Rispetto alla manovra di bilancio, un Robin Hood all’incontrario contesta il limite posto al contante e le multe a chi non ha il Pos

Nel precedente “pezzo” lo avevamo chiamato Masaniello, perché era riuscito a far ridurre il numero dei nostri deputati e dei nostri senatori. Ovviamente, aveva posto il raggiungimento di questo obiettivo come condizione per stipulare, prima ancora che Renzi fondasse Italia Viva, un accordo di maggioranza con il Pd, al fine di evitare le elezioni anticipate, che avrebbero consentito, stanti le previsioni dei sondaggi, il ritorno della coalizione di centro destra, a guida Salvini, al governo del Paese, ma anche per evitare che il nuovo governo si venisse a trovare nella condizione di non poter varare per il 2020 la legge di bilancio e conseguentemente di non poter impedire l’aumento dell’Iva, in quanto non si sarebbe potuto costituire prima del mese di dicembre, nel caso si fosse votato a fine settembre o agli inizi di ottobre.  
Il Pd, che già aveva avuto modo, nel governo di centro sinistra guidato da Renzi, di abolire il  Senato elettivo con una riforma costituzionale, bocciata però dai cittadini nel Referendum del 4 dicembre 2016, non ha avuto problemi ad accettare la condizione posta dal Masaniello, nella misura in cui fosse stata garantita la predisposizione di una legge elettorale, adeguata alla riduzione del numero dei parlamentari.
Ora, come dicevamo nel precedente “pezzo”, da quando avevamo, rispetto ai maggiori Paesi europei (Germania, Inghilterra, Francia e Spagna), il più alto numero (ma di poche decine) di parlamentari in rapporto alla popolazione, abbiamo invece, sempre in rapporto alla popolazione, il più basso numero di deputati (400 anziché  630) e il più basso numero di senatori (200 anziché 315) rispetto  agli stessi maggiori Paesi europei. Ma si potrà porre rimedio con il Referendum, che, impedito dai 5 Stelle quando erano ancora alleati di Salvini, a differenza di Renzi che lo aveva concesso, sarà richiesto nei termini previsti dalla Costituzione.  
Al di là della domanda “quanto dura questo governo?”,  che Lilly Gruber pone sempre ai partecipanti al suo salotto televisivo, coloro che lo hanno voluto hanno tutta l’intenzione e la determinazione per farlo durare fino alla fine della Legislatura, indipendentemente dagli scontri sulla lotta alla evasione fiscale che ha caratterizzato la vita politica di questa settimana. Lo ha detto anche Matteo Renzi alla Leopolda 10”: “Questo governo (o, almeno, la maggioranza che lo sostiene – ndr) deve durare fino al 2023, per impedire che sia eletto un Presidente della Repubblica sovranista”, un passaggio questo interpretato demagogicamente da Salvini come un avviso di sfratto per Mattarella, che, peraltro, potrebbe anche essere riconfermato, dato il precedente creato con la riconferma di Napolitano.
Il Pd, come dicevamo sempre in quel “pezzo”, è tutto interessato a creare un’alleanza organica con i 5 Stelle, a livello di Comuni e Regioni, per impedire che continui a fare le spese di coloro che in passato, 5 Stelle comprese, si coalizzavano contro di lui. Lo stesso inconveniente è capitato anche al M5S, che non aveva alleati, salvo casi come quello che ha visto la elezione di una pentastellata a sindaco di Torino, in cui il Movimento si è alleato ad altre forze politiche.
