Mastella prende una cantonata sulla “Telesina”, Ricciardi e Del Basso De Caro fanno chiarezza sulla vicenda. Ma è il sindaco che deve cominciare a portare i nipotini in villa

Colpito da insufficienza respiratoria, nella notte tra il 22 e il 23 dicembre, il sindaco di Benevento, Clemente Mastella, è stato condotto al pronto soccorso del “Rummo”.  I sanitari di questo reparto,  rilevate le condizioni del paziente (avrebbero riscontrato un’alterazione dei valori), hanno ritenuto di  ricoverarlo per ulteriori accertamenti. Ma la mattina del 24 dicembre è stato dimesso per fargli trascorrere, da cattolico qual è, il Natale con la sua famiglia.  Chi scrive, sapendo che il sindaco ha superato i 70 anni  (fra qualche mese ne avrà 73) si è sempre meravigliato di come egli potesse saltare, in uno stesso giorno, da un talk show all’altro, ed essere, magari, la mattina a Napoli, il pomeriggio a Roma e la sera a Benevento, sottoponendosi ad uno stress, oltre che ad un affaticamento, incompatibili  con l’età.
Egli, più di una volta, nel corso di conferenze stampa, ha detto di essere un bronchitico (infatti, al “Rummo”, escluse complicazioni cardiache, gli è stata diagnosticata, leggiamo sul Mattino, un’asma bronchiale), ma l’alterazione dei valori, se rilevata, lo dovrebbe  orientare a darsi una regolata, nel condurre cioè una vita meno movimentata, dedicando più attenzione ai problemi della città che a curare, sotto il profilo politico, la sua immagine.  Tiziana  Panella, la giornalista de La 7, venuta a Benevento il 12 aprile dell’anno che volge al termine, per presentare i 12 finalisti del  LXXIII Premio Strega, non avvertirebbe la sua mancanza se si facesse vedere un po’ meno al talk show condotto, appunto, da lei.
Tutti quanti ci inchiniamo di fronte a problemi di salute (“stiamo sotto il cielo”, dicono i cattolici), ma qualcuno, cui lui ha consigliato, sotto mentite spoglie, attraverso la sua pagina facebook, di portare i nipotini in villa,  nella misura in cui i commenti a suoi post erano al di fuori del coro, potrebbe dirgli  di cominciare lui a portare i nipotini in villa, anche perché il destinatario dei suoi consigli, benché più attempato di lui, non avverte ancora i suoi stessi problemi.
Invece, dal modo come lo abbiamo visto esultare, attraverso un comunicato di qualche settimana fa rispetto alla possibilità che si svolgano le elezioni politiche anticipate contestualmente alle elezioni regionali della prossima primavera, non pare affatto intenzionato a gettare la spugna.  Non è dato sapere con certezza quali siano i suoi progetti, dal momento che si augura lo scioglimento delle Camere. Possiamo soltanto dire che, in caso di elezioni politiche anticipate, anche la moglie lascerebbe, con molto anticipo Palazzo Madama, senza avere più la possibilità  di ritornarci, poiché, in considerazione del livello cui i sondaggi tengono inchiodato il partito di Berlusconi, e in considerazione della riforma costituzionale che prevede la riduzione del numero degli eletti di Camera e Senato, a meno che il Referendum, se celebrato, non ripristinerà lo statu quo,  lei non avrebbe la possibilità di essere rieletta, anche se posta in posizione di eleggibilità, nel caso siano ancora previste liste bloccate. 

Vuol dire che allora dovrà veramente dedicarsi a tempo pieno, come aveva già cominciato a fare prima che Berlusconi la nominasse senatrice, nella confezione dei panettoni, “una storia nata dalla passione e dalla tradizione” quella che reca il marchio “Witch&Wine”. Infatti, sono richiesti “3 lunghi giorni di lavoro e di attenzione per sfornare un ottimo panettone”, in quanto richiede “fatica, tempo e dedizione” la preparazione di “un lievito vigoroso”. Insomma, “è come veder crescere una creatura”, poiché “il procedimento è il vecchio “criscito””.
Una possibilità di rielezione vi potrebbe essere solo se la sua candidatura venisse espressa dalla coalizione di centro destra, nel qual caso non sarebbe lei la prima, tenuti presenti i tentennamenti di Mastella, il quale, per la designazione del candidato presidente della Regione Campania, ha chiesto lo svolgimento delle primarie soltanto per sentirsi libero, ben sapendo che la celebrazione delle primarie non vi sarebbe stata, e che, semmai vi dovesse essere, non sarebbe lui il più votato.
