La Chiesa al tempo del Coronavirus: messe sospese in Italia e in Spagna no

Gianluca Martone interviene ancora con una dettagliata analisi sulla sospensione delle messe disposta dal decreto del Presidente del Consiglio per fronteggiare l’emergenza Covid-19.

Caro Direttore,
vorrei tornare nuovamente sull’argomento della sospensione delle messe in Italia,  compresa la Diocesi di Benevento,  che mi ha indignato moltissimo, legata all’emergenza sanitaria del Coronavirus. Ho appena terminato di leggere un interessante articolo scritto dal bravo giornalista Andrea Zambrano sulla Nuova Bussola Quotidiana, nel quale si è sottolineato come 11 Vescovi spagnoli hanno mantenuto la regolare celebrazione delle Sante Messe, nonostante la situazione in Spagna stia peggiorando in merito all’epidemia.
Cosi ha riportato Zambrano: “Però in 11 diocesi i fedeli – se lo desiderano – possono assistere alla Messa senza sentirsi in colpa come untori: succede a Granada, Salamanca, Asidonia-Jerez, Cádiz-Ceuta, Córdoba, Huelva, Almería, Alcalá, Segorbe-Castellón, Menorca, Orihuela-Alicante. Il caso spagnolo è significativo e dovrebbe far riflettere. Anzitutto questa diversità è stata possibile perché la  Conferenza Episcopale Spagnola , fresca di neo presidente, non ha preso la decisione per tutti. Ha detto di sospendere tutte le manifestazioni pubbliche come le processioni e in Spagna ce ne sono parecchie, ma per le Messe si è raccomandata soltanto di mantenere «un ristretto gruppo». In questo modo almeno 11 vescovi hanno ritenuto di poter proseguire rispettando le disposizioni governative. Già, il governo. Il temuto governo Sanchez-Iglesias pare essere stato più liberale di quello italiano che consente – non essendo intervenuto – di poter entrare in una chiesa per interrompere la Messa. Il Decreto reale di allerta del Governo della Nazione 463/2020 del 14 marzo all’articolo 11 afferma che «la presenza nei luoghi di culto e le cerimonie civili e religiose, incluse quelle funebri, sono condizionate dall’adozione di misure organizzative consistenti nell’evitare assembramenti di persone, in funzione delle dimensioni e delle caratteristiche dei luoghi, in modo da rispettare la distanza tra di loro di almeno un metro». In questo modo il vescovo di Alcalà De Henares Juan Antonio Reig Pla ha potuto emettere un decreto  in cui il celebrante possa dire messa con un ristretto gruppo di fedeli e – altro particolare assente in molte disposizioni vescovili italiane – offrire tutte le Messe per la fine della pandemia oltre che per le intenzioni particolari». Insomma, anche in Spagna la vita dei fedeli è drasticamente limitata, ma non è compromessa nel cuore della vita cristiana. Nel  comunicato precedente, Reig Pla sembra recepire anche quella che è la via polacca autorizzando il sacerdote che lo ritenesse opportuno a ridurre il numero di fedeli o a raddoppiare le celebrazioni per garantire circa un terzo dell’occupazione solita.
Una preoccupazione che è la stessa di Javier Martínez, arcivescovo di Granada  che ha ribadito in una sua comunicazione come «la chiesa non chiude perché è portatrice della speranza del mondo. E così anche la preghiera che si può fare anche in piccoli gruppi». Curiosità: anche a Granada, come in altre diocesi spagnole la comunione si può ricevere anche in bocca perché «le possibilità di contagio sono le stesse in entrambi i casi». A Cordoba i sacerdoti  possono ridurre il numero di messe feriali o festive ma «da parte nostra – scrive il vescovo – non impediremo a nessuno di assistere a patto che non si creino assembramenti e che si rispettino le distanze». «Due persone per banco e file distinte per navata al momento della ricezione della Comunione per non scontrarsi con chi va e chi viene», è invece la disposizione del  vescovo di Salamanca , che comunque non ha impedito al popolo di assistere alla Messa.   