Franzese e più Franzese: Mimmetto c’è, senzadubbiamente

Chissà se, a causa dell’arrivo dell’inverno o piuttosto per via dell’approssimarsi delle elezioni regionali, o magari per l’avvicinarsi del “fine consiliatura”, cominciano a cadere, a Benevento, le foglie di fico.
Benché non siano le pudenda a rimanere scoperte, quanto piuttosto le brame, gli scopi, le manovre, gli ammiccamenti e gli avvertimenti, un certo oltraggio al pudore è innegabilmente ravvisabile se, al lessico sibillino che era un tempo parte del corredo culturale dei politici di ogni grado e colore si confronta la schiettezza sfrontata che è oggi parte della panoplia di ogni uomo di potere – di qualunque tipo e natura.
Poco ci si vergogna di far partecipe la più larga platea di quanto era invece, una volta, confinato nelle segrete stanze del potere.
Di più, rivolgersi, a mezzo stampa, a moglie, affinché suocera intenda, deve evidentemente avere più effetti benefici che controindicazioni dal momento che è diventata pratica comune. 
Nasce evidentemente su queste basi il comunicato stampa diffuso da Domenico Franzese detto Mimmo che, senza troppi giri di parole, annuncia: «Se mi offrono una diversa responsabilità amministrativa stavolta non dirò di no».
Dopo aver lungamente morso il freno o, con lessico maggiormente consono al personaggio, dopo essere lungamente rimasto in panchina, l’eclettico amministratore si dichiara ora pronto a sedere su sedie più importanti.
«Resto serenamente “in panchina” ma se il mio leader politico dovesse decidere di utilizzarmi in qualsiasi altro ruolo, con l’assegnazione di responsabilità attraverso cui esprimere al meglio il nostro contributo amministrativo, questa volta non direi no». 
Portiere, difensore, centrocampista (ultrà con Daspo): qualunque ruolo possa offrirgli la possibilità di “dare” un contributo alla città pari o maggiore rispetto a quello offerto lungo tutta l’attuale legislatura – anche se per qualcuno, come è costretto ad ammettere, la compagine non ha finora dato il meglio – lui è pronto ad assumerlo.
Del resto, il largo numero di preferenze attribuitogli nelle due passate tornate elettorali – ben 260, quando nel 2011 ad “ospitare” la peculiare verve politica del noto imprenditore furono le fila dell’UDC, e addirittura 376 quelle ricevute nel 2016 sotto le insegne della brigata “Mastella Sindaco” – lo autorizza a pretendere per sé – o, in alternativa, per il gruppo – più di quanto gli sia stato finora “concesso”. 
Questo, prima ancora che l’esperienza accumulata – che infatti lui stesso cita solo in seconda battuta – lo spinge a non “nascondersi dietro un dito”. 
E, per essere certo che al futuro del capoluogo non venga negata la fortuna di avere Franzese, e (sempre) più Franzese, non dimentica di rassicurare tutti ed ognuno, esplicitamente scrivendo «nessuna maggioranza spaccata, nessuno sgretolamento del gruppo de “I Moderati”».
Mimmetto La Qualunque – come qualche architetto buontempone lo aveva soprannominato in occasione della sua primissima “discesa in campo” – è tornato: e questa volta, come Cetto nel terzo capitolo della sua saga, non vuole governare, vuole regnare!
Massimo Iazzetti

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