Mastella, infatti, dopo aver detto pesta e corna all’indirizzo del  presidente della Regione, Vincenzo De Luca, soprattutto per il modo come, secondo lui, sarebbe stata ridotta a brandelli la sanità in Campania e particolarmente in provincia di Benevento, ha tessuto un inatteso elogio nei confronti del governatore della Campania, quando questi è venuto a Benevento il 7 dicembre scorso: “Abbiamo visto e toccato la bontà di quello che si è realizzato. Io non ho lingua biforcuta. Devo dare atto a Vincenzo dell’impegno messo per l’uscita dal commissariamento della sanità. Con lui ho sempre avuto un rapporto molto corretto. Sono ben lieto di dargli il benvenuto”. Infatti, il debito della Sanità, accumulatosi fino a dieci anni fa, era di 9 miliardi di euro. De Luca lo ha risanato.
La mania di protagonismo, ha però fatto prendere a Mastella  un’altra cantonata: nell’intento di mettere in ombra il lavoro di altri,  nel fare finanziare e fare appaltare opere pubbliche di notevole importanza, il 16 dicembre ha diffuso un comunicato in cui affermava che, per dissidi insorti in seno al Consiglio di Amministrazione dell’Anas,  il bando di gara per appaltare i lavori di raddoppio del primo lotto della “Telesina” avrebbe subito una battuta d’arresto. Gli fa subito eco il presidente della Provincia, Antonio Di Maria, il quale in una lunga nota indirizzata al Presidente del Consiglio, Conte, e alla ministra alle Infrastrutture, De Micheli, sottolinea il fatto che il raddoppio di quella strada non può subire altri rinvii.
Puntualmente, Sabrina Ricciardi, la senatrice pentastellata, nel denunciare il modo come il sindaco di Benevento continua a fare inutile allarmismo, ha comunicato di essersi premurata di verificare la fondatezza delle affermazioni di Mastella. Avrebbe infatti saputo, sia dall’Anas che dal sottosegretario alle Infrastrutture, Cancelleri, che non era attendibile l’allarme suscitato dal sindaco Mastella: nella riunione del 12 dicembre del Cda dell’Anas, non era, infatti, all’ordine del giorno il raddoppio della Telesina. 

Dello stesso tenore è stata anche la smentita di Umberto Del Basso, ma il già sottosegretario alle Infrastrutture nei governi Renzi e Gentiloni, nella conferenza stampa di fine anno, tenuta nella sede del Pd il 28 dicembre scorso e terminata con un brindisi augurale per l’anno nuovo, conferenza di cui parleremo in seguito, ha approfondito la questione, insieme al segretario provinciale del Partito, Carmine Valentino; mentre il consigliere regionale, Erasmo Mortaruolo, in quella sede, si è intrattenuto sui benefici in favore dell’agricoltura sanciti nella legge regionale n. 24 del 4 dicembre scorso, legge che, “ai fini di sostenere e preservare le attività agricole contadine basate su pratiche agronomiche conservative e a basso o nullo impatto ambientale, reca disposizioni dirette ad agevolare la lavorazione, la trasformazione e il confezionamento dei prodotti destinati alla degustazione, effettuati  presso l’azienda, e alla vendita diretta al consumatore finale…”, senza più ricorrere alle precedenti procedure burocratiche.
Rispetto alla smentita della senatrice Ricciardi, il sindaco, come è suo solito comportarsi, invece di fare ammenda, di fare un bagno di umiltà, o quanto meno di fare una riflessione (“forse ho sbagliato”) su quanto affermato, ha inteso subito bacchettare la senatrice Ricciardi, senza andare a verificare la fonte dalla quale aveva attinto la notizia. 
“A chi mi accusa di fare disinformazione sul raddoppio della Benevento-Caianello”, ha replicato Mastella, “mi limito a consigliare di dedicare  maggiore attenzione alla lettura dei quotidiani perché la notizia dei dissidi interni al consiglio d’amministrazione dell’Anas, e del conseguente rinvio delle decisioni da assumere in merito al raddoppio dell’importante arteria, sono state riportate da autorevoli quotidiani nazionali, come ad esempio La Repubblica (…). In ogni caso ricordo a lei, come a tanti altri colleghi di partito e non (che non avendo la sua quarantennale vita parlamentare hanno fatto molto più di lui –ndr), che la Benevento-Caianello fu realizzata ai tempi della Democrazia Cristiana. Tempi in cui evidentemente alle parole seguivano i fatti e l’interesse verso il territorio di appartenenza era ancora un valore assoluto a differenza di quanto accade oggi”.