Ma il Masaniello dei nostri giorni, che assieme al vertice e a seguaci del Movimento gridava “onestà!, onesta!”, per differenziarsi dai presunti corrotti della vecchia politica, ha svestito i panni del rivoluzionario napoletano del diciassettesimo secolo, che si pose alla testa delle classi umili insorte contro la pressione fiscale, le gabelle imposte dai governanti spagnoli sugli alimenti di necessario consumo.  Si è posto invece alla testa di coloro che, per non pagare le tasse, rifiutano i mezzi di lotta alla evasione fiscale introdotti dal governo, perché gli umili, i pensionati e il ceto medio a reddito fisso, cui il prelievo fiscale avviene alla fonte,  possano pagare meno tasse. Insomma, è mai possibile che un lavoratore, assunto part time, ma che il più delle volte viene impiegato a tempo pieno, retribuito con 500-600 euro al mese, debba avere, se assicurato,  un prelievo fiscale in busta paga, mentre al suo datore di lavoro è consentito evadere o eludere il fisco? 
Ora, sta di fatto che, in quella stessa Napoli che aveva dato i natali al rivoluzionario del seicento, il Masaniello dei nostri giorni, napoletano anche lui, riuscito a fare breccia con “onestà!, onestà!”,  e a promettere il reddito di cittadinanza in modo generalizzato, si è trovato a dover fare i conti con i lavoratori autonomi che non pagano le tasse, cioè  coloro che evidentemente il 4 marzo 2018 avevano dato una valanga di voti al Movimento di cui lui aveva assunto il comando. Un comando che ora, ridimensionato da Grillo, viene messo in pericolo da Fico e da Conte, cui Fico pone fiducia assieme a molti altri che vedono, nei diversi milioni di piccole imprese che evadono, “la nuova casta” che  il capo politico del Movimento, Luigi Di Maio, vuole difendere, impedendo il limite ai pagamenti in contante e le multe a chi non ha il POS (point of sale). 
La manovra prevede che commercianti, artigiani, professionisti e ogni altro operatore economico si debbano dotare di POS per consentire, a chi fruisce dei loro servizi e delle loro prestazioni, di poter pagare con bancomat o carte di credito, per rendere tracciabile l’incasso, al fine di impedire l’evasione fiscale, una evasione che è stata finora resa possibile con i pagamenti in contanti, elevati da Renzi, anche su pressione dell’alleato di governo Angelino Alfano, a 3.000 euro, rispetto al limite di 1.000, in atto fino al 2015.
Questo governo lo ha ridotto a 2.000 euro, per poi ridurlo a 1.000 nel 2022, con la manovra di bilancio, votata in Consiglio dei Ministri anche dal Masaniello, che poi si è rivelato un Robin Hood all’incontrario, quando ha percepito la sollevazione dei predetti  elettori, suoi e del Movimento  
Il novello Robin Hood all’incontrario dice che bisogna colpire i grandi evasori, che comunque con la manovra saranno colpiti, anche se non sono tanti, quanto invece sono i lavoratori autonomi, nei quali si annida il grosso della evasione fiscale. La manovra prevede anche le manette per chi evade oltre i 100.000 euro, un rischio che diventa concreto rispetto alla normativa già vigente, che prevede pene minori. I benpensanti hanno avvertito disappunto sull’uso delle manette, non sapendo che in America, gli evasori in manette vengono anche esposti all’occhio delle telecamere. Una gogna, questa, cui non può essere sottoposto chi deve ancora subire un giudizio, secondo una giornalista, tale Marianna Aprile, sempre ospite di Lilly Gruber, anche se, molto spesso, non si fa capire in quel che dice, a differenza di Marco Travaglio, che vuole le manette e che si fa capire, quando esprime un suo giudizio. 
L’opposizione del Robin Hood all’incontrario, che ha posto l’aut-aut a Conte ed ha avuto Renzi come alleato occasionale, ha fatto sì che questo pacchetto della manovra venisse rinviato a luglio 2020. E luglio pure arriverà. Si pensi al vantaggio che si conseguirebbe se, eliminato il contante, i pagamenti avvenissero tutti con pagamento elettronici!
Si eliminerebbero le tangenti, si eliminerebbe il “pizzo”, poiché il concussore e l’estorsore dovrebbero riscuotere i pagamenti con il POS, mente il concusso e la vittima dell’estorsione dovrebbero pagare con il bancomat e la carta di credito, rendendo tracciabile l’operazione, ai fini dell’avvio dell’azione penale. Ma si creerebbero problemi anche per gli spacciatori di droga e gli amministratori di condomini. 
