Contaminazione dei pozzi: Mastella, ertosi a padrone di Palazzo Mosti, nega ad Altrabenevento l’uso della sala consiliare

 Anche per provocare Gesesa SpA e Comune di Benevento (che della SpA detiene il 39%), a fare una conferenza stampa per informare i cittadini sulla contaminazione da tetracloroetilene e da altre sostanze tossiche dei pozzi di Pezzapiana e di Campo Mazzone, Altrabenevento ha tenuto essa una conferenza stampa per fare il punto sullo stato dei predetti pozzi e sull’approvvigionamento idrico in generale della città. Per incontrare gli operatori dell’informazione, Altrabenevento ha utilizzato i locali del “Sale della terra” in via S.Pasquale, poiché, ancora una volta, i  reggitori della città (speriamo di liberarcene fra un anno e mezzo), hanno negato la concessione in uso della sala consiliare, quasi fossero loro i proprietari di Palazzo Mosti.
Oltre all’ARPAC, anche “laboratori privati incaricati dalla Gesesa (controllata dall’Acea per il 61%), dal Comune di Benevento e da aziende private confermano la grave contaminazione delle acque profonde di Benevento da tetracoroetilene e composti Alifatici Alogenati Cancerogeni, utilizzate anche a scopo idropotabile dagli utenti dei rioni Libertà,Ferrovia e Centro Storico”,  ha denunciato Altrabenevento nella conferenza. Le acque analizzate sono quelle dei pozzi privati di Alberti, Incas, Ferroviere dello Stato, e quelle che approvvigionano  i predetti rioni cittadini, attraverso l’unico pozzo attivo di Campo Mazzoni, che eroga 40 litri di acqua al secondo, e i due di Pezzapiana, che erogano 100 litri di acqua al secondo.  La contaminazione da tetracoroetilene, oltre la soglia minima (1,1 microgrammi/litro), e da altre sostanze tossiche è stata rilevata, nei quattro pozzi piezometrici scavati da ARTEA srl su incarico del Comune, l’ente che  ha tranquillizzato i cittadini sulla potabilità dei tre pozzi gestiti da Gesesa, sulla base di un attestato fornito dall’ASL. 
Ma se l’acqua erogata ai tre rioni, al di là della asserita potabilità, non destasse preoccupazione, in presenza delle predette contaminazioni, Comune e Gesesa non si sarebbero mobilitati nel modo che conosciamo nell’effettuare controlli, e la Regione non avrebbe tenuto due conferenze di servizi (una il 3 agosto e un’altra il 18 settembre scorsi), hanno fatto rilevare gli esponenti di Altrabenevento, “non ci avrebbero dovuto definire cretini e imbecilli per aver sollevato il problema”, insulti, questi, che il sindaco Mastella è aduso rivolgere a chi non la pensa come lui e a chi si mette di traverso rispetto al suo cammino.
Dopo che Altrabenevento ha denunciato la contaminazione da tetracloroetilene, oltre il limite minimo, dei pozzi di Pezzapiana e di Campo Mazzoni, la Provincia  ha segnalato il controllo di 20 pozzi, ma ne sono stati esaminati soltanto 4 o 5. Nel pozzo di Trenitalia, che nell’area del deposito ferroviario ha la falda in comune con i pozzi di Pezzapiana, è stata rilevata una concentrazione da tetracloroetilene di  9,75 mg/lt, mentre in quello di Alberti, nel 2012, fu rilevata una concentrazione della stessa sostanza di 6,9 mg/lt. Questa concentrazione nello scorso agosto si è ridotta a 2,5 mg/lt, ma sono state trovare anche concentrazioni di 6,7 mg/lt di Bromoformio, a fronte di un limite di 0,3 mg/lt e concentrazioni di Clorodibromometano pari a 1.1 mg/lt, a fronte di una contaminazione di 0,3 mg/lt.
