate nell’accampamento da una porta all’altra: uccida ognuno il proprio fratello, ognuno il proprio amico, ognuno il proprio parente». I figli di Levi agirono secondo il comando di Mosè e in quel giorno perirono circa tremila uomini del popolo. Allora Mosè disse: «Ricevete oggi l’investitura dal Signore; ciascuno di voi è stato contro suo figlio e contro suo fratello, perché oggi Egli vi accordasse una benedizione». Il giorno dopo Mosè disse al popolo: «Voi avete commesso un grande peccato; ora salirò verso il Signore: forse otterrò il perdono della vostra colpa». Mosè ritornò dal Signore e disse: «Questo popolo ha commesso un grande peccato: si sono fatti un dio d’oro. Ma ora, se tu perdonassi il loro peccato… E se no, cancellami dal tuo libro che hai scritto!» Il Signore disse a Mosè: «Io cancellerò dal mio libro colui che ha peccato contro di me. Ora và, conduci il popolo là dove io ti ho detto. Ecco il mio angelo ti precederà; ma nel giorno della mia visita li punirò per il loro peccato». Il Signore percosse il popolo, perché aveva fatto il vitello fabbricato da Aronne”.
Tutto cio’ si è tragicamente ripetuto lo scorso mese di ottobre durante il sinodo amazzonico, come ha sottolineato di recente Mons. Carlo Maria Vigano’ in un suo interessante e coraggioso intervento: “Ma è pur vero che, se la Chiesa di Cristo è Santa, essa può essere però peccatrice nei suoi membri qui sulla terra, ed anche nella sua Gerarchia. In questi tempi travagliati abbiamo purtroppo numerosi esempi di ecclesiastici indegni, come gli scandali degli abusi da parte di chierici e addirittura di alti Prelati hanno purtroppo dimostrato. L’infedeltà dei Sacri Pastori è di scandalo per i loro confratelli e per molti fedeli, non solo quando riguarda la lussuria o la brama di potere, ma anche – e direi soprattutto – quando colpisce l’integrità della Fede, la purezza della dottrina e la santità della morale, sconfinando addirittura in episodi di inaudita gravità, come ad esempio nel caso dell’adorazione dell’idolo della pachamama in Vaticano. Credo anzi che il Signore sia particolarmente sdegnato per la moltitudine di peccati e scandali di coloro che dovrebbero essere d’esempio e modello, in quanto Pastori, per il gregge loro affidato.
Non dimentichiamo inoltre che l’esempio offerto da tanta parte della Gerarchia non è di scandalo solo per i Cattolici, ma anche per tante persone che, pur non avendo la grazia di appartenerle, guardano ad essa come ad un faro e ad un punto di riferimento. Non solo: questo flagello non può esimere la Chiesa, nella sua stessa Gerarchia, a compiere un severo esame di coscienza per essersi arresa al mondo; essa non può sottrarsi al dovere di condannare con fermezza gli errori che ha lasciato dilagare nel suo seno dal Vaticano II in poi, e che hanno attirato sulla Chiesa stessa e sul mondo giuste punizioni perché abbiamo a ravvederci e ritornare a Dio.
Mi duole notare che ancor oggi, quando tutti noi siamo testimoni della collera divina che si abbatte sul mondo, si continui ad offendere la Maestà di Dio parlando della «vendetta della madre terra che reclama rispetto», come ha affermato papa Bergoglio qualche giorno fa nella sua ennesima intervista. Urge invece chiedere perdono per il sacrilegio perpetrato nella Basilica di San Pietro, riconsacrandola secondo le norme canoniche prima di celebrarvi nuovamente il Santo Sacrificio. E si dovrebbe parimenti indire una solenne processione penitenziale – anche di soli Prelati, guidati dal Papa – che implorino la misericordia di Dio su loro stessi e sul popolo. Sarebbe un gesto di umiltà autentica, che molti fedeli attendono, in riparazione delle colpe commesse.
Come contenere lo sconcerto per le parole pronunciate a Santa Marta nel corso dell’omelia della Messa del 26 Marzo da papa Bergoglio? Il Papa ha detto: «Che il Signore non ci trovi, alla fine della vita, e dica di ognuno di noi: “Ti sei pervertito. Ti sei allontanato dalla via che io avevo indicato. Ti sei prostrato dinanzi a un idolo”». Si resta del tutto sconvolti e indignati nell’udire queste parole, considerando che egli stesso ha consumato davanti a tutto l’Orbe un vero e proprio sacrilegio, persino sull’Altare della Confessione di San Pietro, una profanazione, un atto di apostasia con l’idolo immondo e demoniaco della pachamama”.