José Mazuelos Pérez, titolare  dell’episcopato di Jerez raccomanda distanze di sicurezza ma avverte: «L’autorità non disponga il contrario», tanto per far capire che in chiesa comanda la Chiesa e lo Stato non può entrare. Anche qui le Messe si applicano esclusivamente per la fine della pandemia. Stesso discorso per Cadice-Ceuta  e Almeria . Paese che vai usanza che trovi. Però non si dica che la soppressione delle messe con il popolo è l’unica misura possibile.”.
Io mi chiedo: Perché in Italia invece è stata adottata una misura cosi restrittiva, impedendo ai fedeli di assistere alla Santa Messa e di ricevere in questo momento drammatico la Santissima Eucarestia, il Corpo e il Sangue di Cristo, per coloro che credono l’UNICA SALVEZZA per la loro anima? Com’è possibile chiedere ai singoli fedeli italiani, in questa situazione tragica, di stare senza messa e comunione anche la Domenica di Pasqua, cuore della vita di ciascun cattolico praticante, come ha stabilito in questo comunicato la Prefettura della Casa Pontificia: “ La Prefettura della Casa Pontificia si premura comunicare che, a motivo dell’attuale emergenza sanitaria internazionale, tutte le Celebrazioni Liturgiche della Settimana Santa si svolgeranno senza la presenza fisica di fedeli. Inoltre, si informa che fino al 12 aprile p.v. le Udienze Generali del Santo Padre e le recite dell’Angelus saranno fruibili solamente in diretta streaming sul sito ufficiale di Vatican News”? Com’è possibile che, in Italia, non vi sia stato alcun Vescovo che si è indignato di una simile decisione da parte della Cei di sospendere le messe per un mese, non avendo a cuore come Pastori il bene supremo della salvezza delle anime in questo periodo apocalittico per tutta l’Italia, compresa la nostra città di Benevento? Come sono attuali, le parole pronunciate dal profeta Ezechiele contro i Pastori e che oggi rivolgerebbe contro tutti i Vescovi italiani per questa gravissima decisione:” Mi fu rivolta questa parola del Signore: «Figlio dell’uomo, profetizza contro i pastori d’Israele, profetizza e riferisci ai pastori: Così dice il Signore Dio: Guai ai pastori d’Israele, che pascono se stessi! I pastori non dovrebbero forse pascere il gregge? Vi nutrite di latte, vi rivestite di lana, ammazzate le pecore più grasse, ma non pascolate il gregge. Non avete reso forti le pecore deboli, non avete curato le inferme, non avete fasciato quelle ferite, non avete riportato le disperse. Non siete andati in cerca delle smarrite, ma le avete guidate con crudeltà e violenza. Per colpa del pastore si sono disperse e sono preda di tutte le bestie selvatiche: sono sbandate. Vanno errando le mie pecore su tutti i monti e su ogni colle elevato, le mie pecore si disperdono su tutto il territorio del paese e nessuno va in cerca di loro e se ne cura. Perciò, pastori, ascoltate la parola del Signore: Com’è vero che io vivo – oracolo del Signore Dio -, poiché il mio gregge è diventato una preda e le mie pecore il pasto d’ogni bestia selvatica per colpa del pastore e poiché i miei pastori non sono andati in cerca del mio gregge – hanno pasciuto se stessi senza aver cura del mio gregge -, udite quindi, pastori, la parola del Signore: Così dice il Signore Dio: Eccomi contro i pastori: a loro chiederò conto del mio gregge e non li lascerò più pascolare il mio gregge, così non pasceranno più se stessi, ma strapperò loro di bocca le mie pecore e non saranno più il loro pasto. Perché così dice il Signore Dio: Ecco, io stesso cercherò le mie pecore e le passerò in rassegna».
Con stima
Gianluca Martone

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