La conferenza di servizi del 18 settembre avrebbe affermato la presenza di contaminazione dei pozzi, mentre, in quella sede, “il rappresentante delle Gesesa – si è saputo nella conferenza di Altrabenevento – ha ammesso che occorre ridurre il rischio sanitario dovuto alla distribuzione delle acque dei pozzi di Pezzapiana e Campo Mazzoni, ma si è limitato a comunicare che  alla parte bassa della città (forse nei predetti rioni –ndr) viene anche servita acqua del Biferno, ma senza spiegare come, a chi, e in quali concentrazioni”.
Infatti, si è saputo che dal Biferno vengono erogati altri 80 litri di acqua al secondo, in aggiunta ai 120 che già arrivavano. Ma non bastano per chiudere i pozzi di Pezzapiana e Campo Mazzoni, che erogano  complessivamente 140 litri di acqua al secondo,  anche perché, di questi 80 litri in più, 25-30 vengono destinati alla contrada S.Vitale, e 12-13 a rione Ponticelli e/o a Ponte Valentino, la zona industriale, quest’ultima, interessata anche da alto inquinamento dei pozzi posti a servizio degli opifici.
Da quanto si possa dedurre dalla dichiarazione resa dal rappresentante della Gesesa in quella conferenza di servizi, la rimanenza degli 80 litri verrebbe miscelata con le acque dei pozzi. Ma la miscelazione delle acque è vietata dalla legge, ha sentenziato l’avv. Sandra Sandrucci, una esponente di Altrabenevento.
La Gesesa penserebbe di fare a meno delle acque di Pezzapiana e di Campo Mazzoni, allorquando saranno disponibili i 300 litri di acqua al secondo, di pessima qualità secondo Altrabenevento, dei pozzi di S.Salvatore Telesino, per la cui attivazione la Regione avrebbe stanziato 8,5 milioni di euro. Ma se è possibile canalizzare le acque di S.Salvatore nella conduttura proveniente dal Biferno per approvvigionare anche i tre rioni di Benevento, perché attualmente, chiudendo una valvola e chiudendone un’altra, le acque del Biferno non possono servire anche i medesimi rioni? – si è domandato Gabriele Corona, il presidente di Altrabenevento, che, essendo anche dipendente del Comune, viene continuamente vessato dal sindaco Mastella. 
Ma Benevento abbonderà di acqua, quando saranno state potabilizzate le acque dell’invaso di Campolattaro, che, realizzato circa 30 anni fa con la costruzione della diga, fa ancora mostra di sé. Infatti, si è parlato di un suo uso irriguo del Beneventano e, attraverso la costruzione di una galleria che sfociasse nel territorio di Ponte cui allacciare una conduttura, anche del Casertano.  Si è poi parlato del suo uso domestico a valle della diga, e quindi anche del Beneventano. Il progetto, già all’attenzione della Regione, è stato oggetto di dibattito anche nella recente Fiera di Morcone. Questo sarebbe il male peggiore per la città di Benevento, che, privata dei 200 litri al secondo erogati dalle ottime acque della sorgente del  Biferno, sarebbe costretta a bere acqua di fiume, una autentica schifezza. 
Infatti, chi scrive, quando non si era ancora diffusa la cultura sull’uso dell’acqua minerale, nel Metapontino, dove va solitamente in vacanza, è stato costretto a bere 30 anni fa l’acqua potabilizzata dell’invaso di Senise, il più grande d’Europa, poiché nelle vicinanze del litorale lucano passa(va) la grossa conduttura che porta(va) l’acqua del predetto invaso in quel di Taranto.
Si pensi che la Basilicata, dopo la Lombardia, è la regione che produce più acqua in Italia, ma poiché, assieme all’Irpinia, deve approvvigionare anche la Puglia, è costretta a far ricorso alla potabilizzazione delle acque dei suoi invasi, anche per le esigenze idriche  dei suoi concittadini.  
Giuseppe Di Gioia

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