Mafie di ieri e di oggi, meeting al Palazzo De Simone di Benevento

“Analisi, prevenzione e contrasto della criminalità organizzata e della corruzione, e valorizzazione di una cultura di legalità”. E’ stato questo il tema della prima sessione formativa organizzata dall’Università degli Studi del Sannio il 6 febbraio 2020 presso il Palazzo De Simone di Benevento. Il corso, dal titolo “Mafie di ieri e di oggi”, prevede altri cinque appuntamenti (20 febbraio, 5 e 19 marzo, 2 e 16 aprile 2020). Dopo i saluti di Gerardo Canfora, Magnifico Rettore dell’Università degli Studi del Sannio, di Alberto Mazzeo, Presidente Ordine Avvocati Benevento, e di Fabrizio Russo, Presidente Odcec Benevento, hanno introdotto i lavori Giovanni Conzo, Procuratore  aggiunto presso il Tribunale di Benevento e Antonella Tartaglia Polcini, Coordinatrice del Dottorato “Persona, Mercato, Istituzioni” Università degli Studi del Sannio.
Attesissima la relazione di Federico Cafiero De Raho (nella foto), Procuratore Nazionale Antimafia e Antiterrorismo che, nel suo articolato intervento, ha fatto un excursus storico delle mafie fino ai nostri giorni. Ha così esordito: <<Oggi le mafie hanno totalmente cambiato aspetto. Le mafie non sono più quelle organizzazioni criminali che utilizzano la violenza, che utilizzano strumenti aggressivi, evidenti, per conseguire il risultato che è sempre quello del profitto. L’intimidazione rappresenta lo strumento per conseguire le finalità che si prefiggono>>.
Cafiero De Raho continuava: <<Si ricorda che negli anni ’70 la ‘Ndrangheta si dedicava ai sequestri di persona, e con questi si arricchiva. Ma poi alla fine degli anni ’70 comprese che il sequestro di persona era un mezzo di arricchimento troppo pericoloso il quale, inoltre, non dava la ricchezza di cui la ‘Ndrangheta aveva bisogno. E incominciarono a convertirsi al traffico internazionale di stupefacenti che fino agli anni ’80 era sostanzialmente monopolio di Cosa Nostra. Via via la ‘Ndrangheta cresce, si arricchisce, e Cosa Nostra continua invece a portare la propria strategia di guerra allo Stato. Quindi uccide uomini dello Stato, e lo Stato è sempre più forte, perché la sua azione di repressione non trova limiti. Abbiamo il maxi-processo con 458 uomini arrestati, tutti portati in catene davanti ai giudici della Corte d’Assise, e quindi si arriva alle condanne. Si arriva al 1991 con l’uccisione di Antonino Scopelliti, che viene sostituito; il processo va avanti e si arriva alle condanne. E via via Cosa Nostra anziché ritirarsi continua, e nel 1992 abbiamo Capaci con Giovanni Falcone e Via D’Amelio con Paolo Borsellino, e poi chiede allo Stato di deporre le armi. Lo Stato continua la propria repressione. Comincia la strategia stragista e quindi Roma, Firenze, Milano, negli anni 1992-1993. In quel percorso Cosa Nostra chiede alla ‘Ndrangheta di allearsi, perché Cosa Nostra e la ‘Ndrangheta sono due organizzazioni che operano insieme in tantissime occasioni, fin dagli anni ottanta. Perché hanno interessi comuni. E proprio uno di questi interessi è proprio la Massoneria. Perché mentre la ‘Ndrangheta riesce via via a porre dei propri uomini nella Massoneria, Cosa Nostra resta un po’ indietro perché ha altre strategie, aggressive. Però, in quello stesso periodo, con gli stessi uomini che si occupavano di quella strategia di guerra tenta di apprendere dalla ‘Ndrangheta le modalità attraverso le quali essa si sta infiltrando nell’economia e nella politica in modo silenzioso. Negli anni 1993-1994 la ‘Ndrangheta viene invitata a partecipare a quella strategia stragista, ed inizialmente aderisce, perché danno il proprio consenso due capicosca, e con i propri uomini iniziano ad uccidere alcuni carabinieri utilizzando lo stesso mitra, proprio per dare il segnale chiaro che quegli atti di aggressione sono modalità attraverso le quali si fa guerra allo Stato. E la ‘Ndrangheta che cosa fa? In un’assemblea intervengono tutti i capicosca, e tutti insieme decidono che la ‘Ndrangheta non può fare guerra allo Stato, perché “sta bene con le Istituzioni”. E’ proprio questa l’espressione che viene utilizzata: loro “stanno bene con le Istituzioni”. E quindi recedono da quella adesione iniziale e la ‘Ndrangheta continua a crescere. Cosa Nostra invece viene indebolita sempre di più, perché la repressione aumenta e diventa sempre più forte, mentre la ‘Ndrangheta incomincia a costituire un proprio organismo centrale nel quale cinque uomini, cinque capi, vengono anno dopo anno eletti, perché quell’organismo centrale ha una funzione di disciplina e di coordinamento generale. Non ci sono più guerre. E quindi le cosche operano in perfetta pace e possono investire anche nell’economia. Ecco che cosa incomincia a cambiare in quegli anni: il denaro che si acquisisce in traffico internazionale di stupefacenti lo si traduce in attività economiche. Sono soggetti che sono proiettati nell’economia. La ‘Ndrangheta, anche per quanto riguarda la politica, incomincia a formare uomini che devono essere proiettati poi nella politica locale, regionale e nazionale. Quale intelligenza criminale ha dominato la crescita di queste organizzazioni!>>.