Questi ultimi verrebbero impossibilitati a farsi la cresta sull’acquisto di beni e servizi, nonché sulle commissione di lavori. Infatti, se pagano, magari, 50 euro ad un giardiniere che ha tagliato erbacce in un cortile di una ventina di metri quadrati, non potranno richiedere una ricevuta di 250 euro, poiché anche questa operazione avviene tra POS e bancomat.
In Svezia hanno già raggiunto questo obiettivo, poiché, gradualmente, nel corso degli anni precedenti, il ricorso al pagamento in contanti si è ridotto sempre di più, per combattere evasione fiscale, che in quel Paese è ad un livello fisiologico,  e riciclaggio di denaro sporco. Infatti, nel 2020 l’uso del contante si ridurrà allo 0,5% dell’intera economia svedese.
La manovra in questione, prima ancora del suo varo da parte del Parlamento, è però risultata poco gradita agli italiani, poiché nei sondaggi, sono state lievemente premiate le opposizioni e Italia Viva di Renzi, la quale, pur facendo parte della maggioranza governativa, è anche essa contraria alla riduzione dei pagamenti in contante e alla dotazione obbligatoria del POS da parte dei lavoratori autonomi e delle imprese.  
Questo succede perché in Italia non si è fatta ancora strada la cultura, secondo cui se pagano tutti le tasse, tutti pagano di meno. Se il secondo governo Prodi, insediatosi nel 2006, non fosse caduto dopo due anni e fosse invece durato cinque anni, forse quella cultura si sarebbe fatta strada tra i cittadini, poiché il contante era stato ridotto a 100 euro (Berlusconi dirà, nella stessa piazza S.Giovanni dove il centro destra si è dato convegno sabato scorso 19 ottobre, che il governo aveva fatto la felicità delle banche, consentendo ad esse di custodire pensioni e stipendi) e Tommaso Padoa Schioppa e Vincenzo Visco, ministro e vice ministro dell’Economia, avevano avviato una seria politica di contrasto alla evasione fiscale, anche se il governo si era visto costretto ad aumentare lievemente il prelievo fiscale sui redditi superiori ai 40.000 euro, per rientrare nei limiti di Maastricht, sforati in precedenza da Berlusconi. Un provvedimento, quello dell’aumento delle tasse, che fece cadere nell’impopolarità il governo, prima ancora che il  provvedimento medesimo venisse metabolizzato dai cittadini e prima ancora che gli stessi cittadini scoprissero i vantaggi delle misure antievasione poste in essere da Padoa Schioppa e da Visco.  
Clemente Mastella, allora Guardasigilli, fece infatti cadere nel gennaio 2008 quel governo, senza avere nulla in cambio da Berlusconi dal quale era stato invece lusingato. Ottenne, un anno dopo, da Berlusconi, che nel frattempo era ritornato a Palazzo Chigi, la candidatura e la elezione al Parlamento di Strasburgo,  senza essere riconfermato, per deficit di preferenze, nel 2014. Mastella finisce così nel dimenticatoio, dal quale riemerge nel 2016 con la elezione a sindaco di Benevento, una carica ricercata più per rilanciarsi politicamente che per governare la città. Infatti, preclusa a lui la possibilità (si deve ritenere) di candidarsi poiché non era stata varata la deroga alla norma che impone ai sindaci di dimettersi dalla carica sei mesi prima delle elezioni, riesce a far avere, da Berlusconi, nelle elezioni del 4 marzo 2018, un seggio per la moglie a Palazzo Madama.
Tuttavia, Mastella  ha il merito di aver, nel 2008, cambiato il corso della storia.

Giuseppe Di Gioia

RSS
Follow by Email
Facebook
Twitter

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *