Cellarulo torna a vivere grazie alla LIPU e all’Archeoclub di Benevento

Domenica scorsa si è svolta un’iniziativa volta alla riscoperta della Città di Benevento organizzata dalle sezioni locali dell’Archeoclub e dalla LIPU. La manifestazione è consistita in una passeggiata intitolata “Dal Triggio a Cellarulo tra Storia e Natura” e ha visto la partecipazione di un nutrito numero di Beneventani desiderosi di scoprire posti inediti della Città. Eccoli accontentati già dall’inizio, quando il prof. Francesco Morante, presidente dell’Archeoclub, ha condotto il gruppo dei partecipanti da piazza Cardinal Pacca (detta piazza Santamaria), luogo del raduno, all’Arco di San Gennaro, dove è presente anche un antico edificio di recente restaurato dai proprietari, la famiglia Iacobelli-Marcasciano. La comitiva ha potuto visitare, grazie alla gentile concessione della padrona di casa, la prof.ssa Lucia Marcasciano, l’interno dell’abitazione dove sono state recuperate e messe in evidenza antiche strutture, come archi in pietra e mattoni, colonne, capitelli, in ambienti che probabilmente 17 secoli fa furono frequentati da San Gennaro, vescovo di Benevento. Quindi il drappello di appassionati di storia beneventana ha continuato il suo giro attraverso il quartiere Triggio fiancheggiando il Teatro Romano e fermandosi al cimitero cosiddetto dei Morticelli, seicentesco cimitero di bambini, curato dal FAI. Usciti da Port’Arsa, incastonata nella cinta muraria longobarda, si è giunti ai resti dell’Anfiteatro Romano, da pochissimo tempo ritornati visibili per il lavoro di un gruppo di volontari capeggiati dal giornalista Felice Presta. In seguito si è giunti al Ponte Leproso sul fiume Sabato dove è incominciata la parte naturalistica della passeggiata. Infatti proprio qui è stato possibile osservare una garzetta (Egretta garzetta), un uccello acquatico dal colore bianco appartenente alla famiglia degli Ardeidi (aironi).
Dopo alcune riflessioni che dei partecipanti all’evento hanno fatto con il delegato LIPU di Benevento, l’architetto Marcello Stefanucci, su come era in passato e su come si presenta oggi il fiume Sabato, il gruppo si è incamminato verso la penisola fluviale di Cellarulo dove i volontari della Sezione LIPU di Benevento avevano già preparato dei sentieri per poter raggiungere i punti salienti della contrada posta tra due fiumi. Per la LIPU, oltre al delegato provinciale Stefanucci, erano presenti anche altri tre attivisti che hanno contribuito alla riuscita dell’escursione, il responsabile dei sentieri della LIPU Benevento, Antonio Saccone, la docente Carmen Pica e Paolo Scalise, ambientalista e appassionato di geografia sacra sannitica. Essi hanno condotto la comitiva alla confluenza del fiume Sabato nel Calore, un luogo allo stesso tempo mitico e magico nella storia di Benevento, che però solo pochissimi beneventani hanno visto prima che la LIPU organizzasse escursioni come questa. Qui un bell’esemplare di airone cenerino (Ardea cinerea), altro volatile frequentatore dei corsi d’acqua che attraversano Benevento, ha spiccato il volo andandosi a posare ai margini di un isolotto di ghiaia del Calore.
Mentre il caldo si faceva sentire sempre più, in questo settembre atipico ma in linea con i mutamenti climatici in atto, gli escursionisti hanno raggiunto il Ponte Fratto, resti di un ponte romano, forse il Pons Maior, sul fiume Calore, grazie ad un sentiero che attraversa un canneto, costituito nella prima parte da piante di cannuccia di palude (Phragmites australis) poi di canna comune (Arundo donax). Qui il presidente dell’Archeoclub, l’architetto Morante, ha fornito informazioni storiche sul ponte e sull’antica via romana che l’attraversava, mentre dietro di lui alcuni partecipanti alla passeggiata avevano notato due uccelli in bell’evidenza su alcuni resti del ponte romano. Di conseguenza è stato allertato il delegato della LIPU locale, che ha osservato attentamente i volatili e scattato delle foto, evidenziando in seguito che si trattava di un avvistamento eccezionale per Benevento essendo esemplari di oca egiziana (Alopochen aegyptiaca). Questo uccello acquatico è originario dell’Africa sub-sahariana protendendosi verso il nord del continente grazie al corso del Nilo. In Europa, dopo l’estinzione di esemplari che erano arrivati nella parte sud-orientale del Vecchio continente partendo dall’Egitto e risalendo i territori costieri del Vicino Oriente, sono stati reintrodotti a scopo ornamentale nel XVIII secolo in Inghilterra, successivamente in Olanda, Belgio e in alcuni stati tedeschi del nord dell’attuale Germania. Negli ultimi decenni questa specie – in Europa di origine aufuga, ossia di uccello sfuggito alla cattività, poi rinselvatichitosi – si è espansa insediandosi in diversi altri Paesi europei tra cui la Danimarca, la Polonia, la Francia, ma è stata segnalata anche in Svezia, Austria, Svizzera, Spagna, Italia, Cipro e Malta. Oramai nidifica anche in Italia, occasionalmente in Campania. 

 

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