Per quanto riguarda la Camorra il Procuratore Nazionale Antimafia sostiene che << questa ha “due facce”: una mafiosa, ed un’altra che ha i caratteri comunque della mafiosità attraverso intimidazioni. E’ aggressiva, è feroce, è la camorra che spara, è la camorra che vuole controllare il quartiere, o anche un comune, ma lo fa sempre in contrapposizione con le organizzazioni che sono cointeressate al controllo capillare del territorio. Via via su questi territori c’è sempre un nuovo gruppo criminale, perché l’uno esclude l’altro. Ed è una guerra costante. Questa è quella parte della Camorra che tende al controllo di una fetta, di un segmento del territorio della città. E’ molto modesto, piccolo. Al massimo le loro proiezioni economiche riguardano il negozio. Loro sono più interessati allo spaccio di stupefacenti, forse all’estorsione>>.
Cafiero De Raho proseguiva: <<E’ tutto diverso, invece, quello che avviene nelle organizzazioni mafiose che, nel momento in cui hanno recuperato la loro forza, soprattutto perché hanno aderito alla strategia dell’inabissamento, della sommersione, Cosa Nostra smette di utilizzare la forza, di andare nella guerra, ma pensa soprattutto a reinvestire il proprio danaro. Altrettanto fa la ‘Ndrangheta, e via via si proiettano dai territori di origine al centro e al nord-Italia. E tutto quello che riescono a guadagnare nell’ambito delle attività criminali, in gran parte lo reinvestono in attività economiche. E qual è la forma? La SRL, a volte la SPA, e sono grandi ricchezze. Sono società mafiose, come a Prato e in provincia di Firenze, che ospitavano il danaro che proveniva dai proventi delle attività criminose di Cosa Nostra. Il danaro veniva portato presso queste società, e attraverso queste ultime riusciva poi ad uscirne pulito. Questa operazione ha provocato l’arresto di 12 persone e il sequestro di 33 aziende. Quindi le società costituivano semplicemente uno strumento di bonifica, per dare cioè legittimazione alla presenza del danaro. E’ stato accertato che quasi 40 milioni di euro sono passati attraverso queste società. Le mafie si muovono, quindi, nell’economia legale attraverso la costituzione di società, a cui si arriva per mezzo di consulenti, commercialisti e avvocati. Per questi ordini professionali c’è un problema di controllo, perché le mafie non potrebbero essere così infiltrate nell’economia se non ci fossero dei consulenti, che rappresentano le forme migliori per sottrarsi ai controlli. E quei consulenti conoscono esattamente l’entità del lavoro e sanno perfettamente quelle società a chi appartengono. Oggi le norme antiriciclaggio guardano al beneficiario effettivo. Tutto questo è possibile raggiungerlo nell’ambito di circuiti altamente specializzati, come quelli che le grandi banche riescono a organizzare. Al di fuori di questi circuiti è sempre più difficile riciclare>>.
Il Procuratore Nazionale Antimafia ha concluso: <<Mi convinco sempre più che se non arriviamo a quelle regole etiche che consentono al nostro Paese di sopravvivere, questo Paese andrà in mano ad un’economia criminale, innanzi tutto rappresentata dalle mafie, che si infiltrano sempre più nel territorio. Soprattutto ai giovani dico di incominciare con l’apprendere tutto ciò che vi sarà utile per l’esercizio della professione, e a capire da che parte stare. Per fare questo, bisogna crescere giorno dopo giorno, e capire se l’obiettivo è la ricchezza o esercitare un’attività professionale rispettosa delle regole. Se si vuole aiutare la nostra società a crescere, a migliorare, a cambiare nel bene, o se invece si è dall’altro lato. Essere dall’altro lato significa non essere più in grado di salvare i propri figli, la propria moglie, i propri genitori, perché la Mafia quando interviene prende tutto, non lascia niente. Non è vero che chi lavora con la Mafia si arricchisce. Ad arricchirsi sono solo coloro che sono mafiosi. Chi non è mafioso è costretto a subire, a subire, a subire! E non solo personalmente, ma anche con la propria famiglia, e con tutto ciò che ha! I giovani studenti pensano che il futuro sia benessere e solidarietà. La ricchezza, quella materiale, non dà la felicità, e quindi non si deve pensare a quella. E se si deve parlare, si parli senza avere mai paura, perché la paura è il primo elemento che ci consegna alla ‘Ndrangheta, alla Mafia e alla Camorra>>.
Al meeting sono intervenuti anche Alessandro Barbera, Generale di Brigata e Comandante SCICO della Guardia di Finanza, Alessandro D’Alessio, Sostituto Procuratore DDA di Napoli, Alessandra Consiglio, Consigliere Sezione Misure di Prevenzione Tribunale di Napoli, Corinna Forte, Consigliere Corte d’Appello di Napoli e Flavio Argirò, Professore di Diritto Penale Università degli Studi del Sannio. Ha moderato Marcella Vulcano, Avvocato, Presidente Advisora.
Vincenzo Maio

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *