A volte ritornano: la vita vegetativa del PD beneventano

Stephen King, maestro della letteratura horror, non c’entra.
A riemergere dal silenzio e dall’oscurità è la minoranza PD a palazzo Mosti attraverso una nota inviata alla stampa dal suo capogruppo.
Dirimendo in tal modo i dubbi in merito alle condizioni del gruppo.
Il centro-sinistra beneventano è in vita. 
Cioè, insomma.
Per la precisione, vegeta.
Sì perché, la dimostrazione che ci sia ancora vita tra quei banchi arriva non su uno qualsiasi dei temi che in città preoccupano, fanno discutere, scuotono la tradizionale abulia politica dei beneventani. 
La prova che ci sia ancora vita, almeno vegetativa – di vita intelligente anche la nota cui si fa riferimento non da traccia –, è il prevedibile tentativo di invadere il campo del movimentismo civico, di intestarsene le istanze o comunque di adottarne le tematiche (a fini elettorali). 
Esattamente come ogni altra graminacea, priva di fusto – la spina dorsale del mondo verde –, capace di adattarsi ad ogni condizione climatica, la premiata ditta De Pierro & Co., evanescente, inconsistente, semplicemente inesistente se non nella sua funzione di potente allergene – la sindacatura Mastella non sarebbe mai nata senza la ferma volontà degli aventi diritto al voto di non riconsegnare il palazzo di città alla truppa guidata da Del Vecchio – interviene ora in merito alla costituzione di “Civico 22”, il movimento civico ispirato all’idea di Richard Sennet secondo la quale, oltre i 22 metri, il volto dell’altro diventa anonimo, non riesce più a veicolare all’altro il proprio mondo interiore. 
Esattamente al modo della loglierella o, in maniera maggiormente attinente, della bambagiona – graminacee in grado di soffocare altre, più utili, esistenze verdi –, con un linguaggio che ricalca in pieno gli stilemi cristiano-democratici appresi alla scuola di Ceppaloni, il capogruppo PD a palazzo Mosti sintetizza in maniera egregia quella vampiresca tendenza della malerba ad appropriarsi di ogni spazio, ossigeno e nutrimento.
Anestetizzando, depotenziando, di fatto svuotando dal di dentro qualunque istanza sociale che tenda ad esprimere una seppur minima tendenza altra rispetto alla consueta, vacua autoreferenzialità o che provi anche solo vagamente ad occupare gli immensi, silenziosi, vuoti spazi a sinistra del centro-sinistra.
«Ritengo, infatti, che siano maturi i tempi per lavorare in maniera seria ad un progetto costruttivo per il futuro di questa città, anche con i tanti che non la pensano come me, ma che hanno qualità e spessore ideale […]. Il Pd deve essere in grado di guidare l’alternativa a questo centro-destra affetto da patologica incapacità amministrativa e disorganizzazione, ma se non è all’altezza del compito ovvero manca di energie, è giusto sperimentare altre forme di protagonismo civico».
De Pierro, che per rimanere nel mondo vegetale sta (aggrappato) a palazzo Mosti al modo in cui una rampicante sempreverde sta al suo supporto, ritiene ora che siano maturi i tempi per lavorare in maniera seria ad un progetto per il futuro della città. 
Andrebbe, dunque, chiesto al campione del partito cosa ha trattenuto lui e compagni dal lavorare in maniera seria quando sono stati maggioranza e, ancora di più, da quando sono diventati minoranza silenziosa e connivente – il Sole 24 ore ha appena ratificato, con la sua annuale classifica sulla qualità della vita nei capoluoghi italiani, l’ultima posizione del capoluogo sannita in ambito regionale e un poco onorevole novantacinquesimo posto in ambito nazionale.
Scrivono quelli di Civico 22: «Il desiderio è che Benevento possa essere una “città a misura di umanità” perché ha le dimensioni e il carattere per diventare un laboratorio nazionale ed europeo per il cambiamento positivo dell’abitare, del costruire, del produrre e del benvivere».
Chiosa De Pierro: «Sia chiaro: sono pronto ad accogliere con favore e fervore ogni nuova aggregazione civica che orbiti nel centrosinistra, purché si palesi come una risorsa e a patto che manifesti l’intento di creare una convergenza tra idee, proposte e soluzioni, magari anche tra anime provenienti da estrazioni, radici e culture diverse».
Tradotto: Sia chiaro: se il movimento intende portare i voti ai soliti capibastone del partito ben venga – «un percorso di mera autoreferenzialità, portato avanti da chi comunque finora è stato contiguo alla politica, risulterebbe poco credibile, ossia una mera manovra di facciata che come tale verrebbe da subito disvelata».
Meglio insomma, a detta della bambagiona, affidarsi ad autori di disastri conclamati che affidarsi a chi risulterebbe poco credibile per non aver ancora avuto il tempo di combinarne.
L’idea di farsi da parte, di lasciare spazio ad essenze vegetali più utili, alla bambagiona, non gli passa manco per l’anticamera del sistema linfatico. 
Dicono ancora quelli di Civico 22: 
«Una città non può fermare l’onda montante del cambiamento climatico, ma può decidere da che parte stare rispetto al presente e al futuro degli stili di vita sostenibili.
Una città non può risolvere il fenomeno migratorio mondiale, ma può dire da che parte sta rispetto all’accoglienza o al respingimento.
Una città non può fermare i crack delle banche e delle multinazionali che hanno sedi nel suo tessuto civile, ma può stimolare ed avviare nuovi processi economici con i suoi cittadini.
Per queste ragioni, il civismo e l’impegno civico sono forse il miglior modo di “fare ed essere” esercizio della politica praticata: un modo “nuovo” non solo per una singola città, ma per il mondo intero».
Chiosa De Pierro: «Ci deve, invece, accomunare l’esigenza e la necessità di offrire alla città condizioni migliori rispetto a quelle che oggi vive».
Tradotto: Voi ci mettete le idee, le conoscenze, l’impegno (tutto quello che il centro-sinistra beneventano riuscirebbe ad elaborare solo in svariati decenni) e noi ci costruiremo sopra la nostra campagna elettorale.
Su una cosa, detta da De Pierro non è lecito avere dubbi: «La politica deve riappropriarsi del proprio primato»
La minaccia è seria.
Massimo Iazzetti

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