Niente di più falso. Ciriaco De Mita, in un discorso tenuto nel teatro Massimo di Benevento nella primavera del 1974, soprattutto per lanciare Mastella in politica, disse che i cittadini della Valle Telesina avrebbero ritenuto sufficiente avere la ferrovia, quando era stata già posta la prima pietra (negli anni 60-70) dell’attuale tracciato della Telesina. Allora, chi scrive ricorda molto bene il contenuto del discorso del capo della Sinistra di Base della Dc, in quando, come corrispondente dell’”Avanti!” ne parlò sul quotidiano socialista. Infatti, De Mita annunciò l’insediamento di una serie di piccole industrie (alcune al di fuori del CIPE), oltre all’insediamento della Montedison, che avrebbe occupato inizialmente mille unità. Secondo De Mita, fino allora, era stata gestita la miseria in provincia Benevento, il che avrebbe alimentato “la crescita bovina” di qualche politico locale. La realizzazione di quella strada, nei primissimi anni 80, appartiene alla volontà collegiale dell’allora governo di centro sinistra.
Oggi un po’ tutti mettono il cappello sul raddoppio di quella strada.  Addirittura, Vittorio Fucci, l’assessore regionale che indicato da Mastella venne nominato nell’ultimo semestre della giunta di centro destra, ha rivendicato a tale giunta il merito di aver deliberato, con atto n. 659/2014, lo stanziamento di 90.000 euro per il raddoppio della Telesina.. Pasquale Viespoli, dal canto suo,  ha ricordato che il II governo Berlusconi (2001-2006), di cui egli era sottosegretario al Welfare,  aveva inserito il raddoppio della S.S. 372 (Telesina) nel programma delle Grandi Opere (Delibera Cipe n. 121/2001, recepita nella legge Obiettivo, n. 443 del 21/12/2001). Sta di fatto, però, che dal 2001 al novembre 2011, quando, eccettuata la parentesi del governo Prodi (2006-2008), ha governato Berlusconi, e Viespoli era deputato, non si è fatto nulla. Nel novembre 2009, per iniziativa dell’associazione “Mezzogiono Nazionale” (Viespoli) e de “Il Sannio allunga il passo” (Boffa, deputato di opposizione), ebbe luogo, moderato da Franco Di Mare, un convegno al Museo del Sannio, nel corso del quale un funzionario ministeriale disse che l’intera opera del raddoppio finanziata con 600 milioni di euro, ultimati tutti i passaggi, sarebbe stata cantierata nel gennaio 2012 per essere terminata nel 2016.
L’opera è stata poi ripresa dalla legge Sblocca Italia, varata 5 mesi dopo la nomina, quale sottosegretario alle Infrastrutture, di Umberto Del Basso De Caro, che ha seguito passo passo i momenti che hanno portato, il 27 dicembre scorso, alla indizione della gara di appalto.
Ma sentiamo cosa ha detto, in proposito, in conferenza stampa, il deputato dem.
“Sulla Telesina, voci manzoniane hanno fatto capire, alla vigilia di Natale, che il raddoppio è stato rinviato.  Io che conosco benino la questione, ho detto: aspettiamo il 21 dicembre, prima di fasciarci la testa, perché il 20 dicembre il Cda dell’Anas si riunirà, non per approvare il progetto, che stato approvato moltissime volte, ma per approvare il bando di gara, approvazione di cui ho dato subito comunicazione, alle 13.  Poi, due giorni dopo, ho comunicato che il bando di gara sarebbe stato pubblicato entro la fine di questo anno. Infatti, la pubblicazione è avvenuta ie-ri sulla Gazzetta Ufficiale, ma anche sulla cronaca locale del Mattino, oltre che sull’Avvenire e sul Sole 24 ore, con scadenza di partecipazione entro il 2 di marzo. Senza attribuirci merito, dobbiamo dire che, quella del 20 dicembre, è stata una data molto importante per Benevento ed il Sannio. Altri si attribuiscono meriti, ma verrà pure il tempo in cui faremo qualche cosa di pubblico per fare chiarezza. Qualcuno, carte alla mano, dovrà dire cosa ha fatto. Io non ricordo altri interessamenti. Ricordo semplicemente un freno a mano tirato per molti anni. Poi, quando la strada si è spianata, ha cercato di dire: “anche io in fondo ricordo di aver seguito l’opera”.  Ma così succede sempre: la vittoria è sempre patrimonio di molti, solo la sconfitta è orfana”.
