Episodio scandaloso accaduto ad una giovane donna incinta a Roma per l’emergenza Coronavirus

Caro Direttore,
quello che è accaduto nella giornata di giovedi 26 marzo ad una giovane donna romana in dolce attesa di 34 anni è scandaloso e gravissimo e denota purtroppo in tutta la sua drammaticità la “caccia alle streghe” che si sta diffondendo ovunque, in particolare negli ospedali, e il clima di paura generale legato all’emergenza sanitaria legata al Coronavirus, di cui si sta ampiamente parlando ovunque.
Ecco la testimonianza della giovane donna incinta che, come ben capirà, ha voluto mantenere l’anonimato:
“Sono una donna di 34 anni al quinto mese di gravidanza. Ieri mi sono recata all’ospedale per la visita di controllo ostetrica e mi è stato sottoposto un questionario sul codiv 19 e sulla possibilità di essere o meno un soggetto a rischio. Su circa dieci domande, in tutta onestà, ho risposto positivamente a due. Per tale motivo non mi è stata fatta la visita, nonostante io indossassi guanti e mascherina, e nonostante si sarebbe tranquillamente potuta rispettare la dovuta distanza di sicurezza. Allertata dalla ginecologa, sono stata invitata a recarmi immediatamente al pronto soccorso ostetrico del Gemelli di Roma, per eventuali controlli, in qualità di soggetto a rischio. Giunta al pronto soccorso, sono stata sottoposta a un nuovo questionario e poi sono stata invitata ad attendere la virologa sotto un tendone, allestito per l’isolamento di possibili infetti. Non mi è stato spiegato se mi avessero fatto o meno il tampone, ne tanto meno mi è stata comunicata la temperatura del corpo. Entrata nel tendone trovo una ragazza, in gravidanza alla dodicesima settimana, seduta in attesa della virologa da circa quattro ore! La ragazza mi racconta che le hanno fatto problemi pure per andare in bagno e ricevere una bottiglietta d’acqua, in quanto nessuno poteva entrare nel tendone e lei non poteva uscire perché in isolamento. Sconvolta chiamo mio marito per capire com’era la situazione e quanto fosse lunga l’attesa, dato che nel pomeriggio di li a poco avevo un appuntamento per fare l’ecografia morfologica in un altro comune e non volevo assolutamente perderla. Dopo un’ora di attesa, arrabbiata esco dalla tenda e solo dopo aver protestato insieme a mio marito, arriva finalmente la virologa. La dottoressa effettua il tampone ad entrambe e poi va via. Io avevo specificato che avrei voluto firmare un foglio per poter andar via, e poter così effettuare l’ecografia morfologica, che difficilmente mi avrebbero rinviato, data la quantità di prenotazioni. Mi lasciano in attesa sotto il tendone di isolamento un’altra ora. Dopo tutto cio’, esco di nuovo arrabbiata e pretendo il foglio per firmare e potermene andare. Solo dopo un’altra protesta riesco ad ottenere il foglio e ad andare via finalmente, in ritardo. Mi domando che senso abbia questo sequestro di persona, dato che uno Stato intero è in quarantena, e io e mio marito con guanti e mascherina avremmo seguito tutte le procedure di sicurezza e saremmo tornati a casa, in attesa dell’esito del tampone. Ho trovato in ospedale una situazione davvero inverosimile, soprattutto nel trattamento delle  donne in attesa. Mi domando se questo sia il metodo giusto di trattare i pazienti, considerato che a mio avviso un tampone lo avrebbe potuto fare benissimo anche un infermiere, senza l’attesa del virologo, dato che ormai i medici scarseggiano”.
Mi auguro che certi episodi, nonostante i tanti problemi contingenti, non accadranno piu’ e mostrano purtroppo in modo palese le inefficienze di una sanità italiana, forte con i deboli e debole con i forti, incapace di tutelare il sacro diritto alla salute di ciascuno di noi, senza incorrere in gravi errori, che possono compromettere la salute individuale di ognuno. Spero che simili episodi non si verificheranno mai nella nostra città di Benevento, anche dopo la vicenda legata alla clinica di Villa Margherita.
Con stima.
Gianluca Martone

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