Al Teatro Massimo di Benevento, prima assoluta 2020 del maestro Antonio Pappano

Il 2020 musicale a Benevento inizia con un concerto dell’Orchestra Filarmonica di Benevento, diretto dal Sir Antonio Pappano, il maestro inglese di fama internazione, originario di Castelfranco in Miscano, che ha presentato due grandi classici della tradizione sinfonica europea. 
Il “Prélude à l’après-midi d’un faune” (Preludio al pomeriggio di un fauno)  poema sinfonico di Claude Debussy, ispirato dal poema di Stéphane Mallarmé:  “Il pomeriggio di un fauno” (L’après-midi d’un faune), scritto nel 1876, è considerato unanimamente  dalla critica quale prototipo dell’impressionismo musicale.
Il brano narra le fantasie diurne di un fauno che, in un paesaggio bucolico, si diletta a suonare il flauto e ha un incontro amoroso con alcune ninfe. Una volta rimasto  solo, il fauno riprende la sua melodia e cade in un sonno beato.
Inizialmente,  la composizione fu concepita tra la fine del 1890 e l’inizio del 1891, ma lo spettacolo, previsto per il 27 febbraio 1891, non andò mai in scena, né la musica fu completata. Nel 1892 Debussy riprese in mano gli abbozzi e sviluppò la composizione, dandole inizialmente il titolo di Prélude, Interlude et Paraphrase finale sur l’Après-midi d’un faune.
Tra il 1892 e il 1893 il compositore fece ascoltare al pianoforte ad alcuni amici, incluso lo stesso Mallarmé, una versione non definitiva del Prélude, che fu eseguito pubblicamente solo il 22 dicembre 1894 nella sala d’Harcourt della Société Nationale de Musique di Parigi, per essere replicata la sera successiva. Infatti il successo della prima fu tale che si dovette concedere il bis. La critica fu disorientata dalla novità, ma nel tempo il” Prélude à l’après-midi d’un faune” divenne la più celebre e la più eseguita tra le composizioni orchestrali di Debussy. 
Il fauno è una figura della mitologia romana, una divinità della natura, della campagna, dei greggi e dei boschi. Il suo aspetto è dalle forme umane, ma con i piedi e con le corna di capra. Più tardi fu fatto corrispondere al satiro della mitologia greca, benché quest’ultimo fosse legato al culto del dio Bacco.
Nel 1912 l’impresario dei Balletti Russi, Sergej Djagilev, decise di utilizzare la composizione di Debussy, per un balletto affidandone la coreografia a Vaclav Nižinskij, grande ballerino alla sua esperienza come coreografo,quasi ad insaputa di  Debussy, che venne a conoscenza dell’intenzione di utilizzare il suo lavoro solo in un secondo tempo. 
L’elemento dominante del brano è il timbro del  flauto, nel quale si incarna il personaggio del fauno. Intorno a lui sono proiettate le luci e le ombre dell’orchestra, secondo un’estetica di tipo impressionista. Avendo avuto modo di assistere alla prova generale abbiamo potuto constatare quanto il M.° Pappano volesse metterne in evidenza l’importanza, sottolineando la presenza in partitura di elementi dolci ed espressivi.  
Il secondo brano eseguito, è stato “Sheherazade” di Nikolaj Andreevič Rimskij-Korsakov (nato a Tichvin, 18 marzo1844 – morto a Ljubensk, 21 giugno 1908), un compositore e docente russo, particolarmente noto per la sua sottile orchestrazione. Tra le sue composizioni più famose: “Il volo del calabrone”, ”La grande Pasqua russa” e “ Sheherazade”
Il poema si inspira al racconto de: ”Le mille e una notte”, in cui il re di Persia, Shahryar, tradito da una donna, viene persuaso da una perfida donna a vendicarsi, consumando “ogni notte un rapporto sessuale con una giovane schiava, per poi farla giustiziare dai suoi sottoposti non appena sorto il sole della nuova giornata”. Ma, “Per tentare di metter fine a quel macabro cerimoniale, Sheherazade, figlia maggiore del Gran Vizir, si offre quale volontaria ed escogita uno stratagemma che si rivelerà fruttuoso”. 
Una volta ammessa nelle stanze intime del sovrano, ella comincia a raccontare a Shahryar, una storia affascinante, interrompendola però al momento del sorgere dell’alba, inducendo così il suo amante-ascoltatore a rinviare la sua esecuzione alla mattina successiva, dopo che Sheherazade abbia completato il suo racconto. 
Il mattino successivo la ragazza, finito il racconto lasciato in sospeso, ne avvia uno nuovo, interrompendolo a metà, con le medesime modalità del primo racconto. Ella, in questo modo, riesce a scampare alla morte e prolunga così lo stratagemma per mille e una notte, per quasi 3 anni, al termine delle quali il monarca ha completamente cambiato opinione sulla natura femminile, tanto da  innamorarsi di Sheherazade, e di decidere di sposare, dopo  averne apprezzato le doti di cuore e di spirito. 
A fare gli onori di casa, anche nella prova generale, ci ha pensato, come sempre, Melania Petriello,  che ancora una volta ci ha trasmesso il suo entusiasmo per questa giovane orchestra, ”giunta alla VI stagione concertistica, che si presenta a noi, con maggiore determinazione”. A giudizio di Melania,  “Ci è voluto un lavoro complicato  nel costruirle e portarle avanti”, le stagioni. “Le proposte musicali”, ha continuato Petriello, “sono state sempre diversificate, e per il concerto inaugurale si  scelto di puntare su due classici della letteratura sinfonica, dotati di una poetica mitologica e favolistica”.
Scelte sicuramente eccellenti.
Maria Varricchio

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