“E’ un’opera che costa 800 milioni di euro, un investimento notevole per una provincia che conta 280.000 abitanti. E’ una cifra blu che ci indurrebbe a stare zitti per i prossimi 40 anni. Invece non bisogna fermarsi, ed è giusto che sia così.  Poi c’è la Fortorina, che non è meno importante, perché vale 450 milioni dei quali 225 sono stati già spesi, per la parte della strada già percorribile. I lavori ulteriori, per il rimanente costo di altri 225 milioni, sono stati già consegnati,  alle imprese (Rillo, Barone, Iannella, Mastrocinque, costituitesi in associazione – ndr) che li hanno iniziati il 18 novembre.  L’importo non è di poca importanza, perché il Fortore complessivamente conta 20.000 abitanti. Per difendere la necessità di quella strada, quindi, abbiamo sempre detto che la Fortorina non serve per arrivare a S. Bartolomeo, passa soltanto per S. Bartolomeo. Infatti, collega tre regioni, in quanto, al ponte Sette Luci, vi è la biforcazione in direzione, da un lato, per Campobasso, e, dall’altro, per Lucera”.  
“Lo stesso discorso vale per l’Alta Capacità Ferroviaria NA-BA, per la quale i quattro lotti sono stati già assegnati, nel senso che lo Stato ha già scelto il contraente. Badate che l’opera, a vita intera, come si dice, vale 6 miliardi e 318 milioni, dei quali 2 miliardi ricadono nella provincia di Benevento, importo che si aggiunge ai finanziamenti investiti per la Telesina e la Fortorina. Insomma, i governi Renzi e Gentiloni hanno messo sulla provincia di Benevento 3 miliardi e 700 milioni. Ho sempre detto, sicuro di non poter essere smentito, che la provincia di Benevento, dal 1860 fino ad oggi, la somma di presenza dello Stato non ha raggiunto questa cifra. Ed ho anche sempre detto che gli interventi dello Stato in Regione Campania, hanno riguardato, per il 55%, la provincia Benevento, mentre noi rappresentiamo il 5% della popolazione regionale. Nella prima Repubblica siamo stati vituperati, perché ci interessavamo dei problemi delle persone. Quando poi abbiamo cominciato a parlare dei problemi collettivi, portati tutti a risoluzione,, ci è stato fatto capire: noi non mangiamo né il ferro, né il calcestruzzo. Questo significa che la misura non si trova mai”.
“Quando queste opere saranno completate, una rara minoranza si porrà la domanda su quale sia il contesto politico cui attribuirne il merito.  I processi di canonizzazione avvengono sempre in morte e mai in vita. Ora dobbiamo solo seguire la realizzazione di queste opere, così come dobbiamo seguire i 230 milioni di euro, che non sono pochi, consegnati alla Provincia di Benevento, indipendentemente da chi ne era il presidente. Il completamento della Fondo Valle Vitulanese, inesistente, lo abbiamo preso dal cilindro del prestigiatore. Il completamento della Fondo Valle Isclero, che congiunge la Valle Telesina alla Valle Caudina, è stato finanziato con l’importo di 9,8 milioni, per realizzare gli ultimi 1.800 metri,  che distano dal collegamento con l’Appia. Lo stesso vale per l’opera che collega Foiano a Montefalcone, un tratto provinciale, finanziato  con l’importo di 37,5 milioni di euro.  Questi, sono tutti decreti ministeriali. Sono soldi dello Sta-to. Non confondiamo gli enti pubblici. Quindi, quando qualcuno viene a rivendicare meriti, unicuique suum  (a ciascuno il suo). Se poi ci sono altri fondi a me fa piacere. E poi c’è la vicenda dell’invaso di Campolattaro, la cui opera nasce da una intuizione del compianto ingegnere Tedeschi, nei tempi, anni settanta, in cui Tedeschi era consigliere della Cassa per il Mezzogiorno. Per l’utilizzazione irrigua in favore dell’agricoltura, umana, poiché il progetto prevede il potabilizzatore, e idroelettrica, attraverso la realizzazione di pompe di sollevamento da 400 megawatt, sono stati stanziati 80 milioni”.  Speriamo che l’acqua da potabilizzare sia destinata tutta per uso irriguo, perché chi scrive, 30 anni fa, nel Metapontino, ha bevuto l’acqua dell’invaso di Senise: una autentica schifezza.
Giuseppe Di Gioia

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