Pertanto, proprio per la gravità dell’atto compiuto da Papa Francesco, condivido pienamente l’appello lanciato dal mio collega Danilo Quinto, che riporto testualmente: “Nell’ottobre del 2019, nella Chiesa S. Maria in Traspontina è avvenuto l’abominio. E’ entrata una processione con in testa monsignori e vescovi, che portavano a spalla una canoa amazzonica sulla quale troneggiava la «pachamama»: un feticcio in legno di ominide femminile incinta (la madre terra), simbolo pagano della fertilità. Il Vescovo emerito dell’Amazzonia, Mons. Josè Luis Azcona, dichiarò a questo proposito: «La Pachamama e la Madre Terra sono dee, come Cibele o Astarte, venerata in Babilonia, entrambe espressione della fecondità della donna. L’invocazione alle statuette di fronte alle quali anche alcuni religiosi si sono inchinati in Vaticano (e non dico la congregazione di appartenenza…) sono l’invocazione di un potere mitico, quello della Madre Terra, alla quale si chiedono benedizioni su tutta l’umanità o gesti di gratitudine. Sono sacrilegi demoniaci che producono scandalo soprattutto per i piccoli che non sanno discernere (…). La Madre Terra non deve essere adorata perché tutto, anche la terra, è sotto il dominio di Gesù Cristo. Non è possibile che ci siano spiriti che abbiano un potere pari o superiore a quello di Nostro Signore o della Vergine Maria. La Pachamama, non è e non sarà mai la Vergine Maria. Dire che quella statua rappresenta la Madonna è una bugia. Non è la Signora dell’Amazzonia perché l’unica Signora dell’Amazzonia è Maria di Nazareth. Non facciamo mescolanze sincretiste. Tutto ciò è impossibile: la Madre di Dio è la Regina del Cielo e della terra». Eppure, davanti all’altare maggiore di quella gloriosa chiesa, furono accese grandi candele in onore dell’idolo. La canoa venne deposta ai piedi di Bergoglio e dei suoi accoliti e con canti e preghiere fu celebrato un incredibile rito tribale. Il cardinale Pedro Barrera affermò: «Questa sera il Paradiso è in terra!». Dice un mio caro amico: «Il tempo non è ancora compiuto… altrimenti, come profetizzato, sarebbero stati messi a morte con un soffio». Oggi, su GloriaTv è stata pubblicata questa notizia: «Esorcista: “Coronavirus punizione per culto di Pachamama”. «Il coronavirus è una “punizione” per il culto di Pachamama praticato nella Chiesa Cattolica, ha spiegato il sacerdote filippino don Edgardo “Bing” Arellano il 19 marzo, in una omelia. Arellano è avvocato canonico, esorcista ed ex presentatore di EWTN. Riferendosi a Esodo 20, ha aggiunto che disobbedire al primo comandamento e venerare idoli come Pachamama ha come conseguenza pestilenza che sono “una punizione per la violazione del primo comandamento, che proibisce l’idolatria”». Ero e resto convinto che stiamo vivendo un castigo di Dio, analogo a quelli che l’umanità ha vissuto in molti momenti della sua storia. La natura si ribella all’uomo, quando l’uomo si ribella a Dio. Quello che stiamo vivendo è un castigo di Dio, originato da questa ribellione, che dura da secoli e che negli ultimi decenni ha avuto una spaventosa accelerazione, conoscendo il suo culmine con gli ultimi sette anni di guida della Chiesa da parte di Bergoglio. E’ del tutto inutile, di fronte all’ira e al castigo di Dio che ha scatenato con i suoi atti e con i suoi comportamenti, che Bergoglio promuova recitazioni in streaming di Rosari, celebri Messe blindate e le diffonda sempre in streaming, inviti gli uomini a confessarsi da soli, esprima vicinanza a coloro che soccorrono i morti e alle famiglie dei morti. Il mondo non si salverà da questo castigo, se non vi sarà un pubblico pentimento di Bergoglio e suoi ripetuti e sinceri atti di riparazione, inginocchiato davanti all’Altissimo. Se Bergoglio non lo capisse, glielo faccia capire un Vescovo. Non dico un Santo, perchè di questi tempi Santi non ce ne sono, ma un Vescovo. Basta un Vescovo. Altri lo seguiranno: altri Vescovi e sacerdoti. Mi prendo tutta la responsabilità di queste affermazioni, davanti a Dio e agli uomini”.
Con stima
Gianluca Martone

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